lunedì 9 novembre 2009
Il Denaro Pesa Più Dell'Acqua! di Alex Zanotelli
domenica 8 novembre 2009
SCATTO D'ORGOGLIO
venerdì 6 novembre 2009
LA SOCIETA' DEL MOUSSAKAS
Quando gli strati sono pronti, si mette tutto in forno per circa mezz’ora. L’olio che unisce Oltre a essere multiculturale, il moussakàs è l’esempio concreto di una società interculturale. I suoi ingredienti non sono schiacciati, spremuti o pestati. I componenti di questa società comunicano tra loro senza perdere identità, pur essendo di origini diverse. Ogni ingrediente è insaporito dall’olio di oliva, che mette in relazione i diversi sapori e ne facilita la convivenza. Si dice del moussakàs che diventa migliore il giorno dopo la cottura. L’interculturalità è un processo che ha bisogno di tempo per crescere e maturare. Ma, intanto, bisogna cominciare. [Internazionale N819 - Helene Paraskeva è una scrittrice nata ad Atene. Vive a Roma dal 1975]
mercoledì 4 novembre 2009
IL PRINCIPIO DI PETER
Questo è un momento particolare, un momento dove la confusione regna sovrana. Cosa si deve fare per combattere la povertà? Come si affronta la “classificazione” sociale? Chi è il colpevole e chi la vittima? Chi subisce il silenzio della paura? Chi affoga nell’ingiustizia? Queste domande non vengono mai poste, né le possiamo ascoltare in televisione né le vediamo scritte sui giornali. Ma la cosa più importante, chi risponde? Chi ha la capacità di affrontate temi così angolosi? I preti? I politici? Gli intellettuali? I giornalisti? Una cosa è certa, queste domande vengono fatte ogni giorno, ogni pomeriggio, ogni sera e a notte inoltrata, sono domande che da anni aspettano una semplice risposta. Alcuni paesi del mondo hanno avuto il coraggio di cambiare politica e direzione. Gli Stati Uniti D’America, il Brasile, la Turchia, la Spagna. In parte essi hanno sradicato il precedente, hanno pensato al futuro considerando gli sbagli del passato. Naturalmente è ancora tutto da vedere, ma forse si può affermare che la buona volontà è arrivata. Quando arriverà in Italia? Quando arriverà nelle terre infuocate il buon senso padrone della “civiltà”? Sono più di 30 anni che i salari e gli stipendi in questo paese non aumentano. Negli anni ‘80 un operaio percepiva una busta paga di 1.600mila di vecchie lire, l’equivalente di una busta paga a progetto di € 800, la somma che oggi prende un precario. Il Francia, qualche anno fa, il Governo stava per approvare una legge che istituiva i nostri vecchi contratti di formazione, oggi oro se equiparati con quelli a progetto; senza esitazione i francesi scesero in piazza a protestare e la legge fu ritirata. In Italia la voglia di protestare è svanita assieme alla voglia di cultura. Mai come in questi anni il nostro paese è sceso così in basso, soprattutto attraverso la produzione letteraria, cinematografica, sociale. Ma per fortuna questa è solo una parte. Le piccole comunità vivono tra di loro, si organizzano, si ingegnano e proliferano. Un po’ come i contadini argentini che mettendo da parte risorse e Governo incominciando a rifare autonomamente. La nostra comunità non rispecchia oggi il mondo degli intellettuali, incapace di protestare e di agire, oggi chi ha voglia agisce superando gli ostacoli e le aspettative. La politica ha dalla sua parte i grandi network che ancora hanno la capacità di condizionare. Questa illusione però sta per essere superata, i mass media stano disegnando la loro distruzione agendo solo per l’audience e gli inserzionisti e non per l’informazione. Tutti si stupiscono e si chiedono il perché in Italia si vendono così pochi quotidiani, la riposta è semplice: essi dicono menzogne. Una controprova negativa? Perché allora si vendono tanti settimanali, rotocalchi e giornale di gossip? La riposta è altrettanto facile, perché l’alternativa non c’è. Se c’è monopolio la somma è bella e fatta. Gli scettici dicono che l’ora orwelliana sta suonando, la paura e la tristezza limita la creatività e aumenta la debilitazione. Socrate diceva che le radici della violenza nascono nella debolezza. Oggi più che mai i media sono deboli e stanno firmando la loro condanna a morte. La firmano raccontando solo velleità, atrofizzazioni, disinteresse e opacità. Internet esplode di idee e innovazioni, mentre i media nazionali copiano da anni le trasmissioni attribuendosene la paternità. Lo ribadisco ancora una volta, in Italia vige il principio di Peter: “In ogni gerarchia tutti tendono ad accrescere il loro livello di incompetenza”. [+Blogger]
