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salute pubblica
Alla cittadinanza della Regione
Campania
Il comitato per la difesa del
diritto alla sanità pubblica sente l’esigenza di dar voce al disagio dei
cittadini della regione Campania rispetto alle condizioni dell’assistenza
sanitaria. Essa è qualitativamente e quantitativamente insufficiente, come
dimostrano tutti gli indici di valutazione ufficiale ( Agenas, Istat, Airtum,
Istisan, ecc.), nonostante presenti tickets tanto alti da allontanare la gente
dalle cure. Occorre una discussione ampia che serve a creare un movimento di
opinione e una mobilitazione democratica per aprire un confronto con le
autorità. Bisogna spingere le autorità della regione Campania affinchè venga
garantita la reale tutela dei malati, in particolare di coloro che, nell’attuale
congiuntura economica, versano in condizioni socio-economiche precarie e le comunità che per motivi ambientali sono
più esposte al rischio di malattie. La nostra Regione notoriamente ha tassi di
disoccupazione altissimi e fenomeni di precariato o lavoro nero da sempre
preoccupanti. Il nostro ambiente è stato
avvelenato per decenni dalle eco-mafie, l’aumento di malattie tumorali e
degenerative ne sono la conseguenza. Si capisce quindi bene che è stata una
pura follia la riduzione dei servizi attuata in questi anni di “austerity”, l’aumento
dei costi sanitari e della partecipazione di spesa, la chiusura progressiva di
tanti servizi ospedalieri nel centro storico di Napoli e in provincia, la
conseguenza della mortalità evitabile.
Martedì 22/12/2015 ore 16:00 Casa
della Missione via Vergini 51 Napoli
Assemblea dibattito su Diritto
alla salute e diritto all’assistenza sanitaria in Campani. Sono invitate tutte
le associazioni, i comitati, le organizzazioni dei lavoratori, degli operatori
sanitari, le comunità e i singoli cittadini.
Il comitato per la difesa del
diritto della sanità pubblica. (c. in proprio)
Alex Zanotelli; CGIL; CISL; UIL; Fsi p.o Ascalesi; San Gennaro; lavoratori ospedalieri
incurabili; Rete Rione Sanità; Aaroi Emac Asl Na1; Anao Assomed Asl Na1 ;
Centro Culturale Gesù Nuovo Gruppo Sanità; Medicina Democratica; ALICe Campania
Onlus; Osservatorio Sanitario di Napoli; Cittadini; CIMO Provinciale Napoli
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alla regione campania
Il
Comitato per la difesa del Diritto alla Sanità Pubblica
ha sentito forte l’esigenza di recepire il disagio
dei cittadini della Regione Campania rispetto alla qualità dell’assistenza
sanitaria, percepita come qualitativamente insoddisfacente e quantitativamente
insufficiente, e di lanciare un appello
alle Autorità della Regione Campania affinché vengano messe in opera azioni
volte alla reale tutela dei Malati, in particolare di coloro che,
nell’attuale congiuntura economica,
versano in condizioni socio-economiche precarie e le comunità che per motivi
ambientali sono più esposte al rischio di malattie.
La crisi finanziaria che, negli ultimi anni,
ha investito il nostro Paese e che ancora non ha esaurito i suoi effetti
devastanti, ha fatto esplodere nella nostra Regione tutte le contraddizioni
della gestione politica della Sanità improntata all’ottica del risparmio e
questi effetti negativi si sono ripercossi principalmente sulle classi sociali
più povere.
La nostra regione notoriamente ha tassi di
disoccupazione altissimi e con essi
fenomeni di precariato e lavoro nero da sempre preoccupanti. A ciò si aggiunga
la serie di effetti patogeni che stanno provocando e continueranno a provocare le migliaia di
discariche abusive che contengono
materiali tossico-cancerogeni arrivate nel nostro ambiente attraverso le
ecomafie.
Si consideri inoltre che la Campania risulta
da decenni in ritardo nella costruzione
della rete oncologica regionale che sarebbe stato un argine all’incremento
delle malattie tumorali, diretta
conseguenza dell’inquinamento da
tossici industriali insieme a tutte le malattie degenerative ad essi connessi.
