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dal rione pilastro di bologna

Cos'è il Pilastro di Bologna? 
Wikipedia scrive: Pilastro è un rione periferico della città di Bologna, che si estende nella estremità ad est della zona abitata. A livello amministrativo appartiene dagli ultimi anni al quartiere San Donato San Vitale.Il quartiere è stato concepito all'inizio degli anni sessanta del XX secolo per accogliere l'immigrazione verso la città di Bologna, particolarmente numerosa in quegli anni. Ulteriori interventi di edilizia abitativa e commerciale si sono susseguiti fino alla metà degli anni ottanta del secolo scorso, e poi di nuovo attorno al 2000.Il quartiere, nel tempo, ha rappresentato una delle aree più degradate della città di Bologna, nonostante numerosi tentativi di recupero da parte delle amministrazioni comunali. È in questo quartiere che la banda della Uno Bianca compì uno dei suoi più sanguinosi atti, uccidendo tre carabinieri nel 1991.

Non che quel che scrive Wikipedia corrisponda sempre alla verità, però credo che se domandassi ai Bolognesi cos’è il Pilastro, risponderebbero esattamente così. Un posto dal quale stare alla larga. Un agglomerato di pregiudizi (sta scritto in una guida di Bologna).  Per me? Circa un anno fa scrissi queste parole. “ Il Pilastro? Una scelta. Pima del 1996 la scelta di ignorare questa parte di Bologna. Non mi aveva mai attratto. Non mi piace il grigio. E il Pilastro, se osservato da lontano, appare solo grigio. Perfino i muri colorati, sbiaditi e scrostati, sembrano arrendersi al lento contagio del grigio. Ma il lavoro mi costrinse ad avvicinarmi. E scoprii il suo primo segreto: il verde dei parchi celati e protetti tra gli edifici. Poi entrai in molte case e conobbi le persone.  E il suo secondo segreto: un magico e precario equilibrio di tradizioni, fedi, abiti, idiomi che s’intrecciavano in ogni angolo di strada. Teppismo, maleducazione e sporcizia? Certo che c’erano.  E ci sono ancora, ma come in qualsiasi altra parte della città. E dal 2003 la scelta di vivere qui.

Perché impegnarti come scrittrice o blogger?
Il blog? Mi ritrovai per caso a una riunione. E continuai a partecipare. Per dar voce al Pilastro. Per svelare i suoi segreti a chi continua a guardarlo da troppo lontano.”

Sei una cittadina di questo rione?
Si sono un’abitante del rione. Qui non ci definiamo cittadini, ma abitanti, perché molti si sentivano esclusi perché non hanno la cittadinanza italiana. Quando mi si domanda dove abito, rispondo tranquillamente il Pilastro. Il più delle volte le persone si sentono in obbligo di dire “ah, ma non è più quello di una volta” oppure “non l’avrei mai detto". E questo la dice lunga su quel che si pensa realmente del rione.  Da quando vivo qui mi sento Pilastrina, nel senso che vivo questo quartiere e non lo uso solo come dormitorio, vivendo il il resto della città. Scrivere mi piace, anche se l’ho scoperto da grande. Prima mi affascinavano di più i numeri.  Sono finita per caso ad un incontro dei “cantieri” istituiti per il Progetto di riqualificazione Pilastro 2016 (per festeggiare i 50 anni, è stato detto, ma in realtà è per il progetto FICO). Credevo di trovarmi in quello dedicato alla storia del Pilastro, e invece mi sono trovata in quello della comunicazione. La casualità… sono curiosa e ho continuato. Mi ha intrigato l’idea di poter diventare portavoce degli abitanti. Ammetto che il desiderio di riscatto del Pilastro è stato forte. Riqualificazione… maledetta parola. Ti si appiccica addosso e non te la scrolli più. Di gran moda adesso come tante altre : cittadinanza attiva o partecipata, empowerment, rigenerazione, ecc

Conosci il rione Sanità?
Solo parzialmente. Ricordi da piccola, quando venivo spesso a Napoli a trovare alcuni parenti. Chissà com’è cambiato. 

