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alex zanotelli acqua governo



no a banche armate...

...si a difesa non armata

La guerra imperversa ormai dalla Somalia all’Iraq, dalla Siria al Sud Sudan, dal Califfato Islamico(ISIS) al Califfato di Boko Haram (Nigeria), dal Mali all’Afghanistan, dal Sudan (la guerra contro il popolo Nuba) alla Palestina, dal Centrafrica al Libano. La Libia sta sprofondando in una paurosa guerra civile di tutti contro tutti, come sta avvenendo nello Yemen. L’Ucraina sta precipitando in una carneficina che potrebbe portare l’Europa in guerra contro la Russia. E’ già ritornata la Guerra Fredda fra Russia e i paesi del Patto NATO che persegue una politica di espansione militare che va dall’Ucraina alla Georgia. “La grande Spada”, di cui parla l’Apocalisse, è ritornata a governare la terra e sospinge tutti i paesi ad armarsi fino ai denti. A livello mondiale infatti oggi si spendono quasi cinque miliardi  di dollari al giorno in armi. Solo in Italia spendiamo 70 milioni di euro al giorno in armi, senza contare i 15 miliardi di euro stanziati per gli F-35 e 5,4 miliardi per una quindicina di navi militari. Ma ancora più grave è il ritorno trionfale delle armi atomiche. Gli USA spenderanno nei prossimi anni 750 miliardi di dollari per ‘modernizzare’ il loro arsenale atomico. La lancetta dell’ “Orologio dell’apocalisse “è stata spostata dagli scienziati per il 2015, a tre minuti dalla mezzanotte della guerra nucleare, lo stesso livello del 1984, allora in piena guerra fredda. In questo contesto, dopo i fatti di Parigi, sarebbe grave che l’Occidente cadesse nella trappola mortale  di una ‘guerra santa’ contro l’Islam. Sarebbe davvero la “Terza Guerra Mondiale”. Per questo dobbiamo rilanciare con forza la nonviolenza attiva inventata da Gesù e messa in pratica da uomini come Gandhi , Martin Luther King, Nelson Mandela. Aldo Capitini. E per incamminarci su questa strada, abbiamo oggi a disposizione due strumenti importanti: la campagna per la Difesa Non Armata e Nonviolenta e la campagna contro le Banche Armate.

La prima campagna, lanciata all’Arena di Verona il 25 aprile 2014, è una raccolta di firme per una Legge di iniziativa popolare che porta il titolo :”Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta.” L’iniziativa , sostenuta da un ampio schieramento del movimento per la pace, chiede l’istituzione e il finanziamento di un Dipartimento che comprende i corpi civili di Pace e l’Istituto di Ricerca sulla Pace e il Disarmo. Questo per dare concretezza all’articolo 11 della Costituzione (“L’Italia ripudia la guerra…!) e per dare fondamento istituzionale e autonomia organizzatrice al principio fondante della legge che vuole il pieno riconoscimento della difesa alternativa a quella militare , come afferma la legge n. 30 del 1998. Il finanziamento invece di questa Difesa civile dovrà venire sia dai fondi provenienti dalla riduzione delle spese per la difesa militare sia dalle possibilità dei contribuenti da destinare la quota pari al 6 per mille dall’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF). Infatti la Difesa non armate e nonviolenta, per essere efficace, deve essere  preparata, organizzata e finanziata. Come si è sviluppato a dismisura il Genio militare deve ora svilupparsi il Genio civile per una difesa alternativa. La Campagna per essere efficace ha bisogno che in ogni regione, provincia, città e comuni si formino dei comitati per la raccolta firme che terminerà entro il 28 maggio 2015. (Per informazioni vedi :info@difesacivilenonviolenta.org.) Non possiamo accontentarci delle 50.000 firme richieste, ma dobbiamo portarne almeno mezzo milione che consegneremo al Presidente della Camera, perché la legge venga discussa al più presto in aula. Dobbiamo mobilitarci tutti in questa importante campagna.
Ma mi appello soprattutto ai vescovi, ai sacerdoti, alle comunità cristiane perché si impegnino per questa Difesa Nonviolenta che nasce proprio dall’insegnamento di Gesù di Nazareth.

In questo clima di violenza e  di guerra, non è certo un compito facile, sfidare il “complesso militare-industriale” che oggi governa il mondo. Per questo trovo significativo che allo stesso tempo della campagna di Difesa Civile, sia stata rilanciata la Campagna contro le Banche Armate , da tre riviste missionarie e nonviolente, Nigrizia, Mosaico di Pace  e Missione Oggi . Se vogliamo infatti contrastare la Difesa Armata, dobbiamo mettere in crisi la produzione e la vendita di armi (l’Italia è all’ottavo posto nel mondo per la produzione di armi pesanti e al secondo per le armi leggere). Chi finanzia la produzione e l’esportazione di armi sono le banche: le cosidette “banche armate”.  Non possiamo dichiaraci per la pace ed avere i nostri soldi in banche che finanziano le armi. E’ immorale! Oggi, grazie alla legge 185, il Parlamento italiano è obbligato ogni anno a dirci quali sono state le banche che pagano per l’export di armi italiane. Unicredit e Deutsche Bank risultano quest’anno tra le principali banche armate nella lista della presidenza del consiglio. Ma sono tante altre ad avere le mani sporche di sangue.

