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ottanta pizze
La piazza, il caffè o altro, “sospesi” sono un modo per far riemergere la cultura del dono. In pratica qualcuno paga per te qualcosa che puoi andare a prendere quando vuoi; un qualcuno senza conoscerti/ci che ti/ci regala qualcosa senza voler essere ringraziato. Anche nel rione Sanità esistono i “sospesi” come il caffè e le pizze. Diversi giorni fa due mie amici sono andati in una pizzeria del quartiere e hanno visto che ben 80 pizze erano “lì pronte per essere fatte ma nessuno le reclamava”. Bisognerebbe fare qualcosa per informare e soprattutto far capire che non si tratta di elemosina.
Il primo punto più importante comunque resta la comunicazione. Se le cose non si manifestano restano sempre dove stanno. Tutto ciò che muove un circuito virtuoso va valorizzato e sostenuto. Bisogna in qualche modo far sapere che quelle ottanta pizze devono essere consumate, così anche se ci sono dei caffè o dei cornetti caldi al bar. Alla Sanità c’è un teatro, il Nuovo Teatro Sanità, hanno per caso lasciato qualche biglietto in sospeso? Alla Sanità c’è una vineria: hanno per caso lasciato qualche bottiglia in sospeso? Alla Sanità c’è un negozio di vestiti a buon mercato: hanno per caso lasciato qualche vestito in sospeso? Alla Sanità c’è un fruttivendolo: hanno per caso lasciato qualche chilo di mele in sospeso? Alla Sanità ci sono le Catacombe di san Gaudioso: hanno per caso lasciato qualche biglietto in sospeso? Alla Sanità c’è la Tenda che ospita circa 100 poveri di Napoli: hanno per caso lasciato qualche moneta in sospeso? [+blogger]
Il primo punto più importante comunque resta la comunicazione. Se le cose non si manifestano restano sempre dove stanno. Tutto ciò che muove un circuito virtuoso va valorizzato e sostenuto. Bisogna in qualche modo far sapere che quelle ottanta pizze devono essere consumate, così anche se ci sono dei caffè o dei cornetti caldi al bar. Alla Sanità c’è un teatro, il Nuovo Teatro Sanità, hanno per caso lasciato qualche biglietto in sospeso? Alla Sanità c’è una vineria: hanno per caso lasciato qualche bottiglia in sospeso? Alla Sanità c’è un negozio di vestiti a buon mercato: hanno per caso lasciato qualche vestito in sospeso? Alla Sanità c’è un fruttivendolo: hanno per caso lasciato qualche chilo di mele in sospeso? Alla Sanità ci sono le Catacombe di san Gaudioso: hanno per caso lasciato qualche biglietto in sospeso? Alla Sanità c’è la Tenda che ospita circa 100 poveri di Napoli: hanno per caso lasciato qualche moneta in sospeso? [+blogger]
inutili determinismi
Dagli anni 50 in poi nel rione solo politici che pagano l'Enel in cambio
di un voto o preti eroi che lasciano il vuoto. Non è la ricetta del medico, ma
bisogna ascoltare la storia di chi non ha la "storia" per comprendere
che i determinismi lasciano vuoti incolmabili. Un quartiere operaio oppresso
che, quando esce allo scoperto, s‘identifica con l'oppressore. Fintantoché la
logica economica impartisce un "linguaggio legittimo", le differenze
sono gestite sempre da chi ha il potere di impartire e cambiare. “Un popolo in
cammino” deve essere realmente un popolo che cammina da solo, senza leader e
senza compromessi. Difficile, forse troppo difficile per logiche astruse. Ma la
“semplicità” di rendere liberi sta nella sua affermazione intrinseca. Come
diceva Paulo Freire “nessuno libera nessuno, nessuno si libera da solo, gli
uomini si liberano nella comunione” cit. [+blogger]
revoca a vico tronari
L’accordo
con più “forze”, e con più rappresentati che si uniscono per uno scopo comune,
è sempre il migliore. A vico Tronari i volontari, i cittadini, qualche
consigliere della Municipalità e qualche assessore del Comune di Napoli hanno
mediato affinché le otto famiglie non venissero sfrattate. Come dicevo nell’articolo precedente, le circa 50 persone che abitano sono riuscite a trovare un accordo
e a parlare con il proprietario delle stabile. Presto, si spera, arriverà il consenso
e con esso i contratti d’affitto. Per ora ci consola sapere che, pacificamente,
le situazioni gravi possono essere ristabilite attraverso il buon senso. E che
il buon senso prevali su tutte quelle persone che hanno potere decisionale.
