cedaw e sanità

Trent'anni fa l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava la Convenzione per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW), considerata ancor oggi uno dei trattati internazionali più completi sui diritti delle donne. La CEDAW chiede di rimuovere le discriminazioni che limitano la partecipazione delle donne alla vita pubblica e lavorativa e ai processi decisionali, di contrastare la violenza di genere e di impegnarsi per modificare la diffusa accettazione degli stereotipi associati ai ruoli tradizionali di uomini e donne nella famiglia e nella società.

Una rete di associazioni e singole attiviste impegnate per la promozione dell’uguaglianza di genere e la tutela dei diritti delle donne in Italia e a livello internazionale, promuove e sostiene la campagna "Lavori in corsa - 30 anni CEDAW" per celebrare il 30° anniversario della Convenzione e per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’esistenza, l’attualità e l’importanza della CEDAW come strumento di avanzamento della condizione delle donne in Italia e nel mondo e vi invita ad aderire alla rete che si sta costruendo a livello internazionale, partecipando nei modi e nei tempi a voi corrispondenti. Festeggiando il 30° anniversario della Convenzione vogliamo celebrare i successi ottenuti dalle donne contro tante forme di oppressione ed esclusione, ma anche ricordare a istituzioni e società civile quanto resta ancora da fare. Perché sappiamo che nessuna conquista è per sempre e tenere alta l'attenzione su questi temi serve a non fare passi indietro. Non lasciamo trascorrere altri trent'anni prima che la Convenzione sia pienamente attuata! www.womenin.net - campagnacedaw@pangeaonlus.org

Promuovono la campagna insieme a Fondazione Pangea: ActionAid, ARCS, IMED, Casa Internazionale delle Donne, Rete Internazionale delle Donne per la Solidarietà, Fratelli dell’Uomo, Women In The City, CESTAS, Differenza Donna, Rete Internazionale delle Donne per la pace, Fondazione One World SEE, L’Albero di Antonia, MAIS, Provincia Autonoma di Trento [daniela fiorentino]


per strada...

Lettera di una senza fissa dimora che da anni vive per le strade di Napoli. Alcuni collaboratori del blog conoscono bene la storia di Antonio, uomo straordinario e di grande umanità. Grazie.

Uno dei preconcetti più evidenti che si trova nel mondo borghese è che il Senza Fissa Dimora è un essere solo con un disagio mentale portato ad abusare di alcohol, droghe. Anche se in questo mondo vi sono questi personaggi è pur vero che tra noi vi sono persone acculturate e senza problemi psichici o esistenziali. Le associazioni che provvedono ad aiutare tutti noi dovrebbero riuscire a scoprire i talenti che ci sono in noi e non darci uno sterile assistenzialismo fatto di (pochi) posti caldi per dormire d'inverno. Gli innumerevoli gruppi che la sera e molte volte in tarda notte, portano cibo oltre ciò che è necessario, visto che la mattina si vedono le strade piene di queste vaschette non consumate. Questo sembra un voler salvare la faccia di coloro che fanno queste opere di assistenza ma in concreto non risolvono il vero problema che affligge tutti noi, il reinserimento nella società.

Non si comprende perchè solo da pochi ani si sono affiancati al dormitorio in Via De Blasis altri dormitori, quando dormivano nella stazione nessuno si preoccupava se dormivamo al caldo o al freddo, ma da quando la stazione è passata a gruppi privati, vedi Benetton..., ecco che le associazioni si preoccupano improvvisamente del nostro disagio, sono usciti i famosi help center, ma tutto ciò serve a liberare la stazione da persone che possono scandalizzare la sensibilità delle persone per bene. Mi domando queste associazioni quanto hanno fatto per far sì che l'albergo dei poveri fosse a disposizione dei Senza Fissa Dimora? Molti dicono di aver fatto molte battaglie per questo, ma io dico loro che un certo Biagio Conte a Palermo riuscì da solo ad unire tutti i Senza Fissa Dimora ed occupare dei luoghi abbandonati trasformandoli in dormitori. [Antonio Columbro]


viale dei pini

Ogni volta che piove e scende la lava dei Vergini nel rione voragini gigantesche si aprono ostacolando la viabilità. Mesi e mesi passano senza che nessuno abbia la decenza di sistemare il manto, la gente è costretta a fare gli slalom, un diversamente abile con la carrozzina non ha scampo, deve rimanere al posto suo.

