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vico tronari

“Lo sfratto è una cosa odiosa” disse De Sica nel film Pane, amore e…

Vico Tronari, uno dei tanti del rione Sanità. Perpendicolare a vico Carrette e parallelo al supportino Capodimonte, anche se dal Tronari non si esce perché è cieco. Otto famiglie occupano uno stabile, in parte ristrutturato da loro. Dentro una edicola votiva, finestre e muri tutti dipinti  di bianco, sembra di stare in una tipica casa a Oia, in Grecia. Circa 50 parsone, diversi neonati e anziani, “bisogna trovare un accordo con il proprietario che non vuole vendere né fittare queste casa, ma noi qui ci abitiamo e non sappiamo proprio dove andare; questo è un vicolo che solo chi è nato vuole rimanerci”. Parla un abitante del palazzo che già ha ricevuto lo sfratto definitivo. Poi rivolgendosi ad una vigilessa: “voi di dove siete?, dove abitate?, ditemi la verità ci verreste qui?, comprereste una casa in questo vicolo buio?”.


Le otto famiglie, come mi spiega un alto abitante, vogliono trovare un accordo d’affitto con il proprietario che non ne vuole sapere. Una donna giù al portone mi dice che “non ho capito perché il proprietario non vuole parlare con noi, ma noi non vogliamo occupare abusivamente questo stabile, noi vogliamo un regolare contratto”. Per ora le forze dell’ordine, con un delegato del comune, devono eseguire quello che la legge prevede; per fortuna parlano, si confrontano, cercano anche loro un grado di empatica con questa gente. Vico Tronari è uno dei vicoli più poveri del rione. Noi speriamo in un accordo pacifico e risolutivo. [+blogger].     

rio+20 curare il pianeta ferito

Come comboniani abbiamo oggi concluso il nostro Forum. Coscienti del flop dell’Onu nel vertice di Rio+20 e dell’incapacità e non volontà dei governi di rispondere alla crisi ecologica, perché prigionieri dei potentati economico-finanziari, in sintonia con la Cupula dos Povos, noi comboniani ci siamo rimboccati le maniche per dare il nostro contributo alla sfida della crisi socio-ambientale. La situazione del pianeta è drammatica. Il Trattato di Kyoto scade quest’anno. Non si prevedono altri incontri prima del 2015. Non ci sono più né regole né leggi che tengono. “Questo nostro sistema produttivo sta pompando, in un anno, due volte la quantità di gas serra che può essere assorbita dalle foreste e dagli oceani”, afferma l’esperto Jorgen Randers nel suo studio in preparazione di Rio+20.

Gli scienziati temono ormai che il pianeta potrebbe arrivare alla fine del secolo con 3-4° in più. Sarà una tragedia immensa, soprattutto per i poveri. Saranno loro che pagheranno di più il disastro ambientale. Dobbiamo sottolineare con molta forza questo “razzismo ambientale” che diventa sempre più evidente. E questo riscaldamento del pianeta sta avvenendo ad una velocità tale da innescare un processo irreversibile del clima con conseguenze gravissime per l’umanità. Noi comboniani, davanti a questa situazione, proprio perché crediamo nel Dio della Vita (San Paolo direbbe che non può far altro che dare vita!) che ci ha donato questo pianeta e la vita in tutta la sua biodiversità e ci ha inviato Gesù perché abbiamo vita e l’abbiamo in abbondanza, come dice il Vangelo di Giovanni, noi ci sentiamo obbligati ad impegnarci in difesa di tutta la vita su questo pianeta.

Noi missionari, che abbiamo sempre fatto nostro il grido dei poveri, ora facciamo nostro il grido della terra proprio perché i poveri sono le prime vittime del degrado ambientale. “Se la Terra è davvero il sacramento della presenza divina e il luogo della divina compassione, e portatrice di una promessa divina - afferma la teologa cattolica Elisabeth Johnson – allora l’attuale distruzione attraverso l’ecocidio, il biocidio e il geocidio è una grave e peccaminosa dissacrazione. Nel tradizione della profezia biblica e dello spirito di Gesù, la risposta del popolo della fede deve essere profetica, curando un mondo naturale ferito, anche se questo va contro enormi interessi economici e politici”.

