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maledetti voi mercanti d'acqua

Le decisioni prese in questi giorni , sia dal governo Renzi che dal Parlamento, sulla gestione pubblica dell’acqua, sono di una estrema gravità perché un governo democratico rifiuta quello che il popolo aveva già deciso con il Referendum del 2011. E’ stato ora diffuso il Testo unico sui servizi pubblici locali, decreto attuativo della Legge Madia n. 124/2015, che si prefigge gli obiettivi di “ridurre la gestione pubblica dei servizi ai soli casi di stretta necessità” e di “garantire la razionalizzazione delle modalità di gestione dei servizi pubblici locali in un’ottica di rafforzamento del ruolo dei soggetti privati.” In questo Testo unico c’è l’obbligo di gestione dei servizi pubblici locali attraverso società per azioni, nonché l’obbligo, ove la società per azioni sia a totale capitale pubblico, di rendere conto delle ragioni del mancato ricorso del mercato ed infine di presentare un piano economico-finanziario sottoscritto da un Istituto di credito. Un segnale più chiaro del totale disprezzo della volontà popolare espressa nel Referendum , non ci potrebbe essere.
 A questo si aggiunge il “blitz” di pochi giorni fa, fatto da Renzi-Madia in Commissione Ambiente della Camera, dov’era in discussione la Legge d’iniziativa  Popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua, che aveva ricevuto nel 2007 oltre quattrocentomila firme, che è stata ripresentata in questa legislatura da un inter-gruppo  parlamentare  (M5S , Sel e alcuni PD) .

Il “blitz” Renzi- Madia è avvenuto il 15 marzo, quando in Commissione Ambiente è stato approvato un emendamento che abroga l’articolo 6 del progetto di legge che definiva il servizio idrico integrato quale servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e ne disponeva l’affidamento esclusivo a enti di diritto pubblico, vietando l’acquisizione di quote azionarie. Tutto questo è stato cancellato per volontà del governo Renzi e del PD. Un atto parlamentare questo che costituisce il tradimento totale della volontà popolare espressa nel Referendum del 2011. I deputati M5S e Sinistra Italiana hanno abbandonato i lavori della Commissione, lasciando che fosse approvata dalla sola maggioranza con l’accordo del governo. Il PD si difende dicendo che l’acqua resta pubblica, ma che può essere gestita dai privati! Infatti il nodo centrale è proprio la gestione, perché questo Testo unico e le nuove norme sui servizi locali rendono eccezionale una gestione pubblica e reintroducono “l’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”, cancellata dal referendum del 2011. E pensare che Renzi nel 2011, allora sindaco di Firenze, aveva proclamato il suo Sì per l’acqua pubblica!


Quello che sta avvenendo sotto i nostri occhi è di una gravità estrema. Per questo mi appello a i 26 milioni di italiani/e perché si informino e si mobilitino(sit-in, sensibilizzazione nelle proprie realtà locali) contro la stravittoria del neoliberismo, del mercato, dei profitti e si ribellino scendendo in piazza. Mi appello ai vescovi italiani perché si esprimano sulla questione acqua ,che già il Papa nell’enciclica Laudato Sì ha definito “diritto umano essenziale, fondamentale e universale”  anzi ,”come diritto alla vita”. Mi appello ai preti, perché sensibilizzino i  loro fedeli nelle omelie domenicali. Mi appello alle comunità cristiane, dopo una così forte dichiarazione del Papa sull’acqua, perché ritornino a impegnarsi e a ricongiungersi con il grande Forum Italiano dei Movimenti dell’acqua pubblica ,che ha portato nel 2011 alla vittoria referendaria. Dobbiamo ora ottenerne un’altra!  Si tratta di vita o di morte per noi e per gli impoveriti. Infatti sia per noi ,ma soprattutto per gli impoveriti, è l’acqua (la Madre di tutta la vita)il bene più prezioso ,che sarà sempre più scarso per il surriscaldamento del Pianeta. Se permetteremo alle multinazionali di mettere le mani sull’acqua, avremo milioni di morti di sete. La gestione dell’acqua deve essere  pubblica, fuori dal mercato e senza profitto, come sta avvenendo  a Napoli, unica grande città italiana ad aver obbedito al Referendum. Diamoci tutti/e da fare perché il nostro governo obbedisca a quanto ha deciso il Popolo italiano nel 2011. [alex zanotelli]

perché la povertà


1 settembre

Chi sa se un Cristo di turno avesse aperto le porte della sua mangiatoia ai turisti oppure ai rifugiati? Il mare è sempre più limpido e più calmo quando la massa va via. Io credo che il mare schifi i turisti, così come credo che i rifugiati schifino fuggire. Ma forse per qualcuno sto dicendo delle banalità. "Sono cose già dette e ripetute", meglio! Meglio così non bisogna mai dimenticare, mai! Meglio ripetere ossessiva!ente che esistono gli esseri umani e che sono tutti uguali, che confondere le parole con la banalità. #unacittapertutti #unaspiaggiapertutti. [+blogger]


un'arida bianca stagione

E’ con queste parole che il noto poeta sudafricano, B. Breytenbach, dipingeva il regime dell’apartheid. In questa torrida estate non ho altre parole migliori per descrivere quest’Europa, sotto l’impietosa dittatura delle banche, incapace di perdonare il debito greco e di accogliere i ‘naufraghi’ dello sviluppo! L’opulenta Europa è decisa a difendere il proprio benessere contro l’invasione dei ‘barbari’. E’ mai possibile che 28 nazioni non riescono ad accogliere neanche 40.000 profughi? Dopo lunghe discussioni, la UE ha deciso di accoglierne 35.000! Un paese povero come il Kenya accoglie un milione di profughi somali. E il povero e piccolo Libano ne accoglie ancora di più. E’ mai possibile che la ricca Europa non possa aprire ‘corridoi umanitari’ per persone che fuggono da teatri di guerra e da dittature?

Non solo non li accoglie, ma li respinge! In fatti i ministri degli esteri della UE hanno dato il via libero alla prima fase della missione navale EuNav For Med con cinque navi militari, due sottomarini, tre aerei ricognizione, due droni, tre elicotteri e un ‘migliaio’ di soldati per bloccare le partenze dei profughi dalla Libia. Eppure l’Europa sa molto bene che questi profughi sono la conseguenza delle politiche coloniali, imperiali, neocoloniali e neoliberiste dell’Occidente! Ma è altrettanto assurdo come noi europei trattiamo coloro che sono riusciti (con migliaia di morti alle spalle attraversando deserti e mari!) ad arrivare fino a noi! L’Ungheria ha iniziato a costruire un Muro lungo il confine con la Serbia per bloccare gli immigrati; la Francia sta tentando di bloccare trecento di loro accampati sugli scogli di Ventimiglia; l’Austria fa lo stesso al Brennero; l’Inghilterra cerca di impedire che i 5.000 profughi accampati a Calais (Francia) entrino sul suolo britannico; e la Spagna li respinge con il reticolato di Ceuta e Melilla.

“E’ un’arida bianca stagione!“ Purtroppo non altrettanto accoglienti si stanno dimostrando tanti italiani! I recenti gravi episodi di rifiuto degli immigrati sono lì a dimostrarlo. Come quello di Quinto(Treviso), con il rogo delle suppellettili, tra la folla plaudente, di uno degli alloggi destinati ai profughi e quello di Casale S.Nicola di Roma (quartiere tutte villette e piscine), dove il furgone che trasportava 19 giovani richiedenti asilo è stato attaccato con bastoni. E dietro a questi episodi c’è il blocco politico fascioleghista. La Lega e l’ultra Destra cavalcano questo crescente razzismo della società italiana: un razzismo che mi fa paura. E ancora più spaventoso per me è che in questo paese l’accoglienza dei migranti sia diventata un altro business. La Magistratura ha rivelato recentemente questo business milionario che va dalla “Cascina” delle tangenti di Roma al Cara di Mineo (Catania), in perfetta continuazione con Mafia Capitale. “Guadagno di più con immigrati e Rom- aveva detto il capobanda di Mafia Capitale, Buzzi-che non con la droga!” Una Cupola ha controllato e in buona parte ancora controlla, attraverso la leva delle convenzioni, il fiume di denaro che ogni anno assicura l’accoglienza dei migranti nel nostro paese. Si tratta di oltre un miliardo di euro nel 2015. E’ gravissimo che in questo business ci siano cadute anche associazioni legate alla Chiesa!

