viva la liquidazione

Su di un muro di una delle metropolitane collinare c’è scritto: con 450€ al mese non campano neanche i cani per strada. In realtà conosco persone che guadagnano di meno. Una mia amica sociologa ha lavorato per diversi anni in un asilo nido percependo la somma di euro 300 mensili, anche se sul contratto c’era scritto 600€ netti. Sbagliato o non che sia accettare somme truffaldine di questo genere, fa ribrezzo invece apprendere la notizia che un dipendente pubblico intaschi una liquidazione di 1 milione e passa di euro in prepensionamento.

Vediamo un po’ cosa ne pensano quelli del movimento visto che si sono decurtati lo stipendio. Anche il sig. Pietro Ciucci ha pensato di farlo “votando cinque stelle”. Quest’ultimo fino al 2013 ha ricoperto la carica di presidente, direttore e amministratore delegato dell’ANAS. Ma ha rinunciato alla carica di amministratore anche se ha fatto esplicito reclamo per la sua buona uscita. Insomma tre cariche sono troppe, il governo ne tenga atto! La mia amica non sapeva se denunciare la direttrice dell’asilo nido; invece Ciucci sapeva bene che se non riceveva in tempo un preavviso intascava il triplo della liquidazione.

Infatti è in pensione anche se è ancora dirigente dell’ANAS.  Ha ricevuto circa 2 milioni di euro di liquidazione, e in più, come ha fatto giustamente rilevare il sig. Pietro Ciucci, i danni materiali per il mancato preavviso… che gli avrebbe dovuto fare il suo direttore… cioè lui stesso. Insomma Pietro Ciucci si è dimenticato di avvisare il sig. Pietro Ciucci del licenziamento dalla carica di amministratore delegato; e per questo fatto, il sig. Pietro Ciucci ha citato in giudizio il sig. Pietro Ciucci; sapendo che la legge è dalla parte del sig. Pietro Ciucci quest’ultimo ha ben pensato di intascare la somma dovuta legittimamente di 800 mila euro di, torno a ripetere, mancato preavviso di licenziamento.

Alla fine la mia amica ha citato il suo ex datore di lavoro. Sono più di 6 anni che aspetta che le vengano risarciti gli arretrati degli stipendi che non sono mai stati intascati. [+blogger]

mi bastano


CARNEVALE 2015 RIONE SANITA' NAPOLI 

carnevale 2015




no a banche armate...

...si a difesa non armata

La guerra imperversa ormai dalla Somalia all’Iraq, dalla Siria al Sud Sudan, dal Califfato Islamico(ISIS) al Califfato di Boko Haram (Nigeria), dal Mali all’Afghanistan, dal Sudan (la guerra contro il popolo Nuba) alla Palestina, dal Centrafrica al Libano. La Libia sta sprofondando in una paurosa guerra civile di tutti contro tutti, come sta avvenendo nello Yemen. L’Ucraina sta precipitando in una carneficina che potrebbe portare l’Europa in guerra contro la Russia. E’ già ritornata la Guerra Fredda fra Russia e i paesi del Patto NATO che persegue una politica di espansione militare che va dall’Ucraina alla Georgia. “La grande Spada”, di cui parla l’Apocalisse, è ritornata a governare la terra e sospinge tutti i paesi ad armarsi fino ai denti. A livello mondiale infatti oggi si spendono quasi cinque miliardi  di dollari al giorno in armi. Solo in Italia spendiamo 70 milioni di euro al giorno in armi, senza contare i 15 miliardi di euro stanziati per gli F-35 e 5,4 miliardi per una quindicina di navi militari. Ma ancora più grave è il ritorno trionfale delle armi atomiche. Gli USA spenderanno nei prossimi anni 750 miliardi di dollari per ‘modernizzare’ il loro arsenale atomico. La lancetta dell’ “Orologio dell’apocalisse “è stata spostata dagli scienziati per il 2015, a tre minuti dalla mezzanotte della guerra nucleare, lo stesso livello del 1984, allora in piena guerra fredda. In questo contesto, dopo i fatti di Parigi, sarebbe grave che l’Occidente cadesse nella trappola mortale  di una ‘guerra santa’ contro l’Islam. Sarebbe davvero la “Terza Guerra Mondiale”. Per questo dobbiamo rilanciare con forza la nonviolenza attiva inventata da Gesù e messa in pratica da uomini come Gandhi , Martin Luther King, Nelson Mandela. Aldo Capitini. E per incamminarci su questa strada, abbiamo oggi a disposizione due strumenti importanti: la campagna per la Difesa Non Armata e Nonviolenta e la campagna contro le Banche Armate.

