non amo i preti

Sono molti anni che non "amo" più i preti, ma una certa forza, quella che si distingue non per il dare ma per l'essere, quella sì che mi affascina. Se piovono i valorosi vadano pure a fare in culo, se piovono maccheroni allora li riscaldo e me li magio.      



meno... reddito d’inclusione

Da dove sono saltati fuori  i soldi che la finanziaria ha stabilito per 400mila famiglie povere, cinquecento euro al mese? Esempio. Se la Palma che ospita (ospitava) numerosi senza fissa dimora, rifugiati e i senza lavoro della Sanità; così come i 100 e passa uomini e donne che ogni sera cenano alla Tenda; se adesso queste strutture non possono più farlo (Don Antonio resiste per tutt’altri motivi), è perché i tagli apportati sono stati previsti per cancellare questi centri di assistenza?! Ho pensato ad un Robin Hood che toglie ai ricchi per dare ai poveri. Come in un noto film: chi paga è il ricco possidente ma poi diventa povero e gli restituiscono i soldi.  E’ stato annunciato in bella posta: “cercate fondi europei”. Insomma le furbate non nascono mai da sole, magna n’terra e anniette n’cuollo! [+blogger] 

appello senzafissadimora

APPELLO ALLA CITTA’ DEI CITTADINI SENZA-TETTO 

Siamo un gruppo di persone che affrontano le difficoltà sempre con un sorriso. Siamo gente che nulla pretende, ma che ha una dignità. Cerchiamo solo di avere voce e per questo lottiamo per difendere e richiedere i nostri diritti. Vorremo solo guardare con più positività al nostro futuro! Per questo motivo chiediamo:
- documento di residenza;
- cure sanitarie gratuite anche per chi non ha ancora residenza;
- apertura di nuove strutture di accoglienza per i senza tetto;
- apertura di centri diurni d’accoglienza;
- aumento e migliore formazione degli operatori all’interno delle strutture;
- percorsi di inserimento e formazione al lavoro;
- maggiore controllo sul lavoro a nero in cui veniamo prevalentemente impiegati.

 Napoli 18/03/2017 I Senza-tetto di Napoli Contatti:
Siciliano Assunta mail: lucysusytiamo@hotmail.it

Scrivo un lavoro ogni ora

Feliciano ha svolto, e svolge tutt’ora, così tanti lavori che ad elencarli non basta una giornata intera. Nato, cresciuto e pasciuto nel quartiere, la cosa che più non sa fare è quella di rubare. Ma i lavori, qualsiasi esso siano, quelli sì che sa svolgerli con maestria. Ha uno spiccato senso di praticità ed intelligenza che a paragone con il suo titolo di studio è cosa veramente straordinaria. Ieri sono andato a prendere un caffè a casa sua, mi ha mostrato come ha rifatto la cucina. Qualche mese fa le mattonelle cadevano a pezzi, oggi la stanza è molto accogliente.

Il lavoro che ora più lo impegna è portare le pizze, soprattutto nel fine settimana, da un luogo all’altro del rione. Mentre prendo il caffè mi ha fatto vedere le foto di quando in estate fa il bagnino a Rimini, e in inverno, oltre che lo scaricare di tir, anche l’artista di strada (prevalentemente con l’avvento di qualche festività); poi, in tempi e luoghi differenti, l’imbianchino, il garagista, l’assistente alle vendite di cellulari, il portapacchi, disegnatore di Napoli, assistente agli anziani, piastrellista, accompagnatore di cani, webcontent. Mi fermo qui, impossibile elencarli tutti. Una curiosità, a 35 anni e passa sta pensando di fare il gigolò, il ballerino e per ultimo il trapezista.

L’eccletticità delle persone non mi ha mai spaventato, il che si dica in gergo: “alla fine non sa fare nulla”, invece trovo che sia l’esatto opposto. Naturalmente non ha l’esperienza né la tecnica, ma dalla sua ha la capacità di imparare, arma straordinaria che mette alla prova situazioni difficili. Questo forgiarsi di operosità crea una nuova forma d’interazione che somiglia all’attività di uno scrittore nell’inventare un romanzo. Le bugie si plasmano con un pizzico di verità, oppure una verità esagerata, o una esagerata bugia. Ma bello quanto il don Chisciotte che a fantasia e sincerità non ha eguali.

Se Feliciano ha dalla sua parte la fittizia autenticità è perché lo stato in cui si trova non gli permette di fare calcoli economici. Infatti è una persona povera e di famigli ancora più povera. Di fronte all’esistenza la nostra capacità di elaborazione rompe gli schemi classici (ma pur sempre costruiti), divenendo cosa più semplice, più singola… cosa più autentica. [+blogger]

un farmaco per tutti



11° non abbandonare l'ospedale



welfare: un lusso alla sanità

Provo a scrivere dell’ennesima chiusura mentre il quartiere si apre a sostanze infinite e disarmanti. Un rione devoto a san Vincenzo, alla madonna dell’Arco e, nella modernità, anche agli uomini  che si grattano le mani, un altro smacco improvviso fa saltellare i più sereni. Questa volta tocca alla Palma, struttura che da anni ospita 85 senza fissa dimora. Riepilogo un po’.

L’istituto, che in passato era religioso, e storicamente ospitava donne di colore abbandonate, è stato riconvertito in scuola primaria, poi in luogo di accoglienza per i senza fissa dimora e per gli immigrati. Da diversi anni non esiste più la scuola;  mesi fa invece è toccato al primo nucleo di immigrati andare via,  tra poco toccherà al secondo, fino allo sfratto definitivo dalla struttura dei senza fissa dimora, previsto entro il 21 marzo di quest’anno.

Sul territorio napoletano ci sono 3000 persone senza casa a fronte di un’accoglienza di circa 350 persone, di cui 200 sono ospitati nel rione Sanità, divisi nella struttura La Palma di salita Mauro e nella Tenda, ex ospedale san Camillo a via Fontanelle. Nel frattempo troppi anni sono passati aspettando l’apertura dell’albergo dei Poveri della via Tanucci: dopo promesse e contro promesse, la struttura più grande d’Europa salta da un tavolo all’altro come se fosse il rimando della apertura di  supermercato (credo di aver fatto già sconti). L’albergo dovrà essere soprattutto un centro diurno con servizi di tutela e diverse figure professionali. Anche il Mendicicomio della via Cristallini ha fatto la stessa fine: la struttura, in attesa anch’essa di apertura, dovrà ospitare abitazioni per anziani non abbienti e altre attività in “cogestione sociale”: attività per immigrati e disagio mentale, laboratori, punto di incontro, teatro ecc.     


Accanto alle feste, ai murales e alle nuove piazze, e con l’avvento della ztl alla via vergini, crediamo che tutto ciò possa essere rivalutato solo alla luce di compromessi che non scardinano la storia e “l’identità” di un luogo. Se passato e presente devono coesistere, è giusto che quest’ultimo rispetti gli spazi che identificano un territorio. Se il luogo Sanità si definisce per la sua accoglienza , è giusto che questa stessa umanità non perda le sue origini in difesa dei diritti degli ultimi, degli emarginati. [m.p.r.]