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a parigi ci giochiamo tutto

Oggi, 30 novembre 2015, apre la Conferenza sul clima di Parigi (COP 21) che vede riuniti i rappresentanti di 190 paesi e 150 capi di Stato. “Il mondo deve prendere atto che il Vertice di Parigi- aveva detto la Pontificia  Accademia delle Scienze lo scorso aprile- potrebbe essere l’ultima vera opportunità per giungere a un accordo che mantenga il riscaldamento globale di origine antropica al di sotto di 2 gradi centigradi, a fronte di una traiettoria attuale che porterebbe a un aumento devastante di 4 o più gradi centigradi. ”Una presa di posizione rafforzata dalle parole di Papa Francesco giorni fa alle Nazioni Unite per l’Ambiente a Nairobi(Kenya) :”Sarebbe triste e oserei dire perfino catastrofico che gli interessi privati prevalessero sul bene comune.” Il primo obiettivo di Parigi è cancellare il vertice di Copenaghen (2009) che si concluse in un fiasco clamoroso. I vertici che ne seguirono, Cancun, Durban, Doha, Varsavia,Lima sono finiti in un nulla di fatto. E così siamo giunti sull’orlo del precipizio. “ Le previsioni catastrofiche ormai non si possono più guardare con disprezzo e ironia” - afferma Papa Francesco in Laudato Si’. “Potremmo lasciare alle prossime generazioni troppe macerie, deserti, sporcizia. Il ritmo di consumo, di spreco, di alterazione dell’ambiente  ha superato la possibilità del Pianeta in maniera che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi. ”I dati scientifici sono categorici. Lo ha fatto in modo perentorio l’Agenzia ONU per i cambiamenti climatici (IPCC) nel novembre 2014 a Copenaghen. Gli scienziati dell’IPCC affermano: primo, il riscaldamento globale esiste ed è causato dall’uomo; secondo, gli effetti sono già visibili con lo scioglimento dei ghiacciai ed eventi meteo estremi ; terzo, il peggio deve arrivare perché le emissioni globali invece che diminuire, sono aumentate. Infatti gli scienziati dell’IPCC (tutti scelti dai governi!) affermano che, se il sistema continuerà a utilizzare petrolio e carbone al ritmo attuale, a fine secolo, avremo, se ci andrà bene, 3,5 gradi centigradi in più, ma se ci andrà male, 5,4 gradi centigradi. Gli esperti ci ricordano che già 2 gradi centigradi in più costituiscono un dramma per il Pianeta.  E purtroppo, come afferma  Fatih Birol dell’IEA(Agenzia Internazionale dell’Energia):”La porta di due gradi si sta per chiudere. Nel 2017, si chiuderà per sempre.” Abbiamo raggiunto quello che gli esperti chiamano il ‘decennio zero’ della crisi climatica: o cambiamo subito  o rischiamo di precipitare nel baratro.
Ecco perché il Vertice di Parigi è l’ultima vera opportunità per salvarci. Purtroppo la politica è prigioniera dei poteri economico-finanziari che governano il mondo. “Degna di nota è la debolezza della reazione politica internazionale - lamenta Papa Francesco in Laudato Si’. La sottomissione della politica alle tecnologie e alla finanza si dimostra nel fallimento dei vertici mondiali sull’ambiente. Ci sono troppi interessi particolari e molto facilmente l’interesse economico arriva a prevalere sul bene comune”. Il dramma è che questo disastro climatico sarà di nuovo pagato dagli impoveriti. Dobbiamo saper unire il “grido della Terra”- come dice Papa Francesco - con il “grido dei poveri”. Sarà soprattutto l’Africa a pagare le conseguenze di questi cambiamenti climatici con tre quarti delle terre desertificate e con centinaia di milioni di rifugiati climatici. Dobbiamo dunque affermare che le emissioni incontrollate di gas serra meritano il nome di crimini .Dopo i crimini della schiavitù, della colonizzazione,  dei regimi totalitari, ecco il crimine ecologico. Ridurre la nostra impronta di carbonio non è una semplice necessità ambientale, ma è, come afferma Desmond Tutu, il “più grande cantiere di difesa dei diritti umani della nostra epoca.” Non possiamo accettare che le multinazionali si arricchiscano con attività climaticamente criminali. Desmond Tutu chiede di far fronte alle cause e ai fautori del riscaldamento climatico con le armi dell’indignazione morale, del boicottaggio, della disobbedienza civile, del disinvestimento economico, ma soprattutto  con il disinvestimento dalle banche che pagano per il petrolio e il carbone. Se c’è una cosa che è certa è che, se vogliamo salvarci, dobbiamo lasciare il petrolio e il carbone là dove sono, sottoterra. (E’ una vergogna che Renzi abbia invece aperto le trivellazioni per il petrolio!)
“C’è bisogno di un sussulto morale di chi, nei paesi ricchi non vuole essere complice - scrive Christophe Bonneuil - e lo manifesta in diversi modi: soluzioni per vivere altrimenti e meglio con meno, campagne per costringere le banche a disinvestire dalle imprese assassine del clima, pressioni sui governi affinché passino dalle parole ai fatti in materia di riduzione delle emissioni, resistenza alle grandi opere…”

Mi auguro che l’enciclica Laudato Si’ galvanizzi tutti, in particolare le parrocchie e le diocesi per formare un unico grande movimento per salvare la nostra amata Madre-Terra. [alex zanotelli] 

fuori la cultura della povertà

Il rione Sanità nel 2007 riapre un parco ristrutturato alla via san Gennaro dei poveri, chiuso dalle istituzioni inspiegabilmente e costato più di un milioni di euro. L’anno dopo una occupazione simbolica spalanca le porte del cimitero delle fontanelle; oggi tutti possono visitare gratuitamente l’ossario delle anime purganti. In piena crisi rifiuti e inquinamento la gente spazza le strade, organizza riunioni con il capo della ASIA, propone la raccolta differenziata porta a porta, dalla via Fontanelle alla via Vergini. Unico esempio di quartiere che protesta contro la chiusura di molti pronto soccorso di Napoli; quando l’ospedale san Gennaro diventa PSAUT migliaia di cittadini organizzano manifestazione e fiaccolate. Ogni anno il Carnevale organizzato dall’ex educandato della via Miracoli coinvolge centinaia di famiglie e migliaia di bambini; i temi delle sfilate vanno dalla lotta alla criminalità alla riappropriazione degli spazi pubblici. Una scuola di stranieri (ogni anno più di 200 persone), e un doposcuola per i bambini del rione da anni lavora nell’oscurità e nell’anonimato. Oggi il rione ha portato migliaia di cittadini della III municipalità a protestare contro l’uccisione di un minorenne. La cultura della povertà in questo rione non esiste. L’economia spicciola, il “tutto sommato loro ci trovano anche qualcosa di buono” è una definizione irresponsabile, è il passare la palla al più debole, è una vigliaccata, così come i politici promettono lavoro e nuove cooperative per i disoccupati. Cosa fare? La rivoluzione e la resistenza passiva. Trasformiamo il linguaggio dell’economico in quello sociale. Dichiariamo immorale la ricchezza. Buttiamo le carte di credito. Beviamo solo acqua pubblica. Prendiamo il sole sulle spiagge libere… capisco che non c’è una proposta immediata, ma la vita non si estingue subito, devono passare ancora molti millenni prima che il mondo sparisca di nuovo nel big bang. [+blogger]

napule è mille culure


Ascoltando la canzone di Pino Daniele la squadra del Napoli diventa altro, acquista freschezza, poesia, armonia. Il calcio è inquinato purtroppo così come ogni aspetto della società dove i termini del linguaggio economico sostituiscono l’essenza. Guardando una partita, chi perde è solo il tifoso, chi fa del suo bisogno un modo per dimenticare. Quest’anno la squadra ha deluso, ma mantiene una costante, anche in passato è successa la stessa cosa. Fuori l’allenatore, fuori i giocatori con poca passione, fuori i tecnici.

