lunedì 9 novembre 2009

Il Denaro Pesa Più Dell'Acqua! di Alex Zanotelli

E' stato uno shock per me sentire che il Senato, il 4 novembre scorso, ha sancito la privatizzazione dell'acqua. Il voto in Senato è la conclusione di un iter parlamentare che dura da due anni. Infatti il governo Berlusconi, con l'articolo 23 bis della Legge 133/2008, aveva provveduto a regolamentare la gestione del servizio idrico integrato che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società, mediante il rinvio a gara, entro il 31 dicembre 2010. Quella Legge è stata approvata il 6 agosto 2008, mentre l’Italia era in vacanza. Un anno dopo, precisamente il 9 settembre 2009, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge (l’accordo Fitto/Calderoli), il cui articolo 15, modificando l'articolo 23bis, muove passi ancora più decisivi verso la privatizzazione dei servizi idrici, prevedendo: a) L'affidamento della gestione dei servizi idrici a favore di imprenditori o di società, anche a partecipazione mista (pubblico/privata), con capitale privato non inferiore al 40%; b) Cessazione degli affidamenti “in house” a società totalmente pubbliche, controllate dai comuni alla data del 31 dicembre 2011. Questo decreto è passato in Senato per essere trasformato in legge. Il PD, che è sempre stato piuttosto favorevole alla privatizzazione dell'acqua, ha proposto nella persona del senatore Bubbico, un emendamento-compromesso: l'acqua potrebbe essere gestita dai privati, ma la proprietà resterebbe pubblica. Questa proposta, fatta solo per salvarsi la faccia, passa con un voto bipartisan! Ma la maggioranza vota per la privatizzazione dell’acqua. L’opposizione (PD e IDV), vota contro il decreto-legge. E così il Senato vota la privatizzazione dell’acqua, bene supremo oggi insieme all’aria! E' la capitolazione del potere politico ai potentati economico-finanziari. La politica è finita! E' il trionfo del Mercato, del profitto. E’ la fine della democrazia. “Se la Camera dei Deputati - ha detto correttamente il Forum dei movimenti dell’acqua - non ribalterà il misfatto del Senato, si sarà celebrata la delegittimazione delle Istituzioni”. Per questo dobbiamo denunciare con forza: il governo Berlusconi che, con questo voto al Senato, ora privatizza tutti i rubinetti d’Italia. “Questo decreto segna un passaggio cruciale per la cultura civile del nostro paese e per la sua Costituzione - scrivono Molinari e Lembo del Contratto Mondiale dell'Acqua. I Comuni e le Regioni vengono espropriati da funzioni proprie con un vero attentato alla democrazia.”Il partito di opposizione, il PD, che continua a nicchiare sulla privatizzazione dell’acqua (sappiamo che il nuovo segretario Bersani è stato sempre a favore della privatizzazione). Ed infine tutta l’opposizione, per non aver portato un problema così grave all'attenzione dell’opinione pubblica. Per questo rivolgiamo un appello a tutti i partiti perché ritirino questo decreto o tolgano l’acqua dal decreto. E questo devono farlo adesso che il decreto legge passa alla discussione nella Camera dei Deputati. Si parla che il decreto potrebbe essere votato il 16 novembre. E ai partiti di opposizione chiediamo che dichiarino ufficialmente la loro posizione tramite il loro segretario nazionale e diano mandato al partito di mobilitarsi su tutto il territorio nazionale. E chiediamo altresì, ai partiti di opposizione di riportare in aula la Legge di iniziativa popolare che ha ottenuto nel 2007 400.000 firme ed ora dorme nella Commissione Ambiente della Camera. Chiediamo alle Regioni di: impugnare la costituzionalità dell’articolo 15 del decreto Fitto/Calderoli; varare leggi regionali sulla gestione pubblica del servizio idrico. Chiediamo ai Comuni di: Indire Consigli Comunali monotematici sull’acqua; dichiarare l’acqua bene di non rilevanza economica; fare la scelta dell’Azienda Pubblica speciale per la gestione delle proprie acque. Questa opzione, a detta di molti avvocati e giuristi, è possibile anche con l’attuale legislazione. Si tratta praticamente di ritornare alle vecchie municipalizzate. Chiediamo ai sindacati di: pronunciarsi sulla privatizzazione dell’acqua tramite i propri segretari nazionali; mobilitarsi e mobilitare i cittadini contro la mercificazione dell’acqua. Chiediamo infine alla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) di: proclamare l’acqua un diritto fondamentale umano, come ha fatto il Papa Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate dove parla “dell'accesso all’acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni” (n.27); protestare, in nome della vita, come afferma il Papa nell'enciclica, contro la legge che privatizza l’acqua; chiedere alle comunità parrocchiali di organizzarsi sia per informarsi sia per fare pressione a tutti i livelli, perché l’acqua non diventi merce. Infatti l’acqua è sacra, l’acqua è vita, l’acqua è un diritto fondamentale umano. Questo bisogna ripeterlo ancora di più, in un momento così grave in cui con il surriscaldamento del pianeta, rischiamo di perdere i ghiacciai e i nevai, e quindi buona parte delle nostre fonti idriche. E lo ripetiamo con forza alla vigilia della conferenza internazionale di Copenhagen, dove l’acqua deve essere discussa come argomento fondamentale legato al clima. Per questo chiediamo a tutti, al di là di fedi o di ideologie perché “sorella acqua” , fonte della vita, venga riconosciuta da tutti come diritto fondamentale umano e non sottoposta alla legge del mercato. Si tratta di vita o di morte per le classi deboli dei paesi ricchi, ma soprattutto per i poveri del Sud del mondo che la pagheranno con milioni di morti per sete. [Alex Zanotelli]

