la merda di napoli

La squadra del Napoli è forte, è al secondo posto in classifica, ha comprato un difensore bravissimo e sta per acquistare un centrocampista ed un altro attaccante, e così si può anche vincere lo scudetto. Dobbiamo crederci davvero, basta con il superpotere delle città del nord. Allegria, allegria la rinascita è vicina. Noi tutti a vedere le partite del Napoli, guai se il segnale facesse cilecca, sarebbe la rivoluzione.

Eppure la gioia del calcio cheta la merda che i politici napoletani hanno scaricato nel golfo di Napoli; la felicità di vedere la nostra squadra del cuore vincere abbassa la rabbia di sapere che ci mangiamo le pesche avariate, le patate ossidate, il latte putrefatto. Bisognerebbe che gli 80mila, che ogni domenica vanno allo stadio, più tutti quelli che vedono la partita in tv, spegnessero all’improvviso il loro entusiasmo svolgendo la stessa azione che oggi svolgono i cittadini dell’Egitto.

Buttare fuori dal Comune, dalle Municipalità, dalla Regione tutti quelli che già c’erano e quelli che, invece, si sono insediati ora. Bisognerebbe bruciare le loro auto blu, scassare i loro telefonini, appenderli per la cravatta, smontare i loro condizionatori, farsi ridare tutti gli stipendi che hanno guadagnato, cacciarli dall’Italia. Hanno infettato il golfo di Napoli, hanno infettato la nostra terra.I tifosi del Napoli scrivono molte cose che non vengono riportate dai giornali. Molti hanno la loro dignità e sanno che forse qualcosa può cambiare grazie alla loro azioni.

Mentre nell’oscurità e nel silenzio si aspetta, un altro essere umano, in chi sa quale ospedale della Campania, sta morendo per insufficienza cardiaca o respiratoria, con un enfisema polmonare o una allergia acuta. Con la schiuma in bocca e gli occhi stralunati possiamo sempre pensare che stia guardano la partita. Forza Napoli. [+blogger]

omaggio


senza titolo

Va via dal quartiere,
si è scocciato di fare il volontario
e ha deciso di lasciare per sempre il rione.
Buona Fortuna!

socianimal

Noi siamo nello spazio, divisi tra tempo e sociale. Siamo sulla terra, con il sole che ci riscalda, con le nuvole che ci fanno bere e con l’aria che ci fa respirare. A volte, però, ci scordiamo di essere degli animali e ci ricordiamo solo di essere umani. Egocentrici, per noi gli animali non sono terrestri, per noi gli alberi non sono terrestri, né le montagne, né mare. Non sappiamo di essere un tutt’uno, non sappiamo cosa significa ecosistema, non sappiamo cosa voglia dire spreco né riuso né dispendio. Se avessimo bene in mente che senza l’uno non potrebbe vivere l'atro allora saremmo più consapevoli delle nostre scelte e delle nostre affermazioni.

Ammazzare un insetto è come ammazzare un terrestre, anzi, significa ammazzare un essere che è vive come gli umani e serve agli uomini. Così come il concetto di spreco di acqua, di spreco della terra, delle materie prime, così come lo spreco dei vestiti, delle tv, dell’auto, del gas, delle parole. No, forse adesso le parole non c’entrano, ho forse si… perché decine e decine di parole forse non bastano per sradicare la diffusa concezione commerciale, l’invasione che l'economico ha insinuato nel nostro cervello e nella nostra cultura. A volte scambiamo l’affermazione risparmio con l’esosità, la tirchieria, scambiamo il mangiare poco o quello che serve per vivere, per avarizia.

A volte ci scandalizziamo se una persona senza fissa dimora piscia per la strada e non ci vergogniamo, invece, di vedere che un uomo cammina su di uno scooter portando sulla coscia un bambino di pochi mesi. La differenza è capire se la cosa è legittima o se non lo è. È legittimo salvare la vita ad un uomo sacrificando quella di un’animale. Per noi uomini la vita dell’animale vale meno. Infatti picchiare un povero cristo, anche se è un po’ tonto, perché piscia per la strada equivale al non riconoscere che un atto così vile, come quello di mettere in pericolo un bambino, abbia origine nella nostra capacità di rendere legittimo, proprio come se stessimo paragonando la morte di un animale e la morte di un uomo.