Colli Aminei, viale dei Pini, la gente ha ben “ricattato” la municipalità, molti hanno protestato a suon di non voti che se “non fossero stati aggiustati il marciapiede e le buche stradali…” avrebbero minacciato il buon esito delle elezioni. Ci hanno spiegato che quando i consiglieri vanno all’ufficio tecnico non agiscono secondo i bisogni e le priorità, ma in relazione ad un accordo pre-elettorale e in conformità di quanti voti distribuisce tizio o riesce ad accaparrarne sempronio. Una vecchia legge che non ha poi tutti i torti visto che qui le persone non si lamentano, basta convincerli dei buoni propositi, poi al resto ci pensano i soliti ignoti.

Basterebbe questo blog a far ricredere, invece, chi usa trucchi da prestigiatore fallito; basterebbero i commenti che affollano i post per illustrare l’inutilità e l’ignoranza di alcuni personaggi pubblici. Per adesso la nostra municipalità paga solo stipendi, senza ritorno né di immagine né di efficienza. Uno spreco di denaro pubblico speso attingendo dalle casse di chi le imposte le deve pagare per forza, senza il minio controllo e senza la minima capacità di gestione.

La forza che attanaglia chi usurpa la dignità degli altri è la stessa di chi vende eroina promettendoti l’avvenire; una forza sconosciuta che senza vergogna ruba e infetta la povera gente; succhia l’ultimo filo di fiato dell’asmatico, rantola come un vecchio usuraio che non vuol morire solo per non lasciare le sue eredità. [+blogger]

una badante

Pubblichiamo la lettera che ci è stata spedita giorni fa da una badante del rione sanità. Si è raccomandata di non mostrare il cognome per paura di essere licenziata. La presentiamo così come l’ha fatta leggere a noi. Grazie.

Questo mestiere di badante nessuna italiana vuole farlo, perché non guadagniamo molto, un mese di lavoro per 24 ore al giorno e con pochi giorni liberi: 600 euro al mese. Sono sette anni e mezzo che sto in Italia, perché in Ucraina guadagnavamo poco, anche perché il mio ex marito non mi aiutava per le spese dei miei figli. L’università di mia figlia di economia e commercio, mio figlio già laureato in matematica, poi il suo matrimonio. Sono venuta in Italia perché c’era una mia amica che ci lavorava, si trovava bene, anche lei badante come tante di noi immigrate. Pensavo che la bellissima e ricca Italia mi avrebbe dato lavoro e benessere, per poter rientrare in un secondo momento nel mio paese. Ormai sono sette anni, la paga è misera ed il costo della vita non mi permettono di tornare, con 600 euro al mese riesco a mandare pochi soldi, anche perché in Ucraina il costo della vita è aumentato molto. Avrò cambiato più di 20 posti di lavoro, di pulizia, nelle case, in uffici, ristoranti, chiese poi la badante.

Quattro anni fa improvvisamente ho avuto un ictus colpa dello stress, sono stata tre giorni in coma, fu la lontananza dei figli, lavoravo troppo di media 20 ore al giorno, sempre in movimento, però questo mi faceva dimenticare i problemi, la nostalgia. Degli amici, anche italiani, mi hanno aiutata riprendermi, però io mi sento sfruttata, perché non mi pagano come gli italiani, delle volte ci trattano come prostitute, perché siamo ucraine, polacche. Una mia amica è stata molestata da due persone sul motorino, dicendole polacca, polacca, tirato uova e strattonandola. Anche il pullman ci trattano male. Io continuo a lavorare, ma cosa posso fare?, vorrei essere trattata come una persona normale, noi siamo più educati di tanti italiani. Non che gli italiani siano tutti maleducati ma c’è in questo periodo molto razzismo. Ricordatevi che siete stati immigrati in tutto il mondo e il dolore da voi sopportato è stato grande come il nostro, ricordatevi che la memoria di un popolo ne fa la storia. Non voglio fare sempre la badante anche per la mia età, fra un po’ vorrei essere servita anche io. [maria, ucraina]


