Dopo il progetto Primavera, un altro tassello si aggiunge nella giusta direzione per il positivo rilancio dell’Educandato Statale, offrendo una nuova opportunità per le famiglie del rione Sanità: l’avvio nella struttura di Piazza Miracoli, da settembre 2009, delle attività di semiconvitto per il quartiere Sanità (Organizzazioni Sindacali della scuola). Nel corso di un incontro tenutosi lo scorso venerdì 20/2 presso l’assessorato regionale all’Istruzione, e pertanto autorizzate dalla Direzione Scolastica Regionale con propria nota del 21/02/09 per i vari ordini di scuola dell’Educandato. I genitori del quartiere potranno così da quest’anno presentare le domande d’iscrizione per i propri figli anche per le attività di semiconvitto (cioè con attività di pranzo, ricreazione e studio effettuate sotto la guida di personale docente e educativo specializzato e pubblico) presso la segreteria dell’Educandato di Piazza Miracoli dal Lunedì al Venerdì dalle 9 alle 13. Proseguono infatti presso l’Educandato anche per il 2009-2010 le prenotazioni per il progetto Primavera e le iscrizioni per la Scuola dell’Infanzia, e per la Scuola Primaria e Media da quest’anno con semiconvitto fino alle 17,00: come sostengono da tempo gli educatori e gli operatori delle istituzioni educative, che hanno fortemente richiesto e voluto tale offerta formativa per il quartiere Sanità, con la collaborazione di tutte le famiglie del territorio, l’Educandato oggi può finalmente tornare ad essere una prestigiosa Istituzione Educativa.
educandato piazza miracoli
Dopo il progetto Primavera, un altro tassello si aggiunge nella giusta direzione per il positivo rilancio dell’Educandato Statale, offrendo una nuova opportunità per le famiglie del rione Sanità: l’avvio nella struttura di Piazza Miracoli, da settembre 2009, delle attività di semiconvitto per il quartiere Sanità (Organizzazioni Sindacali della scuola). Nel corso di un incontro tenutosi lo scorso venerdì 20/2 presso l’assessorato regionale all’Istruzione, e pertanto autorizzate dalla Direzione Scolastica Regionale con propria nota del 21/02/09 per i vari ordini di scuola dell’Educandato. I genitori del quartiere potranno così da quest’anno presentare le domande d’iscrizione per i propri figli anche per le attività di semiconvitto (cioè con attività di pranzo, ricreazione e studio effettuate sotto la guida di personale docente e educativo specializzato e pubblico) presso la segreteria dell’Educandato di Piazza Miracoli dal Lunedì al Venerdì dalle 9 alle 13. Proseguono infatti presso l’Educandato anche per il 2009-2010 le prenotazioni per il progetto Primavera e le iscrizioni per la Scuola dell’Infanzia, e per la Scuola Primaria e Media da quest’anno con semiconvitto fino alle 17,00: come sostengono da tempo gli educatori e gli operatori delle istituzioni educative, che hanno fortemente richiesto e voluto tale offerta formativa per il quartiere Sanità, con la collaborazione di tutte le famiglie del territorio, l’Educandato oggi può finalmente tornare ad essere una prestigiosa Istituzione Educativa.
comitato parco san gennaro
Il 2 maggio del 2008 è stato aperto un parco abbandonato all'interno del quartiere, il rione San Gennaro dei poveri. Il Parco è stato aperto autonomamente dai cittadini che, stanchi della mancanza di luoghi di socialità e di svago, desiderosi di godere di aree verdi e di spazi sociali, si sono riappropriati di un legittimo diritto. Quartieri come quello della Sanità sono da sempre rinchiusi nella gabbia dell’indifferenza. Una gabbia voluta da tutte le istituzioni e amministrazioni locali per far sì che in questi luoghi non si sviluppi coscienza critica, che potrebbe significare ribellione a tutte le ingiustizie che i cittadini di questi quartieri vivono e subiscono quotidianamente. L'apertura del Parco ha significato per tutta la cittadinanza del quartiere una forma di riscatto importante che ha dimostrato la volontà di esprimersi e cambiare da parte di chi ha subìto le decisioni degli altri senza mai poter dire la propria. Da quel 2 maggio all'interno del quartiere Sanità si respira un' aria diversa, nel parco si è formato un comitato di quartiere, che lo ha reso non solo un semplice luogo di svago e di gioco, ma anche di socialità, di crescita per i bambini attraverso i cineforum e i laboratori autogestiti, di sviluppo di coscienza critica, con il confronto e la cooperazione delle assemblee per gli adulti di oggi e di domani. Proprio l’apertura del parco ci ha fatto capire che il cambiamento e il miglioramento possono partire solo dal “basso” e solo attraverso l’attivarsi dei cittadini, che in modo autonomo uniscono i loro bisogni e le loro intelligenze per trasformare radicalmente la vivibilità di questo quartiere. Lo scopo che si è preposto questo comitato è quello di creare uno spazio di discussione, che si interroghi sui problemi di questo rione, a 360 gradi e allo stesso tempo agisca per risolverli. Proprio per questo invitiamo tutti ad unirsi alle nostre Assemblee, che si svolgono tutti i MERCOLEDI alle ore 18:00 all'interno del parco San Gennaro per provare a cambiare giorno dopo giorno il nostro presente e il nostro futuro. Il rione sanità è anche altro. [Comitato parco San Gennaro, parco dedicato a Rita Parisi]