Come non ci accorgiamo che schiacciando una lucertola uccidiamo un nostro simile, un terrestre per l’appunto, così allo stesso modo non ci sfiora minimamente l’idea che la vescica del povero uomo vale quanto la vita del bambino. [+blogger]

che meraviglia le primarie

Abuso, brogli, contraffazione, ricatti… tutti gridano e si indignano. Le primarie a Napoli, per il posto di un candidato sindaco, questa volta, però, escludendo la sindachessa, si sono svolte serenamente senza che i bravi sfidanti annunciassero il golpe. Strana coincidenza, si ammazzano con le parole vicendevolmente, si indignano, annunciano ricorso e dicono che è una indecenza. Ma non capisco, se è una indecenza, perché partecipi? La democrazia non è un regime perfetto, anzi, direi, che è l’imperfezione per eccellenza, anche se non fai quello che è previsto dalla norma puoi però sempre contestare: contesti contro il muro, contro il silenzio, contro il paradosso ecc, ecc.

Uno inciso di Mauro Migliazza: “Sembra che nel nostro quartiere siano stati pagati i voti, triste figure, ombre trapassata che spicciolavano misera nell’ilarità generale. Anche chi era di un altro partito, di un’altra tendenza, si è fatto accalappiare dalla rete della “solidarietà”.

Certo i principi normali affermano che chi perde deve accettare la sconfitta, invece ormai non c’è più decenza si sbraita e si arraffa nel sospetto che tutti siano abusivi. Ed è vero! Una condizione inaudita che è fallita prima ancora di cominciare. Allora voi candidati e scandidati sindaci, se non siete capaci neanche di organizzarvi per conto vostro, sarebbe meglio che lasciasse stare concetti come voto, partecipazione, democrazia diretta. Tanto lo sapete che non esistono, che questi principi sono falsi, sono una invenzione del popolo ignorante … [+blogger]

sostiene le ragioni


pestaggio

Caro luigi, (coordinatore rete sanità), ho assistito ieri sera verso le 18.30 ad un orrendo crimine: la "solita" aggressione all'extracomunitario (questa volta due) da parte di una banda di teppisti locali. I teppisti li abbiamo incrociati mentre andavano via vociando, da lontano sembravano la solita banda di ragazzini schiamazzanti, ma più avanti abbiamo visto un gruppetto di soccorritori srilankesi, intorno ad in corpo riverso accanto a tanto sangue.

Al centro una signora anziana, italiana, in pigiama e vestaglia: è stata lei a vedere dal suo balcone quel che accadeva, a gridare e quindi scendere così come si trovava per prestare un primo soccorso: aveva già chiamato il118, ed erano stati avvertiti i carabinieri. Noi siamo andati via dopo l'arrivo dei carabinieri e degli infermieri che hanno fasciato la testa massacrata dai calci di quelle bestie, prima di mettere il ferito sull'ambulanza nell'attesa un altro passante aveva trovato il secondo ferito, che si trovava un po' più avanti perché era riuscito a sfuggire al branco.

Come agire per dare il massimo risalto all'accaduto, mettendo in evidenza che se il cittadino ha ancora tanto coraggio bisogna che le autorità di pubblica sicurezza rispondano con più efficacia: per esempio, tenere d'occhio più i teppisti che gli extracomunitari, come la signora coraggiosa, benché o forse perché semplice popolana, suggeriva. Insomma, come rete, come comitato Materdei, come comunità di michea alla sanità, noi dovremmo far seguire, alla denuncia dei carabinieri e dell'asl (che è un atto dovuto, ma senza conseguenze) un esposto per chiedere non tanto "più sicurezza" quanto più interventi in cui la repressione del crimine si attivi anche attraverso l'educazione, il miglioramento urbanistico (p. es. illuminazione, servizi igienici pubblici, un presidio sociale contro l'alcolismo ecc). Chiederei una raccolta firme anche via mail per agire velocemente. [anna maria laville]

alla posta per telecomunicare

Una impressionante folla di persona, vecchi, giovani e meno giovani, uomini e donne con i bambini che strillano, una fila interminabile… perché i numeri non funzionano?, ma bisogna stare indietro altrimenti si perde il posto: “Antò, sto da stamattina, devo solo pagare una bolletta della luce”, dice Patrizia appena mi vede entrare. Quando arrivo io la folla è meno soffocante. L’ufficio postale della via Arena alla Sanità è chiuso, e con esso anche l’ascensore che porta sopra il ponte, dove c’è un altro (unico e inconsolabile) ufficio di telecomunicazioni.