Secondo te la criminalità è solo dovuta alla mancanza di lavoro?
La criminalità? No, non è dovuta solo alla mancanza di lavoro, ma sicuramente è incrementata da ciò. Qui c’è molto spaccio. Per i ragazzi è un modo “facile” di guadagnare. E poi… sei sempre considerato un reietto, uno da tenere alla distanza, fino a quando devi organizzare una seratina con i tuoi amici "per bene"… allora si che ti vengo a cercare! Anche qui il lavoro lo si trova solo se conosci le persone giuste, solo se sei “imbazzato”. Non sembra si possa avere una possibilità. Solo porte chiuse. E quindi ci si arrende. Si diventa aggressivi. Violenti. Si ruba. L’assenza di lavoro rende facile arruolare “gli operai” della criminalità, unica organizzazione che assume oggi.  Ad un incontro alcuni educatori hanno affermato che i bambini/ragazzi che vivono in famiglie disagiate, spesso  sono “geneticamente” programmati. E che quindi sono predestinati.  Non riesco ad arrendermi a questa idea. Non riesco a credere all’ineluttabilità di un destino. Sicuramente non possono tutti cambiare, ma lavorare ritenendo che tanto nessuno lo farò. Non so, mi lascia perplessa. Sempre questa idea di distanza. Loro non sono come noi. Loro sono dannati.

In che modo il quartiere Sanità può avvicinarsi al rione Pilastro? 
Il quartiere Sanità può avvicinarsi al rione Pilastro perché simili nella percezione da parte del resto della città: degrado, povertà, disagio, criminalità.  Vivono la stessa definizione “territorio di frontiera”. Entrambi separati dal resto della città da un ponte. Stanno affrontando un progetto di “rigenerazione”. Stanno provando a uscire fuori dalla ghettizzazione, stanno provando a far capire che Sanità e Pilastro sono anche tanto altro, senza voler nascondere gli innumerevoli problemi o senza tentare d’imbellettarli, ma volendo mostrare la realtà, fatta di tante persone che vivono la quotidianità. Chi sapeva della chiusura dell’Ospedale San Gennaro? Fino a qualche settimana fa, qui nessuno. 

Secondo te è una buona idea mettere in rete i quartieri poveri? Se sì, quali vantaggi possono trarre quest'ultimi? 
Riceviamo ogni giorno un mare d’informazione, e quel che è peggio è che non sappiamo più distinguere la verità dalla menzogna. Mettere in rete i quartieri poveri può essere un’occasione per unire le voci, gli sforzi, le opportunità, le difficoltà, le strategie  Senza filtri. Raccontando la verità, qualsiasi essa sia. Anche sul lavoro mi sono sempre domandata perché, pur avendo tutti lo stesso obiettivo, ognuno lo sviluppi nel suo piccolo “mondo” senza condividerlo con gli altri. In questo modo si ripetono gli errori, si disperdono le energie, si ha una visione condizionata dal punto da cui si guarda. la progressione è rallentata. Insieme si può creare sinergia, collaborazione. Può aiutarci a organizzarci. Quindi rete sta per: verità, sinergia, infiltrazione di idee e azioni, velocità di propagazione, amplificazione. 

Come ti dicevo, il mandato della redazione era quello di scrivere sul blog le esperienze di rigenerazione urbana simile alla nostra. Così non mi piaceva. Nel senso che non volevo  “fotografare" solo la facciata. Volevo aprire la porta e entrare. Volevo conoscere la vostra realtà, da pari a pari. Raccontare la vita. 
Perché ho scelto Napoli. Non so, è stato istintivo. Tra Torino, Roma, Catania, Napoli ho detto subito Napoli. Forse perché mia madre sosteneva che sono due città che si somigliano. Ho pensato che confrontarci potesse aiutarci. 

Credi che il turismo posso risollevare le sorti di un quartiere Ghetto?
Il turismo può aiutare. Intanto perché si supera la “barriera” del ghetto.  Poi perché si portano risorse economiche. E si creano posti di lavoro. Il lavoro è lo snodo fondamentale. Non ti nascondo che quando ho letto delle Catacombe, del cimitero delle Fontanelle mi sono detta “E si, loro sono fortunati, hanno delle bellezze culturali, noi qui che abbiamo da mostrare? Nulla ”Poi mi sono domandata quale altra modalità possiamo avere per far arrivare la gente al nostro rione. Ad esempio abbiamo una nuova Arena da poter sfruttare per spettacoli estivi. Poi possiamo pensare come attirare i turisti che giungeranno per FICO. Dobbiamo riflettere, creare, non arrenderci.  Essere ingegnosi, come hai detto tu. Non dobbiamo essere salvati perché a salvarci ci pensiamo noi. [Lorenza Zullo] 