Si capisce quindi bene che è stata una pura follia la riduzione
dei servizi attuata in questi anni di
“austerity”, l’aumento dei costi sanitari e della partecipazione di spesa , il tutto finalizzato al pareggio di
bilancio mostrato ai governi centrali
come un trofeo di cui andare orgogliosi.
Non si può essere orgogliosi se la
Campania risulta all’ultimo posto
nazionale nella classifica dei LEA,
se gli indici di mortalità evitabile delle nostre strutture sanitarie –anche
quelle presentate come eccellenze- sono
molto al di sotto degli standard nazionali, se ,in piena crisi
ambientale, solo due AASSLL campane hanno avviato gli screening di base, se i
nostri Pronto Soccorso (i pochi aperti) divengono dei lazzaretti appena
si propaga un’epidemia influenzale.
Non si può essere orgogliosi se accanto a
questi dati vergognosi, si assiste al propagarsi e perpetrarsi dei privilegi e
delle forme di gestione privatistica delle strutture pubbliche: i policlinici
e gli ospedali “Azienda” come il Monaldi, mentre il Cardarelli a pochi
passi scoppia di barelle, si riservano
la facoltà di ricevere solo
pazienti selezionati, rifiutando
tutte le urgenze,nonostante che un obbligo di legge sancito da quasi 30 anni li obbligherebbe ad aprire le loro porte ai
casi critici.
Non si può essere orgogliosi di un’assistenza
oncologica disorganica che costringe pazienti anziani,
spesso privi di autonomia e mezzi
propri, a praticare terapie complesse ( chirurgica, radioterapica e
chemioterapica) in tre o più ospedali della stessa ASL ( la Napoli1) in posti
difficili da raggiungere e senza la
possibilità di avere valutazioni tempestive da commissioni unitarie polispecialistiche, con il
risultato di livelli di sopravvivenza al
di sotto della media nazionale.
L’art.
32 della Carta Costituzionale sancisce: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e
garantisce cure gratuite agli indigenti ” e, quindi, fa obbligo allo Stato di adottare ogni
iniziativa, correlata alla disponibilità delle risorse realmente
esistenti, finalizzata al conseguimento di tali obiettivi.
Nella Regione Campania tale dettato
costituzionale non ha trovato finora una soddisfacente realizzazione.
Riteniamo, infatti, che l’attuale
condizione dell’assistenza sanitaria nella nostra Regione violi il diritto alla
tutela della salute sancito dalla Costituzione.
Il rientro della spesa sanitaria regionale è
stato perseguito con tagli lineari che si sono abbattuti sul personale e
l’aumento dei tickets sanitari.
Oggi
mancano nella Sanità Pubblica complessivamente ben 11.000 unità di personale:
ne consegue l’aumento di ore di lavoro straordinario e l’effettuazione di turni
massacranti per il personale medico e del Comparto in violazione palese della
normativa nazionale e della direttive della Comunità Europea.
La chiusura nella
città di Napoli dei Pronto Soccorso dei PP.OO. Incurabili, Ascalesi e San
Gennaro, senza la contestuale apertura dell’Ospedale del Mare, ha determinato l’intasamento
ed il malfunzionamento degli altri Ospedali cittadini, già ai limiti del
collasso.
Pertanto, la dignità dei Cittadini sofferenti e le
professionalità di Coloro (Medici,
Infermieri, etc.), che operano in tali condizioni, vengono fortemente penalizzate.
I tempi di attesa sono dilatati, il comfort
ambientale è fatalmente precipitato a livelli inaccettabili.
Il COMITATO per la Difesa del Diritto alla
Sanità Pubblica
ritiene che il riordino strutturale del Servizio
Sanitario Regionale, correlato alla
disponibilità delle risorse, debba essere una priorità del Consiglio e dell’Esecutivo Regionali.
Esso va razionalizzato ed ottimizzato, nel rispetto della persona,
secondo i criteri di giustizia,
efficienza, efficacia ed economicità, e non solo sotto il profilo
ragionieristico del pareggio di bilancio con una reale integrazione tra
pubblico e privato convenzionato nell’interesse
esclusivo del cittadino ammalato. Solo
in questo modo sarà possibile avviare un percorso di reale umanizzazione del
nostro Servizio Sanitario Regionale.
