mi scappa, che faccio?

Il Cardinal Bertone in Cile ha affermato che la pedofilia è sinonimo di omosessualità. In questo forse non si è sbagliato, anche se così facendo ha condannato ancora di più la chiesa e i preti. Il segretario del papa non ha tenuto conto di un fatto abbastanza importante. Nella stragrande maggioranza i preti pedofili sono anche omosessuali, mentre i laici no. Il padre che violenta la figlia piccola, lo zio sporcaccione con le nipoti, lo “spione” della porta accanto ecc, ecc, hanno solo questo problema, di essere violenti e quindi un pericolo per la società. Gli ecclesiali, invece, sono quasi sempre anche omosessuali, basta vedere le cronache, leggere i giornali o altre fonti. Ieri ne discuteva uno ascoltatore su radio24.

Allora perché? Non è sbagliato forse affermare che le privazioni sessuali portano alla rovina del mondo? Non è sbagliato forse affermare, come fa Alejandro Jodorowsky nel libro “I Vangeli per Guarire” che dio è incarnato nel nostro sesso?, nel piacere che ci aiuta a vivere?, a gioire, amare e godere? Le privazioni portano alla guerra, alla sopraffazione, alla depressione, alla rovina… alla bomba atomica. Non c’è bisogno di prendere in giro gli atei come fa padre Livio Fanzaga direttore di Radio Maria: Gesù Cristo non l’ha fatto con San Tommaso.

Ecco un esempio di depressione “abulica” infarcito di incoerenza. I preti cattolici imponendosi per legge la castità rompono un equilibro naturale che è presente in tutti gli uomini. Sant’Alfonso all’età di 70anni parlava ancora dei suoi turbamenti sessuali. Vergognarsi per una cosa così semplice è un atto che il nostro corpo non riesce ad accettare, si ribella alle incoerenze della privazione e sfoga alterando l’equilibro psichico. Non è un trattato scientifico ma questo che scrivo è frutto di una normale costatazione.

Ora la differenza è netta e abbastanza evidente. La pedofilia è un atto ignobile senza giustificazioni, ma forse servirebbero centri di assistenza per guarire da questo male. Una diretta conseguenza tra pedofilia e omosessualità non è stata mai accertata scientificamente, mentre i turbamenti atipici sessuali sono una diretta conseguenza di astensioni e deficienze corporee. Quando ti scappa devi andare in bagno per forza altrimenti di cachi sotto. [+blogger]

abboffati di mazzate

Uscivo dalla metropolitana di piazza Cavour erano verso le 15,15 circa, ho visto che molta gente guardava verso il parco giochi dove di solito sostano moltissimi bambini e mamme. Questa volta però l’isola era vuota, c’era solo una persona di circa 60/65anni a terra, disteso sul fianco, con la dentiera cadutagli dalla bocca e un rivolo di sangue che gli macchiava una parte della faccia. Pensavo fosse morto. Poi ho avuto modo di vedere che alzava il braccio e le spalle. Un altro signore più in là, aveva circa 40 anni, stordito e traballante, con un taglio sulla fronte e diverse ecchimosi sulla faccia. Dopo pochi minuti è arrivata l’auto dei carabinieri. Nel frattempo un giovane, confortato dalla vista dei carabinieri, si è staccato dalla folla e ha cercato di aiutare il più anziano, indicando anche l’altro uomo che ne frattempo è stato raggiunto dalle forse dell’ordine.

Entrambi abboffati di mazzate. Mi sono avvicinato e ho visto che la bocca del più anziano continuava a sanguinare, mentre si puliva con il fazzoletto, il sangue gli uscivano in continuazione. Il più giovane gridava verso i carabinieri: “perché, perché, siamo italiani, italiani”, l’altro, invece, era stordito. È arrivata anche l’ambulanza. Ho chiesto prima ad un ragazzo, mi ha detto che erano stati dei ragazzi di zona a picchiarli. Poi un'altra ragazza, che forse non era del rione, mi ha “confermato” che i due malmenati erano mezzo ubriachi e che, mentre giocavano i bambini, hanno incominciato a svestirsi denudandosi.

