Alcuni negozi del rione sanità hanno attaccato al muro, dentro le vetrine, vicino alle offerte della settimana, la locandina di un film girato a Napoli dal titolo “un camorrista perbene”. Diversi mesi fa facendo zapping con il telecomando, una rete privata napoletana trasmetteva un lungo backstage, anteprima del film, con tanto di intervista al regista e al produttore. Un film girato malissimo, con attori dilettanti e un cast impreparato, il tema affrontato con stereotipi e regole casuali, una regia al di sotto della media, insufficienza nei dialoghi e nelle rappresentazioni. Insomma qualcosa di veramente orrendo, “anticonformista” e platonico. "un camorrista perbene"
Alcuni negozi del rione sanità hanno attaccato al muro, dentro le vetrine, vicino alle offerte della settimana, la locandina di un film girato a Napoli dal titolo “un camorrista perbene”. Diversi mesi fa facendo zapping con il telecomando, una rete privata napoletana trasmetteva un lungo backstage, anteprima del film, con tanto di intervista al regista e al produttore. Un film girato malissimo, con attori dilettanti e un cast impreparato, il tema affrontato con stereotipi e regole casuali, una regia al di sotto della media, insufficienza nei dialoghi e nelle rappresentazioni. Insomma qualcosa di veramente orrendo, “anticonformista” e platonico. circumsanità
Altro giorno, altra corsa...superato il lunedì, lo scoglio principale per il rientro a lavoro, si ricomincia a correre freneticamente. E per essere al passo con questa frettolosa società anch’io corro...Corro e per un pelo riesco a prendere il treno previsto per le 8.07, che passa quasi “puntualmente” in ritardo di circa 10 minuti. Pieno di studenti, come al solito; scenderanno fra appena due fermate e forse riuscirò a sedermi. Intanto arriviamo a Pomigliano d’Arco. La linea della vesuviana incombe sull’area industriale della città: i capannoni aziendali un po’ alla volta diminuiscono; gli enormi parcheggi delle fabbriche che prima pullulavano di auto adesso sono semivuoti; e mentre l’insegna dell’Alenia Aeronautica sbiadisce, le strade di accesso agli stabilimenti vengono ristrutturate e si abbelliscono di marciapiedi nuovi di zecca e aiuole sempreverdi...morte a piazza cavour
FIRMA LA PETIZIONE NELLA PAGINA DEI COMMENTI
Al Sindaco di Napoli Rosa Jervolino Russo - All’Assessore alle Politiche Sociali Giulio Riccio.
Il 12 gennaio 2010 piazza Cavour è stata teatro di un tragico evento, probabilmente dovuto a un barbaro gesto: Yussuf Errahali, un immigrato marocchino senza fissa dimora che dormiva nei giardinetti della piazza, è morto assiderato. Pare che la sua morte sia stata provocata da alcuni giovani che, per divertirsi, l’hanno gettato di notte nell’acqua gelida della fontana del Tritone. Yussuf è stato trovato senza vita il mattino dopo, ancora bagnato, dai suoi amici.
Sempre a piazza Cavour, nel settembre 2009, ignoti avevano dato fuoco ad Antonio Montella, un anziano clochard, tuttora ricoverato all’ospedale “Cardarelli” per le gravissime ustioni riportate. Siamo stanchi di girare la testa da un’altra parte. Non vogliamo che la nostra indignazione ceda ancora una volta il posto alla rassegnazione. Vogliamo che civile convivenza, lotta al razzismo e all’intolleranza, solidarietà con i più deboli non siano soltanto vuoti slogan, ma valori che rappresentano Napoli e i napoletani. Perciò noi sottoscritti chiediamo all’Amministrazione comunale:
di aprire un centro di accoglienza per i senzatetto, perché più nessuno a Napoli muoia di freddo o di stenti; di predisporre una postazione fissa di vigilanza nei giardinetti di piazza Cavour, luoghi oggi di violenze, rapine e teppismo, perché essi siano sottratti all’illegalità e restituiti alla cittadinanza. A tale scopo è urgente inoltre il rifacimento del parco-giochi per i bambini, ormai insicuro e pericoloso per lo stato di incuria e sfacelo in cui versa; di esortare la magistratura ad accertare la verità e individuare le responsabilità sulla morte di Yussuf, affinché sia ribadito il valore della sacralità di ogni vita, e simili episodi non si ripetano più. - Nel trigesimo della morte di Yussuf Errahali. [rete sanità]
le prostitute dei due mondi

Giovani, belle, straniere, parlano poco l’italiano, si mostrano, ridono, hanno la pelle dura, sono controllate a vista… una storia vecchia. Non so se succede ancora, ma appena una bella donna sostava nei pressi della stazione centrale si avvicinava sempre qualcuno a chiederle se volesse lavorare. Era una specie di rituale, un totem religioso in contrasto con le regole della galanteria ma efficace sia sotto il profilo imprenditoriale che manageriale.