Chiede
1.
Che
vengano “realmente” applicate le Leggi
Regionali che prevedono:
·
la
rete dell’emergenza regionale, che garantisca una parità reale di tutti i
cittadini, nonché la rete dell’emergenza cardiologica e quella per il paziente
con ictus, strutturalmente legate alla rete della riabilitazione;
·
l’assistenza
e l’ospedalizzazione domiciliare per anziani e disabili,sino alle RSA realmente
dimensionate per le esigenze regionali.
·
la
rete dei Servizi Territoriali;
·
la rete oncologica
regionale, dai servizi di diagnosi precoce territoriali provvisti di adeguate
tecnologie , alla diagnostica di livello per i tumori ( ECO, TAC, RNM, PET ) ai
Dipartimenti di oncologia medico-chirurgica , ai servizi di terapia palliativa
sino agli Hospice;
2.
tempi
certi per l’apertura dell’Ospedale del Mare;
3.
destinazione
e riqualificazione delle attività dei Presidi del Centro Storico con particolare
attenzione per il polo materno/infantile;
4.
adeguamento
degli organici alle esigenze della buona sanità;
5.
l’effettivo
funzionamento dell’Osservatorio Epidemiologico, che registri con
tempestività e puntualità il modificarsi
delle patologie, pediatriche e non, sul
territorio Regionale;
6.
l’immissione
dei Policlinici Universitari nella rete regionale dell’Emergenza-Urgenza;
7.
l’avvio di un piano di
prevenzione primaria , cioè le bonifiche ed il contrasto ai fenomeni di immissione
di sostanze tossiche nell’ambiente .
Su tali problematiche il Comitato per la
difesa del Diritto alla Sanità Pubblica intende sollecitare una presa di
coscienza dei cittadini ed una azione incisiva ed efficace finalizzata al
raggiungimento di livelli assistenziali coerenti con il Dettato Costituzionale
ed il rispetto della persona. [Alex Zanotelli Padre Comboniano; C.G.I.L.-C.I.S.L.-U.I.L.
Fsi p.o. Ascalesi, San Gennaro; Lavoratori Ospedalieri Incurabili; Rete Rione
Sanità; Aaroi Emac Asl Na1; Anao Assomed Asl Na1; Centro Culturale Gesù Nuovo
Gruppo Sanità; Medicina Democratica]
l'incompetenza di alcuni giornalisti
INIZIATIVA CONTRO ALCUNI GIORNALISTI INCOMPETENTI.
Volevo chiedervi, se possibile, (sempre se lo ritenete giusto), di mandare una mail di protesta alla redazione de Il Manifesto. Il 30/6/2013 è stato scritto un articolo (purtroppo era postato interamente in rete, adesso, non so perché, si vede solo l’introduzione (il manifesto), tradotto anche in altre lingue (vedi commenti all’articolo del blog del rione sanità). Visto che è vergognoso (nell’articolo di "smentita" potete leggere alcune singole assurde affermazioni dell’autore con altre varie citazioni (quartieresanita.org), vi prego di sostenere questa iniziativa visto che ho già scritto alla cortese attenzione della direttrice del giornale di cui sopra ricevendo in cambio un silenzio umiliante. Se inviamo più mail non possono snobbarci, devono prendere in considerazione la dignità della gente del rione.
PER NON FARTI PERDERE TEMPO COPIA E INCOLLA QUESTE POCHE RIGHE. Questi gli unici indirizzi mail presi dal sito de “Il Manifesto”.
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
(testo da copiare e incollare)
Alla cortese attenzione della Direttrice de Il Manifesto
Dopo la pubblicazione poco rispettosa del 30/06/2012 nei confronti dei circa 60mila abitanti che vivono nel rione Sanità, firmato da Angelo Mastrandrea, dal titolo “Sotto il ponte della Sanità dove la vita è tutta un teatro”, chiedo alla direttrice Norma Rangeri di smentire facendo chiarezza sulle affermazioni scritte e pubblicate dal giornale “Il Manifesto”. Per una giusta e corretta informazione, perché la partecipazione e la libertà di pensiero siano più forti del pressappochismo e della gloria - www.quartieresanita.org (http://www.quartieresanita.org/2013/07/il-manifesto-scimmiotta.html) - grazie.
strisce reattive: dove si buttano?
