imposizioni politiche
Insieme, esautorando le Istituzioni, i governanti, gli
amministratori. Troppe le differenze tra la dignità e la finzione. Vorrei
votare, riscattare la mia precarietà, la mia inoccupazione, la mia solitudine
politica. Invece non mi è concesso, la legge elettorale m’impone di votare
altri, non mi è dato scegliere, ma le imposizioni non mi sono mai piaciute. Le
possibilità non hanno ragione d’essere, la verità è sempre altra, è sempre la
mia, non è mai degli altri. Brutte e assurde generalizzazioni buone solo a
dividere.
Ho lasciato la scuola d’obbligo a 11 anni, per poi riprenderla
a 20, la serale. Terza Media con la sufficienza, diploma sempre serale per
lavoratori, 5 anni meravigliosi e 54 su 60. Quattro anni e mezzo di sociologia,
vecchio ordinamento, 100, bingo… ho fatto tredici al totocalcio si fa per dire.
A vent’anni non azzeccavo due parole d’Italiano correttamente, mettevo la “a”
al posto delle “ha” e viceversa con la “e” e la “è”. Prima degli studi: il
barista, il tappezziere, il venditore di sigarette, l’idraulico, il calzolaio,
il macellaio, l’operaio, il cameriere. Durante gli studi: in un bup, la guida
turistica, il pubblicista, il libraio, il filmaker. Dopo gli studi: il
ricercatore, il filmaker, il pubblicista, la guida turistica, in un bup, il
cameriere, l’operaio, il macellaio, il calzolaio, l’idraulico, il venditore di
sigarette, il tappezziere, il barista.
Un percorso a ritroso, come la nostra società, la nostra politica,
la volontà di non votare. 1milione e 200milalire il salario di mio padre 20
anni fa, 600 euro il mensile di un precario oggi. E’ l’inverso che primeggia, è
la vita e il contrario della vita, è il tutto come l’esatto opposto, è la
voglia di farcela contro la disillusione. Per chi voto oggi? Non voto. Anche se
mi sforzo di essere capito, anche se gli altri si arrabbiano senza spiegare il
perché, vorrei poter scegliere liberamente, esprimere la mia forza attraverso
ciò che mi rappresenta realmente. La forza di chi si “arrangia” e viene
etichettato come camorrista, la forza di chi vive in un rione stereotipato,
ghettizzato per la sua bellezza e le sue possibilità.
Niente, nessuno mi affascina, senza voler fare la vittima, e
sì parlo proprio di fascino, quello che manca alla nostra politica; il fascino del
dialogo, della praticità, dell’efficienza, del linguaggio popolare. Tecnicamente
non significa nulla, ma aver fiducia negli altri, nel dialogo, nella
comprensione è la cosa più bella che una persona possa mai considerare.
[+blogger]
perché non voto?
Sono un deluso della politica,
un deluso da circa 30 anni, da quando mio padre mi diceva: voto il PC, ma se mi
aumentano lo stipendio voto anche l’MSI. Chi l’avrebbe giudicato male? Operaio,
con 4 figli, una moglie paralitica, un fitto da pagare, luce, acqua, bombola
del gas, auto 126 personal verde pistacchio; poi natale, pasqua, i battesimi,
le comunioni e tutte quelle altre sciocchezze religiose buone solo a sperperare
soldi. Oggi aspetto ancora qualcuno che mi dica “le cose stanno veramente cambiando,
questo perché dentro sto cambiando anch’io”. Girare pagina è difficile anche
per il sottoscritto che a stento crede nei buoni propositi. Ma ho deciso di
essere convinto, di credere realmente in qualcosa, di non considerare tutto
marcio, un po’ come ha scritto Giovanni De Mauro sull’Internazionale: “Per una volta, invece di chiederci cosa c’è sotto,
potremmo guardare cosa c’è sopra”.
Ho letto attentamente il programma del Movimento 5 Stelle (in verità anche quello di Ingroia: sono quasi identici), e
per convinzione ho scoperto che molti punti mi appartengono, ossia sono quelli
che da anni devono essere messi in pratica ma nessuno, dico mai nessuno, l’ha
fatto realmente. Naturalmente le 5 stelle realmente possono servire,
protestano, si incazzano, ti mettono in crisi. Ma né il PD, né il PDL, né altri
partiti pongono seriamente la questione del lavoro, lavoro che si ricava dalla
concezione Robinhoodiana,
togliere ai ricchi per dare ai poveri: non è banale, è un assioma straordinario, una verità che
farebbe ripartire l’economia mondiale: padre Alex Zanotelli sono anni che lo
dichiara.