lunedì 2 novembre 2009
LETTERA AL SINDACO DI NAPOLI
sabato 31 ottobre 2009
RIONE SANITA' E ALTRO
L'ALTRO SPAZIO
Qualcuno sul blog ci ha invitati a scrivere di camorra, noi della redazione cerchiamo sempre di dialogare con chi lascia messaggi esaudendo nel possibile le esigenze e le aspettative. Naturalmente ci chiediamo, e chiediamo a chi ci ha fatto questa osservazione: forse dobbiamo scrivere di camorra perché siamo nel rione Sanità? Ma, a parte le polemiche che lasciano il tempo che trovano, saremo pressoché banali se incominciassimo quest’articolo dicendo che la camorra è un sistema che coinvolge politici, imprenditori, operai e nullafacenti. In questo caso avremmo fatto la scoperta dell’acqua calda. Una differenza che terremmo a sottolineare è quella spaziale. Spiegando meglio questa differenza, essa è nella sostanza quel piano intermedio che intercorre tra l’alta camorra (come parte delle Istituzioni o gli intellettualoidi) e la bassa manovalanza, cioè parti del popolo. Quello che vorremmo mettere in risalto sono proprio tutti quelli che appartengono allo stato intermedio, uno stadio che non si conosce ancora bene e che, secondo il nostro parere, è quello che riesce a distruggersi e rinascere contemporaneamente. È una specie di economia impazzita che inventa qualcosa che nell’immediato già è obsoleto. Quelli che hanno la peggio sono i “poveri di turno, quello che noi definiamo operai della camorra: per essere più precisi, e non vorremmo sbagliare, in passato 13 morti in 26 mesi solo nel nostro quartiere. Precisiamo ulteriormente che quando ci riferiamo alle Istituzioni o al popolo, naturalmente, è sottointeso che non intendiamo dire che tutti gli Italiani sono camorristi o mafiosi, anzi è esattamente il contrario. Se in parte riconosciamo un legame debole, ossia nel definire lo stato alto e basso della camorra, abbiamo già scoperto che una parte molto ristretta di persone “giocano” o con i camorristi o a fare i camorristi. Quello che maggiormente ci preoccupa è, lo ribadiamo, quel vuoto che permette a molti uomini di depositare denaro sporco su banche inaccessibili, quelli che truffano lecitamente, oppure i professionisti del raggiro, in una definizione, tutti quelli che riescono in un modo o nell’altro a farla franca.
A nostro parere nelle Istituzioni locali crediamo ci siano abbastanza persone oneste che, ad un certo punto, vengono irretiti in questa traccia indelebile di favoritismi e clientelismi, a volte demotivati e mortificati nella loro professionalità. Basti pensare allo scandalo delle emittenti private per avere un esempio calzante. Le nostre osservazioni sono contro quelli che imbrogliano regolarmente, quelli che, pur essendo condannati sporgono denuncia per diffamazione, quelli che minacciano azioni legali per offesa alla buona fede, quelli che si sentono, o dicono di sentirsi, perseguitati senza mai essere andati in galera. In realtà ci assillano tutti quei camorristi indefiniti, quelli che non si espongono, gente che guadagna milioni di euro facendosi prestare un nome e/o corrompendo con la forza del denaro e della persuasione. Non difendiamo l’alta camorra o la bassa manovalanza: essa è condannabile comunque perché oltre a far del male a gli altri fa male a se stessa e a tutti quelli che intorno la seguono. Quando si arrestano i capi mafiosi il problema non è farli pentire per poi arrestare esponenti e malavitosi (essa deve essere la norma), la questione invece è riuscire a controllare quello spazio, di cu sopra, che giace nell’ombra tra un eletto di turno e un venditore fallito, tra un professionista oratore e un nullafacente, tra un manager corrotto e un lavoratore stanco.
