Continui attacchi della stampa, Napoli e il rione tormentati dalla maldicenza, dagli imbrogli, le beffe, le circostanze ambigue, le smentite, i buoni propositi, le mazzette, il gioco delle tre carte, l’inefficienza e la rettitudine. Un popolo negletto, un romanzo picaresco male interpretato, un quartiere ibrido, senza una “identità” antropologica (basse considerazioni), senza flessibilità né orientamenti. La gente che lavora non è considerata, uno vale l’altro, chi muore diventa un numero di un loculo, buono per le prime onorificenze. Il rispetto è solo una assimilazione di facciata, la gente ride quando il terremoto distrugge le loro possibilità, tanto una speranza vale l’altra.“La libertà è libertà, che sia garantita dalle leggi di uno Stato borghese o da quelle di uno Stato comunista. Dal fatto che i governi comunisti oggi non rispettano i diritti civili e non garantiscono la libertà di parola e di associazione, non deriva che questi diritti e queste libertà siano borghesi. La libertà borghese viene spesso e piuttosto erroneamente equiparata alla libertà di fare più soldi di quanti effettivamente abbisognano. Infatti, questa è l’unica libertà che anche nell’Est, dove di fatto si può diventare estremamente ricchi, viene di fatto rispettata” [Hannah Arendt].
La questione è la ricchezza, la popolarità che spesso si infarcisce di rettitudine e di arroganza. Nel rione c’è chi si offende per una festa mancata, chi combatte per 600 euro mensili, chi non riesce ad avere una sedia a rotelle nonostante gli arti inferiori gli siano stati amputati, all’Asl ci dicono che è una questione economica. Non ci sono soldi... e l’impianto per il g8 costruito ad hoc in Sardegna?, e i sovvenzionamenti che lo stato elargisce alle banche e alla fiat a fondo perduto?, e gli stipendi dei top manager che arrivano a 9milioni di euro annui?, contro una classe di gente povera, di chi si accontenta di sposarsi con un abito di lusso, di chi ama accogliere le persone con i guanti e tappeti, anche se le fodere sono bucate e sotto il tappeto c’è la misericordia.
Hannah Arendt definisce il totalitarismo una “banalità”, nel senso che sono proprio le persone più banali che a volte riescono a forgiare il male, lo plasmano ricomponendo un puzzle infernale. Oggi la nostra classe politica è identica alla banalità della Arendt, sempre gli stessi hanno la consapevolezza di resistere alle accuse, agli avvisi di garanzia, sempre gli stessi accusano e parlano di complotto, di accanimento, di errore giudiziario. Mentre la gente muore di freddo, come Elvis e la mamma, muore per strada, come il senza fissa dimora di piazza Cavour, mentre l’ennesimo operaio ha ingerito benzina e si è dato fuoco, mentre una lavoratrice mamma deve subire violenze e mobbing per conservare il suo posto di lavoro, noi esseri economici e sociologicamente umani rispettiamo e legittimiamo con assidua determinazione l’imposta mediocrità. PS. De Luca attacca "tale padre Zanotelli"... è la "banalità del male" [+blogger]






