lo spazio impossibile

Dalle statistiche sugli incidenti domestici e sulle violenze in famiglia, risulta che è molto più pericoloso starsene chiusi in casa che concedersi una bella passeggiata all’aria aperta. Eppure viviamo in una società che ha paura di mandare i figli a scuola a piedi, ha privilegiato l’uso dell’automobile ed ha eletto come serata ideale quella trascorsa sul divano a vedere la TV, sognando magari di vincere un pacco a sorpresa o di vivere nella casa del Grande Fratello. Intanto i nostri spazi aperti languono come aree di risulta, sfondo informe tra agglomerati di vecchie case, muri ciechi e chiese sconsacrate; la strada è solo un luogo di passaggio o di parcheggio, la piazza è un vuoto; il luogo pubblico è percepito dai più, come lo spazio negativo ed insicuro, microcriminale e clandestino.

Camminare per il piacere di farlo è ormai usanza d’altri tempi o un lusso da vacanze alternative. A Napoli il vicolo ed il cortile, hanno dismesso il ruolo di luogo vissuto, “interno urbano” dove a fine giornata, si invitavano i figli ad “uscire dentro”. Lo spazio pubblico come luogo aperto della città, spazio vitale della società e della democrazia, luogo delle relazioni e delle connessioni tra le differenze, non interessa più a nessuno; non è economicamente vantaggioso. A Posillipo come alla Sanità, le strade, gli slarghi, i sagrati ed i percorsi pedonali sono l’ultima preoccupazione degli Amministratori, la bestia nera delle ditte di manutenzione, l’incubo dei residenti. Quando non è degradato o abbandonato, lo spazio aperto viene parzializzato e semi-privatizzato: estensione di “bassi”, deposito di merci, garage abusivo. I caffè che coraggiosamente dispongono qualche tavolino all’aperto, si circondano di siepi-barriere in vasi di plastica.

Il paradosso è che i nuovi Outlet, fingono di essere centri storici ideali, con quinte scenografiche, finti mattoncini e finti balconi in ferro battuto, finte piazze, finte fontane e finti carrettini con finti gelatai e finti venditori di caldarroste. Puliti, ordinati ed asettici, funzionali soltanto al consumo ed all’esaltazione dei nostri istinti più poveri, sono lo specchio triste di un’economia vincente, che divora progressivamente il legame profondo tra la stratificazione storica e la nostra misteriosa interiorità. [pippo pirozzi]

oroscopo preventivo


Il segno dell'ariete

Un brutto colpo per te mio caro ariete Per non lasciare la tua abitazione spaziosa e confortevole, per non essere lasciato dalla persona che ami, per non rinunciare alle comodità e alla vita modana sarai costretto ad accettare una condizione particolare. Hai “fallito” in virtù di un progetto mai approvato, non hai il coraggio di dirlo ma continui a ostentare la tua tranquillità economica sia con gli amici che con il tuo partner. Alla fine guadagnerai una grossa somma, se e solo se, accetterai di farti asportare l’occhio destro, in fondo con il sinistro vedrai benissimo. Ehe.., hai avuto paura! Questa è solo la trama del film “Il Boom”, una trama ironica dalle conseguenze disastrose. Il protagonista non ha il coraggio di confessare di essere “povero”, non ha il coraggio delle proprie azioni, non ha il coraggio di affrontare la realtà, teme che tutto gli si ritorcerà contro, anche la propria moglie. Un fallito è carne da macello! Attenzione, se il vero di questo film è l’assurdo, la verità assoluta è una tragica mancanza di rispetto verso la vita e verso gli altri.


Il segno del toro

Il libro “La piazza del diamante” è stato scritto da Mercè Rodoreta, una scrittrice brava, attenta agli aspetti sociali e caratteristici della sua terra. Una Barcellona dilaniata dalla dittatura e dalle contraddizioni. Vivrai anche tu un momento storico del genere mio amico toro. E' nel momento del bisogno che l’uomo si inventa la sua intelligenza, le sue ambizioni. Certo la protagonista in preda ad un povertà dilaniante non esita a estrarre veleno per ingerirlo e farlo ingerire ai suoi figli. Nel momento in cui l’irrimediabile è senza ritorno una piccola semplice situazione girerà per il verso giusto. Natàlie, giovane protagonista, viene chiesta in sposa da un uomo più grande di lei, con un po’ di soldi perché commerciante, una bella casa e solo un piccolo difetto: non può più utilizzare il suo coso perché colpito da una scheggia vagante durante la guerra. Il compenso di Natàlie è grande, la sua vita e quella dei figli è salva… tu, mio caro toro saresti disposto a salvare la procreazione in cambio di una invalidità del genere?

la rete distratta

Mentre l’ansa pubblica una rubrica in prima pagina sul rione Sanità, mentre programmi pubblicitari e video di morte fanno il giro del mondo, mentre il quartiere è oggetto di denigrazione e di maldicenza la RETE sanità è isolata, viaggia nel buio, praticamente invisibile e forse anche etichettata.

Ho paura che le buone iniziative siano sempre più “messe da parte”, trascurate, inutili. Il microcredito avviato è lodevole ma non ha avuto spazio, i media l’hanno quasi ignorato, solo qualche piccolo articolo e nient’altro. Se guardate su internet (a parte il blog), il rione sembra essere in mano all’”Altra Napoli”, che non disdegno, ma che in verità non ha mai voluto collaborare con i cittadini impegnati per la strada. Anche il Banco Napoli finanzia spesso attività nel rione ma lo fa sempre alla stessa gente… sarà perché ogni giorno vedo moltissime persone impegnate senza guadagnare una lira? Ribadisco ancora una volta una desolate verità non apprezzata dal rione e dalla città di Napoli: un volontario romano da circa 6 anni vive e aiuta i cittadini della Sanità. Attualmente porta avanti da solo una questione piuttosto importante: cerca di far avere una sedia a rotelle ad una donna che non ha gli arti inferiori. Nonostante lui lavori senza guadagnare è costretto anche a pagarsi un affitto per dormire. Alex Zanotelli fa quello che può, ma deve anche essere più presente sul territorio. La rete sanità deve rivedere la sua “organizzazione”, deve cercare persone che “martellino” sia a livello mediatico che a livello costruttivo. Molte attività nel rione sono invisibili e devono essere “recuperate”.
Le donne che ogni mercoledì si prendono cura dei senza fissa dimora, il dopo scuola, le attività teatrali e cinematografiche, gli impegni per un rione con una circolazione meno caotico e con più regolarità. In passato si è parlato di recuperare il Cimitero delle Fontanelle oggi è oblio totale. Questo blog nonostante “sponsorizzi” le attività della Rete Sanità è quasi del tutto ignorato, sporadicamente ho ricevuto articoli.

La RETE sanità è isolata, e anche se le sue iniziative sono portate avanti, sembra che il contentino sia la scelta più dignitosa. Non dobbiamo accontentarci, dobbiamo lottare per riacquistare la dignità di chi vive e viaggia nella suo tempo, ricostruire percorsi che aiutino a far capire che il rione, lo ribadisco per l’ennesima volta, è anche altro. [+blogger]

Pronto soccorso: buone notizie.

Gli articoli, si sa, sono sempre di contestazione e di critica. in realtà è nello spirito giornalistico confutare e mettere in crisi, ma le buone notizie, per dovere di cronaca, devono essere riportate e scritte nell’interesse di tutti. In redazione ci è arrivata una segnalazione che riportiamo con esattezza:

”Caro blogger voglio parlarti di quello che mi è successo a proposito del buon TELEFONO SOCCORSO. Sono tornato a casa, erano circa le 02,00, e ho trovato mio padre in preda ad una crisi di coma ipoglicemico, il termometro segnava 14. All’istante non ho capito bene, visto che lui soffriva sì di diabete ma con riferimenti molto alti 400, 550… lì per lì ho subito pesato di chiamare il pronto soccorso al numero 118. Spaventato e paralizzato ho chiesto aiuto, in pochi minuti l’ambulanza era sotto casa. Ma quelli non sono bastati a far riprendere mio padre. In quegli attimi mi sentivo impotente, i pochi minuti si trasformavano in ore, giorni, mesi… Ecco che, prima di arrivare i soccorsi, un uomo mi telefona dicendomi che avrei fatto meglio a mettere dello zucchero in bocca a mio padre, avvisandomi anche che l’avrebbe rifiutato ma che io avrei dovuto insistere e darglielo. In effetti è andato proprio così. Il diabete da 14 salì a 25. Poi la corsa al pronto soccorso del San Genanro dei Poveri. Ancora pochi attimi è avrei visto morire mio padre. Invece, dopo una giornata passata con alcune crisi, sì era ripreso completante. In parte lo devo anche a quella telefonata, fattami dall’assistente del 118 che accorgendosi della mia disperazione e confusione aveva saputo bene consigliarmi: quell’attimo in più di vita che è servito a ridare di nuovo la parola a mio padre”. Mario, cittadino della Sanità.