domenica 8 novembre 2009

SCATTO D'ORGOGLIO

La diffusione del video choc sull’esecuzione avvenuta 11 maggio scorso al quartiere Sanità ha generato, unitamente a un grande clamore, posizioni differenziate rispetto agli atteggiamenti più opportuni che la società civile dovrebbe manifestare. Tra tante dichiarazioni due, autorevoli, pubblicate da Repubblica domenica 1 novembre, perimetrano l’ambito di riflessione. Pagina 10, il procuratore Giandomenico Lepore “…la gente deve avere uno scatto di orgoglio e capire che la sicurezza non cade dall’alto ma bisogna conquistarsela anche con i propri comportamenti”. Pagina 11, lo scrittore Roberto Saviano “L’indifferenza è il rovescio della paura, istinto di conservazione non solo fisica. Non si può pretendere che chi ha solo quello per preservare una dimensione vivibile del proprio quotidiano, se ne privi senza che un segno forte di volontà di smantellare i meccanismi che lo avvelenano sia arrivato dal di fuori”. La procura, che pur tra tante difficoltà svolge il proprio ruolo in modo encomiabile e alla quale va tutto il nostro apprezzamento, chiede alla gente uno scatto d’orgoglio, per collaborare alla sua azione. La richiesta si configura logica e legittima per un contesto regolato e curato, ma alla Sanità va considerata alla luce della costante assenza dell’azione amministrativa nella conduzione della cosa pubblica, assenza che ha perpetuato un abbandono colpevole favorendo il progressivo degrado dei luoghi e, riprendendo le parole di Saviano, senza che un segno forte di volontà di smantellare i meccanismi che lo avvelenano sia arrivato dal di fuori”. Lo scatto d’orgoglio il quartiere lo esprime con attività svolte da numerose associazioni che operano nel culturale e nel sociale, in condizioni spesso desolanti, dove è impossibile osservare un qualsiasi segno da città civile, quale la presenza di un vigile urbano o il ripristino di una buca, che rimandi ad una normalità. Bisogna vivere dall’interno realtà tanto complesse per elaborare una dimensione di lettura che possa fornire l’indispensabile forza d’animo per proseguire in un lavoro nel quale si avverte assoluta solitudine. Attenzione, questa non vuole essere l’abusata litania di chi rivendica un intervento pubblico di tipo assistenziale, ma la testimonianza (“La Napoli che vogliamo” Forum di ascolto della città. Culture beni culturali e turismo 3 febbraio 2006) di chi nel 2005 a seguito degli eventi, tristemente noti, legati alla faida di Secondigliano ricevette, nei locali dell’associazione che coordina, visita ispettiva da qualcuno che aveva necessità di capire se l’attività culturale promossa – recupero, valorizzazione e fruizione degli ipogei ellenistici – celasse, in realtà, il rifugio di qualche avversario. Superato il primo comprensibile sgomento per i modi spicci con i quali costoro si presentarono, furono accompagnati in sopralluogo con lo spirito di illustrargli comunque quanto quei luoghi fossero importanti per la storia della città. Uno tra loro esortò dicendo “Prufusso’ ma tinimm’ ‘stu poc’ ca’ sott’ e nisciun’ s’ n’ fott’? Ecco, quell’uomo, pur nella sua brutalità, intuì qualcosa che chi dovrebbe comprendere, per estrazione culturale e funzione istituzionale rigetta considerando, in realtà, nel proprio intimo, le sorti del quartiere irrimediabilmente compromesse. Le associazioni culturali alla Sanità lavorano quotidianamente nell’ombra, nella convinzione, secondo alcuni utopistica, che con impegno, sicuramente titanico, potranno un giorno riuscire a strappare a quegli uomini bruti qualche figlio, il cui destino non vogliono considerare inesorabilmente segnato. [Carlo Leggieri - Associazione Culturale Celanapoli]

venerdì 6 novembre 2009

LA SOCIETA' DEL MOUSSAKAS

Per descrivere i processi d’integrazione tra etnie i sociologi usano diverse metafore. Per esempio, la società statunitense, formata da immigrati provenienti da tutto il mondo in epoche diverse e assimilati a un modello culturale unico, era paragonata a un crogiolo, il famoso melting pot. Altri esperti usano la metafora culinaria della salad bowl, l’insalatiera contenente vari tipi di verdure che condite insieme hanno un sapore armonioso. Anche il moussakàs, piatto completo dal sapore unico (anzi, epico), può essere paragonato a una società in evoluzione, che passa dal modello multiculturale a quello interculturale. Per la preparazione del moussakàs bisogna disporre in una teglia tre strati di cibi differenti, cucinati in maniera diversa. Il primo strato è di melanzane fritte, anche se alcuni usano le patate. Sopra, dopo una spolverata di parmigiano, si mette uno strato di ragù e infine, dopo un’altra spolverata di parmigiano, si aggiunge la besciamella. Il moussakàs è multiculturale perché i suoi ingredienti vengono da diverse parti del mondo. La melanzana è d’origine asiatica, la patata proviene dagli altopiani andini, il pomodoro – che gli aztechi chiamavano tomatl – viene dall’America centrale, il parmigiano è italiano, la besciamella è una salsa rainata d’ideazione francese e la carne macinata del ragù è la migliore, quella del luogo. L’olio di oliva non può che essere mediterraneo. Quando gli strati sono pronti, si mette tutto in forno per circa mezz’ora. L’olio che unisce Oltre a essere multiculturale, il moussakàs è l’esempio concreto di una società interculturale. I suoi ingredienti non sono schiacciati, spremuti o pestati. I componenti di questa società comunicano tra loro senza perdere identità, pur essendo di origini diverse. Ogni ingrediente è insaporito dall’olio di oliva, che mette in relazione i diversi sapori e ne facilita la convivenza. Si dice del moussakàs che diventa migliore il giorno dopo la cottura. L’interculturalità è un processo che ha bisogno di tempo per crescere e maturare. Ma, intanto, bisogna cominciare. [Internazionale N819 - Helene Paraskeva è una scrittrice nata ad Atene. Vive a Roma dal 1975]