intervista ad una precaria
“Oggi si può dire che si lavora come veri schiavi, all’epoca dei servi della gleba forse il tempo poteva giustificare l’inciviltà, ma adesso è assurdo e illogico”. Così esordisce Sandro D., 26 anni, da 4 anni lavora in un tour operator. Come hai iniziato il lavoro? “Uno stage tramite l’Università, poi tanta passione, dopo sono rimasto e tutt’ora lavoro”. Com’è che ti hanno assunto? “Prima ho lavorato per circa 10 mesi gratis, poi per più di un anno a 300 euro, infine mi hanno assunto a progetto per 600 euro mensili… adesso ho un contratto di apprendistato che mi garantisce 3 anni a euro 800”. Quante ore fai al giorno? “Otto, ma in realtà esse non sono mai rispettate”. In che senso? Nel senso che spesso facciamo riunioni durante la pausa pranzo e quindi le ore di lavoro diventano 9, 10”. Vengono considerate straordinario? “Assolutamente no, è un lusso!”. Non ho capito. “Nel senso che se hai bisogno di qualche ora di permesso ti dicono di prenderti mezza giornata e te la scalano dallo stipendio, se invece fai gli straordinari o ti pagano un forfait oppure ti danno alcune giornate libere quando dicono loro”. Ma il contratto almeno lo rispettano? “No, questo dell’apprendistato determina ogni anno un aumento di stipendio per adeguamento ma quest’aumento non viene mai dato”. E’ Assurdo! E nessuno si lamenta? “Non è il fatto che nessuno si lamenta è che nessuno crede di avere dei diritti, tutti hanno paura e molti sono aziendalisti”. Aziendalisti? “Si, hai capito bene. Qualche giorno fa litigavo con il mio caporeparto, che d’altronde sa di essere sul filo del rasoio, perché ero stato l’unico a non accettare le ennesime ore straordinarie non pagate. Per tutta risposta mi sono sentito dire che ero ancora giovane ancora…, ma cazzo che c’entra la gioventù con il fatto che devo lavorare di più senza essere retribuito? Che c’entra l’esperienza con gli illeciti?”. Ma il tuo caporeparto sa che lo straordinario è reato sopratutto quello non pagato? “Credo che lo sappia ma faccia finta di non saperlo”. Tutti hanno un contratto dove lavori? “Credo di si, ma questo è la cosa peggiore perché oggi ci ricattano tramite la legge. Gli imprenditori dicono di essere in regola ma poi tutta una serie di irregolarità e di illeciti creano le differenze”. Quali differenze? “In primis tra noi colleghi non c’è complicità, non c’è cooperazione, è queste condizioni sono diventate ancora più disperate con questi tipi di contratti. Poi la delazione, che è una cosa schifosa e viscida. Molti fanno delazione per ingraziarsi la stima dei responsabili, senza rendersi conto che la prima crisi, o le prime mancanze, sarà buttato fuori senza troppe scuse. Un mio collega mi ha detto in privato che ho ragione di lamentarmi ma che lui non se la sente di protestare perché lo stipendio gli è necessario”. E’ assurdo! “Peggio, è schiavitù. Un tempo poteva anche essere legittimata la schiavitù, con tutte le aberrazione che ne conseguivano, ma adesso è anacronistico; un paese non può dirsi civile se ruba, se inghiotte cumuli di immondizia sociale. La cosa che più non riesco a capire è la sciattezza con cui i miei colleghi difendono i loro diritti, ormai è di dominio pubblico e consueto che chi ha uno stipendio è fortunato. Quindi questa “fortuna” la devi tenere ben stretta, ma non capisco come fanno a pensare in questo modo, se tutti noi protestiamo per le condizioni pessime la situazione sarà diversa, se tutti noi decidiamo di non lavorare per un giorno la direzione non avrà la possibilità, in poche ore, di formare altri dipendenti”. Un tempo così le condizioni di lavoro sono migliorate… “Se noi fermiamo la produzione tutti gli imprenditori, per i loro accordi, i tempi previsti ecc, non potranno lavorare da soli perché questo li porterebbe ad essere schiacciati dalla concorrenza e dal lavoro”. Se poi volessimo parlare delle 800euro al mese, che sono una misera… “Si glieli darei agli imprenditori che hanno ville, piscine, 10 automobili… ma fosse solo questo. Nel mio ufficio l’aria condizionata non funziona perché chi ha fatto l’impianto ha calcolato male il sistema refrigerante, i mie capi hanno ben pensato di piazzare dei condizionatori portatili nelle loro stanze, in tutto l’ufficio in estate e peggio che stare nel 5° girone dantesco. Assurdo, e nessuno reclama, tutti che muoiono di caldo e i capi con le pacche nel fresco, tutti stanno zitti perché hanno paura di essere licenziati. Qualche mese fa una ragazza che lavora ai documenti, incinta di 4 mesi, è svenuta dal caldo”. Possibile che nessuno protesta?! “Macchè, si dovrebbe protestare per ogni cosa, per ogni