Questi esempi sono estremi e sintetici, per questione di spazio non possiamo farne altri, ma ci aiutano a comprendere che la sottrazione degli spazi, la sperequazione economica, l’indifferenza istituzionale, la mancanza di sensibilità pubblica ecc, ecc, sono i punti che nell’immediato andrebbero analizzati e studiati più a fondo. Nel rione Sanità, circa 70mila anime su cinque chilometri quadrati, manca una scuola media inferiore, un ufficio postale, un asilo nido, (e per creare un po’ di lusso), una biblioteca, un cinema, un teatro… in un quartiere dove si contano numerose bellezze storiche e artistiche la sottrazione degli spazi pubblici (che riteniamo di centrale importanza) è l’elemento fondante che evidenza la debolezza culturale riducendo l’immagine fattiva a mera sostanza oziosa. [+Blogger, Mauro ‘o Romano]
giovedì 29 ottobre 2009
¿Qué pasaría si un día despertamos?
Qué passarìa sì un dìa despertamos dàndonos cuenta de que somos mayorìa? Qué passarìa sì de pronto una injusticia, sòlo una, es repudiada por todos, todos los que somos, todos, no, unos, no algunos, sino todos? Qué passarìa sì en vez de seguir divididos nos multiplicamos, nos sumamos y restamos al enemigo que interrumpe nuestro paso?
PROVIAMO A TRADURRE
Che cosa succederebbe se svegliandoci capissimo che siamo in maggioranza? Che cosa succederebbe se all'improvviso un'ingiustizia, soltanto una, fosse ripudiata da tutti, proprio da tutti: non da alcuni, non da qualcuno, ma veramente di tutti? Che cosa succederebbe se, invece di restare divisi, ci moltiplicassimo, ci unissimo e resistessimo al nemico che ferma i nostri passi? [Alcuni pezzi tradotti della poesia di Mario Benedetti].
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¿Quépasaría si un día despertamos
dándonos cuenta de que somos mayoría?
¿Qué pasaría si de pronto una injusticia,
sólo una, es repudiada por todos,
todos que somos todos, no unos,
no algunos, sino todos?
¿Quépasaría si en vez de seguir divididos
nos multiplicamos, nos sumamos
restamos al enemigo que interrumpe nuestro paso,
Qué pasaría si nos organizáramos
y al mismo tiempo enfrentáramos sin armas,
en silencio, en multitudes,
en millones de miradas la cara de los opresores,
sin vivas, sin aplausos,
sin sonrisas, sin palmadas en ¡os hombros,
sin cánticos partidistas,
sin cánticos?
¿Qué pasaría si yo pidiese por vos que estás tan lejos
y vos por mí que estoy tan lejos,
y ambos por los otros que están muy lejos,
y los otros por nosotros aunque estemos lejos?
¿Qué pasaría si el grito de un continente
fuese el grito de todos los continentes?
¿Qué pasaría si pusiésemos el cuerpo en vez
de lamentarnos?
¿Qué pasaría si rompemos las fronteras
y avanzamos, y avanzamos,
y avanzamos, y avanzamos?
¿Quépasaría si quemamos todas las banderas
para tener sólo una, la nuestra,
la de todos, o mejor ninguna
porque no la necesitamos.
¿Qué pasaría si de pronto dejamos de ser patriotas
para ser humanos?