mercoledì 4 novembre 2009

IL PRINCIPIO DI PETER

Questo è un momento particolare, un momento dove la confusione regna sovrana. Cosa si deve fare per combattere la povertà? Come si affronta la “classificazione” sociale? Chi è il colpevole e chi la vittima? Chi subisce il silenzio della paura? Chi affoga nell’ingiustizia? Queste domande non vengono mai poste, né le possiamo ascoltare in televisione né le vediamo scritte sui giornali. Ma la cosa più importante, chi risponde? Chi ha la capacità di affrontate temi così angolosi? I preti? I politici? Gli intellettuali? I giornalisti? Una cosa è certa, queste domande vengono fatte ogni giorno, ogni pomeriggio, ogni sera e a notte inoltrata, sono domande che da anni aspettano una semplice risposta. Alcuni paesi del mondo hanno avuto il coraggio di cambiare politica e direzione. Gli Stati Uniti D’America, il Brasile, la Turchia, la Spagna. In parte essi hanno sradicato il precedente, hanno pensato al futuro considerando gli sbagli del passato. Naturalmente è ancora tutto da vedere, ma forse si può affermare che la buona volontà è arrivata. Quando arriverà in Italia? Quando arriverà nelle terre infuocate il buon senso padrone della “civiltà”? Sono più di 30 anni che i salari e gli stipendi in questo paese non aumentano. Negli anni ‘80 un operaio percepiva una busta paga di 1.600mila di vecchie lire, l’equivalente di una busta paga a progetto di € 800, la somma che oggi prende un precario. Il Francia, qualche anno fa, il Governo stava per approvare una legge che istituiva i nostri vecchi contratti di formazione, oggi oro se equiparati con quelli a progetto; senza esitazione i francesi scesero in piazza a protestare e la legge fu ritirata. In Italia la voglia di protestare è svanita assieme alla voglia di cultura. Mai come in questi anni il nostro paese è sceso così in basso, soprattutto attraverso la produzione letteraria, cinematografica, sociale. Ma per fortuna questa è solo una parte. Le piccole comunità vivono tra di loro, si organizzano, si ingegnano e proliferano. Un po’ come i contadini argentini che mettendo da parte risorse e Governo incominciando a rifare autonomamente. La nostra comunità non rispecchia oggi il mondo degli intellettuali, incapace di protestare e di agire, oggi chi ha voglia agisce superando gli ostacoli e le aspettative. La politica ha dalla sua parte i grandi network che ancora hanno la capacità di condizionare. Questa illusione però sta per essere superata, i mass media stano disegnando la loro distruzione agendo solo per l’audience e gli inserzionisti e non per l’informazione. Tutti si stupiscono e si chiedono il perché in Italia si vendono così pochi quotidiani, la riposta è semplice: essi dicono menzogne. Una controprova negativa? Perché allora si vendono tanti settimanali, rotocalchi e giornale di gossip? La riposta è altrettanto facile, perché l’alternativa non c’è. Se c’è monopolio la somma è bella e fatta. Gli scettici dicono che l’ora orwelliana sta suonando, la paura e la tristezza limita la creatività e aumenta la debilitazione. Socrate diceva che le radici della violenza nascono nella debolezza. Oggi più che mai i media sono deboli e stanno firmando la loro condanna a morte. La firmano raccontando solo velleità, atrofizzazioni, disinteresse e opacità. Internet esplode di idee e innovazioni, mentre i media nazionali copiano da anni le trasmissioni attribuendosene la paternità. Lo ribadisco ancora una volta, in Italia vige il principio di Peter: “In ogni gerarchia tutti tendono ad accrescere il loro livello di incompetenza”. [+Blogger]