mina vento a badolato



il carnevale del rione


partecipando ad una riunione

Questo pomeriggio ho conosciuto, partecipando ad una riunione nell’Istituto Ozanam, due associazioni e una fondazione che da qualche anno fanno volontariato nel rione sanità. La prima associazione si chiama tutti i colori, la seconda “adda passà a nuttata” e la terza fondazione Alessandro Pavese. In più c’erano: un parroco, una suora, un ricercatore universitario calabrese, ragazzi e ragazzini, una mamma del rione, volontari della scuola d’italiano per stranieri e qualche “intruso”.

La riunione è durata circa due ore e ho potuto capire che negli scopi dei volontari il bene comune è una costante univoca; l’atra è l’aiuto al quartiere. Naturalmente ho spiegato che da diversi anni opera la rete sanità come coordinamento informale di cittadini attivi che, in tutto questo tempo, ha svolto e creato una serie di attività sostitutive: microcredito, scuola d’italiano per stranieri, aiuto ai senza fissa dimora, aiuto ai disabili, collaborazione con le scuole, carnevale partecipato, Puliamo ma Sanità, Cinema ecc ecc.

Ho spiegato, secondo la mia visione e la mia esperienza, “cos’è il rione”, quali realtà permangono, i bisogni effettivi, le esigenze strutturali, le mancanze. Ma, nel contempo, ho ritenuto fondamentale far conoscere la realtà “Sanità e rete Sanità” per unire maggiormente le forze, la possibilità di fare assieme e l’esigenza di farsi conoscere per “comprendere e risolvere”. Ho invitato le associazioni e la fondazione alle riunioni della retesanità credendo, nello spirito della stessa, di coinvolgere chi con gli stessi principi e pensieri ha voglia di prestarsi, di darsi senza riserva, di coinvolgersi nel marasma di un quartiere che disarma volontariamente.

Spero che l’unione faccia la forza. Se come diceva Eduardo, “‘O marjuolo è marjuolo e non ha nazionalità”, così come considerare il rione luogo complesso come ogni altro luogo complesso del mondo, e allo stesso tempo considerare Napoli città problematica così come ogni altra città d’Italia i presupposti, eliminati gli stereotipi e le etichette massmediatiche, inducono a coinvolgere nelle iniziative quanta più gente possibile aldilà del credo religioso, della nazionalità, del colore della pelle, ecc ecc.

Insomma se di pluralità si parla ebbene che sia plurale a tutti gli effetti. Ora aspettiamo di incontrarci per parlare e riflettere, ma più per conoscerci, fare amicizia, spiegarci, far convergere, partecipare. [+blogger]     

è etico pagare il debito?

Ho riflettuto a lungo come cristiano e come missionario, nonché come cittadino, sulla crisi economico-finanziaria che stiamo attraversando, e sono riandato alla riflessione che noi missionari avevamo fatto sul debito dei paesi impoveriti del Sud. Per noi i debiti del Sud del mondo erano ‘odiosi’ e ‘illegittimi’ perché contratti da regimi dittatoriali per l’acquisto di armi o per progetti faraonici , non certo a favore della gente. E quindi non si dovevano pagare! “E’ immorale per noi paesi impoveriti pagare il debito,” - così affermava Nyerere, il ‘padre della patria ‘ della Tanzania, in una conferenza che ho ascoltato nel 1989 a Nairobi (Kenya). “ Quel debito- spiegava Nyerere- non lo pagava il governo della Tanzania, ma il popolo tanzaniano con mancanza di scuole e ospedali.” La nota economista inglese N.Hertz nel suo studio Pianeta in debito , affermava che buona parte del debito del Sud del mondo era illegittimo e odioso. Perché abbiamo ora paura di applicare gli stessi parametri al debito della Grecia o dell’Italia? 

