“Neanche il 12 agosto alle ore nove del mattino l’ufficio postale di via Arena Sanità è libero, ossia senza gente che aspetta la fila”. Così stamattina commentava uno dei primi pensionati che ogni mese aspetta dalle 2 alle 3 ore prima di intascare la pensione. Un po’ inusuale in quanto questo determinato servizio è spostato alle ore pomeridiane… ma visto che siamo nel mese di Agosto, allora si può fare un’eccezione. Ecco, sì, la parola giusta, eccezione! “Di barriere architettoniche a Napoli ce ne sono tante, ma questa della posta è una delle più gravi”, dice un’altra donna che vanta di essere la numero uno della fila. “I pomeriggi sono un inferno per la gente comune, figuriamoci per i diversabili”, che non solo non possono entrare, ma quando c’è folla (cioè sempre) è praticamente impossibile poter riscuotere la pensione. La scena che si può notare in via Arena Sanità per entrare nella posta è così grottesca e inusuale che solo chi è amante delle numerose sfaccettature pirandelliane può reggere una condizione simile. La posta è grande (si fa per dire) circa 100mq, riservato al pubblico solo 20mq, il resto è sufficiente ad ospitare 4/5 dipendenti e un direttore. Uno spazio piccolissimo per un quartiere che vanta circa 70mila abitanti. Rosa, 65 anni, ogni mese deve scendere per ritirare un assegno postale, “La pensione della buonanima di mio marito con l’accompagnamento, perché sono invalida al 100%. Su una sedia a rotelle è una tragedia entrare nella posta, anzi praticamente impossibile. Uno perché non c’è proprio la possibilità di entrare: ci sono le automobili parcheggiate all’ingresso, un marciapiede e paletti che ostruiscono il passaggio. Io so che la legge prevede che sia il direttore ad uscire, ma come faccio se non riesco a presentare il libretto allo sportello? Pure quando qualche volta il direttore esce per soccorrermi è un inferno perché centinaia di persone che aspettano per ore il loro turno sono arrabbiate a tal punto che non hanno intenzioni di farmi passare avanti…io per certi aspetti li capisco".Ci sono vecchiette, uomini anziani, donne con bambini tutti accalcati in 20mq… tutti quelli che ce la fanno naturalmente, il resto sta fuori ad aspettare. Dice Pasquale, commerciante: “in questo periodo con il caldo asfissiante fare la fila alla posta è stato un impresa; in effetti è sempre così, in inverno quando piove la maggior parte delle persone si bagnano perché non sanno proprio dove ripararsi”.Gli impiegati fanno quello che possono e si esauriscono puntualmente non solo per far rispettare la fila ma anche per spiegare eventuali guasti alla rete internet o altro. Bèh, pensate un po’ dopo 2 ore di fila l’addetto deve spigare che un guasto ha fatto saltare il server con tutti i dati, oppure che non si può proseguire perché la rete è intasata, oppure perché i soldi sono finiti… apriti cielo!, l’inferno con il vociare continuo di persone stremate al limite della sopportazione… mi viene da commentare: ma chi ha torto? Poi alle volte penso, bèh siamo alla Sanità. La massima l’ha confezionato Riccardo il pescivendolo che sta proprio di fronte alla posta di via Arena Sanità: "Nujo da Sanità stammo n'guaiate pecchè c'a nun ce sta nusciuno ca ce considera verament uommene". Diversi mesi fa sono state raccolte più di 1000 firme per chiedere, a chi di competenza, una risoluzione più adeguata con un servizio più efficiente. La responsabile, dr. Nardacci, dopo aver fatto un sopraluogo ha deciso, nell’impossibilità di trovare nuova ubicazione, che per adesso l’ufficio postale resta alla via Arena Sanità. NB. Siamo nell'attesa di una foto migliore... speriamo bene. [+Blogger]
film "maniarte"
Mostra del guanto napoletano ospitata nel Museo Mondragone ai quartieri Spagnoli, (Piazzetta Mondragone, 18). Nel film si possono notare alcune fasi della produzione
Il Film/Convegno è stato presentato nel mese di Novembre 2007
un rione ricco di guantai