Questa campagna era stata lanciata già nel 2000 rivolta soprattutto ai vescovi, parroci, responsabili di istituti religiosi . Purtroppo pochi hanno risposto in questi 15 anni!  Eppure  la pace è il cuore del Vangelo! Per questo la rilanciamo con forza, chiedendo ai nostri vescovi, parroci, responsabili degli istituti religiosi di scrivere alla direzione della propria banca per chiedere se è coinvolta nel commercio delle armi. In caso di risposta vaga o di non risposta, chiediamo di interrompere i rapporti con la banca,rendendo pubblica la scelta.Mi appello , in particolare, alle comunità cristiane perché le trovo ancora “fredde”. Ma ci appelliamo a tutti i cittadini perché insieme, credenti e non, diamo una mano perché le nostre banche impieghino i soldi per la pace, non per la guerra.(Per ulteriori informazioni vedi i siti di Nigrizia,  Mosaico di Pace  e Missione Oggi e quello della Campagna :www.banche armate.it, dove troverete anche un fac-simile di lettera da inviare alla ‘banca armata’).
E’ ancora una delle tragedie nella storia dell’umanità che, come diceva Gesù, “ i figli di questo mondo sono più scaltri dei figli della luce!” Diamoci tutti da fare perché vinca la Vita. [alex zanotelli]

arrovescio

Ho già citato in diversi articoli l’ultimo libro che ho letto. Come ho avuto modo di spiegare ad un mio amico, “Arrovescio” è un libro che ti fa venir voglia di fare politica. Un paesino arroccato, una collina calabra, degli alberi d’ulivo, un barone, dei contadini. “I costruttori di strade in salita” che lavorano tutti per il bene comune, che marciano con donne e bambini, che cercano fagioli per vivere, che suonano e bestemmiano,  che coltivano e si ubriacano. Assieme si fabbricano le cose, possono essere fatte prima o dopo ma l’importante è che si fanno. I costruttori di Badolato realizzano una strada, lavorano notte e giorno per aiutare il paese, per aiutarsi, per sentirsi, per ricordarsi. La sostanza non fa la politica ma la interpreta, così come quella gente aveva interpretato un problema reale: pochi sacrifici, un barone e le sue terre, un taglio piccolissimo per un beneficio collettivo. Prima lavorano “contro la legge”, poi chiedono di essere remunerati. La forza comune si traduce in verità, in protesta, in volontà.

La povertà mette paura, ma la paura ha l’incubo della dignità. Così come la prima citazione scritta all’inizio del libro: “Vieni a bere un bicchiere di vino. Grazie eccellenza. Mi devi fare un favore. Dite pure, barone, ai vostri comandi. Alle elezioni mi devi dare il tuo voto. Ah no, eccellenza, tutto ma il voto no. E perché? Io solo il voto ho. Se lo do a voi a me che mi resta? Ma ti ho dato pure il vino! E voi datemi una bacinella che ve lo restituisco”. Con la terra si resta in equilibrio. In questo caso una strada comunica l’equilibrio dei paesani, comunica un modo di fare, un modo di pensare, di agire. E insieme si agisce. Si lavora anche senza soldi, si sciopera sudando le poche briciole di pane che si tengono in tasca.

Gli arrovesciati sognano di essere retribuiti. Il lavoro paga di ogni sforzo e di ogni sacrificio? Troppi compromessi nella reale democrazia che smaschera i comunisti figli di puttana. I comunisti che sputano, dicono parolacce, non vanno in chiesa. I lavoratori che amano la loro liberà ma non la possono sentire. Per sentire c’è bisogno di asfalto e di curve. Ma solo per metà tutto ciò è vero, per l’altra metà: “Cumpari, e quando mai è servito una strada per passare?”. [+blogger] Recensione dal libro di Francesca Chirico “Arrovescio” edito da Rubbettino.                                                                                                    

i rovesci dei lavoratori

È da diversi anni ormai che nella busta paga non ci sono più la tredicesima, il trattamento di fine rapporto, le ferie, gli straordinari, per non parlare della quattordicesima mensilità. I contratti di lavoro, flessibilissimi, hanno sradicato dal “linguaggio comune” i diritti dei sottoposti facendo percepire che le differenze non esistono. È altrettanto palese che le paghe mensili sono diminuite, che accettare un lavoro oggi è una virtù, per non dire fortuna, che rinunciare invece è da scellerati.

Queste che oggi possono chiamarsi sottrazioni, sono state il sale della pluralità, dei diritti che attualmente si rovesciano prepotentemente nella normalità. Ho sentito dire ad una mia amica che ha dovuto rinunciare al suo contratto a tempo indeterminato, previo ricatto e licenziamento, “se vado in ospedale devo prendermi una mezza giornata di ferie”. Tutto nella totale abitudine, così come rinunciare ad avere uno stipendio equo, la liquidazione, i trasferimenti, ecc ecc.