Ma alcuni punti non hanno risposta, anzi in verità non ci
sono affatto. Le stelle dovrebbero essere più di Cinque, vediamole. La
questione Internazionale: il movimento con chi sta? Con Israele?, con la
Siria?, con L’Iran o con gli USA? Il movimento è con o contro il clero? Il
movimento è antiabortista? Il movimento una volta al Governo ha intenzione di
cacciare tutte le aziende italiane che producono armi? Oppure le vuole
potenziare? Il movimento cosa pensa delle banche?, e se pensa male, che farà?
Il movimento è con o contro la guerra? Il movimento è con o contro i Gay? Oltre
alla rete internet quale altra forma di democrazia partecipata ha in mente? Il
movimento ha una precisa concezione, quello di puntare sulle cinque questioni
del programma; io invece, semplice elettore, nel momento in cui voto devo sapere con chi mi
sto schierando. L’ideologia è una componente importante per conoscere il
prosieguo della vita sociale. In questo caso io non so quale sia.
Ma tutte queste perplessità potranno essere lenite in parte
se un determinato partito politico scrive nel suo programma elettorale:
Principio fondamentale: Dichiariamo la povertà, per chi non l’ha scelta
liberamente, illegale, illegittima, incostituzionale, per il futuro della
nostra società. [+blogger]
un orso in piazza sanità
Il limite tra possibile e impossibile è un solco
precario, dettato dalla nostra fantasia. Ripenso a quella fantasia sbrigliata della nostra
infanzia che ci rendeva tutto magicamente possibile. Il solo baluardo
insormontabile era la volontà del genitore…allora, ma oggi, non più.
Il mio ambulatorio in Piazza della Sanità, un
piano rialzato, un’unica sala con volte a botte a ridosso di una gemente parete di
tufo. Dal 1646 ha difeso, con il suo silenzio, chi vi abitava dalla storia che
trascorreva a pochi metri: sovrani e vescovi in visita alla chiesa di S.Maria
della Sanità, maestà imperiali di passaggio, per arrampicarsi su per salita
Capodimonte con fastosi carri, trainati da affaticati buoi, a raggiungere la
Reggia. Moti popolari, pestilenze, colera, carrette colme di cadaveri verso le
grotte delle Fontanelle.
Durante i temporali fiumi di pioggia, veri torrenti sassosi, scendevano a valle, la “lava dei vergini” che distruggeva tutto, portando via uomini e cose. Sotto il pavimento dello studio a pochi metri, le catacombe di S.Gaudioso, misteriosi cunicoli nel tempo. Sino a pochi anni fa un gommista cercava forature in un loculo allagato, nel palazzo affianco. Poi distrusse tutto per un bagno piastrellato. In questo luogo, ora ambulatorio, qualcuno è nato, vissuto nel riverbero dei signori che abitavano ai piani nobili, ed è morto. Le parole, i pianti, le risa, i sospiri sono come polvere impalpabile su queste mura. Sarebbe divenuto, forse, il magazzino di un commerciante del posto se io non gli avessi donato ancora un’occasione di vita…perché vita è quella che vi scorre ogni giorno nelle ore di visita. Una vita vera, dura, a volte tragica, ma pronta a scoppiare in rumorosa allegria.
Durante i temporali fiumi di pioggia, veri torrenti sassosi, scendevano a valle, la “lava dei vergini” che distruggeva tutto, portando via uomini e cose. Sotto il pavimento dello studio a pochi metri, le catacombe di S.Gaudioso, misteriosi cunicoli nel tempo. Sino a pochi anni fa un gommista cercava forature in un loculo allagato, nel palazzo affianco. Poi distrusse tutto per un bagno piastrellato. In questo luogo, ora ambulatorio, qualcuno è nato, vissuto nel riverbero dei signori che abitavano ai piani nobili, ed è morto. Le parole, i pianti, le risa, i sospiri sono come polvere impalpabile su queste mura. Sarebbe divenuto, forse, il magazzino di un commerciante del posto se io non gli avessi donato ancora un’occasione di vita…perché vita è quella che vi scorre ogni giorno nelle ore di visita. Una vita vera, dura, a volte tragica, ma pronta a scoppiare in rumorosa allegria.