Negli anni '60 del secolo scorso nel rione Sanità c'erano centinaia di famiglie e migliaia di uomini e donne che lavoravano la pelle per la costruzione di guanti. Il quartiere era un piccolo distretto industriale: a partire da borgo Vergini e su per le vie e i vicoli dei Cristallini, di via Sanità e Santa Maria Antesaecula, Salita Cinesi e Capodimonte, con la via Fontanelle, e su fino al rione Materdei. Intere famiglie dedite al lavoro manuale ricco, minuzioso e difficilissimo. Un'intera fetta di economia campana (nazionale, visto che il 90% delle esportazioni mondiali di guanti venivano costruiti a Napoli), prodotta tramite una pregiata manifattura e, soprattutto, di una eccellente qualità del prodotto. Come una ex-guantaia dichiarava: "N'a vot 'a Sanità 'a mantenevane e guantari", oggi questo complesso ed affascinate lavoro è quasi sparito, anche se rimangono ancora le ultime residue famiglie (guantai da più di 3 generazioni) che nel rione lavorano ancora.La particolarità di tale lavoro stava nel fatto che famiglie intere tagliavano, cucivano, ricamavano la pelle che poi veniva trasformato in guanti ed esportato in Inghilterra, Germania, Stati Uniti. Il concetto di parentela lavorativa era attraversato da nuclei di solidarietà domestica scissa tra l'economia di sussistenza e un vero e proprio percorso manageriale. Una sola famiglia, come esempio nel rione, la famiglia Fiorillo, facevano lavorare oltre 100 persone alle loro dipendenze, perlopiù familiari e conoscenti che nella cerchia operativa ricoprivano ruoli come tagliatore, ricamatore, cucitrice. Le storie di queste famiglie si alternano attraverso un linguaggio che esprime passione, un linguaggio dialettico come "'e furchett, 'o scollett," un linguaggio nostalgico di momenti passati e di ricordi "sbiaditi" da un mito che ha svuotato l'arte del guantaio attraverso un fantomatico posto statale. La crisi delle esportazioni dovuta soprattutto al sud est asiatico e il già citato posto fisso, hanno contribuito a distruggere questo mestiere, sfaldando maggiormente quello che più di ogni altro caratterizzava la qualità del prodotto: la manifattura. I più bravi guatai del mondo erano (e sono) i napoletani, contesi solo dai francesi. La congiuntura economica sfavorevole aveva costretto moltissime famiglie a ritirarsi dalla produzione di guanti, la concorrenza era troppo alta e costi di produzione esorbitanti per una azienda a conduzione familiare. Erano i rapporti umani, di solidarietà e di passione che univa centinaia di persone strette nei presupposti di lavorare in collaborazione. I guanti, prima di essere consegnati avevano (e hanno) bisogno di almeno 25 passaggi di mano. Le famiglie della Sanità avevano imparato a interagire nell’interesse comune e di un lavoro esclusivamente manuale. Nel momento in cui l’industria attraversava e superava i piccoli mestieri, distruggendo anche l’arte dei guantai, quest’ultimi cessarono di essere inventivi, originali, preziosi e raffinati per incominciare a diventare "qualcosa di altro" nelle loro rappresentazioni. Questo diventare era portato alle estreme conseguenze da chi riteneva possibile che una fantomatica industrializzazione potesse sostituire, in tutto o in parte, la capacità di trasferire la conoscenza attraverso il sapere relazionale e di solidarietà.
Maestri sempre, i guantai sono stati contretti a esautorare un lavoro "che parlava con loro e per loro", delle aspettative così come delle attese, distruggendo quelle residue speranze che ha visto un'intera città vivere per amore di un mestiere che si esprimeva solo a gesti.[+Blogger]
è al colmo la feccia
Carissimi, è con la rabbia in corpo che vi scrivo questa lettera dai bassi di Napoli, dal Rione Sanità nel cuore di quest'estate infuocata. La mia è una rabbia lacerante perché oggi la Menzogna è diventata la Verità. Il mio lamento è così ben espresso da un credente ebreo nel Salmo 12.Solo falsità l'uno all'altro si dicono:
bocche piene di menzogna,
tutti a nascondere ciò che tramano in cuore.
Come rettili strisciano,
e i più vili emergono,
è al colmo la feccia.
Quando, dopo Korogocho, ho scelto di vivere a Napoli, non avrei mai pensato che mi sarei trovato a vivere le stesse lotte. Sono passato dalla discarica di Nairobi, a fianco della baraccopoli di Korogocho alle lotte di Napoli contro le discariche e gli inceneritori. Sono convinto che Napoli è solo la punta dell'iceberg di un problema che ci sommerge tutti. Infatti, se a questo mondo, gli oltre sei miliardi di esseri umani vivessero come viviamo noi ricchi (l'11% del mondo consuma l'88% delle risorse del pianeta!) avremmo bisogno di altri quattro pianeti come risorse e di altro quattro come discariche ove buttare i nostri rifiuti. I poveri di Korogocho, che vivono sulla discarica, mi hanno insegnato a riciclare tutto, a riusare tutto, a riparare tutto, a rivendere tutto, ma soprattutto a vivere con sobrietà.