Dalla voce del più giovane ho avuto modo si sentire che erano stati picchiati da due marocchini. Non sapevano il perché e cosa avessero fatto. In realtà i due sembravano poco lucidi anche per la ferite riportate . Il più anziano ha mostrato i documenti ai carabinieri e poi ai medici dell’ambulanza, ma non aveva fiato per parlare. L’altro si è presentato parlando in Italiano, con accento napoletano. Mentre insieme venivano portati nell’ambulanza, un ragazzo di colore gridava che erano suoi amici, che erano bravi e cercava di spiegarsi rivolgendosi ai carabinieri. Diceva: “sono miei amici, sono buoni”, ma dopo un po’ è stato allontanato.

Sgomento. Sono triste. Quell’uomo anziano avrebbe potuto essere mio padre. Dentro si prova una rabbia incolmabile. Ma c’è l’incertezza della paura, “il sapere di non sapere”, il chiacchiericcio che disarma e ti fa credere negando. Non so chi siano i colpevoli, se realmente i due, ubriachi, si denudavano alla presenza di bambini mentre giocavano, oppure se due marocchini hanno cercato di derubarli e, non ricavando niente, li hanno abboffati di mazzate. Non so se giusto quello che scrivo, ma una cosa è certa: la violenza fa schifo! [+blogger]

il chiacchiericcio...

Questa Pasqua abbiamo saputo una cosa sul conto di papa Benedetto XVI che un anno fa non sapevamo: che è stato coinvolto nell’insabbiamento di due casi di stupro e molestie sui bambini, avvenuti uno in Germania e l’altro negli Stati Uniti. A questo punto è difficile distinguere la sua carriera da quella di tanti altri vescovi e cardinali colpevoli di aver ignorato o insabbiato gli abusi compiuti dai loro sottoposti sul corpo e sull’anima di persone giovani e vulnerabili. Il Vaticano ha passato la settimana santa a replicare a queste accuse, ma non può cancellare i fatti. Il caso tedesco è quello più chiaro, in quanto direttamente legato all’allora cardinale Joseph Ratzinger. Ecco i fatti: un sacerdote di nome Peter Hullermann è stato giudicato colpevole di aver stuprato i bambini di almeno tre famiglie di Essen alla fine degli anni settanta. Il parroco dichiarò che le famiglie “non avevano voluto sporgere denuncia”, e così il caso finì davanti a Ratzinger. Il cardinale decise di non denunciare il sacerdote ma di spedirlo in terapia, consentendogli di restare in attività, e quindi di compiere nuove molestie.

Dopo, infatti, quel sacerdote violentò molti altri bambini. Nel 1986 fu giudicato colpevole da un tribunale tedesco, ma la sua condanna venne sospesa. Per difendere il papa la Santa sede ha detto che lui non ne sapeva nulla e che la responsabilità era del suo vice di allora, Gerhard Gruber. Poi però lo psichiatra consultato all’epoca ha dichiarato al New York Times di aver più volte contattato l’ufficio del cardinale Ratzinger per avvertirlo che quel sacerdote era un “pericolo” per i bambini.