gli sciacalli americani

Un’organizzazione dal nome orwelliano, International peace operations association (Ipoa, associazione internazionale per le operazioni di pace), non ha perso tempo: ha offerto i “servizi” delle sue società per potersi avventare su Haiti e fornire un po’ di “assistenza umanitaria” vecchio stile sotto forma di sfruttamento delle catastrofi. A poche ore dal terremoto, aveva già creato una pagina web per i suoi potenziali clienti, in cui diceva: “Le nostre società sono pronte a offrire un’ampia gamma di servizi di assistenza alle vittime del tragico terremoto di Haiti”.

Alcune delle imprese associate all’Ipoa sono specializzate nei trasporti e nella rapida costruzione di abitazioni e tendopoli, altre sono società di sicurezza private attive anche in Iraq e in Afghanistan, come la Triple Canopy, che ha rilevato il lucroso contratto firmato dalla Blackwater con il dipartimento di stato in Iraq. La Blackwater ha svolto per anni un ruolo importante nell’Ipoa, finché, dopo il massacro del 2007 in piazza Nisour, a Baghdad, è stata costretta a lasciare il gruppo. Nel 2005, quando era ancora nell’Ipoa, la Blackwater (che oggi si chiama Xe Services) schierò le sue forze a New Orleans dopo la devastazione dell’uragano Katrina. Non fu un atto di generosità: l’azienda rastrellò circa 70 milioni di dollari in contratti con la protezione civile, a cominciare da quello senza gara d’appalto per proteggere i suoi operatori, mettendo in conto ai contribuenti americani 950 dollari al giorno per ogni uomo scortato.

Il programma in base al quale oggi le società di sicurezza armate lavorano per il dipartimento di stato in Iraq - il Worldwide personal protection program - è nato proprio ad Haiti durante l’amministrazione Clinton. Nel 1994 le società di sicurezza private furono essenziali per le attività di Washington nel paese dopo l’estromissione di Jean-Bertrand Aristide a opera degli squadroni della morte appoggiati dalla Cia. Quando invasero l’Iraq, il presidente Bush e la sua amministrazione estesero il programma e lo trasformarono nell’organizzazione paramilitare privatizzata che è oggi. All’epoca del secondo colpo di stato contro di lui, nel 2004, Aristide era protetto dalla Steele Foundation, una società di sicurezza privata di San Francisco. Ma le attività dell’industria dei mercenari ad Haiti non finiscono qui. Il 15 gennaio la All Pro Legal Investigations, una ditta con sede in Florida, ha registrato il sito Haiti-security.com. È una copia di quello che già ha negli Stati Uniti, ma si rivolge agli uomini d’affari haitiani, affermando: “Le società di costruzione e ricostruzione che stanno considerando l’idea di realizzare un progetto ad Haiti possono disporre della nostra professionalità in materia di sicurezza”. L’azienda “fornirà servizi di sicurezza contro qualsiasi minaccia al benessere di Haiti. I luoghi di lavoro e i convogli dei rifornimenti saranno difesi da vandali e saccheggiatori. I dipendenti saranno protetti dalla violenza e dall’intimidazione delle bande criminali.

Il paese si riprenderà con l’aiuto dei volenterosi di tutto il mondo”. L’azienda si vanta di aver portato a termine con successo “migliaia di missioni in Iraq e in Afghanistan”. E il personale? “Tutti i membri delle nostre squadre sono ex poliziotti o ex militari”, afferma il sito. Sembra che i primi clienti stiano già arrivando. [Jeremy Scahill, The Nation, Stati Uniti – fonte: Internazionale 831]


3 antipasti 2 primi 3 secondi...

La settimana scorsa un ragazzo che si è da poco sposato ed ha un mutuo di circa 100mila euro, è stato licenziato in tronco, senza una giusta causa, pur avendo un contratto di lavoro indeterminato. Lavorava presso un tour operator di Napoli, “dopo il viaggio di nozze mi hanno scaricato come acqua sporca ed infettata”, ha dichiarato.

