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un farmaco per tutti



ottanta pizze

La piazza, il caffè o altro, “sospesi” sono un modo per far riemergere la cultura del dono. In pratica qualcuno paga per te qualcosa che puoi andare a prendere quando vuoi; un qualcuno senza conoscerti/ci che ti/ci regala qualcosa senza voler essere ringraziato. Anche nel rione Sanità esistono i “sospesi” come il caffè e le pizze. Diversi giorni fa due mie amici sono andati in una pizzeria del quartiere e hanno visto che ben 80 pizze erano “lì pronte per essere fatte ma nessuno le reclamava”. Bisognerebbe fare qualcosa per informare e soprattutto far capire che non si tratta di elemosina.

 Il primo punto più importante comunque resta la comunicazione. Se le cose non si manifestano restano sempre dove stanno. Tutto ciò che muove un circuito virtuoso va valorizzato e sostenuto. Bisogna in qualche modo far sapere che quelle ottanta pizze devono essere consumate, così anche se ci sono dei caffè o dei cornetti caldi al bar. Alla Sanità c’è un teatro, il Nuovo Teatro Sanità, hanno per caso lasciato qualche biglietto in sospeso? Alla Sanità c’è una vineria: hanno per caso lasciato qualche bottiglia in sospeso? Alla Sanità c’è un negozio di vestiti a buon mercato: hanno per caso lasciato qualche vestito in sospeso? Alla Sanità c’è un fruttivendolo: hanno per caso lasciato qualche chilo di mele in sospeso? Alla Sanità ci sono le Catacombe di san Gaudioso: hanno per caso lasciato qualche biglietto in sospeso? Alla Sanità c’è la Tenda che ospita circa 100 poveri di Napoli: hanno per caso lasciato qualche moneta in sospeso? [+blogger]

inutili determinismi

Dagli anni 50 in poi nel rione solo politici che pagano l'Enel in cambio di un voto o preti eroi che lasciano il vuoto. Non è la ricetta del medico, ma bisogna ascoltare la storia di chi non ha la "storia" per comprendere che i determinismi lasciano vuoti incolmabili. Un quartiere operaio oppresso che, quando esce allo scoperto, s‘identifica con l'oppressore. Fintantoché la logica economica impartisce un "linguaggio legittimo", le differenze sono gestite sempre da chi ha il potere di impartire e cambiare. “Un popolo in cammino” deve essere realmente un popolo che cammina da solo, senza leader e senza compromessi. Difficile, forse troppo difficile per logiche astruse. Ma la “semplicità” di rendere liberi sta nella sua affermazione intrinseca. Come diceva Paulo Freire “nessuno libera nessuno, nessuno si libera da solo, gli uomini si liberano nella comunione” cit. [+blogger]

revoca a vico tronari

L’accordo con più “forze”, e con più rappresentati che si uniscono per uno scopo comune, è sempre il migliore. A vico Tronari i volontari, i cittadini, qualche consigliere della Municipalità e qualche assessore del Comune di Napoli hanno mediato affinché le otto famiglie non venissero sfrattate. Come dicevo nell’articolo precedente, le circa 50 persone che abitano sono riuscite a trovare un accordo e a parlare con il proprietario delle stabile. Presto, si spera, arriverà il consenso e con esso i contratti d’affitto. Per ora ci consola sapere che, pacificamente, le situazioni gravi possono essere ristabilite attraverso il buon senso. E che il buon senso prevali su tutte quelle persone che hanno potere decisionale. [+blogger].  

25 maggio



fascio friariello



domani al parco san gennaro



le proposte del comitato

Finalmente il Parco San Gennaro riapre: il Comitato Penninata S. Gennaro dei Poveri prende atto dello sforzo compiuto dalle associazioni di quartiere, della Municipalita’ e del Comune per la prossima riapertura del Parco, che e’ un bene comune di tutta la zona. Ma  tutti gli sforzi debbono essere compiuti per evitare che si ripetano gli episodi di cattiva gestione, di vandalismo e di ingiurie che hanno impedito che il Parco fosse frequentato dalla famiglie della scala e della zona.