Nel 1980 , il debito pubblico italiano era di 114 miliardi di euro, nel 1996 era salito a 1.150 miliardi di euro ed oggi a quasi duemila miliardi di euro. “Dal 1980 ad oggi gli interessi sul debito- afferma F.Gesualdi- hanno richiesto un esborso in interesse pari a 2.141 miliardi di euro!” Lo stesso è avvenuto nel Sud del mondo. Dal 1999 al 2004 i paesi del Sud hanno rimborsato in media 81 miliardi di dollari in più di quanto non ne avessero ricevuto sotto forma di nuovi prestiti. E’ la finanziarizzazione dell’economia che ha creato quella ‘bolla finanziaria’ dell’ attuale crisi. Una crisi scoppiata nel 2007-08 negli USA con il fallimento delle grandi banche ,dalla Goldman Sachs alla Lehman Brothers ,e poi si è diffusa in Europa attraverso le banche tedesche che ne sono state i veri agenti, imponendola a paesi come l’Irlanda, la Grecia…”Quello che è successo dal 2008 ad oggi- ha scritto l’economista americano James Galbraith-è la più gigantesca truffa della storia.” Purtroppo la colpa di questa truffa delle banche è stata addossata al debito pubblico dei governi allo scopo di imporci politiche di austerità e conseguente svendita del patrimonio pubblico. Queste politiche sono state imposte all ’Unione Europea dal ‘Fiscal Compact’ o Patto Fiscale , firmato il 2 marzo 2012 da 25 dei 27 capi di Stato della UE. Con il Fiscal Compact si rendono permanenti i piani di austerità che mirano a tagliare salari, stipendi, pensioni, a intaccare il diritto al lavoro, a privatizzare i beni comuni. Per di più impone il pareggio in bilancio negli ordinamenti nazionali. I governi nazionali dovranno così attuare, nelle politiche di bilancio, le decisioni del Consiglio Europeo, della Commissione Europea e soprattutto della Banca Centrale Europea (BCE) che diventa così il vero potere’ politico’ della UE. Il potere passa così nelle mani delle banche e dei mercati. La democrazia è cancellata. 

L’ha affermato la stessa Merkel: ”La democrazia deve essere in accordo con il mercato.” Siamo in piena dittatura delle banche. E’ il potere finanziario che ha imposto come presidente della BCE, Mario Draghi, già vicepresidente della Goldman Sachs, (fallita nel 2008!) e a capo del governo italiano Mario Monti, consulente della Goldman Sachs e Coca-Cola, nonché membro nei consigli di amministrazione di Generali e Fiat. (Monti fa parte anche della Trilaterale e del Club Bilderberg) .Nel governo Monti poi molti dei ministri siedono nei consigli di amministrazione dei principali gruppi di affari della Penisola: Passera , ministro dello Sviluppo Economico, è ad di Intesa San Paolo; Fornero, ministro del lavoro , è vicepresidente di Intesa San Paolo; F. Profumo, ministro dell’istruzione è amministratore di Unicredit Private Bank e di Telecom Italia; P. Gnudi, ministro del Turismo, è amministratore di Unicredit Group; Piero Giarda, incaricato dei Rapporti con il Parlamento, è vicedirettore del Banco Popolare e amministratore di Pirelli. Altro che ‘governo tecnico’: è la dittatura della finanza! Infatti sotto la spinta di questo governo delle banche, il Parlamento italiano ha votato il ‘Patto Fiscale’, il Trattato UE che impone di ridurre il debito pubblico al 60% del PIL in vent’anni. Così dal 2013 al 2032, i governi italiani , di destra o sinistra che siano, dovranno fare manovre economiche di 47-48 miliardi di euro all’anno ,per ripagare il debito. “ Noi italiani siamo polli in una macchina infernale - commenta giustamente F.Gesualdi - messa a punto dall’oligarchia finanziaria per derubarci dei nostri soldi con la complicità della politica.” E ancora più incredibile è il fatto che sia stato proprio il Parlamento , massima istituzione della democrazia, a mettere il sigillo “ a una interpretazione del tutto errata della crisi finanziaria, ponendola nell’eccesso di spesa dello Stato, soprattutto della spesa sociale- così pensa L. Gallino. La crisi, nata dalle banche, è stata mascherata da crisi del debito pubblico.” Il problema non è il debito pubblico (anche se bisogna riflettere per capire perché siamo arrivati a tali cifre!), ma il salvataggio delle banche europee che ci è costato almeno 4mila miliardi di dollari , a detta dello stesso presidente della UE, Barroso (Sembra che il salvataggio delle ‘banche americane’ fatto da Obama sia costato su 14mila miliardi di dollari!). 