Cazzo, l’unica posta del rione non funziona, va bèh, faccio il sacrificio, vado sopra il ponte… ma benedetto, non funziona neanche l’ascensore, per me che ho ancora i piedi buoni va bene, ma per le persone anziane? Un signore con la scusa che doveva chiedere soltanto una informazione ha superato la fila e ha pagato la sua bolletta, fottendo un po’ tutti ma beccandosi le imprecazioni della gente: “’a prossima vota si site cazzo che passate?!”, ha detto una donna seguita poi a raffica da tutti gli/le altri/e. La circonferenza è strettissima, la calca ti spinge verso gli sportelli dove le persone stanno pagando o prelevando: “guagliò, nun guardà ‘e fatt mie?!” dichiara una donna; e l’altro di rimando ha risposto: “nun ce pozzo fa niente se manno chiavato nu’ cavace a rete , n’appoca me sfunnavn’o culo… o vedite che folla ca ce sta!?”.

Un uomo che si agitava muovendo velocemente il corpo, le braccia, la testa, pareva in preda al ballo di san Vito, accompagnato da un’altra persona, cercava di farsi spazio tra la folla per ritirare la sua pensione. L’atro che lo sosteneva sembrava essere in bilico, lo sforzo per tenere l’uomo lo faceva più volte barcollare. Era la scena di un film surreale, l’uomo che si muoveva sembrava lo facesse di proposito: “Gli hanno tolto l’accompagnamento, mo’ il 25 dobbiamo andare all’Inps per la visita… ha il morbo di Parkinson” ha spiegato una donna. Un uomo tra la folla che ascoltava e guardava ha dichiarato in modo altezzoso: “i politici dovrebbero avere paura del popolo allo stesso modo in cui noi abbiamo paura della camorra”. [+blogger]

vicolo cieco in medio oriente

Mentre è impegnato a espandere illegalmente le colonie ebraiche in territorio palestinese, il governo israeliano cerca anche di affrontare due problemi: una campagna d’opinione internazionale che Israele considera una “delegittimazione” – cioè criticare i suoi crimini – e un’altra campagna parallela di legittimazione della Palestina. La “delegittimazione” ha fatto un passo avanti a dicembre, quando Human rights watch ha invitato Washington a “ridurre i finanziamenti a Israele per una cifra corrispondente al costo del sostegno israeliano agli insediamenti”. L’organizzazione ha chiesto anche di controllare quali contributi esentasse versati da gruppi statunitensi a Israele finanzino violazioni del diritto internazionale. Anche il processo di legittimazione ha compiuto un passo in avanti a dicembre, quando Argentina, Bolivia e Brasile hanno riconosciuto lo Stato di Palestina (Gaza e Cisgiordania), portando a più di cento il numero delle nazioni che lo sostengono.

Secondo il giurista internazionalista John Whitbeck, l’80-90 per cento della popolazione mondiale vive in paesi che riconoscono la Palestina, mentre solo il 10-20 per cento vive in stati che riconoscono il Kosovo. Ma siccome gli Stati Uniti riconoscono il Kosovo e non la Palestina, i mezzi d’informazione di tutto il mondo trattano le due realtà in modo totalmente diverso. Considerata la scala degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, da dieci anni si dice che un accordo internazionale basato su una soluzione a due stati è impossibile (anche se la maggior parte del mondo la pensa diversamente). Quindi chi ha a cuore i diritti dei palestinesi dovrebbe sperare che Israele occupi tutta la Cisgiordania e che poi una lotta antiapartheid di tipo sudafricano faccia ottenere la piena cittadinanza alla popolazione araba.

Questa tesi presume che anche Israele vorrebbe l’annessione. Invece è molto più probabile che Israele voglia incorporare una buona metà della Cisgiordania, senza assumersi responsabilità sul resto. Così risolverebbe il “problema demografico” – troppi non ebrei nello stato ebraico – e nel frattempo taglierebbe fuori l’assediata Gaza dal resto della Palestina. Ma l’analogia tra Israele e il Sudafrica è interessante. Una volta creato l’apartheid, i nazionalisti sudafricani bianchi si resero conto che stavano diventando uno stato paria della comunità internazionale. Nel 1958 il ministro degli esteri informò l’ambasciatore statunitense che la condanna dell’Onu non avrebbe avuto importanza finché il Sudafrica avesse avuto il sostegno degli Stati Uniti. Durante gli anni settanta l’Onu impose un embargo sulle armi, seguito da campagne di boicottaggio e di disinvestimento. Il Sudafrica reagì con il preciso intento di far infuriare l’opinione pubblica internazionale, con sanguinosi raid militari nei campi di rifugiati dei paesi vicini. Le analogie con il comportamento di Israele oggi sono impressionanti. Basti pensare all’attacco a Gaza del gennaio 2009 e a quello alla Gaza freedom flotilla del maggio 2010.