Al primo posto ci deve essere la sicurezza,  e la notizia buona e’ che la vigilanza sarà garantita da operatori ed organizzati in turni diurni. A questi potrebbero affiancarsi anche volontari (pensionati, Boyscout) per evitare il fenomeno delle squadre di vandali che scoraggiano l’utilizzazione del Parco.

Sarebbe utile la predisposizione di un semplice regolamento basato su pochi punti: Rispetto della natura, rispetto delle strutture, rispetto delle persone. Deve esserci una campagna di comunicazione anche preventiva e le persone addette alla vigilanza debbono essere autorevoli e anche fisicamente distinguibili, mediante giacca, uniforme o semplice pettorina con scritta. Per la notte e’ necessario aumentare la protezione anti intrusione nei punti più facilmente accessibili, anche perché stiamo parlando di un’ inferriata di poche migliaia di euro. Ma soprattutto questo parco deve ‘vivere’, come vivono i parchi in altre zone della città. Ed il Parco vive se incontra i bisogni delle persone.

Per far questo non bastano gli eventi ed effetti speciali; bisogna ascoltare le persone che saranno naturali e quotidiani fruitori del parco: mamme con bambini, ragazzi, anziani; con loro va avviato un processo di vera e propria progettazione partecipata, con incontri soprattutto informali, semplici questionari ed anche forum su social network. Ma già da subito sulla base dell’ esperienza di lavoro in quartiere, il Comitato Penninata avanza le sue proposte di minima, da avviare al più presto.

Innanzitutto i bambini: un’attrazione naturale ed economica sono le strutture di base per giochi all’aria aperta: altalene, giostrine e castello di legno tipo Robinson. Per le mamme e gli anziani e’ importante installare un primo numero di panchine, senza le quali è difficile proprio pensare ad un parco. Per i ragazzi va tenuto in manutenzione il campo di calcetto, nel quale può essere prevista anche una rete di pallavolo che favorisce di più l’ incontro tra ragazze e ragazzi. Per gli anziani va costruito un campo da bocce e predisposto un tavolo per il gioco delle carte. Per i giovani si può pensare ad un tavolo di legno e panchine al quale sedersi per socializzare.

Vanno favoriti inoltre tutti i piccoli ‘lavori’ che  possono animare un parco, e a noi la fantasia non manca: un pony per fare un giro intorno al parco, un carrettino con bibite e gelati e magari una giostrina. Il Parco vive di più e viene automaticamente protetto se c’e’ qualcuno che ci lavora. Queste sono le prime proposte minimali ed il Comitato ritiene che debbano essere attuate subito; altrimenti la ‘creatura’ nasce morta. [Comitato Penninata]

festa materdei



rete "barracano"