illecito aziendale, ecco perché il sindacato non si avvicina”. In che senso? “Oltre gli straordinari non pagati e le forme di contratto non rispettate, bisognerebbe protestare per tutte quelle persone che lavorano a progetto ma che puntualmente devono essere in ufficio alle 09,30 e usciere alle 19,00, questo il contratto non lo prevede ma è legge. Poi quando viene un controllo il capo ti chiama e ti ammaestra per bene su quello che devi dire e su quello che devi fare; bisognerebbe protestare per il fatto che la normativa europea prevede, per chi lavora a computer, di riposare ogni ora di lavoro, pausa coatta e sacrosanta, ma totalmente ignorata dagli imprenditori; bisognerebbe protestare per gli aumenti che non vengono mai dati, per l’inflazione che sale solo per gli imprenditori; bisognerebbe protestare per l’inciviltà di come vengono trattai i lavoratori, per la mancanza di rispetto e soprattutto per il fatto che questo stato di cose ci ha portato allo sfacelo economico e allo sfacelo sciale”. Capisco, e mi sento di avallare questo tuo sfogo, ritengo che in ogni paese civile queste forme di lavoro basse e infime sono degne di arretratezze mentali. Ma come si fa a non capire che se si dà la possibilità di lavorare in condizioni più comode e più vantaggiose il benessere è assicurato per tutta l’azienda?! In molte ditte del nord Europa, alcune negli USA, da anni i lavoratori sono anche soci e autoregolano loro stessi i flussi di produzione. Molti autori americani lo scrivevano già negli anni ’80. Noi qui in Italia siamo dietro di 50 anni. E’ assurdo l’ignoranza della classe imprenditoriale. La storia non insegna… (la crisi del ventinove, questa attuale). Anche un capò come Della Valle qualche mese fa ha commentato che bisogna alzare gli stipendi e migliorare le condizione dei lavoratori precari. Un appello: se la grettezza degli imprenditori non riesce a capire queste affermazioni allora è meglio che siamo noi operai a coalizzarci e credere ancora che l’affermazione, senza lavoratori il lavoro non esiste, è una verità inconfutabile. [+Blogger]
ombre
Alla via S. M. Antresaecula c'è la UOSM, dipartimento di salute mentale dove centinaia di persone affette da disturbi psicosomatici, della personalità, e schizofreniche vengono curate sia attraverso il normale iter medico sia con i gruppi di ascolto e auto referenziale. Quello che fa la differenza, oltre al problema della comprensione della patologia e della sofferenza del malato, è la famiglia. Se non c'è la famiglia il malato è abbandonato, non ha scampo né possibilità di essere curato. La mancanza totale di assistenza medica ed infermieristica è permanente. Questa "mancanza riabilitativa" è una questione tutta italiana anche se nel sud è ancora più accentuata. Il malato vive una condizione "doppia", vive le angosce e le scissioni; il malato vive le paure, le incongruenze e le disarmonie, ma non le vive da solo! Dietro di esso c'è l'ombra di una famiglia distrutta e incapace di reagire e di sopportare e se ancor di più vive una condizione indigente la sofferenza non è solo economica ma anche mentale. La malattia è il retroscena di un set teatrale, le persone che soffrono sono gli attori principali ma dietro le quinte c'è un universo di ombre e di sfocature, di crepe e di lacerazioni, di pene e preoccupazioni. Quanti di questi operai da retroscena sono diventati malati psichici? Le persone nell'intento di curare un proprio parente diventano anch'esse "disturbate". Se un padre vuole assistere 24 ore su 24 il proprio figlio, sostituendosi per forza di cose alle istituzioni preposte, deve cambiare il suo status: non deve essere più marito, nè avere altri figli, non deve lavorare né uscire, deve avere vita sociale pari zero e l'amore che si prova per la persona affetta da disturbi psichici ne comprova la simbiosi. Le famiglie e le persone che cercano di aiutare il malato vivono in "crepe sociali", abbandonate ad una strisciante realtà, costretti a vedere per metà e sentire acufeni assordanti. Ma nessuno sa! Nessuno capisce! Non c'è comprensione! Non ci sono differenze! Né somiglianze! La malattia mentale vissuta attraverso un parente, la propria madre, il figlio, il marito è devastante come un "rito di passaggio" che sradica all'improvviso l'esistenza e la catapulta in una differente oggettività . Niente teorie della conoscenza, né scabrose acquisizioni semantiche. La realtà è altra, è la normalità di chi non ha esperienza e la povertà accentua queste differenze. L'auto aiuto è una delle forme che lenisce alcune paure, un gruppo di auto ascolto è in parte riequilibrante, ma la poca sensibilità , la mancanza di civiltà e di strutture adatte (se non a pagamento), raccapricciano di più una situazione squilibrata ed inefficace. Non si tratta di comprendere normalità , qui la questione è diversa: uno Stato per essere civile deve poter e saper affrontare ogni questione, anche le più disparate, ma forse realmente il problema sta altrove, magari dietro un set cinematografico o dentro il cervello di un diversamente abile. Forse ci accorgeremo delle assurdità quando queste assurdità si saranno esse stesse accorte di noi. [+blogger]