La città si fa inghiottire dal Vesuvio che da troppo tempo è in silenzio. Anche l’intolleranza ha perso le sue assurdità. Il calcio Napoli scende nell’inferno come una provinciale fino ad innalzarsi, per contro, nell’azzurro blu di volare. La musica rallegra così come “Giulietta è na zoccola”; gli scambi invece raggelano, impietriscono, fanno schifo. Chi guarda spera. Intanto si allargano le maglie, si fanno accordi, disaccordi, neanche il tempo di abituarsi che subito un giocatore lascia. Sì, va bene, il calcio è cambiato così come cambia la società, ma un tifoso che ama la sua squadra, beh io quello non sono tanto sicuro che è cambiato.

Quest’anno siamo rimasti all’asciutto, per divertimento abbiamo tifato Barcellona, cantiamo ancora “Maradona è meglio ‘e Pelè”, ci siamo svegliati senza Pino Daniele e senza Francesco Rosi. Le mani sulla città e anche sul nostro quartiere le stanno mettendo gli altri, che da Posillipo, dal nord Italia, dall’Inghilterra, dalla Scozia, dalla Francia, stanno acquistando case per creare B&B. Napoli vince come la sua squadra la super coppa, Napoli dei poveri ha sempre vinto. Senza calcio si vive comunque, così come senza spreco e senza surplus. Forza Napoli [+blogger]

i rovesci dei lavoratori

È da diversi anni ormai che nella busta paga non ci sono più la tredicesima, il trattamento di fine rapporto, le ferie, gli straordinari, per non parlare della quattordicesima mensilità. I contratti di lavoro, flessibilissimi, hanno sradicato dal “linguaggio comune” i diritti dei sottoposti facendo percepire che le differenze non esistono. È altrettanto palese che le paghe mensili sono diminuite, che accettare un lavoro oggi è una virtù, per non dire fortuna, che rinunciare invece è da scellerati.

Queste che oggi possono chiamarsi sottrazioni, sono state il sale della pluralità, dei diritti che attualmente si rovesciano prepotentemente nella normalità. Ho sentito dire ad una mia amica che ha dovuto rinunciare al suo contratto a tempo indeterminato, previo ricatto e licenziamento, “se vado in ospedale devo prendermi una mezza giornata di ferie”. Tutto nella totale abitudine, così come rinunciare ad avere uno stipendio equo, la liquidazione, i trasferimenti, ecc ecc.


Quello che mi fa più paura è che nel linguaggio comune i diritti di cui sopra sono spariti. La percezione di una occupazione continua e costante è definita prestigiosa. Il lavoro, ossia la fatica fisica e mentale, dei lavoratori è inesistente. La percezione dei diritti, così come le loro definizioni, sono sparite dalla mente, dal linguaggio, dalla normativa. Quello che resta, e che hanno voluto che restasse, è la gratitudine che oggi c’è nei confronti di chi vende i rovesci dei lavoratori. [+blogger]     

guardare una partita

Guardare una partita di calcio della serie A è come vedere due multinazionali in competizioni. Così come la concorrenza sleale, l’aggiotaggio, il marketing aggressivo, in campo scendono (compresi gli allenatori), 24 star del cinema televisivo, testimonial di pubblicità e fedeltà. Gli ingaggi parlano con gli inserzionisti e i manager, il giocatore è venduto alla stregua del panettone di Natale, dell’uovo di Pasqua, del viaggio a Dubai. Con beneficio di quest’ultimo per il prestigio, la ricchezza e la notorietà, assieme ai calciatori vengono venduti anche tutti i tifosi, quelli che ogni domenica pagano il biglietto, si abbonano o comprano pacchetti televisivi. 

Il calcio mercato, le partite truffate, il calcio scommesse sono tutte varianti di un sistema economico e finanziario che compra merce in cambio di divertimento stratificato. Le differenze hanno un prezzo laddove lo scarto tra un oggetto e l’altro rende l’uno inferiore. Il tratto distintivo, spiegato con un esempio, è quello di un operaio che per 40 anni ha lavorato alle dipendenze senza ricevere il trattamento di fine rapporto. Oggi la precarietà sogna la liquidazione, così come noi tutti sogniamo lo scudetto e la champions league della nostra squadra del cuore. [+blogger]          

napoli non parla

Napoli non “parla”, Napoli non si ribella, Napoli è schiacciata dall’indifferenza e dalla delusione. Napoli, peggiore città: “Se l’Italia ha il raffreddore, Napoli ha la bronchite”. Sul “Venerdì” di Repubblica l’autore ci ha spiegato che adesso il capoluogo campano ha la polmonite, metafora che assicura un pò di gloria all’ex sindaco Jervolino sotterrando definitivamente De Magistris e la sua giunta. Nepotismo, malaffare, criminalità e mancanza di senso civico sono le definizioni che ricorrono nell’articolo, settimanale 1331 del 20 settembre 2013.

Su Economia e Finanza dell’8 gennaio 2012 si legge che le regioni più interessate dall’evasione fiscale con un netto incremento sulle altre sono la Lombardia e il Veneto. Tra le città, inoltre, dove si commettono più reati, in cima alla classifica ci sono: Milano (fonte: ilgiornale.it), subito dopo Roma, poi Torino, Napoli, Genova, Bologna, Bari, Firenze e Brescia (fonte: ilsole24ore.com). Il Nord Italia batte il Sud avendo più del doppio delle città incriminate. Anche se l’articolo su Venerdì di Repubblica parla della ribellione dei napoletani nei confronti dei nazisti, per contro di quella ribellione che invece adesso non c’è, l’infiammazione polmonare attribuita alla città partenopea fa male e, ancora una volta, non inquadra l’esatto problema né mette in luce le dinamiche che Napoli subisce da trent’anni a questa parte.

Mentre tutti urlano alla vittoria contro il 41bis la congestione tra politica e mafia/camorra si scioglie a suon di voti e raccomandazioni. A partire dal 1980 in poi il carcere duro infittisce la rete e sposa l’elettorato attraverso un’influenza criminale, sfruttando la povertà dei quartieri e delle periferie. Nel frattempo si organizzano anche le grandi città, cosicché le irregolarità diventano legittime. Questa legittimità è ormai evidente è ciò che sfrutta di più questo stato di cose sono i luoghi comuni.