Si è saputo inoltre che il futuro pontefice aveva ricevuto in copia un memorandum sui motivi per cui il violentatore era stato mandato in terapia. In quel memo c’era scritto che il sacerdote sarebbe tornato al suo lavoro pastorale quasi subito. “Né il Vaticano né l’arcidiocesi tedesca hanno mai detto che al cardinale Ratzinger era stata inviata una copia del memorandum sull’assegnazione di padre Hullermann a un altro incarico”, scrive il New York Times.
Il papa ha reagito alle notizie facendo attaccare il quotidiano statunitense dai suoi sottoposti e facendo definire “chiacchiericcio” le nuove rivelazioni. Il caso statunitense è più complesso. Riguarda gli abusi commessi nel Wisconsin su duecento bambini sordi da parte di un certo padre Lawrence Murphy. Gli stupri, le molestie e gli abusi sono andati avanti per decenni e le gerarchie ecclesiastiche si sono rifiutate di intervenire. Come ha riferito il Milwaukee Journal Sentinel, Murphy “entrava di notte nel dormitorio, li portava in uno stanzino e li molestava”. Ci sono voluti
vent’anni (e duecento vittime) prima che il caso arrivasse a Roma nel 1996. Alcuni degli abusi erano avvenuti dentro il confessionale, quindi doveva occuparsene il capo della Congregazione per la dottrina della fede Joseph Ratzinger. I principali colpevoli di questi abusi sono stati gli arcivescovi locali, che sapevano tutto e non hanno fatto niente. Ma quando il caso è arrivato all’attenzione di Ratzinger, nel 1996, la Congregazione ha preso tempo, non ha allontanato il colpevole dal sacerdozio e quando Murphy stava ormai per morire, ha chiesto alle autorità ecclesiastiche di interrompere il processo canonico. Ratzinger ha dovuto gestire il caso di un sacerdote che aveva abusato per decenni di duecento bambini sordi. Perché non ha pensato di doverlo risolvere rapidamente? Doveva proprio preoccuparsi del rischio di uno “scandalo dilagante” e dell’“esigenza di segretezza”?

Era proprio necessario esortare l’arcivescovo a sospendere il processo in considerazione della malattia e della morte imminente del responsabile? Posso parlare solo per me che sono un cattolico omosessuale ancora legato alla verità dei Vangeli e alla sacralità della chiesa. E dico: non mi sarei mai comportato così. E allora vorrei fare una domanda ovvia: come può il papa avere una qualche autorevolezza morale su qualsiasi tema fino a quando non spiegherà questi eventi e non si dichiarerà responsabile e pentito o si dimetterà? Un papa privo di autorevolezza morale non ha senso. Certo, ha il potere ecclesiastico. Ma il potere ecclesiastico senza autorevolezza morale sottolinea il vuoto di un clero che vuole solo perpetuare se stesso senza render conto del suo operato. È consapevole il papa che nessun genitore riuscirà mai a immaginare di far parte dello stesso universo morale di un uomo del genere? Naturalmente papa Benedetto XVI non si dimetterà. E non si pentirà in pubblico. È tutto “chiacchiericcio” alimentato dai nemici della chiesa. Sono cose del passato. E le anime e i corpi violati che restano lì - le vittime segnate per sempre da questi abusi di potere - dov’erano in questa Pasqua?

Dovranno chiedere giustizia allo stato e guarigione a Dio. Al di là del tradimento, ci resta la nostra fede, anche se non possiamo più fidarci delle gerarchie della chiesa. La sua autorevolezza morale è finita. La nostra battaglia morale, invece, va avanti, fino a quando troveremo salvezza in un Dio che ama i bambini e non li violenta. [Andrew Sullivan - Internazionale 841]

non nominare il nome di dio


roberta, vico sanfelice

“Mi puoi scrivere una lettera?” In che senso? “Nel senso che tu hai studiato e quindi saprai scrivere sicuramente meglio di me”. E cosa dovrei scrivere? “Niente, scrivi... amore mio, ti amo, la bambina ti pensa sempre, io non ce la faccio più a stare senza di te, sei nel mio cuore... e altre cose del genere”. Ve bene, ci proverò. Roberta, nel vicolo ci ha vissuto circa due anni, con il marito e la figlia. La mattina apriva sempre tardi la finestra e spesso la sorella le veniva a fare un po’ di compagnia. Una bella ragazza alta, capelli corti con un sorriso sempre pronto e anche un po’ canzonatorio. Nel palazzo di fronte al suo basso vive un uomo di una certa età distrutto dal dolore perché ha perso la moglie da poco. Dopo mesi l’uomo ha fatto amicizia con una donna più giovane dell’est europeo che ha preso il posto della defunta consorte. In pochi giorni l’anziano signore è stato portato per diverse volte a pronto soccorso per sospetto infarto. Roberta è piuttosto attenta e quando vede scendere la barella con l’uomo supino il suo sorriso smorzato diventa sfottò e quasi ammirazione per un vecchio che ha ancora il coraggio di arare i campi dell’amore. Mi guarda con un po’ di dolore e con un po’ di ironia, e mi dice: “Anto’, ma che è?”