E’ questo lo spirito che ha animato l’appello finale del Forum comboniano - Riconciliarsi con il Creato – dove vengono ripresi alcuni di questi temi. Come famiglia comboniana, in particolare, ci impegniamo nella coscientizzazione, nella formazione delle nostre comunità cristiane su questi temi. Legando così fede e vita. Ma ci siamo ripromessi di fare questo anche con le altre comunità di fede, con le organizzazioni popolari e la cittadinanza attiva. Il Forum comboniano s’impegna a portare avanti con forza, aggregandosi a tutte le altre forte attive, la campagna contro il land grabbing (accaparramento delle terre), una forma di ladrocinio da parte dei potentati finanziari, i cui è vittima specialmente l’Africa. Ed è in preparazione anche una maggiore coscientizzazione sul problema dell’acqua, che sarà il vero nodo del futuro, in vista di un’ulteriore campagna.

E’ con questo spirito che ci siamo dati appuntamento a Tunisi per il Forum sociale mondiale del marzo 2013. Nel caloroso abbraccio finale, durante l’Eucarestia, noi comboniani ci siamo vicendevolmente incoraggiati a continuare a resistere nonostante le difficoltà e la sfida planetaria che ci attende. Arrivederci a Tunisi. [alex zanotelli]

Donald

NAPOLI - Lo si poteva incontrare quasi sempre, da anni, passeggiando per le strade del centro storico di Napoli. A Spaccanapoli, piazza del Gesù, piazza San Domenico, piazzetta Nilo, non c’era angolo in cui non lo si notasse col suo finto becco da uccello, i suoi campanellini appesi al collo, la sua barba lunga, la sua veste da “santone” e un bastone che dava l’idea un totem indiano. D’ora in poi, però, non sarà più così: Donald, uno dei personaggi on the road più conosciuti del cuore antico della città, si è spento dopo una lunga malattia all’ospedale Pellegrini. La notizia del suo decesso ha fatto il giro di facebook, dove tantissimi amici e fan sono intervenuti per lasciare un ricordo o per esprimere il loro cordoglio. “Lo ricorderò sempre quando andava in giro con la cornetta di un telefono giocattolo - scrive qualcuno - col filo infilato in tasca, e diceva di poter chiamare Dio con quella”. “Un pezzo di storia che se ne va. Come mi dispiace, riusciva sempre a farti sorridere. Era magico, quest'è certo, e la sua memoria rimarrà”, scrive qualcun altro. Saltimbanco, attore, improvvisatore di strada: questo e altro era l’enigmatico Donald, un “eroe dei nostri tempi”, come lo ha definito il regista Alessandro Abate, che a lui ha dedicato un documentario. “Era un uomo libero, che ci ha fatto capire che si può vivere anche in un altro modo”.

DALLA SCOZIA AL RESTO D’EUROPA - Ma chi era Donald? Di lui sappiamo che nasce in Scozia nel 1950 e uscito dall’istituto cattolico dove aveva trascorso tutta l’adolescenza, dopo un breve rapporto con la famiglia, decide di lasciare casa e di andare a lavorare: finisce a fare il vaccaro in un paesino del nord del suo Paese. Intanto sulle note dei Beatles e dei Rolling Stone, provenienti da radio Carolina, l’emittente pirata che illegalmente trasmetteva da una nave fuori dalle acque territoriali inglesi, i giovani si stavano preparando ai giorni della contestazione. Il movimento contro la guerra avrebbe portato di lì a poco milioni di persone nelle piazze di tutto il mondo. Sull’entusiasmo di quegli anni Donald decide di lasciare i pascoli e andare in giro per il mondo, inizia a vivere fra Londra e Amsterdam, trascorre otto mesi in carcere nella Spagna franchista per un battibecco animato con un componente della guardia civil, mette al mondo una figlia con una donna olandese e poi inizia a girovagare per l’Europa. 

A NAPOLI IL “MUSEO DEL SOMARO” - In Italia ci arriva negli anni ’80. Dopo una breve sosta toscana, Donald arriva a Napoli. Non è un clochard qualsiasi, ha sì problemi d’alcol, ma non è alla deriva esistenziale come i suoi compagni di strada e va ad abitare in una casa in rovina sulla pedamentina di San Martino, offertagli da Peppe Morra, dove fonderà il “Museo del somaro”, una sorta di comune artistica per senza fissa dimora”. A Napoli, fin da subito, Donald ha un altro rapporto con i luoghi che abita e con la gente che incontra per strada: si rivela artista, comunicatore; il suo vero dono è riuscire ad instaurare rapporti con chiunque. Attraverso travestimenti continui rompe gli schemi comunicativi, abbatte le barriere difensive, entra in comunicazione con la parte più giocosa delle persone, ma non dimentica di farli pensare. Donald - come spiegano i suoi amici - era infatti convinto che l’arte entrando in contatto con la parte creativa di ognuno, potesse aiutare l’umanità a riscattarsi dalla propria miseria esistenziale. 