Finalmente una storia che ci aiuta a commentare e scrivere meglio. Un grazie da parte nostra e di tutta la redazione a quel centralinista del 118 che ha avuto l’immediatezza e la professionalità di consigliare e di ridare una vita. Non è retorica, non conosciamo quel uomo ma né apprezziamo il suo gesto e la sua prontezza.

pecunia non olet

L’Italia spende per la politica quanto l’equivalente complessivo di quattro stati messi insieme: Inghilterra, Francia, Spagna e Austria. È assurdo, ma è così. Lo spreco in Italia è formidabile quanto assurdo nelle sue dimensioni e caratteristiche. Interi edifici costruiti e pronti per l’uso, mai in funzione. “Il Mattino” di Napoli ha pubblicato, giorni fa, un elenco dove si citavano strutture carcerarie finite da più di venti anni mai entrate in funzione, così mentre Poggioreale scoppia di detenuti al limite della sopportazione, miliardi di euro pubblici vengono erogati per salvare banche e banchieri. Più di trentacinquemila enti inutili e inattivi, spreco da record come le telefonate sui cellulari di ministri, assessori e sindaci. Le Municipalità possono essere utili ma attualmente la loro funzione è praticamente pari a zero. Abbiamo in Italia circa 180mila politici, un numero sproporzionato di uffici e ufficietti . Una differenza abnorme è la gestione di denaro pubblico: se provi a chiedere quanto costano gli aerei privati, le auto blu, le scorte ecc, ecc, ti risponderanno che è un affare diplomatico, anche eminenti giornalisti ci hanno provato ma inutilmente. In Inghilterra tutto è reso pubblico, messo in rete. I regnanti e i loro figli sono tenuti a dichiarare chi viaggia e finanche il numero dell’equipaggio. In Italia questo è impossibile. La differenza amministrativa e di denaro è differente da nord a nordest e nordovest così come al sud e in tutte le latitudini. Il Ministro Brunetta fa la guerra contro i “fannulloni”, ma perché non aprono un sito internet dove si possono trovare tutti i bilanci (comune, provincia, regione), e compararli in relazione alle spese singole, complessive e determinate. La scorsa settimana radio24 ha denunciato questi abusi, ma per ora si pensa al processo breve, oppure a far uscire di casa i diciottenni. Una grave ingiustizia, ma com’è possibile che non possiamo monitorare i nostri soldi? non possiamo controllarli, non abbiamo il potere di sapere cosa spendiamo e perché? [+blogger].

istituto caracciolo... che assurdità!


Nell’anno 2005/2006 un test di accoglienza per le classi prime fu opera di un professore di nome Dario Spagnulo, un test che aiutava gli insegnanti a capire meglio gli alunni con tanto di presentazione: fu regalato anche a tutti i familiari degli studenti. Il professore dalla scuola Caracciolo (via S.M. Antesaecula) scrive nella sua nota metodologica (riportiamo, per problema di spazio, solo alcune definizioni esemplari, che ci spiegano bene le proto intenzioni): “…in contesti particolarmente deprivati dome quello dove opera l’istituto Caracciolo – S. Rosa l’idea che gli studenti siano dotati di particolare fantasia altro non è che una forma di pregiudizio darwinista, che non trova alcun riscontro in indagini scientifiche o nell’osservazione empirica. Mi chiedo: cosa significa? Non capisco quale sia la variabile che relazioni “i ragazzi che vivono in quartieri a rischio.../...con la mancanza di fantasia?!”.
L’autore chiede agli alunni come arrivano a scuola, cioè se arrivano a piedi, in Autobus, Motorino, Auto, Bicicletta, metropolitana, altro. Nel commento finale si legge, visto che 50 su 69 rispondono che arrivano a piedi: Studenti che scelgono un istituto superiore semplicemente per la vicinanza mostrano di essere già in partenza scarsamente motivati allo studio. Scarsamente motivati? Ma che significa? Forse che la bicicletta massaggiando le cosce fa arrivare tramite i polmoni e il cuore un flusso di sangue maggiore al cervello, rendendo lo studente che prende l’autobus più capace? Ma insomma non sa, caro prof, che una buona parte di studenti di media preferiscono un istituto vicino casa anche per una serie di motivi che forse anzi, sicuramente, ignora?
In un altro grafico si riporta la composizione familiare degli alunni. LEGGETE E’ ASSURDO. Ancora su 69 alunni traspare una maggioranza relativa di famiglie che sono composte da: padre, madre e 1 figlio: (tot. 6) - con 2 figli (Tot, 26) – con tre figli, invece, (Tot, 19) – con 4 figli (tot. 6) - con 5 figli (tot. 3) - con sei figli (tot. 2) ATTENZIONE: madre senza marito con 2 figli (tot. 5) - e con 3 figli (tot. 2). Il commento del prof: sono ancora da segnalare 7 nuclei familiari particolarmente deboli, nei quali il capofamiglia è la madre e il padre è assente. Ma cosa significa DEBOLE? Si evince, con chiarezza, che per debole il sig. Dario Spagnuolo intende una scarsa preparazione, motivazione, intelligenza dell’alunno. Se pure non fosse così perché non lo spiega? Il razzismo ha radici nell’inspiegabile o al massimo con storie mitiche.
Il top delle assurdità si raggiunge quando il prof fa la domanda: quale lavoro vorresti svolgere da grande? 12 sui 69 giovani rispondono che non lo sanno ancora, mentre tutti gli altri, ben 57 rispondono in svariati modi: Parrucchiere (tot.9), Operatore Turistico (tot, 9), Grafico Pubblicitario (tot, 5) – Ragioniere (tot, 4), fino ad arrivare a Imprenditore, Artista, ecc, ecc. ATTENZIONE. Il commento dell’esperto prof. In effetti, domandando quale lavoro gli studenti vorrebbero svolgere, emerge con molta chiarezza una diffusa insicurezza”. La maggior parte di studenti risponde di non aver ancora le idee chiare. Ma com’è possibile?! Se ben 57 rispondo con chiarezza, e definendo il loro lavoro futuro, è possibile che una assurdità del genere, ossia un commento di dati così grossolanamente sbagliato, che anche chi non si occupa di statistica riesce a notare le inesattezze, sia anche resa pubblica? Ma poi, visto che il ragazzo o la ragazza di prima classe ha tra gli 11 e i 12 al massimo 13 anni, è anche normale la sua perplessità, e se pure fosse emerso un dato del genere, non sarebbe sicuramente attribuibile alla chiarezza d’intenti. Vi assicuro che nel testo emergono altre ASSURDITA’ del genere, visto che il testo con le domante e le risposte le ho conservate in una cartella timbrata istituto Caracciolo – S. Rosa. Mi chiedo come blogger, e come statistico visto che non è difficile confutare i dati di un esperto: qual è il prezzo che dovranno pagare ancora i nostri alunni, studenti e lavoratori per una istruzione più professionale e degna di un rione che vedrà la sua degenerazione darwinista? [+blogger]

microcredito al rione


venerdì 22 gennaio 2010 ore 17,00
Presentazione del progetto
Sala Maria Cristina di Savoia del complesso monumentale di S. Chiara, Napoli
( adiacente al chiostro di S. Chiara )

Saluti
Paolo Attanasio, Presidente del Comitato per il microcredito al rione Sanità
Fabio Salviato, Presidente di Banca Popolare Etica

Testimonianza
Luigi Marsano, coordinatore Rete Sanità
Francesco Valenti, associazione Marco Mascagna onlus
Riccardo Dalisi, architetto e artista

Presentazione del progetto
Luigi Vivese, commissione tecnica microcredito al rione Sanità

Tavola rotonda
Fabio Salviato, Presidente di Banca Popolare Etica
Luigi Saccenti, Referente dei Soci Area Sud di Banca Popolare Etica
Castellaccio Tania, associazione Caracoles
Renato Briganti, Università di Napoli Federico II


Invito tutti a estendere e rilanciare l'iniziativa anche on line a quanti possano essere interessati. Grazie [luigi marsano, coordinatore rete sanità]

chi brucia a sanit'antuono?

