Un contatore elettronico della Società ENEL tra la via santa
Maria Antesaecula e Vico Carlotta (angolo), è stato rimosso, e spezzata in due l’asta che
lo sostiene. I fili elettrici senza copertura adeguata possono provocare un
corto circuito molto pericoloso. Il contatore si trova quasi a terra alla
portata di tutti e soprattutto dei bambini. Bisogna intervenire prima possibile.
Visualizzazione post con etichetta inquinamento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta inquinamento. Mostra tutti i post
a quando l'onda verde?
APPELLO NO OIL
Sono già trascorsi sei mesi
dal vertice sul clima di Parigi (COP21), nel quale i potenti del mondo si erano
accordati di tenere la temperatura del pianeta sotto un grado e mezzo per
evitare il disastro ecologico. L’accordo raggiunto era stato osannato come
“l’accordo del secolo”. Il 22 aprile, con una solenne cerimonia al Palazzo di
Vetro a New York, i capi di Stato di 175 nazioni hanno firmato “L’accordo di
Parigi”, per combattere il surriscaldamento del Pianeta. “Una giornata storica”
l’ha definita Ban Ki Moon. Anche Renzi a nome dell’Italia ha firmato
quell’accordo. Eppure, in questi mesi, abbiamo visto in questo paese ben poco
che esprimesse la volontà politica per un cambiamento di rotta. Nessun
dibattito politico sul clima in Parlamento. Nessuna legge in vista per mettere
al bando petrolio e carbone. Anzi abbiamo assistito a un aumento di trivelle
per mare e per terra. Renzi stesso ha invitato i cittadini a non andare a
votare per il Referendum sulle trivelle a mare (17 aprile), che ha rivelato
come il popolo italiano sia lontano dal capire che il petrolio deve rimanere
sotto terra. Non solo, ma anche i media non aiutano il popolo a capire la
gravità della crisi ecologica. Ma anche il mondo politico italiano non sembra
interessato ad approfondire questo problema. Ne è un segnale chiaro l’assenza
quasi totale di questo tema nell’attuale campagna elettorale. Non ho sentito da
nessuna parte l’impegno ad andare verso le emissioni zero o sganciarsi
progressivamente dai combustibili fossili. Bisogna riconoscere che, a sei mesi
dallo “storico” accordo di Parigi, ben poco si è mosso in Italia. Lo ammette
anche Via Campesina: ”L’accordo di Parigi è totalmente insufficiente per
affrontare la problematica del riscaldamento globale.” Infatti l’accordo non contiene
nulla di vincolante per gli stati, non fa nessun riferimento ai fossili (petrolio
e carbone) e prevede la revisione nel 2023.
La speranza quindi non può
che venire dal basso , dalla cittadinanza attiva, da una combinazione di resistenza,
resilienza e buone pratiche E’ l’indicazione che ci viene da Via Campesina: ”La
società civile non può restare passiva e deve raddoppiare i propri sforzi per
andare oltre il trattato di Parigi e realizzare misure effettive reali,
concrete contro il cambiamento
climatico. ”In molti paesi i movimenti per la giustizia climatica stanno
proponendo e rivendicando l’urgenza di un impegno per tenere il petrolio,
carbone e gas naturale sottoterra. Invece ho la netta impressione che, dopo il
vertice di Parigi, la società civile italiana sia rimasta silenziosa “aspettando
Godot…”. Ho la stessa impressione della chiesa italiana, dove ben poco sembra
muoversi in questo campo, nonostante la sferzata data da Papa Francesco con la
sua enciclica Laudato Sì. E’ mai possibile che migliaia di attivisti negli USA,
Inghilterra, Australia, Sudafrica, Indonesia abbiano partecipato nelle prime
due settimane di maggio alla più grande campagna mondiale di disobbedienza
civile contro i combustibili fossili, chiamata Break Free, mentre in Italia non
si muove foglia?
La situazione climatica è
grave. Il 2015 è stato l’anno più caldo della storia. “La porta dei due gradi
centigradi si sta per chiudere - ha detto Fatih Birol di IEA (Agenzia
Internazionale Energia). Nel 2017 si chiuderà per sempre!”
Solo un movimento popolare
unitario, un’onda verde, capace di unire le forze sia religiose che
laiche, potrà forzare il governo italiano a prendere decisioni. E’ quanto ci
suggerisce Papa Francesco in Laudato Si’: ”Poiché il diritto si dimostra
insufficiente a causa della corruzione, si richiede una decisione politica
sotto la pressione della popolazione. La società attraverso ong e associazioni
intermedie deve obbligare i governi a
sviluppare normative, procedure e controlli rigorosi. Se i cittadini non controllano
il potere politico non è possibile un contrasto ai danni ambientali.”(179) La
cittadinanza attiva deve forzare il nostro governo e il parlamento a una legge che ci sganci progressivamente dall’uso dei
combustibili fossili (soprattutto petrolio e carbone) e punti alle energie
rinnovabili, specie il solare, che non deve essere nelle mani delle multinazionali, ma delle comunità locali. Inoltre deve esigere dal governo un
piano nazionale per l’energia. Per realizzare questo, la cittadinanza attiva
deve mettere in campo una serie di azioni non-violente, come fa il movimento
internazionale Break Free, contro le trivellazioni, le centrali a carbone, le
raffinerie… (sit-in, occupazioni, blocchi ferroviari…).