Quando Ronald Reagan diventò presidente nel 1981 garantì pieno appoggio al Sudafrica e all’apartheid. E nel 1988 l’African national congress di Nelson Mandela fu definito da Washington “uno dei più noti gruppi terroristici”. Poco tempo dopo, però, la politica americana cambiò. Gli Stati Uniti e il Sudafrica capirono che i loro interessi finanziari sarebbero stati avvantaggiati dalla fine dell’apartheid. E così il sistema collassò rapidamente. Il Sudafrica non rappresenta l’unico caso recente in cui la fine del sostegno statunitense a un crimine ha portato a progressi significativi. Un cambiamento potrebbe avvenire anche nel caso di Israele? Tra gli ostacoli più consistenti ci sono gli stretti legami militari e di intelligence tra gli Stati Uniti e Israele. Il più esplicito sostegno ai crimini israeliani viene infatti dal mondo degli affari. L’industria high-tech statunitense è connessa con la sua controparte israeliana e in questo campo la collaborazione è strettissima. Inoltre in ballo ci sono fattori culturali importanti. Il sionismo cristiano precede di molto quello ebraico, e non è limitato a quel 30 per cento di americani che crede nella verità letterale della Bibbia. Esprimendo un punto di vista già allora diffuso nell’élite statunitense, Harold Ickes, segretario agli interni di Franklin Delano Roosevelt, descrisse la colonizzazione ebraica della Palestina come un traguardo “senza precedenti nella storia della razza umana”.

Esiste inoltre una solidarietà istintiva degli statunitensi verso una società fondata sugli insediamenti coloniali, vista come una replica della storia americana da un’ottica imperialista. Per uscire dall’impasse è necessario abbattere l’illusione per cui gli Stati Uniti sono un “onesto intermediario” che cerca di riconciliare tra loro avversari recalcitranti, e ammettere che un negoziato vero dovrebbe essere condotto con Israele e Stati Uniti da una parte e il resto del mondo dall’altra. Se i centri di potere statunitensi saranno costretti dai cittadini a riconoscere la Palestina, molte speranze che oggi sembrano remote potrebbero diventare realizzabili. [noam chomsky – fonte: internazionale, numero 879]

balconi di pace

Oggi è la giornata mondiale della pace, un richiamo forte al nostro impegno perché ritorni a fiorire la pace sulla Terra. “In piedi, costruttori di pace”, aveva gridato nel 1990 Don Tonino Bello nell’Arena di Verona, gremita di gente. Come mai oggi si parla così poco di pace in questo nostro paese, sia a livello ecclesiale che civile? In piedi, costruttori di pace, rimettiamo le bandiere della pace ai nostri balconi e impegniamoci per realizzare questo sogno. Non possiamo fare altro davanti alla spaventosa militarizzazione sia nel nostro paese come nel mondo, che porta sempre a nuove guerre. La nostra finanziaria 2011 stanzia 25 miliardi di euro per la Difesa. Il nostro governo ha tagliato nella stessa finanziaria 8 miliardi di euro alla scuola, ma stanzia venticinque miliardi di euro per le armi! In perfetta sintonia con il Congresso USA che, a fine dicembre 2010, ha votato 725 miliardi di dollari per la difesa (37 miliardi in più del 2009). Il governo italiano ha poi deciso di investire, nei prossimi anni 16 miliardi di euro per acquistare 131 cacciabombardieri F35 (Joint Strike Fighter). Questi aerei, che possono trasportare anche bombe atomiche, servono per una guerra di attacco, mentre la nostra Costituzione dice: ”l’Italia ripudia la guerra” (Articolo 11)! Ne abbiamo fatta carta straccia di quell’articolo, in particolare in questa guerra in Afghanistan, da dove continuano ad arrivare le bare dei nostri soldati. ”Che si tratti di guerra è ormai certo, sia perché tutti gli eserciti coinvolti la definiscono tale, sia perché il numero dei soldati che la combattono e le armi micidiali che usano, non lasciano spazio agli eufemismi della propaganda italiana che continua a chiamarla ‘missione di pace”- afferma l’appello Guerra in Afghanistan: missione di pace?, che abbiamo lanciato lo scorso anno con R. Nogaro, vescovo emerito di Caserta. Questa guerra ci costa 2 milioni di euro al giorno, oltre 600 milioni all’anno, per mantenere in Afghanistan 4.200 soldati italiani.

