lacrime napulitane

Se la Mussolini può sbraitare contro un video che nessuno deve vedere, non possono fare altrettanto i parenti della vittima del rione sanità. Se le richieste e i rinvii a giudizio per i politici sono dettate da una magistratura corrotta, non possono fare altrettanto gli immigrati e i “delinquenti” comuni che affollano le carceri di tutta Italia. Se gli imprenditori gestiscono le loro imposte, evadendo ed eludendo, e spostando milioni di euro in banche straniere, non possono fare altrettanto gli operi e gli impiegati che “finanziano” lo stato, i lavori pubblici, e tutto quello che riguarda il nostro paese. Allora se ci sono due pesi e due misure perché non si dovrebbe delinquere? Perché sequestrare la moto ad un ragazzo (con una multa salatissima), che non può pagare l’assicurazione, quando poi quest’ultima intima il contraente a non fare incidenti perché rischia l’estromissione da tutte le altre imprese assicurative? Perché se io pago dazio Riccardo Cocciante se la cava con una amnistia? Questa non è democrazia. Questo “geniale” termine è stato così estromesso che il concetto definisce da solo qualcosa che non è mai esistito. Un popolo che da solo si auto-governa con leggi auto-lesive e contro ogni buon senso civico. È a dir poco paradossale. Un popolo che fa le leggi contro il popolo, che si auto-distrugge e rinasce sulle ceneri sporche e incatramate. La Rai la paghiamo tutti, ma in tv ci va sempre la stessa gente, questo sarebbe già da solo un buon motivo per fare una rivoluzione. La politica la paghiamo noi, così come tutti i deputati e senatori, eppure noi non possiamo scegliere chi mandare in parlamento. Quando andiamo alle urne ci dicono di votare l’uno o l’atro, basta, niente di più semplice e di più immediato. Se noi del rione Sanità protestiamo perché nel quartiere non ci sono forze dell’ordine, non ci sono vigili che fanno multe, non ci sono carabinieri per far rispettare il senso di marcia, nessuno ci ascolta (poi ci chiamano anarchici), e se invece questo problema si sposta verso Milano 2 o 3 ed è il presidente della Regione a porre questo quesito allora la legge interviene subito con le sue belle norme e normicine. Alcune associazioni di Miano hanno reso ben noto che la discarica è abusiva, che non può essere fatta, che gli stessi ingegneri ed ecologisti hanno dichiarato che gli ospedali, le case, e le strade sarebbero intossicate dall’esalazione e dal percolato, ma questo non basta, c’è bisogno di Bertolaso per creare un piano regolatore munnezza napoletana. Allora mi chiedo e vi chiedo? Chi ha il potere di regolare? Forse che le mie lacrime sono meno lacrime di quelle del presidente del consiglio? Forse il mio tumore è meno tumore di quello di un senatore? Forse la mia scopata e meno scopata di quella di un ex nota attrice televisiva? Capisco! Non siamo noi ad essere razzisti, siete voi ad essere del rione sanità. [+Blogger]

esseri umani o rifiuti tossici?

Appello aperto a quanti lo condividono. Ancora una volta le Istituzioni preposte a varare e portare avanti politiche di responsabile accoglienza e giusta integrazione degli immigrati presenti nel nostro Paese e indispensabili al funzionamento della nostra economia si sono rivelate gravemente inadempienti e latitanti. Con l’aggravante di aver mostrato a diverse centinaia di esseri umani inermi, molti dei quali regolari e senza alcuna pendenza penale, solo il loro volto crudele, repressivo e disumano. Non ci sono parole adeguate per dire la nostra indignazione, il nostro sgomento e per esternare la nostra viva protesta e amara delusione. Perché, ci chiediamo, tanto zelo, tanto tempismo, tante energie e risorse non sono stati mai impiegati per reprimere quella criminalità comune e organizzata tanto diffusa che avvelena e tiene in ostaggio il nostro territorio in tutte le sue varie espressioni, quella economica in particolare, con imprenditori agricoli spregiudicati e caporali cinici? Perché si è atteso che la situazione di San Nicola Varco degenerasse e incancrenisse senza che chi doveva e poteva varasse progetti praticabili e concreti per delocalizzare il Campo?