Infine la cittadinanza attiva
deve lanciare una grande campagna di Disinvestimento (Fossil Free) da quelle
banche che investono sia sul carbone che sul petrolio. Se vogliamo ottenere dei
risultati dobbiamo colpire le banche (oggi il vero potere!), togliendo i nostri
soldi, non solo a titolo personale, ma soprattutto a livello istituzionale,
come parrocchie o comuni. E’ una campagna internazionale già in atto che ha
portato negli USA 180 istituzioni all’impegno di ritirare i propri investimenti,
per un valore di 50 trilioni da banche che investono in combustibili fossili,
tra cui anche il Consiglio Ecumenico delle Chiese(WCC) e la Federazione
Mondiale Luterana. Perfino i Rockefeller
hanno deciso di ritirare i loro soldi, iniziando da quelle banche che
investono nei due elementi che inquinano di più (carbone e shale). Tra le
banche che più investono in carbone (cito quelle più comuni): Deutsche Bank,
BPN Paribas, UBS, Unicredit, HSBC e tante altre (vedi il rapporto Bankrolling
Climate Change. “Le persone coscienziose-afferma Desmond Tutu-devono rompere contro
banche che finanziano l’ingiustizia del cambiamento climatico”. Se parrocchie
come comuni, diocesi come regioni decideranno di ritirare i propri soldi da
quelle banche che finanziano i combustibili fossili, otterremo molto in fretta
chiare scelte da parte del nostro governo per salvare la Madre Terra. Tutto questo lo possiamo ottenere se le realtà di base,
sia laiche che religiose, formeranno un forte movimento popolare per salvare e
fare pace con la nostra amata Madre
Terra. E’ un impegno etico fondamentale per tutti noi. Diamoci da fare
perché vinca la Vita! [alex zanotelli]
Napoli, 5 giugno 2016 - Giornata mondiale
dell’ambiente Per adesioni: appelloclima@gmail.com
basta guerre
Italia-Libia - Siamo alla vigilia di un’altra guerra contro la Libia, “a
guida italiana” questa volta. Sembra ormai assodato che le forze speciali SAS
sono già iu Libia, per preparare l’arrivo di mille soldati britannici.
L’operazione complessiva, capitanata dall’Italia, dovrebbe coinvolgere seimila
soldati americani ed europei per bloccare i cinquemila soldati dell’Isis. Il
tutto verrà sdoganato come “ un’operazione di peacekeeping e umanitaria. ”L’Italia,
dal canto suo, ha già trasferito a Trapani quattro cacciabombardieri AMX pronti
a intervenire. Il nostro paese-così sostiene il governo Renzi – attende però
per intervenire l’invito del governo libico di unità nazionale, presieduto da
Fayez el Serray. E altrettanto chiaro che sia il ministro degli Esteri,
Gentiloni, come la ministra della Difesa, Pinotti, premono invece per un rapido
intervento.
Sarebbe però ora che il popolo italiano-tramite il
Parlamento- si interrogasse , prima di intraprendere un’altra guerra contro la
Libia. Infatti,se c’è un popolo che la Libia odia, siamo proprio noi che,
durante l’occupazione coloniale, abbiamo impiccato o fucilato centomila libici.
A questo dobbiamo aggiungere la guerra del 2011 contro Gheddafi per “esportare
la democrazia”, ma in realtà per mettere le mani sull’ oro ‘nero’ di quel
paese. Come conseguenza, abbiamo creato il disastro, facendo precipitare la
Libia in una spaventosa guerra civile, di tutti contro tutti, dove hanno
trovato un terreno fertile i nuclei fondamentalisti islamici. Con questo
passato, abbiamo , noi italiani, ancora il coraggio di intervenire alla testa
di una coalizione militare?
Il New York Times del 26 gennaio scorso afferma che gli USA
da parte loro, sono pronti ad intervenire. Per cui possiamo ben presto
aspettarci una guerra. Questo potrebbe anche spiegare perché in questo periodo
gli USA stiano dando all’Italia armi che avevano dato solo all’Inghilterra.
L’Italia sta infatti ricevendo dagli USA missili e bombe per armare i droni
Predator MQ- 9 Reaper, armi che ci costano centinaia di milioni di dollari. Non
dimentichiamo che la base militare di Sigonella (Catania) è oggi la capitale
mondiale dei droni usati oggi anche per spiare la Libia. L’Italia non solo
riceve armi, ma a sua volta ne esporta tante soprattutto all’Arabia Saudita e
al Qatar, che armano i gruppi fondamentalisti islamici come l’ISIS. I viaggi di
Renzi lo scorso anno in quei due paesi hanno propiziato la vendita di armi.