E' stata una grande lezione che mi aiuta oggi a leggere la situazione dei rifiuti a Napoli e in Campania, regione ridotta da vent'anni a “sversatoio” nazionale dei rifiuti tossici. Infatti esponenti della camorra in combutta con logge massoniche coperte e politici locali, avevano deciso nel 1989, nel ristorante "La Taverna" di Villaricca", di sversare i rifiuti tossici in Campania. Questo perché diventava sempre più difficile seppellire i nostri rifiuti in Somalia. Migliaia di Tir sono arrivati da ogni parte di Italia carichi di rifiuti tossici e sono stati sepolti dalla camorra nel Triangolo della morte (Acerra-Nola-Marigliano), nelle Terre dei fuochi (Nord di Napoli) e nelle campagne del Casertano. Questi rifiuti tossici "bombardano" oggi, in particolare i neonati, con diossine, nanoparticelle che producono tumori, malformazioni , leucemie… Il documentario Biutiful Cauntri esprime bene quanto vi racconto. A cui bisogna aggiungere il disastro della politica ormai subordinata ai potentati economici-finanziari. Infatti questa regione è stata gestita dal 1994 da 10 commissari straordinari per i rifiuti, scelti dai vari governi nazionali che si sono succeduti. (E' sempre più chiaro, per me, l'intreccio fra politica, potentati economici-finanziari, camorra, logge massoniche coperte e servizi segreti!). In 15 anni i commissari straordinari hanno speso oltre due miliardi di euro, per produrre oltre sette milioni di tonnellate di "ecoballe", che di eco non hanno proprio nulla: sono rifiuti tal quale, avvolti in plastica che non si possono né incenerire (la Campania è già un disastro ecologico!) né seppellire perché inquinerebbero le falde acquifere. Buona parte di queste ecoballe, accatastate fuori la città di Giugliano, infestano con il loro percolato quelle splendide campagne denominate "Taverna del re".
E così siamo giunti al disastro! Oggi la Campania ha raggiunto gli stessi livelli di tumore del Nord-Est, che però ha fabbriche e lavoro. Noi, senza fabbriche e senza lavoro, per i rifiuti siamo condannati alla stessa sorte. Il nostro non è un disastro ecologico - lo dico con rabbia - ma un crimine ecologico, frutto di decisioni politiche che coprono enormi interessi finanziari. Ne è prova il fatto che Prodi, a governo scaduto, abbia firmato due ordinanze: una che permetteva di bruciare le ecoballe di Giugliano nell'inceneritore di Acerra, l'altra che permetteva di dare il Cip 6 (la bolletta che paghiamo all'Enel per le energie rinnovabili) ai 3 inceneritori della Campania che "trasformano la merda in oro - come dice Guido Viale - quanto più merda , tanto più oro!"
Ulteriore rabbia quando il governo Berlusconi ha firmato il nuovo decreto N. 90 sui rifiuti in Campania. Berlusconi ci impone, con la forza militare, di costruire 10 discariche e quattro inceneritori. Se i 4 inceneritori funzionassero, la Campania dovrebbe importare rifiuti da altrove per farli funzionare. Da solo l'inceneritore di Acerra potrebbe bruciare 800.000 tonnellate all'anno! E' chiaro allora che non si vuole fare la raccolta differenziata, perché se venisse fatta seriamente (al 70 %), non ci sarebbe bisogno di quegli inceneritori. E' da 14 anni che non c'è volontà politica di fare la raccolta differenziata. Non sono i napoletani che non la vogliono, ma i politici che la ostacolano perché devono ubbidire ai potentati economici-finanziari promotori degli inceneritori. E tutto questo ci viene imposto con la forza militare vietando ogni resistenza o dissenso, pena la prigione. Le conseguenze di questo decreto per la Campania sono devastanti. Se tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge (articolo 3 della Costituzione), i Campani saranno meno uguali, avranno meno dignità sociale - così afferma un recente Appello ai Parlamentari Campani. Ciò che è definito "tossico" altrove, anche sulla base normativa comunitaria, in Campania non lo è; ciò che altrove è considerato "pericoloso" qui non lo sarà. Le regole di tutela ambientale e salvaguardia e controllo sanitario, qui non saranno in vigore. La polizia giudiziaria e la magistratura in tema di repressione di violazioni della normativa sui rifiuti, hanno meno poteri che nel resto d'Italia e i nuovi tribunali speciali per la loro smisurata competenza e novità, non saranno in grado di tutelare, come altrove accade, i diritti dei Campani".
Davanti a tutto questo, ho diritto ad indignarmi. Per me è una questione etica e morale. Ci devo essere come prete, come missionario. Se lotto contro l'aborto e l'eutanasia, devo esserci nella lotta su tutto questo che costituisce una grande minaccia alla salute dei cittadini campani. Il decreto Berlusconi straccia il diritto alla salute dei cittadini Campani.
