Il 13 febbraio alla scuola Caracciolo della via s. m. Antesaecula le diverse associazioni del rione hanno incontrato l’assessore alla cultura del comune di Napoli Antonella Di Nocera e, il giorno dopo, la presidentessa della III Municipalità (stella/san Carlo) Giuliana Di Sarno. Al di là delle buone intenzioni verso il quartiere, cosa per le verità strana da parte delle Istituzioni, la cosa che più ha stupito è che, finalmente, chi di dovere ha deciso di occuparsi del rione sanità.
Ho partecipato, mal volentieri, il giorno 14 alla via Lieti. Con una buona intenzione “le associazioni”, ha detto la presidentessa, “hanno sostituito le Istituzioni che non sono mai esistite, il quartiere è stato abbandonato e in qualche modo i volontari hanno fatto un ottimo lavoro… finalmente ci occuperemo del rione Sanità”. Mi chiedo ma se non se ne occupa la III Municipalità del quartiere chi se ne deve occupare? Forse la Di Sarno parlava del Comune, ma insomma fa ridere il fatto che tutti fanno qualcosa tranne chi di dovere.
Le Municipalità non servono a nulla, non so a cosa sia servito incontrare chi si occupa di sottosuolo, chi fa scuola di italiano agli immigrati, chi vuole far diventare elite la Sanità, oppure chi intende fare soldi privatamente. Non voglio con questo distruggere quello che di buono c’è, ma se prendo in prestito le parole della presidentessa, che ha spiegato come il rione sia stato (è lo è tutt’ora) ricettacolo di volti politici per i truffaldini di turno, allora questa immagine del fare è praticamente inutile se non si fa tabula rasa di tutto quello che prima c’era.
Le associazioni e i volontari non devono assolutamente sostituirsi alle Istituzioni, così facendo sgravano dalle responsabilità chi viene pagato profumatamente per non fare nulla. Basta con l’assistenzialismo forzato, se c’è qualcosa che si può fare lo si faccia prima e poi si può discutere della situazione a riguardo. La Di Nocera ha mostrato interesse per la biblioteca della Angiulli chiusa da diversi anni, poi c’è il museo Totò che da 15anni non si apre perché manca una firma, ancora l’ossario delle Fontanelle non deve essere gestito da chi sfrutta il sottosuolo indiscriminatamente, il cimitero è un bene di tutti e nessuno deve pagare per visitarlo.
Ci sono poi le questioni del traffico, dei disabili che non riescono proprio a farsi una camminata per il rione, poi c’è il parcheggio indiscriminato, la questione parco san Gennaro… Basta mi fermo. Fate, anzi, facciamo tutti insieme. Chi però ha l’obbligo e il dovere perché pagato, deve fare due, tre, anzi dieci volte se vuole l’aiuto dei volontari e alla fine ricordarsi comunque che non sta facendo niente di eccezionale, che non sarà mai un santo né un cristo. Prima bisogna creare, ricreare, riusare, informare… poi si può discutere. [+blogger]
Visualizzazione post con etichetta compostaggio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta compostaggio. Mostra tutti i post
verso rio +20
Salviamoci con il pianeta terra! E’ incredibile notare quanto in questo paese, si parli di banche,
borsa, finanza e quanto poco di ambiente. Il governo Monti è tutto proteso
sulla crescita dimenticando che il Pianeta Terra non ci sopporta più. E’ inconcepibile
il silenzio che ha circondato la Conferenza sull’Ambiente di Durban (Sudafrica)
tenutasi lo scorso dicembre. Silenzio prima, durante e dopo quell’importante
vertice. “Gli abitanti di questo Pianeta - ha detto giustamente a Durban il
noto politologo Noam Chomsky - sono affetti da un qualche tipo di follia
letale.”
Sembra quasi che il problema del surriscaldamento che è
stato al centro delle trattative a Durban, non lo si vuole affrontare in
pubblico dibattito. E’ un tabù! Eppure è il problema più grave che ci
attanaglia tutti: il Pianeta Terra non ce la fa più con Homo sapiens.
Giustamente il teologo australiano Paul Collins ha scritto nel suo recente
libro Judgment Day: “Ritengo che la
generazione che va dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi sarà tra le
generazioni più maledetta della storia umana: mai prima di oggi esseri umani
hanno talmente degradato e danneggiato il Pianeta Terra.”
Eppure questa gravissima crisi ecologica sembra quasi che
non ci tocchi, non ci interroghi, non ci preoccupi. Dopo la Conferenza dell’Onu
di Rio del 1992 (il Vertice della Terra) che aveva suscitato così tante
speranze, l’umanità non ha fatto altro che ignorare o sottovalutare il dramma
ecologico. Abbiamo perfino lasciato decadere, quest’anno, il Trattato di Kyoto.