Non si poteva distribuire i suoi occupanti in destinazioni degne di esseri umani, di lavoratori, di persone ree solo di essere venute in Italia alla ricerca di una sistemazione impossibile nei loro Paesi di origine? E’ degno di un Paese civile, progredito, democratico, sviluppato, trattare, come è stato fatto a San Nicola Varco, esseri umani come rifiuti da smaltire senza indicare loro neppure una “discarica” dove andare? Perché si continua a fare i forti con i deboli mentre si girano gli occhi altrove dinanzi ai potenti e ai prepotenti di turno? Vogliamo ancora sperare e chiedere alle Istituzioni preposte, sia politiche che civili e religiose, di riparare al male atto e al torto arrecato. Consentite a quanti sono stati gettati nella disperazione di poter trovare a breve una onorevole e dignitosa sistemazione nelle vicinanze del loro lavoro che si svolge quasi tutto nella Piana del Sele. E’ in gioco la civiltà dell’Italia, la credibilità degli Enti locali, la coerenza del Mondo cattolico. Soprattutto la nostra umanità, se ancora ce ne resta una briciola… [OASI – IL PORTICO – CASA NAZARET – VOLTO SANTO – GESU’ REDENTORE]

stamani a borgo vergini

Sembra una scena surreale… Domenica scorsa una folla di donne, bambini, uomini affollava via Vergini, gli stand di numerose associazioni esibivano le loro idee, i manufatti, i progetti… Il “latrato” di chi si batteva per intitolare il ponte della Sanità a Maddalena Cerasuolo, oppure chi discuteva “animatamente” contro l’indiscriminato aumento della tassa della spazzatura, e poi chi parlava di problemi scooter, chi di parcheggio selvaggio, chi di vivibilità e differenziata. Insomma una quartiere alternativo, per certi aspetti. Visto stamani sembrava invece uno dei luoghi più pericolosi del mondo. Tre camionette della polizia, diverse automobili dei carabinieri e vigili urbani in poco più di 100metri. Uno schieramento di forze estreme, in assetto antisommossa, un bel vedere per i giornalisti e i curiosi. Invece c’era il PM Sergio Amato per un sopralluogo. Insomma, la favola potrebbe continuare. In che modo? Inizio: Un ricco imprenditore, dirigente di una multinazionale, denunciato da un suo vicino di casa per elusione fiscale… Se un giorno sentissimo questa affermazione da un telegiornale potremmo pensare sul serio che la criminalità organizzata non sarebbe poi così imbattibile. [+Blogger]