Oggi il corriere della sera (corriere del mezzogiorno) ha pubblicato in prima pagina: “La regione Campania cerca consulenti per organizzare convegni, conferenze stampa e eventi. Ma soprattutto è accaccia di esperti per stabilire il menu di pranzi e cene che dovranno accompagnare queste manifestazioni… I consulenti che costeranno 240 milioni di euro, dovranno anche fittare alberghi a quattro stelle, per le convention del Piano di sviluppo rurale”.

Mentre l’assessorato all’agricoltura, uno dei tanti, spilucca nei conti pubblici, naturalmente era previsto, non hanno colpa se queste cose vanno così, il licenziato di cui sopra ha seri problemi psicologici certificati dall’Asl di Napoli, problemi di natura depressiva e anche fisica visto che spesso capogiri gli fanno perdere i sensi. Anche questa storia qui è una delle tante.

Nell’articolo si legge ancora: “I convegnisti, secondo quanto recita la delibera di giunta numero 479, saranno di bocca buona. Perché nella pausa tra una relazione e l’altra, vedranno servirsi, come prevede l’appalto, caffé, dolci vari adatti, succhi, acqua minerale. A pranzo potranno godere della successione di portate con 3 antipasti, 2 primi (di cui 1 con condimento a base di soli prodotti vegetali), 2 secondi (carne o pesce), 4 contorni (verdura ed ortaggi sia cotti che crudi), frutta, 3 tipi di dolci (di cui 1 almeno senza farcitura e 1 a base i frutta), vino rosso e bianco, acqua minerale liscia e gassata, bibite e caffé. Infine a cena saranno astronomicamente sollecitati da un antipasto misto, 2 primi (di cui 1 con condimento a base di soli prodotti vegetali), 2 secondi, 2 contorni, frutta, dolce a scelta, vino bianco e rosso, acqua minerale, bibite e caffè”.

Bisogna garantire la qualità dei prodotti nostrani, prodotti campani e non di importazione dice la delibera e riportato giustamente dal giornalista Felice Naddeo. Garantiamo pure le nostre qualità, il nostro lavoro, la nostra professionalità. I consulenti servono, come serviva la serva per totò. Mentre i conti tornano per le abbuffate generale il nostro licenziato fa i conti con le assurdità del lavoro. Se non c’è la giusta causa non si può licenziare e se c’è va provata. Chi prova invece che i convegnisti sono veramente capaci? E come possiamo controllare che i 240mila ero spesi in 3 anni, per pagare gli organizzatori schef, siano veramente dati a dei professionisti? Ma poi questi eventi convegni servono realmente? Una cosa è certa, i 3 antipasti, i 2 primi, i 3 secondi, i 4 contorni non sono sicuramente ammessi alla tavola del nostro nuovo ectoplasma disoccupato. [+blogger]


gratta e vinci san pio

Ogni tanto a casa spolvero, ma non mi piace farlo, starnutisco in continuazione e sono costretto a smettere. In una rispolverata generale, per caso ho ritrovato un calendario del 2006, un calendario di san Pio “sponsorizzato” dalla parrocchia Santa Maria degli Angeli e il Santuario Diocesano di Pietrelcina con tanto di indirizzo, sito internet e mail di riferimento. Davanti un San Pio inginocchiato che prega leggendo un testo sacro, dietro il calendario questa frase: “Abbiamo tanti progetti per migliorare e rendere più accogliente le chiese di san Pio da Pietrelcina aiutaci a realizzare con la tua generosa offerta! Egli ti ricambierà con la sua potente intercessione”.