Sono anni che ci battiamo per una raccolta differenziata porta a porta, ma sembra che qui le cose non vadano per il verso giusto. Le vie e i vicoli sono stretti, e con questo?, al massimo un grassone della NU con forme rotonde in latitudine e longitudine resta nel camioncino mentre i suoi aiutanti, messi di proposito più snelli e longilinei, scaricano e caricano pacificamente. Ma la questione di quest’articolo è un’altra. Insistere tanto sullo smaltimento e recupero dei rifiuti è un bene, ma che succede quando in un piano nazionale sanitario non è previsto lo smaltimento dei rifiuti tossici? Si, si, mi sono espresso bene, mi riferisco proprio ai rifiuti tossici.
Le persone affette da diabete
sono in Italia circa 5 milioni. Queste persone hanno diritto, attraverso una
prescrizione medica, di strisce reattive, aghi, siringhe ecc, ecc. Ma dove
vanno a finire questi rifiuti? Quando un individuo si punge un dito con un ago,
il sangue che fuoriesce lo si poggia sulla striscetta appositamente inserita in
un misuratore che, scongiurando il peggio, il tutto dopo va a finire nella
spazzatura. Rifiuti tossici nella indifferenziata, o peggio in altri posti.
Questo perché non è previsto lo smaltimento delle strisce reattive, degli aghi,
delle insuline, se non a carico del diabetico.
Ad esempio, un pensionato ammalato di diabete mellito deve, a sue spese, mettersi in contatto con una multinazionale e chiedere come fare per non disperdere nell’ambiente le strisce reattive. Dopo un colloquio se interessate e se frutta, un contratto stabilito annualmente, il bel e buon pensionato ripone i suoi aghi e le sue strisce insanguinate in un recipiente aspettando che un fattorino passa a ritirarle. In effetti la dicitura ci ricorda che: “Tutti i prodotti che entrano in contatto con il sangue umano devono essere trattati come oggetti potenzialmente in grado di trasmettere malattie infettive”.
Il discorso sempre piuttosto grave e se facciamo un po’ i conti ci accorgiamo che: cinquemilioni di diabetici tutti i giorni misurano la glicemia, e spesso anche più volte in un giorno; ma prendiamo per buona una sola puntura serale; 30 strisce reattive al mese con i relativi 30 aghi fanno 60, che moltiplicate per 5milioni, fanno 300.000.000: trecentomilioni di strisce e aghi, ossia rifiuti tossici buttati in modo indiscriminato nella spazzatura, questo alla faccia di tutte le raccolte differenziate, dello smaltimento, del compost, della sensibilizzazione e dell’ecosostenibile*. [+blogger]
*L’articolo pecca di imperfezioni
e dati statistici, la pubblicazione nasce dalla sensibilità nei confronti della
raccolta differenziata porta a porta e dell’attenzione verso l’ambiente che
risente di tutta una serie di problemi mai risolti o risolti in parte. Anche
quest’ultimo delle strisce reattive è una questione che se confermata sarebbe
piuttosto grave per la salute pubblica.
rifugiati nord africa
Ho appena partecipato a un caotico incontro con i ‘rifugiati
libici’ ,in una sala dell’Hotel S.Angelo
a Piazza Garibaldi a Napoli. Centinaia di giovanotti africani arrabbiati e
frustrati, che urlavano, gridavano il loro dolore, la loro disperazione . Ho
provato compassione per questo popolo dei rifugiati provenienti dalla
Libia:oltre seicento sono stati sistemati negli alberghi di Piazza Garibaldi e
abbandonati a se stessi ,per oltre un anno e mezzo, senza far nulla. Niente
corsi di formazione, nessuna traccia di inserimento lavorativo, nessun
inserimento abitativo. Solo scuole di italiano organizzate da realtà ecclesiali
o associative. Per il resto, nulla!