Quello che mi fa più paura è che nel linguaggio comune i diritti di cui sopra sono spariti. La percezione di una occupazione continua e costante è definita prestigiosa. Il lavoro, ossia la fatica fisica e mentale, dei lavoratori è inesistente. La percezione dei diritti, così come le loro definizioni, sono sparite dalla mente, dal linguaggio, dalla normativa. Quello che resta, e che hanno voluto che restasse, è la gratitudine che oggi c’è nei confronti di chi vende i rovesci dei lavoratori. [+blogger]     

[s]miracolo italiano

Non so cosa credere maggiormente se al miracolo di san Gennaro oppure alle parole pronunciate ieri sera da Silvio Berlusconi. Sarebbe bello che tutti potessero avere la possibilità di fare quello che ha fatto l’ex presidente del consiglio, monopolizzare tre reti per difendersi da un terzo grado di giudizio. Ci sono ragazzini che marciscono in galera per aver commesso uno scippo, gente che lavora e che non viene pagata, sarebbe bello far parlare tutti quei “salariati” disoccupati o inoccupati (anche con la laurea) che ad un colloquio di lavoro si sentono dire: “400 euro mensili, una giornata intera di lavoro… c’è gente che è disposta a lavorare per meno”.

Ho chiesto anche io il miracolo a san Gennaro. Mio padre è stato licenziato diversi anni fa, dopo aver lavorato 40 anni con la stessa azienda, senza ricevere il trattamento di fine rapporto  né i contributi pensionistici. Ma purtroppo il sangue non si è liquefatto. La storia è più complicata e tragica ma avrò il tempo di scriverla (se ne avrò voglia) la prossima volta. La televisione ieri ha trasmesso la [s]democrazia in diretta, stamattina il [s]miracolo napoletano.


La passione, l’affetto, la verità si misurano con il consenso, così come lo schermo proietta la sensazione che migliaia, milioni di persone annuiscono come automi. Tutti dettano il proprio accordo, le riprese creano senso pacifico e di affratellamento così come, ad esempio, la telecamere accesa 24 ore su 24 sulla tomba di padre Pio. Quello di Berlusconi è un linguaggio seminatrice, è un  fallo di Priapo che crea la situazione magica. Il sangue di san Gennaro fa applaudire “inconsapevolmente”. La sintonia digitale è solo una sensazione, la realtà e il pensiero sono ben altro. Tutti possiamo credere a Berlusconi; tutti possiamo credere al miracolo del sangue; tutti possiamo lavorare per 400 euro al mese. Viva la libertà. [+blogger]                   

campi estivi

Recentemente nella sala conferenze dei Missionari Vincenziani di via Vergini, si è svolta una bellissima iniziativa delle associazioni e delle scuole del quartiere. L'iniziativa riguardava una mostra delle foto del campo estivo "Guardiamo il quartiere con altri occhi", con testimonianze dei bambini e dei ragazzi preadolescenti che hanno partecipato. Davanti ai genitori e parenti che affollavano la sala i protagonisti, ragazzini ed educatori, insegnanti e volontari, tra cui c'erano Ugo Pugliese, Mario Vitrone, Mauro o roman e anche se verso la fine, il sottoscritto, hanno illustrato le attività svolte tra le settimane nel quartiere e quella residenziale a Marechiaro. Quest'anno rischiamo di non ripetere questa esperienza educativa e ludica. Le richieste aumentano, ma i problemi sono i medesimi di quelli del 2011: gli operatori della Ludoteca di piazza Miracoli non ricevono lo stipendio da mesi, il comune è perennemente in rosso (salvo poi trovare magicamente i soldi per l'America's cup o per il Giro d'Italia, ovvero, gli eventi). La Ludoteca rischia la chiusura, e sarebbe un vero peccato buttare via il lavoro di anni, c'era un gruppo di bambini Sarawi che dovevano essere ospitati per le vacanze, e ora chissà se ne avranno la possibilità. Chiedo a questo punto alla giunta De Magistris quali siano le sue intenzioni. Si rendono conto questi signori, sindaco in testa, che siamo stanchi di promesse mai mantenute? di sentire lamenti sulla dispersione scolastica quando per compiacere le politiche di "razionalizzazione" del governo nazionale e regionale, chiudete scuole e centri aggregativi, biblioteche, i luoghi vitali per la cultura democratica? Speriamo che si passino una mano sulla coscienza e una nel portafogli, altrimenti sarebbe giusto quello che dice Pino Daniele, quando canta "Napule è na carta sporca, e nisciun se ne' mporta [vincenzo minei]

quanto va ai partiti?