Nel corso del tempo passato nel vicolo Roberta mi ha chiesto più volte di scrivere lettere, un continuo andirivieni di lodi e di ammirazione per un marito che la sorte ha visto sfuggito alle circostanze e al lavoro. “Ancora non arriva, non viene, non esce”, e quindi la scrittura può dare i suoi frutti, scrittura difficile anche per un uomo provato dalla sofferenza e dall’umiliazione. Un giorno mi disse: “sai disegnare?”, in che senso? “Nel senso... sai fare un cuore, un angelo, un uomo e una donna che si tengono per mano?”, no, no, il disegno non è il mio forte! Un disegno può rappresentare meglio la passione che invade il corpo e la mente di Roberta, la passione per un uomo che è troppo lontano, che non si sa quando arriverà, che chi sa cosa sta facendo e se continua ad amarmi. A volte “l’inconscio” ti fa fare cosa strane e quindi potrebbe essere che... Vico Sanfelice è sempre pulito, ad attraversarlo l’odore dei panni appena lavati invade anche le narici più insensibili. È l’odore di Patrizia ex guantaia, è l’odore del falegname che da poco ha aperto, è l’odore del rigattiere sullo scalone centrale di fronte al vicolo, è l’odore dell’ex contrabbandiera di sigarette, è l’odore della famiglia benestante che saluta con cortesia, è l’odore di Michele, un’artista, che parla un italiano perfetto ma discute con tutti e a volte si lascia anche sfottere.

Roberta ha spesso la radio ad alto volume, ma non è la sola nel vico, anche altre persone seguono quest’istinto; la musica ti trascina, di lascia sognare, di fa ricordare e ti restituisce il decoro. I neomelodici che raccontano di verità, che raccontano di storie d’amore, di passione, di gelosia, di carcere e di morte. Roberta segue con attenzione, conosce a memoria tutto il repertorio di Franco Ricciardi, di Ciro Rigione, di Carmelo Zappula, di Ida Rendano e di Maria Nazionale, è intonatissima e la sua espressione diventa sensuale, ritmica, ondulatoria ed eccitante. Roberta però conosce la sua dignità, quella di donna sposata, di donna onesta, di donna d’amore. Quando mi chiama per spiegarmi la prossima lettera da scrivere diventa seria, non urla, a volte sorride pensando alla faccia di suo marito nel leggere quelle parole difficili. Quando la settimana scorsa ha visto il marito, lui le ha detto: “mamma mia, mi hai fatto chiagnere con quella lettera, ma veramente ‘e scriv’ tu Amò? si brav, ma arò t’esciuta“: l’amore non possiede né vorrebbe essere posseduto, poiché l’amore basta all’amore?! [+blogger]

un gay per il vomero

Un consigliere della V Municipalità, quartiere alto della Napoli “perbene”, ha intenzione di avviare una crociata contro una agenzia di viaggi per gay. Andrea Fonsmorti nella sua lungimiranza ha spigato che “L’idea di una agenzia di viaggi per gay è ripugnante… La prima è che è un chiaro segnale autodiscriminatorio che inneggia al turismo sessuale e questo rappresenta uno scempio per la cittadinanza vomerese… In secondo luogo, ricordiamo come le comunità omosessuali puntino particolarmente sul Vomero per mettere in risalto le proprie attività di marketing sessuale”.