Antefatto: BORGO DEI VERGINI, quartiere di Rione Sanità, a Napoli. Attualmente in cronaca, per l’assassinio, a freddo ,fuori di un bar. Normalmente non è presieduto da Guardie Comunali e Carabinieri in divisa. Il fatto si protrae da anni. Oggi 01-12-2009 h.8,45. Scorgo con sorpresa, tra il grondare della pioggia, cinque auto dei Carabinieri e altrettante delle Guardie comunali. C’è movimento di palette, controlli, capannelli di curiosi muti. Non posso non esimermi dall’accostarmi a un’auto di una guardia comunale e fare una domanda: “Scusate, ma questa parata a che serve? Non sarebbe meglio essere presenti nel quotidiano. In una simile occasione, più di un anno fa, un suo collega, alla stessa domanda, mi rispose: “Ci vedite oggi e mo’ nun ce vedite cchiù”- E così è stato. “Il signore lascialo a me…venga, venga”. E’ una voce imperiosa, alle mie spalle, che soccorre una risposta che non arriva. E’ una guardia comunale, anziana, gallonata. Il tono di voce è di quello incazzato che mi deve sopraffare e correggere di brutto. “Lei non capisce niente, anche se è da quarant’anni, come dice, di lavorare in questo quartiere. Stamane per essere qui, con cinque vetture, abbiamo lasciato Napoli scoperta e a grave rischio.-“ Il tono è di quello che mi vuole trascinare in una lite. Non ne sono il tipo. Dai marciapiedi la gente ci osserva, non intuendo l’argomento. Nessuno si accosta. “Ma non siete in 1800, come si legge?”. “Caro signore, lei non sa quante persone oggi, in Napoli, hanno cambiato residenza e quanti atti dobbiamo consegnare. Tra controlli e altro, faccia lei il calcolo.”- Gli chiedo se può abbassare la voce, non sono sordo. Ma penso che voglia raggiungere gli altri. “Non si potrebbe deferire a impiegati comunali tutto ciò e lasciare a voi il controllo della città? Arrivo, tutte le mattine, da Marano e il quadrivio di Capodimonte , una porta della città, è privo di vigili e per di più i semafori sono spenti”. Sento la pioggia sul volto,le lenti sono bagnate, ma non desisto. “A Capodimonte non ci possiamo essere più e se i semafori sono spenti, è perché non pagano la ditta di manutenzione. Pensi che in centrale abbiamo armadi pieni di radio ricetrasmittenti che non possiamo usare da anni, perché non sono state saldate alla ditta. E il giorno che le potremo usare, dovranno essere tutte rinviate alla fabbrica per rimettere i nostri nuovi codici, che nel frattempo sono cambiati.” “Fatevi aiutare dai Carabinieri, non potete lasciare una città sguarnita“. Qui, s’incazza, scusate il termine. “Si vede proprio che non capisce niente, siamo noi ad aiutare i Carabinieri“. Desisto e mi allontano, senza salutarlo, mentre blocca un motociclista che gli passa accanto. [Ranieri Lucio Paolo]

certi ricordi

Usiamo spesso questo termine in modo allusivo, riferendoci ad una data categoria morale di individui. Ma il fatto che mi si presentò anni fa, una trentina credo, mi ha fatto sempre riflettere su questo comportamento umano che non allude solo ad un problema morale, ma alla nostra sopravvivenza e a quella dei nostri cari. Avevo, come vi dicevo, come miei assistiti (faccio il medico di base) una famiglia di lavoratori. Il padre, fabbro, aveva creato una piccola azienda di costruzione di porte blindate. I figli, maschi, lavoravano con lui. Assunta, l’unica femmina era una ragazza di una ventina d’anni, se ben ricordo. Studiava e giocava come titolare in una squadra di pallacanestro cittadina. Ricordo il suo sorriso aperto, il suo fisico asciutto e statuario. Veniva rare volte in ambulatorio; qualche certificato di idoneità sportiva o qualche piccolo incidente muscolare. La madre seguiva tutta la famiglia. Si occupava delle vivande dell’officina e della parte amministrativa. Sopra l’officina costruirono due piani, uno per la loro abitazione, l’ultimo, e il secondo venne dato in affitto ad una famiglia del posto. La loro era una famiglia serena, toccata da quel benessere economico onesto, che non è facile reperire nel mio quartiere. Una sera Assunta rientrando a casa, mentre saliva i primi gradini delle scale della sua abitazione sentì il suono di una raffica di proiettili esplosi all’impazzata. Urla, gemiti, pianti venivano dal secondo piano che lei stava raggiungendo per salire al terzo piano di casa. Col cuore in gola, non riuscendo a capire cosa potesse essere successo, scorse tre individui, che uscivano dalla porta dei suoi vicini, correndo. Assunta li riconobbe: era gente del posto, li sapeva di nome. E per questo chiese loro: “Ma che è successo?” Questi la ignorarono e si buttarono a capofitto giù per le scale. Il giorno dopo appresi dalla radio e dai giornali che si era compiuta una strage in quella casa, quattro cadaveri tra cui un vecchio e un bambino. Ovviamente questi particolari io li appresi dieci anni dopo il fatto. Quando, rivedendo la madre, le chiesi di Assunta. Ed Assunta aveva schivato l’omertà facendo i nomi degli assassini che avevano avuto l’ergastolo. Ad Assunta lo stato aveva cambiato nome e cognome, dato un’abitazione in un'altra città. Naturalmente, il padre aveva chiuso l’officina e viveva di pensione. Rividi la madre dopo altri dieci anni: c’era un processo in cassazione e si temeva che qualcuno di loro potesse essere assolto. Ad Assunta fu cambiato ancora il cognome e venne mandata ad abitare in una cittadina straniera con stipendio del nostro stato. So che si sposò, poi persi di vista la madre e lei per sempre. Ora mi chiedo o vi chiedo, se vogliamo darci le arie di persone oneste o sott’usiamo questo vocabolo, omertà? Chi di noi parlerebbe? [Ranieri Lucio Paolo]