Padre Alex Zanotelli ha lanciato un APPELLO dal titolo: TANGENTI SULLA VENDITA D’ ARMI : QUANTO VA AI PARTITI?
L'appello ha due scopi:
1.Una richiesta al parlamento affinché istituisca  una commissione incaricata di investigare la connessione tra vendita d’armi e politica che elimini il Segreto di Stato su tali intrecci.
2.Un appello a tutti i gruppi, associazioni, reti, impegnati per la pace, a mettersi insieme, a creare un Forum nazionale come è stato fatto per l’acqua. Per sottoscrivere l'appello di p. Alex si può cliccare sul seguente link ILDIALOGO

Articolo:  TANGENTI SULLA VENDITA D’ ARMI : QUANTO VA AI PARTITI?
L’inchiesta giudiziaria della Procura di Napoli su Finmeccanica, il colosso italiano che ingloba una ventina di aziende specializzate nella costruzione di armi pesanti, mi costringe a porre al nuovo governo Letta e al neo-eletto Parlamento alcune domande scottanti su armi e politica. Questa inchiesta, condotta dai pm. V. Piscitelli e H. John Woodcock della Procura di Napoli (ora anche da altre Procure), ci obbliga a riaprire un tema che nessuno vuole affrontare: che connessione c’è tra la produzione e vendita d’armi e la politica italiana? E’ questo uno dei capitoli più oscuri della nostra storia repubblicana.

Le indagini della Procura di Napoli hanno già portato alle dimissioni nel 2011 del presidente e dell’amministratore delegato di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, nonché di sua moglie, Marina Grossi, amministratrice delegata di Selex Sistemi Integrati, una controllata di Finmeccanica. Anche il nuovo presidente di Finmeccanica, G.Orsi, è stato arrestato il 12 febbraio su ordine della Procura di Busto Arsizio e verrà processato il 19 giugno, per la fornitura di 12 elicotteri di Agusta Westland al governo dell’India, del valore di 566 milioni di euro, su cui spunta una tangente di 51 milioni di euro. Sale così di un gradino l’inchiesta giudiziaria per corruzione internazionale e riciclaggio che ipotizza tangenti milionarie ad esponenti politici di vari partiti.

Nell'altra indagine della Procura di Napoli spunta una presunta maxitangente di quasi 550 milioni di euro (concordata, ma mai intascata) su una fornitura di navi fregate Fremm al Brasile, del valore di 5 miliardi di euro. Per questa indagine sono indagati l’ex-ministro degli Interni, Claudio Scajola e il deputato PDL M. Nicolucci. Un’altra ‘commessa’ sotto inchiesta da parte della Procura di Napoli riguarda l’accordo di 180 milioni di euro con il governo di Panama per 6 elicotteri e altri materiali su cui spunta una tangente di 18 milioni di euro. Per questo, il 23 ottobre il direttore commerciale di Finmeccanica, Paolo Pozzessere è finito in carcere.

La Procura sta indagando anche su una vendita di elicotteri all'Indonesia su cui spunta ‘un ritorno’ tra il 5 e il 10%. E’ importante sottolineare che il 30% delle azioni di Finmeccanica sono dello Stato Italiano. Dobbiamo sostenere la Procura di Napoli, di Busto Arsizio e di Roma perché possano continuare la loro indagine per permetterci di capire gli intrecci tra il commercio delle armi e la politica. Noi cittadini abbiamo il diritto di sapere la verità su questo misterioso intreccio. E’ in gioco la nostra stessa democrazia. Soprattutto ora che l’Italia sta investendo somme astronomiche in armi. Secono il SIPRI di Stoccolma, l’Italia, nel 2012, ha speso 26 miliardi in Difesa a cui bisogna aggiungere 15 miliardi di euro stanziati per i cacciabombardieri F-35. Ecco perché diventa sempre più fondamentale capire la connessione fra armi e politica. E’ stata questa la domanda che avevo posto al popolo italiano come direttore della rivista Nigrizia negli anni ‘85-’87, pagandone poi le conseguenze. All'epoca avevo saputo che alla politica andava dal 10 al 15 per cento, a seconda di come tirava il mercato. Tutti i partiti avevano negato questo.

Noi cittadini italiani abbiamo il diritto di sapere se quella pratica è continuata in questi ultimi 20 anni. In questi anni l’industria bellica italiana è cresciuta enormemente. Abbiamo venduto armi, violando tutte le leggi, a paesi in guerra come Iraq e Iran e a feroci dittature da Mobutu a Gheddafi, che hanno usato le nostre armi per reprimere la loro gente. Noi chiediamo al governo Letta e ai neo-eletti deputati e senatori di sapere la verità sulle relazioni tra armi e politica. Per questo chiediamo che venga costituita una commissione incaricata di investigare la connessione tra vendita d’armi e politica. Non possiamo più accettare che il Segreto di Stato copra tali intrecci! Ci appelliamo a voi, neodeputati e neosenatori, perché abbiate il coraggio di prendere decisioni forti, rifiutandovi di continuare sulla via della morte (le armi uccidono!) e così trovare i soldi necessari per dare vita a tanti in mezzo a noi che soffrono. E’ immorale per me spendere 26 miliardi di euro in Difesa come abbiamo fatto lo scorso anno, mentre non troviamo soldi per la sanità e la scuola in questa Italia. E’ immorale spendere 15 miliardi di euro per i cacciabombardieri F-35 che potranno portare anche bombe atomiche, mentre abbiamo un miliardo di affamati nel mondo. E’ immorale il colossale piano dell’Esercito Italiano di ‘digitalizzare’ e mettere in rete tutto l’apparato militare italiano, un progetto che ci costerà 22 miliardi di euro, mentre abbiamo 8 milioni di italiani che vivono in povertà relativa e 3 milioni in povertà assoluta. E’ immorale permettere sul suolo italiano che Sigonella diventi entro il 2015 la capitale dei droni e Niscemi diventi il centro mondiale di comunicazioni militari, mentre la nostra costituzione ‘ripudia’ la guerra come strumento per risolvere le contese internazionali.