errore ai danni dei cittadini
Ormai è chiaro: si sta verificando una vera e propria espropriazione dei Beni Comuni, in primis dell'acqua. I cittadini devono sapere che privatizzando i servizi pubblici saranno in balia totale di quanto verrà deciso, in piena libertà, dai potenti e dagli affaristi. Dimostrazione ne sia quanto sta accadendo in questi giorni in tutt’Italia. Ad esempio in Campania l'ATO3, comprendente 76 Comuni dell'area vesuviano-sarnese, la cui gestione dell'acqua è stata già privatizzata, affidandola alla GORI Spa (con capofila Acea e Suez), la conseguenza è stata che i cittadini dal 1° gennaio 2009 stanno ricevendo bollette pazze, con aumenti spropositati, retroattivi, senza che sia stata eseguita la lettura del contatore ma basandosi su consumi presunti, e che lo stesso gestore dichiara spesso errati e/o riverificabili. "Prima paghi, poi si vedrà…", questo è quanto agli sportelli della Gori SpA i cittadini che reclamano si sentono dire in questi giorni. Alla richiesta di pagamento della depurazione, anche laddove non vi siano impianti o gli impianti siano inattivi, la Corte Costituzionale, con la sentenza 335/08, ha imposto alla GORI SpA di restituire ai cittadini le somme non dovute. I cittadini dell'area vesuviana ricevono acqua con quantità di fluoro oltre i limiti consentiti dalla Comunità Europea; acqua resa potabile, di anno in anno, solo a seguito di deroghe ministeriali e regionale. Acqua in deroga quindi verrà erogata, ancora e per tutto il 2009. Questo è solo un esempio di ciò che si rischia con la privatizzazione dei Beni Comuni ( acqua, istruzione, sanità, rifiuti… ). Noi non ci stiamo e non ci staremo mai! L’acqua è un bene di tutti di cui non si può fare a meno – e non merce su cui lucrare. L’acqua è vita, nessuno deve restarne senza, anche quando ha difficoltà a pagare. Questo è quanto affermano i molti Comitati Cittadini presenti sui territori. Comitati che numerosi, e quotidianamente, vanno a costituirsi. Ma non solo. A seguito : del passaggio al nuovo gestore – mai comunicato all'utenza (che si vedrebbe costretta a pagare ad un gestore non scelto); della mancata comunicazione degli aumenti da parte della GORI SpA; dei pagamenti delle bollette senza lettura bensì su presunti consumi; del gestore che varia lo statuto senza comunicarlo a Enti e utenti, se non con molto ritardo e sul proprio sito; del Presidente dell'Assemblea di ATO3 che convoca la Conferenza dell'Ente d'Ambito senza comunicarlo a tutti i Sindaci (ovvero alla parte pubblica che dovrebbe controllare il gestore). Ormai è chiaro: il sistema idrico gestito da SpA miste (pubblico-privato) è a vantaggio solo dei soci privati, con scelte poco trasparenti in merito a piani industriali, bilanci e tariffe. I Sindaci e gli Enti Locali siano al fianco dei cittadini e non del gestore del servizio idrico! Il 14 gennaio scorso Alfonsina De Felice ha rassegnato le sue dimissioni da Presidente dell'Ente d'Ambito 3, ma ciò non è risolutivo. Si dimetta tutto il CdA dell'ATO3 campano perché ha dimostrato la sua inefficienza! Per quanto riguarda ATO2 Campania, nel prendere atto delle parole del nuovo Assessore al Bilancio del Comune di Napoli, Realfonzo, espressosi pubblicamente a favore della gestione pubblica dell'acqua - sul Corriere della Sera del 17 gennaio u.s., il Coordinamento Regionale chiede al su menzionato Assessore di far seguire alle sue parole la richiesta di convocazione immediata dell'Assemblea dei Sindaci di ATO2 – praticamente ferma al ritiro della delibera sulla privatizzazione avvenuto il 30 gennaio 2006. In quella unica sede competente si deliberi la gestione totalmente pubblica del servizio idrico integrato, attraverso la costituzione di un'azienda speciale pubblica senza fini di lucro, e non di una SpA. Solo così si ottiene la gestione pubblica dell’acqua, contrariamente a quanto vorrebbe la legge 133/'08-art. 23bis,comma1- che ha dato il via alla privatizzazione, oltre che dell'istruzione, anche dell'acqua - che sino ad ora era fuori dalle regole di mercato. La nostra vera forza saranno le molte iniziative attuate e/o che attueremo - sia a livello territoriale che nazionale e internazionale. Non a caso la proposta LIP (Legge d'Iniziativa Popolare) ha ricevuto consensi da 407mila cittadini a favore della gestione pubblica e partecipata dell'acqua. Grazie anche al Forum italiano dei Movimenti per l'acqua (www.acquabenecomune.org) che vede insieme centinaia di Comitati, Associazioni, realtà locali, artisti, singoli cittadini, ovvero il "popolo dell'acqua" che ancora una volta dice: no alla mercificazione dell’acqua e dei beni comuni! [Coordinamento Regionale Campano per la Gestione Pubblica dell'Acqua]
rassello accuse o complotto?