La comunità scientifica mondiale, che si esprime tramite l’IPCC, ha continuato
ad ammonire tutti che la situazione va peggiorando. Tutti i tentativi fatti per
arrivare ad un accordo sia a Copenhagen (2009), come a Cancun (2010) e a Durban
(2011) sono falliti. “Questa conferenza di Durban - ha scritto Giuseppe De
Marzo, presente al vertice - finisce senza accordi vincolanti e una volta
scaduto Kyoto niente potrà sostituirlo, stando così le cose. Dovremo aspettare
il 2015 o addirittura il 2020.”
Ma non
abbiamo dieci anni a disposizione per salvarci! La comunità scientifica ritiene
che la temperatura potrebbe salire di 3-4°C entro la fine del secolo. Per
evitare tale disastro dobbiamo tagliare l’80% delle emissioni di gas serra
entro il 2050. Purtroppo i governi sono oggi prigionieri dei potentati
economico-finanziari, come dei potentati agro-industriali che traggono enormi
profitti da questo sistema. La finanza poi, che è il vero governo mondiale,
vuole guadagnare anche sulla crisi ecologica con la cosiddetta green economy, l’economia verde. E’ la
finanziarizzazione anche della crisi ecologica. “Che dobbiamo fare?” è la
domanda che ci viene spesso rivolta.
Dobbiamo prima di tutto rimettere in discussione il nostro
modello di sviluppo e il nostro stile di vita che costituiscono la causa
fondamentale del disastro ecologico. Secondo, dobbiamo informare più che possiamo
utilizzando tutti i mezzi perché la gente prenda coscienza della gravità della
crisi ecologica. Mi appello anche ai sacerdoti perché nelle chiese parlino di
tutto questo: è un problema etico morale e teologico. Terzo, dobbiamo
impegnarci a tutti i livelli: a livello personale
e familiare con uno stile di vita più sobrio, riducendo la dipendenza dal
petrolio e potenziando il solare, e a livello locale (Comuni) con il riciclaggio totale dei rifiuti opponendoci
all’inceneritore. A livello nazionale con
un bilancio energetico (mai fatto in Italia!) che riduca del 30% le emissioni
di gas serra entro il 2020. E a livello mondiale
con la costituzione di un Fondo per aiutare i paesi impoveriti a far fronte ai
cambiamenti climatici (sarà l’Africa a pagarne di più le conseguenze!).
Questo lo potremo ottenere tassando le transazioni
finanziarie dello 0,05% (la cosiddetta Tobin
tax). Sempre a livello planetario con il riconoscimento non solo dei
diritti dell’uomo ma anche dei diritti della Madre Terra come ha fatto l’Ecuador.
E’ questa la maniera migliore per prepararci alla grande conferenza che l’Onu
ha indetto a Rio de Janeiro dal 18 al 23 giugno prossimo. Con RIGAS (Rete
Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale) chiediamo ai rappresentanti di
tutte le associazioni, comitati, reti, comunità cristiane che operano in difesa
dell’ambiente di ritrovarsi a Roma il 17 febbraio alle ore 15 al Teatro Valle. Uniamoci
per assicurare che Rio + 20 diventi una grande mobilitazione popolare in grado
di fronteggiare la grave crisi ecologica. La speranza viene dal basso, dalla
cittadinanza attiva. Come ce l’abbiamo fatta per l’acqua, dobbiamo farcela per
salvare il Pianeta. Diamoci da fare perché vinca la vita di tutti gli esseri
umani insieme con il Pianeta Terra. E’ un unico impegno: salvare la Vita! [alex
zanotelli]
semplice
Il nostro è un paese libero, possiamo fare tutto quello che vogliamo. Non abbiamo forse il diritto di protestare?, di scioperare?, di opporci?; Siamo liberi di credere o non credere, liberi di scegliere se sposarci o rimanere zitelli, liberi di lavorare o di rimanere per tutta la vita disoccupati. Possiamo fare e non fare, nessuno ci dice nulla. Infatti nessuno dice e fa nulla per risolvere il problema dei rifiuti a Napoli. Be’, voi direte, è pur nel vostro diritto denunciare, sì, d’accordo, va bene, ma non di ledere il diritto al non fare. Bisogna capire che dove finisce il tuo diritto inizia il mio. Uhauuu, capito l’inghippo! Semplice. Se facciamo per non fare allora faremo ciò che ci è stato chiesto di fare perché facendo non faremo quello che gli altri possono fare pur non facendolo. S.E.M.P.L.I.C.I.S.S.I.M.O [+blogger]