Basta commentare quello che ha scritto, altrimenti finisco per fargli pubblicità. Insomma una vera lezione di civiltà arriva dai quartieri alti della città, ecco perché il Ministro degli Interni ha lanciato un’altra provocazione per Napoli: “un sindaco leghista, by ciuccio bianco azzurro”.

Il rione Sanità, sceso negli inferi perché sta sotto alla collina del Vomero, pacato per la normalità e una intelligenza senza precedenti, qualche settimana fa ha pubblicato un articolo uscito sulla rivista loop (http://quartieresanita.blogspot.com/2010/03/ni-hombres-ni-mujeres.html). Ora provo a riassumere brevissimamente, attraverso le frasi dell’autrice, quello che c’è scritto nell’articolo, parlando della comunità TTTI argentina (travestis transgender transxuales intersex).

“Lohana si definisce un travesti, una donna, socialista, indigena, grassa, povera, di colore, lavoratrice, e ancor di più, che nulla vuole salvo creare un mondo in cui essere accettata. …il punto di partenza delle rivendicazioni TTTI è il rifiuto del dualismo e di tutte le logiche binarie, l’abbandono del punto di arrivo a favore di un punto di partenza che si ribella alle opzioni esistenti anche nelle Istituzioni… In questo gioco la resis-trans cessa di essere un territorio travesti per diventare uno spazio politico trasversale. Una creazione politica la cui forma è una tangente di cui si conosce l’inizio la non la fine, in cui muovere passo dopo passo a partire dalle certezze che il presente non può essere salvato, e del desiderio di sogno e di amore…

Sono quasi certo che il signor consigliere non ha capito un granché, al di là delle logiche foucaultiane, temi del genere li possiamo capire solo noi abitanti dei bassifondi partenopei. Che sballo, il quartiere sanità che filosofeggia, parlando di una logica umana binaria, tema affrontato da grandi pensatori intellettuali del passato. Il rione che discute di temi internazionali, temi che riguardano le grandi città europee e del mondo. Per fortuna che i vomeresi non sono tutti così. [+blogger]

ieri… dell’angelo

Era intorno all’una di notte di eri 5 aprile. Sulla strada che da Pomigliano porta a Casalnuovo, fino a Poggioreale, una miriade di corpi bianchi camminavano sotto la pioggia, instancabili e fieri. Qualcuno si distingueva per il rosso, qualcun’altra per l’azzurro. Le 4 frecce di posizione accese scongiuravano il pericolo. La pioggia incessante, sigarette accese, braccia unite l’un l’altra, un passo frettoloso e pacato, una meta da raggiungere per onore, per disincanto, per devozione.

Decoro, malattia, credenza, dedizione, paura, un limite che spezza, che travalica la magia, la resistenza, la saggezza. Corpi che si consumano nella purezza, che si stringono nell’incanto per l’altissima, che imitano, che si inchinano all’antico, al nulla, alla superstizione. Culto ed economia, preghiere e moneta che scricchiola, che si illumina, che arrugginisce nel fango e nella miseria. Preghiere simili, canto di onnipotenza, resistenza arteriosa e subdola, piedi sporchi simili al ricordo del venerdì santo, attesa snervanti e allegre, vittime della natura e della incoronazione.

La madonna dell’arco inchioda i suoi fedeli, li rende schiavi di una immensa passione, di una finzione storica che è uguale a tutte le altre. Un culto di sangue, di iniziazione, di ricordi e di trapasso. La vita si illumina, scorre piacevole come un incanto, si rafforza, si allunga, si trasforma. Ieri sera il traffico lasciava il posto ai battenti, sotto il ponte della sanità, una festa di luci e di gente che guardava, suonava, rideva, piangeva.

L’ultimo atto di una vita in un teatro scuro e senza luci, un ritmo che ama gli sguardi, che li desidera, li cerca implorando la purezza. Tutti in bianco per irradiare, chiedere, ballare, muoversi ad un ritmo meraviglioso, cocente, virile… si balla sempre più forte, una musica incalzante, che affanna, che fa ansimare, sudare, stancare ed infine, sverginare. [+blogger]


buona pasqua… fantastico!