terra

Un operai del rione mi raccontava che spesso il suo datore di lavoro per farlo stare buono gli dava dei soldi fuori busta, il contentino per il lavoro extra. “Non mi pagava gli straordinari ma quando mi ammazzavo di lavoro veniva, e da dietro, mi metteva in mano 50milalire”.
Il programma Terra di canale5 - 26/11/’09 - ha dedicato la puntata al rione Sanità. Ancora il video incriminato, ancora l’ennesima spettacolarizzazione: gente che butta l’immondizia, che parla di un quartiere “distrutto”, interviste fatta a persone che non hanno mai messo piede nella Sanità. Ma cosa c’entra Ernesto Albanese? Il parroco dice di non voler essere ripreso ma intanto fa intervistare tutti i suoi “affiliati”. Nulla di male, anche loro rappresentano questa realtà, ma perché il bambino di spalle racconta della rapina nel bosco di Capodimonte? Sì, certo, è pur sempre un bambino che è stato salvato, ma quali perversi sentimenti spostano l’attenzione su questioni così delicate? Perché si mettono in scena queste realtà? Ormai la risposta è semplice: la gente vuole vedere questo, la verità non interessa a nessuno. Due domande: perché, e per quali motivi, l’Altra Napoli ha speso diversi milioni di euro nel Rione? Il parroco dichiara al giornalista Mariano Maugeri del Sole24 “Se il mio popolo perde il riferimento camorristico, si spaventa”, Perché questa affermazione? E cosa significa?
La trasmissione ha cercato alla fine e dopo alcun spot pubblicitari (tecnica per distogliere l’attenzione), di raccontare il video in modo differente. Il programma racconta che le persone hanno cercato di chiamare aiuto e non sono rimaste a guardare nell’indifferenza. Giusto. Nell’intervista precedente però un uomo della Sanità racconta che è quasi normale che la gente non si “scandalizzi” più per gli omicidi, o per gli agguati di camorra. Dice che orami NOI siamo abituati a queste aberrazioni e che la vita “normale” scorre tutti i giorni con tranquillità. Questo vuol dire che la parte restante del video è inutile, la spiegazione fatta più dettagliata è superflua e non ha valore. Insomma il contentino sotto mano o fuori busta è una tecnica per ingraziarsi le avversità, per sentirsi meglio e apposti con la coscienza. Albanese fa i suoi progetti, il parroco è un santo, violini e teatro fanno il cuore grande, la gente è rassegnata… insomma una bella fiction preparata per gli altri, un modo per distogliere quello che la realtà dove raccontarci veramente. Per il resto, il sindaco del rione sanità non ha più riserve. Nell’articolo precedente c’è scritto che Hebe de Bonafine ha dichiarato: “noi prima occupiamo e poi dialoghiamo”. Una donna del rione Sanità ha detto: “’O n’a cosa ma daje ‘o ma piglie!”. [+Blogger]