Non dobbiamo cadere in questa trappola, è molto facile accusare e riservare nella storia un primato negativo, un primato che ci vede come l’ombelico del culo. Se Napoli ha una particolarità è anche perché tutti quelli che la leggono (eccezioni escluse), non hanno capito un cazzo. Fior di etichette pullulano nel marasma di una definizione, tanto che nemmeno i dati grezzi possono far cambiare idea. Se questa città è particolare è perché essa fa parte di una nazione particolare, di uno stato giovane che continua ad andare a votare solo perché da poco ha raggiunto la sua indipendenza. Perché il prossimo sindaco sarà di destra? Perché la gente in parte non ha capito cosa sia realmente la democrazia, se una forma di potere invisibile alle masse oppure un escamotage per sottintendere una stato dispotico che, per grattarsi i coglioni, ha bisogno delle mani dei lavoratori e dei più poveri. [+blogger]     

[s]miracolo italiano

Non so cosa credere maggiormente se al miracolo di san Gennaro oppure alle parole pronunciate ieri sera da Silvio Berlusconi. Sarebbe bello che tutti potessero avere la possibilità di fare quello che ha fatto l’ex presidente del consiglio, monopolizzare tre reti per difendersi da un terzo grado di giudizio. Ci sono ragazzini che marciscono in galera per aver commesso uno scippo, gente che lavora e che non viene pagata, sarebbe bello far parlare tutti quei “salariati” disoccupati o inoccupati (anche con la laurea) che ad un colloquio di lavoro si sentono dire: “400 euro mensili, una giornata intera di lavoro… c’è gente che è disposta a lavorare per meno”.

Ho chiesto anche io il miracolo a san Gennaro. Mio padre è stato licenziato diversi anni fa, dopo aver lavorato 40 anni con la stessa azienda, senza ricevere il trattamento di fine rapporto  né i contributi pensionistici. Ma purtroppo il sangue non si è liquefatto. La storia è più complicata e tragica ma avrò il tempo di scriverla (se ne avrò voglia) la prossima volta. La televisione ieri ha trasmesso la [s]democrazia in diretta, stamattina il [s]miracolo napoletano.


La passione, l’affetto, la verità si misurano con il consenso, così come lo schermo proietta la sensazione che migliaia, milioni di persone annuiscono come automi. Tutti dettano il proprio accordo, le riprese creano senso pacifico e di affratellamento così come, ad esempio, la telecamere accesa 24 ore su 24 sulla tomba di padre Pio. Quello di Berlusconi è un linguaggio seminatrice, è un  fallo di Priapo che crea la situazione magica. Il sangue di san Gennaro fa applaudire “inconsapevolmente”. La sintonia digitale è solo una sensazione, la realtà e il pensiero sono ben altro. Tutti possiamo credere a Berlusconi; tutti possiamo credere al miracolo del sangue; tutti possiamo lavorare per 400 euro al mese. Viva la libertà. [+blogger]                   

il credo a ma'lula

Stamane, al primo caffè, la tv parlava dei cecchini, che imperversano a Ma’lula, occupata dai ribelli siriani. Ricordo quella mattina, che ci arrivai. Montagne, nude come scogli infuocati, rosse di ferro. Grumi di case, cubi malconci di calce e mattoni, sgretolati dal vento, in bilico su crinali impossibili. Capre e capre a brucare erba invisibile. Un sole rovente, incessante, esasperante sul tuo corpo, che non ha più liquidi per sudare. Bambini dagli occhi enormi, muti, sorpresi di te, che ti seguono, tendendoti una mano che non sa chiedere. Si scende, per un viottolo, in una voragine infernale. Quale paura, quali orrori, spinsero i monaci a costruire un convento, così celato? Il Mar Sarkis ti ricorda che S. Sergio, come un'infinità di altri santi, è di qui. Paolo l'hai lasciato, a terra, a Damasco, fulminato da Dio. 

La Siria possiede più di un centinaio di insediamenti paleocristiani, a ricordarti che Gesù stava a pochi passi da qui. Il cristianesimo vive in un reticolo di musulmani sciti e sunniti, curdi, armeni. Il monaco, che ci accoglie, ci porta su, per gradini sconnessi, a una terrazza che dà sul azzurro del cielo. Il convento de Mar Taqla o santa Tecla è difronte, chiuso in caverne irregolari, quasi bocche fameliche. Il vento caldo del deserto lascia sabbia negli occhi e tra i denti. Il monaco mi porge un bicchiere d'acqua, che si appanna, tanto è fredda la sorgente, una verde fessura nella parete rocciosa della chiesa. - "É l'unico luogo, al mondo”, - ha una voce calda, in un italiano quasi perfetto, che sa stupirti – “dove si parla ancora l'aramaico dei tempi di Cristo. É tramandato solo oralmente. Ne abbiamo perso la grafia. Ora, sentirete dalla mia voce il suo Credo, con la sua stessa sonorità di linguaggio" Ricordo quel suono. [lucio paolo ranieri]

strisce reattive: dove si buttano?

Sono anni che ci battiamo per una raccolta differenziata porta a porta, ma sembra che qui le cose non vadano per il verso giusto. Le vie e i vicoli sono stretti, e con questo?, al massimo un grassone della NU con forme rotonde in latitudine e longitudine resta nel camioncino mentre i suoi aiutanti, messi  di proposito più snelli e longilinei, scaricano e caricano pacificamente. Ma la questione di quest’articolo è un’altra. Insistere tanto sullo smaltimento e recupero dei rifiuti è un bene, ma che succede quando in un piano nazionale sanitario non è previsto lo smaltimento dei rifiuti tossici? Si, si, mi sono espresso bene, mi riferisco proprio ai rifiuti tossici.

Le persone affette da diabete sono in Italia circa 5 milioni. Queste persone hanno diritto, attraverso una prescrizione medica, di strisce reattive, aghi, siringhe ecc, ecc. Ma dove vanno a finire questi rifiuti? Quando un individuo si punge un dito con un ago, il sangue che fuoriesce lo si poggia sulla striscetta appositamente inserita in un misuratore che, scongiurando il peggio, il tutto dopo va a finire nella spazzatura. Rifiuti tossici nella indifferenziata, o peggio in altri posti. Questo perché non è previsto lo smaltimento delle strisce reattive, degli aghi, delle insuline, se non a carico del diabetico.

Ad esempio, un pensionato ammalato di diabete mellito deve, a sue spese, mettersi in contatto con una multinazionale e chiedere come fare per non disperdere nell’ambiente le strisce reattive. Dopo un colloquio se interessate e se frutta, un contratto stabilito annualmente, il bel e buon pensionato ripone i suoi aghi e le sue strisce insanguinate in un recipiente aspettando che un fattorino passa a ritirarle. In effetti la dicitura ci ricorda che: “Tutti i prodotti che entrano in contatto con il sangue umano devono essere trattati come oggetti potenzialmente in grado di trasmettere malattie infettive”.