Questo in barba alla legge 185 che proibisce al governo italiano di vendere
armi a paesi in guerra e che non rispettano i diritti umani. (L’Arabia Saudita
non rispetta i diritti umani e fa la guerra in Yemen)
Per cui diventa pura ipocrisia per l’Italia intervenire
militarmente in Libia per combattere l’Isis, quando appare chiaro che siamo noi
ad armarlo. E’ così che siamo noi a creare i mostri e poi facciamo nuove guerre
per distruggerli. “La guerra è proprio la scelta per le ricchezze- ha detto
recentemente Papa Francesco. Facciamo armi: così l’economia si bilancia un po’
e andiamo avanti con il nostro interesse. C’è una brutta parola del Signore. Maledetti
coloro che operano per la guerra, che fanno le guerre: sono maledetti, sono delinquenti!”
Basandoci su questa lettura sapienziale, dobbiamo dire NO a
questa nuova guerra contro la Libia. Quello che ai poteri forti interessa non è
la tragica situazione del popolo libico, ma il petrolio di quel paese. Dobbiamo
tutti mobilitarci!
In questo momento così grave è triste vedere il movimento
per la pace frantumato in mille rivoli. Oseremo metterci tutti insieme per
esprimere con un’unica voce il nostro NO
alla guerra contro la Libia, un NO
a tutte le guerre che insanguinano il nostro mondo. E’ possibile un incontro a
Roma di tutte le realtà di base per costruire un coordinamento o un Forum
nazionale contro le guerre? E’ possibile pensare a una Manifestazione Nazionale
contro tutte le guerre, contro la produzione bellica italiana, contro la
vendita di armi all’Arabia Saudita e al Qatar , in barba alla legge 185? E
contro le nuove bombe atomiche in arrivo all’Italia, le B61-12. E’ possibile
pensare a una Perugia-Assisi 2016, retaggio storico di Capitini, sostenuta e
voluta da tutto il movimento per la pace?
Smettiamola di ‘farci la guerra’ l’un con l’altro e
impariamo a lavorare in rete contro questo Sistema di morte. “La guerra è un
affare-ha detto recentemente Papa Francesco. I terroristi fabbricano armi? Chi
dà loro le armi? C’è tutta una rete di interessi, dove dietro ci sono i soldi o
il potere. Io penso che le guerre sono un peccato, distruggono l’umanità, sono
la causa di sfruttamento, traffici di persone. Si devono fermare.” [alex zanotelli]
l'amianto c'è ancora
Sbriciolato, schiacciato, fermo dal 17 dicembre 2014. Alcuni pezzi sono stati portati via, a questo punto,visto che a terra non c'era il fissante, credo sia stato tolto in modo indiscriminato. Le auto ci parcheggiano sopra spezzando di continuo le lastre.
amianto sbrciolato
ATTENZIONE
Amianto sbriciolato (pericolosissimo), alla via s. m. Antesaecula 126 altezza via Arena alla Sanità di fronte alla pizzeria Concettina ai Tre Santi. L'amianto è coperto in modo insufficiente da un telone e da una busta vicino sede di Celanapoli.
nubifragio alla sanità
Attenzione il temporale di poco fa ha fatto cadere alcuni calcinacci e pezzi di ETERNIT alla fine di via S.M. Antesaecula.
abisso ecologico
Stiamo
andando nel silenzio generale verso un altro importante appuntamento
internazionale: la Conferenza delle Parti (COP 19) che si terrà a Varsavia,
11-12 novembre. Eppure non c’è nell'agenda dei nostri politici. E questo
nonostante il quinto Rapporto IPCC ( Panel Internazionale per i Cambiamenti
Climatici) presentato a Stoccolma il 27 settembre scorso e frutto di una ricerca scientifica durata sei
anni. Il Rapporto afferma che la concentrazione di CO2 (anidride carbonica)
nell'atmosfera è al limite di guardia e tra dieci anni saremo fuori dall'area
di sicurezza. Le emissioni di gas serra continuano a crescere del 2-3% l’anno.
Andando avanti così, gli scienziati dell’IPCC dicono che , a fine secolo, la
temperatura potrebbe arrivare a 5,5 gradi. Gli scienziati indicano anche le
cause responsabili di questo processo: i
combustibili fossili (petrolio, carbone e metano) e la deforestazione. E la
comunità scientifica concorda che la colpa è dell’uomo.