Da qualche mese, alla via santa Maria Antesaecula, “l’orgoglio azzurro” ha incominciato a coesistere con gli adolescenti e i nostalgici di turno. Chiuso da molti anni, esso è un posto dove le scommesse calcistiche e l’intrattenimento hanno ragione in relazione ad uno spiccato senso del luogo e dell’appartenenza. L’unione cattolica degli operai ha ceduto le lusinghe di una giovane promessa. Tavolo verde, stecche, bocce nuove… in più internet, carte da gioco, promesse di aggregazione. Certo una libreria, una sala da tè, un tutto gratis, andrebbero a pennello in un rione dove chi ha voglia di conoscere si nasconde, scappa, è un invisibile, uno sconsiderato. Io ci passo tutti i giorni, e noto sempre le stesse persone, soprattutto adolescenti e qualche bambino. Mi fa rabbia! Ma in realtà ne vedo pochi: in due sale, poco più di 100mq, a volte si concentrano una ventina di persone e, considerando che diversi clienti sono i parenti del gestore, non mi meraviglia che nessuno partecipi più alla vecchia maniera. Nel rione le due alternative valide storicamente sono sempre state o la parrocchia o il vicolo. Questa dicotomia lascia spazio ad una serie di circostanze che, se valutate attentamente, hanno lo stesso e identico significato. Con la crescita, l’età avanzata, il vicolo si restringe, si contrae e diventa un’illusione. Pochi resistono alla tentazione di continuare all’incrocio. Identica circostanza è la parrocchia che gira tutta intorno ad un leader, un prete, un uomo che crea rotture nel momento in cui viene trasferito. Ancora una volta pochi resistono alla tentazione di continuare. In questo inframmezzo tenta di inserirsi la politica che, per la verità, non ha molto spazio, e non perché i ragazzi non sono attenti alle incongruenze, ma perché gli strumenti di valutazione sono altri, ben lontani dagli stereotipi immaginati. Quello che vale è la necessità pratica, che poi è la vera sostanza dell’essere, la materia che getta avanti la strada, che percorre la storia dell’uomo e/o di chi imita un codice popolare. Oggi non ha più senso parlare di istruzione, di cultura in senso scolastico, di intellettuali per “necessità”, oggi la vera compattezza, o come direbbe un bravo sociologo, il vero collante sociale, è il fare “sciatto” di un buon lavoratore: basta la puntualità e la sottomissione ad elevarlo a rango di professionista. Attualmente la professione ha i suoi giorni contati, mentre una schiera di ragazzi (e adulti) preparati sentono di lasciare la conoscenza per entrare a far parte della nomenclatura matematica, altri decidono di partire per costruire ancora una volta le loro distinzioni e, perché no, anche le loro ambizioni. In un film Peppino De Filippo ripete all’infinito: “una pennellata e una riposata, due pennellate e una riposata, tre pennellate e una riposata…”, alla fine dichiara: “dobbiamo morire!”, “ma no!, è un hobby”, risponde il suo direttore. L’orgoglio azzurro rappresenta il nuovo e il vecchio, il confine imperiale, l’alternativa all’indifferenza, alla somiglianza, alla flessione. Il punto è uno solo: ma una sala bigliardo può generare drammaticità? Può generare differenza? Può generare inconsapevolezza? Se lo spazio è così ridotto in questo rione, o se si riduce soltanto nella nostra mente, come possiamo prevedere il fuoco che brucia ogni anno a sant’Antuono? [+blogger]

ricordi di elvis e manuela

Diversi mesi fa moriva il piccolo Elvis, dopo circa un mese anche la mamma Manuela. La lettera di cui sotto ci è arrivata in redazione, l’autrice non aveva intenzione di pubblicarla. Oggi a 3 mesi dalla morte, nessuno più ne parla. La rendiamo nota perché non dimentichiamo e ringraziamo la donna che c’ha dato l’opportunità di renderla pubblica. L’ingiustizia ha sempre un suo tempo, tempo che non deve cadere nell’oblio.



NAPOLI. E’ MORTO ELVIS IL NOSTRO PICCOLO AMICO

Vidi il primo giorno di scuola, 15 settembre, Elvis Junior con il grande zaino sulle spalle e pieno di orgoglio mentre si accompagnava alla mamma, che con la fronte alta e gli occhi pieni di allegrezza teneva per mano il suo bambino. La felicità del figlio era pienamente intrecciata a quella della mamma, che con altre mamme e bambini attraversavano il cortile della scuola “F Ozanam” nel cuore del rione Sanità. Un senso di pienezza e di festa si diffondeva nell’ambiente ed Elvis con la mamma Manuelae con spontaneità entrava in contatto profondo con questa nuova realtà. Rividi più volte la mamma che accompagnava e veniva a riprendere il piccolo Elvis; ci scambiavamo sempre qualche parola, gesto, pensiero... poi frettolosa correva a fare qualche ora di lavoro qua e là per racimolare il necessario per vivere. Lei conosceva bene il sapore vero delle cose, il gusto del pane guadagnato a caro prezzo e la libertà di donna sola, che si vive nel cammino dei poveri. Il 25 settembre entrai in classe 1° per l’ora di religione. Parlai insieme ai bambini della bellezza della Creazione e della bellezza originale di ogni bambino/bambina. Poi scrissi a carattere grandi: “O Signore nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!”... Elvis saltando in piedi e con voce squillante disse: “Dio è grande”. “Io sol Leggere”. Si avvicinò alla lavagna e col dito puntando sulle parole leggeva felice ogni lettera. Contemplai la sua espressione beata e ci lasciammo contagiare dalla gioia che sprizzava dal suo corpo bello e armonioso. Il 19 ottobre tutta la città attonita ascoltò la dolorosissima notizia: “Elvis bambino di sei anni è morto”. Fu trovato dai pompieri che abbatterono la porta del piccolo ambiente a piano terra nel rione Sanità. Era appoggiato al corpo di sua madre agonizzante. Le esalazioni di monossido di carbonio sprigionatesi dal braciere con la carbonella, che la mamma aveva acceso proprio nelle prime giornate di freddo, dal momento che l’Enel aveva staccato la corrente per morosità della loro casetta: un basso con un piccolo soppalco, lo avevano asfissiato. Stasera, ogni sera ci rimane un legame profondo con questa storia, con tutte le storie degli innocenti condannati, degli inermi dimenticati, di questa città di Napoli, di tutte le città del mondo. Una appartenenza indissolubile ci fa sentire responsabili e colpevoli di fronte a questa piccola famiglia distrutta dalle antiche radici a Capo Verde. La comunità scolastica, la comunità parrocchiale, la comunità di Capo Verde, residente a Napoli, la gente tutta di questo territorio esprimono dolore e tenerezza per la vita che muore e si fanno attorno con infiniti gesti di solidale partecipazione. Pietà di noi Elvis, nostro piccolo amico, tu che sapevi gustare le piccole-grandi gioie che la vita di offriva. Pietà di noi mamma Manuela, che conosci la bellezza e la responsabilità del tuo compito di madre e la gioia dell’unico figlio che ha riempito la tua vita. “Signore, anche ti te noi abbiamo pietà, perché devi avere il cuore che scoppia, e le notti che certo piangi per noi”. [religiosa dell’Ozanam]

la bufala del sangue infetto 2°

Cari amici del blog, sono Massimo Rippa e, come avete potuto intuire, sono la persona che ha girato LA FALSA NOTIZIA relativa al "Bimbo di 17 mesi ha bisogno urgentemente di sangue gruppo B positivo per leucemia fulminante contattate 3282694447 Riccardo Capriccioli", per il semplice motivo che ha ricevuto LA FALSA NOTIZIA. L'SMS, che ho inoltrato ad Antonio Caiafa, l'ho ricevuto da un amico mio carissimo e stimato che mi aveva detto di averlo, a sua volta, ricevuto da un suo amico. Per la credibilità di quest'ultimo, al primo istante, mi sono fatto prendere dalla sensibilità che, credo, molte altre persone avrebbero esternato in quel momento, di fronte ad un caso simile. Antonio mi aveva chiesto l'attendibilità di tale fonte ed io, forte della provenienza, gli ho GARANTITO la serietà della persona citata ma purtroppo, a quanto pare, sembra sia stata anche lei, vittima della bufala. A conferma di ciò mi sono attivato nella ricerca che però si è rivelata vana, ecco perchè, in questi secondi, mi sto premunendo di informarvi tutti, attraverso questo comunicato. Mi scuso vivamente ma spero capiate lo stato d'animo che ho provato e soprattutto la fiducia di diffondere la notizia, attraverso Antonio Caiafa, persona sempre molto seria nell'informare i suoi interlocutori, attraverso FACEBOOK e soprattutto il BLOG "rione sanità", importantissimo mezzo di comunicazione per il nostro quartiere. Spero che questo gesto, serva a confermare che messaggi del genere, per chi dovesse riceverli sul telefonino, debbano essere immediatamente cestinati. Grazie. [Massimo Rippa]

la bufala del sangue infetto

SMS: Giralo per favore: bimbo, di 17 mesi necessita sangue gruppo b positivo per leucemia fulminante 3282694447 Riccardo Capricciosi. Fai girare l’sms per favore è urgente…Mi fido ti te invia a tutti i tuoi numeri è importantissimo. Architetto Massimo Rippa, cittadino del rione Sanità. [Ricevuto alla ore 11,29 del 16/01/2010].