assuntina, piazza del gesù
Un po’ di tempo fa a piazza del Gesù girava per strada una donna, sempre sola, si chiamava Assuntina. Tutti la conoscevano, le offrivano birra, beveva come una spugna. Camminava dalla mattina alla sera, non si sapeva dove dormiva, la pancia le cresceva ogni giorno, si esprimeva a gesti e rideva sempre sguaiatamente. Era una donna sulla trentina, tarchiata con una bella espressione, quasi sempre ubriaca. Aveva un modo di parlare strano ma nella sua stranezza c’era qualcosa di estremamente razionale. Era difficile carpire il significato delle sue parole, anche perché diceva le cose in fretta e senza fermarsi un attimo, l’unico modo per calmarla era darle un po’ di birra. Una notte vidi Assuntina camminare, come di solito, per la piazza ma stranamente aveva qualcosa di diverso, confondeva anche un po’ le stesse persona che la conoscevano e le offrivano da bere. Quel modo strano era dovuto al fatto che Assuntina girava con le mutande abbassate, rideva e chiedeva alcol. Voltandosi notai che il suo dietro, bello soldo, era sporco di escrementi. Non ebbi il tempo di agire ma pensai a quella povera ragazza che veniva violentata sia nello spirito che nel corpo, pensai alla sua pancia che forse portava in grembo un marmocchio, pensai alla nostra società e all’assistenza sanitaria. Storia vecchia, perché chi realmente cerca di aiutare sporcandosi le mani è accusato incivilmente, come il povero Alez Zanotelli che uno spot elettorale lo accusa di ignoranza e di irresponsabilità. Mentre chi si riscalda dolcemente, ha 10 cellulari, 2 segretarie, un’autista, si abbronza negli uffici del Comune, della Provincia di Napoli e della Regione, ha l’immunità di non subire accuse in quanto eletto dal popolo. Il popolo è sovrano, come recita la nostra Costituzione, chi aiuta invece si becca una denuncia per “procurato allarme”. [+blogger]
l’unto elettorale
Ottocento euro al mese: questo il desiderio. Povero, meschino, infranto, maleodorante, improbo, senza onore né dignità. Mentre su facebook l’ultimo sudista inneggia i neomelodici per essere votato, un altro perenne giocoliere nel quartiere cambia per l’ennesima volta partito e ragioni, frutto della sua inefficienza. Si cambia partito o per ragioni o per torto, ma d’altronde oggi è la normalità. Mentre a sinistra ognuno presenta una lista tendente, la destra si schiera con “l’isola dei famosi”. Certo è comprensibile, ma il vecchio stampo non ha più come presentarsi e i poveri illusi fanno i conti con l’inattuale.
Già i primi manifesti elettorali hanno incominciato a sporcare Napoli e il rione. Noi scenderemo di nuovo con la telecamera e documenteremo gli illeciti e le assurdità fatte per il “bene” e per governare. Sporche elezioni http://quartieresanita.blogspot.com/2009/06/sporche-elezioni.html filmate dalla nostra redazione e pubblicate a giugno del 2009. Anche se forse non servirà, questa volta daremo conto alle autorità per la garanzia e il decoro delle strade. [+blogger]
imposta mediocrità
Continui attacchi della stampa, Napoli e il rione tormentati dalla maldicenza, dagli imbrogli, le beffe, le circostanze ambigue, le smentite, i buoni propositi, le mazzette, il gioco delle tre carte, l’inefficienza e la rettitudine. Un popolo negletto, un romanzo picaresco male interpretato, un quartiere ibrido, senza una “identità” antropologica (basse considerazioni), senza flessibilità né orientamenti. La gente che lavora non è considerata, uno vale l’altro, chi muore diventa un numero di un loculo, buono per le prime onorificenze. Il rispetto è solo una assimilazione di facciata, la gente ride quando il terremoto distrugge le loro possibilità, tanto una speranza vale l’altra.“La libertà è libertà, che sia garantita dalle leggi di uno Stato borghese o da quelle di uno Stato comunista. Dal fatto che i governi comunisti oggi non rispettano i diritti civili e non garantiscono la libertà di parola e di associazione, non deriva che questi diritti e queste libertà siano borghesi. La libertà borghese viene spesso e piuttosto erroneamente equiparata alla libertà di fare più soldi di quanti effettivamente abbisognano. Infatti, questa è l’unica libertà che anche nell’Est, dove di fatto si può diventare estremamente ricchi, viene di fatto rispettata” [Hannah Arendt].
La questione è la ricchezza, la popolarità che spesso si infarcisce di rettitudine e di arroganza. Nel rione c’è chi si offende per una festa mancata, chi combatte per 600 euro mensili, chi non riesce ad avere una sedia a rotelle nonostante gli arti inferiori gli siano stati amputati, all’Asl ci dicono che è una questione economica. Non ci sono soldi... e l’impianto per il g8 costruito ad hoc in Sardegna?, e i sovvenzionamenti che lo stato elargisce alle banche e alla fiat a fondo perduto?, e gli stipendi dei top manager che arrivano a 9milioni di euro annui?, contro una classe di gente povera, di chi si accontenta di sposarsi con un abito di lusso, di chi ama accogliere le persone con i guanti e tappeti, anche se le fodere sono bucate e sotto il tappeto c’è la misericordia.