La prima campagna, lanciata all’Arena di Verona il 25 aprile 2014, è una raccolta di firme per una Legge di iniziativa popolare che porta il titolo :”Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta.” L’iniziativa , sostenuta da un ampio schieramento del movimento per la pace, chiede l’istituzione e il finanziamento di un Dipartimento che comprende i corpi civili di Pace e l’Istituto di Ricerca sulla Pace e il Disarmo. Questo per dare concretezza all’articolo 11 della Costituzione (“L’Italia ripudia la guerra…!) e per dare fondamento istituzionale e autonomia organizzatrice al principio fondante della legge che vuole il pieno riconoscimento della difesa alternativa a quella militare , come afferma la legge n. 30 del 1998. Il finanziamento invece di questa Difesa civile dovrà venire sia dai fondi provenienti dalla riduzione delle spese per la difesa militare sia dalle possibilità dei contribuenti da destinare la quota pari al 6 per mille dall’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF). Infatti la Difesa non armate e nonviolenta, per essere efficace, deve essere  preparata, organizzata e finanziata. Come si è sviluppato a dismisura il Genio militare deve ora svilupparsi il Genio civile per una difesa alternativa. La Campagna per essere efficace ha bisogno che in ogni regione, provincia, città e comuni si formino dei comitati per la raccolta firme che terminerà entro il 28 maggio 2015. (Per informazioni vedi :info@difesacivilenonviolenta.org.) Non possiamo accontentarci delle 50.000 firme richieste, ma dobbiamo portarne almeno mezzo milione che consegneremo al Presidente della Camera, perché la legge venga discussa al più presto in aula. Dobbiamo mobilitarci tutti in questa importante campagna.
Ma mi appello soprattutto ai vescovi, ai sacerdoti, alle comunità cristiane perché si impegnino per questa Difesa Nonviolenta che nasce proprio dall’insegnamento di Gesù di Nazareth.

In questo clima di violenza e  di guerra, non è certo un compito facile, sfidare il “complesso militare-industriale” che oggi governa il mondo. Per questo trovo significativo che allo stesso tempo della campagna di Difesa Civile, sia stata rilanciata la Campagna contro le Banche Armate , da tre riviste missionarie e nonviolente, Nigrizia, Mosaico di Pace  e Missione Oggi . Se vogliamo infatti contrastare la Difesa Armata, dobbiamo mettere in crisi la produzione e la vendita di armi (l’Italia è all’ottavo posto nel mondo per la produzione di armi pesanti e al secondo per le armi leggere). Chi finanzia la produzione e l’esportazione di armi sono le banche: le cosidette “banche armate”.  Non possiamo dichiaraci per la pace ed avere i nostri soldi in banche che finanziano le armi. E’ immorale! Oggi, grazie alla legge 185, il Parlamento italiano è obbligato ogni anno a dirci quali sono state le banche che pagano per l’export di armi italiane. Unicredit e Deutsche Bank risultano quest’anno tra le principali banche armate nella lista della presidenza del consiglio. Ma sono tante altre ad avere le mani sporche di sangue.

