La piazza, il caffè o altro, “sospesi” sono un modo per far riemergere la cultura del dono. In pratica qualcuno paga per te qualcosa che puoi andare a prendere quando vuoi; un qualcuno senza conoscerti/ci che ti/ci regala qualcosa senza voler essere ringraziato. Anche nel rione Sanità esistono i “sospesi” come il caffè e le pizze. Diversi giorni fa due mie amici sono andati in una pizzeria del quartiere e hanno visto che ben 80 pizze erano “lì pronte per essere fatte ma nessuno le reclamava”. Bisognerebbe fare qualcosa per informare e soprattutto far capire che non si tratta di elemosina.
Il primo punto più importante comunque resta la comunicazione. Se le cose non si manifestano restano sempre dove stanno. Tutto ciò che muove un circuito virtuoso va valorizzato e sostenuto. Bisogna in qualche modo far sapere che quelle ottanta pizze devono essere consumate, così anche se ci sono dei caffè o dei cornetti caldi al bar. Alla Sanità c’è un teatro, il Nuovo Teatro Sanità, hanno per caso lasciato qualche biglietto in sospeso? Alla Sanità c’è una vineria: hanno per caso lasciato qualche bottiglia in sospeso? Alla Sanità c’è un negozio di vestiti a buon mercato: hanno per caso lasciato qualche vestito in sospeso? Alla Sanità c’è un fruttivendolo: hanno per caso lasciato qualche chilo di mele in sospeso? Alla Sanità ci sono le Catacombe di san Gaudioso: hanno per caso lasciato qualche biglietto in sospeso? Alla Sanità c’è la Tenda che ospita circa 100 poveri di Napoli: hanno per caso lasciato qualche moneta in sospeso? [+blogger]
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osare cammini nuovi
La seconda
giornata del Forum è stata ancora più
partecipata e più affollata della prima con una entusiasmo soprattutto da parte
dei giovani che hanno letteralmente invaso il Campus universitario.
Un’impressione questa condivisa dal
quotidiano tunisino La Presse nel suo editoriale di oggi. “Il Forum sociale mondiale che è stato organizzato, per la prima volta
in un Paese in pieno processo rivoluzionario, offre nelle sue molteplici
manifestazioni, un affascinante sentimento di contribuire al concepimento della
nuova Tunisia che deve dare alla luce la transizione democratica”. Un
sentimento questo che si sentiva oggi nell’Università
che sembrava un cantiere in effervescenza, soprattutto quando i giovani
tunisini del futuro politico del loro
paese. Ancora più evidente nelle
interminabili discussioni dei gruppi femminili. Si sono sentite parole una
volta proibite, oggi sono invece
pronunciate con forza, con determinazione, con coraggio: libertà,dignità, autonomia e parità di genere.
Da questo
mondo in movimento della Tunisia, fa impressione osservare la crisi profonda e
la staticità dell’Europa. Molti i workshop sono stati dedicati a sviscerarne la crisi. A questo riguardo particolarmente
indovinata la lettura che ne ha fatta il Centro di Studi di Barcellone:
Cristianisme i Justìcia. “L’Europa dei
diritti umani, la culla della democrazia, della rivoluzione francese, delle
lotte operaie e del consolidamento della classe media, sta scomparendo”, ha
affermato Jaume Botey. Secondo i
relatori è assordante il silenzio delle Istituzioni ecclesiali europee su
questa crisi. Come uscire da questa crisi profonda? Non è certo rinchiudendosi
su stessa che l’Europa si salverà. Purtroppo l’Europa con le sue leggi
sull’immigrazione è diventata una fortezza che deve difendersi dagli
“invasori”.
Una delle
sessioni più affollate e belle di oggi dal titolo: l’Europa è in guerra contro
un nemico che lei si inventa, è stata quella dedicata al Frontex , una Agenzia
di sorveglianza, istituita nel 2009, per difendere i confini dell’Unione
Europea. Questa Agenzia ha a disposizione 21 aeri, 113 navi, 475 unità di equipaggiamento,
con un bilancio vicino ai 100milioni all’anno. L’invito dei relatori, tutti
africani, è stato quello di cambiare il nome in Frontexit (uscire dal Frontex).