Il 22 Gennaio le ceneri di don Giuseppe Rassello saranno portate da Procida alla Sanità. Centinaia di persone accompagneranno i resti del parroco che per circa 20 anni è vissuto nel rione combattendo la droga, le camorra, le ingiustizie. Attualmente il nome del prete è associato a quello di reato infimo e vergognoso: la pedofilia. Infatti don Rassello fu accusato e condannato per aver “violentato” un minorenne. Le virgolette sono state messe apposta non per accusare o assolvere ma per argomentare ulteriormente una sentenza che, per chi lo ha conosciuto, è assurda e inverosimile. Dalle interviste girate per un documentario che sarà proiettato nei giorni della commemorazione, gli interrogati tracciano un profilo di un uomo e di un prete integerrimo, colto, amante di Dante, dell’Arte e del quartiere. Niente di nuovo per una corretta analisi della sua vicenda giudiziaria. Tutti però nel rione ricordano che il Parroco cacciava via dalla chiesa i camorristi, i venditori di droga, i politici corrotti e tutti quelli che cercavano le “bustarelle”. Ricordano che non volle ricevere un importante uomo politico, non voleva parlare con i consiglieri di quartiere né con i commercianti truffaldini. Tutti ricordano che negli anni Ottanta e Novanta il rione Sanità era al c'entro di una disputa Chiesa – Politica. Nella Basilica di San Severo, quando Padre Giuseppe era viceparroco e il cugino, Don Michele Del Prete, era invece Parroco, entrambi vennero minacciati e accusati di essere i “disturbatori del quartiere”. Il coraggio di don Rassello, sfumato invece quello di Del Prete chiusosi in un silenzio tombale anche in relazione alla vicenda giudiziaria del cugino, sfiorò l’apice quando Michele Santoro con la sua troupe televisiva dedicò un’intera puntata al quartiere Sanità e ad un uomo che dissacrava le ingiustizie in nome di un Dio trafitto da un potere manipolatore. In quegli anni il rione (come oggi d’altronde) era un crocevia di intrecci di voti circoscrizionali e comunali, provinciali e regionali. Il caso volle che subito dopo quella trasmissione di denuncia il Parroco, che da San Severo era stato trasferito alla Basilica di S. M. della Sanità, venne accusato da un quattordicenne, Antonio B.: “ogni tanto faccio i pompini al Parroco”. Inverosimile per centinaia di ragazzi che avevano frequentato don Giuseppe e la sua parrocchia, per quei ragazzi che avevano dormito e passato interi giorni e settimane con lui; assurdo per chi aveva dialogato con un uomo che aveva un’intelligenza al di sopra della media. Ma allora perché fu condannato? E per di più, su quali prove visto che, Antonio B. non aveva subìto violenza fisica? E ancora, perché il ragazzo che accusava Don Rassello dopo poco l’accaduto diventò prete? Certo la difesa fu un po’ scialba visto che un testimone del parroco dimenticò di dire all’avvocato difensore che in passato aveva avuto problemi con la giustizia. Dopo la sentenza don Giuseppe Rassello venne affiancato da don Bruno Forte (oggi vescovo di Vasto, Chieti), uno dei teologi più illustri e importanti d’Italia. Perché un teologo che aspirava alla carica di vescovo di Napoli celebrava la santa messa alla Sanità? Don Bruno Forte non era viceparroco, né frequentava stabilmente il quartiere, ma allora perché affiancò padre Giuseppe? Se da una parte è vero che le sentenze non si commentano (le condanne si basano tutte su prove certe!) altrimenti un potere fondamentale della Costituzione verrebbe meno ai principi cardini, dall’altra parte è altrettanto vero che non sarà stato difficile accusare un uomo di pedofilia in un quartiere ghetto dove l’ignoranza della gente è la causa ultima di centinaia di giornalisti. Non la morte, per chi rompe certi schemi clientelari, ma il marchio mette fine alle illusioni. Se le illusioni di Don Giuseppe Rassello erano di impronta politica, una politica genuina fatta di vangelo e di “allucchi” (grida), di processioni e di indignazione verso chi sfruttava la gente del rione, di dialogo con la persone oneste e di anatemi contro gli ignavi, per dirla in un solo termine, di Teologia della Liberazione, allora era pur vero che il fastidioso prete prendeva le distanze dai piani alti denunciando le ingiustizie attraverso la sua povertà. Un esempio per il purgatorio Sanità ma che non doveva arrivare a vedere la luce bensì doveva fare marcia indietro e riscendere nell’Inferno. E in effetti all’inferno è arrivato, è arrivato perché dopo poco Antonio B. prese i voti di castità, povertà e obbedienza. Questo, cosa avrebbe potuto significare? Che in parte la chiesa era contro di lui? E se sì, perché? Forse perché alcuni religiosi sapevano che il parroco del rione sanità era pedofilo? Forse perché il parroco non faceva distribuire volantini elettorali in basilica? Forse perché dal pulpito Don Rassello faceva nomi e cognomi? [+Blogger]
un diversamente abile
Pubblichiamo lettera di un cittadino: attualmente è seguito da un medico della UOSM alla via Santa Maria Antesaecula.Provo vergogna nel presentarmi perché quel poco di dignità che mi è rimasta me la tengo orgogliosamente stretta perché per quelli come me non c’è spazio, sono un peso per le istituzioni, spesso un diverso per la società e il mio essere molto sensibile non può che crearmi ulteriori problemi. Ho vergogna perché la persona che state ascoltando non riesce a riscattarsi in questa società perché non ha potuto maturare una vita da adulto, non ha potuto realizzare il sogno di una vita fatta di cose e non di semplici parole e ancora oggi a 33 anni vive aiutato da tutti perché non e’ indipendente. Io appartengo al gruppo dei “diversamente abili” , quelli aggrappati ad una piccola speranza su un futuro quanto mai incerto perché se tanto mi da tanto vista la situazione presente il domani mi chiedo come sarà… Questa speranza siete voi, cioè tutti coloro che hanno voluto, vogliono e vorranno salvare me e quelli come me dalla condizione di imbarazzo, sofferenza e solitudine. Spesso mi chiedo che ne sarà del mio domani e per quanto io mi sforzi nel credere in una soluzione sinceramente riesco a vedere solo precarietà. Allora mi chiedo mille cose su quello che posso fare per cambiare il mio futuro e le risposte non sono molte… andare avanti cercando di combattere anche io, ma quello che mi spacca in due e’ che io sono un diversamente abile e forse speravo che fosse qualcun altro a preservarmi da questo, cioè dal fatto di dover lottare in una condizione di falsa serenità. Fortunatamente ho ancora i genitori ma se penso al giorno che se ne andranno quel giorno morirò un po’ anche io perché hanno vegliato su di me giorno e notte negli anni più difficili e lotteranno fino allo sfinimento per i miei diritti… e questo mi dà grande coraggio ma prima che venga quel giorno spero che le cose cambino davvero e che il nostro paese sia un paese dove ci sia più giustizia, più eguaglianza e più onestà e spero in un mondo dove chi comanda faccia gli interessi di tutti, anche di quelli come me… i diversamente abili. [S.C.]