“E’ un’arida bianca stagione!” La cosa più incredibile è che l’Italia ha bisogno di questi migranti .Ormai buona parte del lavoro agricolo, per esempio, è portato avanti dagli immigrati. Un lavoro pesante, pagato pochissimo….Qui al Sud, gli immigrati, che lavorano nei campi, spesso faticano dodici ore al giorno, con una paga di 20-25 euro al giorno di cui cinque vanno al caporale . In questi giorni è morto Mohammed, un sudanese di 47 anni che lavorava nei campi di Nardò (Lecce) a raccogiere pomodori sotto un sole che spaccava le pietre. “Mohammed lavorava per 3,50 euro a cassone-spiega il coraggioso sindacalista della FLAI, Yvan Sagnet. Ciascun cassone pesa tre quintali e più ne riempi ,più vieni pagato. La giornata di lavoro inizia alle 5 e finisce alle 17; si passano dodici ore sotto il sole.” I bei pomodori che arrivano sulle nostre tavole grondano sudore e sangue di immigrati-schiavi!

“E’ un’arida bianca stagione!” Come missionario mi sento profondamente ferito da questa infinita tragedia degli immigrati che rivela come questa Europa abbia ben poco di cristiano. Avevano profondamente ragione i miei fratelli e sorelle della baraccopoli di Korogocho (Nairobi), quando l’ultimo giorno passato con loro, mi hanno imposto le mani e pregando su di me hanno detto: ”Papà, dona a p. Alex il tuo Spirito Santo perché possa tornare dalla sua tribù bianca e convertirla.” [alex zanotelli]

arena di pace e disarmo

Buona sera a tutti voi! Ho pochissimi minuti. Cercherò di essere il più stringato possibile. Questo è un piccolo miracolo: dopo 11 anni ci siamo ripresi l’Arena! Questo è il vero miracolo che è avvenuto. E questo grazie a tutti voi, siete voi l’Arena di Pace, siete voi il popolo della pace. Grazie in particolare a tanti volti giovani che vedo qui: questa è la bella notizia di questa sera. I giovani in mezzo a noi! Io sono un vecchio, appartengo ad una generazione nata a partire dalla seconda guerra mondiale, che rischia di essere la generazione più maledetta della storia umana. Perché nessuna generazione come la mia, ha distrutto e violentato il pianeta a tal punto come l’ha fatto questa mia generazione. A questi giovani dobbiamo chiedere perdono e glielo chiedo anche a nome di questa mia generazione. Perdonateci giovani, tocca a voi. Non siete il futuro del mondo. Siete l’unico presente che abbiamo.

Grazie per i tanti volti che ho potuto abbracciare prima e che spero di vedere dopo, è bella quest’amicizia che dura da una vita. Permettetemi semplicemente di iniziare con le parole di Martin Luther King “We have power”  Noi abbiamo potere. “È potere che non si trova nelle bottiglie molotov, ma noi abbiamo un potere. Un potere che non si trova nelle pallottole o nelle pistole, ma noi abbiamo un potere. È un potere antico come la saggezza di Gesù di Nazareth, come le tecniche del Mahatma Gandhi.” Sono un convertito alla nonviolenza attiva. Mi sono convertito a 50 anni, quando ero direttore di Nigrizia. Sono un seguace di quel povero Gesù di Nazareth che ha inventato la nonviolenza attiva. Come prete e come missionario mi pongo questa domanda: quand’è che le chiese (cattolica, protestante, ortodossa) dichiareranno pubblicamente che è Gesù che ha inventato la nonviolenza attiva?

La nonviolenza attiva è una forza crescente nell’umanità grazie a tanti giganti come Gandhi , Martin Luther King, ma anche a tantissime persone che hanno camminato con noi e sono con noi in questo momento, da Tonino Bello a don Milani e a don Mazzolari. Ricordiamo Balducci e Turoldo che erano qui con noi  in una delle grandi Arene, l’Arena del ‘91. Ricordiamo uomini come Capitini che stiamo dimenticando. Sono compresenti, parte di questa grande assemblea dell’Arena.  Eccoci qui per fare che cosa? Siamo arrivati ad un punto della storia umana che, ”o scegliamo la nonviolenza - o come diceva Martin Luther King - la non esistenza”. Cioè siamo arrivati ad un punto della storia umana in cui l’umanità deve decidersi a fare un salto di qualità, e non parlo soltanto delle armi, ma ormai di un sistema economico finanziario, protetto da potentissime armi che stanno pesando su questo ecosistema a tal punto che il pianeta non ci sopporta più.

Noi a Napoli questo sistema lo chiamiamo Ò Sistema. Perché  O’ Sistema non è solo la camorra, ma anche questo sistema economico finanziario dove le banche governano, siamo sotto dittatura delle banche. Papa Francesco ci parla di una ”dittatura di una economia senza volto e senza uno scopo veramente umano“. Oggi stanno facendo soldi con i soldi. Siamo arrivati all’assurdità di avere un milione di miliardi di dollari che girano nella speculazione finanziaria, mentre l’economia reale rappresenta soltanto sessanta mila miliardi di dollari. Questa è  follia totale. Il nostro è un sistema che permette al 20% del mondo di papparsi da solo il 90% dei beni prodotti su questo pianeta. Notate: il 20% vuol dire 1 miliardo su 7 miliardi che si pappano il 90% dei beni di questo mondo!  Un sistema folle dove gli 85 uomini più ricchi al mondo (il primo è Bill Gates), hanno  l’equivalente di 3 miliardi e mezzo dei più poveri.

È follia totale la nostra! Sono un missionario, missionario Comboniano, che ha sentito sulla sua pelle che cosa vuol dire vivere nell’inferno umano di una bidonville come Korogocho. Noi missionari siamo testimoni oculari di quello che sta avvenendo. La pauperizzazione non  è solo del sud del mondo, ma anche del sud d’Italia (e non solo!). Vivendo a Napoli, al rione Sanità, sono testimone di questo impoverimento. È il sistema che fa questo. È un sistema che sta portando  a questo. Noi missionari siamo testimoni di tre miliardi di essere umani che devono accontentarsi  di 2€ al giorno.  Siamo testimoni di 800 milioni di persone che fanno la fame, di 50 milioni di persone all’anno che ammazziamo per fame. È una guerra mondiale che facciamo contro i poveri del mondo! Come missionari vogliamo mettere sotto accusa, con forza questo Sistema. In una delle Arene è stato detto: “Quando l’economia uccide, dobbiamo cambiare”. Questo è un sistema economico finanziario, protetto da potentissime armi che permettono al 20% del mondo di continuare a papparsi tutto, in barba a tutti. Gli ultimi dati del SIPRI sono chiari. Nel  2013,  a livello mondiale abbiamo speso 1.747 miliardi di $, che vuol dire quasi 5 miliardi di $ al giorno spesi in morte invece che in vita.