I libri e gli interventi mediatici di Serge Latouche cominciano a fare il loro effetto. La “decrescita felice” non è solo un concetto nato dalla pensiero di un filosofo-antropologo. Comincia ad essere uno strumento metodologico di cambiamento sociale ed economico. Un anno fa se ne parlava come di un’esperienza pilota. Oggi alcuni sociologi lo indicano come un modello. Del quartiere Sanità di Napoli se ne parla e se ne scrive in decine di giornali, in centinaia di siti e in migliaia di messaggi disseminati su tutti i social networks. Tutto è cominciato, alcuni anni or sono, con le iniziative di restauro e di riqualificazione delle Catacombe di San Gennaro, promosse da una cooperativa di giovani chiamata “La Paranza”. Sulla scia del successo di questo progetto culturale, un piccolo gruppo di abitanti del quartiere, affiancati da personalità di spicco della vita culturale della città, sacerdoti, artisti, intellettuali, scrittori e cineasti, - nella lista dei “padrini” spiccano, fra gli altri, i nomi di Peppe Barra, Lina Sastri, Erri De Luca, Paolo Sorrentino, Toni e Peppe Servillo e, il più attivo fra tutti, John Turturro - hanno creato la rete Barracano, dal nome del sindaco del Rione Sanità che Eduardo de Filippo a reso celebre nel mondo intero. Paleocontemporaneo Art Shows (PAS), gli Iron Angels, i Guests Angels, gli Urban Angels e gli Events Angels sono una costellazione di associazioni cooperative no profit che, sotto l’impulso del comitato promotore della Rete Barracano, sono riusciti à realizzare in questo mitico rione della città storica una vera e propria rivoluzione culturale. Anche se molti lettori la conoscono per averne seguito le vicende nel corso degli ultimi mesi, avvenimenti recenti degni di interesse giustificano una sua “rivisitazione”. Benché la Rete Barracano avesse da mesi preparato il lancio del loro progetto culturale, i media e il pubblico napoletano ne hanno scoperto la sua esistenza la notte del 2 luglio di quest’anno, - giorno della festa del santo del quartiere, San Vincenzo Ferrer detto “O’ Monacone” - quando nello slargo di Via Vergini, nel cuore del quartiere, i giovani della Rete hanno organizzato il primo incontro informativo con la popolazione del quartiere, conclusosi con il “Concerto-Evento di Beppe Barra” e la sua prestigiosa compagnia. Il loro scopo: coinvolgere la popolazione nel loro progetto per far rinascere il quartiere dal suo degrado economico e sociale.

Le associazioni cooperative della rete Barracano si sono inventati un nuovo concetto di turismo culturale di qualità che, se fosse adottato in tutte le città e borghi storici del nostro paese, potrebbe risolvere in gran parte i nostri endemici problemi di disoccupazione e di sottosviluppo economico e sociale. Gli abitanti del quartiere chiamano questa forma di accoglienza “spalla a spalla”, tradotta dai sociologi della progettazione culturale con l’espressione “convivialità partecipata”. Per dare concretezza ai loro progetti, traendo ispirazione da questa idea, i ragazzi delle cooperative, coadiuvati da alcuni studiosi di antropologia della comunicazione, hanno prima di tutto redatto una sorta di manifesto/guida. Questa “magna carta” progettuale rivoluziona totalmente la logica che caratterizza quasi tutti i progetti e le iniziative che mirano a sviluppare il turismo. Innanzi tutto, il termine stesso “turista” è cancellato, inesistente in tutti i documenti d’informazione. Le persone accolte dai “Guests Angels” sono, per l’appunto, dei guests, vale a dire ospiti del quartiere e futuri probabili membri attivi della Rete, anche se non residenti nel quartiere. Per questa ragione, ogni forma di marketing turistico è bandita e, decisione a dir poco “rivoluzionaria”, tutte le associazioni, che già sono per loro natura no-profit, non fatturano nessuno dei servizi offerti ma accettano solamente doni a sostegno di un programma autonomo di rinnovamento sociale e culturale del quartiere. Gli ospiti, quasi tutti stranieri o residenti all’estero – molti sono i napoletani emigrati, che hanno fatto fortuna nei paesi del nord Europa - sembrano apprezzare il fatto che i loro contributi non sono il prezzo di un servizio reso (l’accoglienza, i pernottamenti, i pasti, le visite guidate, la partecipazione agli eventi, la visita dei luoghi, delle mostre organizzate, ecc.), ma quote di adesione ad un ambizioso progetto il cui scopo, fra gli altri, è quello di sostenere la popolazione di un intero quartiere in un periodo di grave recessione economica. 