dis-abitare
Pubblichiamo lettera inviatoci da una educatrice del rione. Vive e lavora da più di 50 anni nel quartiere e ora rischia di essere cacciata via dalla propria casa dove svolge il ruolo di volontaria e, come si definisce lei, di vice mamma. Questo è un problema che molte famiglie e stanno affrontando nel rione, e a napoli; molti proprietari preferiscono affittare le case a stranieri a prezzi altissimi. In molti vicoli e vie del rione, e nei bassi, ci sono bilocali e monocamere affollate di persone. È assurdo! [+Blogger]
L’abitazione può essere un bene commerciabile? Da generazioni una casa viene abitata, vissuta anche… come la mia, come quella di altre 5 famiglie nella sola strada di Via Stella 124 che ho abitato per 50 anni con la mia famiglia. Poi, questa famiglia si è assottigliata per decessi, matrimoni, trasferimenti per lavoro, come succede sempre, naturalmente nella vita di tutti. Io sono rimasta sola, ammalata, reduce da un divorzio subìto, senza lavoro (a causa della salute), quando un “ragazzo” si è, semplicemente, intromesso nella contrattazione già definita e accordata, da concludere solo con l’atto di compravendita a favore mio da parte di mio marito, allorquando l’anziana ultranovantenne ex proprietaria, sebbene già fosse d’accordo con noi, siccome conosceva sin da bambina questo “ragazzo”, si è fatta irretire, imbambolare, cedendo a lui l’appartamento e perdendovi così anche 30 milioni di lire (8 anni fa) sul prezzo accordato con noi… avrei potuto solo far pagare una grossa multa ad entrambi per il diritto di prelazione prevaricato, ma “nulla di più” a detta degli avvocati, “in quanto non trattasi di studio o negozio per attività lavorativa”. La casa in questione è tutt ’ora centro, punto di riferimento, attrazione per la gente del quartiere in quanto rifugio, accoglienza, intrattenimento costruttivo per i ragazzi del rione le cui mamme e famiglie disagiate hanno affidato a mia madre, e poi a me, i loro unici gioielli, figli tolti così alla strada, sottratti alla delinquenza, alla devianza, perché intrattenuti nella mia famiglia con l’amore di chi sa prendersi cura. Da generazioni abbiamo dedicato vita, energie, e soprattutto amore a questi ragazzi, a queste famiglie. Da mamma moderna in qualità di Direttrice, Educatrice, Insegnante, in una scuola legalmente autorizzata (Arena Minatore) alla Sanità, con 300 bambini dall’asilo alle medie, con insegnanti competenti ed attenti al recupero sociale di questi ragazzi. Poi mia madre, nella suddetta casa, quale Insegnante, Educatrice e Vice Mamma, a sostegno di tante famiglie carenti di tutto… Infine io, Volontaria del carcere minorile maschile, Insegnante, Educatrice, e, posso dirlo, Vice Mamma, di questi ragazzi che adoro ed ancora da adulti mi vengono a trovare, ricercando i momenti di calore umano, di vita familiare, di semplicità e serenità vissuti qui da noi, da ragazzi, prima che la vita li inghiottisse nel gorgo del tritavalori… come ha fatto con me Zampino Mario, architetto, quel “ragazzo” che, con la scusa delle condoglianze per la morte di mia madre, venne invece ad interessarsi dell’appartamento con la ex proprietaria Teresa Pirelli e prevaricare sull’accordo di vendere a me l’appartamento in cui sono cresciuta, vissuta ed operato per 50 anni, dopo due generazioni prima di me… Entrambi straricchi, straproprietari, stra… cotanti dei diritti umani e, soprattutto degli interessi sociali dei più sfortunati che ancora oggi potrebbero trarre vantaggio dall’avere questa casa quale punto di riferimento per il riscatto da tanto male che li sovrasta ed inghiottisce facendoli soccombere perché senza voce, senza muri né culturali, né economici, né sociali per far valere i propri diritti, semplicemente contro chi ha il “potere dell’indifferenza”. [Giuseppina Conte]
omosanità
Qualche settimana fa mi ha scritto un ragazzo del quartiere, che per discrezione chiamerò Francesco ( anche se non sono d’accordo a mantenere l’anonimato ma esprimo la sua volontà), chiedendomi cosa ne pensassi degli omosessuali e se ne conoscessi alcuni del rione. In realtà mi è sembrata un po’ “strana” la mail in quanto la domanda, secondo me, non ha alcuna rilevanza sotto il profilo personale: il mio pensiero è relativo, inesistente e agnostico. Sarebbe stata la stessa cosa se mi avessero chiesto cosa ne pensassi degli eterosessuali o delle donne. Intanto disprezzo le generalizzazioni, non stiamo parlando di cose, di oggetti, di animali, stiamo parlando di esseri umani, uomini e donne che tali devono essere definiti. Gli orientamenti sessuali non hanno una etichetta che bisogna commentare. La stupidità va commentata, il razzismo, la pedofilia… ma questo lo lasciamo agli esperti. A