Fa una certa impressione guardare il Mediterraneo da Tunisi: questo mare è
diventato il cimitero per migliaia migliaia di persone. Commovente la lettera
scritta dall’Associazione tunisina La Terra per tutti, in cui i genitori chiedono all’Italia di avere
notizie dei loro figli desaparecidos. Non
a caso sono state molte le sessioni dedicate
al problema dell’immigrazione e del diritto di migrare.
Il Forum però
non analizza solo i vari problemi attuali, ma ha il coraggio di prepararsi a
importanti eventi in arrivo. Uno di questi è l’incontro che si terrà a Bali nel
prossimo dicembre, convocato dal Wto (l’Organizzazione mondiale del commercio)
per liberalizzare ancora di più il mercato, soprattutto nel settore
agricolo. Rappresentanti dei
movimenti dell’Asia (dall’Indonesia al
Giappone) sono venuti a Tunisi per chiedere l’appoggio da parte della
cittadinanza attiva mondiale, per questo importante appuntamento. Una vittoria
del Wto sarebbe un’altra tragedia per
gli impoveriti.
In una giornata così densa non poteva mancare il contributo
delle missionarie comboniane e i missionari comboniani che hanno offerto tre workshop su tematiche che hanno suscitato
particolare interesse: la Pace, la riconciliazione e il dialogo interculturale
e religioso, presentando esperienze concrete vissute in Egitto, Chad e Congo.
Molto seguita è stata la conferenza sulle vicende dei Rifugiati africani in
Israele. Nel pomeriggio, è stata presentata l’inedita esperienza dell’Uganda che
ha iniziato un programma che permette alla società civile e alle forze di
sicurezza di lavorare insieme per costruire la pace. La giornata
si è conclusa nella Cattedrale di Tunisi con una solenne Eucarestia del Giovedì
Santo, facendo memoria di quel Gesù che
ci ha insegnato a spezzare il pane, perché tutti ne abbiano in abbondanza. [alex zanotelli, elisa kidanè 28/03]
rete "barracano"
I
libri e gli interventi mediatici di Serge Latouche cominciano a fare il loro
effetto. La “decrescita felice” non è solo un concetto nato dalla pensiero di
un filosofo-antropologo. Comincia ad essere uno strumento metodologico di
cambiamento sociale ed economico. Un anno fa se ne parlava come di un’esperienza
pilota. Oggi alcuni sociologi lo indicano come un modello. Del quartiere Sanità
di Napoli se ne parla e se ne scrive in decine di giornali, in centinaia di
siti e in migliaia di messaggi disseminati su tutti i social networks. Tutto è
cominciato, alcuni anni or sono, con le iniziative di restauro e di
riqualificazione delle Catacombe di San Gennaro, promosse da una cooperativa di
giovani chiamata “La Paranza”. Sulla scia del successo di questo progetto
culturale, un piccolo gruppo di abitanti del quartiere, affiancati da
personalità di spicco della vita culturale della città, sacerdoti, artisti,
intellettuali, scrittori e cineasti, - nella lista dei “padrini” spiccano, fra
gli altri, i nomi di Peppe Barra, Lina Sastri, Erri De Luca, Paolo Sorrentino, Toni
e Peppe Servillo e, il più attivo fra tutti, John Turturro - hanno creato la
rete Barracano, dal nome del sindaco del Rione Sanità che Eduardo de Filippo a
reso celebre nel mondo intero. Paleocontemporaneo Art Shows (PAS), gli Iron
Angels, i Guests Angels, gli Urban Angels e gli Events Angels sono una
costellazione di associazioni cooperative no profit che, sotto l’impulso del
comitato promotore della Rete Barracano, sono riusciti à realizzare in questo
mitico rione della città storica una vera e propria rivoluzione culturale.