Il
clima è impazzito e la Madre Terra non sopporta più il più vorace degli
animali: l’uomo. Ci attende una tragedia con conseguenze devastanti per
l’umanità(scioglimento dei ghiacciai, innalzamento dei mari, tempeste come
Sandy, centinaia di milioni di rifugiati climatici). E’ in atto un biocidi,
un genocidio. “Moralmente noi abbiamo sviluppato una risposta al
suicidio, all'omicidio, al genocidio - ha scritto il teologo ecologista Thomas
Berry - ma ora ci troviamo a confrontarci con il biocidio, l’uccisione
di sistemi vitali, e il genocidio, l’uccisione del Pianeta Terra nelle
sue strutture vitali e funzionali. Queste opere sono un male maggiore di quanto
abbiamo conosciuto fino ad oggi, male per il quale non abbiamo principi né
etici, né morali di giudizio. Una semplice dottrina della custodia del creato
non sembra più adeguata per affrontare problemi così gravi.” E’ una situazione che interpella tutti,
credenti e non. Giustamente lo stesso Berry afferma che “la più significativa
divisione tra gli esseri umani non è basata né su nazionalità né sull'etnia né
sulla religione, ma piuttosto è una divisione fra coloro che dedicano la loro
vita a sfruttare la terra in una maniera deleteria, distruggendola, e coloro
che si dedicano a preservare la terra in tutto il suo naturale
splendore.”. Credenti e non sono
convocati oggi nella storia a un salto di qualità per affrontare una situazione
così grave e minacciosa. E’ in ballo la vita, è in ballo il futuro
dell’umanità.
Lo
stiamo toccando con mano qui in Campania, una terra avvelenata da rifiuti
tossici, dai fuochi di materiali
tossici, dalle megadiscariche… Noi stiamo morendo di tumori, leucemie. Lo stiamo toccando con mano a Taranto
avvelenata dall'inquinamento industriale, con quasi novemila malati di cancro,
con piombo nel sangue dei bambini e diossine nel latte materno. Nel microcosmo
osserviamo quello che avviene nel macrocosmo: la Madre Terra è violentata,
avvelenata, degradata; non sopporta più la specie umana.
Sono
però profondamente convinto che ce la possiamo fare partendo dalle nostre
realtà locali. Per questo c’è bisogno di un grande lavoro di informazione e
coscientizzazione che porti a una rivoluzione culturale (è agghiacciante il
silenzio dei media su questi temi!). Una rivoluzione culturale che chiede a
tutti: stile di vita più sobrio ed essenziale; riciclaggio totale dei rifiuti ,opponendoci
agli inceneritori; bilancio energetico nazionale che riduca del 30% le
emissioni di gas serra entro il 2020; sostegno al Piano della Commissione
Europea che prevede una riduzione per tappe dell’80%delle emissioni di gas
serra entro il 2050; un fondo per le nazioni del Sud del mondo per fronteggiare
i cambiamenti climatici, ricordando il
nostro debito ecologico nei loro confronti.
E’
partendo da queste basi che dobbiamo mobilitarci, dal basso, come cittadinanza
attiva, per forzare i governi e la politica a una svolta epocale. Purtroppo in
questi anni abbiamo in larga parte fallito sia a livello locale che nazionale
ed internazionale. Basterebbe, a livello mondiale, ricordare il fallimento
delle varie Conferenze delle Parti (COP) sui cambiamenti climatici, da
Copenhagen (2009) a Durban (2010), da Cancun (2011) a Doha (2012). Il prossimo
appuntamento importante sarà a Varsavia dove si terrà la COP19 (11-12 novembre
2013). Dopo un Rapporto così duro dell’IPCC sulla situazione climatica del
Pianeta, non possiamo accettare un altro fallimento a Varsavia. L’IPCC afferma
che il disastro ambientale potrebbe essere evitato se in pochi anni si
dimezzassero le emissioni di gas serra causate dall'uso di petrolio, carbone e
metano. Ma manca la volontà politica per farlo. Infatti dopo il fallimento del
vertice del 2009 a Copenhagen i governanti si sono affidati agli impegni
volontari di riduzione del CO2, rimandando al 2020 una cura più efficace… “Proseguendo
su questa strada- ha scritto il teologo della liberazione Leonardo Boff - ci
troveremo di fronte, e non manca molto, a un abisso ecologico. Come ai tempi
di Noè, continuiamo a mangiare, a bere, e ad apparecchiare la tavola del
Titanic che sta affondando. La casa sta prendendo fuoco e mentiamo agli altri
dicendo che non è niente.” [Alex
Zanotelli]
raccolta rifiuti alla penninata
Il Comitato Penninata, riunitosi in data odierna per discutere della raccolta rifiuti sulla scalinata, alla presenza di numerose famiglie e dell’Assessore all’Ambiente e ai Rifiuti della Terza Municipalità, dopo approfondita discussione,
Giudica positivamente l’esperienza pilota che si è protratta per molti mesi di raccolta differenziata porta a porta.
Grazie alla fattiva collaborazione tra cittadini ed istituzioni, per la prima volta a Napoli su una scalinata è stato raggiunto il risultato di un’alta percentuale di raccolta differenziata. Denuncia l’avvenuta interruzione, da parte di Asia non solo del servizio di raccolta della differenziata, ma anche della indifferenziata, con grave disagio dei cittadini ed elevato rischio sanitario ed ambientale.