[+blogger].
le proposte del comitato
Finalmente il Parco San Gennaro riapre: il Comitato Penninata S. Gennaro
dei Poveri prende atto dello sforzo compiuto dalle associazioni di quartiere,
della Municipalita’ e del Comune per la prossima riapertura del Parco, che e’
un bene comune di tutta la zona. Ma tutti
gli sforzi debbono essere compiuti per evitare che si ripetano gli episodi di
cattiva gestione, di vandalismo e di ingiurie che hanno impedito che il Parco
fosse frequentato dalla famiglie della scala e della zona.
Al primo posto ci deve essere la
sicurezza, e la notizia buona e’ che la vigilanza sarà garantita da operatori ed
organizzati in turni diurni. A questi potrebbero affiancarsi anche
volontari (pensionati, Boyscout) per evitare il fenomeno delle squadre di
vandali che scoraggiano l’utilizzazione del Parco.
Sarebbe utile la predisposizione
di un semplice regolamento basato su pochi punti: Rispetto della natura, rispetto delle strutture, rispetto delle persone.
Deve esserci una campagna di comunicazione anche preventiva e le persone
addette alla vigilanza debbono essere autorevoli e anche fisicamente
distinguibili, mediante giacca, uniforme o semplice pettorina con scritta. Per
la notte e’ necessario aumentare la protezione anti intrusione nei punti più
facilmente accessibili, anche perché stiamo parlando di un’ inferriata di poche migliaia di euro. Ma soprattutto questo parco deve ‘vivere’, come vivono
i parchi in altre zone della città. Ed il Parco vive se incontra i bisogni
delle persone.
Per far questo non bastano gli
eventi ed effetti speciali; bisogna ascoltare le persone che saranno naturali e
quotidiani fruitori del parco: mamme con bambini, ragazzi, anziani; con loro va
avviato un processo di vera e propria progettazione
partecipata, con incontri soprattutto informali, semplici questionari ed
anche forum su social network. Ma già da subito sulla base dell’ esperienza di
lavoro in quartiere, il Comitato Penninata avanza le sue proposte di minima, da
avviare al più presto.
Innanzitutto i bambini: un’attrazione naturale ed
economica sono le strutture di base per giochi all’aria aperta: altalene,
giostrine e castello di legno tipo Robinson. Per le mamme e gli anziani e’ importante installare un primo numero di
panchine, senza le quali è difficile proprio pensare ad un parco. Per i ragazzi va tenuto in manutenzione il campo di calcetto, nel quale
può essere prevista anche una rete di pallavolo che favorisce di più l’
incontro tra ragazze e ragazzi. Per gli anziani va costruito un campo da bocce e predisposto un tavolo per
il gioco delle carte. Per i giovani si può pensare ad un tavolo di legno e panchine al quale
sedersi per socializzare.