Le dichiarazioni del presidente della nostra circoscrizione sono eclatanti e sensazionali, finalmente i nostri rappresentati municipali sono andati da chi di competenza per “rimodernare” il quartiere. Tutti i consiglieri hanno firmato una lettera, data 01/04/2010, indirizzata al prefetto, al capo dei vigili urbani, al direttore dell’asl. Si legge: “…rilevante problema da risolvere è il traffico, il parcheggio selvaggio alla via vergini, via Sanità, san Gennaro dei Poveri dove, importantissimo, esiste un pronto soccorso… alla via Fontanelle, piazza Mario Pagano, ecc.

Chiediamo soprattutto la presenza di vigili urbani che multano le automobili in caso di sosta vietata. Una zona pedonale più ampia per i diversamente abili possibilmente controllata e sicura. Pronto intervento NU con la presenza di ausiliari che multano chi scarica, accanto ai cassonetti dell’immondizia, materiale illegale come tv, armadi, tavoli, computer vecchi, amianto.

Chiediamo la riapertura della Salita Scudillo, arteria importante e caratteristica del rione chiusa da più di vent’anni. Riapertura del Cimitero delle Fontanelle, ossario storico e tra i più suggestivi del mondo, sono stati spesi diversi milioni di euro per restaurarlo senza un risultato concreto. Chiediamo una sedia a rotelle per la signora … che non ha le gambe, da più di 10 mesi combatte per averla. Chiediamo che mai più debba succedere che una mamma ed un bambino non italiani muoiono di freddo e asfissiati per colpa della povertà.

Chiediamo garanzia per le persone e per la vita sociale, rispetto e dignità, chiediamo alternative valide. Chiediamo garanzie minime per la gente, per i lavoratori, per i malati, per i “diversi”, per gli immigrati, per le casalinghe, per i senza fissa dimora (questa parte è superflua, ma noi la vogliamo ribadire con forza)”.

In calce alla lettera, con caratteri diversi e usando un formato più piccolo, anzi direi piccolissimo, c’è scritto:
pesce d’aprile”. [+blogger]

la lega di fanzaga

Molti preti e vescovi accusano padre Alex Zanotelli di confondere la politica con il credo cattolico, meglio starsene chiusi in convento a pregare per i morti che a protestare per una centrale nucleare che fa nascere bambini storti e con una cozza al posto del cervello. Togliamo pure l’acqua e la luce alla mamma di Elvis e facciamoli morire di freddo tanto poi saranno le preghiere a salvarli dalla città di Dite.

Renzo Bossi ha 21 anni ed ha vinto le elezioni a consigliere regionale in Lombardia: è uno dei più giovani politici mai esistiti nella storia dell’Italia Unita. Cruciani ne “la zanzara” (radio24), intervistandolo si è fatto spiegare cos’è la bandiera italiana, ossia cosa vale per lui ma la risposta, come prevedibile è stata indefinita, mettendo in risalito la padania e la sua squadra di calcio che vorrebbe sfidare, nella città di Milano, l’Italia di Lippi.

Noi abbiamo le incoerenze in casa, ma non le sfruttiamo a dovere e con i dovuti “ringraziamenti”. I leghisti dichiarano che oggi sono un partito forte perché la coerenza e la determinazione li contraddistingue. Un leghista medio riconosce un Italia a metà, anzi, uno solo terzo, (il nord, senza centro, ne sud), quindi sarebbe coerente che lo stipendio che percepisce per fare il consigliere, il presidente della Regione, il sotto segretario, il Ministro, fosse di due terzi decurtato perché a versarglielo sono gli italiani che abitano “sotto lo stivale”.

