Tra il colorificio e il gommista alla via Sanità 134/135 - 20 metri prima della basilica si santa Maria della Sanità (detta san Vincenzo)
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lo striscione
Non vogliamo difendere la violenza, ma perché quando i cittadini occupano pacificamente il cimitero delle fontanelle e lo riaprono gratis al pubblico nessun giornale degna una nota, e invece quando appaiono striscioni la stampa si scatena contro gli abitanti del rione? Informare, cosa vuol dire veramente? Raccontiamo la verità o quello che vendono gli inserzionisti?
guardare una partita
Guardare una partita di calcio della serie A è come vedere due
multinazionali in competizioni. Così come la concorrenza
sleale, l’aggiotaggio, il marketing aggressivo, in campo scendono (compresi gli
allenatori), 24 star del cinema televisivo, testimonial di pubblicità e
fedeltà. Gli ingaggi parlano con gli inserzionisti e i manager, il giocatore è
venduto alla stregua del panettone di Natale, dell’uovo di Pasqua, del viaggio a
Dubai. Con beneficio di quest’ultimo per il prestigio, la ricchezza e la
notorietà, assieme ai calciatori vengono venduti anche tutti i tifosi, quelli
che ogni domenica pagano il biglietto, si abbonano o comprano pacchetti
televisivi.
Il calcio mercato, le partite truffate, il calcio scommesse sono tutte varianti di un sistema economico e finanziario che compra merce in cambio di divertimento stratificato. Le differenze hanno un prezzo laddove lo scarto tra un oggetto e l’altro rende l’uno inferiore. Il tratto distintivo, spiegato con un esempio, è quello di un operaio che per 40 anni ha lavorato alle dipendenze senza ricevere il trattamento di fine rapporto. Oggi la precarietà sogna la liquidazione, così come noi tutti sogniamo lo scudetto e la champions league della nostra squadra del cuore. [+blogger]
Il calcio mercato, le partite truffate, il calcio scommesse sono tutte varianti di un sistema economico e finanziario che compra merce in cambio di divertimento stratificato. Le differenze hanno un prezzo laddove lo scarto tra un oggetto e l’altro rende l’uno inferiore. Il tratto distintivo, spiegato con un esempio, è quello di un operaio che per 40 anni ha lavorato alle dipendenze senza ricevere il trattamento di fine rapporto. Oggi la precarietà sogna la liquidazione, così come noi tutti sogniamo lo scudetto e la champions league della nostra squadra del cuore. [+blogger]
rifiuti autogestiti
Qualche giorno fa ho letto sulle
pagine de “Il Mattino” che il parroco della basilica di S. M. della Sanità, in
accordo con il COMIECO e il comune di Napoli, ha firmato un protocollo d’intesa
per la gestione della carta e del cartone, progetto sperimentale che fa ben
sperare per una raccolta dei rifiuti più sostenibile. Anche se non mi spiego
come l’accordo sia stato fatto visto che la legge lo vieta. L’unica società a gestire
i rifiuti a Napoli è l’ASIA, non c’è possibilità di raccogliere i rifiuti,
raccogliere i rifiuti è un reato. Ma se così non è, e se come ritengo, sia
giusto che i cittadini aiutino chi di competenza a raccogliere l’immondizia, a
tenere pulita la città, allora anche noi ci proponiamo per questo tipo di
attività. Sono anni che chiediamo di raccogliere le lattine vuote, la plastica,
l’alluminio, ma ci è stato sempre vietato, “non si può fare, per farlo bisogna
essere una industria accreditata con tutte
le carte in regola”.