Vanno favoriti inoltre tutti i piccoli ‘lavori’ che possono animare un parco, e a noi la fantasia
non manca: un pony per fare un giro intorno al parco, un carrettino con bibite
e gelati e magari una giostrina. Il Parco vive di più e viene automaticamente
protetto se c’e’ qualcuno che ci lavora. Queste sono le prime proposte minimali ed il Comitato
ritiene che debbano essere attuate subito; altrimenti la ‘creatura’ nasce
morta. [Comitato Penninata]
rete "barracano"
I
libri e gli interventi mediatici di Serge Latouche cominciano a fare il loro
effetto. La “decrescita felice” non è solo un concetto nato dalla pensiero di
un filosofo-antropologo. Comincia ad essere uno strumento metodologico di
cambiamento sociale ed economico. Un anno fa se ne parlava come di un’esperienza
pilota. Oggi alcuni sociologi lo indicano come un modello. Del quartiere Sanità
di Napoli se ne parla e se ne scrive in decine di giornali, in centinaia di
siti e in migliaia di messaggi disseminati su tutti i social networks. Tutto è
cominciato, alcuni anni or sono, con le iniziative di restauro e di
riqualificazione delle Catacombe di San Gennaro, promosse da una cooperativa di
giovani chiamata “La Paranza”. Sulla scia del successo di questo progetto
culturale, un piccolo gruppo di abitanti del quartiere, affiancati da
personalità di spicco della vita culturale della città, sacerdoti, artisti,
intellettuali, scrittori e cineasti, - nella lista dei “padrini” spiccano, fra
gli altri, i nomi di Peppe Barra, Lina Sastri, Erri De Luca, Paolo Sorrentino, Toni
e Peppe Servillo e, il più attivo fra tutti, John Turturro - hanno creato la
rete Barracano, dal nome del sindaco del Rione Sanità che Eduardo de Filippo a
reso celebre nel mondo intero. Paleocontemporaneo Art Shows (PAS), gli Iron
Angels, i Guests Angels, gli Urban Angels e gli Events Angels sono una
costellazione di associazioni cooperative no profit che, sotto l’impulso del
comitato promotore della Rete Barracano, sono riusciti à realizzare in questo
mitico rione della città storica una vera e propria rivoluzione culturale.
Anche se molti lettori la conoscono per averne seguito le vicende nel corso
degli ultimi mesi, avvenimenti recenti degni di interesse giustificano una sua
“rivisitazione”. Benché la
Rete Barracano avesse da mesi preparato il lancio del loro progetto culturale,
i media e il pubblico napoletano ne hanno scoperto la sua esistenza la notte
del 2 luglio di quest’anno, - giorno della festa del santo del quartiere, San
Vincenzo Ferrer detto “O’ Monacone” - quando nello slargo di Via Vergini, nel
cuore del quartiere, i giovani della Rete hanno organizzato il primo incontro
informativo con la popolazione del quartiere, conclusosi con il
“Concerto-Evento di Beppe Barra” e la sua prestigiosa compagnia. Il loro scopo:
coinvolgere la popolazione nel loro progetto per far rinascere il quartiere dal
suo degrado economico e sociale.
Le
associazioni cooperative della rete Barracano si sono inventati un nuovo
concetto di turismo culturale di qualità che, se fosse adottato in tutte le
città e borghi storici del nostro paese, potrebbe risolvere in gran parte i
nostri endemici problemi di disoccupazione e di sottosviluppo economico e
sociale. Gli abitanti del quartiere chiamano questa forma di accoglienza “spalla
a spalla”, tradotta dai sociologi della progettazione culturale con
l’espressione “convivialità partecipata”. Per dare concretezza ai loro
progetti, traendo ispirazione da questa idea, i ragazzi delle cooperative,
coadiuvati da alcuni studiosi di antropologia della comunicazione, hanno prima
di tutto redatto una sorta di manifesto/guida. Questa “magna carta” progettuale
rivoluziona totalmente la logica che caratterizza quasi tutti i progetti e le
iniziative che mirano a sviluppare il turismo. Innanzi tutto, il termine stesso
“turista” è cancellato, inesistente in tutti i documenti d’informazione. Le
persone accolte dai “Guests Angels” sono, per l’appunto, dei guests,
vale a dire ospiti del quartiere e futuri probabili membri attivi della Rete,
anche se non residenti nel quartiere. Per questa ragione, ogni forma di
marketing turistico è bandita e, decisione a dir poco “rivoluzionaria”, tutte
le associazioni, che già sono per loro natura no-profit, non fatturano nessuno
dei servizi offerti ma accettano solamente doni a sostegno di un programma
autonomo di rinnovamento sociale e culturale del quartiere. Gli ospiti, quasi
tutti stranieri o residenti all’estero – molti sono i napoletani emigrati, che
hanno fatto fortuna nei paesi del nord Europa - sembrano apprezzare il fatto
che i loro contributi non sono il prezzo di un servizio reso (l’accoglienza, i
pernottamenti, i pasti, le visite guidate, la partecipazione agli eventi, la
visita dei luoghi, delle mostre organizzate, ecc.), ma quote di adesione ad un
ambizioso progetto il cui scopo, fra gli altri, è quello di sostenere la
popolazione di un intero quartiere in un periodo di grave recessione economica.