Un cartellone gigantesco e luminoso nei pressi di piazza Garibaldi, stazione ferroviaria di Napoli, espone la vincita complessiva che gli italiani ogni giorno “incassano” per aver giocato d’azzardo… per adesso più di 7miliardi di euro. Le pubblicità dicono: prova a spendere 1, 2, al massimo 5 euro e potrai vincere milioni in cambio. E, come ogni forma di gioco, la formula tenta la fortuna oppure, ritenta sarai più fortunato, ha la stessa compensazione di una lettura della mano o di un piede. Certo da un gioco dove si rischiano soldi te lo aspetti. Comunicare la parola di un santo ha una sua certa e difficile interpretazione. Soprattutto la parola di padre Pio che è stato torturato sia dallo spirito che dalla carne. La parola di Dio è scacciare i mercanti, chi abusa del potere, chi ruba ai poveri per dare ai ricchi. Gesù questo lo ha espresso molto bene nelle sacre scritture. Qualcuno può dire il contrario? Di esempi ce ne sono tanti: san Francesco, madre Teresa, gli apostoli pescatori, il Cristo che è nato tra una mucca e un asino.

Gratta e vinci san pio è una trovata geniale e vecchia quanto la chiesa di Roma. Ci sono preti e vescovi che si battono e muoiono per i poveri, che si sporcano le mani, i piedi, che si ammalano, che per difendere gli ultimi, i reclusi della società. Ci sono invece altri preti e vescovi che vivono nel lusso, che non hanno il coraggio di accarezzare un malato, che scrivono sui calendari porcate del genere, che lucrano e che non hanno rispetto per la vita. Un miracolo non avviene sempre anzi, un miracolo, per chi ci crede, si manifesta pochissime volte e solo in casi eccezionali. Anche con il gratta e vinci è la stessa cosa. C’è una possibilità su 10milioni di vincere. Quella possibilità, come guarire da una brutta malattia o riacquistare il proprio lavoro, è la speranza per debellare un tumore, è la speranza per comprare gli gnocchi e il ragù la domenica, è la speranza di pagare l’affitto o di risvegliare un parente da un coma, è la speranza che ci fa credere l’illusione, è la speranza che non deve e non può giocare con le parole.

Scrivere assurdità del genere equivale al gioco d’azzardo: hanno le stesse formule, le stesse caratteristiche, fanno sperare. Io da san Pio non mi aspetto promesse. San Pio mi deve parlare come un padre parla ad un figlio, come una mamma cura la sua famiglia. Vincere san Pio grattando un pezzo di carta è come umiliarlo, gettarlo nel ridicolo, sfotterlo e denigrarlo. “Giustizia divina! Ma chi ordinerebbe così tante pene (morali) e travagli (fisici) sempre strani e nuovi? … “E perché noi umani ci riduciamo alle colpe che ci portano alla dannazione?”. Nel quarto cerchio dell’Inferno Dante posiziona chierici e prelati. [+blogger]


anche i rom muoiono

Una tomba per mio padre sempre pulita, piena di fiori e di attenzione. Certo è meglio mettere un morto a terra, al massimo al primo piano, meglio se costruiamo una nicchia tutta per la famiglia. Quasi ogni settimane persone devote ai loro morti aprono e puliscono i loculi di proprietà, con antibatterici, candeggina, disinfettanti ecc, ecc. Non altrettanto facciamo con vivi.

Scorgere un campo rom è dirompente, straziante. Vederlo fa “schifo”, come fa schifo quello tra il cimitero di Napoli e l’aeroporto di Capodichino. Una pozzanghera di acqua putrida e giallognola ti dà il benvenuto, dopodichè una pseudoporta, fatta di legno marcio e di una rete metallica arrugginita, ti fa entrare nelle viscere di baracche annerite dalla piaggia. Decine di bambini giocano nell’inferno, un pantano protetto dalle anime, anime che un tempo ci appartenevano. Una puzza struggente di effluvi in decomposizione si forgia con l’olezzo dei fiori venduti per la strada. Una scena disgustosa. Scrive Samuel Loewenberg, “The Lancet”, Gran Bretagna: Dallo studio della Comunità di Sant’Egidio emerge che il 20 per cento dei bambini rom ha sofferto di bronchite o polmonite, il 16 per cento ha contratto infezioni della pelle, compresa la scabbia, il 13 per cento ha avuto la diarrea o altri problemi gastrointestinali e il 15 per cento soffre di deficit motori o altre disabilità. Le cause di questi problemi, si legge nello studio, sono soprattutto “le situazioni abitative antigieniche, l’isolamento sociale e la diffusa instabilità alimentare”.