vico Lammatari ci sono alcuni “femminielli”, c’è un pescivendolo/a alla via Sanità e alcuni/e alla via Cristallini, ci sono degli omosessuali a vico Sanfelice e alla via Capodimonte… ma cosa significa? - Ok Francesco, ti faccio sapere che ne conosco diversi/e. Sempre per rispondere alla mail di cui sopra, ritengo che se una posizione deve esserci questa è quella di considerare l’ottusità di chi non riesce a distinguere gli orientamenti sessuali, di chi ritiene che l’omosessualità sia una perversione o sia una deviazione o qualcosa che faccia schifo. Intanto quello che più ci fa schifo è vedere due uomini fare l’amore. Per noi “maschi”, invece, le donne che si baciano e che si toccano fanno aumentare la nostra eccitazione. Strano?, eppure stiamo assistendo alle stesse “perversioni”?, ma no!, la donna è un’altra cosa, la donna è inferiore, è gracile e sottomessa e se fa questo è solo per paura; l’uomo, invece è robusto, ci difende e schiaccia i malvagi, non va difeso come una femmina; l’uomo è virile e non può e non deve subire l’umiliazione che subisce una donna che, attenzione, “riceve e non dà”. Queste ultime possono, per certi versi, essere definite delle generalizzazioni, anche se parlerei più di società bieca e maschilista. L’omosessualità è un presupposto intrinseco in quanto tale, come condizione naturale dell’essere, in tutte le sue forme, incrinature e diramazioni. Non importa cosa chi vuol essere e cosa e chi vuol sentirsi, la limitazione di chi si sente “altro” è una condizione che deve essere superata dalla naturalità e dalla fattibilità. Spiego meglio questo concetto attraverso i presupposti cardine della diversità. La diversità può essere definita: 1) Dinamica, nel senso di successioni di fatti, di eventi che si evolvono, mutano, si scontrano e si sovrappongono nel tempo e nello spazio attraverso nessi logici che si collegano tra di loro, ai motivi che li determinano e ai principi che li legano; 2) Contestuale, cioè è data da un complesso di circostanze in cui nasce e si svilupp,a definendo un determinato fatto; 3) Articolata, che si manifesta o si dispiega organicamente negli elementi che lo compongono; 4) Reciproca, nel senso che qualcuno è diverso per noi quanto allo stesso modo noi siamo diversi per gli altri; 5) Asimmetrica, si è sempre più diversi degli altri se, chi definisce, ha il potere di farlo e di legittimarlo. Anche noi del quartiere subiamo queste differenze dai media e da buona parte dell’opinione pubblica. Il rione Sanità è omo perché la [non]storia ha fatto sviluppare definizioni che si collegano e trovano riscontro nell’immediato, come dire “guardiamo quello che ci va”; nel contesto attuale esso è luogo di camorra, di cultura della povertà, di familismo e di assurdità; il rione Sanità è differente dalla Via Posillipo anche se in questa via alcuni imprenditori hanno preso accordi con la malavita organizzata, hanno evaso le tasse per milioni e milioni di euro, fanno lavorare colf a nero ecc, ecc. Naturalmente “vince” la definizione che più ha potere. Caro Francesco, se la prossima volta sento dire ad una persona del rione Sanità che l’omosessualità è una perversione allora dovrò credere che è illegittima la sua storia, la sua cultura e le sue fatiche; sono deviati i commercianti, le massaie, gli artigiani e gli operai; questo è il termine che normalmente si affibbia al quartiere. Quello che invece mi sento di definire è che l’omosessualità del rione è la naturale espressione dell’uomo/donna che non ha bisogno di essere definita, non ha bisogno di essere studiata e capita. Le differenze, se esistono, devono comprendere chi e in che modo le etichette marchiano i termini: gli Armeni venivano cacciati e uccisi, gli zingari e gli ebrei bruciati vivi, gli uti e i tutsi disintegrati (senza che nessuno alzi un dito), i congolesi appesi al cappio, i nicaraguensi impiccati in massa, ma non basterebbero altre due pagine per scriverli tutti. Non va combattuta la comunità gay e il quartiere incivile, ma va combattuta la stupidità di chi affronta così “moralmente” queste differenze. [+Blogger]
un inverno clamoroso
Qualche mese fa abbiamo con dannato l’atto di uno scellerato che ha incendiato una casa rom all’inizio di via Fontanelle. Il rione Sanità non è razzista, basta vedere i numerosi negozi aperti: diversi alla via Mario Pagano, uno cingalese, uno senegalese e pochi giorni fa è stata inaugurata una 3° attività commerciale all’incrocio con il mercatino della frutta e della verdura. Poi altri negozi alla via Stella, Vergini, piazza Sanità, Fontanelle, Miracoli ecc, ecc. Interessante sotto questo profilo l’articolo di Maksim Cristan uscito sull’Internazionale 774 che pubblichiamo interamente.