Mi appello a tutti i gruppi, associazioni, reti, impegnati per la pace, a mettersi insieme, a creare un Forum nazionale come abbiamo fatto per l’acqua. Cosa impedisce al movimento della pace, così ricco, ma anche così frastagliato, di mettersi insieme, di premere unitariamente sul governo e sul Parlamento? E’ perché siamo così divisi che otteniamo così poco. Dobbiamo unire le forze che operano per la pace, partendo dalla Lombardia e dal Piemonte come stanno tentando di fare con il convegno a Venegono Superiore (Varese), fino alla Sicilia dove è così attivo il movimento pacifista contro il MUOS a Niscemi. Solo se saremo capaci di metterci insieme, di fare rete, credenti e non, ma con i principi della nonviolenza attiva, riusciremo ad ottenere quello che chiediamo. [alex zanotelli]

và felicità

Non riesco proprio a trovare le parole per definire quest’epoca, non so se parlare di corruzione, di povertà, di cultura, di anomia, di rassegnazione. Di sicuro c’è un continuum di relazioni, di false speranze, di ambizioni, di stupidità. Quello che cambia non spia la storia, non riesce ad imparare dai propri errori, la gente deve cambiare, sì, ma in che modo? Quello che si legge sui giornali o si guarda in tv è sensazionale, spesso ti fa vomitare, ma l’altra faccia se c’è, dove sta? Prima erano i camorristi, i siciliani infettati, i pugliesi contrabbandieri, i calabresi senza onore, ma adesso che tutto è stato chiarito (le differenze in realtà non ci sono mai state), adesso che non c’è più quello spartiacque tra lavoratori del nord e sfaticati del sud, adesso che non ci sono più gli educati che si contrappongono agli incivili, in che modo si può vedere la diversità?

In realtà questa contrapposizione non c’è mai stata, quello che c’è realmente è che gli italiani non esistono. Quando penso che un uomo mediocre ricopre una carica politica, o una carica statale di alto profilo, guadagnando migliaia di euro al mese alle spalle del parcheggiatore abusivo, del fruttivendolo senza licenza, del venditore ambulante, dell’operaio, del precario bamboccione, sento dentro di me conati di fresco vomito; m’arrabbio con la gente che non protesta, m’arrabbio con me stesso, mi rimbocco le maniche ma non riesco a trovare quella maledetta stupida alienante ipotetica definizione. Non so alla fine a cosa mi serva, voglio forse sentirmi un inetto sveviano che prendendo coscienza del suo stato raccoglie la sua lacerante allegria, sapendo che “l’ultima” sigaretta è ormai spenta. [+blogger] 

rio+20 il grido dei poveri

Il grido dei poveri sulle strade di Rio. Vi scrivo con negli occhi uno spettacolo straordinario: Rio di notte, vista dalla collina di Barrio Santa Teresa che sovrasta il cuore della città. Sono appena tornato da una grande manifestazione nel centro della megalopoli, illuminato a giorno. Che impressione vedere così tanti giovani manifestare davanti ai palazzi del potere e della ricchezza ostentata pur in presenza della miseria di milioni di favelados (per inciso, Rio fa 14 milioni di abitanti). In 50mila hanno percorso la maestosa strada centrale, avenida Rio Branco, cantando, ballando, urlando.

Pesanti le scritte sugli striscioni: “No alle soluzioni del capitalismo verde”. Pesanti gli attacchi alla presidente del Brasile: “Dilma non vedi che figura stai facendo?”  Dilma è sotto un pesante attacco per aver firmato una legge che incrementerà il taglio di alberi nella foresta amazzonica. Una partecipazione corale, popolare, gioiosa. “Non vedo le tivù nazionali”, urla una donna da un altoparlante di un camion. Infatti i media del potere sono assenti. Molto presenti invece la polizia in assetto antisommossa  e reparti dell’esercito (questo città mi appare davvero sotto controllo militare).

Notevole la partecipazione delle comunità indigene sia brasiliane che boliviane. Massiccia la presenza di Via Capesina e soprattutto dei Sem Terra brasiliani. Mi son sentito bene marciando con loro. Condividendo le loro straordinarie lotte ho avuto la netta percezione di un’intensa vitalità e di voglia di cambiare. Mi sono intristito solo nel costatare l’assenza delle comunità di base brasiliane, una volta così forti e così presenti (purtroppo la chiesa in  Brasile si sta sempre più rinchiudendo su se stessa). Forti le contestazioni contro le multinazionali, specie quelle brasiliane. “La vostra multinazionale Vale do Rio Doce – urla una donna mozambicana al microfono – sta costruendo una diga nel mio paese, derubandoci delle nostre terre e delocalizzando la nostra gente”.