Noi invece continuiamo il nostro bel viaggio tra i loculi del cimitero di Poggioreale tra il vecchio, il nuovo e il nuovissimo. Acqua potabile ogni 10 metri, i fiori si sa, hanno bisogno d’acqua e di quella buona e nutriente. Luce elettrica per illuminare il cammino dei nostri defunti, un bisogno impellente per i trapassati. D’estate meglio i fiori di plastica che quelli veri perché la puzza o l’odore crea vertigini o nausea.

In un campo rom l’acqua è un lusso, la luce elettrica è inesistenze, i bambini e gli anziani possono morire di sete e di freddo. Il caldo non fa eccezione. I servizi igienici sono inesistenti. L’istruzione non ha vita semplice, un rom non è un appestato e solo estraneo o meglio un alieno. Scrive sempre Samuel Loewenberg: I pregiudizi contro gli zingari sono talmente diffusi che è molto difficile per loro trovare degli alloggi normali. I rom, spiega Ciani, hanno molti problemi e isolarli non è certo la soluzione: “Non è una questione culturale o razziale, ma sociale, perché sono esclusi dalla società”. … La maggior parte dei 150mila rom che vivono in Italia abita nei cosiddetti campi, che in realtà sono delle specie di baraccopoli dove mancano i servizi fondamentali come l’acqua, l’elettricità e le fognature. A Roma ci sono un centinaio di campi del genere. Il più grande è il Casilino 900, che raccoglie circa seicento persone. All’ingresso c’è un cartello con scritto: “Siamo tutti figli dello stesso padre”. Ma pochi romani vivono in condizioni simili.

Noi non dobbiamo smettere di rispettare i nostri morti, non dobbiamo toglierci l’abitudine di andare al cimitero, di “interagire” con un nostro caro defunto; noi dobbiamo smettere relazionarci al “diverso” come a qualcosa che è altro, noi dobbiamo smettere di considerare il “diverso” qualcosa che è fuori di noi, che non ci appartiene, che è dissimile e sbagliato. La diversità nei pregiudizi è sempre asimmetrica. [+blogger]

lavoro in percentuale

Chiedo scusa se per una volta tanto vesto i panni di sindacalista. Credo però che aldilà dei massimi sistemi, quello che sto per dire sia importante. Guardate i giornali di oggi: quello che ho scritto in alcuni articoli qualche mese fa, è riportato in prima pagina dai maggiori quotidiani nazionali solo adesso ( Disoccupazione in Europa al 10% in Spagna al 19% ecc.). E’ semplice: l’informazione possiamo trovarla noi con i nostri mezzi, senza che decidano i “generalisti” dell’informazione quando e come propinarcela. Facciamo allora una panoramica sulla situazione dei lavoratori e della crisi in tutta Europa o almeno nei paesi più importanti dell’UE.

Regno Unito: I datori di lavoro chiedono al 58% delle imprese di congelare i salari e al 12% di abbassarli. Il tasso di aumento dei salari è in caduta rapida (dal 4 al 2% dal 2008 al 2009) e il 34% è congelato. Disoccupazione al 7,8%

Spagna: contributo delle aziende in materia di sicurezza tagliato del 5%-riduzione del tfr e della buonuscita. Eliminare l’obbligo per le aziende a farsi autorizzare i piani di esubero. Aumenti non superiori all’1%. Se si concedono aumenti, questi non saranno indicizzati all’inflazione. Possibilità di rifiutare la contrattazione se il bilancio aziendale è in perdita. Queste le richieste dei padroni. Disoccupazione al 19,3%

Germania: Aumento salariale medio del 3% : 1,2% nel commercio, 3,5 nel meccanico e 4% nel chimico. Riduzione del lavoro a breve termine da tre settimane a un giorno. Limite massimo del rinnovo del lavoro interinale da 2 a 4 anni (accordo del Baden-Wurttenberg). Disoccupazione al 7,6%

Polonia: In cambio del blocco dei licenziamenti si prevede una maggiore flessibilità e l’introduzione del lavoro a breve termine: Fino al 50% di riduzione oraria con indennità che coprono circa il 70% del salario. Variazioni per le 40 ore settimanali (lavorando meno ora e recuperando dopo senza maggiorazione di straordinario). Disoccupazione al 11%.

