“Benvenuti a Rio+20”. Con questa scritta a caratteri cubitali siamo stati accolti all’aeroporto di Rio per il vertice sul pianeta Terra convocato dall’Onu (20-22 giugno). Come missionari comboniani abbiamo deciso di ritrovarci insieme nel contesto del Vertice per riflettere sul tema pianeta Terra, che ci tocca direttamente. La Terra infatti non sopporta più l’homo sapiens, il cosiddetto sviluppo e questo sistema economico finanziario che vive depredando il pianeta e rendendo i poveri sempre più poveri. Sono arrivato la notte del 18 giugno nella Baixada fluminense, uno dei quartieri più violenti di Rio, dove vive e opera una comunità comboniana. Così ho avuto subito il sentore di che cos’è “l’altra Rio”. Una sensazione diventata ancora più netta il mattino seguente, attraversando in autobus la città. Mi sono parse chiare due città, spesso una di fronte all’altra: la Rio degli impoveriti e la Rio dell’opulenza. Va notato che il vertice Onu dei capi di stato si tiene a Barra de Tigiuca, la parte bene di Rio. Io invece mi sono recato subito a Aterro de Flamengo per partecipare alla Cupola dos Povos che ha trovato spazio nel lungomare Bahia da Gloria.
Due vertici. La Cupola dos Povos fatta di indigeni, di poveri, di cittadini, di associazioni. Mentre la “Cupola dos Ricos” è collocata nel cuore della ricchezza di Rio. Una vera e propria apartheid. “Loro sono al centro, a Tigiuca”, ha detto il prof. Bonaventura de Souza. “Il circo del’Onu”, li ha definiti il prof. Martinez-Alier, che non decide mai nulla!”. Infatti l’impressione che abbiamo ora è che il Vertice della Terra rischia di essere un altro fallimento. Fra l’altro non hanno partecipato né Obama né la Merkel.
Ma la speranza non viene da lì, viene invece dai poveri, dagli indigeni, dalla cittadinanza attiva. E’ stato incredibile per me trovare Aterro de Flamengo così tanta vivacità, dibattiti, reti, campagne… Un’immensa fiera dell’inventiva umana, di culture, di associazioni… E’ la stessa impressione che ho avuto quella stessa mattina partecipando ad un dibattito, promosso da Rigas (Rete italiana per la giustizia sociale e ambientale), sui nuovi paradigmi necessari per rispondere alle sfide della giustizia non solo distributiva ma anche ambientale. Vi hanno partecipato il teologo brasiliano Leonardo Boff, lo spagnolo prof. J. Martinez-Alier, l’economista portoghese Bonaventura de Souza, il coordinatore di Rigas Giuseppe de Marzo. Lavori presieduti da Marica de Pierri, dell’associazione “A Sud”, nella sala strapiena del Musero di arte moderna. “Il Pil non può più essere l’indicatore per l’economia, ha detto il noto economista Martinez, dobbiamo andare verso la prosperità senza crescita, secondo quanto teorizzato dall’economista Usa Tim Jakson”. Martinez ha avuto parole di elogio e di sostegno per le due esperienza latinoamericane di Ecuador e Bolivia.
Boff è partito citando Einstien: “Non si può pensare che chi ha creato la crisi trovi anche la soluzione”. Né si può accertate come principio etico quello del nostro vivere bene occidentale perché “questo ha significato vivere male per miliardi di persone”. Per uscire dall’attuale crisi, Boff ha elencato 4 principi fondamentali: a) ogni essere ha un valore intrinseco che deve essere rispettato; b) il dovere di prendersi cura di ciò che ci circonda; c) una responsabilità planetaria; d) cooperazione e solidarietà universali. Ha sottolineato che non si può produrre per accumulare ma solo per condividere. Giuseppe de Marzo ha ribadito che l’attuale crisi nasce dal non aver riconosciuto la natura e i diritti della Madre Terra. Ha urlato: “Noi siamo la terra. Basta con la crescita”. Personalmente ho portato a conoscenza dell’assemblea le lotte popolari italiane sull’acqua con il referendum e sui rifiuti con la resistenza alle megadiscariche e agli inceneritori, per muoverci invece verso il riciclaggio totale. Infine il prof. De Souza ha definito la green economy “il cavallo di Troia del capitalismo mondiale” e ha messo tutti in guardia tutti che “bisogna cambiare il potere prima di prenderlo”.