Nel 2012, in Italia, abbiamo speso 26 miliardi di euro a cui bisogna aggiungerne altri 15 per gli F35, equivalente alla manovra ‘lacrime  e sangue ‘del governo Monti. Ma queste spese folli sono necessarie per proteggere i privilegi di pochi. Aveva ragione il grande arcivescovo Hunthausen di Seattle, quando ha detto: “Per noi americani abbandonare la bomba atomica significherebbe abbandonare il nostro posto privilegiato in questo mondo”. Noi, con gli Stati Uniti e la NATO, siamo parte di questo sistema. Il 70% delle spese mondiali è fatto dagli Stati Uniti e dalla NATO.  E papa Francesco ha detto che, ”se abbiamo le armi, dobbiamo fare la guerra”.  Come missionari , siamo testimoni di queste guerre. in particolare, come  comboniani stiamo tremando sia per il sud Sudan che per il Centro Africa, dove sono ormai in atto  guerre civili spaventose, per  i Nuba  del Sudan  costantemente bombardati, per Il Congo . Le guerre le facciamo, sapete bene, per mettere le mani sulle materie prime, sugli idrocarburi. La guerra in Congo 96/99 ha fatto 4 milioni di morti e la ragione l’abbiamo nelle nostre tasche. Infatti l’80% del coltan, minerale necessario per i nostri telefonini, viene dal Congo!

Ricordiamoci  che queste guerre sono fatte anche con le nostre armi. L’Italia produce tante armi pesanti ma anche tante armi di piccolo calibro, che sono soprattutto quelle che ammazzano di più, in particolare in Africa. Dobbiamo incominciare a chiedere al Governo una seria politica di riconversione delle nostre fabbriche d’armi, trasformandole in industria civile che investa nella vita. Ma questo sistema economico finanziario, che permette a pochi di vivere da nababbi (protetti da spese folli in armi), a spese di molti impoveriti, sta  talmente pesando sull’ecosistema che ci sta saltando il pianeta Terra. Il pianeta andrà avanti, ma non sopporterà più la presenza di Homo Sapiens. Gli scienziati dell’ONU del 27 settembre scorso (2013), dicono che  se andiamo avanti a vivere con questo stile di vita,  a fine secolo avremo 3° in più se ci va bene, 5° e mezzo se ci va male. Per i paesi mediterranei avremo sui 6/7°in più.

Questo sistema è un sistema di morte, ammazza per fame, ammazza per guerra e ammazza il pianeta. Se vogliamo la pace, dobbiamo uscire da questo sistema di guerra perpetua. Noi non vogliamo morire, vogliamo vivere ! Ecco il grido che deve uscire da questa Arena. Se l’economia uccide, se la  finanza uccide, dobbiamo cambiare, dobbiamo dire no alla finanza speculativa con tutti i suoi derivati. No a tutte queste banche armate, alle  banche che finanziano anche il nucleare. Dobbiamo proseguire la ‘Campagna Banche Armate’ . Dobbiamo dire di sì alla  Banca Etica, alle MAG (Mutuo Autogestione). SI’ alle banche pubbliche che non esistono più in questo Paese: realizziamole noi! A livello economico, dobbiamo dire no allo stile di vita  del 20%  del mondo  che si pappa il 90% dei prodotti e dire sì ai nuovi stili di vita. Ringraziamo per il lavoro della Rete Interdiocesana per i nuovi stili di vita di padre Adriano Sella. I nuovi stili di vita  vanno dalle relazioni umane al riciclaggio totale. In questo spirito, un sì alla giustizia sociale, un sì all’accoglienza ed integrazione degli immigrati con un no al razzismo di Stato,  dalla Bossi-Fini ai decreti Maroni.

In campo militare un NO  alla bomba atomica. La bomba atomica  in sé è peccato, è la negazione della vita. No alle 200 bombe atomiche presenti in Europa. No alle 70 bombe atomiche presenti sul nostro territorio. Come è concepibile che Obama abbia chiesto ed ottenuto dal Congresso Americano 11 miliardi di dollari per modernizzare le  200 bombe atomiche in Europa? Il Parlamento Europeo nel 2004 ha chiesto la rimozione di queste bombe dall’Europa e questo deve avvenire. Dall’Arena deve levarsi un altro grido forte: NO a queste bombe in Europa e in Italia. Un no altrettanto forte contro la base militare Sigonella, capitale mondiale dei droni. I droni sono immorali! Un no al MUOS a Niscemi, che  diventerà  capitale mondiale delle comunicazioni militari. L’Italia sta  diventando il cuore del sistema militare mondiale. Non possiamo accettarlo! Gridiamo invece il nostro Sì alla Vita. Un Sì al al lancio della Campagna per creare un  decastero della Difesa Non ArmataI. La Costituzione lo prevede e la Corte Costituzionale l’ha confermato. Per questo chiediamo al governo investimenti per potenziare la Difesa Non Armata, e ai cittadini di costituirsi con l’opzione fiscale.

E si levi dall’Arena un No ai cappellani militari nell’esercito. Basta guerre! Lo diciamo nel primo centenario della Prima Guerra Mondiale, definita da Papa Benedetto XVII un’ “inutile strage”. È stata totalmente inutile. In questi 100 anni abbiamo combattuto oltre 140 guerre. Ci siamo sbranati a vicenda ! Basta! Ecco perché siamo in Arena, per creare finalmente, come abbiamo fatto per l’acqua, un Movimento che aggreghi tutti per farci ascoltare dal nostro Governo ,per farci ascoltare in Europa. Devono ascoltare il popolo. Noi vogliamo vita, non armi, non guerre. Come credente nel Dio della vita, come seguace di quel povero Gesù di Nazareth, come missionario che porta nella sua nella mia carne la sofferenza di chi vive negli inferni umani, supplico tutti voi cittadini italiani e tutti coloro che si riconoscono nella Costituzione Italiana che ripudia la guerra e tutti i cristiani che si riconoscono nella magna carta del Discorso della Montagna, ad unirsi insieme per debellare il cancro della militarizzazione che sta divorando le nostre risorse, uccidendo milioni di persone. Noi vogliamo che i nostri soldi non vengano spesi in morte ma in vita. Tutti, credenti e non, diamoci da fare davvero perché vinca la vita.

E vorrei concludere chiedendovi una cosa. Qui è risuonata la voce del grande Tonino Bello :“ In piedi costruttori di pace!” Mettiamoci tutti in piedi, teniamoci per mano e diciamo tutti insieme, sentendo che Tonino è in mezzo a  noi. In piedi costruttori di pace. Grazie e Voi. [alex zanotelli]

glabalizzazione dell'informazione

LETTERA APERTA AI GIORNALISTI ITALIANI

Caro/a  giornalista, pace e bene! So quanto sia difficile fare oggi il giornalista in Italia, dentro un sistema in cui i media sono nelle mani dei potentati economico-finanziari. Per questo non ti scrivo per chiederti l’eroismo, anche se in Italia abbiamo avuto tanti giornalisti, che hanno pagato con il sangue, il coraggio di dire la verità al potere, sia esso politico, economico-finanziario o mafioso. Ti scrivo solo per chiederti di mettere qualche “sassolino” nell’ingranaggio dell’informazione, facendo passare qualche notizia in più sui drammi dei più poveri, soprattutto del sud del mondo.

Ti confesso che mi fa tanto male vedere come l’informazione in questo paese sia così provinciale, così centrata sui nostri problemi, così persa nei meandri dei pettegolezzi della nostra vita politica e sociale. Come missionario sono profondamente indignato per il pochissimo spazio dato alle gravi crisi che attanagliano il sud del mondo, in particolare dell’Africa, il continente più vicino a noi. (E solo grazie alle testate missionarie, che gira qualche notizia in più e non nel grande circuito dei media) Non riesco a capire come, per esempio, si parli così poco delle tragedie in atto in quel continente. Penso all’attuale guerra civile in Sud Sudan, con migliaia di morti e centinaia di migliaia di rifugiati. Penso alla drammatica situazione della Repubblica Centrafricana, dove si è innescata un’altra spaventosa guerra fratricida. Penso ai bombardamenti in atto nel Sudan contro il popolo Nuba, da parte dell’esercito di Khartoum. Penso a tutta la zona saheliana che vive una stagione di grave instabilità.

Siamo di fronte a immensi drammi umani, a massacri di popolazioni inermi, a milioni di rifugiati che ora premono alle porte dell’Europa. E tutto questo in un incredibile silenzio stampa. Ricevo ogni giorno appelli di missionari che chiedono di far conoscere i drammi dei loro popoli. Ma è quasi impossibile far passare tutto questo nei media nazionali. Siamo di fronte alla “globalizzazione dell’indifferenza” , come ha detto Papa Francesco a Lampedusa.