Francia: Accordo senza la CGT (il maggior sindacato del paese). Totale dell’orario ridotto passato da 800 a mille ore anche per il commercio e i servizi. Contratti di “noleggio” dei lavoratori per spostarli da aziende in crisi ad altre che hanno bisogno di forza-lavoro. Estensione dei contratti di transizione da 25 a 40 aree: indennità dell’80% per i lavoratori che durante un anno entrano ed escono dalla formazione e dall’”orario ridotto”. Disoccupazione al 10%

Olanda: dopo la liberalizzazione del servizio postale la tnt ha tagliato il 15% dei salari. Si stanno sviluppando schemi ad orario ridotto e di lavoro part-time. Disoccupazione del 3,6%

Belgio: Congelamento dei salari. Aumenti una tantum per il 2010. È stata mantenuta l’indicizzazione dei salari, che con un indice di inflazione negativa si traduce in un congelamento se non in un abbassamento dei salari reali. Disoccupazione del 7,9%

Non sono un professore e non commento i dati: per correttezza dico che la fonte è il centro studi della CGIL. Le considerazione fatele voi: solo una domanda: chi sta pagando la crisi? E come si supera se non comprendendo, con profondità, che gli operai, i lavoratori in Europa devono unirsi per fronteggiare l’attacco? Ora basta , sono purtroppo vittima dell’ideologia comunista pregiudiziale. Berlusconi ha detto che la crisi è soprattutto dovuta a fattori psicologici: bene, allora voi che a fine mese siete disperati e non vi basta lo stipendio sapete come comportarvi: fatevi visitare da uno psicologo. [abu abbas]


microcredito

Nasce oggi un microcredito dal carattere singolare: la scelta di un territorio limitato ma particolarmente significativo, per poter sperimentare alcuni principi fondamentali su cui si basa la Banca Popolare Etica. Per questo il comitato promotore dell’iniziativa sottolinea la definizione di “esperimento”. Il radicamento territoriale è la condizione originaria del microcredito, come fu ideato da Yunus in Bangladesh, e dà all’iniziativa quel carattere sperimentale che ha permesso di verificare i risultati per estenderne poi gradualmente e con successo la portata.

Il microcredito al rione Sanità non sarebbe stato possibile senza la particolare struttura di Banca Etica, che “per dar voce alle istanze provenienti dal territorio, per sviluppare un’azione più efficace a livello locale e per meglio costruire relazioni e sinergie nel contesto territoriale” si avvale non solo di un decentramento amministrativo, ma soprattutto della partecipazione attiva dei soci (30.000) raggruppati in 64 circoscrizioni locali e 4 aree volte proprio a “facilitare la partecipazione e la cultura di una finanza etica, di cogliere le istanze, le esigenze e gli stimoli provenienti dal territorio”.

Così, dall’incontro fra Banca Etica - Circoscrizione locale dei soci della Provincia di Napoli – e l’associazionismo che opera in gran parte nel rione Sanità, attraverso l’opera di tessitura di rapporti fra realtà locale e sede centrale di Padova della BE, con un lavoro di paziente composizione fra le istanze giuridico-economiche della banca e le sue stesse finalità di promozione di una visione solidale della finanza, si è giunti alla stipula di una Convenzione fra Banca Etica e il Comitato promotore “Microcredito al rione Sanità”, formato da Luigi Saccenti, Coordinatore del GIT (Gruppo di Iniziativa Territoriale) dei soci di Napoli e Referente dell’Area Sud di Banca Etica, Renato Briganti (ManiTese, Rete Lilliput), Francesco Valenti (Associazione Marco Mascagna), Paolo Attanasio (rete del rione Sanità), Anna Maria Laville (rete del rione Sanità). Il Comitato ha poi nominato una commissione di tecnici per la preistruttoria delle pratiche relative all’erogazione del credito: che si tratti di esperti esterni o di stagisti tirocinanti di BE opereranno tutti in assoluto volontariato, il che significa che le operazioni di concessione del credito non comporteranno spese aggiuntive di commissione e istruttoria bancaria. [rete sanità]