Il discorso sempre piuttosto grave e se facciamo un po’ i conti ci accorgiamo che: cinquemilioni di diabetici tutti i giorni misurano la glicemia, e spesso anche più volte in un giorno; ma prendiamo per buona una sola puntura serale; 30 strisce reattive al mese con i relativi 30 aghi fanno 60, che moltiplicate per 5milioni, fanno 300.000.000: trecentomilioni di strisce e aghi, ossia rifiuti tossici buttati in modo indiscriminato nella spazzatura, questo alla faccia di tutte le raccolte differenziate, dello smaltimento, del compost, della sensibilizzazione e dell’ecosostenibile*. [+blogger]

*L’articolo pecca di imperfezioni e dati statistici, la pubblicazione nasce dalla sensibilità nei confronti della raccolta differenziata porta a porta e dell’attenzione verso l’ambiente che risente di tutta una serie di problemi mai risolti o risolti in parte. Anche quest’ultimo delle strisce reattive è una questione che se confermata sarebbe piuttosto grave per la salute pubblica. 

senza logo niente governo

Non so come chiamarlo questo periodo storico, ci penseranno gli studiosi, ma le novità, quelle che ci aiutano a comprendere e vivere meglio devono, in un modo o nell’altro, coesistere con le forze del male. Il male assoluto oggi è la “parola”. Il male assoluto è quell’italiano che ti permette di dire una cosa e, subito dopo, affermare l’esatto opposto. Questo linguaggio ha caratterizzato gli uomini politici italiani negli ultimi vent’anni. Un esempio straordinario sono le dichiarazioni dell’ex ministro degli Interni Claudio Scajola che davanti alle televisioni di tutto il mondo ha dichiarato:“Un ministro non può sospettare di abitare in una casa pagata in parte da altri. Se dovessi acclarare che la mia abitazione nella quale vivo a Roma fosse stata pagata da altri, senza saperne io il motivo, il tornaconto e l’interesse, i miei legali eserciteranno le azioni necessarie...ecc, ecc ”. Mi fa troppo ridere, poi ci rifletto e piango a dirotto.

Ieri il PD ha cercato di convincere il M5S a formare un nuovo governo, subito dopo il no di Lombardi e Crimi, Enrico Letta ha dichiarato: “Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che dispersi verso Grillo”. Un minuto prima si cerca di convincere i grillini, subito dopo si dichiara il contrario, ma se il Governo è una cosa seria, come ha detto Bersani, non capisco perché si vuole creare un’alleanza con gente che non merita i voti degli italiani. Se il PD vuole una coalizione è perché ci crede, crede nel programma scritto anche dai suoi alleati; le dichiarazioni di Letta, però, sono il contrario di quella “contrattazione”, questa è la dimostrazione che non contano le esigenze degli italiani, che non conta la democrazia, che non conta la pluralità. Questi non sensi sono paragonabili a una storica e assurda frase che ha contraddistinto un film diretto da Giuseppe Tornatore nel 1986 “Il Camorrista”, dove ad un certo punto un attore carcerato dichiara: “Faciteve ll’amice a tiempo ‘e pace, ca ve ponno servì a tiempo e guerra”. [+blogger]

l'italia sta morendo...

La tristezza pervade tutto il mio corpo, è da parecchio tempo che provo questa sensazione. Gli acufeni pulsano e squillano come se una pentola a pressione stesse per scoppiare da un momento all’altro. Si ribella il mio corpo dentro, fuori si manifesta la tristezza, la rabbia, la paura, l’entusiasmo. Sta per nascere una bimba che camminerà, sarà italiana, cittadina, piccola e grande.  Ma la situazione del mio paese non migliorerà facilmente. Noi protesi a salvare il nostro rione mentre la salvezza è ben diversa. Forse incominceremo a gridare solo quando il pane e la pasta, la frutta e la verdura, il latte e il caffè non ci saranno più. Eppure molte persone, nelle diverse parti del mondo, guardano alla situazione politica italiana come qualcosa di nuovo e di terribile. Il nuovo è l’ondata di protesta...

Nel titolo dell’articolo tutta l’amarezza e la malinconia, pensare che gli operai non sono serviti a nulla, le rivolte non sono servite a nulla, le donne non sono riuscite a raggiungere la parità effettiva, i ricchi non sono diventati poveri. C’è un perché che silenziosamente ci spiega, ci parla, ci “affattura”, ci piace. Nel corpo, così come in chi crede nell’anima, la voglia di restare attaccati e di remare contro corrente è forte, è unica, è nostra. Il 25% degli italiani sono come Berlusconi, identici; l’altro 25% come Bersani, la copia esatta; poi ci sono quelli che assomigliano a Monti, ed infine i grillini che hanno sposato l’idea della buona sorte.

C’è l’Italia, la Campania; e qui Napoli, il quartiere Sanità, il vicolo dove abito io. Perpendicolarmente la casa di Totò comprata per poche migliaia di euro da un privato; e poi catacombe e ossari sparsi un po’ per tutta la zona. Al contrario di quello che si può credere dalla lettura di quest’articolo, non sono un disfattista, sono una persona che non riflette abbastanza, scrive per impeto e voglia di divulgare la storia, la storia degli uomini e delle donne del mio vicolo oppure del vico Sanfelice, di quello delle Carrette, del vicolo Lammatari ecc, ecc. Ma credo che sia una cosa difficile raccontare che l’idraulico ha visto e parla quotidianamente con la Madonna, che Patrizia lavora tutta la giornata per 10 euro, che Vincenzo è uno sfaticato, che Pietro sta partendo per l’Australia, che Carmela, 30 anni, dopo il suo quarto figlio, vuole abortire, che Nicola, il fruttivendolo, quando parla di diritto sembra un giudice della Cassazione.

L’Italia [non] sta morendo, l’Italia è sempre stata viva nel silenzio, nella distrazione, nella convinzione che tutto un giorno potesse cambiare. Io sono stato distratto dalle raccomandazioni, dalla televisione, dal contratto a progetto. Sono stato distratto perché ho avuto fiducia. La distrazione mi ha convinto, mi ha pervaso e a volte mi ha vinto. Sono le mie sensazioni, come quelle che mi hanno costretto a non votare, come quelle che mi hanno fatto rinunciare di essere un cattolico. Quando spiego il perché non voto, sono sempre un po’ confuso, così come quando dico di non essere religioso. Non ci sono differenze, c’è la voglia di sentirsi dentro, di sentirsi parte della storia, la mia, quella dell’idraulico, di Patrizia, di Vincenzo, di Pietro, di Carmela, di Nicola. [+blogger]          

perché non voto?

Sono un deluso della politica, un deluso da circa 30 anni, da quando mio padre mi diceva: voto il PC, ma se mi aumentano lo stipendio voto anche l’MSI. Chi l’avrebbe giudicato male? Operaio, con 4 figli, una moglie paralitica, un fitto da pagare, luce, acqua, bombola del gas, auto 126 personal verde pistacchio; poi natale, pasqua, i battesimi, le comunioni e tutte quelle altre sciocchezze religiose buone solo a sperperare soldi. Oggi aspetto ancora qualcuno che mi dica “le cose stanno veramente cambiando, questo perché dentro sto cambiando anch’io”. Girare pagina è difficile anche per il sottoscritto che a stento crede nei buoni propositi. Ma ho deciso di essere convinto, di credere realmente in qualcosa, di non considerare tutto marcio, un po’ come ha scritto Giovanni De Mauro sull’Internazionale: “Per una volta, invece di chiederci cosa c’è sotto, potremmo guardare cosa c’è sopra”.