Mi scuso per la notizia del bambino che aveva bisogno di sangue, era una bufala infamante, disprezzo per la vita umana e per una malattia che affligge migliaia di persone al mondo. Poi se questa offesa viene fatta nei confronti dei bambini essa è ancora più riprovevole. Che assurdità, penso ma se qualcuno ha veramente bisogno di sangue e vuole usare internet per avere aiuto?!

Disprezzo profondamente chi ha girato quella mail, ci hanno preso in giro. D'altronde sono stato anch'io tratto in inganno perché a mandarmi l'sms è stato un collaboratore. Non credo che le mie parole possano esprimere il mio stato d’animo. Mi scuso con chi ha ricevuto la mail, ma un amico mi aveva assicurato che era la figlia di una persona cara. Ho invitato anche lui a scrivere sul blog e ha smentire la notizia [+blogger].


indifferenza pubblica

francesca r. (animemigranti.blogspot.com)
Io oltre che sull'inefficienza gravissima delle istituzioni mi soffermerei sul gesto sconsiderato e disumano che i piccoli teppistelli ignoranti e senza cervello, hanno compiuto ai danni del povero ragazzo, facendolo morire assiderato solo per passare una serata a sentirsi qualcuno deridendo il più debole... Bè non ci sono parole! Ma dov'è finito il cuore grande di Napoli di cui da sempre ci vantiamo? Neanche più su questo possiamo puntare? Io da napoletana che vive al nord ho sempre sbandierato il cuore grande di questa città, la sua ospitalità e il senso di fratellanza che, contro tutti i luoghi comuni che la distruggono ogni giorno, è sempre stata l'unica cosa che mi faceva essere veramente fiera... ed ora? Di cosa posso vantarmi se anche questo non esiste più? Ribelliamoci a queste cose, perchè per colpa di gente senza cervello e senza pietà, stiamo cadendo tutti nel baratro... e non è giusto! Sono molto triste e arrabbiata... troppo dolore! E' proprio vero E' L'IGNORANZA CHE CREA LA VIOLENZA! [commento del 15 gennaio 2010 12.45 – post: partire dai senza fissa dimora]

blogger
Credo che quel gesto (picchiare a morte un povero che dorme per strada), sia un gesto isolato e che non abbia alcun senso logico. Cara Francesca, rispondo al tuo commento e, nel spigarmi anch’io l’accaduto, non posso non pensare al fatto che oggi viviamo in un periodo di instabilità, un periodo di transizione, che smarca un po' tutti e ci lascia inebetiti di fronte a tanta "indifferenza". Questa precarietà della vita si riflette su tutti noi in diverse direzioni e a più livelli. Gli orientamenti sono squilibrati, sbilanciati verso “l’indefinito”. Questa rottura è quasi inconsapevole, la gente si sente isolata, le persone si sentono prive di personalità, di attrazioni, di sentimenti. Naturalmente adesso sto generalizzando, ma se hai avuto modo di leggere l’intervista che abbiamo pubblicato un po’ di tempo fa, (http://quartieresanita.blogspot.com/2008/12/precarieta-sotto-assedio-intervista-ad.html), ti sarai sicuramente accorta che la “protagonista”, spiegando la perdita del lavoro, include nella sua esistenza una sorta di “dissociazione” mentale, o “confusione gratuita”. Continuando l’intervista lei dichiara: “In verità (spero che questa sia la verità), vivendo la mia vita in modo precario, non riesco più a vivere una vita stabile. Ho paura che mi possa venire qualche malattia, ho paura che possa morire una persona cara, ho paura degli altri e forse anche di me stessa. La precarietà lavorativa mi fa vivere anche la precarietà percettiva, uditiva, sensoriale, tattile… ecco la confusione gratuita detta anche dissociazione”. L’intervista, esemplare per rispondere alle tue perplessità e alla tua angoscia, ci spiega in che modo la realtà sta cambiando rispetto alle aspettative future o di crescita. La stabilità economica dovrebbe aumentare anche in relazione alla maturità fisica, come un tempo le nostra famiglie progettavano il loro matrimonio o la loro vacanza in funzione di una resistenza economia. Purtroppo la crepa epocale, che attualmente viviamo, ci catapulta nell’immediato, nel costruito, nel senso che le dissonanze sono aumentate e amplificate ed intervengono sia sulla nostra spiritualità che sulla nostra materia, esse diventano altro da noi e inducono la nostra mente a pensare in modo disarmonico. Presupposti fondamentali di quest’ultimo termine sono: la confusione e la paura. L’uomo quando ha paura, quando è confuso, deve difendersi per l’istinto di sopravvivenza, deve escogitare la sua resistenza, le sue alternative. L’ondata di violenza è anche una diretta conseguenza del vivere questa “confusione gratuita”. Nell’immediato non credo che la città di Napoli sia diversa rispetto agli anni passati, naturalmente il tempo “scorre” e le caratteristiche si modificano, quello che ci siamo lasciati alle spalle oggi è storia, domani sarà studiato, io mi sto sforzando a trovare una nome per definire quest’epoca: in primis avevo pensato all’epoca qualunquista (a partire dalla fine degli anni ’80 ad oggi), ma poi mi sono ricreduto… troviamolo insieme.

genny ed errico

Ieri la via Cristallini era gremita di gente. Due ghirlande posizionate fuori dalla cappella laterale. Un solo manifesto con il nome dei due minorenni. Donne, uomini e moltissimi adolescenti in un silenzio spettrale visto il luogo e le circostanze. L’altro ieri sono morti, per un incidente stradale, due quattordicenni del rione Sanità. Forse una distrazione del conducente, forse una perdita di controllo inaspettata, forse una mancanza di buon senso. Un gruppo su facebook… (http://www.facebook.com/group.php?gid=246648152437&ref=mf), oggi i morti si commemorano anche così. Come al solito poche righe nel rispetto di chi il dolore lo spezza, lo frantuma, lo dissolve nella disperazione e nella forza.


partire dai senza fissa dimora

Il 12 gennaio 2010, sono morti a Napoli altri due senza fissa dimora: un marocchino, Yousef Errahali, trovato morto nei pressi del Museo Archeologico e un napoletano, Carmine Minucci di Mugnano alla stazione metropolitana dei Colli Aminei. Particolarmente grave è la storia di Yousef Errahali, aggredito da una banda di teppisti, che opera a Piazza Cavour, e poi gettato in una vicina fontana: morirà poi nella notte, assiderato.Queste due ultime vittime devono sommarsi ad altri dieci senza fissa dimora, trovati morti a Napoli in questi ultimi mesi. Dodici morti nel giro di pochi mesi! La situazione dei senza fissa dimora si sta aggravando e diventando sempre più tragica, soprattutto perché la povertà è in crescendo in questa città. Non possiamo accettare che tutto questo avvenga, mentre le istituzioni, in particolare il Comune di Napoli, fanno quasi nulla. Noi siamo esterrefatti dall’indifferenza delle autorità competenti davanti ad una così tragica situazione. Più volte quelle stesse autorità si erano impegnate ad aprire al più presto 4 centri di accoglienza. Purtroppo non abbiamo visto nulla di tutto questo! E a tutt’oggi, a queste persone non vengono garantite nemmeno le più elementari risposte ai loro bisogni: un posto dove lavarsi, farsi una doccia ed avere un pasto caldo. Per tre anni, il Comitato per i senza fissa dimora, si è prodigato per ottenere alcuni di questi centri, ma senza risultato. Come è stato senza risultato la richiesta di uno spazio per loro nell’Albergo dei poveri. Peraltro anche il mondo del volontariato che ruota attorno ai senza fissa dimora, ha continuato a chiedere i loro diritti ottenendo ben poco. Infatti le poche misure prese dal Comune non sono state idonee a risolvere i bisogni dei senza fissa dimora. Questa città di Napoli, per riscattarsi, deve partire da queste persone: dai senza fissa dimora, dai poveri, dagli ultimi. Per questo noi chiediamo: a) un tavolo di discussione con le autorità preposte sulla realtà dei senza fissa dimora; b) l’apertura immediata di almeno un centro di accoglienza (come da anni promesso!), con doccia e pasto caldo. “La vera compassione non si limita a gettare una moneta al mendicante - diceva Martin Luther King - ma arrivare a capire che, se produce mendicanti, un edificio ha bisogno di una ristrutturazione.” [missionari comboniani rione sanità, padre alex zanotelli, padre domenico guarino - Centro Missionario Diocesano Napoli, Don Michele Autuoro - Ronda del cuore - Gruppo Siloe].