Anche ieri sera era stata organizzata una manifestazione, con tremila persone in piazza, proprio contro la Vale, la più potente del Brasile, che estrae ferro nel Carajàs (regione del Maranhao) e lo strasporta lungo un tratto ferroviario di 892 km fino ad arrivare al mare. Questo ferro viene esportato in una quantità di 100 milioni di tonnellate l’anno. Lungo il percorso del treno che trasporta il minerale di ferro, la Vale si rende responsabile, oltre che di violazioni del diritto del lavoro, di tante violazione di diritti umani e di diritti ambientali. Il treno investe e uccide una persona al mese per mancanza di protezioni e di segnaletica. Anche le case vicino al percorso del treno subiscono dei danni e non poche sono pericolanti. Nonostante ciò la Vale ha l’obiettivo di raddoppiare, entro il 2015, la produzione di minerale di ferro e quindi costruire un altro binario. Raddoppieranno anche le violazioni dei diritti umani.

Nel 2009, i missionari comboniani del Brasile hanno iniziato una campagna contro questa multinazionale. L’impegno riguarda tutti, in particolare padre Dario Bossi, fratel Antonio Soffientini e padre Domingo Savio si sono mossi con decisione a sfidare questo gigante. Dopo tre anni di lotte locali e internazionali, l’opinione pubblica è più consapevole e si cominciano a vedere i primi frutti: la manifestazione del 19 giugno, con tremila persone, è uno di questi frutti. La rete internazionale, le vittorie processuali e la formazione di leader comunitari sono altri frutti di questa azione.

Sono piccole vittorie, piccoli gesti simbolici di un popolo che vuole un altro sistema, rispettoso di questo piccolo pianeta che è stato messo nelle nostre mani. A noi è stata data la gioia di camminare con questa gente, con gli umili, gli emarginati di questo continente, sognando un mondo altro. Questa è la Cupola dos Povos così lontana dai quartieri ricchi dove oggi si aperto ufficialmente il vertice Onu. Ma la speranza non sta nei palazzi ma sulle strade di Rio e del mondo con i popoli in cammino. [alex zanotelli]

democrazia referendaria

Basta leggere questa parte della delibera dell'Authority per capire il senso fuorviante e fazioso rispetto all'esito referendario (referendum acqua pubblica 2011) riferito alla tariffa. [Saluti, Salvatore Carnevale]

(art. della delibera) predisporre il metodo tariffario per la determinazione, con riguardo a ciascuna delle quote in cui tale corrispettivo si articola, della tariffa de servizio idrico integrato, sulla base della valutazione dei costi e dei benefici dell'utilizzo delle risorse idriche e tenendo conto, in conformità ai principi sanciti dalla normativa comunitaria, sia del costo finanziario della fornitura del servizio che dei relativi costi ambientali e delle risorse, affinché siano pienamente attuati il principio del recupero dei costi ed il principio "chi inquina paga”.

E' una delibera ridicola. Come immaginavo SI PRENDE TEMPO!!! [Antonio]

Mail
Il giorno 05 marzo 2012 23:24, Robert von Hackwitz ha scritto: Care tutte e cari tutti, scusandomi se qualcuno avesse già segnalato la cosa e mi fosse sfuggita, segnalo che sul sito dell'Authority per l'Energia Elettrica e il Gas (e ora anche Acqua...) è stata pubblicata oggi la prima delibera in merito, nella quale è citata la lettera di Clini e la necessità di modulare la tariffa tenendo conto dell'abolizione dell'adeguata remunerazione del capitale investito. La delibera è disponibile qui: http://www.autorita.energia.it/allegati/docs/12/074-12.pdf

Resoconto di come le Istituzioni sfottono i cittadini e la democrazia! [+blogger] 

non ho volontà

Stamattina sono sceso, come ogni mattina, con la mia 150 vespa PX di anni 26, dopo qualche minuto ho visto un distributore di benzina che segnava € 1.909 a litro. Ieri quando ha segnato Lavezzi ho urlato con tutto il mio sdegno, ho eiettato fuori rabbia inconsapevole, ho sputato contro la mia vergogna e quella degli altri che non protestano, che non si fermano, che "vanno a lavorare". E’ aumentato lo zucchero, il caffè, il pane e i loculi del cimitero di Poggioreale.

Tutti in fermento per la partita del Napoli compreso il sottoscritto, tutti pronti a scattare contro l’ennesimo rigore negato, tutti pronti a lavorare per una miseria al mese, ricattati e umiliati… adesso i media s’accorgono che gli stipendi e i salari sono bassi? In realtà sono trent’anni che non aumentano, lo sto dicendo da moltissimo tempo, ma poi io chi sono? C’è la Fornero che lo afferma è questo conta!