E’ chiaro che non possiamo accettare né il Patto fiscale della UE, né la sua ratifica fatta dal Parlamento italiano ,né la modifica costituzionale dell’articolo 81 ,perché a pagarne le spese sarà il popolo italiano. C’è in Europa una nazione che ha scelto un’altra strada:l’Islanda. La nostra stampa non ne parla. L’Islanda piuttosto che salvare le banche (non avrebbe neanche potuto farlo, dato che i suoi debiti si erano gonfiati fino a dieci volte del suo PIL!), ha garantito i depositi bancari della gente ed ha lasciato il suo sistema bancario fallire, lasciando l’onere ai creditori del settore piuttosto che ai contribuenti. E la tutela del sistema di welfare, come scudo contro la miseria per i disoccupati, ha contribuito a riportare la nazione dal collasso economico verso la guarigione. E’ vero che l’Islanda è un piccolo paese ma può aiutarci a trovare una strada per tentare di uscire dalla dittatura delle banche . Per questo suggeriamo alcune piste per una seria riflessione e conseguente azione: 1) Richiesta di una moratoria per il pagamento del debito pubblico; 2) Indagine popolare (audit) sulla formazione del nostro debito pubblico allo scopo di annullare la parte illegittima, rifiutando di pagare i debiti ‘odiosi’ o ‘illegittimi’, come ha fatto l’Ecuador di R. Correa nel 2007; 3) Sospensione dei piani di austerità che, oltre essere ingiusti, fanno aumentare la crisi; 4) Divieto di transazioni finanziarie con i paradisi fiscali e lotta alla massiccia evasione fiscale delle grandi imprese e degli straricchi; 5) Messa al bando dei ‘pacchetti tossici’ e della speculazione finanziaria sul cibo; 6) Divisione delle banche ‘troppo grandi per fallire’ in entità più controllabili, imponendo una chiara distinzione tra banche commerciali e banche di investimento; 7) Apertura di banche di credito totalmente pubbliche, 8) Imposizione di una tassa sulle transazioni finanziarie per la ‘tracciabilità’ dei trasferimenti e un’altra sui grandi patrimoni; 9) Rifondazione della BCE riportandola sotto controllo politico (democratizzazione), consentendole di effettuare prestiti direttamente ai governi europei a tassi di interesse molto bassi. 

Sono solo dei suggerimenti per preparare un piano serio ed efficace per uscire dalla dittatura delle banche. Per chi è interessato alle campagne in atto per un’altra uscita dal debito, consulti: smonta il debito,www.cnms.it.; rivolta il debito,www.rivoltaildebito.it; no debito,www.nodebito.it Se ci impegniamo, partendo dal basso e mettendoci in rete, a livello italiano ed europeo, il nuovo può fiorire anche nel vecchio Continente. Da parte mia rifiuto di accettare un Sistema di Apartheid mondiale dove il 20% della popolazione mondiale consuma l’80% delle risorse: un pianeta con un miliardo di obesi tra i ricchi, e un miliardo di affamati tra gli impoveriti, e dove ogni minuto si spendono tre milioni di dollari in armamenti e nello stesso minuto muoiono per fame la morte di quindici bambini. Il mercato, la dittatura della finanza si trasformano allora “ in armi di distruzione di massa”, dice giustamente J. Stiglitz, premio Nobel dell’economia. “Il potere economico-finanziario lascia morire-afferma F. Hinkelammert- e il potere politico esegue…. Entrambi sono assassini.” Diamoci da fare perché vinca invece la vita! [alex zanotelli]

noi puliamo così


siamo solo noi

Siamo solo noi ad essere camorristi, mentre mezzo consiglio regionale lombardo è agli arresti. Siamo solo noi ad essere malavitosi mentre chi vanta il fazzoletto verde ruba tramite bancomat del partito. E siamo sempre e solo noi ad essere nullafacenti mentre Formigoni cena con 2.600 euro offerti gentilmente per grazia ricevuta. Per “Benvenuti al nord o altrove”, il sud ha rovinato l’Italia, mentre la guardia di finanza sceglie Cortina, Courmayeur, Milano, Sanremo scovando milioni e milioni di euro evasi e portati all’estero.