lunedì 2 novembre 2009

LETTERA AL SINDACO DI NAPOLI

Sono una cittadina del Rione Sanità. Angela Rinzivillo, onorata e orgogliosa di vivere qui, qui sono nata e cresciuta, qui ho insegnato ed ora pensionata svolgo un po’ di volontariato. Il dolore per la morte di Elvis non riesco a sopportarlo, ma quello che mi ha molto ferita è stata l’intervista che Lei ha rilasciato al giornale “Il Napoli”. Si documenti prima di parlare e condannare, non può accusare “la mancanza della rete di solidarietà costruita dai vicini di casa, dai parenti, dalle associazioni, dalle parrocchie”. Le elenco le tante iniziative sorte nel rione che fanno e danno tanto: Il Parroco di S. Maria della Sanità don Antonio Loffredo, instancabile che in pochi anni ha portato avanti. Grazie anche all’avvocato Aldanese, grandi progetti: La cooperativa sociale ONLUS: “La Paranza” che comprende; Sportello di Povertà Laboratori informatici Progetto TRIP (FBNAI) Centro di aggregazione “L’altra Napoli”.E grazie a questa cooperativa ha dato lavoro a tanti giovani e a ex detenuti. Nel quartiere lo “Sportello d’Ascolto” era del comune, veniva portato avanti da assistenti sociali, venne chiuso e il parroco, uomo deciso e generoso, l’ha riaperto e funziona grazie a un gruppo di volontari, ed ha anche il Banco alimentare. Nel quartiere v’è sempre la presenza di Padre Alex Zanotelli e di tanti altri Comboniani e volontari che lavorano e si battono per il Rione Sanità: Il centro ADLER in Via Vergini che opera nel sostegno famigliare e adolescenziale; Quattro doposcuola distaccati in Via Cristallini, Piazzetta S. Vincenzo, nella stessa scuola Froebeliano e presso la Chiesa dei Vincenziani; Due Parchi (unici nel quartiere) uno davanti all’Ospedale S. Gennaro e l’altro “Parco degli aranci” in Salita Cinesi, dove operano volontari impegnati inattività sociali; Poi l’Istituto “F. Ozanam” della S. Vincenzo de Paoli, dove funziona un asilo nido, la scuola materna e le prime due classi elementari; Un Banco alimentare e il Guardaroba: vestiti smessi dai più abbienti di cui ne beneficiano soprattutto gli extracomunitari; Un poliambulatorio dove prestano la loro opera esimii medici, gratuitamente nelle ore libere. È momentaneamente chiuso perché non si riesce a reperire i soldi per la messa a norma della Legge 626 per la sicurezza. Sia il parroco che la S. Vincenzo de Paoli pagano bollette a rate di pigione a chi ne ha bisogno. E ancora le Suore di Carità “Maria Bambina” sempre disposte ad aiutare il Parroco, la S. Vincenzo de Paoli. La Superiora lavora anche presso la Caritas, accettano qualsiasi incombenza e soprattutto aiutano quelli che soffrono. L’Associazione HUMANITAS, fondata e diretta dalla signora Flora Di Gianni Caruso che Lei conosce bene, anche Ella fa tanto per il quartiere. E tanti altri che operano e soffrono nel silenzio. Quello che manca è la solidarietà delle Istituzioni. Se Lei visitasse questo Rione si accorgerebbe che di solidarietà ce n’è tanta. Purtroppo, qualche volta accade il peggio. La mamma di Elvis è dignitosissima e ha nascosto a tutti la sua povertà anche alle sorelle quindi Lei ha detto: “È stata una tragedia della povertà che poteva accadere a tutti, ma non doveva accadere ad un bimbo di sei anni buono, bravo a scuola, che aveva già le idee e sognava di diventare ingegnere. [Angela Rinzivillo]

sabato 31 ottobre 2009

RIONE SANITA' E ALTRO

Ancora una volta in media parlano del rione come un luogo distrutto dalle circostanze e dalla camorra. Dopo il video mostrato dai tg nazionali ed internazionali e locali, le radio e giornali hanno parlato e discusso, accusato e denigrato; una sconfinata mole di parole, di opinioni, di commenti e giudizi. Mentre scrivo, ore 01.40, la zanzara di radio 24 commenta e fa commentare, mentre il giudizio impavido del cornista accusa la mentalità napoletana e la sua omertà. Complimenti a chi non vive e non conosce questo quartiere e Napoli, d’altronde è una tipica conseguenza di questo modo di fare giornalismo, un modo competente per il livello raggiunto. I giornalisti che scrivono buone notizie sono inesistenti. Mentre qualcuno muore ammazzato, diverse donne del rione ogni mercoledì aiutano i senza fissa dimora di Napoli; mentre l’immondizia è sommersa sotto le terre coltivate, altri si organizzano per aiutare la mamma del piccolo e povero Elvis; mentre la politica italiana e quella campana è allo sfascio, su internet si moltiplicano interventi a favore del buon senso: non privatizzare l’acqua, aiutare chi ha bisogno si sangue, di cibo, di sostegno. Sempre nel quartiere sanità alcuni medici psichiatrici (associazione psichiatrica italiana) si battono distribuendo consigli e prestazioni gratis, ecc, ecc. Chi ha mai sentito parlare, oltre a noi del rione, di Crescere Insieme? Un solo signore con l’aiuto di altri volontari ha salvato la vita di molti, anzi, tantissimi tossicodipendenti, senza l’aiuto dello stato o di chi ne aveva le competenze. Sempre più spesso la gente si sostituisce e si ingegna per superare le barriere burocratica, in molte Asl gli assistenti sociali, quelli che dovrebbero aiutare il pubblico e gli ammalati, non sanno come e cosa fare di fronte a certe richieste. Poco informati e sempre meno competenti molte persone sono costrette a consultare internet per risolvere o capire come poter richiedere una sedia a rotelle, i pannoloni, medicinali speciali e altro ancora. Provate a chiedere una protesi per un ammalato e se non dite che avete il decreto del 100% di invalidità con l’accompagnamento vi diranno sempre che non è possibile, ma se poi gli portate la legge 104/92 e gliela sbattete in faccia, al massimo vi diranno che l’italiano non è specificato bene. Le buone notizie sono scartate, non fanno comprare giornali, non fanno vedere la televisione, quindi non ha senso pubblicarle. Nel rione solo i morti ammazzati fanno notizia, notizia, notizia e solo notizia. L’informazione è un optional per gli incolti e i reticenti. Mai come in questi anni l’Italia è scesa agli ultimi posti nelle classifiche di produzione culturale, cinematografica e giornalistica. [+Blogger]

L'ALTRO SPAZIO

RIPROPONIAMO ANCORA UNA VOLTA L'ARTICOLO DEL 12 OTTOBRE 2008 - ITALIA, NAPOLI, RIONE SANITA'.