Anche se molti lettori la conoscono per averne seguito le vicende nel corso
degli ultimi mesi, avvenimenti recenti degni di interesse giustificano una sua
“rivisitazione”. Benché la
Rete Barracano avesse da mesi preparato il lancio del loro progetto culturale,
i media e il pubblico napoletano ne hanno scoperto la sua esistenza la notte
del 2 luglio di quest’anno, - giorno della festa del santo del quartiere, San
Vincenzo Ferrer detto “O’ Monacone” - quando nello slargo di Via Vergini, nel
cuore del quartiere, i giovani della Rete hanno organizzato il primo incontro
informativo con la popolazione del quartiere, conclusosi con il
“Concerto-Evento di Beppe Barra” e la sua prestigiosa compagnia. Il loro scopo:
coinvolgere la popolazione nel loro progetto per far rinascere il quartiere dal
suo degrado economico e sociale.
Le
associazioni cooperative della rete Barracano si sono inventati un nuovo
concetto di turismo culturale di qualità che, se fosse adottato in tutte le
città e borghi storici del nostro paese, potrebbe risolvere in gran parte i
nostri endemici problemi di disoccupazione e di sottosviluppo economico e
sociale. Gli abitanti del quartiere chiamano questa forma di accoglienza “spalla
a spalla”, tradotta dai sociologi della progettazione culturale con
l’espressione “convivialità partecipata”. Per dare concretezza ai loro
progetti, traendo ispirazione da questa idea, i ragazzi delle cooperative,
coadiuvati da alcuni studiosi di antropologia della comunicazione, hanno prima
di tutto redatto una sorta di manifesto/guida. Questa “magna carta” progettuale
rivoluziona totalmente la logica che caratterizza quasi tutti i progetti e le
iniziative che mirano a sviluppare il turismo. Innanzi tutto, il termine stesso
“turista” è cancellato, inesistente in tutti i documenti d’informazione. Le
persone accolte dai “Guests Angels” sono, per l’appunto, dei guests,
vale a dire ospiti del quartiere e futuri probabili membri attivi della Rete,
anche se non residenti nel quartiere. Per questa ragione, ogni forma di
marketing turistico è bandita e, decisione a dir poco “rivoluzionaria”, tutte
le associazioni, che già sono per loro natura no-profit, non fatturano nessuno
dei servizi offerti ma accettano solamente doni a sostegno di un programma
autonomo di rinnovamento sociale e culturale del quartiere. Gli ospiti, quasi
tutti stranieri o residenti all’estero – molti sono i napoletani emigrati, che
hanno fatto fortuna nei paesi del nord Europa - sembrano apprezzare il fatto
che i loro contributi non sono il prezzo di un servizio reso (l’accoglienza, i
pernottamenti, i pasti, le visite guidate, la partecipazione agli eventi, la
visita dei luoghi, delle mostre organizzate, ecc.), ma quote di adesione ad un
ambizioso progetto il cui scopo, fra gli altri, è quello di sostenere la
popolazione di un intero quartiere in un periodo di grave recessione economica.
“Attenzione!” mi dice Salvatore, uno dei coordinatori della rete delle
cooperative. “Non di beneficenza si tratta ma di condivisione partecipata. Il
dono di scambio non va confuso con l’elemosina. Questa forma è molto apprezzata
dalle Fondazioni straniere che hanno aderito alla Rete. Noi offriamo ad
esempio, ai nostri ospiti amici soggiorni a Napoli di eccellente qualità – come
lo sono i nostri Beds & Breakefasts, le “guests rooms” che gli “Iron
Angels” hanno arredato in molti appartamenti privati della Sanità, i pasti e le
consumazioni offerte dalle famiglie, i bar e le trattorie con noi
convenzionati, - e i nostri Guests con i loro contributi forfettari in quanto
membri della Rete ci permettono non solo di coprire i costi, ma anche di
finanziare una serie di servizi resi al quartiere e ai suoi abitanti. Lo sa che
con la collaborazione ed il sostegno dei Guests di una impresa svizzera di
pulizia, i volontari dell’ “Urban Angels”, per esempio, hanno lanciato il
programma “Sanità Risanata” che, oltre alla ripulitura e a leggeri restauri di
alcuni edifici, sta realizzando con successo la raccolta differenziata dei
rifiuti?” Insomma, questi “angelici” volontari stanno dimostrando che per far
rinascere un quartiere a nuova vita non c’è alcun bisogno né di elemosinare
sussidi pubblici né di far fare affari alle camorre o dare mazzette ad imprese
private. La “terza via” intrapresa dalle cooperative che fanno capo alla Rete
Barracano punta su due fonti di una ricchezza che qui a Napoli certamente non
manca: l’amicizia e il lavoro.