irma la dolce

video

estetica b-52

Si parla spesso di precariato, di sfruttamento e, in questo quadro, del fatto che le più penalizzate, economicamente e socialmente, in un periodo di crisi profonda come questo, sono le donne. D’altronde se allarghiamo lo sguardo a livello mondiale vediamo che non godono neppure delle stesse libertà e degli stessi diritti dell’uomo. E’ vero! Ma non basta e vengo al dunque. In primo luogo, la parola libertà è un’astrazione priva di senso se non è riempita di contenuti, peraltro ognuno può metterci dentro quello che vuole. In Italia c’è addirittura un presunto “popolo” che si fregia di questa parola. Vediamo un po’ com’è trattata la donna da questo popolo “delle libertà”. Come una puttana, nel migliore dei casi, o come un oggetto di svago in ville sontuose. L’umiliazione subita è la stessa fra chi indossa un velo integrale e chi (le donne emancipate dell’occidente) si mostra nuda in televisione o su un manifesto stradale, magari mentre tocca i genitali di un uomo (pubblicità di dolce e gabbana). E’ ovvio che bisogna impegnarsi affinché non sia più legalizzato o tollerato lo stupro o le pratiche violente in generale praticate in alcuni paesi, ci mancherebbe, ma ora concentriamoci su queste parole: Libertà ed Emancipazione. Passiamo cioè dal dato estetico a quello sostanziale. Premesso che, a mio avviso il mondo non si divide in uomini e donne. Per una corretta impostazione del ragionamento sono altri i parametri di riferimento da cui partire. Il mondo si divide, per dirla brutalmente anche se la questione è più complessa, in sfruttati e sfruttatori. Chiaramente all’interno di questo paradigma esiste una specifica “questione “ femminile o meglio, un sistema di sfruttamento basato sul predominio maschile. L’aspirazione alla libertà o all’emancipazione si misura cioè nella posizione delle donne rispetto al “potere” e alla possibilità concreta di determinare un cambiamento “sociale” effettivo (del mondo, di una comunità, di una società ecc.). In questo, a mio avviso, si misura l’effettiva libertà e il grado di emancipazione della donna e non in un dato “estetico”, per quanto importante esso sia ai fini dell’analisi della sua condizione. Non mi dilungo in citazioni socio-antropologiche sui modelli matriarcali, patriarcali ecc. (rimando all’opera di Engels “ L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato” per questo).

Mi limito a dire (anche se semplicisticamente) che le donne rappresentano tuttora una categoria di sfruttate, o al limite di “cooptate” (poi ci arrivo). Ancora oggi il tasso di occupazione femminile è bassissimo: Il 58% a livello europeo contro il 73% di quello maschile . Le donne lavorano, inoltre, a orario ridotto più spesso degli uomini (31,2%, contro 7,7% ) e la loro sottorappresentazione ai livelli superiori delle aziende è ugualmente significativa. Nelle grandi imprese quasi il 90% dei membri dei consigli di amministrazione è composto da uomini. La disparità retributiva in Europa è in media del 17,4%.(Fonte Eurostat). In Italia le cose sono simili. Il tasso di occupazione (delle donne di età compresa fra i 15 e i 64 anni) è del 46,9% contro il 70% di quello maschile. Se guardiamo in Campania il tasso di occupazione è la quarta parte circa delle donne “occupabili” (25,6%) (Fonte Istat). Inoltre si prevede che in questa crisi a livello mondiale ci saranno fino a 22 milioni di donne disoccupate in più. (Fonte ILO) Questi sono numeri: ci dicono molto, ma non tutto. E’ vero che esistono donne ministro, donne poliziotto, capi di governo ecc. Quello che intendo dire è che in sostanza, non fanno altro che riprodurre e conservare il sistema basato sul predominio maschile e non potrebbe essere altrimenti. Nella mondo della contestazione femminile poi esiste tutto e il contrario di tutto: organizzazioni femministe che si pongono nella giusta ottica e aberrazioni stile “rebel girls”, specie in USA (negli anni 90 il fenomeno ha avuto anche un suo risvolto culturale, musicale ecc.), dove alcuni gruppi teorizzavano cose aberranti, come teorie “vaginocentriche” (ovvero che le uniche vere femministe potevano essere solo le lesbiche) o davano vita a “sette” segregazioniste. A questo si arriva se si astrae dalla situazione concreta e dal problema reale. Da questo punto di vista anche l’auspicio, da più parti pronunciato, di una “parità di genere” nasconde in sé qualcosa di ipocrita, in quanto l’uguaglianza dovrebbe essere nell’ordine delle cose. Purtroppo in una società basata sulla ricerca ossessiva del profitto e della mercificazione totale (ovvero l’antitesi dell’uguaglianza), dove anche il corpo femminile è ridotto a merce, a strumento di guadagno, non potrà mai esserci vera parità. Inoltre, molte donne giovani hanno interiorizzato questo modello estetico e fuorviante pensando che la libertà sia semplicemente quello di fare ciò che più le aggrada. Su questo, da uomo potrei dire: “benissimo…. E che problema c’è” ! Godetevi l’illusione!” Il bombardamento mediatico è infatti tutto incentrato sui modelli estetici di donne esclusivamente belle; viceversa, se poco avvenenti, destinate al fallimento o a una vita di sacrificio per essere ammesse nel mondo degli uomini. Mi viene in mente un dipinto di un artista contemporaneo tedesco, Vostell Wolf dal titolo “B-52”, dove appunto si raffigura un bombardiere che sgancia file di “rossetti” a mo’ di bombe. E’ chiaro che per motivi di spazio ho dovuto ridurre il ragionamento a pochi concetti semplici, avrei potuto e dovuto forse dire di più, ma il mio rammarico più grande è un altro: avrei voluto che un articolo sull’argomento l’avesse scritto una donna, poiché la mia è una visione ovviamente parziale. [abu abbas].

l'antipolitica

Inspiegabile la politica di questi ultimi anni, non è che non siamo abituati al dibattito e alle discussioni o contrasti; le differenze però sono marcate dalla televisione, dalla radio, dai giornali. Il dissenso regnava anche nel 1924, negli anni ’50, dopo il “boom economico” e negli anni Settanta e Ottanta. Ma, da dopo quest’ultima data, l’Italia è entrata in un periodo di crisi intellettuale, l’Italia è diventata più ignorante, è diventata qualunquista e sprecona, è diventata razzista e pregiudizievole, è diventa irriconoscibile e incapace. Questo per la sua parte visibile: in televisione sempre al stessa gente, sempre gli stessi politici, sempre Corona, Maria De Filippi, Papi, Alda D’Eusanio. Oggi gli unici che sembrano combattere le ingiustizie sono gli immigrati: prima a Castel Volturno, poi a Rosarno, e in altri piccoli centri o luoghi dove il rumore non è sentito. I giornali internazionali dicono che lo “stivale puzza”, si è imputridito, e la politica si è lavata le mani in un catino pieno di melma. Un capogruppo della Lega che s’inventa la storia di una donna mussulmana che ruba le sue carte segrete, mentre fa le pulizie, forse per pulirsi il culo; Feltri che discrimina le donne con frasi da “invertito sessuale”; Castelli che dichiara che il lavoro bisogna sudarselo, come se i contratti a progetto proponessero uno scambio equo; Bersani che combriccola con esponenti di destra, di sinistra, di centro, di centro un po’ a sinistra, un po’ a destra, un po’ spostati ma con equilibrio, un po’ leghisti ma con i fiocchi, un po’ radicali, un po’ cattolici ma non troppo, un po’ dalemiani, un po’ bindiani, e finiani di misura, con pesi e qualità. Il più a sinistra è Di Pietro ma populista, grillista con pazienza, garantista sceneggiatore e italianista con pudore. E, infine, Berlusconi che pulisce il sangue delle ferite con una busta d’immondizia, rischiando di prendere una seria infezione, con l’intelligenza di chi gliel’ha messa sotto il naso, un tempo si diceva: “te l’hanno messa in testa”, oggi le cose sono cambiate.
In effetti parte di Italiani non sono disattenti né ignoranti né qualunquisti; parte degli italiani non ridono di fronte a quello che succede a Rosarno, a Torino, a Napoli, in Puglia; una buona parte dell’ex-brava gente sta vivendo una spaccatura epocale con confusione, inaspettate situazioni, colpi di scena e di sceneggiata. E’ come il teatro di Pirandello, smarca il pubblico con contrasti inattesi, con improvvisate, con i protagonisti che si confondono con la gente seduta, con i tecnici del suono e dell’audio. Si è sempre un po’ impreparati di fronte ai 6 personaggi in cerca d’autore. Oggi c’è chi soffre la fame in una città europea e industrializzata, oggi c’è chi può comprarsi il Real Madrid per 1 miliardo di euro, oggi c’è chi sputa dallo stomaco la sua ultima aragosta imbandita di cocaina, mentre, senza voler citare i paesi che hanno fame e sete, in Calabria e in Lombardia la carità non ha più posto, non ha più referenti, non ha più umiltà. Rosarno è un esempio di razzismo? Rosarno, come i Leghsti del sud e del nord, come chi sputa sentenze, è invece un esempio di abbandono, di confusione, di perdita di presupposti e di concretezza. È l’aria irrespirabile di un periodo di lacerazioni, di transizione e di abusi per l’incompetenza e le misure adottate. E’ ancora difficile che un bravo politico si possa affacciare, dialogare senza perdersi nel marasma e nella combutta. Ecco perché gli onesti non escono, ecco perché, per adesso, se ne stanno in disparte, se visibili rischierebbero di essere travolti, unificati e distrutti. Questo un messaggio di speranza. [+blogger].

lavoro, modelli, confronto, informazione.