nosotros somo sustedes

Desaparecidos Napoletani. I morti ammazzati, quelli chiusi dentro le colonne di cemento armato che sostengono le autostrade, le esecuzioni sommarie e i regolamenti di conti, lasciano una debolezza dentro l’anima. Ma perché? Chi sono questi nuovi Desaparecidos? Le mamme e i familiari che ancora non hanno la forza di ribellarsi, uomini spezzati a metà tra la legalità di uno stato inesistente e l’illegalità di una malavita colta ed efficacissima. Ma allora che cos’è che protegge chi commette reati? Forse per il momento c’è una sola risposta: l’economia e il suo linguaggio. La scomparsa di 30mila uomini in Argentina con la complicità dello stato e delle forze straniere ha definito la realtà fatte dalle madri di Plaza de Mayo che lottano usando slogan non violenti, occupazione di piazze e coniando frasi come nosotros somos ustedes. Noi napoletani non siamo desaparecidos perché a detta di qualcuno siamo conniventi, non denunciamo, omertosi e privi di senso civico. La disperazione di chi ha terrore è la causa ultima dell’abbandono e dell’etichetta che priva gli uomini del consenso e della partecipazione. Oggi una nuova strage di uomini che scompaiono per riapparire qualche anno dopo (o non riapparire affatto), è sotto gli occhi di tutti, mentre i grandi network applicano un vergognoso tacito silenzio. In Pakistan centinaia di persone non fanno più ritorno a casa e le autorità non hanno la “consapevolezza” di spiegare il perché e il percome di queste misteriosi sparizioni. Mentre lì la guerra al terrorismo viene fatta perché “giusta” secondo argomentazioni unilaterali, qui la lotta all’illegalità o a chi “svende droga” è assopita dalle più inette motivazioni. D’altronde lo slogan della secessione era uguale al “chi sta dinto sta dinto ‘e chi sta fore sta fore”. Oggi hanno cambiato termine ma la sostanza è quella. Hebe de Bonafini, la fondatrice delle Madri di Palza de Mayo a Napoli ha dichiarato: “noi prima occupiamo poi ragioniamo”. In Messico centinaia di donne scompaiono dissolvendosi nell’aria, una cittadina, Ciudad Juarez, che incetta l’altro sesso dimenticandosi delle denuncie e delle atrocità. In qualche libro c’è abbozzata una spiegazione giusta ma la vera realtà è ancora tutta da provare. Qui nella Napoli mediterranea si muore di una morte vergognosa, si ha scorno di parlare della perdita e della mancanza, ci si deve mortificare se l’altro ci obbliga a deperire. I giovani desaparecidos napoletani hanno però la certezza di essere marchiati per sempre, macchiati di vilipendio e di immorale condizione. I giovani desaparecidos devono morire di una morte che scende negli inferi, dove la frase nosotros somos ustedes, è illeggibile; dove chi sparisce per terrorismo è considerato l’ultimo lavoratore incosciente; dove chi è stata malmenata, violentata e uccisa è la battona di turno; e dove chi ha subito una esecuzione prevista ed elaborata è inconsapevolmente denigrato come l’ultimo kamikaze che ha voglia di schizzarci il cervello in faccia. Le mamme “Desaparecidos”, argentine si sforzano di parlare di diritti umani, così come le povere operaie del Ciudad Juarez in cerca di un lavoro dignitoso… e così come chi muore fuori ad un bar o chi si “vende” per un po’ di finta felicità. [+Blogger]