Non riesco a capire se il papa sia diventato leghista o se il partito padano sia stata colpito da una crisi mistica di valori cristiani. Mi scuso, ho lasciato una preposizione incompiuta, quella che ho iniziato scrivendo questa articolo. Voglio dare un consiglio a Zanotelli: padre ascolti Radio Maria, il suo “collega”, padre Livio Fanzaga, ha commentato così la vittoria di un leghista in Piemonte e della Polverini nel Lazio: “Bonino, Bresso, il cattolico non è fesso”. La politica non è cosa da preti! [+blogger]

dialogo tra sordi...

Il fatto che il governo di Silvio Berlusconi possa imporre alla televisione Pubblica la sospensione di alcune trasmissioni è allarmante. Che poi la Rai ubbidisca a questo perverso divieto, accettando di perdere milioni di euro, dimostra la sua totale soggezione alla politica. Tutto questo rivela come in Italia si stia affermando una specie di putinismo strisciante, nel quale lo zar di turno pretende di imporre il suo volere a tutti. Tuttavia definire la sospensione dei talk show come la “morte dell’informazione” mi sembra esagerato. Questi programmi peccano di un vizio antico del sistema televisivo italiano, da sempre infestato dalla politica: sono un palcoscenico per la partitocrazia. Una ribalta riservata a un ristrettissimo giro di addetti ai lavori, al massimo un centinaio di persone. Quasi l’80 per cento sono maschi tra i 45 e 65 anni, cioè rappresentativi di una piccola fetta della popolazione. Sono facce note da quindici anni e dicono cose scontate.

C’è Maurizio Gasparri che ripete da anni gli stessi ritornelli, Antonio Di Pietro che dà del mafioso al premier, Fabrizio Cicchitto che si scaglia contro gli ex compagni della sinistra, Pier Ferdinando Casini che si esercita nell’abusato ruolo del terzista. Ci sono Ignazio La Russa che smentisce le divisioni interne al Pdl, Francesco Rutelli, approdato al suo quinto partito, Rosy Bindi e Maurizio Lupi che s’interrompono a vicenda e Daniele Capezzone nel nuovo ruolo di chierichetto del Cavaliere. Ci sono Pier Luigi Bersani e Roberto Castelli che si smentiscono a vicenda. Ogni tanto si fanno vedere anche Vittorio Sgarbi e Daniela Santanchè, che non rappresentano nessuno, ma garantiscono scintille. Che i talk show non siano lo specchio della realtà italiana lo dimostra la scarsa presenza femminile. Anche nei salotti “di sinistra” di Floris e Santoro le donne, che sono la maggioranza del paese, vengono discriminate in modo eclatante: di solito ce n’è una ogni tre uomini. Nel talk show femminile di Ilaria D’Amico la percentuale scende al 5 per cento. Anche la società civile è assente.

Avete mai visto in studio una di quelle maestre delle elementari a cui il paese deve tanto? Un artigiano strozzato dalla crisi? Un laureato precario costretto a lavorare per 800 euro al mese in un call center? Uno dei milioni di pendolari che ogni mattina affollano i treni italiani? Ogni tanto qualche economista collegato via satellite aspetta pazientemente il suo turno per dire la sua in non più di un minuto. Anche i giovani sono ignorati: di ospiti sotto i 35 anni non se ne vedono praticamente mai. moderatori, che a volte si comportano come delle dive, non cercano l’approfondimento pacato ma i colpi di scena e la rissa verbale, utili a far salire l’audience: prima va in onda la predica di Travaglio, poi Belpietro può attaccare a testa bassa. In molte trasmissioni un confronto civile sembra impossibile. L’invadenza della politica è un’anomalia tutta italiana. La cancelliera tedesca Angela Merkel nell’ultima legislatura è andata in tv una sola volta: una scelta che è stata criticata anche dai suoi elettori. Molti giornalisti che oggi attaccano giustamente l’atteggiamento prepotente e censorio della politica sulla tv hanno contribuito alla crescita di questo fenomeno malato. Perché, invece di lamentarsi soltanto, non si decidono a invitare meno politici e ad aprire i loro salotti alla società civile, alle donne, ai giovani, alle forze creative del paese? [gerhard mumelter - internazionale 839]