Si sa che l’informazione non é attualmente il punto forte del nostro bel Paese e questo é sicuramente vero per quanto riguarda gli strumenti classici dell’informazione di massa (giornali, radio e, soprattutto, televisione). Nello spazio del blog, sono state spesso illustrate in modo egregiamente dettagliate e con esempi calzanti, molte delle dinamiche mistificatrici che stiamo subendo nostro malgrado. Io vorrei però passare dal generale al particolare ed illustrare un piccolo esempio sul quale ho avuto l’opportunità di riflettere in questi giorni che dimostrano come anche il flusso di informazioni Istituzioni/cittadini é gravemente deficitario. Si parla molto di crisi economica, di perdita dei posti di lavoro, di disoccupazione. Vorrei precisare che sono italiana ma che da oramai 7 anni vivo in Francia anche se non ho mai tagliato il cordone ombelicale che sempre mi legherà alla mia famiglia, ai miei ricondi di infanzia, alle mie amicizie più care e, perché no, ad una classica “idea del ritorno” che gira da sempre nella mia testa. Allora, capirete, in questo contesto é quasi impossibile non fare paragoni e rassegnermi al fatto che due paesi diversi hanno due modi di funzionamento diversi e non si possono mettere a confronto. E in questi periodi dove il tasso di disoccupazione aumenta a seguito dei licenziamenti non ho potuto resistere alla tentazione di mettere a confronto due strumenti che dovrebbero aiutare l’incontro fa domanda e offerta di lavoro: I Centri per l’impiego e l’ANPE francese (Agence Nationale Pour l'Emploi ndr). La mia intenzione non é quella di fare l’elogio dell’ANPE (che fra l’altro non é esente da critiche feroci da parte dei francesi) ma di mettere alla luce alcune caratteristiche interessanti ed alcune misure efficaci che sono organizzate e finanziate dallo stato francese per favorire l’incontro fra domande e offerte di lavoro. Prima fra queste é la creazione la gestione e l’aggiornamento di un sito nazionale di ricerca di impiego (per gli interessati http://www.poleemploi.fr/accueil/), dove non solo si possono ricercare le varie offerte di lavoro su scala nazionale a partire da vari criteri (parola chiave, regione, tipo di lavoro, retribuzione etc. etc.), ma dove si puo’ anche trovare una lista di schede che descrivono ogni singolo profilo professionale (da agricoltore a zoologo! 531 moduli che raggruppano più di 10.000 denominazioni di mestieri ). In ogni singola scheda si può trovare una descrizione del profilo e delle competenze ricercate per ogni professione (elementi utili per creare un buon curriculum - vedi code ROME - sito internet: http://www.poleemploi.fr/espacecandidat/romeligne/RliIndex.do).
Inoltre c’è un area dedicata ai consigli per creare un buon CV, un’altra che descrive le ultime tendenze del mercato del lavoro, ed una lista dei vari aiuti proposti dall’ANPE. Gli aiuti proposti sono il mio secondo punto e vorrei solo citare qualche esempio di aiuto alla mobilità proposto: l’iscritto può usufruire nel limite di una volta ogni due mesi, del rimborso del biglietto del treno (tranne TAV) che ha utilizzato al fine di poter partecipare ad un colloquio di lavoro (previa autorizzazione dell’ANPE e di un giustificativo dell’azienda che richiede il colloquio), nel raggio di 2000 km anche oltre i confini del territorio nazionale; in caso in cui l’iscritto sia assunto da un azienda la cui sede non é nell’area di residenza, puo’ beneficiare di un aiuto alla mobilità consistente per il primo mese (e prioritariamente per i contratti di lavoro di almeno 6 mesi) del rimborso delle spese di affitto dei due domicili; l’iscritto può partecipare e proporre, nel corso dei colloqui personalizzati ( che vengono organizzati con cadenza piu’o meno mensile), proposte di formazione professionale o una richiesta di bilancio di competenze (al fine di cambiare il proprio profilo professionale e di ri-orientarsi verso un altro profilo professionale); l’iscritto può avvalersi del VAE (validation des aquis des competences) e richiedere una qualificazione scolastica a partire dall’esperienza maturata in campo professionale (immaginiamo una segretaria che da più di 4 anni lavora come ragioniera senza essere diplomata può, per esempio, passando un esame davanti ad una commissione di esperti, acquisire il diploma di categoria). Non voglio dilungarmi. Ma potrei ancora continuare! Vorrei passare adesso ai Centri per l’impiego in Italia. Punto primo: sito internet nazionale inesistente! Per cercare le offerte di lavoro o ci si affida a siti privati (trovit, trovolavoro, jobrapido) o altrimenti bisogna zigzagare fra i vari siti delle provincie che hanno una pagina dedicata al centro per l’impiego. Io c’ho provato! Innanzitutto, una disparità abissale fra un sito e l’altro. Le città a più alto tasso di disoccupazione come Napoli e Palermo non hanno neanche un sito internet ( il centro per l’impiego di Napoli non ha neanche l’indirizzo e-mail!!!). Alcune città ci provano come Bari (sul sito pugliaimpiego) ma ahimé!, il sito é temporaneamente indisponibile... Faccio un giro sul sito internet di Brindisi e là trovo quattro offerte di lavoro, una delle quali ha come descrizione: N. 1 SARTA (alla selezione possono partecipare solo donne) Assolutamente illegale!!! Su di un sito istituzionale si pubblicano offerte di lavoro i cui criteri di selezione sono discriminanti per certe categorie. Le offerte di lavoro infatti devono obbligatoriamente essere proposte ad entrambi i sessi!!! Roma invece: http://www.informaservizi.it/cpi.asp si può trovare la lista dei centri per l’impiego, ma quando si clicca sul link “lavoro” a sinistra dello schermo, la pagina risulta in allestimento. Nella lista dei centri per l’impiego, al quale si puo’ accedere grazie ad una meravigliosa mappa virtuale dei quartieri, si riescono a trovare gli indirizzi e-mail, telefono e fax, ma non esiste un sito internet, e di offerte di lavoro non ne vedo l’ombra. Potrei continuare la lista dei siti fantasma e della malainformazione, ma sono contenta di sottolineare che a mia grande sorpresa sono capitata su siti internet ben costruiti, il sito di Modena per esempio é molto dettagliato, come quelli di Trento e Milano che hanno un motore di ricerca semplice da usare.
Insomma, la domanda nasce spontanea: ma perché due pesi due misure? Non sarebbe meglio semplificare le cose e creare un sito unico?, dove le aziende possono, sulla base di profili stabiliti di categorie professionali, pubblicare le loro offerte di lavoro direttamente? (previo controllo dei responsabili per evitare brutture come quella dell’annuncio di Brindisi). Perché non aiutare la mobilità con incentivi economici? Perché non rafforzare gli effettivi e mettere in opera misure di accompagnamento serie? Perché il flusso di informazioni non é fatto in modo univoco e serio? Uno dei parametri per giudicare una democrazie é quello di analizzare in che misura il flusso di informazioni arriva a tutti senza storture e diseguaglianze. “L’Italia é una Repubblica fondata sul lavoro”, mi viene in mente questa frase imparata fra i banchi di scuola prima ancora dell’alfabeto. E mi trovo dinnanzi un grande sconforto!! A Napoli dove sono cresciuta, il primo articolo della Costituzione é stato sempre recitato con un soriso ironico di chi sa che é svantaggiato a priori, senza nessuna colpa. Poi sembrerà strano, ma alla fine di tutta quasta riflessione mi viene da sorridere! Perché il mio pensiero sta andando alla mia mamma, ‘che già mi sembra d’ascoltarla mentre mi propone la sua classica riflessione... “Si lamenta di tutto adesso ... mi sta diventando proprio francese!”. [Leandra Figliuolo]