No sé. Me pregunto yo,
¿qué pasaría? [mario benedetti]
lunedì 26 ottobre 2009
sabato 24 ottobre 2009
VIA L'AMIANTO DA SANTA TERESA

Denunciare l’accaduto è segno di partecipazione come hanno fatto diversi abitanti del posto. Nella redazione è arrivata una mail di protesta da Grenoble, Francia. Stranamente su facebook i ragazzi del quartiere, che pure sono attenti a queste cose, non hanno citato questo grave atto vandalico. Ci auguriamo che cose del genere non succedano più anche se in questa città complicata gli avvenimenti sembrano ripetersi di continuo, la storia non insegna soprattutto alla classe politica e dirigenziale. Come dice Vandana Schiva “Vivere con meno è il nostro nuovo Rinascimento”.
giovedì 22 ottobre 2009
SCIENZE PER LA PACE
Dopo che nei giorni scorsi i telegiornali del pensiero unico hanno dato notizia dell’ultimo fondamentale episodio di emancipazione della donna (la parità tra i due sessi nell’accedere alle Accademie Militari, vedi la “Nunziatella”, fucina di militanti dei movimenti per un mondo senza guerre), la mattina del 10 settembre al TG1 delle ore 7 – esattamente alle 7.20 – quasi a completamento della notizia di cui sopra un giornalista in carriera alla RAI, Gennaro Sangiuliano, discute con il conduttore e un docente universitario sul proliferare di corsi di laurea inutili, facendo due esempi: scienze per il giardinaggio e scienze per la pace. Per il giardinaggio, basti pensare in quale stato versa il più antico e degradato giardino pubblico d’Europa,
lunedì 19 ottobre 2009
MORIRE DI POVERTA’
ITALIANI O ITALIENI?
La settimana scorsa molti Tg nazionali hanno riportato la notizia che a Napoli tre donne hanno aggredito sia verbalmente che con schiaffi e cazzotti alcuni vigili donne, e che l’aggressione poi è continuata anche dentro la caserma. Un fatto di cronaca rilevante… sembra. Altrettanto vero è il fatto che molti ragazzi che vengono arrestati dalla polizia una volta portati alla questura vengono malmenati e schiaffeggiati senza senso e senza potersi difendere. Naturalmente di questa situazione i Tg nazionali non ne fanno parola. In realtà tutto quello che i grandi network italiani fanno vedere per l’80% è manipolato e criptato dai responsabili e da chi ha il potere per farlo. La logica non è l’informazione ma il fatto così confezionato. Questo è provato dal fatto che tutti dicono le stesse cose, tutti danno le stesse notizie, non si salva neanche la carta stampata.Venerdì notte (ore 01,15 circa), su radio 24 si parlava come al solito di politica; ad un certo punto un commentatore aveva detto che il presidente della repubblica aveva violato la costituzione. In realtà la discussione era nata perché Napolitano, esortato da una persona a non firmare una legge, aveva risposto che “firmare non significava nulla”. Lo speaker aveva obiettato sostenendo che Napolitano si riferiva alle parole di quella persona e non al fatto di non firmare. La discussione era andata avanti per parecchi minuti: l’uno diceva che non era possibile che un presidente della repubblica dicesse una cosa del genere, visto che non firmare è previsto dalla costituzione, mentre l’altro affermava che l’interpretazione era sbagliata in quanto le parole dette e non la legge venivano obbiettate dal Presidente. Insomma un fraintendimento generale. Credo che chi ha ascoltato non avrà avuto modo di capire quali realmente fossero stati gli intenti di Napolitano in relazione a quella frase.