Caro giornalista, mi appello a te, alla tua umanità, perché tu possa darci una mano a far conoscere il grido di dolore di tanti uomini, donne e bambini. Te lo chiedo perché porto, da una vita, nella mia carne,  la loro sofferenza. Ma anche perché come giornalista, ho pagato caro l’aver detto la verità al potere. Caro giornalista, vorrei che anche tu potessi aiutarci, invitando i tuoi colleghi a fare altrettanto. Se tanti giornalisti della carta stampata, del web, della radio e della televisione dessero solo un piccolo contributo, avremmo un miracolo informatico. Caro collega, non ti chiedo l’eroismo, ma solo un po’ più di coraggio e di passione. [alex zanotelli]


quanto va ai partiti?

Padre Alex Zanotelli ha lanciato un APPELLO dal titolo: TANGENTI SULLA VENDITA D’ ARMI : QUANTO VA AI PARTITI?
L'appello ha due scopi:
1.Una richiesta al parlamento affinché istituisca  una commissione incaricata di investigare la connessione tra vendita d’armi e politica che elimini il Segreto di Stato su tali intrecci.
2.Un appello a tutti i gruppi, associazioni, reti, impegnati per la pace, a mettersi insieme, a creare un Forum nazionale come è stato fatto per l’acqua. Per sottoscrivere l'appello di p. Alex si può cliccare sul seguente link ILDIALOGO

Articolo:  TANGENTI SULLA VENDITA D’ ARMI : QUANTO VA AI PARTITI?
L’inchiesta giudiziaria della Procura di Napoli su Finmeccanica, il colosso italiano che ingloba una ventina di aziende specializzate nella costruzione di armi pesanti, mi costringe a porre al nuovo governo Letta e al neo-eletto Parlamento alcune domande scottanti su armi e politica. Questa inchiesta, condotta dai pm. V. Piscitelli e H. John Woodcock della Procura di Napoli (ora anche da altre Procure), ci obbliga a riaprire un tema che nessuno vuole affrontare: che connessione c’è tra la produzione e vendita d’armi e la politica italiana? E’ questo uno dei capitoli più oscuri della nostra storia repubblicana.

Le indagini della Procura di Napoli hanno già portato alle dimissioni nel 2011 del presidente e dell’amministratore delegato di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, nonché di sua moglie, Marina Grossi, amministratrice delegata di Selex Sistemi Integrati, una controllata di Finmeccanica. Anche il nuovo presidente di Finmeccanica, G.Orsi, è stato arrestato il 12 febbraio su ordine della Procura di Busto Arsizio e verrà processato il 19 giugno, per la fornitura di 12 elicotteri di Agusta Westland al governo dell’India, del valore di 566 milioni di euro, su cui spunta una tangente di 51 milioni di euro. Sale così di un gradino l’inchiesta giudiziaria per corruzione internazionale e riciclaggio che ipotizza tangenti milionarie ad esponenti politici di vari partiti.

Nell'altra indagine della Procura di Napoli spunta una presunta maxitangente di quasi 550 milioni di euro (concordata, ma mai intascata) su una fornitura di navi fregate Fremm al Brasile, del valore di 5 miliardi di euro. Per questa indagine sono indagati l’ex-ministro degli Interni, Claudio Scajola e il deputato PDL M. Nicolucci. Un’altra ‘commessa’ sotto inchiesta da parte della Procura di Napoli riguarda l’accordo di 180 milioni di euro con il governo di Panama per 6 elicotteri e altri materiali su cui spunta una tangente di 18 milioni di euro. Per questo, il 23 ottobre il direttore commerciale di Finmeccanica, Paolo Pozzessere è finito in carcere.

La Procura sta indagando anche su una vendita di elicotteri all'Indonesia su cui spunta ‘un ritorno’ tra il 5 e il 10%. E’ importante sottolineare che il 30% delle azioni di Finmeccanica sono dello Stato Italiano. Dobbiamo sostenere la Procura di Napoli, di Busto Arsizio e di Roma perché possano continuare la loro indagine per permetterci di capire gli intrecci tra il commercio delle armi e la politica. Noi cittadini abbiamo il diritto di sapere la verità su questo misterioso intreccio. E’ in gioco la nostra stessa democrazia. Soprattutto ora che l’Italia sta investendo somme astronomiche in armi. Secono il SIPRI di Stoccolma, l’Italia, nel 2012, ha speso 26 miliardi in Difesa a cui bisogna aggiungere 15 miliardi di euro stanziati per i cacciabombardieri F-35. Ecco perché diventa sempre più fondamentale capire la connessione fra armi e politica. E’ stata questa la domanda che avevo posto al popolo italiano come direttore della rivista Nigrizia negli anni ‘85-’87, pagandone poi le conseguenze. All'epoca avevo saputo che alla politica andava dal 10 al 15 per cento, a seconda di come tirava il mercato. Tutti i partiti avevano negato questo.

Noi cittadini italiani abbiamo il diritto di sapere se quella pratica è continuata in questi ultimi 20 anni. In questi anni l’industria bellica italiana è cresciuta enormemente. Abbiamo venduto armi, violando tutte le leggi, a paesi in guerra come Iraq e Iran e a feroci dittature da Mobutu a Gheddafi, che hanno usato le nostre armi per reprimere la loro gente. Noi chiediamo al governo Letta e ai neo-eletti deputati e senatori di sapere la verità sulle relazioni tra armi e politica. Per questo chiediamo che venga costituita una commissione incaricata di investigare la connessione tra vendita d’armi e politica. Non possiamo più accettare che il Segreto di Stato copra tali intrecci! Ci appelliamo a voi, neodeputati e neosenatori, perché abbiate il coraggio di prendere decisioni forti, rifiutandovi di continuare sulla via della morte (le armi uccidono!) e così trovare i soldi necessari per dare vita a tanti in mezzo a noi che soffrono. E’ immorale per me spendere 26 miliardi di euro in Difesa come abbiamo fatto lo scorso anno, mentre non troviamo soldi per la sanità e la scuola in questa Italia. E’ immorale spendere 15 miliardi di euro per i cacciabombardieri F-35 che potranno portare anche bombe atomiche, mentre abbiamo un miliardo di affamati nel mondo. E’ immorale il colossale piano dell’Esercito Italiano di ‘digitalizzare’ e mettere in rete tutto l’apparato militare italiano, un progetto che ci costerà 22 miliardi di euro, mentre abbiamo 8 milioni di italiani che vivono in povertà relativa e 3 milioni in povertà assoluta. E’ immorale permettere sul suolo italiano che Sigonella diventi entro il 2015 la capitale dei droni e Niscemi diventi il centro mondiale di comunicazioni militari, mentre la nostra costituzione ‘ripudia’ la guerra come strumento per risolvere le contese internazionali.