la maternità invisibile

Lola è rimasta nascosta per nove mesi nella profondità del corpo della madre, appoggiata alla sua colonna vertebrale. In questi nove mesi si è sviluppata da sola, senza che nessuna carezza, nessuna parola le venisse rivolta, senza essere disturbata da nessuna ecografia. Ha cercato di essere discreta: i suoi calcetti sulla parete dell’utero devono essere sembrati alla madre dei semplici gorgoglii dello stomaco. Poi, un bel giorno di settembre, nel 2006, ha deciso che era stanca di quella vita da clandestina. Improvvisamente sua madre, Patricia, 47 anni, è stata colta da insistenti dolori ai reni dopo aver accompagnato i due figli a scuola. Gli spasmi si sono intensificati e sono diventati sempre più frequenti, finché Patricia non ha deciso di chiamare il 118. “È incinta?”, le hanno chiesto al telefono. “Ma no!”, ha risposto lei. “Me ne sarei accorta”. Patricia sa bene cos’è una gravidanza. Ma questa volta è all’oscuro di tutto. Il ventre non si è arrotondato, i seni non fanno male, nessun aumento di peso e nemmeno nausea o vomito: negli ultimi mesi il suo corpo è rimasto ostinatamente in silenzio, senza dare nessun segno di una possibile gravidanza. Mentre aspetta di essere soccorsa, stesa su una sdraio nel giardino di casa, passa in rassegna tutti gli scenari possibili: sarà sciatica o una colica renale? Ad accorgersi di quello che sta succedendo è la sua vicina: “Fate presto. Sta per nascere un bambino!”. Un bambino? Alcune madri, che come Patricia hanno vissuto quel fenomeno definito dalla medicina diniego di gravidanza, descrivono l’essere umano uscito improvvisamente dal loro corpo come “una cosa”. Sconvolte da un parto inatteso, non riescono a riconoscerlo come un neonato. Una sconvolgente irrazionalità Il fenomeno non ha niente di paranormale: tra dinieghi parziali, che si rivelano nello stadio avanzato della gravidanza, e totali, che si manifestano solo nel momento del parto, in Francia riguarda una nascita su cinquecento. In parole povere, ogni sei ore viene al mondo un bambino negato. Le donne che vivono un diniego non vengono necessariamente da ambienti difficili né presentano disturbi psichici o intellettuali. La loro normalità rende il fenomeno ancora più difficile da spiegare. “Non esiste un profilo tipico. Può capitare a tutte le donne in età fertile”, spiega il dottor Félix Navarro, che cinque anni fa ha fondato Tolosa l’Associazione francese per il riconoscimento del diniego di gravidanza (Afrdg), una delle prime organizzazioni a occuparsi del problema. A differenza delle gravidanze nervose, che sono rarissime ma ben conosciute (in questi casi la donna non è incinta ma manifesta i sintomi della gravidanza), il diniego è un fenomeno poco noto, e spesso confuso con quello delle gravidanze tenute volontariamente nascoste dalle future madri. “È un vero e proprio tabù. L’irrazionalità del diniego di gravidanza turba profondamente le persone”, spiega Navarro. “Una donna che diventa madre senza accorgersene è inconcepibile. È un’idea che la società non riesce ad accettare. Il diniego della gravidanza nega di fatto tutti i luoghi comuni sulla maternità e sull’istinto materno”, afferma la giornalista Gaëlle Guernalec-Lévy, autrice nel 2007 di un libro sull’argomento, Je ne suis pas enceinte. Enquête sur le déni de grossesse (Non sono incinta. Inchiesta sul diniego di gravidanza). Messi in crisi nelle loro convinzioni, anche i medici sono impreparati. “A parte le levatrici, a cui è capitato di veder arrivare in sala parto future madri in preda al panico, i ginecologi, gli ostetrici, i medici generici o i radiologi non sanno nulla del diniego e tendono a sottovalutarlo”, si lamenta Israël Nisand, professore di ginecologia ostetrica al Centro ospedaliero universitario (Chu) di Strasburgo. “È come se loro stessi, in una sorta di negazione della negazione, non riuscissero a superare l’incredulità. Queste pazienti mettono in crisi anche gli specialisti”. La cosa più difficile da accettare è che con il diniego di gravidanza l’inconscio dimostra tutto il suo potere. Come un brillante prestigiatore, riesce a fare in modo che “l’utero della donna si sposti verso l’alto, lungo la colonna vertebrale o nelle regioni addominali, invece che in avanti, come avviene normalmente”, spiega Félix Navarro. Quando poi il diniego è svelato, è sempre l’inconscio che restituisce al corpo della madre i sintomi che in precedenza aveva dissimulato. Quando succede, non è raro che la futura madre aumenti di una taglia nel giro di 48 ore. In psicanalisi, il termine “diniego” ha una definizione precisa: indica il meccanismo di difesa che l’individuo mette in opera per proteggersi da una sofferenza insopportabile. Ma quale, nel caso della gravidanza? Cristoph Brezinka, oggi ginecologo ostetrico dell’ospedale di Innsbruck, in Austria, negli anni ottanta lavorava a Berlino, dove con Jens Wessel ha condotto i primi studi sul tema. Tra le sue pazienti ha constatato un fenomeno ricorrente: tutte avevano un cattivo rapporto con il proprio corpo. Molte, inoltre, da giovani hanno sofferto di disturbi dell’alimentazione, come la bulimia o l’anoressia. Problemi simili, tuttavia, anche se comuni, non sono presenti sistematicamente. Più significativo è il fatto che quasi tutte le donne che hanno vissuto il fenomeno del diniego sembrano aver avuto un rapporto difficile con la madre. “La costruzione psichica della maternità avviene molto presto, prima dei sette anni”, ricorda Noé Guetari, della clinica psichiatrica di Castelviel, in Haute Garonne. Secondo lui “non ha funzionato qualcosa nella trasmissione della femminilità dalla madre alla figlia”. In tutte queste donne, comunque, “ancor prima del diniego di gravidanza, c’è spesso una negazione delle loro sensazioni e della possibilità di esprimersi. È difficile percepire le loro emozioni, perché il corpo è bloccato”, spiega la psicanalista Sophie Marinopoulos, che segue pazienti con problemi del genere da 25 anni, prima al Chu di Strasburgo poi al servizio di prevenzione di salute mentale di Nantes. Un legame inconsapevole È molto difficile capire perché il diniego si manifesta in un momento piuttosto che in un altro, anche se per la maggior parte delle donne la gravidanza negata arriva generalmente dopo il secondo o il terzo figlio. Tutt’al più si può supporre che alcuni fattori contingenti (mancanza di disponibilità ad avere un nuovo bambino, difficoltà legate al lavoro) o alcune situazioni a rischio (la convinzione di essere sterili o la mancata attenzione verso l’assenza di mestruazioni all’avvicinarsi della menopausa) possano essere degli elementi scatenanti. In questo modo la donna finisce per subire una gravidanza che non vuole, che teme, che non accetta o che, in fondo, desidera segretamente. Patricia ammette che avrebbe abortito se avesse saputo di essere incinta. Ma poi spiega che se la piccola Lola è nata “non è stato per un caso fortuito”: è lei il “raggio di sole che l’ha salvata”, quando non aveva più voglia di vivere. In questo caso il diniego di gravidanza è stato vissuto come un miracolo, ma a volte può avere effetti distruttivi. Se Lola ha avuto la fortuna di venire al mondo su una sedia a sdraio in un giardino, altri bambini del diniego nascono sul sedile di qualche automobile o sulla tazza di un water. Quando arrivano le contrazioni, quasi sempre la madre è convinta di avere un problema intestinale. Se le donne fossero più attente e informate, molti di questi drammi si potrebbero evitare. Ogni anno in Francia muoiono dieci neonati a causa di gravidanze negate: metà per la mancanza di cure, gli altri a causa di un gesto ostile della madre, sotto shock per il parto inatteso. La conseguenza è che il fenomeno del diniego di gravidanza arriva all’attenzione del pubblico solo attraverso i casi di cronaca. Tuttavia, il diritto penale francese, da sempre inflessibile verso le madri che si rendono colpevoli di infanticidi, di recente sembra aver acquisito una maggiore sensibilità sul tema. “Fino a poco tempo fa una madre che affermava di non sapere di essere incinta non veniva creduta”, racconta l’avvocata Pierrette Auière. “Oggi si sa che il diniego di gravidanza esiste davvero. È stata un’evoluzione sociale prima ancora che giuridica”. La sofferenza della madre, quindi, sembra ormai accertata, mentre si sa poco di quella dei bambini. Quali conseguenze avrà sulla loro psiche il fatto di non essere stati accettati durante la gestazione? “Nello stato di estrema lucidità e permeabilità della gravidanza, tutto lascia pensare che, anche se viene cancellata la relazione consapevole tra madre e bambino, possa esserci una gravidanza mentale inconscia”, assicura Michel Libert, esperto di psichiatria infantile a Lille e autore, tra il 1994 e il 2000, del primo studio epidemiologico francese sul diniego. “La prova sta nella rapidità con cui, passato lo shock della nascita, la madre stabilisce un rapporto d’amore con il neonato. È come se nei nove mesi della gravidanza si fosse preparata inconsapevolmente al parto”. Che non sia anche questo un altro prodigio dell’inconscio? [Lorraine Rossignol, Le Monde, Francia – Internazionale 825]