L’inverno è alle porte e anche quest’anno, come ogni anno, il caloroso capo della stazione centrale di Milano, aprirà l’ingresso ai signori barboni. L’inverno del 2001 c’ero anch’io. L’inverno del 2002, invece, avevo seguito l’esempio del sig. Placido, che dormiva sotto le macchine. L’inverno del 2003 ho seguito l’esempio del sig. Keko, che dormiva nei mezzi pubblici. Il caloroso autista ci faceva scendere solo quando si accorgeva di me. Gli italiani, si sa, sono un popolo caloroso e questo di avverte ovunque. Lo stavo proprio raccontando al signor Witor, che si è acceso subito come il napalm: “Mentre negli altri paesi europei i pregiudicati occupano le carceri, il caloroso popolo italiano li mette addirittura in parlamento e a dirigere le banche e le industre. Mentre i giornalisti europei denunciano ogni errore di chiunque ricopra un ruolo pubblico, i calorosi giornalisti italiani cercano di coprirli, aiutando così i cittadini nelle loro calorose scelte elettorali. Mentre altrove la chiesa è lasciata al calore dei fedeli, il caloroso popolo italiano stanzia miliardi per sostenerla e i mendicanti approfittatori che rompono i coglioni ai turisti vengono calorosamente multati. Ah ah, caldi sì, ma stupidi no! Alcuni cittadini calorosi, poi, improvvisano degli spettacolari falò nei campi rom, a spese proprie ovviamente. E molti cittadini continuano con calore a seguire il Tg4 anche dopo che la gelida corte di giustizia europea ha sentenziato che l’intera rete è abusiva!”. “Devo fermarlo”, penso, “altrimenti rischierà l’ennesima scomunica”. Così dico: “Qualche tempo fa a Rimini, alcuni cittadini calorosi si sono inventati come scaldar un signor barbone: cospargendolo di benzina (sempre a spese loro) e dandogli fuoco nel sonno. Il signor Andrea Severi ora avrà caldo a vita”. Il mio intervento non funziona. Il signor Witor s’infiamma e sputa: “Anche gli immigrati rompicoglioni come te farebbero bene ad imparare dai ostri cittadini calorosi, contribuendo ad una più calorosa integrazione! Invece di lamentarvi, potreste portarvi almeno una tanica da casa, così in caso di bisogno potreste darvi fuoco da soli. Con i prezzi che corrono, cazzo! Invece di pretendere già allo sbarco una accoglienza calorosa dal popolo italiano! Ma viste le ultime proposte della Lega, chissà che il governo non mediti già di imporre la tanica ad ogni immigrato novello”. [Maksim Cristan - Fonte: Internazionale 12/18 dicembre]
L’inverno è alle porte e anche quest’anno, come ogni anno, il caloroso capo della stazione centrale di Milano, aprirà l’ingresso ai signori barboni. L’inverno del 2001 c’ero anch’io. L’inverno del 2002, invece, avevo seguito l’esempio del sig. Placido, che dormiva sotto le macchine. L’inverno del 2003 ho seguito l’esempio del sig. Keko, che dormiva nei mezzi pubblici. Il caloroso autista ci faceva scendere solo quando si accorgeva di me. Gli italiani, si sa, sono un popolo caloroso e questo di avverte ovunque. Lo stavo proprio raccontando al signor Witor, che si è acceso subito come il napalm: “Mentre negli altri paesi europei i pregiudicati occupano le carceri, il caloroso popolo italiano li mette addirittura in parlamento e a dirigere le banche e le industre. Mentre i giornalisti europei denunciano ogni errore di chiunque ricopra un ruolo pubblico, i calorosi giornalisti italiani cercano di coprirli, aiutando così i cittadini nelle loro calorose scelte elettorali. Mentre altrove la chiesa è lasciata al calore dei fedeli, il caloroso popolo italiano stanzia miliardi per sostenerla e i mendicanti approfittatori che rompono i coglioni ai turisti vengono calorosamente multati. Ah ah, caldi sì, ma stupidi no! Alcuni cittadini calorosi, poi, improvvisano degli spettacolari falò nei campi rom, a spese proprie ovviamente. E molti cittadini continuano con calore a seguire il Tg4 anche dopo che la gelida corte di giustizia europea ha sentenziato che l’intera rete è abusiva!”. “Devo fermarlo”, penso, “altrimenti rischierà l’ennesima scomunica”. Così dico: “Qualche tempo fa a Rimini, alcuni cittadini calorosi si sono inventati come scaldar un signor barbone: cospargendolo di benzina (sempre a spese loro) e dandogli fuoco nel sonno. Il signor Andrea Severi ora avrà caldo a vita”. Il mio intervento non funziona. Il signor Witor s’infiamma e sputa: “Anche gli immigrati rompicoglioni come te farebbero bene ad imparare dai ostri cittadini calorosi, contribuendo ad una più calorosa integrazione! Invece di lamentarvi, potreste portarvi almeno una tanica da casa, così in caso di bisogno potreste darvi fuoco da soli. Con i prezzi che corrono, cazzo! Invece di pretendere già allo sbarco una accoglienza calorosa dal popolo italiano! Ma viste le ultime proposte della Lega, chissà che il governo non mediti già di imporre la tanica ad ogni immigrato novello”. [Maksim Cristan - Fonte: Internazionale 12/18 dicembre]