Rivendica il diritto dei cittadini contribuenti ad usufruire della raccolta dei rifiuti, e ritiene che si possono individuare soluzioni tecniche che consentano di effettuare detta raccolta in condizioni di sicurezza, come richiesto dai lavoratori dell’Asia. Prende atto dell’ impegno assunto dall’ Assessore all’Ambiente di convocare un incontro urgente con i rappresentanti della Municipalità, dell’Asia e del Comitato Penninata per il ripristino del servizio.
Predisporrà, se si protrae l’attuale situazione, un esposto alla Municipalità, al Comune, all’ASL ed alla Procura della Repubblica per denunciare l’interruzione di un pubblico servizio regolarmente pagato dai contribuenti, che può essere svolto in sicurezza e a costi sostenibili. Mozione approvata all’unanimità. Napoli 26 Ottobre 2012 [comitato penninata – rete sanità]
Grazie alla fattiva collaborazione tra cittadini ed istituzioni, per la prima volta a Napoli su una scalinata è stato raggiunto il risultato di un’alta percentuale di raccolta differenziata. Denuncia l’avvenuta interruzione, da parte di Asia non solo del servizio di raccolta della differenziata, ma anche della indifferenziata, con grave disagio dei cittadini ed elevato rischio sanitario ed ambientale.
Rivendica il diritto dei cittadini contribuenti ad usufruire della raccolta dei rifiuti, e ritiene che si possono individuare soluzioni tecniche che consentano di effettuare detta raccolta in condizioni di sicurezza, come richiesto dai lavoratori dell’Asia. Prende atto dell’ impegno assunto dall’ Assessore all’Ambiente di convocare un incontro urgente con i rappresentanti della Municipalità, dell’Asia e del Comitato Penninata per il ripristino del servizio.
Predisporrà, se si protrae l’attuale situazione, un esposto alla Municipalità, al Comune, all’ASL ed alla Procura della Repubblica per denunciare l’interruzione di un pubblico servizio regolarmente pagato dai contribuenti, che può essere svolto in sicurezza e a costi sostenibili. Mozione approvata all’unanimità. Napoli 26 Ottobre 2012 [comitato penninata – rete sanità]
stupidità indifferenziata
"Il vantaggio di
essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille,
mentre il contrario è del tutto impossibile". [W. A.]
mentre il contrario è del tutto impossibile". [W. A.]
Ecco cosa c'era per le strade del rione ieri l'altro, oltre all'amianto
(quest'ultimo non è stato ancora rimosso).
amianto indiscriminato
ATTENZIONE
Amianto buttato in modo indiscriminato alla via santa Maria Antesaecula altezza UOSM Istituto d'Igiene Mentale distretto 49
vivere con meno
L’associazione TuttoGratiSanità
non è un’associazione, ma un modo di pensare diverso, un’attività commerciale
che non commercia, una organizzazione
non lucrativa rivolta prevalentemente all’ambiente e allo spreco. Presupposto fondamentale
è quello di vivere con meno. Tra il dire e il fare c’è in mezzo il mare, anche
se proveremo a nuotare controcorrente risparmiando, non consumando, riciclando,
riusando, non comprando il dipiù.
Il tuttogratis organizza il last minute market: trasporta alimenti,
porta cibo buono, che altrimenti andrebbe in discarica, a chi ne ha bisogno, ai
più poveri, ai senza fissa dimora. Lo porta gratuitamente sostenendosi con le donazioni,
il 5 per mille, e “la carità pelosa di donna Prassede” (cit.). Il tuttogratis
vive con meno perché non vuole guadagnare, non vuole essere una multinazionale,
non vuole gli sponsor delle banche, non vuole arricchirsi indiscriminatamente e
togliendo il meno alla povera gente.
Il TuttoGratis baratta, rimette
un oggetto, una frutta, uno yogurt, un formaggio, al posto suo, lo riconverte psicologicamente, lo lavora
senza stancarsi, senza manipolarlo, senza sprecarlo. Il cibo che sta per
scadere, soprattutto il cibo secco, è buono, buonissimo, può essere mangiato
tranquillamente, così facendo si riducono i rifiuti, si aiutano i poveri, le
mense, si riduce l’inquinamento. Un miliardo di dollari di cibo buttato ogni
giorno.