“Attenzione!” mi dice Salvatore, uno dei coordinatori della rete delle cooperative. “Non di beneficenza si tratta ma di condivisione partecipata. Il dono di scambio non va confuso con l’elemosina. Questa forma è molto apprezzata dalle Fondazioni straniere che hanno aderito alla Rete. Noi offriamo ad esempio, ai nostri ospiti amici soggiorni a Napoli di eccellente qualità – come lo sono i nostri Beds & Breakefasts, le “guests rooms” che gli “Iron Angels” hanno arredato in molti appartamenti privati della Sanità, i pasti e le consumazioni offerte dalle famiglie, i bar e le trattorie con noi convenzionati, - e i nostri Guests con i loro contributi forfettari in quanto membri della Rete ci permettono non solo di coprire i costi, ma anche di finanziare una serie di servizi resi al quartiere e ai suoi abitanti. Lo sa che con la collaborazione ed il sostegno dei Guests di una impresa svizzera di pulizia, i volontari dell’ “Urban Angels”, per esempio, hanno lanciato il programma “Sanità Risanata” che, oltre alla ripulitura e a leggeri restauri di alcuni edifici, sta realizzando con successo la raccolta differenziata dei rifiuti?” Insomma, questi “angelici” volontari stanno dimostrando che per far rinascere un quartiere a nuova vita non c’è alcun bisogno né di elemosinare sussidi pubblici né di far fare affari alle camorre o dare mazzette ad imprese private. La “terza via” intrapresa dalle cooperative che fanno capo alla Rete Barracano punta su due fonti di una ricchezza che qui a Napoli certamente non manca: l’amicizia e il lavoro.

Nuova, originale e inedita è stata la maniera che i giovani della Rete si sono inventati per lanciare il loro progetto senza chiedere un solo euro né alle autorità pubbliche né a degli sponsor. “Un anno fa, - ci dice Salvatore Russo - siamo entrati in contatto con le associazioni dei napoletani delle città di Ginevra, Zurigo e Basilea. Abbiamo fatto un accordo che prevede l’accoglienza di molti di loro nel quartiere Sanità secondo le “regole” stabilite nel nostro manifesto “spalla a spalla”. Nello stesso tempo, il Rotary Club di Castel dell’Ovo ha promosso una cordata di rotariani napoletani che si sono “gemellati” con quelli di Ginevra, Losanna e Zurigo per organizzare l’accoglienza dei loro membri e conferire ai visitatori svizzeri il titolo di “residenti virtuali del quartiere Sanità”. In pochi mesi i nostri ragazzi hanno organizzato soggiorni, conferenze, visite culturali ed eventi artistici e musicali per varie centinaia di ospiti molti dei quali hanno creato legami di amicizia con la gente del quartiere. Ad alcuni, i più entusiasti, è stato anche conferito il titolo di “residenti virtuali del quartiere Sanità” e se ne tornano a casa col “Passaporto Sanità”, per rivenire a ritrovare dopo qualche mese i loro amici del quartiere. Qui da noi non si parla di “turismo”. Questa parola è bandita dal nostro linguaggio. A Napoli, il turista è un animale da spellare. Un bipede stanco ed impaurito, sperduto nella giungla dei quartieri, alla ricerca disperata di luoghi dove osservare in tre dimensioni quello che ha già visto nelle foto delle sue guide o nelle immagini pubblicitarie delle agenzie di viaggi. I nostri guests il portafoglio se lo possono dimenticare a casa. Non corrono alcun rischio di essere vittime delle bande di “acchiappa turisti”. Capisce adesso perché il nostro progetto ha riscosso un tale successo? Gli eccellenti risultati dell’operazione ci ha obbligati a creare una lista di attesa! E poiché “da cosa nasce cosa”, alcuni dei nostri giovani volontari sono già stati invitati a completare la loro formazione in Svizzera con borse di studio delle fondazioni elvetiche che apprezzano il nostro impegno e la nostra etica.”