Ho letto attentamente il programma del Movimento 5 Stelle (in verità anche quello di Ingroia: sono quasi identici), e per convinzione ho scoperto che molti punti mi appartengono, ossia sono quelli che da anni devono essere messi in pratica ma nessuno, dico mai nessuno, l’ha fatto realmente. Naturalmente le 5 stelle realmente possono servire, protestano, si incazzano, ti mettono in crisi. Ma né il PD, né il PDL, né altri partiti pongono seriamente la questione del lavoro, lavoro che si ricava dalla concezione Robinhoodiana, togliere ai ricchi per dare ai poveri: non è banale, è un assioma  straordinario, una verità che farebbe ripartire l’economia mondiale: padre Alex Zanotelli sono anni che lo dichiara.

Ma alcuni punti non hanno risposta, anzi in verità non ci sono affatto. Le stelle dovrebbero essere più di Cinque, vediamole. La questione Internazionale: il movimento con chi sta? Con Israele?, con la Siria?, con L’Iran o con gli USA? Il movimento è con o contro il clero? Il movimento è antiabortista? Il movimento una volta al Governo ha intenzione di cacciare tutte le aziende italiane che producono armi? Oppure le vuole potenziare? Il movimento cosa pensa delle banche?, e se pensa male, che farà? Il movimento è con o contro la guerra? Il movimento è con o contro i Gay? Oltre alla rete internet quale altra forma di democrazia partecipata ha in mente? Il movimento ha una precisa concezione, quello di puntare sulle cinque  questioni del programma; io invece, semplice elettore, nel momento in cui voto devo sapere con chi mi sto schierando. L’ideologia è una componente importante per conoscere il prosieguo della vita sociale. In questo caso io non so quale sia.

Ma tutte queste perplessità potranno essere lenite in parte se un determinato partito politico scrive nel suo programma elettorale: Principio fondamentale: Dichiariamo la povertà, per chi non l’ha scelta liberamente, illegale, illegittima, incostituzionale, per il futuro della nostra società. [+blogger]

sos rosarno



è etico pagare il debito?

Ho riflettuto a lungo come cristiano e come missionario, nonché come cittadino, sulla crisi economico-finanziaria che stiamo attraversando, e sono riandato alla riflessione che noi missionari avevamo fatto sul debito dei paesi impoveriti del Sud. Per noi i debiti del Sud del mondo erano ‘odiosi’ e ‘illegittimi’ perché contratti da regimi dittatoriali per l’acquisto di armi o per progetti faraonici , non certo a favore della gente. E quindi non si dovevano pagare! “E’ immorale per noi paesi impoveriti pagare il debito,” - così affermava Nyerere, il ‘padre della patria ‘ della Tanzania, in una conferenza che ho ascoltato nel 1989 a Nairobi (Kenya). “ Quel debito- spiegava Nyerere- non lo pagava il governo della Tanzania, ma il popolo tanzaniano con mancanza di scuole e ospedali.” La nota economista inglese N.Hertz nel suo studio Pianeta in debito , affermava che buona parte del debito del Sud del mondo era illegittimo e odioso. Perché abbiamo ora paura di applicare gli stessi parametri al debito della Grecia o dell’Italia? 

Nel 1980 , il debito pubblico italiano era di 114 miliardi di euro, nel 1996 era salito a 1.150 miliardi di euro ed oggi a quasi duemila miliardi di euro. “Dal 1980 ad oggi gli interessi sul debito- afferma F.Gesualdi- hanno richiesto un esborso in interesse pari a 2.141 miliardi di euro!” Lo stesso è avvenuto nel Sud del mondo. Dal 1999 al 2004 i paesi del Sud hanno rimborsato in media 81 miliardi di dollari in più di quanto non ne avessero ricevuto sotto forma di nuovi prestiti. E’ la finanziarizzazione dell’economia che ha creato quella ‘bolla finanziaria’ dell’ attuale crisi. Una crisi scoppiata nel 2007-08 negli USA con il fallimento delle grandi banche ,dalla Goldman Sachs alla Lehman Brothers ,e poi si è diffusa in Europa attraverso le banche tedesche che ne sono state i veri agenti, imponendola a paesi come l’Irlanda, la Grecia…”Quello che è successo dal 2008 ad oggi- ha scritto l’economista americano James Galbraith-è la più gigantesca truffa della storia.” Purtroppo la colpa di questa truffa delle banche è stata addossata al debito pubblico dei governi allo scopo di imporci politiche di austerità e conseguente svendita del patrimonio pubblico. Queste politiche sono state imposte all ’Unione Europea dal ‘Fiscal Compact’ o Patto Fiscale , firmato il 2 marzo 2012 da 25 dei 27 capi di Stato della UE. Con il Fiscal Compact si rendono permanenti i piani di austerità che mirano a tagliare salari, stipendi, pensioni, a intaccare il diritto al lavoro, a privatizzare i beni comuni. Per di più impone il pareggio in bilancio negli ordinamenti nazionali. I governi nazionali dovranno così attuare, nelle politiche di bilancio, le decisioni del Consiglio Europeo, della Commissione Europea e soprattutto della Banca Centrale Europea (BCE) che diventa così il vero potere’ politico’ della UE. Il potere passa così nelle mani delle banche e dei mercati. La democrazia è cancellata. 

L’ha affermato la stessa Merkel: ”La democrazia deve essere in accordo con il mercato.” Siamo in piena dittatura delle banche. E’ il potere finanziario che ha imposto come presidente della BCE, Mario Draghi, già vicepresidente della Goldman Sachs, (fallita nel 2008!) e a capo del governo italiano Mario Monti, consulente della Goldman Sachs e Coca-Cola, nonché membro nei consigli di amministrazione di Generali e Fiat. (Monti fa parte anche della Trilaterale e del Club Bilderberg) .Nel governo Monti poi molti dei ministri siedono nei consigli di amministrazione dei principali gruppi di affari della Penisola: Passera , ministro dello Sviluppo Economico, è ad di Intesa San Paolo; Fornero, ministro del lavoro , è vicepresidente di Intesa San Paolo; F. Profumo, ministro dell’istruzione è amministratore di Unicredit Private Bank e di Telecom Italia; P. Gnudi, ministro del Turismo, è amministratore di Unicredit Group; Piero Giarda, incaricato dei Rapporti con il Parlamento, è vicedirettore del Banco Popolare e amministratore di Pirelli. Altro che ‘governo tecnico’: è la dittatura della finanza! Infatti sotto la spinta di questo governo delle banche, il Parlamento italiano ha votato il ‘Patto Fiscale’, il Trattato UE che impone di ridurre il debito pubblico al 60% del PIL in vent’anni. Così dal 2013 al 2032, i governi italiani , di destra o sinistra che siano, dovranno fare manovre economiche di 47-48 miliardi di euro all’anno ,per ripagare il debito. “ Noi italiani siamo polli in una macchina infernale - commenta giustamente F.Gesualdi - messa a punto dall’oligarchia finanziaria per derubarci dei nostri soldi con la complicità della politica.” E ancora più incredibile è il fatto che sia stato proprio il Parlamento , massima istituzione della democrazia, a mettere il sigillo “ a una interpretazione del tutto errata della crisi finanziaria, ponendola nell’eccesso di spesa dello Stato, soprattutto della spesa sociale- così pensa L. Gallino. La crisi, nata dalle banche, è stata mascherata da crisi del debito pubblico.” Il problema non è il debito pubblico (anche se bisogna riflettere per capire perché siamo arrivati a tali cifre!), ma il salvataggio delle banche europee che ci è costato almeno 4mila miliardi di dollari , a detta dello stesso presidente della UE, Barroso (Sembra che il salvataggio delle ‘banche americane’ fatto da Obama sia costato su 14mila miliardi di dollari!). 