A queste discussioni siamo abbastanza abituati noi (voi, essi) italiani, in realtà non si sa mai chi ha torto e chi ha ragione. La stessa cosa è attuata con le leggi italiane: c’è sempre un’altra legge che sconferma, amplia, riduce o amplifica quella precedente. Le interpretazioni che si possono dare alla lingua italiana sono svariate e a volte anche contorte. L’italiano è una lingua difficile e molti, politici compresi, non solo sbagliano a parlare ma scrivono male o non scrivono proprio. Il problema, soprattutto in questo determinato periodo storico, è il fatto che l’ignoranza ha prevalso sul buon senso, così come il linguaggio economico ha sconfinato e trapassato quello culturale. Ecco perché oggi noi facciamo le guerre mediatiche, il fatto è che non ci capiamo, non capiamo l’italiano, diciamo la stessa cosa ma la interpretiamo in modo differente o viceversa; è il linguaggio che in parte ci affoga grazie anche alla nostra incapacità. In effetti l’italiano è una lingua inventata per gli ITALIENI. [+Blogger].
sabato 17 ottobre 2009
[S]FONDI PUBBLICI

progetti partecipati proposti dagli abitanti del Rione vengono regolarmente ignorati dalle Istituzioni. I progetti preparati dalle Istituzioni nei minimi dettagli (molte volte sono copiati), illustrati su enormi pile cartacee, solitamente vengono calati dall’alto, senza confrontarsi con i reali bisogni della popolazione. Chi attua i progetti, ovvero: cooperative, fondazioni, associazioni sono legati indissolubilmente alle volontà dei partiti. Senza il legame con classe politica sono praticamente chiusi i rubinetti dei finanziamenti e l’approvazione dei progetti si perde nel labirinto della burocrazia. Tutto questo se si esclude il periodo di campagna elettorale, dove si promettono fondi, pagamenti degli arretrati, nuove collaborazioni, il tutto automaticamente disatteso il giorno dopo le elezioni. Dal 2007 al 2013 sono stati stanziati altri miliardi di euro per
mercoledì 14 ottobre 2009
RONDE NEL QUARTIERE
E’ da qualche settimana che girano le ronde nel nostro rione. Ragazzi molto giovano in cerca di lavoro e di gloria. In realtà è da parecchi anni che si vedono, anche se ogni tanto scompaiono, per poi riapparire massicciamente e ri-sparire successivamente. Sono i ragazzi che si definiscono del “telefono”, sì è proprio così, se li senti dicono proprio così: “siamo del telefono”. Sono i precari che lavorano per le compagnie telefoniche e che cercano di “appioppare” un nuovo contratto con la scusa di un risparmio considerevole sulla bolletta. Spesso non sanno neanche parlare bene l’italiano, cercano di convincere le persone, che non ha nemmeno il telefono, ad abbonarsi con vantaggi e benefici. In realtà sono ragazzi che non sanno nulla di contratti, né di rete fissa né internet, e se ne sanno, vi assicuro, è veramente poco. La colpa non è di questi poveri “appioppatori” male addestrati e poco professionali; in realtà la colpa è di un sistema che recluta vergogna in cerca di soldi. Chi fa questo “mestiere” ha la dignità di lavoratore onesto, un giovane diplomato ceca di guadagnarsi da vivere, anche se un perfido economista decide come e quando bisogna guadagnare e mangiare. In verità mi fanno “pena” questi ragazzi ben vestiti, con camicia, pantalone classico, cartellina e penna in bella vista. Questi ragazzi sono i management del futuro, quelli su cui la società deve contare per progredire e aiutare; essi non hanno nessuna colpa, la sola responsabilità è di chi sta a capo di un bordello economico. Pur per far soldi la formazione non basta, basta la furbizia e la subordinazione. “Dici di si e cerca di fottere gl’altri”, campa tu… “io voglio la botte piena e la moglie ubriaca”. È la lotta per la sopravvivenza al lavoro, per l’incompetenza politica, per la tragicità. È l’umana pietas di un lavoro che non ha lavoro, di una economia che non è economia, di un sistema che non è un sistema. Cosa aspettarsi per le prossime consulenze? La legge di uno studioso dice: “si occupa sempre un posto da incompetenti, ecco perché il carro tira avanti…”. Non è una massima è l’inettitudine figlia del mercato. [+Blogger ].