Visualizzazione post con etichetta quotidiani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta quotidiani. Mostra tutti i post

chiariscono anche gli altri

L’articolo di Mastandrea mi ha fatto pensare a un problema centrale degli intellettuali italiani, almeno dal mio punto di vista: l‘incapacità di entrare in contatto reciproco con l’uomo comune. Ovviamente l’autore aveva delle buone intenzioni, e altrettanto ovviamente si è servito piuttosto degli esperti dotti che delle persone su cui voleva scrivere. Ha attraversato il quartiere assieme a Ermanno Rea, ha discusso con Padre Alex Zanotelli, e infine ha tratto le sue conclusioni secondo uno schema abbastanza “provato”, cioè secondo quella alleanza di sentimentalismo e denuncia che io, come straniero, trovo spesso nei confronti del giornalismo sul popolo. 

Come ha menzionato Stefano de Matteis, autore del celebre libro sull’ “antropologia della città del teatro”, l’autocoscienza della borghesia napoletana non si è mai realizzata a pieno. Invece di rispecchiarsi nei comportamenti e nelle strategie del popolo la borghesia ha preferito il compromesso (le canzoni dolci, le cronache) , come dice de Matteis, evitando così allo stesso tempo di riconoscere se stessa e di autocriticarsi. In questa linea di un assistenzialismo “rosa”, privo di autocoscienza e altresì lontano dal prendere atto delle risorse del ceto basso, vedo anche l’articolo recentemente apparso sul “Manifesto”. E’ da diversi mesi che abito e studio nel rione Sanità. [Ulrich Van Loyen]

in breve

Abbiamo bisogno di riposo. Il rione va in vacanza. Caldo, umidità, stanchezza, mal di stomaco, afa e tutto quello che si “respira” in questi giorni nel quartiere. Le solite cose. Le promesse dei politici. Continua chiusura e riapertura dei CAF. Le strade bucherellate. La pessima informazione. Le notizie di routine. Non si può combattere contro i mostri sacri del giornalismo, la Repubblica, il Manifesto, il Roma, Il Mattino. Sul rione si pubblicano solo schifezze, si scrivono solo dei morti ammazzati, si fa solo sensazionalismo. “La carità pelosa di donna Prassede” è sempre in agguata. 

C’è un signore anziano che da qualche anno vive nella sanità, magro, smunto, biondo, allegro. Ha fondato da solo, scrivendo con una vecchia macchina da scrivere, l’”Associazione Alcolisti Anonimi”. Mi ha detto: “devo tappezzare il quartiere, distribuire fotocopie per cercare di far uscire allo scoperto una condizione tragica e nascosta”. Chi beve tanto sogna la morte. 

C’è un’altra associazione di anonimi. Quest’ultima si è costituita qualche anno fa: l’”Associazione Giocatori Anonimi. Per 10 euro mi sono giocata il mio corpo e la mia stima. 50mila euro in un mese. I soldi della pensione di mia nonna. Ho rubato, scippato, truffato. Riscuoto il soldi della pensione di mio padre morto. Informazione a tappeto anche per noi, si può e si deve uscire da una condizione di malattia, una malattia infantile per un gioco che non finisce mai. 

Niente da fare, la notizia resiste più dell’informazione, il giornalista deve far sussultare gli animi, così come in una commedia tragicomica si deve piangere si deve ridere. Non è la professione che impone certe inadeguatezze, è la svendita della qualità, come il paparazzo che scatta per inerzia, così come l’inserzionista che impone un format televisivo. Ma la gente non è stupida. Come affermava Albert Einstein: “Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa”. [+blogger]