E’ chiaro che non possiamo accettare né il Patto fiscale della UE, né la sua ratifica fatta dal Parlamento italiano ,né la modifica costituzionale dell’articolo 81 ,perché a pagarne le spese sarà il popolo italiano. C’è in Europa una nazione che ha scelto un’altra strada:l’Islanda. La nostra stampa non ne parla. L’Islanda piuttosto che salvare le banche (non avrebbe neanche potuto farlo, dato che i suoi debiti si erano gonfiati fino a dieci volte del suo PIL!), ha garantito i depositi bancari della gente ed ha lasciato il suo sistema bancario fallire, lasciando l’onere ai creditori del settore piuttosto che ai contribuenti. E la tutela del sistema di welfare, come scudo contro la miseria per i disoccupati, ha contribuito a riportare la nazione dal collasso economico verso la guarigione. E’ vero che l’Islanda è un piccolo paese ma può aiutarci a trovare una strada per tentare di uscire dalla dittatura delle banche . Per questo suggeriamo alcune piste per una seria riflessione e conseguente azione: 1) Richiesta di una moratoria per il pagamento del debito pubblico; 2) Indagine popolare (audit) sulla formazione del nostro debito pubblico allo scopo di annullare la parte illegittima, rifiutando di pagare i debiti ‘odiosi’ o ‘illegittimi’, come ha fatto l’Ecuador di R. Correa nel 2007; 3) Sospensione dei piani di austerità che, oltre essere ingiusti, fanno aumentare la crisi; 4) Divieto di transazioni finanziarie con i paradisi fiscali e lotta alla massiccia evasione fiscale delle grandi imprese e degli straricchi; 5) Messa al bando dei ‘pacchetti tossici’ e della speculazione finanziaria sul cibo; 6) Divisione delle banche ‘troppo grandi per fallire’ in entità più controllabili, imponendo una chiara distinzione tra banche commerciali e banche di investimento; 7) Apertura di banche di credito totalmente pubbliche, 8) Imposizione di una tassa sulle transazioni finanziarie per la ‘tracciabilità’ dei trasferimenti e un’altra sui grandi patrimoni; 9) Rifondazione della BCE riportandola sotto controllo politico (democratizzazione), consentendole di effettuare prestiti direttamente ai governi europei a tassi di interesse molto bassi. 

Sono solo dei suggerimenti per preparare un piano serio ed efficace per uscire dalla dittatura delle banche. Per chi è interessato alle campagne in atto per un’altra uscita dal debito, consulti: smonta il debito,www.cnms.it.; rivolta il debito,www.rivoltaildebito.it; no debito,www.nodebito.it Se ci impegniamo, partendo dal basso e mettendoci in rete, a livello italiano ed europeo, il nuovo può fiorire anche nel vecchio Continente. Da parte mia rifiuto di accettare un Sistema di Apartheid mondiale dove il 20% della popolazione mondiale consuma l’80% delle risorse: un pianeta con un miliardo di obesi tra i ricchi, e un miliardo di affamati tra gli impoveriti, e dove ogni minuto si spendono tre milioni di dollari in armamenti e nello stesso minuto muoiono per fame la morte di quindici bambini. Il mercato, la dittatura della finanza si trasformano allora “ in armi di distruzione di massa”, dice giustamente J. Stiglitz, premio Nobel dell’economia. “Il potere economico-finanziario lascia morire-afferma F. Hinkelammert- e il potere politico esegue…. Entrambi sono assassini.” Diamoci da fare perché vinca invece la vita! [alex zanotelli]

stop agli arraffa terra

Appello contro il Land-Grabbing - Muti spettatori, stiamo assistendo ad un’altra operazione di ladrocinio internazionale che, in inglese, è chiamata land-grabbing e in italiano potremmo tradurre  con arraffaterre. E’ una forma aggiornata di neo-colonialismo. Alcune multinazionali dell’agro-alimentare e alcuni gruppi finanziari (banche private, fondi- pensione, fondi di investimento) attratti dai prezzi dei generi alimentari in aumento e dalla domanda crescente di biocarburanti e di prodotti agricoli si sono buttati nel grande affare di acquisire, nel sud del mondo, terre coltivabili e fonti d’acqua associate.

In questi ultimi anni milioni di ettari di terre arabili sono state comperate, a bassissimi prezzi, per produrvi derrate alimentari, mangimi, o biocarburanti che vanno a beneficio degli speculatori, ma a danno degli agricoltori locali e dei pastori ai quali è tolto l’accesso alla terra e all’acqua. Spesso le popolazioni espulse dalla terra sono vittime di sgomberi violenti, lasciate senza risarcimenti adeguati o fonti di reddito. A loro resta spesso solo andare a ingrossare il popolo delle baraccopoli. Si calcola che ,nella sola Africa,  67 milioni di ettari di terra siano stati accaparrati (equivalenti alla superficie della Germania e dell’Italia). L’Eldorado del land-grabbing è oggi l’Africa (anche se il fenomeno è molto presente sia in Asia come in America  Latina). Questo scempio è venuto alla ribalta quando nel 2008 il governo del Madagascar concluse il gigantesco accordo con la multinazionale coreana Daewoo che prevedeva la cessione gratis per 99 anni della metà della terra arabile del paese. L’affare scatenò proteste di piazza che spazzarono via il governo di M. Ravamanana.

Ma in Africa non c’è solo la Corea, ci sono anche le due grandi potenze asiatiche: Cina e India. Quest’ultima ha già investito 2,4 miliardi di dollari per l’acquisto di terre nell’Africa Orientale: Etiopia, Kenya, Madagascar e Mozambico. Particolarmente imponenti gli investimenti indiani per l’acquisto di terre in Etiopia che sta diventando il ‘Brasile dell’Africa’ .L’Etiopia vuole infatti diventare  il più grande produttore di biocarburanti del continente. Altrettanto imponenti gli investimenti dell’Arabia Saudita in Etiopia, per avere derrate alimentari per la propria popolazione. Il miliardario saudita Mohamed Hussein Al Amoudi sta mettendo le mani  su 300.000 ettari oltre quelli che già ha ottenuto a Gambela al confine con il Sudan. La Cina sta arraffando terre un po’ ovunque nel continente africano, in particolare in Sud Sudan che sta attirando l’appetito di molte nazioni (Questo avviene in un’Africa che deve importare ogni anno decine di milioni di tonnellate di derrate alimentari!).