Si tratta di oltre 2.000 rifugiati nella sola regione della
Campania, oltre 18.000 nel nostro paese. Sono la conseguenza di quella guerra
ingiusta e assurda contro la Libia(2011). Sono il frutto amaro delle politiche
razziste dei governi di centro-destra o centro-sinistra, soprattutto del
governo Berlusconi e dell’allora ministro dell’interno, il leghista Maroni, che
hanno affidato i profughi in fuga dalla guerra in Libia a un circuito della
Protezione Civile ,insieme ad albergatori o cooperative. A un prezzo salatissimo:
un miliardo e trecento milioni di euro per un anno e mezzo! Il che significa
concretamente:40 euro al giorno e più di 1.300 euro al mese per ogni rifugiato.
Una vergogna nazionale! Abbiamo ingrassato gli albergatori e tolta la speranza
per i rifugiati.
Purtroppo il problema dell’immigrazione, dei rifugiati,
della nostra legislazione razzista in proposito non ha nemmeno sfiorato il
dibattito elettorale di questi giorni.E’ una vergogna! Silenzio assoluto, rotto
solo ora da una nota del Ministero dell’Interno che ha per oggetto:”Chiusura
dell’emergenza umanitaria Nord-Africa, per i cittadini nordafricani affluiti in
Italia dal 1 gennaio al 5 aprile 2011”. Una nota che arriva a governo scaduto ,
pochi giorni prima dei risultati elettorali. La nota promette tre cose:permesso
di soggiorno, titolo di viaggio (in sostituzione del passaporto) e 500 euro di
‘benservito’. E’ stata soprattutto la pochezza del contributo in denaro a far
infuriare i rifugiati. Nell’assemblea di oggi ,all’Hotel S.Angelo , i rifugiati
chiedono duemila euro per uscire dagli alberghi e cercare di costruirsi un
futuro.
Per questo tutti insieme , rifugiati,Forum antirazzista e
associazione 3 febbraio, abbiamo deciso per il 27 febbraio ,alle ore 10 una
marcia da pzza Garibaldi , a Napoli ,fino alla Prefettura. Invitiamo tutti a partecipare alle varie iniziative
lanciate in campo nazionale da meltingpot (www.meltingpot.org).
Al nuovo governo chiediamo la proroga dell’accoglienza ,con risorse destinate
all’inserimento abitativo dei rifugiati, la messa a disposizione di borse lavoro,
fondi per la formazione… E’ il minimo per poter offrire un’accoglienza umana a
persone che hanno già tanto sofferto nei loro paesi e nell’attraversare il
Mediterraneo. Infine un appello alle chiese e alle comunità cristiane perché
escano dal loro silenzio e mettano in pratica quelle parole del libro
dell’Esodo: ”Non molesterai il forestiero né l’opprimerai, perché voi siete
stati forestieri in terra d’Egitto.” [alex zanotelli]
vivere con meno
L’associazione TuttoGratiSanità
non è un’associazione, ma un modo di pensare diverso, un’attività commerciale
che non commercia, una organizzazione
non lucrativa rivolta prevalentemente all’ambiente e allo spreco. Presupposto fondamentale
è quello di vivere con meno. Tra il dire e il fare c’è in mezzo il mare, anche
se proveremo a nuotare controcorrente risparmiando, non consumando, riciclando,
riusando, non comprando il dipiù.
Il tuttogratis organizza il last minute market: trasporta alimenti,
porta cibo buono, che altrimenti andrebbe in discarica, a chi ne ha bisogno, ai
più poveri, ai senza fissa dimora. Lo porta gratuitamente sostenendosi con le donazioni,
il 5 per mille, e “la carità pelosa di donna Prassede” (cit.). Il tuttogratis
vive con meno perché non vuole guadagnare, non vuole essere una multinazionale,
non vuole gli sponsor delle banche, non vuole arricchirsi indiscriminatamente e
togliendo il meno alla povera gente.
Il TuttoGratis baratta, rimette
un oggetto, una frutta, uno yogurt, un formaggio, al posto suo, lo riconverte psicologicamente, lo lavora
senza stancarsi, senza manipolarlo, senza sprecarlo. Il cibo che sta per
scadere, soprattutto il cibo secco, è buono, buonissimo, può essere mangiato
tranquillamente, così facendo si riducono i rifiuti, si aiutano i poveri, le
mense, si riduce l’inquinamento. Un miliardo di dollari di cibo buttato ogni
giorno.