“La regione con il più alto numero di reati è la Liguria con 1.797 infrazioni, pari al 25,2% di quelli accertati nelle regioni del Nord, con 2.641 persone denunciate e 337 sequestri. Al secondo posto c’è la Lombardia (1.606 infrazioni), seguita da Emilia Romagna (1.078), Piemonte (1.037), Veneto (903), Trentino Alto Adige (407), Friuli Venezia Giulia (278) e Valle D’Aosta (33). Tra le province del Nord la più colpita è Imperia (453 reati), segue Genova (401), Savona (398) e Sondrio (398)”. (fonte: Legambiente)

Sempre nel rapporto di Legambiente si legge che “La Liguria è la prima regione per numero d’illeciti, seguono Lombardia ed Emilia Romagna“. Allora è vero che siamo noi sudisti ad essere meridionali, ma le accuse di cui sopra sono troppo stupide se fatte in modo generale. E’ vero che il leghismo ha menomato gli intelletti, è vero che la “Dolce Vita” ha stemperato le paure, è vero che i partiti hanno creato una nuova forma di sdemocrazia.
Adesso cosa posso dire? Lascio la domanda in sospeso. Per il resto Eraclido disse: Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti. [+blogger]     

juve napoli

Ieri la partita più attesa dei napoletani, una vittoria e un terzo posto assicurato. Invece la nostra squadra non solo ha giocato male ma ha anche perso in modo indecoroso. Quagliarella ha segnato senza esultare, mentre al san Paolo quel 71 risuona ancora nella sua memoria. Ieri allo stadio c’era anche mio cognato ed un suo amico partiti per tifare contro il Napoli. Due Juventini doc che si sono “scontrati” con la busta dell’immondizia esposta da un tifoso bianconero (napoletani siete monnezza).

Poppella, uno dei tifosi più tifosi della nostra generazione, un maradoniano superlativo, uno che nella sua bottega ha decine di poster di giocatori del Napoli, ieri mi ha guardato sconsolato: “con una prestazione così… cosa posso dire?”. Il calcio italiano ha la forza di estromettere ogni convinzione, i tifosi fanno paura con le loro proteste, anche se nessuno li legittima, tutti fanno finta di non vedere. Come ogni verità: se l’affermi non esiste più… così ancora il buon Pasolini insegna.

Gli stadi possono diventare veicolo di proteste legittimate. Un po’ di tempo fa ho conosciuto un veneto fan del Napoli ed un Sampdoriano, in trasferta per l’Italia, che tifa intellettualmente bene. Sembra che tra nord e sud i tifosi si odiano, e se gli interisti hanno schifato la strage di cani in Ucraina, così nella curva dello stadio partenopeo si è gridato contro la guerra e le stragi delle bombe a grappolo.

Se due napoletani che amano la loro città e tifano Juve riescono ad andare allo stadio, condividere le emozioni di un 3 a 0 e farsi buttare in faccia, si fa per dire, la spazzatura da uno stupido torinese(?), se un triveneto simpatizza per Lavezzi, Cavani e Cannavaro, se un tifoso, ma dico vero tifoso della Samp, espone a Pescara un cartello su scritto “io stimo Zeman”, allora forse questo modo di protestare, di gioire, di fraternizzare e sfottere, è un modo del tutto nuovo per riappropriarsi delle scelte, della libertà, della consapevolezza, e della franchezza.

Rimango esterrefatto perché il Napoli non ha tirato quasi mai in porta, non ha mai impensierito veramente Buffon, la mia è una giusta riflessione, come mi ha confermato Salvatore (Poppella) di via Sanità, io non posso recriminare, né indignarmi, la mia è una consapevolezza che va al di là del tifo… e forse anche di quell’imbecille del 71. [+blogger]              

non ho volontà

Stamattina sono sceso, come ogni mattina, con la mia 150 vespa PX di anni 26, dopo qualche minuto ho visto un distributore di benzina che segnava € 1.909 a litro. Ieri quando ha segnato Lavezzi ho urlato con tutto il mio sdegno, ho eiettato fuori rabbia inconsapevole, ho sputato contro la mia vergogna e quella degli altri che non protestano, che non si fermano, che "vanno a lavorare". E’ aumentato lo zucchero, il caffè, il pane e i loculi del cimitero di Poggioreale.