Vivere con meno è la nostra
missione, conservare per usare ancora, non strafare: non sprecare energia,
acqua, terra: quest’ultima vive con noi e per noi, se la sfruttiamo la
distruggiamo, se viviamo con essa in equilibro l’equilibrio entra dentro di
noi, un equilibrio virtuoso, un circolo economico che aiuta tutti, senza discriminazione di sesso, di "razza" e soprattutto di ideologia. Il nostro
sito, clicca. [+blogger]
rio+20: tonfo onu
I movimenti e le organizzazioni
popolari, che per oltre una settimana hanno discusso di giustizia sociale e
ambientale, ieri hanno chiuso la Cupula dos Povos (assemblea dei popoli) di Rio
de Janeiro con la lettura della dichiarazione finale in difesa dei beni comuni
e contro la mercantilizzazione della vita. Questa stessa dichiarazione è stata
immediatamente portata al segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon
nella sede della riunione ufficiale Onu Rio+20, dove, dal 20 al 22 giugno, i
capi di stato e di governo di tutto il mondo hanno tentato di trovare una
soluzione alla grave crisi economica che ci attanaglia. L’incontro con il
segretario Onu non ha portato a nessun risultato, come non era difficile
prevedere. Infatti, sappiamo da fonti sicure che la stessa Cupula dos Povos si
era spaccata sull’opportunità o meno di dialogare con le istituzioni. Un gruppo
è comunque andato e si è ritrovato con nulla in mano.
Anche se non è ancora stato
pubblicato un documento ufficiale finale di Rio+20, appare chiaro non solo il
fallimento del vertice Onu ma soprattutto è di tutta evidenza che le Nazioni
Unite sono prigioniere delle multinazionali, delle banche, del Fondo monetario
internazionale, della Banca mondiale, dell’Organizzazione mondiale del
commercio. Di fatto l’Onu benedice l’economia verde di mercato a vantaggio del
grande business e della finanza globale. Siamo di fronte al fallimento
dell’Onu, su cui la società civile aveva riposto tante speranze, e
all’incapacità di stati e governi di dare una risposta alla gravissima crisi
ecologica. In definitiva è il fallimento della politica. Ecco perché diventa
fondamentale la capacità della cittadinanza attiva di organizzarsi a livello
locale, regionale, nazionale e internazionale, come ha fatto la Cupola dos
Povos e come dovremo fare al Forum sociale mondiale di Tunisi, che si terrà nel
marzo del 2013.
Dall’alto non c’è più nulla da
sperare. La speranza potrà nascere solo dal basso, tramite un’informazione
seria e una forte coscientizzazione, che devono portare i cittadini ad
organizzarsi come nuovi soggetti politici. E’ quanto chiede l’appello finale
della Cupula dos Povos: “Ritorniamo nei nostri territori, regioni e paesi per
costruire le convergenze necessarie per continuare la lotta, resistendo al
sistema capitalista e alle sue vecchie e nuove manifestazioni”. Questo però non
basta, se non si lavora seriamente dal basso per fare nascere un nuovo modello
sociale ed economico alternativo a quello attuale. Che è entrato in una nuova
fase di appropriazione e di finanziarizzazione i beni comuni (acqua, aria,
energia, terra) e che sta mettendo con le spalle al muro ogni forma di
democrazia. Come missionari comboniani, riuniti a Rio nel contesto della Cupula
dos Povos, stiamo affrontando proprio in questi giorni questi stessi temi
perché sono centrali per la missione oggi. [alex zanotelli]
rio+20 la speranza che cammina
Si sono conclusi oggi a Rio sia
il vertice della Terra promosso dall’Onu sia la Cupola dos Povos, promossa dai
movimenti sociali e ambientali. Per ora ci occupiamo della conclusione della settimana
di assemblee e dibattiti dei movimenti popolari, voluti dalla Cupula dos Povos.
Quella della Cupula è un’invenzione tipicamente brasiliana per
rispondere in maniera creativa alle sfide di Rio+20. Per prepararla ci è voluto
più di un anno e vi hanno collaborato soprattutto i grandi organismi popolari
come Sem Terra e Via Campesina. Ritengo che sia stato un bene organizzarla
quest’anno perché si sono tenuti caldi i temi affrontati dai Forum sociali
mondiali. Altriment intorno a Rio+20 ci sarebbe stato solo il vuoto.
Purtroppo la Cupola non ha
rappresentato tutta la ricchezza sociale brasiliana. Inoltre trovo grave il
fatto che la chiesa di base brasiliana non sia entrata in questo processo.
Altrettanto grave è che i movimenti internazionali di base siano rimasti quasi
estranei a questo evento. La Cupula dos Povos ha lavorato per creare una
“spazio di convergenza” così da poter arrivare ad un documento finale
condiviso. Questo documento finale è stato letto oggi nella grande tenda
centrale, davanti ad una grande folla, attenta e partecipe. Una voce femminile ha
iniziato così, non prima di aver sottolineato che queste proposte vanno portare
al Forum sociale mondiale di Tunisi che si terrà nel 2013: “Movimenti sociali
popolari, sindacati, popoli, organizzazioni della società civile e
ambientalisti, presenti nella Cupula dos Povos per la giustizia sociale e
ambientale, evidenziamo il nostro impegno a costruire delle convergenze e delle
alternative, coscienti che noi siamo i soggetti di una relazione altra tra
uomini e donne e tra l’umanità e la natura, assumendo la sfida urgente di
frenare la nuova fase di ricomposizione del capitalismo e di costruire,
attraverso la nostre lotte, i nuovi paradigmi della società”.