disinformazione libera

Se dovessi descrivere con un aggettivo quello che ha rappresentato il 2009 direi senza dubbio: disinformazione. E’ stato il trionfo della menzogna mediatica e delle notizie inutili che distolgono l’attenzione dell’ascoltatore-lettore-spettatore dai temi importanti: Sia inteso: non tralascio cose importanti come la crisi, i licenziamenti, i morti sul lavoro, le guerre ecc., ma se vogliamo che non ci siano più queste cose, se vogliamo contrastare la crisi, le guerre ecc., necessitiamo dell’informazione giusta per innescare, almeno embrionalmente, quella presa di coscienza necessaria a resistere e/o a modificare in parte tutto ciò. Un esempio su tutti che ci riguarda da vicino: Le varie trasmissioni (anno zero, terra ecc.) che parlavano del nostro quartiere. Ebbene noi che ci viviamo abbiamo potuto constatare nel concreto quanto surrettizie e pretestuose siano state le inchieste e le notizie che parlavano del rione Sanità. Appunto perché viviamo qui, sappiamo che i vari Santoro e company “non l’hanno detta tutta” di proposito. Ne hanno estratto un aspetto e l’hanno reso totalizzante, continuando a cercare prove che confermassero una tesi già preconfezionata in anticipo. Già in un articolo precedente ho illustrato le cifre (italiane) sulla crisi economica che abbiamo vissuto (che è reale e non nasce adesso) per cui non mi ripeto, dico solo che se allarghiamo lo sguardo all’Europa vediamo che secondo Eurostat la disoccupazione nel 2009 ha sfiorato il 10%. In Italia le cose non vanno meglio (si stima un tasso di disoccupazione nel 2010 del 9.3% ) checché ne dicano i vari ottimisti di turno:“[…] nel tessuto più ampio e profondo della società si è reagito alla crisi con intelligenza, duttilità, senso di responsabilità, da parte delle imprese, delle famiglie, del mondo del lavoro. Perciò guardiamo con fiducia, con più fiducia del 31 dicembre scorso, al nuovo anno. (Discorso di fine anno 2009 del Presidente della repubblica G. Napolitano)
Che dire Signor Presidente. L’ottimismo è il sale della vita ... Per qualcuno, forse, non per tutti e le risparmio l’elenco. Ancora un esempio di politica estera: Il presidente USA Obama, ha affermato proprio oggi, così come aveva fatto un portavoce del Pentagono qualche giorno prima, che “dietro l’attentato del volo Delta si nasconde una cellula Yemenita di Al- Qaeda […] Sappiamo che [l’attentatore] veniva dallo Yemen, un paese in preda ad una grande povertà e a un’insurrezione che causa morte ed ancora si propone : "il rafforzamento della nostra partnership con il governo yemenita, addestrando ed equipaggiando le sue forze di sicurezza, condividendo le informazioni d'intelligence e lavorando assieme per colpire i terroristi di al Qaeda". Inoltre in un articolo del 13 Dicembre del Daily Telegraph, funzionari militari statunitensi affermavano: “Nel timore che lo Yemen non riesca a fronteggiare la situazione, l’America ha inviato un piccolo numero di gruppi di forze speciali per addestrare l’esercito yemenita contro questa minaccia”. E’ chiaro che questa versione preconfezionata dei fatti può essere facilmente “bevuta” da uno sprovveduto che non conosce nemmeno una virgola di ciò che accade in quelle zone. Un minimo di informazione basterebbe a capire che nello Yemen già da mesi il governo di quel paese sta combattendo una guerra civile (fiancheggiato dall’Arabia Saudita) contro i ribelli Al-Houthi della zona nord-occidentale del paese. I ribelli Al-Houthi (e la minoranza sciita nel suo complesso che rappresenta il 30% dei 23 milioni di abitanti del paese) sono appunto sciiti e non sunniti, tantomeno del ramo wahabita o salafita arabo-saudita per cui possono essere al limite un bersaglio di Al-Qaeda, sicuramente non un alleato. E questo non lo può smentire nessuno. Un “autorevole” giornalista, su un blog di forza italia, Ragione Politica, curato da quella grande mente che è Baget Bozzo (il giornalista è Leonardo Tirabassi, ex comunista, ex lotta continua e oggi, ovviamente, nella coerenza del suo percorso, fedele di Berlusconi) definisce Al-Qaeda “il network sunnita”. Inoltre, dirò di pù: la BBC ha mandato in onda un documentario (che in parte è reperibile su youtube, anche se è integralmente in inglese) dove addirittura si mette in discussione l’esistenza stessa di Al-Qaeda, instillando il sospetto che sia tutta un’invenzione della CIA. [ “The Power of Nightmares“ - Top Ranking CIA Operatives Admit Al-qaeda Is a Complete Fabrication].
Ma di questa trasmissione qualcuno ne ha sentito almeno parlare? In Italia sicuramente no. Mi limito a questi due esempi e potrei scrivere addirittura un libro sulla disinformazione riguardo a ciò che succede in Iran, dove si definiscono “progressisti” (che di progressista non hanno nulla, al limite sono riformisti liberali) i vari Moussavi, Rafsanjanhi, e Kathami, vittime di una presunta frode elettorale. Bisogna sapere però che una ONG, finanziata dalla fondazione Rockfeller, ha effettuato un sondaggio sul voto Iraniano due settimane prima delle elezioni e Ahmadinejad (rappresentante del conservatorismo teocratico della rivoluzione Islamica) veniva dato per vincitore tre contro uno. Ora, schierarsi a favore dell’uno o dell’altro è semplicemente assurdo: sono esponenti di due frazioni della borghesia che nulla hanno a che vedere con le condizioni dei lavoratori e del proletariato iraniano né con un presunto “progresso” sociale.
Mi fermo qui, poiché ce ne sarebbe da dire. Morale della favola, forse il nostro contributo ad una informazione corretta e onesta, seppur lo sforzo sembra enorme, non sarà vano: anche a partire da spazi piccoli come questo possiamo arrivare a smuovere, di un passettino, qualcosa e qualcuno. [abu abbass]

tange(te)ziale

In nessuna parte d’Italia la tangenziale è a pagamento, solo a Napoli! e per di più aumenta di anno in anno. Le strade della città sono della città, ossia dei cittadini che pagano le tasse per poter circolare liberamente. I soldi per costruire le strade, i ponti, la tangenziale sono dei contribuenti... ma allo scadere delle ore 24,00 di giovedì 31 Dicembre 2009 il pedaggio è stato ancora una volta aumentato. Non prendete più la tangenziale, subiamo continue truffe: ci soffiano soldi sotto il naso. È già finita da un pezzo l’ammortizzazione, ma non si sa perché si continuano a pagare dazi. Certo c’è l’appellativo di non prenderla, ma se questa strada attraversa tutta la città, un automobilista versa parte del suo stipendio, anche a sua insaputa, per migliorare la rete autostradale, e per camminare e arrivare puntuale a lavoro. Contribuisce all’efficienza della sua città, ma una efficienza che ti chiede continui esborsi non è più tale ma diventa onero, pagamento indiscriminato, camorra. Anche i mafiosi chiedono soldi per migliorare il sistema di sicurezza. Insomma, fanno ridere quando creano spot per la legalità e la disciplina. Se abbiamo incongruenze legislative, economiche, sociali e culturali è dovuto al fatto che le differenze non hanno nessun valore, non c’è perequazione né senso civico.
Napoli è la capitale d’Europa, moltissime civiltà si sono susseguite dando vita ad un particolare “cultura”. Napoli è sulla bocca di tutti per le sue malefatte e per la sua regressione, mentre le altre città farneticano sotto le tangenti, gli appalti truccati, le bustarelle e gli imbrogli. Forse un giorno faranno di tutto per chiudere questo blog, diranno che è sovversivo, che è una informazione a senso unico, che sono un comunista o peggio ancora un anarchico. Forse il tentativo di mettere a tacere la gente è già cominciato da anni. Questo in Italia è sotto gli occhi di tutti. Forse non censureranno mai questo blog. Forse continueranno ad esortare a scrivere e a protestare. Ad una condizione... una condizione che non mi verrà mai posta... una condizione inventata! Le tue, le nostre, parole non hanno significato, non hanno critica né argomentazioni. È il tentativo democratico di farti libero. Sei libero di dire e di parlare, di scrivere e gridare: la morale è l’indifferenza. [+blogger]

gabersanità

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