Vivere con meno è la nostra
missione, conservare per usare ancora, non strafare: non sprecare energia,
acqua, terra: quest’ultima vive con noi e per noi, se la sfruttiamo la
distruggiamo, se viviamo con essa in equilibro l’equilibrio entra dentro di
noi, un equilibrio virtuoso, un circolo economico che aiuta tutti, senza discriminazione di sesso, di "razza" e soprattutto di ideologia. Il nostro
sito, clicca. [+blogger]
corso prematrimoniale
Mi sono sposato un anno fa in un
comune nord orientale di Napoli. Partecipavo a quasi tutte le sedute del corso
prematrimoniale che si svolgevano alla presenza di due coniugi del luogo. Il
primo giorno fuori la chiesa mi accolse un signore distinto che porgendomi un
bigliettino mi sussurrò: “facciamo foto, canti, damigelle d’onore, auto, fiori,
ecc ecc”. Subito dopo entrai, assieme alla mia fidanzata e, nella sala antistante,
vedemmo i due coniugi sorridenti e il parroco che, dopo la sua introduzione di
benvenuto, ci lasciò soli. L’accoglienza fu sbalorditiva, pochissime parole e
subito un video, slide di foto su di uno schermo gigante (durata circa 30minuti):
musica di Baglioni, anelli d’oro intrecciati fluttuanti, coppie di sposi che
allegri scendevano dal cielo, il cuore di Gesù cristo che accoglieva la famiglia e
la foto del matrimonio di Ilari e Totti. Alla fine del film chiesi: ma cosa
c’etra tutto ciò con i sacramenti!?, risposta secca e decisa: “l’amore!”.
Continuavo imperterrito ad andare al corso anche se dopo la prima esperienza i mie amici mi consigliano di restare a casa. Il secondo giorno la “direttrice” domandò un po’ a tutti i partecipanti che cosa avessero intenzione di rinunciare, “visto che il matrimonio è rinuncia e sacrifici”; l’esempio della donna che ci guidava fu straordinario: “quando mi sono sposata mio marito, che è un grande naturalista, ossia che ama molto la natura, ha dovuto rinunciare alla caccia, sì, perché lui cacciava ma a me non piaceva, allora per amore ha rinunciato”. Straorinario. Vi assicuro che non sto inventando nulla. Quando venne il mio turno, risposi che non avevo voglia di rinunciare proprio a nulla, fui così subito etichettato miseramente e compassionevolmente. La mia futura moglie veniva vista come santa Sara che doveva tenere a bada un diavolo tentatore.
Continuavo imperterrito ad andare al corso anche se dopo la prima esperienza i mie amici mi consigliano di restare a casa. Il secondo giorno la “direttrice” domandò un po’ a tutti i partecipanti che cosa avessero intenzione di rinunciare, “visto che il matrimonio è rinuncia e sacrifici”; l’esempio della donna che ci guidava fu straordinario: “quando mi sono sposata mio marito, che è un grande naturalista, ossia che ama molto la natura, ha dovuto rinunciare alla caccia, sì, perché lui cacciava ma a me non piaceva, allora per amore ha rinunciato”. Straorinario. Vi assicuro che non sto inventando nulla. Quando venne il mio turno, risposi che non avevo voglia di rinunciare proprio a nulla, fui così subito etichettato miseramente e compassionevolmente. La mia futura moglie veniva vista come santa Sara che doveva tenere a bada un diavolo tentatore.
Quando, in uno di questi
incontri, ricordo casualmente che c’era anche il prete, dissi che volevo
sposarmi con il rito misto perché avevo abbandonato la fede cattolica, Satana Trismegisto
venne a farci visita proprio in quell’istante, negli occhi degli insegnanti e
del prete c’era così tanta commiserazione da far pietrificare un chilo di burro
al sole cocente. La tragicità comunque la vissi anche io. Fino a quel momento avevo
voglia di ridere anche se era un riso amaro, ma l’incontro con una donna che
venne solo per l’occasione a spigarci le conseguenze dell’aborto fu disarmante,
alla fine avevo voglia di gridare, di scoppiare. Ci illustrò, sempre attraverso
un filmato, foto di bambini spezzati, testa, gambe, braccia squarciate, avevo
voglia di vomitare; ci disse che il preservativo generava malattie, che le
pillole creavano tumori, malformazione, e che l’aborto era un omicidio
preterintenzionale.