A
volte sono rappresentazioni vere di una commedia popolare a cui si accompagnano
applausi . Anni fa, durante un epidemia misteriosa che mieteva vittime tra i
lattanti, mi venne ad intervistare un reporter di una rivista svizzera. Era
reduce da una sanguinosa guerra in Congo e quella pausa, mi disse, per lui
aveva i caratteri di un “bizzarro carnevale, un paradiso inatteso.” Non ho mai
ritenuto degradante appartenere a questa rappresentazione perché ben conoscevo
gli ambulatori asettici e sicuramente al confronto, molto squallidi, in zone
più nobili della città. Mi ritengo uno di loro,oramai dopo quarant’anni, e vivo
con loro per otto ore al giorno.
Torniamo
a quel limite del possibile, di cui parlavo inizialmente per raccontarvi uno
dei mille fatti che mi sono accaduti nel tempo.
Ero tornato da una vacanza oltre il Circolo Polare.
Allorché si valica questo parallelo invisibile nella immensa foresta norvegese,
il consumismo è pronto ad accoglierti con i suoi mille articoli: diploma da
esploratore, in pergamena, dove una bionda vichinga vi appone il vostro nome ed
altre carabattole. Mi aveva colpito la riproduzione di un’insegna stradale che
avevo realmente incontrato lungo la rotabile: un triangolo di pericolo con
raffigurato al centro un orso bianco. Su quelle strade, d’inverno, è un
incontro ipotizzabile. Lo acquistai e decisi, in seguito, di metterlo in studio
sulla porta che dal mio ambulatorio conduce ad un secondo stanzino con i
servizi. Ogni porta, soprattutto se non la si chiude, è uno stimolo di
curiosità per i miei piccoli pazienti. Trovai indovinata, dopo aver apposto il
cartello sulla porta, la mia frase scherzosa: “Bambini, di là non si può
andare, c’è l’orso…vedete il cartello?”
Concetta
Arrichiello era una madre giovane, una ragazzina in jeans e scarpe da
ginnastica, una della nuova generazione, per intenderci, spigliata, attenta ai
due suoi figlioli: Genni, sei anni e Damiano otto anni, frequentavano la scuola
ed erano vestiti con cura. Quel mattino li visitai entrambi. Avevano scorto il
cartello e Genni, il più discolo, si diresse verso la porta, deciso a vellicarla.
Attendevo quel gesto per sfoderare la mia arma: - “Ragazzo di là non si può
andare, c’è l’orso, non vedi il cartello?” Genni restò per un attimo
sconcertato e venne ad abbracciare la madre che stava seduta di fronte a me,
mentre scrivevo le ricette. Intuii che parlava sottovoce con lei. Concetta
doveva rispondere qualcosa che non riuscivo a decifrare. Al momento del
commiato si alzò e si diresse lentamente ed incerta verso l’uscita. I ragazzi
la seguivano sconcertati, guardandomi. Arrivata alla porta Concetta mise la
mano sulla maniglia, poi la lasciò e fece un passo indietro voltandosi verso di
me. I nostri occhi si incontrarono. Ci fu una pausa imbarazzante. Il tempo si
era fermato. I figli seri, guardavano la madre. Concetta non distolse lo
sguardo dai miei occhi e disse:-“Dottò, posso chiedervi una cosa? -“Dimmi
Concetta.”- risposi non indovinando la sua richiesta. - “Dottò, potreste far
vedere, per un attimo, l’orso ai miei figli?”
inchiavica che ti voto
Da quando ho smesso di leggere il telegiornale nazionale le
notizie mi sembrano ancora più irreali, quello che un tempo pensavo fosse l’equivalente
di un’informazione oggi la ritengo una verità assoluta. Una condizione di “sudditanza”
ci lega alla televisione, vuoi per compagnia, vuoi per divertimento o per
passione, per intrattenimento o negligenza. Quello che non si sa non ha
importanza, scimmiottare è una prerogativa che per fortuna coinvolge pochi. Le differenze
non sempre vengono evidenziate ma è lapalissiano che chi ci imbroglia non ha
nessuna intenzione di smetterla.