Qualcuno sul blog ci ha invitati a scrivere di camorra, noi della redazione cerchiamo sempre di dialogare con chi lascia messaggi esaudendo nel possibile le esigenze e le aspettative. Naturalmente ci chiediamo, e chiediamo a chi ci ha fatto questa osservazione: forse dobbiamo scrivere di camorra perché siamo nel rione Sanità? Ma, a parte le polemiche che lasciano il tempo che trovano, saremo pressoché banali se incominciassimo quest’articolo dicendo che la camorra è un sistema che coinvolge politici, imprenditori, operai e nullafacenti. In questo caso avremmo fatto la scoperta dell’acqua calda. Una differenza che terremmo a sottolineare è quella spaziale. Spiegando meglio questa differenza, essa è nella sostanza quel piano intermedio che intercorre tra l’alta camorra (come parte delle Istituzioni o gli intellettualoidi) e la bassa manovalanza, cioè parti del popolo. Quello che vorremmo mettere in risalto sono proprio tutti quelli che appartengono allo stato intermedio, uno stadio che non si conosce ancora bene e che, secondo il nostro parere, è quello che riesce a distruggersi e rinascere contemporaneamente. È una specie di economia impazzita che inventa qualcosa che nell’immediato già è obsoleto. Quelli che hanno la peggio sono i “poveri di turno, quello che noi definiamo operai della camorra: per essere più precisi, e non vorremmo sbagliare, in passato 13 morti in 26 mesi solo nel nostro quartiere. Precisiamo ulteriormente che quando ci riferiamo alle Istituzioni o al popolo, naturalmente, è sottointeso che non intendiamo dire che tutti gli Italiani sono camorristi o mafiosi, anzi è esattamente il contrario. Se in parte riconosciamo un legame debole, ossia nel definire lo stato alto e basso della camorra, abbiamo già scoperto che una parte molto ristretta di persone “giocano” o con i camorristi o a fare i camorristi. Quello che maggiormente ci preoccupa è, lo ribadiamo, quel vuoto che permette a molti uomini di depositare denaro sporco su banche inaccessibili, quelli che truffano lecitamente, oppure i professionisti del raggiro, in una definizione, tutti quelli che riescono in un modo o nell’altro a farla franca.
A nostro parere nelle Istituzioni locali crediamo ci siano abbastanza persone oneste che, ad un certo punto, vengono irretiti in questa traccia indelebile di favoritismi e clientelismi, a volte demotivati e mortificati nella loro professionalità. Basti pensare allo scandalo delle emittenti private per avere un esempio calzante. Le nostre osservazioni sono contro quelli che imbrogliano regolarmente, quelli che, pur essendo condannati sporgono denuncia per diffamazione, quelli che minacciano azioni legali per offesa alla buona fede, quelli che si sentono, o dicono di sentirsi, perseguitati senza mai essere andati in galera. In realtà ci assillano tutti quei camorristi indefiniti, quelli che non si espongono, gente che guadagna milioni di euro facendosi prestare un nome e/o corrompendo con la forza del denaro e della persuasione. Non difendiamo l’alta camorra o la bassa manovalanza: essa è condannabile comunque perché oltre a far del male a gli altri fa male a se stessa e a tutti quelli che intorno la seguono. Quando si arrestano i capi mafiosi il problema non è farli pentire per poi arrestare esponenti e malavitosi (essa deve essere la norma), la questione invece è riuscire a controllare quello spazio, di cu sopra, che giace nell’ombra tra un eletto di turno e un venditore fallito, tra un professionista oratore e un nullafacente, tra un manager corrotto e un lavoratore stanco.
Questi esempi sono estremi e sintetici, per questione di spazio non possiamo farne altri, ma ci aiutano a comprendere che la sottrazione degli spazi, la sperequazione economica, l’indifferenza istituzionale, la mancanza di sensibilità pubblica ecc, ecc, sono i punti che nell’immediato andrebbero analizzati e studiati più a fondo. Nel rione Sanità, circa 70mila anime su cinque chilometri quadrati, manca una scuola media inferiore, un ufficio postale, un asilo nido, (e per creare un po’ di lusso), una biblioteca, un cinema, un teatro… in un quartiere dove si contano numerose bellezze storiche e artistiche la sottrazione degli spazi pubblici (che riteniamo di centrale importanza) è l’elemento fondante che evidenza la debolezza culturale riducendo l’immagine fattiva a mera sostanza oziosa. [+Blogger, Mauro ‘o Romano]

giovedì 29 ottobre 2009

¿Qué pasaría si un día despertamos?

Qué passarìa sì un dìa despertamos dàndonos cuenta de que somos mayorìa? Qué passarìa sì de pronto una injusticia, sòlo una, es repudiada por todos, todos los que somos, todos, no, unos, no algunos, sino todos? Qué passarìa sì en vez de seguir divididos nos multiplicamos, nos sumamos y restamos al enemigo que interrumpe nuestro paso?

PROVIAMO A TRADURRE

Che cosa succederebbe se svegliandoci capissimo che siamo in maggioranza? Che cosa succederebbe se all'improvviso un'ingiustizia, soltanto una, fosse ripudiata da tutti, proprio da tutti: non da alcuni, non da qualcuno, ma veramente di tutti? Che cosa succederebbe se, invece di restare divisi, ci moltiplicassimo, ci unissimo e resistessimo al nemico che ferma i nostri passi? [Alcuni pezzi tradotti della poesia di Mario Benedetti].