“Attenzione!” mi dice Salvatore, uno dei coordinatori della rete delle
cooperative. “Non di beneficenza si tratta ma di condivisione partecipata. Il
dono di scambio non va confuso con l’elemosina. Questa forma è molto apprezzata
dalle Fondazioni straniere che hanno aderito alla Rete. Noi offriamo ad
esempio, ai nostri ospiti amici soggiorni a Napoli di eccellente qualità – come
lo sono i nostri Beds & Breakefasts, le “guests rooms” che gli “Iron
Angels” hanno arredato in molti appartamenti privati della Sanità, i pasti e le
consumazioni offerte dalle famiglie, i bar e le trattorie con noi
convenzionati, - e i nostri Guests con i loro contributi forfettari in quanto
membri della Rete ci permettono non solo di coprire i costi, ma anche di
finanziare una serie di servizi resi al quartiere e ai suoi abitanti. Lo sa che
con la collaborazione ed il sostegno dei Guests di una impresa svizzera di
pulizia, i volontari dell’ “Urban Angels”, per esempio, hanno lanciato il
programma “Sanità Risanata” che, oltre alla ripulitura e a leggeri restauri di
alcuni edifici, sta realizzando con successo la raccolta differenziata dei
rifiuti?” Insomma, questi “angelici” volontari stanno dimostrando che per far
rinascere un quartiere a nuova vita non c’è alcun bisogno né di elemosinare
sussidi pubblici né di far fare affari alle camorre o dare mazzette ad imprese
private. La “terza via” intrapresa dalle cooperative che fanno capo alla Rete
Barracano punta su due fonti di una ricchezza che qui a Napoli certamente non
manca: l’amicizia e il lavoro.
Nuova,
originale e inedita è stata la maniera che i giovani della Rete si sono
inventati per lanciare il loro progetto senza chiedere un solo euro né alle
autorità pubbliche né a degli sponsor. “Un anno fa, - ci dice Salvatore Russo -
siamo entrati in contatto con le associazioni dei napoletani delle città di
Ginevra, Zurigo e Basilea. Abbiamo fatto un accordo che prevede l’accoglienza
di molti di loro nel quartiere Sanità secondo le “regole” stabilite nel nostro
manifesto “spalla a spalla”. Nello stesso tempo, il Rotary Club di
Castel dell’Ovo ha promosso una cordata di rotariani napoletani che si sono
“gemellati” con quelli di Ginevra, Losanna e Zurigo per organizzare
l’accoglienza dei loro membri e conferire ai visitatori svizzeri il titolo di
“residenti virtuali del quartiere Sanità”. In pochi mesi i nostri ragazzi hanno
organizzato soggiorni, conferenze, visite culturali ed eventi artistici e
musicali per varie centinaia di ospiti molti dei quali hanno creato legami di
amicizia con la gente del quartiere. Ad alcuni, i più entusiasti, è stato anche
conferito il titolo di “residenti virtuali del quartiere Sanità” e se ne
tornano a casa col “Passaporto Sanità”, per rivenire a ritrovare dopo qualche
mese i loro amici del quartiere. Qui da noi non si parla di “turismo”. Questa
parola è bandita dal nostro linguaggio. A Napoli, il turista è un animale da
spellare. Un bipede stanco ed impaurito, sperduto nella giungla dei quartieri,
alla ricerca disperata di luoghi dove osservare in tre dimensioni quello che ha
già visto nelle foto delle sue guide o nelle immagini pubblicitarie delle
agenzie di viaggi. I nostri guests il portafoglio se lo possono dimenticare a
casa. Non corrono alcun rischio di essere vittime delle bande di “acchiappa
turisti”. Capisce adesso perché il nostro progetto ha riscosso un tale
successo? Gli eccellenti risultati dell’operazione ci ha obbligati a creare una
lista di attesa! E poiché “da cosa nasce cosa”, alcuni dei nostri giovani
volontari sono già stati invitati a completare la loro formazione in Svizzera
con borse di studio delle fondazioni elvetiche che apprezzano il nostro impegno
e la nostra etica.”