Nuova,
originale e inedita è stata la maniera che i giovani della Rete si sono
inventati per lanciare il loro progetto senza chiedere un solo euro né alle
autorità pubbliche né a degli sponsor. “Un anno fa, - ci dice Salvatore Russo -
siamo entrati in contatto con le associazioni dei napoletani delle città di
Ginevra, Zurigo e Basilea. Abbiamo fatto un accordo che prevede l’accoglienza
di molti di loro nel quartiere Sanità secondo le “regole” stabilite nel nostro
manifesto “spalla a spalla”. Nello stesso tempo, il Rotary Club di
Castel dell’Ovo ha promosso una cordata di rotariani napoletani che si sono
“gemellati” con quelli di Ginevra, Losanna e Zurigo per organizzare
l’accoglienza dei loro membri e conferire ai visitatori svizzeri il titolo di
“residenti virtuali del quartiere Sanità”. In pochi mesi i nostri ragazzi hanno
organizzato soggiorni, conferenze, visite culturali ed eventi artistici e
musicali per varie centinaia di ospiti molti dei quali hanno creato legami di
amicizia con la gente del quartiere. Ad alcuni, i più entusiasti, è stato anche
conferito il titolo di “residenti virtuali del quartiere Sanità” e se ne
tornano a casa col “Passaporto Sanità”, per rivenire a ritrovare dopo qualche
mese i loro amici del quartiere. Qui da noi non si parla di “turismo”. Questa
parola è bandita dal nostro linguaggio. A Napoli, il turista è un animale da
spellare. Un bipede stanco ed impaurito, sperduto nella giungla dei quartieri,
alla ricerca disperata di luoghi dove osservare in tre dimensioni quello che ha
già visto nelle foto delle sue guide o nelle immagini pubblicitarie delle
agenzie di viaggi. I nostri guests il portafoglio se lo possono dimenticare a
casa. Non corrono alcun rischio di essere vittime delle bande di “acchiappa
turisti”. Capisce adesso perché il nostro progetto ha riscosso un tale
successo? Gli eccellenti risultati dell’operazione ci ha obbligati a creare una
lista di attesa! E poiché “da cosa nasce cosa”, alcuni dei nostri giovani
volontari sono già stati invitati a completare la loro formazione in Svizzera
con borse di studio delle fondazioni elvetiche che apprezzano il nostro impegno
e la nostra etica.”
Ho chiesto a Alex Zanotelli, uno dei promotori ed animatori
della Rete, come spiega il successo folgorante della loro iniziativa. “E’ tutto
molto semplice – mi dice. Gli amici stranieri ed italiani, ospiti e
sostenitori, che ci accompagnano nel lavoro della nostra Rete scoprono un
quartiere abitato da gente che sa sperare e che sa credere nella solidarietà
come valore e nello scambio reciproco ed equilibrato come strumento alternativo
al dominio del mercato. E’ per questa ragione che essi stessi si sentono
coinvolti in “spalla a spalla” che nel Vangelo ha un altro nome: si
chiama amore. E l’amore più che un sentimento è una pratica. Una pratica
rivoluzionaria.” [fabrizio sabelli]