Tutti in fermento per la partita del Napoli compreso il sottoscritto, tutti pronti a scattare contro l’ennesimo rigore negato, tutti pronti a lavorare per una miseria al mese, ricattati e umiliati… adesso i media s’accorgono che gli stipendi e i salari sono bassi? In realtà sono trent’anni che non aumentano, lo sto dicendo da moltissimo tempo, ma poi io chi sono? C’è la Fornero che lo afferma è questo conta!

Ladri, c’era un gol nettissimo sabato sera a favore del Milan, ladri, ladri, ladri! Bisogna avere il coraggio di non tifare più, di non guardare più le partite di calcio, di non accettare più che una sola persona guadagni 3/4/5milioni di euro all’anno. La Severino, avvocato (adesso anche ministra), nella sua dichiarazione c’è scritto: 7mln di euro… mi chiedo, ma gli avvocati guadagnano così tanto? Che cazzo ho studiato a fare la sociologia?


Sì Bravo Marcchionne chiudi le fabbriche, ricatta pure gli operai, sei l’archetipo del fallimento di questa nazione. Ma noi napoletani ci rifocilliamo da soli, slinguazziamo contro bavosi che balbettano frasi incomprensibili. Forza Napoli, tu sì che ci fai vivere la storia, il riscatto, la liberazione e noi continueremo a cantare “
Oje vita, oje vita mia” allo stadio, per le strade, quando facciamo benzina, quando compriamo il caffè, lo zucchero e il loculo ‘e zi’ Vicienzo! [+blogger]

gogna o vergogna...

La Grecia sprofonda nel baratro, come la nostra amata patria quella dei piccoli borghesi inetti descritti da Ettore Smith. Cosa può mai succedere se a pagare sono i più deboli? La risposta, credo, è una sola: la rivoluzione. Questa è storia e spesso si ripete. La cosa che più mi sconvolge è sentire il nostri amati politici accusare la violenza greca, inaudite sarebbero le migliaia e migliaia di persone scese a protestare a fianco del black bloc. Assurdo. 

Quando c’è da difendere l’indifendibile scendano in campo parole come gli anarchici, i violenti, i destabilizzatori, i comunisti, al Qaeda. Si accusano tutti, eppure in Grecia a protestare ci sono famiglie, vecchi, anziani donne. Una cosa che spesso non mi spiego: ma perché le forze dell’ordine difendono questi lestofanti?, eppure ci sarà la mamma, la nonna di un poliziotto che si è visto tagliare la pensione, oppure la moglie di qualche tutore dell’ordine disoccupata, o il figlio operai che non riceve più la busta paga, o lo zio che tra poco sarà licenziato dal pubblico impiego ecc ecc. 

È fisiologico che se tu Stato, con la esse maiuscola, ti indebiti fino al collo, fai affari d’oro con la Germani e la Francia, arricchisci altre nazioni, spendi milioni di soldi per gli armamenti, distribuisci privilegi, tagli fuori il popolo e le leggi, bhè, credo che almeno un black bloc vecchio e decrepito che si veste di nero per difendere la sua casa sia alquanto naturale, un casco intesta il ministro dell’economia lo deve pur prendere! In questo scenario l’Italia cosa fa? Paga Scilipoti! [+blogger]

immotivata chiusura dell'ascensore

Da diversi giorni l’ascensore dalla via sanità è chiusa al pubblico per motivi reconditi, nessuno conosce il perché, tanto è vero che la III Municipalità ha affisso manifestini per tutto il quartiere chiedendo spiegazioni a riguardo, anche se per adesso, pare, non sono arrivate notizie utili.

Alla chiusura della suddetta per motivi straordinari è prevista una navetta ANM, ogni 10minuti circa e senza sosta obbligatoria, che dalla via Sanità alla via santa Teresa e viceversa, accompagna gratuitamente le persone che fanno uso quotidiano dell’ascensore.