Il documento continua poi
denunciando “la vera causa strutturale della crisi globale: il sistema
capitalista”; in seguito chiama in causa “le multinazionali che commettono i
loro crimini con una sistematica violazione dei diritti dei popoli e della
natura, nella più totale impunità”. Sulla cosiddetta “economia verde”, si
afferma che “è una delle espressioni dell’attuale fase finanziaria del
capitalismo, il quale usa vecchi come nuovi meccanismi, ad esempio la
commistione pubblico privato, il superstimolo al consumismo, l’appropriazione e
la concentrazione delle nuove tecnologie, il mercato del carbonio”.
Come alternative a questo
sistema, il documento finale propone “la difesa degli spazi pubblici nelle
città, attraverso una gestione democratica e la partecipazione popolare,
un’economia cooperativa e solidale, la sovranità alimentare, un nuovo paradigma
di produzione, distribuzione e consumo”. Sostiene inoltre “la difesa dei beni
comuni (acqua, aria, energia, terra) passa attraverso la garanzia di una serie
di diritti umani e della natura, per la solidarietà e il rispetto delle cosmovisioni
e delle credenze dei differenti popoli, come ad esempio la difesa del Bem
Viver”.
Si afferma, infine, con forza che
“i popoli chiedono di decidere come e per chi si destinano i beni comuni ed
energetici, così da assumere il controllo popolare e democratico della propria produzione.
Un nuovo modello energetico che si basi sulle energie rinnovabili e
decentralizzate, e che garantisca energia per il popolo e non per le
multinazionali”. Con grande passione, alla fine della lettura, la gente si è
alzata e ha gridato: “In piedi, continuiamo la lotta!”. [alex zanotelli]
rio+20 benvenuti
“Benvenuti a Rio+20”. Con questa scritta a caratteri cubitali siamo stati accolti all’aeroporto di Rio per il vertice sul pianeta Terra convocato dall’Onu (20-22 giugno). Come missionari comboniani abbiamo deciso di ritrovarci insieme nel contesto del Vertice per riflettere sul tema pianeta Terra, che ci tocca direttamente. La Terra infatti non sopporta più l’homo sapiens, il cosiddetto sviluppo e questo sistema economico finanziario che vive depredando il pianeta e rendendo i poveri sempre più poveri. Sono arrivato la notte del 18 giugno nella Baixada fluminense, uno dei quartieri più violenti di Rio, dove vive e opera una comunità comboniana. Così ho avuto subito il sentore di che cos’è “l’altra Rio”. Una sensazione diventata ancora più netta il mattino seguente, attraversando in autobus la città. Mi sono parse chiare due città, spesso una di fronte all’altra: la Rio degli impoveriti e la Rio dell’opulenza. Va notato che il vertice Onu dei capi di stato si tiene a Barra de Tigiuca, la parte bene di Rio. Io invece mi sono recato subito a Aterro de Flamengo per partecipare alla Cupola dos Povos che ha trovato spazio nel lungomare Bahia da Gloria.
Due vertici. La Cupola dos Povos fatta di indigeni, di poveri, di cittadini, di associazioni. Mentre la “Cupola dos Ricos” è collocata nel cuore della ricchezza di Rio. Una vera e propria apartheid. “Loro sono al centro, a Tigiuca”, ha detto il prof. Bonaventura de Souza. “Il circo del’Onu”, li ha definiti il prof. Martinez-Alier, che non decide mai nulla!”. Infatti l’impressione che abbiamo ora è che il Vertice della Terra rischia di essere un altro fallimento. Fra l’altro non hanno partecipato né Obama né la Merkel.
Ma la speranza non viene da lì, viene invece dai poveri, dagli indigeni, dalla cittadinanza attiva. E’ stato incredibile per me trovare Aterro de Flamengo così tanta vivacità, dibattiti, reti, campagne… Un’immensa fiera dell’inventiva umana, di culture, di associazioni… E’ la stessa impressione che ho avuto quella stessa mattina partecipando ad un dibattito, promosso da Rigas (Rete italiana per la giustizia sociale e ambientale), sui nuovi paradigmi necessari per rispondere alle sfide della giustizia non solo distributiva ma anche ambientale. Vi hanno partecipato il teologo brasiliano Leonardo Boff, lo spagnolo prof. J. Martinez-Alier, l’economista portoghese Bonaventura de Souza, il coordinatore di Rigas Giuseppe de Marzo. Lavori presieduti da Marica de Pierri, dell’associazione “A Sud”, nella sala strapiena del Musero di arte moderna. “Il Pil non può più essere l’indicatore per l’economia, ha detto il noto economista Martinez, dobbiamo andare verso la prosperità senza crescita, secondo quanto teorizzato dall’economista Usa Tim Jakson”. Martinez ha avuto parole di elogio e di sostegno per le due esperienza latinoamericane di Ecuador e Bolivia.