Feci alcune domande, ebbi riposte
che mi rattristiscono ancora di più. Mi scusi, se una bambina di 12 anni
viene violentata, che fa? Risposta: “la faccio partorire e poi do il
bambino in adozione”. E se viene violentata dal padre? Risposta: un po’ confusa, “devo trovarmi in
quella situazione per decidere”. Deve ammettere che se è vero che non “uccide”
comunque genera dolore!? Risposta: vacua, incomprensibile. Alla fine del
corso il prete che doveva concludere “l’anno accademico” disse davanti a tutti
che io avevo firmato una carta dove avevo dichiarato che ero per la vita e
quindi ero contro l’aborto; quando gli feci notare che essere per la vita è
differente, che significa qualcos’altro, lui mi accusò di essere un anarchico.
Eppure gli avevo detto più volte che ero credente, ma l’anarchico non so
proprio dove gli uscì fuori. Ricordo che la mia ragazza, oggi per fortuna mia
moglie, (ah, non ho detto che la torturo ogni giorno, adesso posso farlo, ho le
carte in regola), uscì piangendo dalla sala e poi dalla chiesa. Non so cosa
significassero quelle lacrima ma una cosa è certa, avevano creato
incomprensione, distacco, divisione, malumore, alcune cause originarie delle
guerre, del razzismo, e dei massacri.
NB - Sotto, sotto, devo dire però che la funzione in
chiesa fu bellissima, a sposarmi fu il comboniano Alex Zanotelli… una funzione
differente, emozionante e molto partecipata. Comunque gli inconvenienti in
quella chiesa sembravano non finire mai. Arrivò la sposa, ma dovette sostare
per un quarto d’ora fuori all’ingresso aspettando i testimoni. Quest’ultimi si
erano dimenticati le fedi, impossibile tornare indietro e riprenderle.
Una idea “straordinaria” di qualcuno che strappò gli anelli dei compari che si
erano sposati 10 mesi prima e li mise sul cuscino rituale. Alla fine spiegai ad
Alex quello che era successo e gli dissi: ma questo matrimonio è valido? E no, no cari, l’altro giorno ho scoperto che al Comune mia moglie è sposata con
un’altra persona... un errore di trascrizione. [+blogger]
rio+20 il grido dei poveri
Il grido dei poveri sulle strade
di Rio. Vi scrivo con negli occhi uno spettacolo straordinario: Rio di notte,
vista dalla collina di Barrio Santa Teresa che sovrasta il cuore della città.
Sono appena tornato da una grande manifestazione nel centro della megalopoli,
illuminato a giorno. Che impressione vedere così tanti giovani manifestare
davanti ai palazzi del potere e della ricchezza ostentata pur in presenza della
miseria di milioni di favelados (per inciso, Rio fa 14 milioni di abitanti). In
50mila hanno percorso la maestosa strada centrale, avenida Rio Branco,
cantando, ballando, urlando.
Pesanti le scritte sugli
striscioni: “No alle soluzioni del capitalismo verde”. Pesanti gli attacchi
alla presidente del Brasile: “Dilma non vedi che figura stai facendo?” Dilma è sotto un pesante attacco per aver
firmato una legge che incrementerà il taglio di alberi nella foresta
amazzonica. Una partecipazione corale, popolare, gioiosa. “Non vedo le tivù
nazionali”, urla una donna da un altoparlante di un camion. Infatti i media del
potere sono assenti. Molto presenti invece la polizia in assetto
antisommossa e reparti dell’esercito
(questo città mi appare davvero sotto controllo militare).