Ho chiesto a Alex Zanotelli, uno dei promotori ed animatori della Rete, come spiega il successo folgorante della loro iniziativa. “E’ tutto molto semplice – mi dice. Gli amici stranieri ed italiani, ospiti e sostenitori, che ci accompagnano nel lavoro della nostra Rete scoprono un quartiere abitato da gente che sa sperare e che sa credere nella solidarietà come valore e nello scambio reciproco ed equilibrato come strumento alternativo al dominio del mercato. E’ per questa ragione che essi stessi si sentono coinvolti in “spalla a spalla” che nel Vangelo ha un altro nome: si chiama amore. E l’amore più che un sentimento è una pratica. Una pratica rivoluzionaria.” [fabrizio sabelli]

festa di fine anno

La scuola d'italiano per stranieri chiude per le feste di fine anno. Un po' di marezza, poi il divertimento, i canti, i balli. Qualcuno non c'era perché lavorava in nero, altri c'erano perché licenziati dal lavoro in nero, anche noi "professori" facciamo il volontariato in nero. 










giardino & musica


sos rosarno



un giardino pubblico



il grido della terra

La Carovana si rimette in cammino, riannodando il filo di un discorso e di un percorso che non si è mai interrotto a partire dal Giubileo del 2000. Da allora si sono susseguite quattro carovane (anno 2002 – 2003 – 2004 - 2008), che hanno condiviso progetti e creato relazioni tra associazioni e enti locali, tra gruppi missionari e realtà giovanili, tra donne e uomini di buona volontà.
C’è bisogno di comunità e c’è bisogno di vivere comunità. E’ urgente riconoscersi in valori condivisi e  riempire di significato e di azione la parola pace. Riaffermare che essere costruttori di pace vuol dire fare comunità, operare per la giustizia, avere a cuore la dignità e i diritti di ogni persona, tenere lo sguardo aperto sul mondo, salvaguardare il pianeta.
Si riparte dunque con la voglia di cambiare, nel desiderio di scuotere le coscienze e smuovere gli indifferenti, coinvolgendo uomini e donne, ma soprattutto i giovani per vivere secondo i nuovi stili di vita, aperti, solidali e trasparenti, rispettosi e accoglienti soprattutto dei poveri del nostro paese e dei sud del mondo.
Cambiamento che parte da te e dal tuo modo di essere e di vivere, che dice BASTA ad un sistema economico-finanziario  basato sul profitto e sullo sfruttamento delle persone e delle risorse del creato! Cambiamento che crede e costruisce insieme agli altri un mondo giusto e sostenibile per le nuove generazioni, per i precari e i poveri del mondo.
La scelta dell’itineranza dà modo di andare incontro all’altro, vincendo i pregiudizi, esponendosi all’autocritica, superando il rischio dell’immobilismo e della rassegnazione. L’itineranza ci induce a superare le distanze tra le diverse culture e condizioni sociali, e a mettere meglio a fuoco realtà come il potere delle mafie, la tratta degli esseri umani, il disastro ambientale e proponendo come alternative i nuovi stili di vita. 
La Carovana è da vivere con eventi in loco, nelle diverse regioni d’Italia e si dà appuntamento nella Regione CAMPANIA, con dei giorni di itineranza in alcuni luoghi significativi, dal 25-30 settembre 2012.
La Carovana Missionaria della Pace 2012 è proposta dalla commissione di Giustizia e Pace degli Istituti Missionari (CIMI), da  Missio Giovani, Missio Campania, dalla Rete interdiocesana dei Nuovi Stili di Vita, in  collaborazione con il Suam Nazionale ed  altri organismi e associazioni che danno il loro appoggio e sostegno nei mesi di preparazione.
Quando senti il desiderio di comunicare e uscire da te stesso, guardarti intorno, metterti in cammino con gli ultimi, quando ti impegni per la giustizia, la pace, la riconciliazione... è allora che sei in Carovana! Insieme, rimettiamoci in cammino! [fonte: carovanadellapace.it]