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¿Quépasaría si un día despertamos
dándonos cuenta de que somos mayoría?
¿Qué pasaría si de pronto una injusticia,
sólo una, es repudiada por todos,
todos que somos todos, no unos,
no algunos, sino todos?
¿Quépasaría si en vez de seguir divididos
nos multiplicamos, nos sumamos
restamos al enemigo que interrumpe nuestro paso,

Qué pasaría si nos organizáramos
y al mismo tiempo enfrentáramos sin armas,
en silencio, en multitudes,
en millones de miradas la cara de los opresores,
sin vivas, sin aplausos,
sin sonrisas, sin palmadas en ¡os hombros,
sin cánticos partidistas,
sin cánticos?

¿Qué pasaría si yo pidiese por vos que estás tan lejos
y vos por mí que estoy tan lejos,
y ambos por los otros que están muy lejos,
y los otros por nosotros aunque estemos lejos?
¿Qué pasaría si el grito de un continente
fuese el grito de todos los continentes?
¿Qué pasaría si pusiésemos el cuerpo en vez
de lamentarnos?
¿Qué pasaría si rompemos las fronteras
y avanzamos, y avanzamos,
y avanzamos, y avanzamos?

¿Quépasaría si quemamos todas las banderas
para tener sólo una, la nuestra,
la de todos, o mejor ninguna
porque no la necesitamos.
¿Qué pasaría si de pronto dejamos de ser patriotas
para ser humanos?
No sé. Me pregunto yo,
¿qué pasaría? [mario benedetti]

lunedì 26 ottobre 2009

NEGATA SEDIA A ROTELLE AD UNA DONNA SENZA GAMBE DEL RIONE

PERCHE' NEGARE UNA SEDIA A ROTELLE A CHI NE HA BISOGNO?


video


Napoli, Rione Sanità, Salita Principi.



sabato 24 ottobre 2009

VIA L'AMIANTO DA SANTA TERESA

Per diversi giorni alla via Santa Teresa degli Scalzi pezzi di amianto erano tranquillamente adagiati a terra vicino ai bidoni della spazzatura, a pochi metri di distanza dagli esercizi commerciali e alimentari. Quasi sempre in quel punto i vigili urbani sostano per controllare i traffico. Nonostante le proteste della gente soltanto stamattina alle ore 9,30 è stato rimosso. Ma chi l’ha riposto lì? Chi ha avuto la folle idea di buttarlo in quel posto? Basta fare una telefonata, anche se in questi casi bisogna aspettare diversi giorni. E’ assurdo come la stupidità della gente arrivi al culmino dell’indecenza e della follia. In quel luogo bambini, mamme, anziani passano per fare la spesa, per andare a scuola, per fare shopping. È assurdo anche il fatto che solo dopo diversi giorni sono venuti a rimuovere il materiale. Eppure lì ci sono sempre i vigili urbani, se avessero voluto avrebbero fatto intervenire subito gli specialisti, e invece…

Denunciare l’accaduto è segno di partecipazione come hanno fatto diversi abitanti del posto. Nella redazione è arrivata una mail di protesta da Grenoble, Francia. Stranamente su facebook i ragazzi del quartiere, che pure sono attenti a queste cose, non hanno citato questo grave atto vandalico. Ci auguriamo che cose del genere non succedano più anche se in questa città complicata gli avvenimenti sembrano ripetersi di continuo, la storia non insegna soprattutto alla classe politica e dirigenziale. Come dice Vandana Schiva “Vivere con meno è il nostro nuovo Rinascimento”.

giovedì 22 ottobre 2009

SCIENZE PER LA PACE

Dopo che nei giorni scorsi i telegiornali del pensiero unico hanno dato notizia dell’ultimo fondamentale episodio di emancipazione della donna (la parità tra i due sessi nell’accedere alle Accademie Militari, vedi la “Nunziatella”, fucina di militanti dei movimenti per un mondo senza guerre), la mattina del 10 settembre al TG1 delle ore 7 – esattamente alle 7.20 – quasi a completamento della notizia di cui sopra un giornalista in carriera alla RAI, Gennaro Sangiuliano, discute con il conduttore e un docente universitario sul proliferare di corsi di laurea inutili, facendo due esempi: scienze per il giardinaggio e scienze per la pace. Per il giardinaggio, basti pensare in quale stato versa il più antico e degradato giardino pubblico d’Europa, la Villa Comunale di Napoli, per comprendere come ci sia bisogno - qui e altrove - di buoni esperti di giardinaggio che significa manutenzione di aiuole, vivai, progettazione/realizzazione di giardini pubblici con prati, fiori, etc… Sulle facoltà di “Scienze per la pace” (che, in Italia, si possono contare sulle dita di una mano!) non è un caso se ne chieda la chiusura: in tempi di raddoppio delle spese militari, di storno a favore delle missioni belliche delle cifre in bilancio per il volontariato nel terzo mondo, di guerre preventive chiamate missioni di pace, il Sangiuliano vede, ovviamente, come inutile l’impiego di operatori di pace come mediatori culturali o nella diplomazia o in progetti di emancipazione dal sottosviluppo, dallo sfruttamento di persone e risorse, dal saccheggio indiscriminato delle stesse o nei progetti di contrasto non armato ai conflitti. È evidente che se questo governo e gli altri nel mondo perseguono la pace tramite la guerra, a che serve la “Scienza per la pace” quando già ci sono missioni di guerra chiamate di pace? Ma, nonostante la irresistibile ascesa ai vertici RAI, Sangiuliano è informato che negli USA le Facoltà di “Scienze per la pace” sono oltre 300? Il Sangiuliano, che parlava con qualche appunto su foglietti in palmo di mano, è andato oltre magnificando un grande riformatore ed esperto di scuola, il filosofo Giovanni Gentile quale pianificatore di corsi scolastici e universitari (omettendo di parlare del ruolo attivo del filosofo Gentile nella dittatura e nella didattica fascista). Affermazioni senza che il conduttore, il giornalista del TG1 nulla eccepisce, come anche il docente universitario (anch’egli dettosi contrario alla facoltà di “Scienze per la pace”) ospite di questa “finestra” informativa che, di buon mattino, è entrata nelle case di tanti italiani manipolando in modo così rozzo lo spettatore. Certo, caro Sangiuliano, eliminando i giardini e gli operatori di pace, avanzerebbe quel deserto chiamato guerra. [Francesco Ruotolo è Direttore responsabile di “Satyagraha” - quaderni promossi dalla Facoltà di “Scienza per la pace” Università di Pisa, francescoruotolo1@virgilio.it]