Mi appello a tutti i gruppi, associazioni, reti, impegnati per la pace, a mettersi insieme, a creare un Forum nazionale come abbiamo fatto per l’acqua. Cosa impedisce al movimento della pace, così ricco, ma anche così frastagliato, di mettersi insieme, di premere unitariamente sul governo e sul Parlamento? E’ perché siamo così divisi che otteniamo così poco. Dobbiamo unire le forze che operano per la pace, partendo dalla Lombardia e dal Piemonte come stanno tentando di fare con il convegno a Venegono Superiore (Varese), fino alla Sicilia dove è così attivo il movimento pacifista contro il MUOS a Niscemi. Solo se saremo capaci di metterci insieme, di fare rete, credenti e non, ma con i principi della nonviolenza attiva, riusciremo ad ottenere quello che chiediamo. [alex zanotelli]

pubblicizziamo da basso

Oggi,24 aprile ,Giornata mondiale  delle ripubblicizzazioni, abbiamo voluto celebrare insieme (Comitati campani dell’acqua e Comune di Napoli), nella splendida cornice di Castel dell’Ovo, la nascita di ABC (Acqua Bene Comune) -Napoli. Lo abbiamo fatto in un’intensa giornata di studio con la presenza sia dei comitati acqua coordinati da Consiglia Salvio, sia del Comune rappresentato dal Sindaco L. De Magistris, nonché dal presidente di ABC prof. U. Mattei e dall’ex-assessore all’acqua, prof. A. Lucarelli. “Napoli è l’unica grande città in Italia - così ha aperto i lavori il Sindaco - ad aver obbedito al Referendum. ”Infatti, grazie alla forte pressione del comitato acqua, il Comune di Napoli ha deciso di trasformare l’azienda che gestisce la propria acqua, ARIN Spa, trasformandola in ABC-Napoli, azienda speciale che per sua natura, non può fare profitto. E’ quanto prevede il Referendum del 2011, che ha sancito che non si può fare profitto sull’acqua.

Purtroppo sia il governo Berlusconi che il governo Monti hanno totalmente ignorato il Referendum. Anzi il governo Berlusconi ha tentato di ripristinare l’obbligo della privatizzazione dei servizi pubblici locali, per fortuna, bollato dalla Corte Costituzionale perché contrario al Referendum. E sotto il governo Monti, lo scorso dicembre, l’ Authority  dell’energia e gas ha reintrodotto il principio del profitto sulle tariffe dell’acqua, prontamente sconfessata dal Consiglio  di Stato sempre in nome del Referendum. E’ una dura lotta questa, in difesa della gestione pubblica dell’acqua.
Per questo ci è sembrato importante celebrare la straordinaria vittoria ottenuta a Napoli. Da una Napoli, ritenuta ‘monnezza’ da tanti in Italia, viene invece un luminoso e lungimirante esempio di come gestire ‘sorella acqua’, con la partecipazione della cittadinanza attiva sia nel cda come nel comitato di sorveglianza di ABC. Solo così, recuperando il controllo dei beni fondamentali coma acqua, aria, energia, terra, si potrà parlare di vera democrazia. La strada è lunga!
Ma ci sono segni di speranza che nascono sempre dal basso. Comuni come Reggio Emilia, Piacenza, Torino, Pistoia, Palermo si stanno lentamente muovendo verso la gestione pubblica dell’acqua. Piccoli comuni come Roccapiemonte (Salerno) stanno resistendo all’abbraccio mortale delle aziende private come la GORI.

Per questo da Napoli rilanciamo con forza la Campagna  di Obbedienza Civile per il rispetto dell’esito del secondo quesito referendario che chiedeva di eliminare la rimunerazione del capitale investito (www.obbedienzacivile.it). Sarà un impegno molto duro perché ci scontriamo con i veri poteri di questo paese e dell’Europa: i poteri economico-finanziari. Ancora più duro sarà l’impegno in Europa, in particolare a Bruxelles che è sotto un ‘enorme pressione delle multinazionali dell’acqua da Veolia a Coca Cola, da Suez  alla Pepsi , perché dichiari l’acqua una merce . “Il mercato globale privato - afferma O. Hoedeman di CEO, nel suo studio Poisoned Spring - è interamente dominato dai giganti europei dell’acqua e la Commissione Europea ritiene suo compito assistere all’espansione di queste multinazionali. ”Infatti il 14 novembre scorso, la Commissione europea ha approvato il “ Piano di azione per la salvaguardia delle risorse d’acqua d’Europa” che considera l’acqua come ‘capitale naturale’ e invita a monetizzare il capitale idrico e i suoi servizi, e a recuperare i costi totali di produzione, profitto compreso. E’ questa ‘la  bibbia’ che guiderà la politica europea per i prossimi anni: è la resa all’Europa dei mercati, alla finanza, alle banche. Ed infatti l’acqua sta diventando uno degli obiettivi della speculazione finanziaria, anche perché, con il surriscaldamento globale, diventerà l’elemento più prezioso:l’oro blu.

Per questo rilanciamo con forza da Napoli l’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) promossa dai sindacati europei dei servizi pubblici (EPSU) per chiedere il diritto all’acqua per tutti i cittadini europei, l’esclusione dei servizi idrici da qualsiasi forma di privatizzazione ed infine l’impegno della UE a garantire l’accesso universale all’acqua. Questa iniziativa, prevista dal Trattato di Lisbona, deve raccogliere entro fine giugno, in almeno sette paesi, un milione di firme, e in ognuna deve raggiungerne almeno 50.000. Finora Germania, Austria, Belgio, Slovenia e Slovacchia hanno raggiunto il quorum. Spagna e Italia (siamo a quota 40.000!) mancano all’appello. Dobbiamo raggiungere il traguardo per obbligare la  Commissione europea a rispondere ai firmatari con un atto legislativo. Abbiamo poco tempo e la situazione in Europa è grave! Si può votare on line all’indirizzo; www.acquapubblica.eu Da Napoli, dove abbiamo ottenuto una splendida vittoria, rilanciamo con forza il nostro impegno sull’acqua , sia in Italia che in Europa. E’ una questione di vita e di morte per milioni di persone. Coraggio, possiamo e dobbiamo farcela! [alex zanotelli]

C’è aria di primavera in Tunisia

Forum Sociale Mondiale. Il Forum Mondiale Sociale si è aperto questa mattina a Tunisi con una tumultuosa assemblea delle donne. “E’ molto bello che il FMS inizi con un’assemblea di donne”, ha detto la presidente delle donne Tunisine Ahlan Belhaj Khalifa insignita lo scorso anno del  Premio Alex Langer. L’assemblea si è tenuta nell’Anfiteatro 1 della Facoltà di diritto dell’Università di Tunisi stracolmo di persone. Sul palco si sono susseguite donne provenienti da varie parti del mondo che reclamavano a voce alta i loro diritti. “I nostro governanti non hanno preso in seria considerazione le rivendicazioni della società civile tunisina -ha ribadito con forza Ahlan Belhaji. Dobbiamo continuare a lottare”  A queste interventi in sala, rispondevano con altrettanta forza  gruppi di giovani donne cantando: “Solidarietà per l’uguaglianza”. Sono state queste le parolepiù ripetute: solidarietà, uguaglianza e dignità. Soprattutto quest’ultima sembra esprimere bene il cuore delle rivoluzione tunisina.

Tante le donne che si sono susseguite sul palco raccontando le loro lotte per la dignità delle donna, dal Sudafrica al Brasile, dalla Palestina come dal Sahara occidentale, dall’Egitto come dall’Algeria. Significativo la presenza di donne provenienti dal Messico che vivono una situazione di grande violenza.  Le donne hanno bollato con caratteri di fuoco sia il femminicidio come  tutte le violenze  che in ogni parte del mondo subiscono.  “Insieme possiamo imporre ai governanti le nostre rivendicazione”, ha gridato con forza  Fatima del Sudafrica. L’assemblea si è conclusa verso mezzogiorno tra canti, slogan e danze, in solidarietà con le lotte delle donne del mondo intero. Incredibile la forza e la vivacità di queste donne straordinarie. Niente potrà fermarle. Tutto questo è ancora più sorprendente perché avviene in un ambiente islamico. Anche questo è un bel frutto della primavera tunisina.

Dall’Aula universitaria, la gente ha lentamente defluito verso la Av. Bourghiba, il cuore di Tunisi da dove  è partita, nel primo pomeriggio la grande marcia di apertura del FMS. Una folla immensa, si parla di circa 100mila persone, colorita ed esultante, ha iniziato a muovesi lentamente verso lo Stadio. Una bellissima giornata di sole, una giornata di primaverea, ha fatto da cornice a questo corteo. Massiccia la presenza dei tunisini che hanno colto questa occasione per ribadire la loro voglia di cambiamento radicale nel paese, soprattutto dopo l’uccisione del capo dell’opposizione Shukri Belaid il 16 febbraio u.s. Le sue foto infatti giravano per tutto il corteo, diventando uno dei simboli della marcia.