Ho chiesto a Alex Zanotelli, uno dei promotori ed animatori
della Rete, come spiega il successo folgorante della loro iniziativa. “E’ tutto
molto semplice – mi dice. Gli amici stranieri ed italiani, ospiti e
sostenitori, che ci accompagnano nel lavoro della nostra Rete scoprono un
quartiere abitato da gente che sa sperare e che sa credere nella solidarietà
come valore e nello scambio reciproco ed equilibrato come strumento alternativo
al dominio del mercato. E’ per questa ragione che essi stessi si sentono
coinvolti in “spalla a spalla” che nel Vangelo ha un altro nome: si
chiama amore. E l’amore più che un sentimento è una pratica. Una pratica
rivoluzionaria.” [fabrizio sabelli]
festa di fine anno
La scuola d'italiano per stranieri chiude per le feste di fine anno. Un po' di marezza, poi il divertimento, i canti, i balli. Qualcuno non c'era perché lavorava in nero, altri c'erano perché licenziati dal lavoro in nero, anche noi "professori" facciamo il volontariato in nero.
il grido della terra
La Carovana si rimette in cammino, riannodando il filo di un discorso e di un percorso che non si è mai interrotto a partire dal Giubileo del 2000. Da allora si sono susseguite quattro carovane (anno 2002 – 2003 – 2004 - 2008), che hanno condiviso progetti e creato relazioni tra associazioni e enti locali, tra gruppi missionari e realtà giovanili, tra donne e uomini di buona volontà.
C’è bisogno di comunità e c’è bisogno di vivere comunità. E’ urgente riconoscersi in valori condivisi e riempire di significato e di azione la parola pace. Riaffermare che essere costruttori di pace vuol dire fare comunità, operare per la giustizia, avere a cuore la dignità e i diritti di ogni persona, tenere lo sguardo aperto sul mondo, salvaguardare il pianeta.
Si riparte dunque con la voglia di cambiare, nel desiderio di scuotere le coscienze e smuovere gli indifferenti, coinvolgendo uomini e donne, ma soprattutto i giovani per vivere secondo i nuovi stili di vita, aperti, solidali e trasparenti, rispettosi e accoglienti soprattutto dei poveri del nostro paese e dei sud del mondo.
Cambiamento che parte da te e dal tuo modo di essere e di vivere, che dice BASTA ad un sistema economico-finanziario basato sul profitto e sullo sfruttamento delle persone e delle risorse del creato! Cambiamento che crede e costruisce insieme agli altri un mondo giusto e sostenibile per le nuove generazioni, per i precari e i poveri del mondo.
La scelta dell’itineranza dà modo di andare incontro all’altro, vincendo i pregiudizi, esponendosi all’autocritica, superando il rischio dell’immobilismo e della rassegnazione. L’itineranza ci induce a superare le distanze tra le diverse culture e condizioni sociali, e a mettere meglio a fuoco realtà come il potere delle mafie, la tratta degli esseri umani, il disastro ambientale e proponendo come alternative i nuovi stili di vita.
La Carovana è da vivere con eventi in loco, nelle diverse regioni d’Italia e si dà appuntamento nella Regione CAMPANIA, con dei giorni di itineranza in alcuni luoghi significativi, dal 25-30 settembre 2012.
La Carovana Missionaria della Pace 2012 è proposta dalla commissione di Giustizia e Pace degli Istituti Missionari (CIMI), da Missio Giovani, Missio Campania, dalla Rete interdiocesana dei Nuovi Stili di Vita, in collaborazione con il Suam Nazionale ed altri organismi e associazioni che danno il loro appoggio e sostegno nei mesi di preparazione.