Per questo sono andato con tanta indignazione in corpo all'inceneritore di Acerra, a contestare la conferenza stampa di Berlusconi, organizzata nel cuore del Mostro, come lo chiama la gente. Eravamo pochi, forse un centinaio di persone.(La gente di Acerra, dopo le botte del 29 agosto 2004 da parte delle forze dell'ordine, è terrorizzata e ha paura di scendere in campo). Abbiamo tentato di dire il nostro NO a quanto tava accadendo. Abbiamo distribuito alla stampa i volantini : Lutto cittadino. La democrazia è morta ad Acerra. Ne danno il triste annuncio il presidente Berlusconi e il sottosegretario Bertolaso. Nella conferenza stampa (non ci è stato permesso parteciparvi!) Berlusconi ha chiesto scusa alla Fibe per tutto quello che ha "subito" per costruire l'inceneritore ad Acerra! (Ricordo che la Fibe è sotto processo oggi!). Uno schiaffo ai giudici! Bertolaso ha annunciato che aveva firmato il giorno prima l'ordinanza con la Fibe perché finisse i lavori! Poi ha annunciato che avrebbe scelto con trattativa privata, una delle tre o quattro ditte italiane e una straniera, a gestire i rifiuti. Quella italiana sarà quasi certamente la A2A (la multiservizi di Brescia e Milan) e quella straniera è la Veolia, la più grande multinazionale dell'acqua e la seconda al mondo per i rifiuti. Sarà quasi certamente Veolia a papparsi il bocconcino e così, dopo i rifiuti, si papperà anche l'acqua di Napoli. Che vergogna! E' la stravittoria dei potentati economici-finanziari, il cui unico scopo è fare soldi in barba a tutti noi che diventiamo le nuove cavie. Sono infatti convinto che la Campania è diventata oggi un ottimo esempio di quello che la Naomi Klein nel suo libro Shock Economy, chiama appunto l'economia di shock! Lì dove c'è emergenza grave viene permesso ai potentati economico-finanziari di fare cose che non potrebbero fare in circostanze normali. Se funziona in Campania, lo si ripeterà altrove. (New Orleans dopo Katrina insegna!).
E per farci digerire questa pillola amara, O' Sistema ci invierà un migliaio di volontari per aiutare gli imbecilli dei napoletani a fare la raccolta differenziata, un migliaio di alpini per sostenere l'operazione e trecento psicologi per oleare questa operazione! Ma a che punto siamo arrivati in questo paese!? Mi indigno profondamente! E proclamo la mia solidarietà a questo popolo massacrato! "Padre Alex e i suoi fratelli" era scritto in una fotografia apparsa su Tempi (inserto di La Repubblica). Sì, sono fiero di essere a Napoli in questo momento così tragico con i miei fratelli (e sorelle) di Savignano Irpino, espropriati del loro terreno seminato a novembre, con i miei fratelli di Chiaiano, costretti ad accedere nelle proprie abitazioni con un pass perchè sotto sorveglianza militare.
Per questo, con i comitati come Allarme Rifiuti Tossici, con le reti come Lilliput e con tanti gruppi,continueremo a resistere in Campania. Non ci arrenderemo. Vi chiedo di condividere questa rabbia, questa collera contro un Sistema economico-finanziario che ammazza ed uccide non solo i poveri del Sud del mondo, ma anche i poveri nel cuore dell'Impero. Trovo conforto nelle parole del grande resistente contro Hitler, il pastore luterano danese, Kaj Munk ucciso dai nazisti nel 1944. Qual è dunque il compito del predicatore oggi? Dovrei rispondere: fede, speranza e carità. Sembra una bella risposta. Ma vorrei dire piuttosto: coraggio. Ma no, neppure questo è abbastanza provocatorio per costituire l'intera verità... Il nostro compito oggi è la temerarietà. Perchè ciò di cui come Chiesa manchiamo non è certamente né di psicologia né di letteratura. Quello che a noi manca è una santa collera. Davanti alla Menzogna che furoreggia in questa regione campana, non ci resta che una santa collera. Una collera che vorrei vedere nei miei concittadini, ma anche nella mia Chiesa. I simboli della Chiesa Cristiana sono sempre stati il leone, l'agnello, la colomba e il pesce - diceva sempre Kaj Munk - ma mai il camaleonte. Vi scrivo questo al ritorno della manifestazione tenutasi nelle strade di Chiaiano, contro l'occupazione militare della cava. Invece di aspettare il giudizio dei tecnici sull'idoneità della cava, Bertolaso ha inviato l'esercito per occuparla. La gente di Chiaiano si sente raggirata, abbandonata e tradita. Non abbandonateci. E' questione di vita o di morte per tutti. E' con tanta rabbia che ve lo scrivo. Resistiamo! [alex zanotelli]
il supermercato si farà
Sembra che qualcuno ci stia prendendo per i fondelli. Ma del resto la gente del rione ci è abituata. In questi ultimi giorni (settimane, mesi) abbiamo sentito di riunioni e accordi che avrebbero fatto il proprietario dell'ex-cinema Felix e il Comune di Napoli per fare in modo che al posto del supermercato nasca un teatro oppure un asilo nido, un centro sociale o uno sportello per disabili, un centro d'accoglienza polifunzionale oppure qualche altra struttura che abbia respiro sociale. L'ennesima menzogna detta alla gente che "non conta nulla". La foto di cui sopra del resto parla chiaro: la struttura è pronta per ospitare gli scaffali e i frigoriferi dell'ultimo centro alla moda per poveri derelitti che, in un supermercato di ultima generazione, sanno sempre cosa e dove andare a rubare. Questa volta non crediamo sia tutta colpa del proprietario, che del resto fa gli interessi degli