Le Tappe della Carovana 2012 in Campania

25 martedì

pomeriggio

Arrivo a Napoli – Stazione Garibaldi
Spostamento per Pozzuoli
sera
Pozzuoli
Celebrazione della Memoria – San Paolo
Tratta degli esseri umani
pernottamento
Pozzuoli
26 mercoledì
mattina
Partenza per Litorale Domizio - Passaggio a Castelvolturno
Caserta
Casa Rut
Tratta esseri degli umani
pomeriggio
Spostamento per Sant’Angelo dei Lombardi
sera
Sant’Angelo dei Lombardi
Incontro aperto alla cittadinanza
Ambiente
pernottamento
Sant’Angelo dei Lombardi
27 giovedì
mattina
Sant’Angelo dei Lombardi
Visita alle sorgenti del Sele - Celebrare l’ambiente
Ambiente
pomeriggio
Partenza per Eboli
sera
Eboli
Spettacolo teatrale dei detenuti
pernottamento
Salerno
28 venerdì
mattina
Salerno
scuola
pomeriggio
Napoli-Scampia
mafie
sera
pernottamento
29 sabato
mattina
Napoli-Scampia
mafie
pomeriggio
Napoli-Sanità (saranno presentate le attività della rete sanità, in più il last minute market e il tuttogratisanità) 
mafie e lavoro
sera
pernottamento
30 domenica
mattina
Napoli-Sanità
Celebrazione alle Catacombe di San Gennaro
Mafie e lavoro 


lmm e tuttogratisanità

Finalmente ci siamo! 

La rete sanità, insieme al blog del rione, promuove una nuova iniziativa per il quartiere: il Tuttogratis (forma di scambio e di baratto), e il last minute market alimentare. Per rispondere ai numerosi bisogni in virtù delle crescenti difficoltà economiche della gente. Per ora il tuttogratis vuole essere un mezzo di “trasporto” tra cittadini e cittadini, per un riuso nel concetto di reciprocità e di risparmio, contro lo spreco e il crescente inquinamento. 

In attesa di un vero e proprio negozio destinato alla “vendita” solidale al dettaglio, per ora ci dedichiamo prevalentemente al last minute market: cibo, bevande e quant’altro in attesa di scadenza e pronte per essere consumate e smaltite. Una iniziativa che vede beneficiari le mense per i poveri e le famiglie più disagiate. In occasione dell’evento Carovana Missionaria della Pace (a Napoli dal 25 al 30 settembre), il 29 di questo mese sarà presentato dettagliatamente il progetto nel quartiere Sanità. Per info: caianto@libero.it andreapasquarelli@libero.it (A breve il sito internet)

il campo continua

La prima settimana di luglio si è svolto il campo estivo alla Sanità "Guardiamo il quartiere con altri occhi", organizzato in collaborazione tra "Crescere Insieme" e la Ludoteca di Piazza Miracoli, presso la sede dell'ex Educandato femminile. Il campo è stato organizzato tra mille difficoltà a distanza di due anni dal precedente, nel 2010, ed ha visto la partecipazione di un numero variabile di ragazzi tra i cinque e i dodici anni.

Lo spirito del campo, come indica il nome, era appunto quello di aiutare i ragazzi a riscoprire il quartiere, i luoghi caratteristici, le antiche botteghe artigiane, ma soprattutto fare gruppo. la mattina ci si ritrovava presso "Crescere Insieme", con momenti di animazione e canti, poi si usciva per le visite della giornata. Si andava poi in ludoteca dove si pranzava e poi si facevano i vari laboratori.

Sabato abbiamo concluso con una sfilata per il quartiere con i pupazzoni, i cartelloni su cui ognuno aveva scritto quello che gli piace del quartiere, scandendo slogan inventati al momento, e con il solito dragone. La giornata si è conclusa in piazza Sanità, con la testimonianza dei quattro ragazzi più grandi e con la messa celebrata da Padre Alex Zanotelli. [vincenzo minei] 

rio+20 il grido dei poveri

Il grido dei poveri sulle strade di Rio. Vi scrivo con negli occhi uno spettacolo straordinario: Rio di notte, vista dalla collina di Barrio Santa Teresa che sovrasta il cuore della città. Sono appena tornato da una grande manifestazione nel centro della megalopoli, illuminato a giorno. Che impressione vedere così tanti giovani manifestare davanti ai palazzi del potere e della ricchezza ostentata pur in presenza della miseria di milioni di favelados (per inciso, Rio fa 14 milioni di abitanti). In 50mila hanno percorso la maestosa strada centrale, avenida Rio Branco, cantando, ballando, urlando.