il dilemma degli aiuti umanitari

Immaginate di essere un operatore umanitario che lavora per un’organizzazione che porta aiuti nei paesi in guerra. Vi trovate in una zona di conflitto e siete fedele ai principi di imparzialità e neutralità stabiliti dalla Croce rossa. La vostra unica responsabilità è alleviare le sofferenze umane, indipendentemente dalla situazione e da chi siano le vittime. State lavorando in un campo profughi in Darfur: fate il possibile per le vittime, ma i vostri sforzi sono strumentalizzati dalle truppe governative e dai ribelli. Chiedono soldi per ogni pozzo che scavate e impongono percentuali esorbitanti su tutti i sacchi di riso, le tende e i farmaci che fate arrivare. Vendono una parte dei vostri aiuti e con il ricavato comprano armi che usano per uccidere o per costringere altre persone a rifugiarsi nel campo profughi. Che fate? Continuate a fare il possibile per le vittime convinti che ogni singola vita salvata vale il costo che impone? Oppure decidete che in questo contesto imparzialità e neutralità non valgono più, e andate ad aiutare le vittime da un’altra parte? Nel 1863 Henri Dunant e altri notabili ginevrini fondarono il Comitato internazionale della croce rossa (Cicr), precursore di tutte le organizzazioni umanitarie. Fornire aiuti in tempo di guerra è un dovere, e ricevere aiuto è un diritto in ogni circostanza e per chiunque. I principi umanitari adottati dal Comitato internazionale sono poi stati adottati dalle Convenzioni di Ginevra. Nel secolo e mezzo trascorso dalla fondazione del Cicr, i suoi principi sono rimasti immutati, mentre i conflitti sono molto cambiati. Oggi le guerre sono quasi tutte guerre civili, combattute da milizie irregolari. Oggi le organizzazioni umanitarie portano il loro aiuto in Congo, Somalia, Sierra Leone, Etiopia e Sudan, paesi dove le fazioni in guerra di solito hanno come primo obiettivo massacrare il maggior numero possibile di civili che sostengono il nemico o cacciarli dalle zone in cui abitano. Le organizzazioni umanitarie portano assistenza ovunque possono, ma sono alla mercè dei capricciosi poteri locali – signori della guerra, ribelli, cellule terroristiche, generali bambini e capi milizia – cioè di chiunque abbia in mano la distribuzione degli aiuti umanitari a qualunque livello, da quello nazionale fino al singolo villaggio. Sono loro a decidere il prezzo che le organizzazioni dovranno pagare per poter raggiungere le vittime. Si dice che trattare con i poteri locali è come “stringere la mano al demonio”. Negli anni ottanta, nei campi profughi delle Nazioni Unite in Cambogia, i khmer rossi riuscirono a mettere le mani su una quota tra il 50 e l’80 per cento di tutti gli aiuti alimentari e sanitari. Più o meno nello stesso periodo, nei campi profughi del Pakistan si addestravano i futuri combattenti taliban. Negli anni novanta, poi, grazie agli aiuti internazionali, gli estremisti hutu ruandesi rifugiati nell’est dell’allora Zaire riuscirono a continuare la loro offensiva per sterminare i tutsi del Ruanda. E ancora: in alcune zone della ex Jugoslavia l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati fu costretto a cedere ai miliziani serbi più del 30 per cento degli aiuti alimentari. Oggi in Somalia alcuni signori della guerra pretendono che l’80 per cento degli aiuti arrivi ai loro uomini. E in Darfur ben 130ong internazionali versano ogni anno milioni di dollari al regime di Khartoum, mentre all’interno dei campi profughi i ribelli sottraggono altri milioni in provviste e materiali. Gli aiuti umanitari sono diventati un’industria. Secondo stime del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp), le ong che operano sulla scena internazionale sono più di 37mila. E le fazioni in lotta nelle guerre civili di tutto il mondo tentano di usare gli aiuti per dar da mangiare alle proprie truppe o per comprare armi. Il valore degli aiuti umanitari è di circa sei miliardi di dollari all’anno, senza contare i miliardi investiti dai militari occidentali in progetti “per conquistare il cuore e la mente delle popolazioni” nei paesi che si trovano sul fronte della guerra al terrorismo. Le cifre in gioco sono così alte che il problema di un uso distorto degli aiuti è urgentissimo. Eppure le organizzazioni umanitarie non lo affrontano, anzi, stanno zitte, per paura di veder diminuire le donazioni. Usano come scudo la purezza dei loro principi di neutralità e imparzialità. Dal loro punto di vista, il dovere umanitario di aiutare chi soffre deve prevalere sui vergognosi abusi che se ne fanno. Lasciano alla “politica” il compito di trovare una soluzione ai problemi causati da queste violazioni. Ma se anche la politica sfugge alle sue responsabilità, le organizzazioni umanitarie dovrebbero issare un limite oltre il quale l’uso distorto degli aiuti non è più tollerabile. Grazie agli aiuti, alcune guerre rischiano di durare più a lungo e di provocare più vittime. Quando è il momento di andarsene? È in gioco il destino delle vittime ed è una scelta su cui bisogna riflettere di continuo. [Linda Polman, Internazionale 822]