Questa di Rio è stata una tavola rotonda molto valida che prelude a tanti incontri. Provocazioni queste importanti anche per noi comboniani, a Rio siamo una trentina, che dobbiamo riuscire ad includere pienamente queste tematiche nel nostro fare missione. [alex zanotelli]
l'ascensore impazzita
Non è il titolo di un film di
Dario Argento, l’ascensore del ponte della Sanità è realmente impazzita. Sale e
scende solo quando lo dice lei e decide di andare in ferie anche se non le è permesso. Succede che ogni mese, circa, l’ascensore si guasta, la gente
che arriva e la trova chiusa impreca e i politici locali (4 soldi in tutto) s’attribuiscono
le lodi solo quando essa riprende la “corsa”. Ma quando si ferma nessuno sa
perché, di chi è la colpa, e se colpa non c’è, perché non s’aggiusta subito?
Niente da fare, l’ultima volta sentito un tecnico, il guasto era cosa di una settimana al massimo, ma ci impiegarono
4 mesi per aggiustarla; adesso invece è solo guasta, così come si legge sul
cartello che hanno infisso sulla porta dell’entrata, sotto e sopra il ponte
della Sanità. Cosa vuoi fare, se il regista di cui sopra ha intenzione di
girare realmente un film siamo pronti a raccontargli tutti i retroscena, le “macagne”,
l’insensatezza, che fa da padrona, così come la stupidità che rende realistica ogni affermazione senza cognizione di causa.[+blogger]
ogni 10 scontrini un regalo
Napoli. Si chiama Ciro Arciello, da pochi mesi è il titolare di uno dei bar ‘storici’ del rione Sanità: “il Perù”, una mescita fondata e gestita ininterrottamente dal 1953 al 2009 dal decano dei baristi della Sanità, Francesco Coraggio. Ciro Arciello, impeccabile taglio di capelli grigi, sorriso leggero, sempre dietro il bancone a servire caffè e cappuccini, si trova lì al “Perù” in via Arena alla Sanità n. 15, proprio ad angolo con l’incrocio con via santa Maria Antesaecula e in effetti il suo locale è nella strada di Totò, anche se si entra da via Arena.
Ed è forse proprio l’aria che lì si respira, il fantasma di Totò che ancora aleggia tra vicoli e bassi, tu motorini e donne che spingono il passeggino, forse proprio Totò avrà ispirato il cartello che Ciro Arciello ha collocato in bella mostra nelle scansie del bar, tra gli spumanti e i liquori, tra i vini e le spremute: proprio in faccia a ogni cliente! Nel cuore della Sanità c’è l’unico cartello pubblico – di Napoli, forse d’Italia – che esorta la clientela a “prendere lo scontrino alla cassa”.
Ma c’è di più, l’Appello di stile … montiano (evitare che il nostro paese vada alla deriva…) ha il classico piglio commerciale degno della strada di Totò. Scrive il sig. Arciello: “ogni 10 scontrini un simpatico omaggio”. “E’ un dovere anche per il barman o barista Arciello rilasciare lo scontrino", ma egli va al di là del suo dovere e assicura al cliente anche un omaggio per i dieci scontrini esibiti. Che vuoi di più ?”. [Francesco Ruotolo]
Ed è forse proprio l’aria che lì si respira, il fantasma di Totò che ancora aleggia tra vicoli e bassi, tu motorini e donne che spingono il passeggino, forse proprio Totò avrà ispirato il cartello che Ciro Arciello ha collocato in bella mostra nelle scansie del bar, tra gli spumanti e i liquori, tra i vini e le spremute: proprio in faccia a ogni cliente! Nel cuore della Sanità c’è l’unico cartello pubblico – di Napoli, forse d’Italia – che esorta la clientela a “prendere lo scontrino alla cassa”.