Boff è partito citando Einstien: “Non si può pensare che chi ha creato la crisi trovi anche la soluzione”. Né si può accertate come principio etico quello del nostro vivere bene occidentale perché “questo ha significato vivere male per miliardi di persone”. Per uscire dall’attuale crisi, Boff ha elencato 4 principi fondamentali: a) ogni essere ha un valore intrinseco che deve essere rispettato; b) il dovere di prendersi cura di ciò che ci circonda; c) una responsabilità planetaria; d) cooperazione e solidarietà universali. Ha sottolineato che non si può produrre per accumulare ma solo per condividere. Giuseppe de Marzo ha ribadito che l’attuale crisi nasce dal non aver riconosciuto la natura e i diritti della Madre Terra. Ha urlato: “Noi siamo la terra. Basta con la crescita”. Personalmente ho portato a conoscenza dell’assemblea le lotte popolari italiane sull’acqua con il referendum e sui rifiuti con la resistenza alle megadiscariche e agli inceneritori, per muoverci invece verso il riciclaggio totale. Infine il prof. De Souza ha definito la green economy “il cavallo di Troia del capitalismo mondiale” e ha messo tutti in guardia tutti che “bisogna cambiare il potere prima di prenderlo”.
Questa di Rio è stata una tavola rotonda molto valida che prelude a tanti incontri. Provocazioni queste importanti anche per noi comboniani, a Rio siamo una trentina, che dobbiamo riuscire ad includere pienamente queste tematiche nel nostro fare missione. [alex zanotelli]
Due vertici. La Cupola dos Povos fatta di indigeni, di poveri, di cittadini, di associazioni. Mentre la “Cupola dos Ricos” è collocata nel cuore della ricchezza di Rio. Una vera e propria apartheid. “Loro sono al centro, a Tigiuca”, ha detto il prof. Bonaventura de Souza. “Il circo del’Onu”, li ha definiti il prof. Martinez-Alier, che non decide mai nulla!”. Infatti l’impressione che abbiamo ora è che il Vertice della Terra rischia di essere un altro fallimento. Fra l’altro non hanno partecipato né Obama né la Merkel.
Ma la speranza non viene da lì, viene invece dai poveri, dagli indigeni, dalla cittadinanza attiva. E’ stato incredibile per me trovare Aterro de Flamengo così tanta vivacità, dibattiti, reti, campagne… Un’immensa fiera dell’inventiva umana, di culture, di associazioni… E’ la stessa impressione che ho avuto quella stessa mattina partecipando ad un dibattito, promosso da Rigas (Rete italiana per la giustizia sociale e ambientale), sui nuovi paradigmi necessari per rispondere alle sfide della giustizia non solo distributiva ma anche ambientale. Vi hanno partecipato il teologo brasiliano Leonardo Boff, lo spagnolo prof. J. Martinez-Alier, l’economista portoghese Bonaventura de Souza, il coordinatore di Rigas Giuseppe de Marzo. Lavori presieduti da Marica de Pierri, dell’associazione “A Sud”, nella sala strapiena del Musero di arte moderna. “Il Pil non può più essere l’indicatore per l’economia, ha detto il noto economista Martinez, dobbiamo andare verso la prosperità senza crescita, secondo quanto teorizzato dall’economista Usa Tim Jakson”. Martinez ha avuto parole di elogio e di sostegno per le due esperienza latinoamericane di Ecuador e Bolivia.
Boff è partito citando Einstien: “Non si può pensare che chi ha creato la crisi trovi anche la soluzione”. Né si può accertate come principio etico quello del nostro vivere bene occidentale perché “questo ha significato vivere male per miliardi di persone”. Per uscire dall’attuale crisi, Boff ha elencato 4 principi fondamentali: a) ogni essere ha un valore intrinseco che deve essere rispettato; b) il dovere di prendersi cura di ciò che ci circonda; c) una responsabilità planetaria; d) cooperazione e solidarietà universali. Ha sottolineato che non si può produrre per accumulare ma solo per condividere. Giuseppe de Marzo ha ribadito che l’attuale crisi nasce dal non aver riconosciuto la natura e i diritti della Madre Terra. Ha urlato: “Noi siamo la terra. Basta con la crescita”. Personalmente ho portato a conoscenza dell’assemblea le lotte popolari italiane sull’acqua con il referendum e sui rifiuti con la resistenza alle megadiscariche e agli inceneritori, per muoverci invece verso il riciclaggio totale. Infine il prof. De Souza ha definito la green economy “il cavallo di Troia del capitalismo mondiale” e ha messo tutti in guardia tutti che “bisogna cambiare il potere prima di prenderlo”.
Questa di Rio è stata una tavola rotonda molto valida che prelude a tanti incontri. Provocazioni queste importanti anche per noi comboniani, a Rio siamo una trentina, che dobbiamo riuscire ad includere pienamente queste tematiche nel nostro fare missione. [alex zanotelli]



