imprenditori, ma di una amministrazione (sembra retorico dirlo) incapace di guardare al di là del proprio naso e della propria inciviltà. Quello che vorremmo gridare ai mass media è quella inaccettabile forma (atteggiamento e comportamento), mostrata da alcuni personaggi del mondo politico, nei confronti dei propri elettori. Cosa ci dicono gli assessori Giulio Ricco e Corrado Gabriele? Cosa hanno concluso? Le proposte del comune sono state fatte al proprietario dell'ex-cinema Felix? Noi, la gente del rione, i piccoli commercianti, abbiamo il diritto di sapere. Il problema che vorremmo esporre ai media, pronti a condannare il quartiere di retrograda inciviltà, è la mancanza di rispetto, di contegno, di morale che le istituzioni hanno nei confronti del rione Sanità e della sua gente. La differenza è sottile ma non passa inosservata. La gente del rione va a protestare sotto palazzo San Giacomo o della Regione Campania ottenendo, se qualche piccola televisione locale si insidia tra i protestanti, un incontro per strada con il primo responsabile di turno che sentenzia risposte risolutive, vaghe, alternative o mezze verità. Il processo continua fino a quando le acque non si calmano e una banale scusa, spesso quest'ultima non viene neanche menzionata, fa inceppare il meccanismo della [non]promessa. Gli assessori, i politicanti, quelli che in campagna elettorale voglio per forza il voto pagando puntualmente la bolletta della luce o del gas o del telefono, credono che gli affari del quartiere si possono barattare alla stregua di un semplice scambio d’onore… bèh, a noi tutto questo ci fa schifo! Giocare sull’ingenuità della gente è ripugnante e innesta tutta una serie di meccanismi “virtuosi” che portano all’autodifesa e all’espropriazione. Quello che non possiamo né vogliamo sopportare è quell’atteggiamento del “mo vec’io” (me lo vedo io), tipico atteggiamento da mezze cartucce in un sistema che accondiscende regolarmente per poi lasciare tutto così com’è (e com’era). Mo vec’io può provocare, da parte di chi ascolta, quella fiducia che è la base della solidarietà umana e di rapporti col prossimo costruiti sulla efficienza e sulla correttezza. Quando la parola data viene meno (e la Campania, Napoli, il rione Sanità ne sanno qualcosa), e la fiducia riposta nella speranza è disattesa le prerogative sfociano in delusioni e la delusione in rassegnazione. Qualche giornalista l’ha definito l’inciucio, usando un termine guarda caso napoletano. Vogliamo solo comunicare a chi di competenza che questi brutti e sporchi giochetti da prestigiatori di circo non possono più essere tollerati; anche noi abbiamo abbastanza intelletto per essere cittadini di un rione, persone di un quartiere etichetta di un luogo “anomico” è insensato. La politica del mo vec’io è obsoleta come del resto molte mentalità che parlano un italiano stentato e facile: sarebbe meglio se si esprimessero un po’ di più in napoletano. E’ inaccettabile che migliaia di lavoratori e casalinghe siano presi così barbaramente in giro, è un offesa al giudizio dell’intelligente e della sensibilità. Ma è soprattutto un’offesa all’umanità che del resto non ha mezzi termini per definire questo un oltraggio perpetrato dai civili nei confronti degli incivili.[+Blogger]
azione non violenta
Sono circa 3 anni che il parco san Gennaro dei Poveri, oggi parco Rita Parisi, è chiuso alla gente del quartiere Sanità. Più di 1milione e 500mila euro è costato al Comune senza poterlo sfruttare adeguatamente. Un parco con un potenziale campo di calcetto, giochi per bambini, area anziani, spazi larghi con verde e alberi. E’ solo grazie ad una azione non violenta (intervento popolare) di tutta la Sanità che un pomeriggio, del 2 Maggio 2008, il luogo è stato aperto al pubblico. Per prima cosa la gente lo ha ripulito: persone munite di scope, palette, panni umidi per la polvere ecc, hanno risistemato tutta l’area. In secondo luogo è stato stabilito che, a turno, ognuno avrà il compito di aprire e chiudere il cancello d’ingresso. Il giorno dopo una delegazione è stata ricevute dall’assessore all’ambiente Nasti per formalizzare l’avvenuta apertura del parco. Dopo qualche settimana è stato consegnato all’assessore un libro bianco, esposto nel parco nei i giorni precedenti alla consegna, con le intenzioni e i suggerimenti della gente del rione, che conteneva molte proposte per migliorare la qualità dei servizi e la sua gestione. Nonostante alcuni tiri franchi che politici di turno volevano infliggere alla persone del quartiere, attribuendosi la paternità di tale azione, l’assemblea popolare ha deciso di organizzare all’interno della struttura lezioni di compostaggio, di differenziata, animazione per bambini e adulti, e la proiezione di alcuni film all’aperto ecc, ecc.Primo grande intervento della gente che, in nome di una qualcosa di utile che potesse servire al quartiere, costato d’altronde molti soldi, ha sentito la cosa pubblica un bene comune da condividere e sfruttare con la dovuta efficienza. Ma questo è solo uno dei tanti moti che le persone del rione stanno avviando per il recupero del quartiere, delle sua aree, della sua storia e tradizione. Alcune persone (associazione I CARE del rione esperte in materia sottosottosuolo), stanno cercando di parlare con l’assessore Nugnes per la questione Cimitero delle Fontanelle.