L’Europa non è seconda a nessuno in questo business e l’Italia brilla in questa nuova forma di neocolonialismo.  “L’Italia, è tra i paesi europei, uno dei più attivi negli investimenti europei su terra all’estero, seconda solamente all’Inghilterra-afferma il documento Gli arraffa  terre, redatto da Re: Commo-con Germania, Francia, Paesi Scandinavi, Olanda e Belgio a seguire.”Venti imprese italiane si giocheranno un pezzo di pianeta che potrebbe raggiungere nei prossimi anni oltre 2 milioni di ettari, tra queste le più note sono Benetton, Cir(di Carlo De Benedetti), Eni, Moncada, principalmente impegnate in Mozambico.Tra le banche più coinvolte sono le tre big del credito (Unicredit, Intesa e Monte dei Paschi di Siena). Se in Patagonia si è mossa alla grande Benetton, in Africa stanno arraffando terre parecchie imprese a medie dimensioni, soprattutto in Senegal e Etiopia.

Dietro a tutto questo ‘arraffa terre, ci stanno le grandi istituzioni internazionali. “La Banca Mondiale-afferma la nota organizzazione popolare Via Campesina- è una delle forze trainanti dietro al land-grabbing che permette al grande business mondiale di inghiottire terre e risorse ai danni delle comunità locali.” La Banca Mondiale, in violazione con il suo stesso mandato, sta favorendo gli investitori attraverso prestiti ad hoc e assicurazioni contro le perdite e sta poi persuadendo i governi del Sud del mondo a modificare le proprie leggi sulla proprietà della terra per renderle funzionali agli investimenti esteri. Non possiamo accettare né come cittadini né come credenti questa nuova forma di colonialismo di un’odiosità e pericolosità senza pari. E’ la negazione di diritti umani fondamentali : diritto al cibo e all’acqua! Questo nuovo fenomeno porterà alla fame e alla disperazione milioni di contadini del Sud del mondo. Nella tradizione biblica ci viene sempre ricordato che la “ la terra è di Dio” e quindi deve essere equamente divisa tra tutti perché tutti possano vivere. In nome di questa tradizione ebraico-cristiana, i vescovi africani riuniti a Roma, per il Sinodo Africano (2009) sono stati categorici su questo argomento:” Questo Sinodo invita urgentemente tutti i governi africani ad assicurarsi che i loro cittadini siano protetti contro l’ingiusta esclusione dalla propria terra e dall’accesso all’acqua che sono beni essenziali della persona umana.”

Nello stesso spirito, i vescovi del Kenya, lo scorso agosto, hanno pesantemente attaccato il loro governo, reo di volere offrire 500mila ettari di terre a multinazionali per produrre cibo da esportare o per biocarburanti, mentre tanti in Kenya soffrono la fame. E’ proprio per questo che il gruppo di Giustizia, Pace e Salvaguardia del creato dei missionari/e comboniani/e, riunito a Rio de Janeiro, il giugno scorso, ha deciso di preparare e sostenere una campagna di sensibilizzazione contro questo nuovo crimine contro l’umanità. E la famiglia comboniana intende farlo insieme a tutti coloro che si stanno impegnando su questo tema come la Rete europea degli istituti missionari (AEFJN) che ha sede a Bruxelles. (email:aefjnnews@aefjn.org) Facciamo nostro il grido dei missionari  riuniti durante il Forum Sociale Mondiale (2011) a Mbour (Dakar): "Vogliamo continuare ad impegnarci per assicurare che l’Africa non subisca un altro genocidio in conseguenza del land-grabbing". [alex zanotelli]

cambio di stagione



rio+20 la speranza che cammina

Si sono conclusi oggi a Rio sia il vertice della Terra promosso dall’Onu sia la Cupola dos Povos, promossa dai movimenti sociali e ambientali. Per ora ci occupiamo della conclusione della settimana di assemblee e dibattiti dei movimenti popolari, voluti dalla Cupula dos Povos. Quella della Cupula è un’invenzione tipicamente brasiliana per rispondere in maniera creativa alle sfide di Rio+20. Per prepararla ci è voluto più di un anno e vi hanno collaborato soprattutto i grandi organismi popolari come Sem Terra e Via Campesina. Ritengo che sia stato un bene organizzarla quest’anno perché si sono tenuti caldi i temi affrontati dai Forum sociali mondiali. Altriment intorno a Rio+20 ci sarebbe stato solo il vuoto.

Purtroppo la Cupola non ha rappresentato tutta la ricchezza sociale brasiliana. Inoltre trovo grave il fatto che la chiesa di base brasiliana non sia entrata in questo processo. Altrettanto grave è che i movimenti internazionali di base siano rimasti quasi estranei a questo evento. La Cupula dos Povos ha lavorato per creare una “spazio di convergenza” così da poter arrivare ad un documento finale condiviso. Questo documento finale è stato letto oggi nella grande tenda centrale, davanti ad una grande folla, attenta e partecipe. Una voce femminile ha iniziato così, non prima di aver sottolineato che queste proposte vanno portare al Forum sociale mondiale di Tunisi che si terrà nel 2013: “Movimenti sociali popolari, sindacati, popoli, organizzazioni della società civile e ambientalisti, presenti nella Cupula dos Povos per la giustizia sociale e ambientale, evidenziamo il nostro impegno a costruire delle convergenze e delle alternative, coscienti che noi siamo i soggetti di una relazione altra tra uomini e donne e tra l’umanità e la natura, assumendo la sfida urgente di frenare la nuova fase di ricomposizione del capitalismo e di costruire, attraverso la nostre lotte, i nuovi paradigmi della società”.

Il documento continua poi denunciando “la vera causa strutturale della crisi globale: il sistema capitalista”; in seguito chiama in causa “le multinazionali che commettono i loro crimini con una sistematica violazione dei diritti dei popoli e della natura, nella più totale impunità”. Sulla cosiddetta “economia verde”, si afferma che “è una delle espressioni dell’attuale fase finanziaria del capitalismo, il quale usa vecchi come nuovi meccanismi, ad esempio la commistione pubblico privato, il superstimolo al consumismo, l’appropriazione e la concentrazione delle nuove tecnologie, il mercato del carbonio”.

Come alternative a questo sistema, il documento finale propone “la difesa degli spazi pubblici nelle città, attraverso una gestione democratica e la partecipazione popolare, un’economia cooperativa e solidale, la sovranità alimentare, un nuovo paradigma di produzione, distribuzione e consumo”. Sostiene inoltre “la difesa dei beni comuni (acqua, aria, energia, terra) passa attraverso la garanzia di una serie di diritti umani e della natura, per la solidarietà e il rispetto delle cosmovisioni e delle credenze dei differenti popoli, come ad esempio la difesa del Bem Viver”.