poesiasanità

Alla Via Stella (rione Sanità) abita EBE ALONGI poetessa straordinaria. Dall’incredibile fascino della sua età alle sue stupende liriche inglobate nel libro RIGAGNOLI. Ecco alcune delle sue stupende poesie. Nella prefazione c’è scritto: Si rimane avvinti dal dettato e del silenzio. Da ciò che è espresso esplicitamente e da ciò che è sottinteso. Magia della parola, quando questa lievita sull’alito dell’indicibile.

PAGINA BIANCA

Pagina bianca

Sul materasso dell’indifferenza

Dorme il pensiero.

FILI PERVERSI

Fili perversi

Nodi scorsoi alle zampe

Esili dei colombi

Gli divirano i piedi.

Per alcuni di noi non è diverso.

DELUSIONE

Avrei voluto l’Anima

Del Nilo

E non fui che un ruscello

Avido di Pioggia.

EREDI

Non ci saranno eredi

Per le briciole ai passeri

La pietà non ha eredi.

FULIGGINE DEL PIANTO

Abita nella storia di una casa

Fuliggine di pianto non versato

Resisterà

Anche agli avidi morsi della ruspa.

LA NOSTRA STORIA

Chiusa nel cavo

Di un interrogativo

La nostra storia.

ALBA DI MUSICA

Un passero sul ramo.

Briciole sul davanzale.

L’alba che si fa musica.

ORMAI – Ormai mentre il mondo scolora negli occhi il cerchio si apre, si scioglie il nodo mentre forma e sostanza non sono che manciate di sale nel mare, il gancio s’allenta, il muro cede queste tue mani finalmente forti che vogliono fare stringere-fermare-trattenere-chiudere forse abbracciare, perché non lo facesti quando l’arcobaleno m’era tutto negli occhi? Ora i colori fuggono nel vento, la tua forza è un colore. [Ebe Alongi]



Manuela Rodriguez Fortez

La mamma di Elvis morto circa un mese fa, è deceduta ieri all'ospedale CTO di Napoli. Niente parole superflue, niente colpe né accuse infondate. Chi "restituisce" la vita ha la forza di vivere in pace, di godere e amare, di ballare... Un vivida sensazione che richiama l'inaccessibile e la disperazione. In parte la nostra paura è che succeda di nuovo, madre e figlio non rinasceranno più, insieme con le nostre sensazione e le nostre illusioni. La colpa è della indifferenza. Se Manuela si fosse prostituita per colpa delle sue paure, noi adesso staremmo con il dito puntato. Se si fosse suicidata ci saremmo convinti della sua stupidità. Se avesse chiesto l'elemosina avremmo pensato ad una povera stracciona. Se Manuela e Elvis fossero vivi...

