certi ricordi

Usiamo spesso questo termine in modo allusivo, riferendoci ad una data categoria morale di individui. Ma il fatto che mi si presentò anni fa, una trentina credo, mi ha fatto sempre riflettere su questo comportamento umano che non allude solo ad un problema morale, ma alla nostra sopravvivenza e a quella dei nostri cari. Avevo, come vi dicevo, come miei assistiti (faccio il medico di base) una famiglia di lavoratori. Il padre, fabbro, aveva creato una piccola azienda di costruzione di porte blindate. I figli, maschi, lavoravano con lui. Assunta, l’unica femmina era una ragazza di una ventina d’anni, se ben ricordo. Studiava e giocava come titolare in una squadra di pallacanestro cittadina. Ricordo il suo sorriso aperto, il suo fisico asciutto e statuario. Veniva rare volte in ambulatorio; qualche certificato di idoneità sportiva o qualche piccolo incidente muscolare. La madre seguiva tutta la famiglia. Si occupava delle vivande dell’officina e della parte amministrativa. Sopra l’officina costruirono due piani, uno per la loro abitazione, l’ultimo, e il secondo venne dato in affitto ad una famiglia del posto. La loro era una famiglia serena, toccata da quel benessere economico onesto, che non è facile reperire nel mio quartiere. Una sera Assunta rientrando a casa, mentre saliva i primi gradini delle scale della sua abitazione sentì il suono di una raffica di proiettili esplosi all’impazzata. Urla, gemiti, pianti venivano dal secondo piano che lei stava raggiungendo per salire al terzo piano di casa. Col cuore in gola, non riuscendo a capire cosa potesse essere successo, scorse tre individui, che uscivano dalla porta dei suoi vicini, correndo. Assunta li riconobbe: era gente del posto, li sapeva di nome. E per questo chiese loro: “Ma che è successo?” Questi la ignorarono e si buttarono a capofitto giù per le scale. Il giorno dopo appresi dalla radio e dai giornali che si era compiuta una strage in quella casa, quattro cadaveri tra cui un vecchio e un bambino. Ovviamente questi particolari io li appresi dieci anni dopo il fatto. Quando, rivedendo la madre, le chiesi di Assunta. Ed Assunta aveva schivato l’omertà facendo i nomi degli assassini che avevano avuto l’ergastolo. Ad Assunta lo stato aveva cambiato nome e cognome, dato un’abitazione in un'altra città. Naturalmente, il padre aveva chiuso l’officina e viveva di pensione. Rividi la madre dopo altri dieci anni: c’era un processo in cassazione e si temeva che qualcuno di loro potesse essere assolto. Ad Assunta fu cambiato ancora il cognome e venne mandata ad abitare in una cittadina straniera con stipendio del nostro stato. So che si sposò, poi persi di vista la madre e lei per sempre. Ora mi chiedo o vi chiedo, se vogliamo darci le arie di persone oneste o sott’usiamo questo vocabolo, omertà? Chi di noi parlerebbe? [Ranieri Lucio Paolo]

9 commenti:

Anonimo ha detto...

UNA LETTERA BELLA TOCCANTE CHE FA PENSARE A TUTTO QUELLO CHE C'E' DIETRO E A QUELLO CHE PUO' ACCADERE. ANCHE SE DOVREMMO AVERE PIU' FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI, MA SO CHE E' DIFFICILE.

Antonio ha detto...

Il Film "La Siciliana Ribelle" racconta una storia simile. non è girato molto bene e gli attori "barcollano" un po'. la storia è bella, quella raccontata da quest'ultimo Post. vi invito a vederlo e a commentare.

Abu Abbas ha detto...

Ciao a Tutti.
La storia è indubbiamente bella e triste allo stesso tempo, ho solo una domanda da fare:
Il post conclude così:
"Ora mi chiedo o vi chiedo, se vogliamo darci le arie di persone oneste o sott’usiamo questo vocabolo, omertà? Chi di noi parlerebbe?"
Mi chiedo e vi chiedo (seriamente e senza ironia): allora ha ragione Santoro?

Anonimo ha detto...

in effetti anche io ho capito molto bene.

+Blogger ha detto...

Provo a risponderti io Abu. Santoro ha ragione quando parla di assenza delle Stato che in verità in questo rione non c'è mai stato, come del resto non c'è a Scampia, a Pianura, nelle case Celesti e/o in quelle che vengono chiamate case del terzo mondo. Ma dove sta lo Stato?, in Balisilicata che è una delle regioni che più di ogni altra ha sfruttato i fondi europei costruendo abusivamente e truccando i lavori PUBBLICI? Lo Stato sta in una azienda di Brescia che doveva smaltire i rifiuti campani e invece dissotterrava la mondezza sotto i frutteti e le terre fertili? Molti giornali stranieri definiscono la nostra penisola "LO STIVALE CHE PUZZA". Adesso io interpreto quest'ultimo articolo come l'ennesimo fallimento delle istituzioni, e credo che il diritto ad avere paura sia una cosa legittima. Se poi un programma televisivo ha la capacità e la volontà di voler condannare circa 70mila abitanti, questa poi è “un'altra” e spigolosa questione. Il quel filmato Santoro accusa la connivenza della gente senza tener conto della consapevolezza di vivere a stretto contatto con la camorra. La convivenza che ha variabili diverse e non controllabili è deprecabile ma l’incapacità di agire perché la solitudine genera terrore è assolutamente giustificata. Assunta è un esempio come lo è la protagonista del film “La Siciliana Ribelle” citata da un anonimo in un commento precedente. Il rione sanità è assolutamente eguale ad un qualsiasi altro luogo. Gli imprenditori che evadono ed eludono il fisco sono mai stati denunciati dai dipendenti o dai vicini di casa?

Abu Abbas ha detto...

Va bene. condivido il ragionamento.

Anonimo ha detto...

insomma...come dire che ogni mondo è paese, ma quando lo fanno alla sanità il mondo è ancora più paese no?

Anonimo ha detto...

giusto!

Anonimo ha detto...

non aveva altre intenzioni questo mio, se non di difendere nei salotti in cui mi imbatto i miei concittadini della Sanità dallo spregevole epiteto di omertosi, detto gratuitamente ed includendo in questa categoria per ogni evenienza, anche il sottoscritto, per i pochi anni che mi restano, data la vetustà! Altro problema che vorrei introdurre sono i famigliari dei collaboratori di giustizia. Ne sto vivendo il peregrinare di alcune famiglie, per loro stesse sane ed oneste, che per sventurata parentela, vengono sradicate e deportate. Questo per sottolineare che il nostro è comunque una realtà sociale e culturale diversa, da chi la vive altrimenti. Un caro saluto a voi. lucio