Ma c’è di più, l’Appello di stile … montiano (evitare che il nostro paese vada alla deriva…) ha il classico piglio commerciale degno della strada di Totò. Scrive il sig. Arciello: “ogni 10 scontrini un simpatico omaggio”. “E’ un dovere anche per il barman o barista Arciello rilasciare lo scontrino", ma egli va al di là del suo dovere e assicura al cliente anche un omaggio per i dieci scontrini esibiti. Che vuoi di più ?”. [Francesco Ruotolo]
l’odore di un pronto soccorso
Nell’ospedale san Gennaro dei Poveri si respira aria di
povertà, di disagio, di disperazione. Gli occhi di una signora sofferente
affermano la mancanza di un’esistenza comune. I reparti vuoti, lo sconforto, la
volgarità, l’assistenza, l’umanità, l’odore di un pronto soccorso, nell'immediato, ti rimane addosso per sempre.
Ricordare indebolisce. Frantumare ogni movimento, così come
si frantumano le ossa di un’anziana affetta da artrite reumatoide deformate.
Nel pronto soccorso non c’è "acqua", un medico è troppo scrupoloso, così come un
portantino imbacuccato. Gli ammalati di diabete ansimano, le donne incinte
fremono, la vita secca, rianimazione perfetta, sala operatoria inusitata, stanze
alte arieggiate, dipinte a metà.
Qui tutti si ricordano: c’è chi è morto e chi invece è
sopravvissuto miracolosamente. È sempre l’ospedale che ospita catacombe bellissime,
degne dell’ultimo uomo del rione, di un don Chisciotte incartapecorito, e di un geriatra
imbroglione. Screpolature tufacee, liquidi maleodoranti, macchie di caffè,
vecchi infermieri zoticoni. Chi si è salvato, però, ha respirato girasoli.
[+blogger]
...denunciando la municipalità
“I presenti sono 14, la seduta non è valida”; con questo annuncio
il Vice presidente della Municipalità 3 Stella san Carlo all’Arena Mario
Capuano, ha dichiarato chiusa la seduta del Consiglio di Municipalità
di ieri, venerdì 8 giugno, con all’ordine del giorno alcune importanti
iniziative e provvedimenti previsti per l’inizio dell’estate sul territorio
municipale. Assente la presidente Giuliana Di Sarno, hanno risposto (il
n° legale perché la seduta possa aprirsi è di 15) all’appello solo 14 consiglieri,
tre dell’opposizione e undici della maggioranza (che conta 18 consiglieri più la Presidente : 19).
Sono risultati assenti: Mario
Affinito, Gennaro Manetta, Francesco Nacarlo, Fabio Nacarlo, Giuseppe Pacella,
Raffaele Pacifico, Antonio Sarracino, Ciro Terribile e Fulvio Fucito, cioè 9
assenti su 14 eletti dell’opposizione. Per la maggioranza sono risultati
assenti i consiglieri: Giuseppe Barbato, Laura Bismuto, Luigi Fucci, Sara
Petricciuolo, Vincenzo Ragone, Valeria Vespa e Sergio Galietto; cioè erano
assenti 7 dei 18 consiglieri della maggioranza cui va aggiunta la Presidente Di Sarno, anch’essa assente. Molto duro il commento del
consigliere Francesco Ruotolo:
“Su 61 sedute di Consiglio, convocate dal 7 luglio 2011 ad oggi, quelle
non svoltesi – come oggi – per mancanza del numero legale sono oramai il 10%.
L’importanza dei provvedimenti all’o.d.g. avrebbe consigliato un maggior
impegno e la dovuta serietà sia dell’opposizione - con ben 9 consiglieri
assenti su 12 - sia soprattutto della maggioranza che, con 18 consiglieri più la
presidente, ha fatto registrare complessivamente 8 assenti. Da notare che la
maggioranza ha maggior responsabilità nell’assicurare, forte dei suoi numeri,
la validità e lo svolgimento della seduta”.