"I Giardini dell'Eden, in cui entreranno insieme ai probi tra i loro padri, le loro spose e i loro figli. Gli angeli andranno a visitarli entrando da ogni porta e diranno": « Pace su di voi, poiché siete stati perseveranti. Com'è bella la vostra Ultima Dimora» [Il Corano, Sura 13 versetto 23-24]

piazza mario pagano

Oggetto: segnaletica, orizzontale e verticale, nella piazza Mario Pagano (al centro della quale trovasi la scuola “A. Angiulli”) Il sottoscritto Francesco Ruotolo, già membro (per la componente “genitori”) del XVII Consiglio di Circolo-scuola statale primaria e dell’Infanzia “Andrea Angiulli”. VISTA la necessità di un intervento di manutenzione ordinaria nella piazza “M. Pagano”, per migliorarne la pedonalità (e in particolare quella degli allievi - circa 650 - della scuola “A. Angiulli”, con sede nella piazza), rendendola più sicura CHIEDE i seguenti interventi alla segnaletica orizzontale e verticale: 1- ripristino di alcuni paletti a protezione di uno dei marciapiedi (quello sinistro, entrando nella piazza da via Arena alla Sanità nella direzione verso piazza Cavour) di accesso alla scuola: mancano tre paletti nel tratto ad angolo tra via Arena alla Sanità e l’accesso in piazza M. Pagano; manca un ulteriore quarto paletto, quasi a metà della fila stessa: tale intervento è particolarmente urgente, poiché qualora fossero divelti e asportati anche solo un altro paio di paletti, tornerebbero le auto parcheggiate sul marciapiede rendendo impossibile la pedonalità (in primis degli allievi diretti alla scuola “A. Angiulli”) nella piazza: uno di questi paletti è appoggiato al muro perimetrale della scuola (circa 20 metri prima dei portoni della stessa), un secondo paletto è stato dal sottoscritto raccolto da terra e depositato presso l’attiguo garage, in piazza M. Pagano 2 – ripristino del segnale stradale, divelto e abbandonato in un fossato nell’attigua area di pertinenza della scuola “A. Angiulli”, indicante la vicinanza alla scuola 3 - riattintatura delle strisce pedonali, sbiadite e quasi scomparse, di fronte (o quasi) l’ingresso della scuola, curando di collocare anche la relativa segnaletica verticale 4 – delocalizzazione del posto-auto per disabile - incompatibile con divieto di sosta; abolizione del relativo segnale stradale verticale 5 – abolizione del segnale stradale, antistante gli accessi alla scuola “A. Angiulli”, indicante la “Biblioteca comunale” non allocata più nella piazza da oltre tre anni 6 – collocare, lungo i marciapiedi della piazza, il segnale indicante l’obbligo di prelievo degli escrementi del proprio cane (tali marciapiedi sono invasi da tali escrementi, rendendo molto disagevole e anti-igienico il cammino degli allievi) 7 – riattintatura delle strisce pedonali (con relativa segnaletica verticale) all’accesso in piazza M. Pagano da via Arena alla Sanità (nella direzione verso piazza Cavour) 8 – sostituzione in loco, cioè all’incrocio medesimo, del segnale stradale di senso unico entrando in piazza “M. Pagano” (tale segnale stradale, piegato, è mal posizionato e sta per cadere) 9 – entrando in piazza “M. Pagano” (nella direzione verso piazza Cavour), verificare la possibilità di un segnale stradale che indichi il divieto di scarico rifiuti ingombranti dal momento che tale tratto di marciapiede – che dovrebbe essere percorso quotidianamente anche dagli allievi della scuola “A. Angiulli” – è inagibile causa cumuli di rifiuti ingombranti 10 – ripetizione del divieto d’accesso, a scendere, in piazza “M. Pagano” da via san Nicandro (dal momento che tale tratto – attraversato quotidianamente da centinaia di bambini e loro genitori – è spesso percorso da veicoli provenienti (anche a causa di assenza di segnaletica) dal vicino garage e anche da veicoli illegalmente provenienti in discesa da via S. Nicandro. Tale flusso di traffico si aggiunge a tutti gli altri ostacoli e rischi presenti nell’attraversamento della piazza da parte anche dei residenti, di turisti, etc. Confidando che una adeguata segnaletica stradale conferisca, in questa piazza del centro storico, adeguato decoro e necessaria sicurezza per la pedonalità (specie degli allievi dell’attigua scuola “A. Angiulli”) si porgono distinti saluti. [Francesco Ruotolo]