lunedì 19 ottobre 2009

MORIRE DI POVERTA’

MORIRE DI POVERTA': SILENZIO! SCHIFO! VERGOGNA! INETTI! Stamattina sulla Salita Sanità, conosciuta come la Micciatella, un bambino è morto per la troppa esalazione di una stufa, un bambino non italiano ma che in realtà parlava molto meglio di altri sui coetanei. È l’ennesima negligenza a discapito delle famiglie più povere. Diversi mesi fa l’alluvione, che ogni anno allaga la Sanità, aveva rischiato di fare una tragedia, diverse abitazioni si erano allagate e per poco non saltavano alcune cabine elettriche. Inutile le nostre lagnanze. Morire di povertà in un quartiere povero, che tende di imitare la borghesia, è schifoso; schifoso per l’immobilità, schifoso per il disprezzo delle vite umane, schifoso per chi si vergogna e per chi ancora non può pagare l’elettricità. In uno stato sociale le garanzia minime dovrebbero essere la norma. E invece si preferisce far morire bambini, speriamo bene per la mamma che si trova in gravissime condizioni all’ospedale san Gennaro. No abbiamo intenzione di dilungarci, già l’Ansa, Repubblica, Il Mattino e gli altri network hanno scritto della tragedia. Questo è un blog che cerca di non riportare le notizie dei grandi network, anche se quello che è successo oggi ci riguarda molto da vicino. BASTA con l’indifferenza, BASTA con l’insensibilità e il disprezzo. Muoiono le persone! L’estate scorsa alla via Vergini un uomo venne sparato e dopo pochi minuti san Vincenzo fece la sua processione. BASTA! Ma forse chi scrive si è già rassegnato. MORIRE DI POVERTA': SILENZIO! SCHIFO! VERGOGNA! INETTI!

ITALIANI O ITALIENI?

La settimana scorsa molti Tg nazionali hanno riportato la notizia che a Napoli tre donne hanno aggredito sia verbalmente che con schiaffi e cazzotti alcuni vigili donne, e che l’aggressione poi è continuata anche dentro la caserma. Un fatto di cronaca rilevante… sembra. Altrettanto vero è il fatto che molti ragazzi che vengono arrestati dalla polizia una volta portati alla questura vengono malmenati e schiaffeggiati senza senso e senza potersi difendere. Naturalmente di questa situazione i Tg nazionali non ne fanno parola. In realtà tutto quello che i grandi network italiani fanno vedere per l’80% è manipolato e criptato dai responsabili e da chi ha il potere per farlo. La logica non è l’informazione ma il fatto così confezionato. Questo è provato dal fatto che tutti dicono le stesse cose, tutti danno le stesse notizie, non si salva neanche la carta stampata.
Venerdì notte (ore 01,15 circa), su radio 24 si parlava come al solito di politica; ad un certo punto un commentatore aveva detto che il presidente della repubblica aveva violato la costituzione. In realtà la discussione era nata perché Napolitano, esortato da una persona a non firmare una legge, aveva risposto che “firmare non significava nulla”. Lo speaker aveva obiettato sostenendo che Napolitano si riferiva alle parole di quella persona e non al fatto di non firmare. La discussione era andata avanti per parecchi minuti: l’uno diceva che non era possibile che un presidente della repubblica dicesse una cosa del genere, visto che non firmare è previsto dalla costituzione, mentre l’altro affermava che l’interpretazione era sbagliata in quanto le parole dette e non la legge venivano obbiettate dal Presidente. Insomma un fraintendimento generale. Credo che chi ha ascoltato non avrà avuto modo di capire quali realmente fossero stati gli intenti di Napolitano in relazione a quella frase.
A queste discussioni siamo abbastanza abituati noi (voi, essi) italiani, in realtà non si sa mai chi ha torto e chi ha ragione. La stessa cosa è attuata con le leggi italiane: c’è sempre un’altra legge che sconferma, amplia, riduce o amplifica quella precedente. Le interpretazioni che si possono dare alla lingua italiana sono svariate e a volte anche contorte. L’italiano è una lingua difficile e molti, politici compresi, non solo sbagliano a parlare ma scrivono male o non scrivono proprio. Il problema, soprattutto in questo determinato periodo storico, è il fatto che l’ignoranza ha prevalso sul buon senso, così come il linguaggio economico ha sconfinato e trapassato quello culturale. Ecco perché oggi noi facciamo le guerre mediatiche, il fatto è che non ci capiamo, non capiamo l’italiano, diciamo la stessa cosa ma la interpretiamo in modo differente o viceversa; è il linguaggio che in parte ci affoga grazie anche alla nostra incapacità. In effetti l’italiano è una lingua inventata per gli ITALIENI. [+Blogger].