Molti si battono per fare in modo che l’ennesimo supermercato non apra in via Sanità. Come da comunicato: “Viva attesa nel rione Sanità per il vertice di domani sera, 1° luglio, alle ore 20,00 presso l’assessorato comunale alle politiche sociali: nel corso dell’incontro l’assessore al ramo, Giulio Riccio, presenterà alla “Rete della Sanità” e al “Centro Commerciale Vergini-Sanità” il progetto, scaturito da una consultazione popolare nel quartiere, dei servizi socio-formativi (probabilmente l’asilo-nido, la ludoteca, un centro di formazione professionale e/o uno sportello-lavoro, un centro di socializzazione per anziani) che andrebbero a sostituire il progettato supermercato a tre piani contestato da una lunga, ininterrotta mobilitazione della cittadinanza del popoloso quartiere di Napoli: siamo alla vigilia di un risultato utile in assenza del quale la mobilitazione andrà a una intensificazione ulteriore”.
E ancora ci battiamo per l’Educandato di via Miracoli (uno stabile di 16mila metri quadri con 250 stanze), chiedendo con forza che vengano riammesse di nuovo sia la scuola elementare che quella media. Nel rione non c'è scuola media inferiore né un asilo nido; ci battiamo per la restituzione della biblioteca (scuola Andrea Anguilli), per l’apertura di un centro polisportivo di accoglienza per gli immigrati e di aggregazione per i giovani. Un territorio largo 5 km quadrati, circa 70mila abitanti, un unico ufficio postale largo poco più di 15mq ci sembra veramente poco. Abbiamo discusso con carabinieri e polizia per un azione pacifica e di controllo nel quartiere, cercando di parlare con tutti e accettando qualsiasi iniziativa e proposta. Tutti possono partecipare ogni martedì alle ore 18,30 nel parco Rita Parisi di via San Gennaro dei Poveri, scrivendo in questo blog e leggendo il sito http://www.rionesanita.org/: ogni consiglio, idea, suggerimento sono donati a tutti attraverso quello che abbiamo definito i moti spontanei del rione Sanità. [+Blogger, Mauro ‘O Romano]
partire dagli ultimi
A Napoli, purtroppo, ancora una volta i caratteri democratici delle Istituzioni subiscono una fortissima compressione, ogni giorno donne e uomini vedono mortificati i più elementari diritti alla vita, alla salute, al lavoro, al dissenso. Si va sempre più imponendo una cultura che ha trasformato i diritti di tutti e di ciascuno in favori elargiti dai potenti di turno. Ritorna, nella nostra città ma anche in tutta la regione, quello che è stato chiamato nel passato il “Modello Terremoto”; le scelte più importati per la vita della città sono state sottratte al confronto politico e affidate ai commissari straordinari, uomini di fiducia, padrini vecchi e nuovi. Le drammatiche vicende della gestione del ciclo dei rifiuti mettono ancor più a repentaglio i diritti elementari delle persone e delle comunità, hanno acuito le tensioni sociale e sancito, per via legislativa, che le persone che vivono in Campania, sono persone dimezzate meno uguali agli altri del resto d’Italia. In questo clima la “cacciata dei rom” con la violenza è segno di un ulteriore imbarbarimento della vita civile in città. I gravi problemi della nostra città, dalla criminalità camorristica alla quotidiana invivibilità hanno motivazioni materiali e strutturali ma anche motivazioni morali e culturali con la disintegrazione crescente del tessuto sociale che si manifesta nel dissolversi delle reti di solidarietà a scapito dei più deboli, degli ultimi, cui la città appare realtà ostile e dolorosa. La risposta non può essere quella della chiusura, dell’esclusione e delle repressioni ma pensiamo che questa città può cambiare solo con un impegno comune, partendo dai bisogni e dai diritti degli ultimi, in cui la sicurezza sia prima di tutto sicurezza sociale. Crediamo che sia possibile avviare un processo che per tappe sia in grado di dare contenuti ad un progetto per la città, un progetto che individui nella partecipazione di movimenti, forme autorganizzate di società civile, di quelle intellettualità, pur non compromesse, che continuano ad assistere silenti al degrado della città, a quella rete che pure esiste in città, e che si prende cura del “pubblico” e vuole in prima persona elaborare il proprio futuro. La crisi di democrazia che ci affligge può essere superata dalla partecipazione, dal contributo di tutti coloro che credono ancora che un’altra città sia possibile: una città in cui centro e periferia siano uniti per uscire dal degrado e siano in grado di elaborare proposte per una città vivibile e accogliente, una città che consideri l’ambiente ed i beni comuni come risorsa pubblica a disposizione di tutti e non invece terreno di rapina e di consumo rapace e selvaggio da parte del mercato. [La Rete Sanità]
un musical alla sanità
La Compagnia teatrale “Sotto ‘O Ponte” ha messo in scena il musical Tommaso D’Amalfi, il Masaniello retto dalla sua nobile causa ma così ingenuo da “intenerirsi” per la nobiltà, che ha rappresentato in questo mese di giugno, ultimo spettacolo ieri 24/06/08 di fronte ad una sala (il chiostro di Santa Maria della Sanità) gremita di gente. Considerando che la maggior parte degli attori, compreso i protagonisti, sono dilettanti non si può che esprimere un giudizio favorevole, anzi, più che distinto nell’interpretazioni così come nella mimica e nei tempi. Un bravo soprattutto al regista Enzo Pirozzi.RECENSIONE