Si afferma, infine, con forza che “i popoli chiedono di decidere come e per chi si destinano i beni comuni ed energetici, così da assumere il controllo popolare e democratico della propria produzione. Un nuovo modello energetico che si basi sulle energie rinnovabili e decentralizzate, e che garantisca energia per il popolo e non per le multinazionali”. Con grande passione, alla fine della lettura, la gente si è alzata e ha gridato: “In piedi, continuiamo la lotta!”. [alex zanotelli]

rio+20 benvenuti

“Benvenuti a Rio+20”. Con questa scritta a caratteri cubitali siamo stati accolti all’aeroporto di Rio per il vertice sul pianeta Terra convocato dall’Onu (20-22 giugno). Come missionari comboniani abbiamo deciso di ritrovarci insieme nel contesto del Vertice per riflettere sul tema pianeta Terra, che ci tocca direttamente. La Terra infatti non sopporta più l’homo sapiens, il cosiddetto sviluppo e questo sistema economico finanziario che vive depredando il pianeta e rendendo i poveri sempre più poveri. Sono arrivato la notte del 18 giugno nella Baixada fluminense, uno dei quartieri più violenti di Rio, dove vive e opera una comunità comboniana. Così ho avuto subito il sentore di che cos’è “l’altra Rio”. Una sensazione diventata ancora più netta il mattino seguente, attraversando in autobus la città. Mi sono parse chiare due città, spesso una di fronte all’altra: la Rio degli impoveriti e la Rio dell’opulenza. Va notato che il vertice Onu dei capi di stato si tiene a Barra de Tigiuca, la parte bene di Rio. Io invece mi sono recato subito a Aterro de Flamengo per partecipare alla Cupola dos Povos che ha trovato spazio nel lungomare Bahia da Gloria.

Due vertici. La Cupola dos Povos fatta di indigeni, di poveri, di cittadini, di associazioni. Mentre la “Cupola dos Ricos” è collocata nel cuore della ricchezza di Rio. Una vera e propria apartheid. “Loro sono al centro, a Tigiuca”, ha detto il prof. Bonaventura de Souza. “Il circo del’Onu”, li ha definiti il prof. Martinez-Alier, che non decide mai nulla!”. Infatti l’impressione che abbiamo ora è che il Vertice della Terra rischia di essere un altro fallimento. Fra l’altro non hanno partecipato né Obama né la Merkel.

 Ma la speranza non viene da lì, viene invece dai poveri, dagli indigeni, dalla cittadinanza attiva. E’ stato incredibile per me trovare Aterro de Flamengo così tanta vivacità, dibattiti, reti, campagne… Un’immensa fiera dell’inventiva umana, di culture, di associazioni… E’ la stessa impressione che ho avuto quella stessa mattina partecipando ad un dibattito, promosso da Rigas (Rete italiana per la giustizia sociale e ambientale), sui nuovi paradigmi necessari per rispondere alle sfide della giustizia non solo distributiva ma anche ambientale. Vi hanno partecipato il teologo brasiliano Leonardo Boff, lo spagnolo prof. J. Martinez-Alier, l’economista portoghese Bonaventura de Souza, il coordinatore di Rigas Giuseppe de Marzo. Lavori presieduti da Marica de Pierri, dell’associazione “A Sud”, nella sala strapiena del Musero di arte moderna. “Il Pil non può più essere l’indicatore per l’economia, ha detto il noto economista Martinez, dobbiamo andare verso la prosperità senza crescita, secondo quanto teorizzato dall’economista Usa Tim Jakson”. Martinez ha avuto parole di elogio e di sostegno per le due esperienza latinoamericane di Ecuador e Bolivia.

Boff è partito citando Einstien: “Non si può pensare che chi ha creato la crisi trovi anche la soluzione”. Né si può accertate come principio etico quello del nostro vivere bene occidentale perché “questo ha significato vivere male per miliardi di persone”. Per uscire dall’attuale crisi, Boff ha elencato 4 principi fondamentali: a) ogni essere ha un valore intrinseco che deve essere rispettato; b) il dovere di prendersi cura di ciò che ci circonda; c) una responsabilità planetaria; d) cooperazione e solidarietà universali. Ha sottolineato che non si può produrre per accumulare ma solo per condividere. Giuseppe de Marzo ha ribadito che l’attuale crisi nasce dal non aver riconosciuto la natura e i diritti della Madre Terra. Ha urlato: “Noi siamo la terra. Basta con la crescita”. Personalmente ho portato a conoscenza dell’assemblea le lotte popolari italiane sull’acqua con il referendum e sui rifiuti con la resistenza alle megadiscariche e agli inceneritori, per muoverci invece verso il riciclaggio totale. Infine il prof. De Souza ha definito la green economy “il cavallo di Troia del capitalismo mondiale” e ha messo tutti in guardia tutti che “bisogna cambiare il potere prima di prenderlo”. 

Questa di Rio è stata una tavola rotonda molto valida che prelude a tanti incontri. Provocazioni queste importanti anche per noi comboniani, a Rio siamo una trentina, che dobbiamo riuscire ad includere pienamente queste tematiche nel nostro fare missione. [alex zanotelli]

ogni 10 scontrini un regalo

Napoli. Si chiama Ciro Arciello, da pochi mesi è il titolare di uno dei bar ‘storici’ del rione Sanità: “il Perù”, una mescita fondata e gestita ininterrottamente dal 1953 al 2009 dal decano dei baristi della Sanità, Francesco Coraggio. Ciro Arciello, impeccabile taglio di capelli grigi, sorriso leggero, sempre dietro il bancone a servire caffè e cappuccini, si trova lì al “Perù” in via Arena alla Sanità n. 15, proprio ad angolo con l’incrocio con via santa Maria Antesaecula e in effetti il suo locale è nella strada di Totò, anche se si entra da via Arena.

Ed è forse proprio l’aria che lì si respira, il fantasma di Totò che ancora aleggia tra vicoli e bassi, tu motorini e donne che spingono il passeggino, forse proprio Totò avrà ispirato il cartello che Ciro Arciello ha collocato in bella mostra nelle scansie del bar, tra gli spumanti e i liquori, tra i vini e le spremute: proprio in faccia a ogni cliente! Nel cuore della Sanità c’è l’unico cartello pubblico – di Napoli, forse d’Italia – che esorta la clientela a “prendere lo scontrino alla cassa”.

 Ma c’è di più, l’Appello di stile … montiano (evitare che il nostro paese vada alla deriva…) ha il classico piglio commerciale degno della strada di Totò. Scrive il sig. Arciello: “ogni 10 scontrini un simpatico omaggio”. “E’ un dovere anche per il barman o barista Arciello rilasciare lo scontrino", ma egli va al di là del suo dovere e assicura al cliente anche un omaggio per i dieci scontrini esibiti. Che vuoi di più ?”. [Francesco Ruotolo]

il comune e la sanità