sabato 17 ottobre 2009

[S]FONDI PUBBLICI

Continua il dirottamento dei fondi pubblici dai servizi essenziali come centri diurni, di riabilitazione asili nido, all’assistenza domiciliare, per destinarli a progetti che arricchiscono i centri di formazione, le clientele politiche, senza avere una ricaduta sociale sul territorio. Prendiamo il caso della formazione professionale. Nel periodo 2000-2006 sono stati spesi svariati milioni di euro, per corsi come quello sulle “veline”, sapendo già in partenza che determinate offerte formative non potevano avere una finalità lavorativa. Un altro caso eclatante è il “Progetto Isola” un chiaro esempio di misura assistenziale. Altro esempio sono i corsi di formazione effettuati dalla scuole, dove vengono foraggiati Direttori scolastici, insegnanti, tutor, segretari. Mentre si sperpera senza concludere nulla, nella città di Napoli, è presente un bacino di 3500 senza fissa dimora ed i posti letto sono solo 150. L’assessore alle Politiche sociali Giulio Riccio non ha mantenuto l’impegno di istituire in ogni municipalità un presidio di ristoro, di igiene e informativo per i senza fissa dimora. Nel Rione Sanità sono stati promessi, ma ancora mancano: un asilo nido comunale, negatoci dall’Assessore regionale alla Formazione Corrado Gabriele, un centro polisportivo, un presidio dei Vigili Urbani, un’isola ecologica, una biblioteca, un ufficio Postale adeguato, una scuola media inferiore pubblica.

progetti partecipati proposti dagli abitanti del Rione vengono regolarmente ignorati dalle Istituzioni. I progetti preparati dalle Istituzioni nei minimi dettagli (molte volte sono copiati), illustrati su enormi pile cartacee, solitamente vengono calati dall’alto, senza confrontarsi con i reali bisogni della popolazione. Chi attua i progetti, ovvero: cooperative, fondazioni, associazioni sono legati indissolubilmente alle volontà dei partiti. Senza il legame con classe politica sono praticamente chiusi i rubinetti dei finanziamenti e l’approvazione dei progetti si perde nel labirinto della burocrazia. Tutto questo se si esclude il periodo di campagna elettorale, dove si promettono fondi, pagamenti degli arretrati, nuove collaborazioni, il tutto automaticamente disatteso il giorno dopo le elezioni. Dal 2007 al 2013 sono stati stanziati altri miliardi di euro per la Regione Campania. Siamo nel 2009, sono passati due anni e questi finanziamenti, come quelli del 2000-2006, continuano ad arricchire i soliti noti. Intanto 16 mila napoletani emigrano nelle Regioni del Nord-Italia e la città continua ad essere in balia del degrado sociale, ambientale e culturale. [Mauro Migliazza].

mercoledì 14 ottobre 2009

RONDE NEL QUARTIERE

E’ da qualche settimana che girano le ronde nel nostro rione. Ragazzi molto giovano in cerca di lavoro e di gloria. In realtà è da parecchi anni che si vedono, anche se ogni tanto scompaiono, per poi riapparire massicciamente e ri-sparire successivamente. Sono i ragazzi che si definiscono del “telefono”, sì è proprio così, se li senti dicono proprio così: “siamo del telefono”. Sono i precari che lavorano per le compagnie telefoniche e che cercano di “appioppare” un nuovo contratto con la scusa di un risparmio considerevole sulla bolletta. Spesso non sanno neanche parlare bene l’italiano, cercano di convincere le persone, che non ha nemmeno il telefono, ad abbonarsi con vantaggi e benefici. In realtà sono ragazzi che non sanno nulla di contratti, né di rete fissa né internet, e se ne sanno, vi assicuro, è veramente poco. La colpa non è di questi poveri “appioppatori” male addestrati e poco professionali; in realtà la colpa è di un sistema che recluta vergogna in cerca di soldi. Chi fa questo “mestiere” ha la dignità di lavoratore onesto, un giovane diplomato ceca di guadagnarsi da vivere, anche se un perfido economista decide come e quando bisogna guadagnare e mangiare. In verità mi fanno “pena” questi ragazzi ben vestiti, con camicia, pantalone classico, cartellina e penna in bella vista. Questi ragazzi sono i management del futuro, quelli su cui la società deve contare per progredire e aiutare; essi non hanno nessuna colpa, la sola responsabilità è di chi sta a capo di un bordello economico. Pur per far soldi la formazione non basta, basta la furbizia e la subordinazione. “Dici di si e cerca di fottere gl’altri”, campa tu… “io voglio la botte piena e la moglie ubriaca”. È la lotta per la sopravvivenza al lavoro, per l’incompetenza politica, per la tragicità. È l’umana pietas di un lavoro che non ha lavoro, di una economia che non è economia, di un sistema che non è un sistema. Cosa aspettarsi per le prossime consulenze? La legge di uno studioso dice: “si occupa sempre un posto da incompetenti, ecco perché il carro tira avanti…”. Non è una massima è l’inettitudine figlia del mercato. [+Blogger ].