Notevole la partecipazione delle
comunità indigene sia brasiliane che boliviane. Massiccia la presenza di Via
Capesina e soprattutto dei Sem Terra brasiliani. Mi son sentito bene marciando
con loro. Condividendo le loro straordinarie lotte ho avuto la netta percezione
di un’intensa vitalità e di voglia di cambiare. Mi sono intristito solo nel
costatare l’assenza delle comunità di base brasiliane, una volta così forti e
così presenti (purtroppo la chiesa in
Brasile si sta sempre più rinchiudendo su se stessa). Forti le
contestazioni contro le multinazionali, specie quelle brasiliane. “La vostra
multinazionale Vale do Rio Doce – urla una donna mozambicana al microfono – sta
costruendo una diga nel mio paese, derubandoci delle nostre terre e
delocalizzando la nostra gente”.
Anche ieri sera era stata organizzata
una manifestazione, con tremila persone in piazza, proprio contro la Vale, la
più potente del Brasile, che estrae ferro nel Carajàs (regione del Maranhao) e
lo strasporta lungo un tratto ferroviario di 892 km fino ad arrivare al mare.
Questo ferro viene esportato in una quantità di 100 milioni di tonnellate
l’anno. Lungo il percorso del treno che trasporta il minerale di ferro, la Vale
si rende responsabile, oltre che di violazioni del diritto del lavoro, di tante
violazione di diritti umani e di diritti ambientali. Il treno investe e uccide
una persona al mese per mancanza di protezioni e di segnaletica. Anche le case
vicino al percorso del treno subiscono dei danni e non poche sono pericolanti.
Nonostante ciò la Vale ha l’obiettivo di raddoppiare, entro il 2015, la
produzione di minerale di ferro e quindi costruire un altro binario. Raddoppieranno
anche le violazioni dei diritti umani.
Nel 2009, i missionari comboniani
del Brasile hanno iniziato una campagna contro questa multinazionale. L’impegno
riguarda tutti, in particolare padre Dario Bossi, fratel Antonio Soffientini e
padre Domingo Savio si sono mossi con decisione a sfidare questo gigante. Dopo
tre anni di lotte locali e internazionali, l’opinione pubblica è più
consapevole e si cominciano a vedere i primi frutti: la manifestazione del 19
giugno, con tremila persone, è uno di questi frutti. La rete internazionale, le
vittorie processuali e la formazione di leader comunitari sono altri frutti di
questa azione.
Sono piccole vittorie, piccoli
gesti simbolici di un popolo che vuole un altro sistema, rispettoso di questo
piccolo pianeta che è stato messo nelle nostre mani. A noi è stata data la
gioia di camminare con questa gente, con gli umili, gli emarginati di questo
continente, sognando un mondo altro. Questa è la Cupola dos Povos così lontana
dai quartieri ricchi dove oggi si aperto ufficialmente il vertice Onu. Ma la
speranza non sta nei palazzi ma sulle strade di Rio e del mondo con i popoli in
cammino. [alex zanotelli]
l’odore di un pronto soccorso
Nell’ospedale san Gennaro dei Poveri si respira aria di
povertà, di disagio, di disperazione. Gli occhi di una signora sofferente
affermano la mancanza di un’esistenza comune. I reparti vuoti, lo sconforto, la
volgarità, l’assistenza, l’umanità, l’odore di un pronto soccorso, nell'immediato, ti rimane addosso per sempre.
Ricordare indebolisce. Frantumare ogni movimento, così come
si frantumano le ossa di un’anziana affetta da artrite reumatoide deformate.
Nel pronto soccorso non c’è "acqua", un medico è troppo scrupoloso, così come un
portantino imbacuccato. Gli ammalati di diabete ansimano, le donne incinte
fremono, la vita secca, rianimazione perfetta, sala operatoria inusitata, stanze
alte arieggiate, dipinte a metà.
Qui tutti si ricordano: c’è chi è morto e chi invece è
sopravvissuto miracolosamente. È sempre l’ospedale che ospita catacombe bellissime,
degne dell’ultimo uomo del rione, di un don Chisciotte incartapecorito, e di un geriatra
imbroglione. Screpolature tufacee, liquidi maleodoranti, macchie di caffè,
vecchi infermieri zoticoni. Chi si è salvato, però, ha respirato girasoli.
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