Questa campagna era stata lanciata già nel 2000 rivolta soprattutto ai vescovi, parroci, responsabili di istituti religiosi . Purtroppo pochi hanno risposto in questi 15 anni!  Eppure  la pace è il cuore del Vangelo! Per questo la rilanciamo con forza, chiedendo ai nostri vescovi, parroci, responsabili degli istituti religiosi di scrivere alla direzione della propria banca per chiedere se è coinvolta nel commercio delle armi. In caso di risposta vaga o di non risposta, chiediamo di interrompere i rapporti con la banca,rendendo pubblica la scelta.Mi appello , in particolare, alle comunità cristiane perché le trovo ancora “fredde”. Ma ci appelliamo a tutti i cittadini perché insieme, credenti e non, diamo una mano perché le nostre banche impieghino i soldi per la pace, non per la guerra.(Per ulteriori informazioni vedi i siti di Nigrizia,  Mosaico di Pace  e Missione Oggi e quello della Campagna :www.banche armate.it, dove troverete anche un fac-simile di lettera da inviare alla ‘banca armata’).
E’ ancora una delle tragedie nella storia dell’umanità che, come diceva Gesù, “ i figli di questo mondo sono più scaltri dei figli della luce!” Diamoci tutti da fare perché vinca la Vita. [alex zanotelli]

l'amianto c'è ancora

Sbriciolato, schiacciato, fermo dal 17 dicembre 2014. Alcuni pezzi sono stati portati via, a questo punto,visto che a terra non c'era il fissante, credo sia stato tolto in modo indiscriminato. Le auto ci parcheggiano sopra spezzando di continuo le lastre. 





nasce una fondazione

“Nasce una fondazione, quello che serve per il quartiere e il suo riscatto verso la legalità”; frase fatta, anche se da sempre scolpisce la nostra comunicazione. Ma stavolta voglio credere agli uccelli che volano, agli asini che ragliano e alle pecore che belano. Diamo tempo al tempo e aspettiamoci l’ennesima promessa. Bella la manifestazione, commovente, retorica... stop, non ci sono andato quindi non posso giudicare. Bando gli scherzi, crediamoci realmente!, la forza è nel nostro sapere, il sapere della gente e della sua storia orale. Le critiche servono per far conoscere che in questo rione non si pende dalle labbra altrui. Non basta che arrivi un artista qualunque a progettare una mega pizza in piazza Sanità per buttarci tutti i rifiuti dentro. Queste sciocchezze le lasciamo ai turisti. Speriamo che la fondazione san Gennaro faccia parlare i residenti, speriamo che la fondazione, assolva per quello che può naturalmente, i bisogni reali e non quelli di uno scuotere qualunque. Non bastano piattaforme di latta per rendere il quartiere più vivibile. Che ci sia il maestro caio o lo scultore caioio o il musicista caioioio questo nella sostanza non cambia nulla. Non è l’intelligenza presunta a dare natali illustri nobilissimi e perfetti da fare invidia a principi reali.


Non c’è bisogno della saggezza altrui o di quella che arriva da lontano, non c’è bisogno dei media né della mega pubblicità, se tutto ciò fosse basato esclusivamente sulle nostre forze, beh, forse avremo la capacità di creare un nuovo sapere, di fare una nuova cultura integrando con quella del passato. Dei mastri artigiani e dei guantai, chi ne parla? I giornali? Pochi sanno (perché gli altri non hanno voglia di sapere), che questo rione in passato era un piccolo distretto industriale del guanto di pelle. La creatività del lavoro ha messo i napoletani tra i primi al mondo nella lavorazione del guanto. E le cucitrici del rione non erano da meno. Basta solo questo piccolo esempio per sbriciolare ogni arrogante signore che in giacca e cravatta intende insegnare la civiltà ai napoletani e al rione. Un augurio di buon lavoro, questa volta pieno di fiducia. [+blogger]  

la regola dei quartieri spagnoli

Perché si muore per il parcheggio selvaggio? Insomma non è una novità! Il parcheggio in doppia e tripla fila, quello selvaggio e triviale, è normale. Come si può risolvere? Andiamo a chiederlo al capo dei vigili urbani, oppure al sindaco di Napoli, al Prefetto o al capo della Polizia. Ma cos’è che non quadra? Come si può regolarizzare il traffico nei vicoli lunghi e stretti?. Tutti rispondono alla stesa maniera, tutti dicono le stesse cose dopo essersi indignati per il poveretto che forse ce la poteva fare.