UN “BARBONE DIVERSO” - Il suo pensiero sul barbonaggio è diverso: non vuole chiedere l’elemosina, è un rapporto paritario di dare e avere, i suoi interventi sulla realtà sono una sorta di situazionismo positivo. I suoi “personaggi” sembravano venire dal mondo delle fiabe; le sue provocazioni di cartone, sonagli, nastri colorati lo rendevano una sorta di sciamano a cui è dato vedere lontano (non a caso una delle sue maschere più fedeli ha un lungo cannocchiale finto attraverso il quale meravigliato guarda l’orizzonte). In questi giorni la libreria Perditempo di via San Pietro a Majella e di piazza Dante sta organizzando una raccolta fondi per far cremare le sue spoglie. Occorrono circa tremila euro. In molti già hanno promesso un’offerta. [Marco Perillo - Fonte]

così parlò bellavista

“Caro architetto, che vi debbo dire, il problema del 157bis di via Duomo è storia vecchia, la conoscono tutti”. Così Luciano De Crescenzo posizionava la camorra con o senza il pacemaker, con o senza la malasorte e/o lo schifo. Il pizzo bisognava pagarlo e, in assenza di esso, la protezione poteva essere scoperta previo avviso e timbro di garanzia. Oggi andare a perdere tempo per i negozi lascia il tempo che trova… è da poveracci chiedere 100/200 euro.

Eppure la Camorra è stata d’esempio per tutta una generazione, nulla è sfuggito ai suoi insegnamenti e alle sue prese di posizione. Il primo degli esempi è la paura, la paura soprattutto della povera gente, di chi non vuole immischiarsi, di chi sente che la vita è più importante del denaro. Un altro degli esempi negativi è quello dell’omertà, che ha radice più remote.

Chi più di tutti hanno vinto la paura sono stati i partiti politici. Non hanno mai disdegnato di affermare la loro estraneità ai fatti, lanciando epiteti, giustiziando con forbite frasi uomini e clan. Eppure oggi la lega dovrebbe chiamarsi Legorra così come la vecchia democrazia cristiana demoangheta. (Niente di più facile di smettere di fumare, lo faccio venti volte al giorno! Twain.)

Secondo l’Unicef in Italia l’1,8% dei bambini vive sotto la soglia di povertà. Il giornale francese “Le Monde” dice che i bambini napoletani continuamente abbandonano la scuola per andare a lavorare a 50euro alla settimana. Radio24 annuncia che bisogna riprendersi i lavori manuali come l’idraulico, l’imbianchino, la domestica, il lavavetri. Per certo tutti ci condannano, oggi Bossi per paura, ieri Pomicino per omertà. La differenza sostanziale purtroppo è che tra il bene e il male si sceglie sempre il bene. [+blogger].         

titolo approssimato


13 settembre ’11

Due giorni fa l’emozione delle vittime delle torri gemelle. Le televisioni di mezzo mondo non hanno fatto altro che trasmettere ininterrottamente le immagini dell’11 settembre 2001. Ogni anno puntualmente si commemorano le stragi del Nazismo.

Oggi/Ieri: Oleodotto esplode in kenya bruciati vive più di 160 persone; in Libia si muore ogni istante: anche in Palestina; uccisioni di massa, sterminati interi popoli in Nicaragua; Tanzania, affonda un traghetto con 160 uomini. Operai in Italia: muore schiacciato da una pressa meccanica; 3 vittime di un depuratore; cade dall’impalcatura; muore fulminato da una scarica di 3000watt; sprofondato per negligenza… ecc ecc.

Oggi 13 settembre ’11 c’è chi ancora muore di fame, muore sì, non per malattia, non perché gli è caduta, così per caso, una bomba a grappolo in testa, muore perché il suo stomaco si contrae, perché si gonfia, si dilata e alla fine si spappola nel corpo. Dovremmo ricordarci sempre di queste cose, soprattutto quando mangiamo a tavola e la tv trasmette un reportage sull’11 settembre! [+blogger]