E tutto questo ci riporta al tema della industria italiana delle armi che è l’unica che non risente della crisi economica! L’export di armi italiane pesanti nel 2009 ha raggiunto quasi 5 miliardi di euro (un incremento del 61% sul 2008): siamo all’ottavo posto al mondo. Siamo invece al secondo posto per armi leggere che esportiamo anche nei paesi più poveri dove mietono milioni di vittime. L’industria delle armi trova troppo stringenti le imposizioni della legge 185 (del 1990) che regola l’export bellico. Per questo sta premendo sul governo Berlusconi perché la modifichi. Ma anche le ‘banche armate’ cioè quelle banche che finanziano la vendita dei nostri prodotti bellici, fanno pressione per modificare la 185 per impedire che vengano rivelati i loro nomi. Noi invece chiediamo a tutti di fare pressione sul governo per evitare qualsiasi modifica alla 185. Questa politica guerrafondaia italiana riceve ora un’ulteriore spinta dal vertice nato di Lisbona (19-20 novembre 2010). La nato, da alleanza difensiva, è diventata alleanza offensiva, per proteggere gli interessi vitali dell’Occidente ovunque siano minacciati, facendo proprio il concetto di “guerra preventiva”. A Lisbona nasce così la nato 3.0, una nato che si propone su scala planetaria. L’Italia gioca un ruolo fondamentale in tutto questo. Avrà sempre più importanza il quartiere generale della forza congiunta alleata a Napoli che quest’anno si trasferirà da Bagnoli alla nuova sede di 85.000 mq2 di Varcaturo. Senza dimenticare che sempre a Napoli è stato collocato di recente il quartiere generale di africom cioè il supremo comando militare navale per l’Africa. A Sigonella (la grande base USA), in Sicilia, entrerà in funzione il sistema ags, il più sofisticato sistema di spionaggio elettronico.

Sarà allo stesso tempo potenziata l’intera rete delle basi Usa in Italia, da quelle di Vicenza, base della 173° brigata autotrasportata a quella di Aviano dove probabilmente saranno concentrate tutte le bombe atomiche Usa in Europa. Infatti il vertice di Lisbona ha dichiarato che la nato è una potenza nucleare e “deve mantenere tali bombe finché ci saranno nel mondo tali armi”. Questa insistenza sulle armi nucleari spaventa: la Bomba atomica è la grande minaccia che pesa sull’umanità. E lo ‘Scudo-Anti Missili’ approvato per l’Europa dal vertice nato di Lisbona, non fa che accrescere la paura e la tensione. Il nostro è un mondo sempre più militarizzato: nel 2009 abbiamo speso in armi, a livello mondiale, 1.531 miliardi di dollari (dati Sipri). Davanti a questa follia umana noi invitiamo i cittadini italiani e le comunità cristiane a dire NO a questi venti di guerra e SI ai venti di pace. Chiediamo a tutti di rimettere ai propri balconi la bandiera della pace per far sì che il 2011 diventi l’anno della pace. Sarà l’anno che vedrà la 50° marcia della pace Perugia–Assisi (25 settembre), ideata dal teorico della nonviolenza attiva A. Capitini. Sarà l’anno di due significativi eventi religiosi per costruire la pace: una Convocazione Internazionale Ecumenica sulla pace che si terrà dal 17 al 25 maggio a Kingston, in Giamaica, convocata dal Consiglio Ecumenico delle Chiese e un vertice dei capi delle grandi religioni mondiali a ottobre, proprio ad Assisi, su proposta del Papa Benedetto XVI. Non ci sarà pace sulla Terra se non ci sarà pace tra le grandi religioni. E allora nella tradizione dei grandi profeti italiani di pace, anche noi gridiamo: in piedi costruttori di pace! [alex zanotelli – napoli 1 gennaio 2011]