Quando senti il desiderio di comunicare e uscire da te stesso, guardarti intorno, metterti in cammino con gli ultimi, quando ti impegni per la giustizia, la pace, la riconciliazione... è allora che sei in Carovana! Insieme, rimettiamoci in cammino! [fonte: carovanadellapace.it]
Mafie e lavoro
Le Tappe della Carovana 2012 in Campania
25 martedì
pomeriggio
Arrivo a Napoli – Stazione Garibaldi
Spostamento per Pozzuoli
sera
Pozzuoli
Celebrazione della Memoria – San Paolo
Tratta degli esseri umani
pernottamento
Pozzuoli
26 mercoledì
mattina
Partenza per Litorale Domizio - Passaggio a Castelvolturno
Caserta
Casa Rut
Tratta esseri degli umani
pomeriggio
Spostamento per Sant’Angelo dei Lombardi
sera
Sant’Angelo dei Lombardi
Incontro aperto alla cittadinanza
Ambiente
pernottamento
Sant’Angelo dei Lombardi
27 giovedì
mattina
Sant’Angelo dei Lombardi
Visita alle sorgenti del Sele - Celebrare l’ambiente
Ambiente
pomeriggio
Partenza per Eboli
sera
Eboli
Spettacolo teatrale dei detenuti
pernottamento
Salerno
28 venerdì
mattina
Salerno
scuola
pomeriggio
Napoli-Scampia
mafie
sera
pernottamento
29 sabato
mattina
Napoli-Scampia
mafie
pomeriggio
Napoli-Sanità (saranno presentate le attività della rete sanità, in più il last minute market e il tuttogratisanità)
mafie e lavoro
sera
pernottamento
30 domenica
mattina
Napoli-Sanità
Celebrazione alle Catacombe di San Gennaro
lmm e tuttogratisanità
Finalmente ci siamo!
La rete sanità, insieme al blog del rione, promuove una nuova iniziativa per il quartiere: il Tuttogratis (forma di scambio e di baratto), e il last minute market alimentare. Per rispondere ai numerosi bisogni in virtù delle crescenti difficoltà economiche della gente.
Per ora il tuttogratis vuole essere un mezzo di “trasporto” tra cittadini e cittadini, per un riuso nel concetto di reciprocità e di risparmio, contro lo spreco e il crescente inquinamento.
In attesa di un vero e proprio negozio destinato alla “vendita” solidale al dettaglio, per ora ci dedichiamo prevalentemente al last minute market: cibo, bevande e quant’altro in attesa di scadenza e pronte per essere consumate e smaltite. Una iniziativa che vede beneficiari le mense per i poveri e le famiglie più disagiate.
In occasione dell’evento Carovana Missionaria della Pace (a Napoli dal 25 al 30 settembre), il 29 di questo mese sarà presentato dettagliatamente il progetto nel quartiere Sanità. Per info: caianto@libero.it andreapasquarelli@libero.it (A breve il sito internet)
il campo continua
La prima
settimana di luglio si è svolto il campo estivo alla Sanità "Guardiamo il
quartiere con altri occhi", organizzato in collaborazione tra
"Crescere Insieme" e la Ludoteca di Piazza Miracoli, presso la sede
dell'ex Educandato femminile. Il campo è stato organizzato tra mille difficoltà
a distanza di due anni dal precedente, nel 2010, ed ha visto la partecipazione
di un numero variabile di ragazzi tra i cinque e i dodici anni.
Lo spirito del
campo, come indica il nome, era appunto quello di aiutare i ragazzi a
riscoprire il quartiere, i luoghi caratteristici, le antiche botteghe
artigiane, ma soprattutto fare gruppo. la mattina ci si ritrovava presso
"Crescere Insieme", con momenti di animazione e canti, poi si usciva
per le visite della giornata. Si andava poi in ludoteca dove si pranzava e poi
si facevano i vari laboratori.
Sabato abbiamo
concluso con una sfilata per il quartiere con i pupazzoni, i cartelloni su cui
ognuno aveva scritto quello che gli piace del quartiere, scandendo slogan
inventati al momento, e con il solito dragone. La giornata si è conclusa in
piazza Sanità, con la testimonianza dei quattro ragazzi più grandi e con la
messa celebrata da Padre Alex Zanotelli. [vincenzo minei]
rio+20 il grido dei poveri
Il grido dei poveri sulle strade
di Rio. Vi scrivo con negli occhi uno spettacolo straordinario: Rio di notte,
vista dalla collina di Barrio Santa Teresa che sovrasta il cuore della città.