Il consigliere, intervenuto più
volte in questi undici mesi nel chiedere alla maggioranza più compattezza e nel
sollecitare ripetutamente la
Presidente a convocare periodiche riunioni di maggioranza per
meglio svolgere l’azione programmata dal centro-sinistra, così stigmatizza
l’accaduto:
“Fermo restando che la responsabilità del numero legale appartiene a
ogni consigliere, di opposizione come di maggioranza, è quest’ultima che ha la
responsabilità di guidare e indirizzare i lavori del Consiglio di Municipalità.
Ho a più riprese rivolto alla Presidente Di Sarno ed ai capi-gruppo della
maggioranza l’invito – sempre protocollato – a svolgere periodiche riunioni di
verifica per valutare i risultati conseguiti, correggere gli errori e superare
i ritardi. Sono quasi inascoltato poiché di riunioni di maggioranza se ne sono svolte due in undici mesi quando
io ne propongo una a settimana”.
“Anche le mie ripetute richieste di un Consiglio di auto-valutazione al mese sono
state sistematicamente disattese; se una istituzione, se la stessa maggioranza
non sono capaci di una seria analisi, non ci meravigliamo se il qualunquismo
grillino ha buon gioco!”.
Sulle modalità di svolgimento
delle sedute di Consiglio e di Commissione, il consigliere Ruotolo ha
depositato pochi giorni fa una bozza propositiva per un “Codice di autocomportamento”
delle/degli elette/i che presto sarà posto all’ordine del giorno della
Commissione “Bilancio e regolamenti”. [francesco ruotolo]
quando la sanità non fa notizia
E’ accaduto giovedì 31 maggio,
qualche sera fa. In piazza Sanità, in quella piazza che da decenni non celebra
più la “Festa del Monacone”, improvvisamente si sono accese luci e riflettori
sulla basilica; sul piazzale è stata srotolato un tappeto rosso lungo cento
metri e in un’atmosfera magica uno sfondo musicale accattivante ha scandito i
passi ora di danza ora felpati ora stile passerella di circa 45 tra modelle e
modelli di una sfilata di moda. Sì, nel suggestivo antico scenario del rione
Sanità c’è stato un evento di surreale contemporaneità: le ragazze ed i ragazzi
dell’Istituto medio superiore “Francesco Caracciolo-Salvator Rosa”, guidati da
docenti molto creativi e da una preside veramente in gamba (mai espressione fu
più appropriata) hanno realizzato un evento di moda unico nel suo genere.
Hanno presentato, tra gli sguardi
attoniti di centinaia di persone, capi di abbigliamento assolutamente inusuali
e frutto di lungimirante fantasia. Giacche da uomo, vestiti da sera femminili,
casacche, abiti da sposa e da cerimonia, vestitini da passeggio e via
elencando: è sfilata l’attività didattica di un anno scolastico di un Istituto
statale superiore dove si studia moda e costume. E ciò che ha caratterizzato la
serale passerella della Sanità è stato un messaggio culturale, e non solo, di
grande attualità: nel popoloso rione, culla del dialetto e della tradizione più
pura, ha sfilato il futuro. Tutti i capi di vestiario erano rigorosamente
disegnati e realizzati con materiali riciclati, minuziosamente raccolti,
selezionati e catalogati in mesi di ricerca e di lavoro collettivo di un’intera
comunità scolastica.
Gli abiti hanno sfoggiato, in originali
sequenze, multicolori e scintillanti materiali inediti per la moda: tappi di
bottiglia, luccicanti spille da balia, pacchetti di sigarette, guanti in
lattice da infermieri, cannucce per bevande, piatti e bicchieri di carta,
sacchetti di plastica, chiavi, fermacarte, fili elettrici usati, bottoni,
chiusure lampo, cucchiaini per il caffé, contenitori per uova, camere d’aria di
puro caucciù, lattine…Una sfilata di moda come una metafora: riutilizzare il
prezioso rifiuto per dire alla Città e al quartiere che nel rione Sanità ci
sono energie e risorse, intelligenze e giacimenti mentali da mettere in campo:
risorse nascoste, quasi ignorate e che hanno un futuro, come lo sono i tanti
oggetti che la sfilata di moda ha riutilizzato ed egregiamente valorizzato. Tra
applausi e grida da maxiconcerti, tra sguardi ammutoliti dalla curiosità e da
un coinvolgimento attento, il quartiere – che nelle sue viscere ancora fabbrica
guanti e cinture, borse e scarpe – ha lanciato la moda dell’avvenire coniugando
la cultura dell’usato e del riciclato, del riuso con un gusto estetico degno
dei nomi più affermati della moda.