Questo grave disagio, senza avvertimento né preavviso, è inspiegabile e fuorilegge. Ricordando che sono centinaia le persone anziane che si recano all’Asl di Corso Amedeo di Savoia e all’unica posta del rione che è autorizzata a spedir e pacchi, raccomandate, ed è aperta fino alle ore 18. [+blogger]      

parcheggio e caduta abusiva

Ieri a Santa Maria la Nova Aniello Silente operaio di 24 anni è caduto da un impalcatura. Impalcatura forse abusiva, contratto forse abusivo, lavoro forse abusivo, caduta forse abusiva, parcheggio forse abusivo… Parcheggio? Sì, il ragazzo è all’ospedale Loreto con la prognosi riservata ma forse ha scampato il pericolo della morte. Come mai? Grazie all’abusivismo.

Grazie all’abusivismo? Si, hai capito bene, grazie all’abusivismo. Il corpo del povero Aniello è andato a finire sulla carcassa di un'auto parcheggiata abusivamente che ha attenuato il colpo e forse gli ha salvato la vita. Ha diverse fratture ma sembra se la cavi, non è sciolta ancora la prognosi ma noi tutti lo speriamo bene. Per fortuna anche chi lavora ha il suo angelo abusivo. [+blogger]

le beghe

Le beghe tra i vertici provinciali dei partiti bloccano le municipalità. A 4 mesi dei rinnovi dei consigli delle Municipalità, i vertici provinciali dei partiti, sia del centro-sinistra che del centro-destra, sono ancora impegnati in un ridicolo braccio di ferro sulla spartizione dei 4 assessori delle 10 Municipalità (40 incarichi essenziali al funzionamento del decentramento e dei servizi al cittadino), secondo dosaggi tra correnti, gruppetti e potentati vari che stanno bloccando l’azione di rinnovamento nelle Municipalità della Città.

Anche a Stella/San Carlo all’Arena la presidente non ha potuto ancora nominare i 3 assessori e il vice-presidente. Il gruppo consiliare prc e federazione della sinistra esortano la presidente Giuliana Di Sarno che ha sottoscritto giovedì 15 settembre ’11 con tutti i gruppi consiliari (maggioranza e opposizione) un verbale in cui si impegna ad effettuare le quattro nomine entro in 20 settembre ’11; a concludere ad horas le consultazioni con i partiti e ad effettuare le nomine previste dalle norme vigenti.

Per far funzionare dovutamente una Municipalità che deve prodigarsi con tutte le sue energie politiche,amministrative ed umane per affrontare le urgenti problematiche di un territorio dagli enormi bisogni disattesi, il cui lungo elenco è a tutti ben noto. [francesco ruotolo]


frate cercatore

Mercoledì 17 agosto 2011 ore 11,30 circa uscita Caianiello un prete, con tanto di barba, tunica e sacchetto color marrone, elemosinava alla stregua di un metal detector autostradale. Mentre scattavo alcune foto una amica che viaggiava con me dal sedile posteriore mi ha passato alcune monete. In primis non c’ho pensato ma quando sono passato diritto e ho sentito le imprecazione mi sono convinto che quei soldi non erano per pagare in parte l’autostrada.

E’ così, i frati poverelli fanno tendenza, chiedono per dare, elemosinano per gli altri, la barba se la fanno crescere per devozione e apparenza. Se a volte vediamo un rom scartare nell’immondizia ci schifiamo, l'allontaniamo, quello che spesso succede nella circumvesuviana tra rom, napoletani e inurbati, è storia che bisogna pur assistere.

Devo dire la verità questo nomade cercatore con la tunica mi è simpatico. A guardarlo è l’esatta copia di un uomo pacioccone e probo. Uno che non si può dire di no se ti chiede qualcosa. Un uomo simpatico dalla barba lunga e l’espressione buona.

In metropolitana ho visto una scena che mi ha fatto pensare molto. Il controllore si avvicina ad un rom: “biglietto”, l’abbonamento è buono ed è pure firmato. Poi tocca ad un ragazzo napoletano ben vestito: biglietto”, senza abbonamento né biglietto. La povertà ha diverse facce: ha quella del prete cercatore simpatico che con la sua simpatia raccoglie centinaia di euro; oppure quella del rom che si prende la rivincita sul controllore; e ancora quella del ragazzo perbene che crede di fare il furbo bonariamente. [+blogger]