Sono appena tornato da una grande manifestazione nel centro della megalopoli,
illuminato a giorno. Che impressione vedere così tanti giovani manifestare
davanti ai palazzi del potere e della ricchezza ostentata pur in presenza della
miseria di milioni di favelados (per inciso, Rio fa 14 milioni di abitanti). In
50mila hanno percorso la maestosa strada centrale, avenida Rio Branco,
cantando, ballando, urlando.
Pesanti le scritte sugli
striscioni: “No alle soluzioni del capitalismo verde”. Pesanti gli attacchi
alla presidente del Brasile: “Dilma non vedi che figura stai facendo?” Dilma è sotto un pesante attacco per aver
firmato una legge che incrementerà il taglio di alberi nella foresta
amazzonica. Una partecipazione corale, popolare, gioiosa. “Non vedo le tivù
nazionali”, urla una donna da un altoparlante di un camion. Infatti i media del
potere sono assenti. Molto presenti invece la polizia in assetto
antisommossa e reparti dell’esercito
(questo città mi appare davvero sotto controllo militare).
Notevole la partecipazione delle
comunità indigene sia brasiliane che boliviane. Massiccia la presenza di Via
Capesina e soprattutto dei Sem Terra brasiliani. Mi son sentito bene marciando
con loro. Condividendo le loro straordinarie lotte ho avuto la netta percezione
di un’intensa vitalità e di voglia di cambiare. Mi sono intristito solo nel
costatare l’assenza delle comunità di base brasiliane, una volta così forti e
così presenti (purtroppo la chiesa in
Brasile si sta sempre più rinchiudendo su se stessa). Forti le
contestazioni contro le multinazionali, specie quelle brasiliane. “La vostra
multinazionale Vale do Rio Doce – urla una donna mozambicana al microfono – sta
costruendo una diga nel mio paese, derubandoci delle nostre terre e
delocalizzando la nostra gente”.
Anche ieri sera era stata organizzata
una manifestazione, con tremila persone in piazza, proprio contro la Vale, la
più potente del Brasile, che estrae ferro nel Carajàs (regione del Maranhao) e
lo strasporta lungo un tratto ferroviario di 892 km fino ad arrivare al mare.
Questo ferro viene esportato in una quantità di 100 milioni di tonnellate
l’anno. Lungo il percorso del treno che trasporta il minerale di ferro, la Vale
si rende responsabile, oltre che di violazioni del diritto del lavoro, di tante
violazione di diritti umani e di diritti ambientali. Il treno investe e uccide
una persona al mese per mancanza di protezioni e di segnaletica. Anche le case
vicino al percorso del treno subiscono dei danni e non poche sono pericolanti.
Nonostante ciò la Vale ha l’obiettivo di raddoppiare, entro il 2015, la
produzione di minerale di ferro e quindi costruire un altro binario. Raddoppieranno
anche le violazioni dei diritti umani.
Nel 2009, i missionari comboniani
del Brasile hanno iniziato una campagna contro questa multinazionale. L’impegno
riguarda tutti, in particolare padre Dario Bossi, fratel Antonio Soffientini e
padre Domingo Savio si sono mossi con decisione a sfidare questo gigante. Dopo
tre anni di lotte locali e internazionali, l’opinione pubblica è più
consapevole e si cominciano a vedere i primi frutti: la manifestazione del 19
giugno, con tremila persone, è uno di questi frutti. La rete internazionale, le
vittorie processuali e la formazione di leader comunitari sono altri frutti di
questa azione.
Sono piccole vittorie, piccoli
gesti simbolici di un popolo che vuole un altro sistema, rispettoso di questo
piccolo pianeta che è stato messo nelle nostre mani. A noi è stata data la
gioia di camminare con questa gente, con gli umili, gli emarginati di questo
continente, sognando un mondo altro. Questa è la Cupola dos Povos così lontana
dai quartieri ricchi dove oggi si aperto ufficialmente il vertice Onu. Ma la
speranza non sta nei palazzi ma sulle strade di Rio e del mondo con i popoli in
cammino. [alex zanotelli]




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