Pesanti le scritte sugli striscioni: “No alle soluzioni del capitalismo verde”. Pesanti gli attacchi alla presidente del Brasile: “Dilma non vedi che figura stai facendo?”  Dilma è sotto un pesante attacco per aver firmato una legge che incrementerà il taglio di alberi nella foresta amazzonica. Una partecipazione corale, popolare, gioiosa. “Non vedo le tivù nazionali”, urla una donna da un altoparlante di un camion. Infatti i media del potere sono assenti. Molto presenti invece la polizia in assetto antisommossa  e reparti dell’esercito (questo città mi appare davvero sotto controllo militare).

Notevole la partecipazione delle comunità indigene sia brasiliane che boliviane. Massiccia la presenza di Via Capesina e soprattutto dei Sem Terra brasiliani. Mi son sentito bene marciando con loro. Condividendo le loro straordinarie lotte ho avuto la netta percezione di un’intensa vitalità e di voglia di cambiare. Mi sono intristito solo nel costatare l’assenza delle comunità di base brasiliane, una volta così forti e così presenti (purtroppo la chiesa in  Brasile si sta sempre più rinchiudendo su se stessa). Forti le contestazioni contro le multinazionali, specie quelle brasiliane. “La vostra multinazionale Vale do Rio Doce – urla una donna mozambicana al microfono – sta costruendo una diga nel mio paese, derubandoci delle nostre terre e delocalizzando la nostra gente”.

Anche ieri sera era stata organizzata una manifestazione, con tremila persone in piazza, proprio contro la Vale, la più potente del Brasile, che estrae ferro nel Carajàs (regione del Maranhao) e lo strasporta lungo un tratto ferroviario di 892 km fino ad arrivare al mare. Questo ferro viene esportato in una quantità di 100 milioni di tonnellate l’anno. Lungo il percorso del treno che trasporta il minerale di ferro, la Vale si rende responsabile, oltre che di violazioni del diritto del lavoro, di tante violazione di diritti umani e di diritti ambientali. Il treno investe e uccide una persona al mese per mancanza di protezioni e di segnaletica. Anche le case vicino al percorso del treno subiscono dei danni e non poche sono pericolanti. Nonostante ciò la Vale ha l’obiettivo di raddoppiare, entro il 2015, la produzione di minerale di ferro e quindi costruire un altro binario. Raddoppieranno anche le violazioni dei diritti umani.

Nel 2009, i missionari comboniani del Brasile hanno iniziato una campagna contro questa multinazionale. L’impegno riguarda tutti, in particolare padre Dario Bossi, fratel Antonio Soffientini e padre Domingo Savio si sono mossi con decisione a sfidare questo gigante. Dopo tre anni di lotte locali e internazionali, l’opinione pubblica è più consapevole e si cominciano a vedere i primi frutti: la manifestazione del 19 giugno, con tremila persone, è uno di questi frutti. La rete internazionale, le vittorie processuali e la formazione di leader comunitari sono altri frutti di questa azione.

Sono piccole vittorie, piccoli gesti simbolici di un popolo che vuole un altro sistema, rispettoso di questo piccolo pianeta che è stato messo nelle nostre mani. A noi è stata data la gioia di camminare con questa gente, con gli umili, gli emarginati di questo continente, sognando un mondo altro. Questa è la Cupola dos Povos così lontana dai quartieri ricchi dove oggi si aperto ufficialmente il vertice Onu. Ma la speranza non sta nei palazzi ma sulle strade di Rio e del mondo con i popoli in cammino. [alex zanotelli]

calcio in libertà