E’ stato provvidenziale il fatto che il Comitato internazionale del Forum abbia scelto Tunisi per questo appuntamento perchè questa giornata ha dato una carica incredibile al popolo tunisino e una speranza in più per un cambiamento contro tutti i fondamentalismi. Massiccia pure la presenza di gruppi algerini, marocchini, e libici. Questa marcia e questo Forum potrebbero aprire strade nuove per l’unità dei popoli del Maghreb. Forte anche la presenza Palestinese che ha ottenuto in questa marcia una notevole solidarietà da parte di molti gruppi presenti. La marcia era un alternarsi di colori, di canti, di danze, di slogan. Una giornata di primavera carica di speranza. Per il successo di questa marcia bisogna dare credito al comitato tunisino e del Maghreb che hanno saputo organizzare così bene la marcia, con striscioni  che davano il benevenuto al FMS. La città di Tunisi era vestita a festa per accogliere con gioia i partecipanti provenienti da tutte le parti del mondo.

Il comitato tunisino è riuscito a realizzare questa marcia senza alcun aiuto esterno ma basandosi sulle proprie forze e connettendosi a quella società civile che è stata capace di realizzare la primavera tunisina.  La marcia si è poi conclusa nello stadio dove sono continuati ancora per qualche ora canti e danze che esprimovono tutta la voglia di realizzare un mondo altro nella dignità. Nel suo libro The Arab uprisings, il professore amercano  James L. Gelvin, uno dei migliori analisti delle rivoluzioni arabe conclude la sua analisi dicendo che in Tunisia”nulla è cambiato”. Dopo questa giornata la nostra impressione invece è che molto è cambiato in Tunisia, dove abbiamo trovato una forte  cittadinanza attiva  e decisa a non mollare, e questo è già molto. Buon cammino a questo popolo che ospiterà il Forum nei prossimi giorni. [alex zanotelli, elisa kidanè 26/03] 

rete "barracano"

I libri e gli interventi mediatici di Serge Latouche cominciano a fare il loro effetto. La “decrescita felice” non è solo un concetto nato dalla pensiero di un filosofo-antropologo. Comincia ad essere uno strumento metodologico di cambiamento sociale ed economico. Un anno fa se ne parlava come di un’esperienza pilota. Oggi alcuni sociologi lo indicano come un modello. Del quartiere Sanità di Napoli se ne parla e se ne scrive in decine di giornali, in centinaia di siti e in migliaia di messaggi disseminati su tutti i social networks. Tutto è cominciato, alcuni anni or sono, con le iniziative di restauro e di riqualificazione delle Catacombe di San Gennaro, promosse da una cooperativa di giovani chiamata “La Paranza”. Sulla scia del successo di questo progetto culturale, un piccolo gruppo di abitanti del quartiere, affiancati da personalità di spicco della vita culturale della città, sacerdoti, artisti, intellettuali, scrittori e cineasti, - nella lista dei “padrini” spiccano, fra gli altri, i nomi di Peppe Barra, Lina Sastri, Erri De Luca, Paolo Sorrentino, Toni e Peppe Servillo e, il più attivo fra tutti, John Turturro - hanno creato la rete Barracano, dal nome del sindaco del Rione Sanità che Eduardo de Filippo a reso celebre nel mondo intero. Paleocontemporaneo Art Shows (PAS), gli Iron Angels, i Guests Angels, gli Urban Angels e gli Events Angels sono una costellazione di associazioni cooperative no profit che, sotto l’impulso del comitato promotore della Rete Barracano, sono riusciti à realizzare in questo mitico rione della città storica una vera e propria rivoluzione culturale. Anche se molti lettori la conoscono per averne seguito le vicende nel corso degli ultimi mesi, avvenimenti recenti degni di interesse giustificano una sua “rivisitazione”. Benché la Rete Barracano avesse da mesi preparato il lancio del loro progetto culturale, i media e il pubblico napoletano ne hanno scoperto la sua esistenza la notte del 2 luglio di quest’anno, - giorno della festa del santo del quartiere, San Vincenzo Ferrer detto “O’ Monacone” - quando nello slargo di Via Vergini, nel cuore del quartiere, i giovani della Rete hanno organizzato il primo incontro informativo con la popolazione del quartiere, conclusosi con il “Concerto-Evento di Beppe Barra” e la sua prestigiosa compagnia. Il loro scopo: coinvolgere la popolazione nel loro progetto per far rinascere il quartiere dal suo degrado economico e sociale.

Le associazioni cooperative della rete Barracano si sono inventati un nuovo concetto di turismo culturale di qualità che, se fosse adottato in tutte le città e borghi storici del nostro paese, potrebbe risolvere in gran parte i nostri endemici problemi di disoccupazione e di sottosviluppo economico e sociale. Gli abitanti del quartiere chiamano questa forma di accoglienza “spalla a spalla”, tradotta dai sociologi della progettazione culturale con l’espressione “convivialità partecipata”. Per dare concretezza ai loro progetti, traendo ispirazione da questa idea, i ragazzi delle cooperative, coadiuvati da alcuni studiosi di antropologia della comunicazione, hanno prima di tutto redatto una sorta di manifesto/guida. Questa “magna carta” progettuale rivoluziona totalmente la logica che caratterizza quasi tutti i progetti e le iniziative che mirano a sviluppare il turismo. Innanzi tutto, il termine stesso “turista” è cancellato, inesistente in tutti i documenti d’informazione. Le persone accolte dai “Guests Angels” sono, per l’appunto, dei guests, vale a dire ospiti del quartiere e futuri probabili membri attivi della Rete, anche se non residenti nel quartiere. Per questa ragione, ogni forma di marketing turistico è bandita e, decisione a dir poco “rivoluzionaria”, tutte le associazioni, che già sono per loro natura no-profit, non fatturano nessuno dei servizi offerti ma accettano solamente doni a sostegno di un programma autonomo di rinnovamento sociale e culturale del quartiere. Gli ospiti, quasi tutti stranieri o residenti all’estero – molti sono i napoletani emigrati, che hanno fatto fortuna nei paesi del nord Europa - sembrano apprezzare il fatto che i loro contributi non sono il prezzo di un servizio reso (l’accoglienza, i pernottamenti, i pasti, le visite guidate, la partecipazione agli eventi, la visita dei luoghi, delle mostre organizzate, ecc.), ma quote di adesione ad un ambizioso progetto il cui scopo, fra gli altri, è quello di sostenere la popolazione di un intero quartiere in un periodo di grave recessione economica. 

“Attenzione!” mi dice Salvatore, uno dei coordinatori della rete delle cooperative. “Non di beneficenza si tratta ma di condivisione partecipata. Il dono di scambio non va confuso con l’elemosina. Questa forma è molto apprezzata dalle Fondazioni straniere che hanno aderito alla Rete. Noi offriamo ad esempio, ai nostri ospiti amici soggiorni a Napoli di eccellente qualità – come lo sono i nostri Beds & Breakefasts, le “guests rooms” che gli “Iron Angels” hanno arredato in molti appartamenti privati della Sanità, i pasti e le consumazioni offerte dalle famiglie, i bar e le trattorie con noi convenzionati, - e i nostri Guests con i loro contributi forfettari in quanto membri della Rete ci permettono non solo di coprire i costi, ma anche di finanziare una serie di servizi resi al quartiere e ai suoi abitanti. Lo sa che con la collaborazione ed il sostegno dei Guests di una impresa svizzera di pulizia, i volontari dell’ “Urban Angels”, per esempio, hanno lanciato il programma “Sanità Risanata” che, oltre alla ripulitura e a leggeri restauri di alcuni edifici, sta realizzando con successo la raccolta differenziata dei rifiuti?” Insomma, questi “angelici” volontari stanno dimostrando che per far rinascere un quartiere a nuova vita non c’è alcun bisogno né di elemosinare sussidi pubblici né di far fare affari alle camorre o dare mazzette ad imprese private. La “terza via” intrapresa dalle cooperative che fanno capo alla Rete Barracano punta su due fonti di una ricchezza che qui a Napoli certamente non manca: l’amicizia e il lavoro.