E’ accaduto a Napoli, è accaduto nel
rione Sanità tra un assordante silenzio degli organi d’informazione e nel
disinteresse generale di televisioni e operatori cinematografici. Non c’erano
boss di camorra da catturare, non bisognava zoomare cumuli d’immondizia;
l’evento non evidenziava i pregiudizi - veri o presenti - sul rione Sanità. Non
c’era da fotografare il degrado o da documentare arretratezza, inciviltà,
crimine. Poche sere fa la
Sanità , uno dei più emarginati rioni periferici nel centro
storico della Città, ha tenuto in piazza una lezione che ha unito comunità
scolastica e Municipalità, popolazione e comunità parrocchiale, autorità
comunali, ministeriali e anche qualche degno sponsor, facendo emergere dal
ghetto il presente ed il futuro di una realtà sociale che si vuole e si sta
riscattando ed ha voluto dirlo sulle gambe, con il corpo con la manualità e la mente di tante ragazze e di
tanti ragazzi che a un passo del diploma hanno manifestato impegno,
applicazione, voglia di fare e di esprimersi.
Lontano da riflettori e da tesi
precostituite, da luoghi comuni e frasi fatte, la Sanità è scesa in piazza
con la gioia e lo studio e la voglia di esserci di decine di giovani desiderosi
di costruire il proprio presente e dando, essi - con la guida di docenti degni
di questo nome - una lezione di ordinaria civiltà. Forse per questo è stato un
evento oscurato, una notizia non-notizia: un assordante silenzio, l’assenza di
fracasso mediatico ha circondato un evento memorabile. Memorabile, basta questa
sola parola. [francesco ruotolo]
fermento
La citazione è “obbligatoria” quando
ha un senso compiuto, specialmente se fa capire esattamente di che cosa si sta
parlando. E’ il caso di scrivere una massima di Ettore Petrolini: “Bisogna prendere il denaro dove si trova:
presso i poveri. Hanno poco ma sono in tanti”. Una giustificazione eccellente
sia sotto il profilo morale che materiale. Ed è un discorso che va a pennello,
in modo quasi perfetto, con il rione sanità.
Quartiere operaio, di sporchi
rossi, di “razza” superata, di arretratezza psicologica. L’incontro con la
politica e la storia è determinate, così come la violenza, la camorra, la superstizione.
Ciò che mette più tristezza è l’ambiguità che ha violentato la bellezza: è bellezza
pensare che un abbraccio riveli un’amicizia; credere che un caffè bevuto assieme
includa stima, che attraverso una partita di calcio si possa sentire la propria
storia.
L’affetto economico ha reso tutti
schiavi della virtù e chi cambia prospettiva è un sottile inquisitore. Agire per
sopravvivere e per essere ricordati, lasciare che gli altri ti avvinghino per
fiducia, lasciare che i cani strappino al povero la sua povertà. Chi ha poco
deve pagare la sua ignoranza, eh, sì, perché di ignoranza pura si tratta, ignoranza
bieca e stupida.
E’ certo che anche il denaro ha
la sua bellezza. Non è la speranza che intestardisce, non è la mancanza che
immiserisce. E’ la differenza che impartisce gli ordini e la comunicazione,
così come le passioni e i sentimenti. Chi si entusiasma ha poco, quel poco gli
viene tolto con un sorriso, sorriso dolce, buono, amico. C’è una cosa che ho,
come un cretino, dimenticato di dire: a volte a qualcuno viene dato il resto,
esso ha un nome, si chiama politica! [+blogger]