Nei quartieri spagnoli in parte ci sono riusciti a risolvere questo vecchio dilemma. Ogni residente ha ben pensato di fissare, per il parcheggio dell’auto, nelle vicinanze della propria abitazione, un paletto con un catenaccio. In questo modo non solo ha sempre la possibilità di trovare un posto libero ma è anche responsabile se un altro guidatore si ferma in doppia fila. In primis, perché ostacola l’uscita della sua automobile. Così facendo è anche impossibile parcheggiare selvaggiamente visto che blocca tutte la altre vie di fuga, compreso i pedoni.

Questa regola non vige nel rione sanità, tranne qualche eccezione, ognuno trova posto dove può ed effettivamente di posti ce ne sono pochissimi. Laddove le istituzioni non sanno come fare sarebbe utile rivolgersi direttamente alla gente del posto, cosa che né i consiglieri della municipalità né altri responsabili fanno. Proprio per questo motivo nasce la normalità, quella che giustifica ogni cosa.

La gente è tanta. I vicoli sono stretti. Non ci sono abbastanza vigili. C’è una mala educazione. C’è inciviltà. I sindaco non sa nulla. La situazione è complessa. Nessuno ci aiuta. Le persone non vogliono lavorare ecc. ecc. 

Insomma, per dire la verità, quello dei quartieri spagnoli è pur sempre una anomalia, nelle nostre condizioni non dove essere possibile una cosa del genere visto che ci sono numerosi dirigenti che guadagnano migliaia di euro al mese per piazzare a terra un paletto divisorio. Anche questa dei responsabili è diventata una normalità. Un incendio, in vico Tronari, sarebbe una catastrofe. Ma del resto anche sul Vesuvio continuano ad abitarci e costruire ristoranti. E’ solo una questione di definizione poi per tutto il resto c’è la normalità. [+blogger]               

ospedale popolare

Se è pur vero che augurare di passare il Natale in un ospedale è da scongiurare, è altrettanto vero che, rifiutare un “regalo” senza riconoscere la mancanza di stile, è da ingenui per non dire da stupidi. L’ospedale san Gennaro è pur sempre un ospedale popolare che da circa dieci anni aspettava un ecografo strutturale. Vuoi per ineducazione o per pressapochismo, quando l’imballaggio è arrivato i responsabile hanno ben pensato di rimandarlo al mittente. Ma allora è una scusa che il reparto di maternità era comunque destinato a chiudere? No, perché ha chiuso veramente, anche contro ogni previsione e accordo.

A nulla sono bastati gli accordi e le promesse (ma di queste dicerie noi dovremmo essere abituati), tanto da far cedere la III Municipalità alle lusinghe dell’ASL che con proba intenzione ha contraddetto ogni aspettativa. Insomma, ospedale in più, ospedale in meno, la questione non era il favorire l’uno o l’altro presidio sanitario, le differenza sono che la sanità pubblica sconta anni di successi inverosimili, così che per la serrata del san Gennaro si auspicava una più efficiente struttura marina.


Ma mi piace ritornare su quel regalo negato. Immaginavo medici e superiori che in attesa di una macchina all’avanguardia si struggevano nel pensare cosa e come potevano fare per ovviare a tale mancanza. In dieci anni deve essere stata dura non poter usufruire di tale congegno salva vita. Così tutti ad aspettare che arrivasse con il suo bel fiocchetto rosa ed una lettera di ringraziamento per gli sforzi profusi. Già immaginavo il direttore con le bandierine e i fazzoletti pronti per essere bagnati. E in vece no!, l’ecografo aveva smontato baracche e baracchelle e da solo era ritornato all’ovile, privo di ogni conforto materno. Infondo è un semplice ospedale, il san Gennaro, solo un semplice ospedale popolare. [+blogger].   

di nuovo l'amianto

ATTENZIONE

Alla fine di via santa Maria Antesaecula incrocio via Arena alla Sanità
Amianto buttato per terra in modo indiscriminato e PERICOLOSISSIMO

Intervento subito ed immediato! 






la tenda manifesta