L’atmosfera è suggestiva, incantevole, coinvolgente, retta da un chiostro seicentesco che al pari di una bellezza sfigurata e trafitta dal ponte della Sanità, rimane pur sempre bellezza da rispettare e ammirare per le sue qualità artistiche e storiche. Uno spettacolo ballato a ritmi di musica popolare e rivoluzionaria, melodie e canti mercantili che incitano il sopruso, bieco, abietto, umiliante… ma l’incitazione è anche per un amore fatto di gelosia e di candore, di rimpianti e di tradimenti, di risate altisonanti e urla che disprezzano la rassegnazione. E’ la vice regina, interpretata dalla bravissima Annalisa Corporente, ad intessere la ragnatela del tradimento, del disprezzo, della villania al cospetto di una donna del popolo (la moglie di Masaniello) che immagina la sua vita nell’amore e nei sentimenti. Strano a dirlo, nella società odierna ancora troppo maschilista, il Masaniello di Pirozzi vede alcune donne protagoniste e pronte alla rivoluzione, donne che gridano per difendersi ma anche per piangere i loro morti e la loro sfortuna. Signore, Donne, ragazze ballano ininterrottamente (il corpo di ballo è stato coordianto dalla competenza di Pamela Carrano e Dora Lanzini), facendo sentire la loro presenza, le loro voci, la loro indignazione.
Masaniello (Carmine Parisi) invoca le sue paure e la sua ambizione, canta la modernità, la ribellione, la delusione; Masaniello invoca l’ambizione fino alla morte; e nell’ultima scena invoca la morte nella liberazione. Sostenuto dagli amici che poi gli si rivolteranno contro, interpreta e convince Alessandro Coccorese nei panni di Marco Vitale, uomo che condividerà la stessa sorte di Masaniello.
Nel musical, di questi bravi attori, tutti hanno rappresentato con destrezza e disarmato la platea come dei veri professionisti (eccetto qualcuno che realmente professionista è). C’è qualcosa che bisogna scardinare dall’usuale definizione stereotipata? Certo! Cosa aspettarsi da un quartiere che per molti “bravi” cronisti è chiuso nella sua Cultura della Povertà e/o nella sua poca organizzazione? Certamente non un Masaniello diretto ed interpretato in questo modo; ci si aspetterebbe invece una ballata da Vacanze di Natale, oppure un Masaniello Rambo con poesie e racconti neomelodici.
Il Masaniello interpretato nel rione sanità è invece un Masaniello che guarda la storia, la precorre in lungo e in largo cercando di non sbagliare battuta o movimento. E’ un Masaniello pescivendolo, ma anche falegname, guantaio, operaio… E’ un Masaniello che immagina una “rivoluzione” nel quartiere, che immagina di essere considerato, di essere ascoltato e di non essere espropriato. Il Masaniello della compagnia teatrale “Sotto ‘O Ponte” è il Masaniello di un passato che non si ripete e di quella storia che non è voluta essere presente né è stata riconosciuta. Questa storia quindi che non ha avuto ambizioni né onori, ritorna attuale sottoforma di assonanza “biblica”, sottoforma di metafora o allegoria che rispecchia nell’immediato l’immaginario di una cultura ibrida tradita dalla sua ingenuità e presunzione. In conclusione di può dire che il Masaniello della Sanità è un Masaniello universale. [+Blogger]
giù il portone del sanfelice
Da ormai diversi mesi il portone settecentesco del Palazzo Sanfelice è a terra. Chi l'ha abbattuto? E soprattutto: chi lo deve rimettere? In un palazzo che è studiato da mezzo mondo, per le particolari scalinate, si può fare qualcosa o dobbiamo aspettare che distruggano anche qual poco che è rimasto?Ringrazio chi ha denunciato sul blog e parto da questo messaggio che è stato lasciato da un Anonimo, (invito a contattarmi se lo desidera), per iniziare a scrivere quello che già più volte ribadito: se il rione lo hanno abbandonato noi non abbiamo nessuna intenzione di farlo! E’ un problema di Napoli la sua arte? E’ un problema dell’istituzioni difenderla? E’ un problema di tutti rispettare e far rispettare? No! In effetti, a noi della vallata Sanità, ci tacciano di anarchia. Ebbene: se anarchia significa protestare per la riapertura di un’arteria importante e molto caratteristica come via Scudillo; se anarchia significa riaprire il parco San Gennaro dei Poveri, chiuso chi sa perché; se anarchia significa opporsi all’ennesimo supermercato (ex-cinema Felix); se anarchia significa sentirsi male vedendo un portone settecentesco buttato a terra non si sa da chi e senza il minimo interesse (istituzioni comprese), allora vuol dire che se evitassimo di "rispettare certe leggi" alcune di queste realtà potranno forse vedere una luce nuova, vivida, come vivida è la nostra indignazione. Ci sono politici che nel rione si danno battaglia durante le elezioni con le loro promesse e le loro raccomandazioni. Perché Mario Giuda (AN) non si batte per il palazzo Sanfelice? Perché Ciro Varriale (FI) non affronta la questione Cimitero delle Fontanelle? (che deve essere restituito al quartiere). Perché chi non ce la fatta a vincere le elezioni (come Davide Alfano candidatosi al comune con Udeur), che sbandierava promesse e impegno per “salvare” il rione sanità, non si fa sentire stracciando la sua missione civilizzatrice? Il presidente della Municipalità ha sì incominciato a dialogare con i cittadini ma per adesso solo a senso unico. Un certo Assessore, Giorgio Nugnes, nel rione ha preso un sacco di voti; e, non ultima, l’Assessore Angela Cortese che venne pure a ringraziare il quartiere per averla sostenuta. Soprattutto quest’ultimi sono diventati ectoplasmi.