Nuova, originale e inedita è stata la maniera che i giovani della Rete si sono inventati per lanciare il loro progetto senza chiedere un solo euro né alle autorità pubbliche né a degli sponsor. “Un anno fa, - ci dice Salvatore Russo - siamo entrati in contatto con le associazioni dei napoletani delle città di Ginevra, Zurigo e Basilea. Abbiamo fatto un accordo che prevede l’accoglienza di molti di loro nel quartiere Sanità secondo le “regole” stabilite nel nostro manifesto “spalla a spalla”. Nello stesso tempo, il Rotary Club di Castel dell’Ovo ha promosso una cordata di rotariani napoletani che si sono “gemellati” con quelli di Ginevra, Losanna e Zurigo per organizzare l’accoglienza dei loro membri e conferire ai visitatori svizzeri il titolo di “residenti virtuali del quartiere Sanità”. In pochi mesi i nostri ragazzi hanno organizzato soggiorni, conferenze, visite culturali ed eventi artistici e musicali per varie centinaia di ospiti molti dei quali hanno creato legami di amicizia con la gente del quartiere. Ad alcuni, i più entusiasti, è stato anche conferito il titolo di “residenti virtuali del quartiere Sanità” e se ne tornano a casa col “Passaporto Sanità”, per rivenire a ritrovare dopo qualche mese i loro amici del quartiere. Qui da noi non si parla di “turismo”. Questa parola è bandita dal nostro linguaggio. A Napoli, il turista è un animale da spellare. Un bipede stanco ed impaurito, sperduto nella giungla dei quartieri, alla ricerca disperata di luoghi dove osservare in tre dimensioni quello che ha già visto nelle foto delle sue guide o nelle immagini pubblicitarie delle agenzie di viaggi. I nostri guests il portafoglio se lo possono dimenticare a casa. Non corrono alcun rischio di essere vittime delle bande di “acchiappa turisti”. Capisce adesso perché il nostro progetto ha riscosso un tale successo? Gli eccellenti risultati dell’operazione ci ha obbligati a creare una lista di attesa! E poiché “da cosa nasce cosa”, alcuni dei nostri giovani volontari sono già stati invitati a completare la loro formazione in Svizzera con borse di studio delle fondazioni elvetiche che apprezzano il nostro impegno e la nostra etica.”

Ho chiesto a Alex Zanotelli, uno dei promotori ed animatori della Rete, come spiega il successo folgorante della loro iniziativa. “E’ tutto molto semplice – mi dice. Gli amici stranieri ed italiani, ospiti e sostenitori, che ci accompagnano nel lavoro della nostra Rete scoprono un quartiere abitato da gente che sa sperare e che sa credere nella solidarietà come valore e nello scambio reciproco ed equilibrato come strumento alternativo al dominio del mercato. E’ per questa ragione che essi stessi si sentono coinvolti in “spalla a spalla” che nel Vangelo ha un altro nome: si chiama amore. E l’amore più che un sentimento è una pratica. Una pratica rivoluzionaria.” [fabrizio sabelli]

napoli capitale dell'acqua

E’ con grande gioia che salutiamo la decisione del Comune di Napoli di trasformare ARIN ( Azienda Risorse Idriche Napoli), una Spa a totale capitale pubblico, in ABC( Acqua Bene comune) Napoli, un’Azienda Speciale. Ciò è finalmente avvenuto il 21 novembre scorso con l’ultimo adempimento redatto dal prof. Giancarlo Laurini, presidente del Consiglio Nazionale del Notariato. Il Consiglio comunale di Napoli aveva già deciso questo quasi all’unanimità il 26 ottobre 2011 inseduta plenaria, alla presenza dei comitati dell’acqua. Ma le pressioni da parte dei potentati economico-finanziari sono state talmente forti che è stato necessario oltre un anno per tradurre in pratica quel voto.

Se si è riusciti ad arrivare alla gestione pubblica dell’acqua dobbiamo ringraziare l’impegno dei comitati cittadini napoletani e campani; un impegno portato avanti con tenacia per otto lunghi anni. Tutto infatti inizia nel 2004 quando 136 comuni delle provincie di Napoli e Caserta (ATO2) decidono di privatizzare il servizio idrico. I comitati con una energica campagna obbligano i sindaci a votare il 31 gennaio 2006 la ripubblicizzazione dell’acqua di ATO2, una decisione storica che non divenne però operativa. Fu la vittoria referendaria a dare il colpo d’ala necessario ad arrivare all’ABC- Napoli. Questo è avvenuto grazie all’impegno dell’assessore Alberto Lucarelli con l’appoggio del sindaco Luigi De Magistris. Napoli diviene così la prima grande città che decide di obbedire al referendum. Questa città, che ha una così cattiva stampa, diventa oggi un esempio da seguire. Noi ci aspettiamo che altre città, come Venezia, Trento, Palermo, Milano… facciano altrettanto.

Chiediamo a tutti i comitati acqua d’Italia di fare pressione perché i comuni passino alla gestione pubblica utilizzando la formula dell’Azienda Speciale. Napoli ha dimostrato che si può fare. E’ un passaggio fondamentale per la nostra stessa democrazia. Solo se le comunità locali potranno decidere sui beni comuni fondamentali : acqua, aria, energia e terra, ci potrà essere vera democrazia. Abbiamo bisogno di tante vittorie locali per forzare i partiti e il governo Monti a rispettare il Referendum. E’ grave che, in questa stagione elettorale, il tema dell’acqua non sia oggetto di dibattito. Dobbiamo chiedere che tutti i partiti manifestino la propria posizione sull’acqua. Vale anche per le elezioni europee previste per il 2014.E’ fondamentale riportare la lotta a Bruxelles dove le istituzioni comunitarie risentono dell’enorme pressione delle multinazionali dell’acqua, da Vivendi a Coca Cola, da  Suez a Pepsi, che finanziano buona parte dei quindicimila lobbisti al lavoro in quella città. Per questo è nata la ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei), un movimento sorto dal basso per costringere il Parlamento Europeo a porre le risorse idriche fuori dalle logiche di mercato. 

L’ICE è uno strumento, introdotto da Trattato di Lisbona, che assegna ai cittadini il diritto di proporre alla Commissione Europea atti legislativi sulle politiche di propria competenza. Per formalizzare la proposta sono necessarie un milione di firme raccolte in almeno sette paesi dell’Unione. Per questo diventa sempre più importante lavorare in  rete in chiave europea. E’ quanto abbiamo tentato di fare al Forum di Firenze 10+10 (8-11 novembre) rafforzando la rete europea dei comitati che lavorano perché il Parlamento europeo proclami l’acqua un diritto. La raccolta di firme da portare a Bruxelles è aperta sia in forma cartacea sia in internet(www.right2water.eu).

In Italia riteniamo importante poi l’impegno contro la costituzione della mega multiutility del Nord che ingloberebbe le varie aziende locali da A2A a Hera per formare un mostro finanziario che gestirebbe i servizi anche idrici di tutto il Nord Italia. Il Forum dei Movimenti dell’acqua ha indetto una manifestazione il 15 dicembre p.v. a Reggio Emilia. Diamoci da fare perché la situazione climatica mondiale sta peggiorando. E’ quanto traspare dal Rapporto rilanciato il 18 novembre dalla Banca Mondiale che dà per certo entro la fine del secolo un aumento medio di 4 gradi, mentre per gli USA e i paesi del Mediterraneo sarà di 6 gradi. Questo cambiamento climatico avrà conseguenze gravissime per l’acqua potabile, che andrà sempre più scarseggiando a fronte di una popolazione in aumento. Ecco  perché le multinazionali, la finanza vogliono mettere le mani sull’oro blu, per fare lauti guadagni a spese di milioni di morti di sete.