In una crisi generale dell’immondizia,
della raccolta differenziata che a Napoli stenta a crescere, dove a Posillipo
nel bidone giallo della plastica è stato trovata la testa di un pesce spada, continuo
a non capire perchè se noi cittadini vogliamo auto organizzarci per mantenere
più pulita la città, e in particolare il rione, non possiamo farlo. E’ un paradosso pensare che l’ASIA non paga i
dipendenti, che non ci sono abbastanza macchine per il trasporto, che non
arrivano soldi per pagare la gestione, e se poi dei cittadini si auto
organizzano, creando anche qualche posto di lavoro, questo non è dato farlo
perché la legge lo vieta. Se è così allora come ha fatto il parroco della
Sanità? Quale formula è stata trovata per gestire i rifiuti? Diteci, per
carità, come avete fatto, così cercheremo di farlo anche noi. In fondo è
interesse di tutti e non una semplice competizione commerciale.
[+blogger]
và felicità
Non riesco proprio a trovare le
parole per definire quest’epoca, non so se parlare di corruzione, di povertà,
di cultura, di anomia, di rassegnazione. Di sicuro c’è un continuum di
relazioni, di false speranze, di ambizioni, di stupidità. Quello che cambia non
spia la storia, non riesce ad imparare dai propri errori, la gente deve cambiare,
sì, ma in che modo? Quello che si legge sui giornali o si guarda in tv è
sensazionale, spesso ti fa vomitare, ma l’altra faccia se c’è, dove sta? Prima erano
i camorristi, i siciliani infettati, i pugliesi contrabbandieri, i calabresi
senza onore, ma adesso che tutto è stato chiarito (le differenze in realtà non
ci sono mai state), adesso che non c’è più quello spartiacque tra lavoratori
del nord e sfaticati del sud, adesso che non ci sono più gli educati che si
contrappongono agli incivili, in che modo si può vedere la diversità?
In realtà questa contrapposizione
non c’è mai stata, quello che c’è realmente è che gli italiani non esistono. Quando
penso che un uomo mediocre ricopre una carica politica, o una carica statale di
alto profilo, guadagnando migliaia di euro al mese alle spalle del
parcheggiatore abusivo, del fruttivendolo senza licenza, del venditore ambulante,
dell’operaio, del precario bamboccione, sento dentro di me conati di fresco
vomito; m’arrabbio con la gente che non protesta, m’arrabbio con me stesso, mi
rimbocco le maniche ma non riesco a trovare quella maledetta stupida alienante
ipotetica definizione. Non so alla fine a cosa mi serva, voglio forse sentirmi
un inetto sveviano che prendendo coscienza del suo stato raccoglie la sua
lacerante allegria, sapendo che “l’ultima” sigaretta è ormai spenta. [+blogger]
azione alla via vergini
Credo che sia la prima volta che un’auto della polizia
municipale sosti per un’intera settimana a via Vergini. L’azione anticipata è
quella di non permettere i commercianti, senza licenza, di depositare fuori
frigoriferi, scarpe, ombrelli e bancarelle di ogni genere. Praticamente nessuno
adesso ha il permesso che in verità non è stato più rinnovato dall’amministrazione.
Solo tre ambulanti con regolare licenza espongono adesso la
loro merce, mentre gli “abusivi” rivendicano la loro giusta causa: “questo è un
mercato, e come tutti i mercati la gente compara all’esterno”. Certo quest’ultimo
è pur sempre una cosa caratteristica che non deve perdere la sua identità, ma
lo spazio che per camminare, per fare in modo che una persona con la carrozzella
possa circolare liberamente è sì cosa degna di nota.
Se il problema va risolto (speriamo bene), allora le prossime azioni devono
essere il parcheggio selvaggio, il senso unico che viene sempre scambiato per
doppio senso, gli schiamazzi notturni, che in estate soprattutto, per chi abita
alla via arena e via sanità, è uno problema costante e quasi irrisolvibile.
Ma il rione sanità è un rione, è un quartiere che si
identifica come quartiere, è un luogo identico ad un altro luogo, è un posto dei
posti che preventivamente disarma e accoglie. Ci vuole poco per cambiare e
fargli cambiare idea. Un esempio: è bastato un piccolissimo manifesto distribuito
a tutti i commercianti che indica in che modo ordinare, piegare e raccogliere i cartoni: attualmente siamo quasi all’80%.
[+blogger]