Ladri, c’era un gol nettissimo sabato sera a favore del Milan, ladri, ladri, ladri! Bisogna avere il coraggio di non tifare più, di non guardare più le partite di calcio, di non accettare più che una sola persona guadagni 3/4/5milioni di euro all’anno. La Severino, avvocato (adesso anche ministra), nella sua dichiarazione c’è scritto: 7mln di euro… mi chiedo, ma gli avvocati guadagnano così tanto? Che cazzo ho studiato a fare la sociologia?


Sì Bravo Marcchionne chiudi le fabbriche, ricatta pure gli operai, sei l’archetipo del fallimento di questa nazione. Ma noi napoletani ci rifocilliamo da soli, slinguazziamo contro bavosi che balbettano frasi incomprensibili. Forza Napoli, tu sì che ci fai vivere la storia, il riscatto, la liberazione e noi continueremo a cantare “
Oje vita, oje vita mia” allo stadio, per le strade, quando facciamo benzina, quando compriamo il caffè, lo zucchero e il loculo ‘e zi’ Vicienzo! [+blogger]

condanno i rom

Una semplice bugia e un campo rom bruciato. Paura della condanna e un rogo inevitabile. A Torino la ragazza ha confessato poi si è scusata con i rom. Restano i brandelli illuminati di rosso, restano briciole di case puzzolenti, l‘efferata violenze padrona della stupidità e dell’abbandono.

Anche a Ponticelli è accaduta una cosa del genere, non una violenza inventata però, solo un mitico rapimento senza nulla a pretendere. Anche qui un rogo inavvertito e sentenziato. “I rom bevono, non si lavano, sono sporchi, sfruttano e rubano i bambini”.

Una cameriera nera di un albergo di New York denuncia di violenza sessuale uno degli uomini più potenti del mondo, un certo Dominique Strauss-Kahn. Questa volta nessuno si scomoda per incendiare la sua casa. Lui è sempre l’ex direttore del Fondo Monetario Internazionale. [+blogger]


giovedì 17 novembre

Con il provvedimento varato nel nuovo piano sanitario della Regione Campania il pronto soccorso dell'ospedale San Gennaro chiuderà il prossimo 30 novembre, limitando di un riferimento certo di primo soccorso oltre 100mila persone.

Il provvedimento prevede l’accorpamento del San Gennaro e dell’Ascalesi al futuro ospedale del Mare, situato all’interno della zona rossa a rischio sismico e vulcanologico del Vesuvio e che per ora resta ancora sulla carta, perché sotto inchiesta della magistratura per truffa ai danni dell’Asl Napoli1.

Inoltre dopo la chiusura del pronto soccorso dell’Ospedale Incurabili e del Cto, l’ unico pronto soccorso rimasto in zona è quello dell’ospedale Cardarelli che già soffre di sovraffollamento.

Con la chiusura del pronto soccorso dell'ospedale San Gennaro si elimina uno dei pochi servizi esistenti all'interno del quartiere Sanità', un quartiere che già' soffre di una profonda mancanza di servizi\diritti primari.

Proprio per questo la cittadinanza attiva del quartiere dopo avere bloccato il corso Amedeo di Savoia e dopo aver occupato simbolicamente la direzione sanitaria dell'ospedale San Gennaro...lancia come prossima tappa della battaglia contro la chiusura del pronto soccorso un corteo cittadino.

GIOVEDI' 17 NOVEMBRE ORE 18 - CORTEO ore 17,30 PARTENZA DAVANTI L'OSPEDALE SAN GENNARO [
comitato beni comuni cittadini della sanità]


13 settembre ’11

Due giorni fa l’emozione delle vittime delle torri gemelle. Le televisioni di mezzo mondo non hanno fatto altro che trasmettere ininterrottamente le immagini dell’11 settembre 2001. Ogni anno puntualmente si commemorano le stragi del Nazismo.

Oggi/Ieri: Oleodotto esplode in kenya bruciati vive più di 160 persone; in Libia si muore ogni istante: anche in Palestina; uccisioni di massa, sterminati interi popoli in Nicaragua; Tanzania, affonda un traghetto con 160 uomini. Operai in Italia: muore schiacciato da una pressa meccanica; 3 vittime di un depuratore; cade dall’impalcatura; muore fulminato da una scarica di 3000watt; sprofondato per negligenza… ecc ecc.

Oggi 13 settembre ’11 c’è chi ancora muore di fame, muore sì, non per malattia, non perché gli è caduta, così per caso, una bomba a grappolo in testa, muore perché il suo stomaco si contrae, perché si gonfia, si dilata e alla fine si spappola nel corpo. Dovremmo ricordarci sempre di queste cose, soprattutto quando mangiamo a tavola e la tv trasmette un reportage sull’11 settembre! [+blogger]


le sole cose vere...