Quello che stiamo vivendo è l’eterna lotta del Drago contro la Donna così ben descritta nel libro dell’Apocalisse. Diamoci da fare perché vinca la Donna, l’acqua:la madre della vita sul pianeta Terra. [alex  zanotelli]


Last Minute Market Alimentare

Le azioni fatte con criterio, conoscenza e con rispetto meritano il plauso di chi per anni si è battuto contro l’indifferenza delle Istituzioni, contro l’ipocrisia della politica, contro l’omertà e il distacco. Padre Alex Zanotelli per i suoi anni, per la sua vitalità e per la sua fede conquista, a piccoli passi, una fetta di Napoli, conquista la povertà, la voglia di lottare, la speranza. Criteri opposti alla miseria di chi s’arricchisce, di chi disprezza l’altro, di chi conosce la viltà.

La nostra attività, il Last Minute Market Alimentare, è una forma di commercio al contrario, è l’opposto delle banche, dei petrolieri, ossia di chi “chiede la carità senza mai dar nulla in cambio”. Last Minute Market Alimentare nel rione è Alex Zanotelli, è la rete Sanità, è il senza fissa dimora, è il blog del rione, è volontariato, è rispetto. “La dignità degli ultimi” è storia al contrario, è scrittura al rovescio che si legge perfettamente, è fatica con e senza le mani, è cibo che sta per scadere e che viene consumato comunque.

Il tutto Gratis non è un istituto di credito, non vende le armi, non lucra sulla povertà né sulla miseria. C’è solo la forza del lavoratore, la sua responsabilità, c’è l’azione che ripudia e non lucra, il Last Minute Market alimentare non vuole riconoscimenti, è invece attento ai rifiuti, all’inquinamento, allo spreco. Utilità che beneficiano tutti, ma proprio tutti. Chi si accoda è il benvenuto. [+blogge]          
      

salviamo la pachamama

“Come abbiamo salvato Sorella acqua, così ora dobbiamo salvare Madre Terra”, potrebbe essere lo slogan delle Giornate appena trascorse a Genova e di quel colorato corteo di oltre 50.000 persone, che ha sfilato per le vie di quella città. Da Genova gridiamo a tutti che la cittadinanza attiva, che i poteri forti avevano tentato di massacrare nelle giornate del G8 del 2001, è più forte e vegeta di allora. Ne è riprova la straordinaria vittoria referendaria sull’acqua e sul nucleare. Queste giornate genovesi ci hanno aiutato a ritrovarci , a ricompattarci per la grande sfida: salvare la Madre Terra. La comunità scientifica mondiale è concorde nel ritenere che se non ci saranno delle sterzate radicali, la temperatura sul nostro pianeta salirà di i 3-4 gradi. Sarebbe una catastrofe. E i tempi per evitarla sono strettissimi: una decina di anni? Gli esperti ci dicono che per salvarci, dobbiamo tagliare l’80% dell’emissioni di gas serra entro il 2050. E i governi del mondo non ne vogliono sentir parlare, tanto è che hanno fatto fallire tutti i tentativi per trovare una soluzione, dal Protocollo di Kyoto(1997) alle 16 Conferenze delle Parti (COP), tenutesi tra il 1995 e il 2010. Clamoroso il fallimento della COP 15 a Copenaghen nel 2009 con oltre 15.000 delegati! E lo scorso anno altro fallimento a Cancun, in Messico. Ed ora ci prepariamo alla COP17 che si terrà a Durban, in Sudafrica. Ma le prospettive non sono buone perché i governi sono prigionieri dei potentati economico-finanziari-agroindustriali che traggono enormi profitti da questo Sistema.

Ancora più grave è che ora vogliono fare business anche con la crisi ecologica tramite la cosiddetta “green economy”, la geo-ingegneria e le nano-tecnologie.
La Rete per la Giustizia Ambientale e Sociale (RIGAS) riunita qui a Genova, invita tutti a organizzarsi, come abbiamo fatto per l’acqua, a livello locale,regionale e nazionale. Abbiamo quasi tutti contro, i media, i partiti, i poteri economico-finanziari. Dobbiamo, partendo dal basso, ritornare a parlare alla gente, aiutarla a capire che ora è in ballo il futuro stesso dell’umanità e della nostra Casa Comune: la Terra. Dobbiamo aiutare tutti a comprendere che sono il modello di sviluppo ed il nostro stile di vita due delle ragioni fondamentali del surriscaldamento e del disastro ecologico (il 20% della popolazione mondiale consuma l’80% delle risorse a velocità incredibile!). Se tutti nel mondo seguissero i precetti e le proposte della governance globale, avremmo bisogno di quattro pianeti Terra in più per far fronte alle risorse necessarie a questo modello di sviluppo ed ai rifiuti che questo stile di vite produce. Solo se cambieremo il modello e lo renderemo sostenibile, permetteremo a tutti di vivere. La salvezza ed il futuro di molti non dipenderanno certo dalle false soluzioni offerte da BM, multinazionali e governi che maggiormente inquinano. False soluzioni come green economy, “mercato del carbonio”, “Reed+”, introducono l’assurdo principio del ‘diritto ad inquinare’ e finanziarizzano la crisi ecologica per poterci speculare, aumentando il problema invece che risolverlo. Questo mix letale rischia di dare il colpo mortale al nostro ecosistema ed ai diritti di miliardi di persone ed altri viventi sul pianeta Terra.

Per questo come Rete chiediamo a tutti di unirsi, di connettersi, di informarsi e di informare su vari livelli. Livello personale: un cambiamento di stile di vita, più consapevole e sobrio nei consumi, nel lavoro e nel risparmio. Livello locale: spingere affinché le amministrazioni optino per il riciclaggio totale dei rifiuti, dicendo no agli inceneritori, insieme ad un piano energetico basato sul risparmio e l’efficienza. Livello nazionale: lavorare per un Bilancio Energetico Nazionale all’altezza del Piano Europeo che prevede di ridurre di oltre il 30% le emissioni di gas serra entro il 2020. Livello europeo: sostegno al Piano presentato dalla Commissione Europea, che prevede una riduzione per tappe dell’80% delle emissioni di gas serra entro il 2050. Livello globale: un Fondo per le politiche di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici per i popoli del sud del mondo (tra i più colpiti), attraverso il 6% del PIL dei paesi che hanno maggiormente inquinato; il riconoscimento del debito ecologico contratto dai governi del nord del mondo nei confronti del sud del mondo; la tassazione del 20% delle transazioni finanziare; l'attuazione degli impegni assunti dai paesi sviluppati nella Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici in materia di sviluppo e trasferimento di tecnologie; un meccanismo multilaterale e multidisciplinare per un controllo partecipativo delle scelte; il riconoscimento da parte dei paesi sviluppati dei diritti dei migranti climatici, attraverso la firma di accordi internazionali che contemplino la definizione di migrante climatico. Tutto ciò è fattibile se si pensa che i principali inquinatori della Terrai spendono una cifra maggiore per la difesa nazionale ed hanno destinato una cifra 5 volte superiore per salvare banche e speculatori dalla banca rotta.

Solo un ampio movimento popolare che andrà oltre i divari ideologici, politici, sociali e religiosi, sarà capace di superare questa sfida planetaria. E’ un momento epocale questo: si tratta di vita o di morte per il Pianeta Terra che non sopporta più le follie di un sistema degenerato e distruttivo. I tempi sono stretti. A dicembre ci attende la COP17 a Durban, in Sudafrica. E a giugno 2012 l’ONU ha convocato tutte le nazioni del mondo a Rio, venti anni dopo la nota Conferenza tenutasi in quella città brasiliana nel 1992. Ce l’abbiamo fatta per l’acqua, ce la dobbiamo fare per salvare la Madre Terra, la Pacha Mama. Rete italiana per la giustizia ambientale e sociale [alex zanotelli, giuseppe de marzo]