Oggi la differenza vera la fa Grillo, non c’è alternativa,
quello che smarca un po’ tutta la politica, quello che fa terrore, e sì perché
le purghe lui le vuole realmente, e non ha tutti i torti. Il marcio è sotto gli
occhi di tutti e la inoccupazione e disoccupazione sono la diretta conseguenza
di questo disastro inconcepibile. Certo ne ho sentita di gente che in passato
votata Fini o Berlusconi dire: “voto M5S”, quando non sanno neanche perché
esistono quelle 5 stelle. Sarà un movimento di delusi ma la stanchezza
ha lasciato il posto ad altra stanchezza, un popolo di stanchi che cede
lentamente alle antinomie degli inetti politici.
Bhe’, quei 1000 euro al mese per 3 anni fanno gola a chi come
me non ha uno stipendio. Un welfare alla francese inconcepibile per nostri
vecchi bacucchi governanti che si fanno pagare la nutella e il parcheggio e la
puttana di turno alla faccia dell’italiano medio. Senza ritegno, non vado a
votare!, non solo perché nessuno mi rappresenta ma anche perché nel mio quartiere
questi gobbi affiggono i loro culi elettorali sottoforma di manifesti. Sporcano,
inchiavicano e inquinano facendosi beffa della legge che lo vieta. Come posso
io, libero e malconcio lavoratore votare chi, prima ancora di essere eletto,
commette reato? [+blogger]
rete "barracano"
I
libri e gli interventi mediatici di Serge Latouche cominciano a fare il loro
effetto. La “decrescita felice” non è solo un concetto nato dalla pensiero di
un filosofo-antropologo. Comincia ad essere uno strumento metodologico di
cambiamento sociale ed economico. Un anno fa se ne parlava come di un’esperienza
pilota. Oggi alcuni sociologi lo indicano come un modello. Del quartiere Sanità
di Napoli se ne parla e se ne scrive in decine di giornali, in centinaia di
siti e in migliaia di messaggi disseminati su tutti i social networks. Tutto è
cominciato, alcuni anni or sono, con le iniziative di restauro e di
riqualificazione delle Catacombe di San Gennaro, promosse da una cooperativa di
giovani chiamata “La Paranza”. Sulla scia del successo di questo progetto
culturale, un piccolo gruppo di abitanti del quartiere, affiancati da
personalità di spicco della vita culturale della città, sacerdoti, artisti,
intellettuali, scrittori e cineasti, - nella lista dei “padrini” spiccano, fra
gli altri, i nomi di Peppe Barra, Lina Sastri, Erri De Luca, Paolo Sorrentino, Toni
e Peppe Servillo e, il più attivo fra tutti, John Turturro - hanno creato la
rete Barracano, dal nome del sindaco del Rione Sanità che Eduardo de Filippo a
reso celebre nel mondo intero. Paleocontemporaneo Art Shows (PAS), gli Iron
Angels, i Guests Angels, gli Urban Angels e gli Events Angels sono una
costellazione di associazioni cooperative no profit che, sotto l’impulso del
comitato promotore della Rete Barracano, sono riusciti à realizzare in questo
mitico rione della città storica una vera e propria rivoluzione culturale.
Anche se molti lettori la conoscono per averne seguito le vicende nel corso
degli ultimi mesi, avvenimenti recenti degni di interesse giustificano una sua
“rivisitazione”. Benché la
Rete Barracano avesse da mesi preparato il lancio del loro progetto culturale,
i media e il pubblico napoletano ne hanno scoperto la sua esistenza la notte
del 2 luglio di quest’anno, - giorno della festa del santo del quartiere, San
Vincenzo Ferrer detto “O’ Monacone” - quando nello slargo di Via Vergini, nel
cuore del quartiere, i giovani della Rete hanno organizzato il primo incontro
informativo con la popolazione del quartiere, conclusosi con il
“Concerto-Evento di Beppe Barra” e la sua prestigiosa compagnia. Il loro scopo:
coinvolgere la popolazione nel loro progetto per far rinascere il quartiere dal
suo degrado economico e sociale.