al centro il sudan

Appello ai giornalisti. Il 9 luglio 2011 verrà proclamata l’indipendenza del Sud Sudan, il 54° stato dell’Africa. E’ con gioia che salutiamo questo giorno dopo tanta sofferenza e morte! Ci sono voluti 191 anni di lotte per arrivare a questo traguardo - così ha sostenuto in un messaggio alla nazione il primo presidente del nuovo stato Salva Kiir Mayardit. E’ infatti dal 1820 che i popoli del Sud Sudan hanno lottato contro schiavisti e colonizzatori, sia arabi che europei. Ma anche dopo l’indipendenza del Sudan (1956), il Sud resistette ai regimi oppressivi di Khartoum con due guerre civili, durate quasi 40 anni. Guerre spaventose che hanno fatto almeno due milioni di morti e milioni di rifugiati. L’accordo di pace fra il Nord e il Sud del Sudan siglato a Nairobi nel 2005, prevedeva anche un referendum in cui i popoli del Sud potessero liberamente esprimersi sul loro futuro. (Purtroppo il popolo Nuba, che aveva lottato con il Sud, non è stato incluso in questo accordo!).

Il 9 gennaio 2011 il Sud Sudan ha tenuto in maniera pacifica quel referendum, che ha sanzionato quasi all’unanimità l’indipendenza. Il regime di Khartoum, nella persona di Omar El Bashir, anche se ha formalmente accettato il verdetto, ha mal digerito quella soluzione. Ed ora sta rendendo la vita difficile al nuovo Stato che i vescovi cattolici hanno definito “ una unica nazione da tante tribù, lingue e popoli”. Il governo di Khartoum, sta infatti scatenando una guerra militare ed economica contro il Sud. Il 21 maggio 2011, dopo due giorni di pesanti bombardamenti, le Forze Armate Sudanesi, hanno occupato la cittadina di Abyei, al confine tra i due stati, ricca di petrolio e di importanza strategica. Ben 100.000 persone hanno dovuto fuggire. Sembra che, tramite l’Unione Africana si sia raggiunto il 21 maggio un’intesa che prevede l’invio ad Abyei di 4.000 caschi blu dell’ONU e il ritiro dei soldati di Khartoum. Il governo di Khartoum ha poi deciso che, a partire dal primo giugno, tutti i soldati SPLA (Esercito di liberazione del Sud Sudan) trovati nelle regioni del Nord, dovevano consegnare le loro armi o essere attaccati. Particolarmente toccata da questa decisione è la regione dei Monti Nuba, nel Nord del paese, dove vivono popolazioni nere che hanno combattuto con il Sud per l’indipendenza.

Riteniamo che nessun popolo in Africa abbia così tanto sofferto come i Nuba, asserragliati sulle colline del sud Kordofan. Il tentativo dell’esercito sudanese di disarmare i sodati Nuba ha spinto il 5 giugno l’esercito di liberazione dei Monti Nuba ad occupare gran parte del territorio. La reazione dell’esercito sudanese è stata feroce: pesanti bombardamenti, arresti, esecuzioni sommarie. L’aeroporto di Kadugli (la capitale della regione) è stato chiuso, la pista di Kauda (importante per le agenzie umanitarie) è stata bombardata. Molte chiese sono state saccheggiate e distrutte. Per di più il governo di Khartoum ha deciso la guerra economica contro il nuovo stato: chiusura delle vie di comunicazione verso il Sud dove ora scarseggiano i viveri e il carburante.

Noi missionari/e comboniani abbiamo vissuto e viviamo sulla nostra pelle questi avvenimenti, fin da quando il nostro fondatore S.Daniele Comboni, ha fatto di quella terra la sua terra, scelta pagata con la vita(1881). E pagata anche da tanti missionari/e sepolti nella valle del Nilo. Per questo, mentre esultiamo con i popoli del Sud Sudan per l’indipendenza, tanto agognata, chiediamo al popolo italiano di solidarizzare con questo nuovo Stato che ora inizia il suo nuovo cammino. Una nazione fra le più povere del pianeta, ma con immense potenzialità. Altresì chiediamo al governo italiano di rivedere i suoi forti legami (per il petrolio!) con il regime di Khartoum di Omar El Bashir, che ora potrebbe ripetere i crimini commessi in Darfur, anche contro il popolo Nuba. Infatti è in atto un “genocidio Nuba”, così afferma il vescovo anglicano di Kadugli Andudu Adam Elnail, la “distruzione del nostro stile di vita e della nostra storia”. Davanti a questi eventi noi missionari/e comboniani chiediamo prima di tutto alla Chiesa italiana di dedicare una domenica invitando tutti i cristiani a pregare in solidarietà ai popoli del Sudan, in particolare al popolo Nuba.

Altresì chiediamo al mondo associativo sia laico che cattolico di mobilitarsi in difesa dei diritti umani del popolo sudanese, specie dei Nuba. E a voi giornalisti, che potete così tanto nella vostra professione, noi missionari/e comboniani vi chiediamo di divulgare queste importanti notizie che riguardano sia il Sudan che il Sud Sudan, con particolare attenzione al popolo Nuba. Con l’augurio che il Nord e il Sud Sudan ritrovino pace e giustizia. [P. Fernando Zolli, mccj - P. Alex Zanotelli, mccj - Fr. Enrico Gonzales, mccj - Per adesioni scivere a fernando.zolli@gmail.com egir@hotmail.com]