Per fortuna c’è qualcuno che si fa sentire anche se non eletto e non candidato. Allora andiamo fino in fondo. Un piccolo processo rivoluzionario sta avvenendo nel rione, trattasi di un moto spontaneo che vede centinaia di persone del quartiere riappropriarsi sia degli spazi pubblici (come il parco san Gennaro) sia nel difendere le proprie convinzioni e certezze, come la raccolta differenziata che puntualmente molti si differenziano mentre altri (NU) scaricano in modo indiscriminato nello stesso (adesso si chiama) termovalorizzatore. Sono mesi che diciamo: la raccolta porta a porta!
Oggi il portone del palazzo Sanfelice è l’ennesimo oltraggio a chi, come molti, crede nel quartiere e non vuole lasciarlo. Dei tre palazzi settecenteschi solo uno, diversi anni fa, è stata restaurato (quello detto del fascio). Gli altri due di via sanità non sono mai stati presi in considerazione. Il rione sanità ha arte da vendere ma sembra che non voglio neanche rubarsela, basta il contentino di chi ha interessi personali e truffaldini. L’architetto Sanfelice è la storia e l’arte del quartiere, ma evidentemente la responsabilità è sempre degli altri. [+Blogger]
la cultura sotto i piedi
Se tutto è inquinato in Italia?! Fenomeno da studiare, iniziato subito dopo la seconda guerra mondiale e con l'avvento dei liberatori americani. Troppo difficile sperare nelle colpe della democrazia cristiana, troppo facile accusare il sud di arretratezza e clientelismo, oppure di familismo amorale. Insomma, una società che, subito dopo il grande conflitto, ha progredito a passi di raccomandazioni, privilegi, scandali, condoni e inciuci vari. Non serve citare Tangentopoli, Parmalat e l’evasione di Valentino Rossi, basta vedere il film, “Le Mani sulla Città”, di Francesco Rosi per commentare che “I personaggi e i fatti sono immaginari, ma autentica è la realtà che li produce”. Il nostro paese, la nostra città, il nostro quartiere, stanno sopravvivendo ad una catastrofe annunciata precedentemente da Pier Paolo Pisolini e Gorge Orwell, ma peggio ancora da tutti quelli che in questi anni sono stati vittime degli abusi, delle incompetenze e della mala gestione della cosa pubblica. Oggi la spazzatura a Napoli, ieri le tangenti e l’abuso edilizio; e ancora: i reati di falso in bilancio, di evasione/elusione fiscale, la corruzione e la speculazione sul sangue infetto; dall’alto di un ex-capo di governo, fino all’ultimo membro di un consiglio circoscrizionale, la lotta serrata per bruciare le vite sbarcando rifiuti tossici in ogni parte di terreno dove l’humus ha infettato milioni di insalate, di mele, di patate scaricate nel primo supermercato di turno, sono solo alcuni esempi di un sfacelo entrato ormai a far parte di un circolo vizioso, paradossale, incapace di gestire e gestirsi. Oggi tutte le alternative fanno ridere: a Chiaiano la discarica funzionerà correttamente mentre si addita agli Stati Uniti o peggio ancora alla Germania come esempio di civiltà senza sapere che in questi paesi i termovalorizzatori stanno per essere smantellati. L’Italia, Napoli, il rione Sanità sono malati di una malattia che consuma lentamente i corpi della povera gente (per poi rigenerarsi sulle sue stesse infezioni), e di tutte quelle persone che la dignità ha baciato nell’attese di speranze, di sacrifici, di amore. [+Blogger]