Le
associazioni cooperative della rete Barracano si sono inventati un nuovo
concetto di turismo culturale di qualità che, se fosse adottato in tutte le
città e borghi storici del nostro paese, potrebbe risolvere in gran parte i
nostri endemici problemi di disoccupazione e di sottosviluppo economico e
sociale. Gli abitanti del quartiere chiamano questa forma di accoglienza “spalla
a spalla”, tradotta dai sociologi della progettazione culturale con
l’espressione “convivialità partecipata”. Per dare concretezza ai loro
progetti, traendo ispirazione da questa idea, i ragazzi delle cooperative,
coadiuvati da alcuni studiosi di antropologia della comunicazione, hanno prima
di tutto redatto una sorta di manifesto/guida. Questa “magna carta” progettuale
rivoluziona totalmente la logica che caratterizza quasi tutti i progetti e le
iniziative che mirano a sviluppare il turismo. Innanzi tutto, il termine stesso
“turista” è cancellato, inesistente in tutti i documenti d’informazione. Le
persone accolte dai “Guests Angels” sono, per l’appunto, dei guests,
vale a dire ospiti del quartiere e futuri probabili membri attivi della Rete,
anche se non residenti nel quartiere. Per questa ragione, ogni forma di
marketing turistico è bandita e, decisione a dir poco “rivoluzionaria”, tutte
le associazioni, che già sono per loro natura no-profit, non fatturano nessuno
dei servizi offerti ma accettano solamente doni a sostegno di un programma
autonomo di rinnovamento sociale e culturale del quartiere. Gli ospiti, quasi
tutti stranieri o residenti all’estero – molti sono i napoletani emigrati, che
hanno fatto fortuna nei paesi del nord Europa - sembrano apprezzare il fatto
che i loro contributi non sono il prezzo di un servizio reso (l’accoglienza, i
pernottamenti, i pasti, le visite guidate, la partecipazione agli eventi, la
visita dei luoghi, delle mostre organizzate, ecc.), ma quote di adesione ad un
ambizioso progetto il cui scopo, fra gli altri, è quello di sostenere la
popolazione di un intero quartiere in un periodo di grave recessione economica.
“Attenzione!” mi dice Salvatore, uno dei coordinatori della rete delle
cooperative. “Non di beneficenza si tratta ma di condivisione partecipata. Il
dono di scambio non va confuso con l’elemosina. Questa forma è molto apprezzata
dalle Fondazioni straniere che hanno aderito alla Rete. Noi offriamo ad
esempio, ai nostri ospiti amici soggiorni a Napoli di eccellente qualità – come
lo sono i nostri Beds & Breakefasts, le “guests rooms” che gli “Iron
Angels” hanno arredato in molti appartamenti privati della Sanità, i pasti e le
consumazioni offerte dalle famiglie, i bar e le trattorie con noi
convenzionati, - e i nostri Guests con i loro contributi forfettari in quanto
membri della Rete ci permettono non solo di coprire i costi, ma anche di
finanziare una serie di servizi resi al quartiere e ai suoi abitanti. Lo sa che
con la collaborazione ed il sostegno dei Guests di una impresa svizzera di
pulizia, i volontari dell’ “Urban Angels”, per esempio, hanno lanciato il
programma “Sanità Risanata” che, oltre alla ripulitura e a leggeri restauri di
alcuni edifici, sta realizzando con successo la raccolta differenziata dei
rifiuti?” Insomma, questi “angelici” volontari stanno dimostrando che per far
rinascere un quartiere a nuova vita non c’è alcun bisogno né di elemosinare
sussidi pubblici né di far fare affari alle camorre o dare mazzette ad imprese
private. La “terza via” intrapresa dalle cooperative che fanno capo alla Rete
Barracano punta su due fonti di una ricchezza che qui a Napoli certamente non
manca: l’amicizia e il lavoro.