Hannah Arendt definisce il totalitarismo una “banalità”, nel senso che sono proprio le persone più banali che a volte riescono a forgiare il male, lo plasmano ricomponendo un puzzle infernale. Oggi la nostra classe politica è identica alla banalità della Arendt, sempre gli stessi hanno la consapevolezza di resistere alle accuse, agli avvisi di garanzia, sempre gli stessi accusano e parlano di complotto, di accanimento, di errore giudiziario. Mentre la gente muore di freddo, come Elvis e la mamma, muore per strada, come il senza fissa dimora di piazza Cavour, mentre l’ennesimo operaio ha ingerito benzina e si è dato fuoco, mentre una lavoratrice mamma deve subire violenze e mobbing per conservare il suo posto di lavoro, noi esseri economici e sociologicamente umani rispettiamo e legittimiamo con assidua determinazione l’imposta mediocrità. PS. De Luca attacca "tale padre Zanotelli"... è la "banalità del male" [+blogger]
chiarificazioni?
Ieri, per telefono, ho detto ad uno degli organizzatori del carnevale al parco che avrebbe potuto mandarmi un articolo di smentita, con argomentazioni e presunte accuse anche verso il blogger. In effetti non è arrivato nulla, solo dei commenti e senza firma; sono poi arrivati alcuni scritti che accusano anche questo sito. Non ha senso, come non ha senso criticare un fatto realmente accaduto. Se si nega a qualcuno il diritto di parlare è dispotismo, mi dispiace ma non c’è altro modo per definire queste mancanze.
Qualcuno mi ha detto ieri che questo blog tende a dividere e le notizie buone non le pubblico mai, ma in realtà nessuno manda articoli, tranne pochi affezionati, né commenti, né altro che ci aiutano a divulgare iniziative buone o quant’altro. Non capisco perché si continua a dire che le critiche fanno tendenza mentre invece le buone notizie sono nascoste nel cassetto.
Il carnevale al Parco san Gennaro è ancora in linea su questo blog. Non c’è nessuna strumentalizzazione anche perché, se leggete bene gli articoli, qui si dimostra anche poca attenzione nel fare commenti, critiche piuttosto dure nei confronti della Municipalità sono state scritte e firmate, ultimo posti “viale ei pini” del 9/2/10 (poi se cercate ce ne sono tantissimi). La questione non è schierarsi né appoggiare l’uno o l’altro, la questione è la pluralità che purtroppo in Italia da diversi anni non ha una sua identica definizione. [+blogger]
intervista negata la parco

Mentre camminavo per via Sanità, incontro Massimo Rippa che aveva partecipato al carnevale di oggi (evento che anche noi abbiamo annunciato anche sul blog), con in mano un manifesto, una tavoletta di legno e la macchina fotografica. Mi dice se posso postare le foto che ha scattato al parco e per il quartiere. Mentre mi racconta il carnevale mi dice che una giornalista di retecapri gli voleva fare una intervista in relazione alla festa, ma che alcuni organizzatori si sono opposti alle sue dichiarazioni non permettendo le riprese. La giustificazione di quest’ultimi è la mancanza di “accordo” con il presidente della Municipalità Stella/san Carlo, che sembra aver dichiarato che il parco è organizzato da abusivi.
A parte le assurdità, se sono vere, delle dichiarazioni di Principe, il parco è autogestito in modo straordinario ed una cosa del genere ha un impatto sulla partecipazione democratica del rione che è assolutamente unica. Non vedo il motivo però del fatto che l’architetto Rippa non possa rilasciare affermazioni o quant’altro visto che non solo ha aderito ma ha anche contribuito alla sua riuscita. Se pure non fosse così, la sua sola partecipazione come cittadino e come abitante del rione, gli avrebbe dato il diritto di rilasciare qualsiasi dichiarazione confutabile o meno.
Nessuno, organizzatori compresi, ha l’autorità di impedire che una persona parli o sia intervistato, se poi le intenzioni di quest’ultimo fossero state sbagliate o non esatte, allora si sarebbe intervenuto in modi differenti e con le dovute smentite. È assurdo che si blocchi una giornalista che fa il suo lavoro solo perché tizio o caio appartiene ad un’atra “fazione”. La manifestazione era anche contro il razzismo e nessuno, come ben sappiamo, deve toccare Caino.
Se questa dichiarazione di Massimo Rippa, riferitomi alle ore 12,45 (circa), ha dei fondamenti precise condanno con forza quest’abuso di potere; se invece le stesse risultano false, preghiamo chi di competenza di smentirle assolutamente… e al più presto. [+blogger].