Nuova,
originale e inedita è stata la maniera che i giovani della Rete si sono
inventati per lanciare il loro progetto senza chiedere un solo euro né alle
autorità pubbliche né a degli sponsor. “Un anno fa, - ci dice Salvatore Russo -
siamo entrati in contatto con le associazioni dei napoletani delle città di
Ginevra, Zurigo e Basilea. Abbiamo fatto un accordo che prevede l’accoglienza
di molti di loro nel quartiere Sanità secondo le “regole” stabilite nel nostro
manifesto “spalla a spalla”. Nello stesso tempo, il Rotary Club di
Castel dell’Ovo ha promosso una cordata di rotariani napoletani che si sono
“gemellati” con quelli di Ginevra, Losanna e Zurigo per organizzare
l’accoglienza dei loro membri e conferire ai visitatori svizzeri il titolo di
“residenti virtuali del quartiere Sanità”. In pochi mesi i nostri ragazzi hanno
organizzato soggiorni, conferenze, visite culturali ed eventi artistici e
musicali per varie centinaia di ospiti molti dei quali hanno creato legami di
amicizia con la gente del quartiere. Ad alcuni, i più entusiasti, è stato anche
conferito il titolo di “residenti virtuali del quartiere Sanità” e se ne
tornano a casa col “Passaporto Sanità”, per rivenire a ritrovare dopo qualche
mese i loro amici del quartiere. Qui da noi non si parla di “turismo”. Questa
parola è bandita dal nostro linguaggio. A Napoli, il turista è un animale da
spellare. Un bipede stanco ed impaurito, sperduto nella giungla dei quartieri,
alla ricerca disperata di luoghi dove osservare in tre dimensioni quello che ha
già visto nelle foto delle sue guide o nelle immagini pubblicitarie delle
agenzie di viaggi. I nostri guests il portafoglio se lo possono dimenticare a
casa. Non corrono alcun rischio di essere vittime delle bande di “acchiappa
turisti”. Capisce adesso perché il nostro progetto ha riscosso un tale
successo? Gli eccellenti risultati dell’operazione ci ha obbligati a creare una
lista di attesa! E poiché “da cosa nasce cosa”, alcuni dei nostri giovani
volontari sono già stati invitati a completare la loro formazione in Svizzera
con borse di studio delle fondazioni elvetiche che apprezzano il nostro impegno
e la nostra etica.”
Ho chiesto a Alex Zanotelli, uno dei promotori ed animatori
della Rete, come spiega il successo folgorante della loro iniziativa. “E’ tutto
molto semplice – mi dice. Gli amici stranieri ed italiani, ospiti e
sostenitori, che ci accompagnano nel lavoro della nostra Rete scoprono un
quartiere abitato da gente che sa sperare e che sa credere nella solidarietà
come valore e nello scambio reciproco ed equilibrato come strumento alternativo
al dominio del mercato. E’ per questa ragione che essi stessi si sentono
coinvolti in “spalla a spalla” che nel Vangelo ha un altro nome: si
chiama amore. E l’amore più che un sentimento è una pratica. Una pratica
rivoluzionaria.” [fabrizio sabelli]
durante le elezioni
Sono anni che durante le elezioni
politiche mi chiedo quale partito votare? E alla fine mi rinfranco nel sentire
la mia anima tranquilla. Mi richiedo: voto la coerenza, la sensibilità, i
fatti, la perseveranza, la giustizia. Nel mio ideale dovrei votare, come la
democrazia dice, chi più mi rappresenta: laureato, specializzato, precario,
inoccupato, preoccupato, lavoratore, licenziato numerose
volte ecc, ecc.
Vorrei votare un partito che nel
suo programma avesse scritto: “Gli operai devono guadagnare da 2000 a 2500
euro al mese; ricevere in busta paga i contributi e il TFR da versare per la
vecchiaia. Immediato, per la dignità dei più poveri, un welfare che parta dalla
cura dei bambini e finisca con quella dei più anziani. Ristrutturazione generale di
tutte le barriere architettoniche. Livellamento del benessere: tutti devono
poter contribuire allo stesso modo in virtù della ricchezza conseguita
abbattendo le disparità. Stipendi ai politici, ai vertici della RAI, ai manager,
a chi fa televisione, cinema, calcio ecc, ecc, uguali a tutti gli atri
stipendi. Ricchezza avanzata: distribuita in ragione ad una esistenza più
comoda e tranquilla.
Bhè, questa è solo una
piccolissima bozza che nemmeno per fruscii nascosti sono riuscito a sentire e
leggere nei programmi politici. Eppure tutti sanno che è così, che i poveri
diventano sempre più poveri e tanti, e i ricchi sempre più ricchi e pochi. Ma,
come diceva un prete del rione in passato: l’uomo tiene due teste, una sopra e
l’altra sotto. Se ragiona fa funzionare quella di sopra, se invece il pensiero
è rivolto alla testa di sotto è n’a capa e cazzo. [+blogger]












.jpg)
