l'altra sanità

Cos'è che accomuna, in questo determinato periodo, giornalisti e grandi network? Sicuramente un unico denominatore: la notizia. Una grande quantità di notizie, tutte uguali, forniscono la maggior parte dei tabloid, impoverendo ancora di più quel che resta dell'informazione. In realtà si può parlare di "notizia non informata" ossia notizie in serie, "sfornate" per accomunare la stessa produzione attraverso la quantità e non la qualità. In una sola parola si può definire questo stato di cose, che dura ormai da più di 10 anni: disinformazione. Certo parlare del rione Sanità e della Camorra è allettante, così come può essere altrettanto non-allettante informare che nel quartiere esiste una rete di persone che da molto tempo si battono contro i soprusi, le negligenze e gli abusi di potere. E' una non-notizia il fatto che un comitato (Comitato Penninata) grida il suo impegno per aiutare i vecchietti a salire una rampa di scale non a norma, oppure denuncia un parcheggio abusivo o l'attacchinaggio selvaggio. E' una non-notizia che per anni alcune associazioni del rione (Adler), si sono battute per la riapertura dell'ossario delle Fontanelle o per aiutare i bambini di strada a vincere la cappa dell'ignoranza. E' una non-notizia il fatto che "Crescere Insieme" ha aiutato centinaia e centinaia di ragazzi ad uscire dalla tossicodipendenza. "Sott 'o Ponte", invece, è una compagnia teatrale nata nel 1993 che accorpa decine di ragazzi e ragazze che intendono fare teatro da professionisti, lavora nel rione e prepara almeno10 spettacoli l'anno. C'è poi la Rete Sanità, fondata nel 2003 da padre Alex Zanotelli, che ha messo insieme diverse anime non-profit che si battono contro la privatizzazione dell'acqua pubblica, per una Sanità più pulita ed ecologica, stampano migliaia di volantini per risvegliare la coscienza dei cittadini contro l'abuso e il sopruso. Moltissima gente del rione, commercianti, disoccupati, precari, ambulanti, medici ed avvocati partecipano alla vita pubblica mediante riunioni della stessa Rete. E' una non-notizia che alla Via san Gennaro dei Poveri è nato il primo moto spontaneo di Napoli, dopo Masaniello, con la riapertura pacifica del parco omonimo , ripulito e frequentato ora da moltissimi bambini e adulti. E, ancora, a chi può interessare il fatto che una famiglia con 4 figli, di cui 2 diversamente abili (sordomuti), che abitano in un basso di circa 20mq denuncia con forza l'abbandono in cui versa lo stato di assistenza e senza l'aiuto di nessuno fa iscrivere i 2 figli ad una scuola del nord Italia riuscendo nell'intento di farli diplomare con ottimi voti e dargli una vita più dignitosa e meno sofferente?!. Ci sono altre realtà che non abbiamo citato, come i comitati di zona non politicizzati formati da massaie e da operai (il parco degli aranci, alla via Cinesi aperto da poco, è gestito unicamente dalla gente del rione), che pur parlando a bassa voce indicano problemi e soluzioni che se trasformate in promesse fattive potrebbero riempire interi programmi politici e far emergere quello che di buono il rione mostra. Ma tutto questo è una non-notizia.I giornalisti pensano al tragico, al colpo grosso, attraverso le notizie terribili e catastrofiche. Il fascino di una pistola scaricata su di un corpo inerme fa notizia; le bombe esplose che squarciano i corpi di donne e bambini fa notizia; la gente della sanità che ha paura di denunciare i camorristi fa notizia, e indigna i benpensanti. Crediamo che non bisogna chiedere ai ragazzi che vivono in un quartiere a rischio: "conosci qualche camorrista? Sai dove spacciano la droga? Hai mai pagato il pizzo? Domande del genere sono faziose è incutono in quelli che ascoltano paura e umiliazione. Crediamo che la paura non sia quella di pensare ma quella di subire, subire per cause sconosciute o di forza maggiore. Allora, anche se, come diceva qualcuno che ha lasciato un commento, siamo tutti Saviano, è pur vero che lo spettro di questo scrittore coraggioso si sta rivelando un boomerang per chi intende la giustizia e l'onestà. Oggi i media parlano di Saviano "valoroso" ma in costante pericolo di morte, questo lato non ha precedenti per chi "intende questa paura" e, peggio ancora, per chi vive in luoghi cosiddetti pericolosi: questo tipo di notizia va abbattuta nella sua radice. Lo stare dentro alle cose e viverle e concepirle non è da giornalista. Se continuiamo a non informare la quantità eccessiva di notizie, tutte eguali e tutte stereotipate, continuerà a farci subire e a non farci riflettere correttamente. Non che gli esseri umani non hanno la facoltà di astrarre, ma il potere dell'informazione se "scrostata" del suo vero intento apre voragini inaccessibili creando dubbi su dubbi e la massima, "ma in fondo un filo di verità deve pur esserci", ridefinisce quello che per anni gli antropologi hanno precisato con il termine "profezia che si autoadempie". [+Blogger]

sanità e spazzatura

Ieri nella riunione della commissione impianti del forum regionale sui rifiuti vi è stata l’audizione del vicepresidente del Consorzio CONA , cioè del consorzio nazionale che si occupa del riciclaggio del secco (carta, plastica, alluminio, ferro, legno, etc.); nell’audizione la persona in questione ha testualmente detto - “non ho mai visto una organizzazione peggiore per la raccolta differenziata di quella attuata nella Sanità” - ci ha anche mostrato copia del volantino di promozione distribuito dall’ASIA dicendo “- peggio non si poteva fare”.
SCENDENDO POI NEI PARTICOLARI, ha tenuto a sottolineare che i contenitori dedicati alla differenziata non sono ben identificabili, non sono in numero sufficiente, non prevedono la raccolta dell’umido e della carta, in una piazza che è dedicata quotidianamente a mercato (VERGINI).
Pare che l’affare lo abbia fatto la ditta ORAM, fornitrice dei contenitori, che sembra possa fare risalire la sua proprietà all’ex vice commissario ai rifiuti Ciro Turiello, già amministratore ASIA.
Ma anche l’ASIA ha i suoi vantaggi (questo lo dico io!), visto che gestirà con la società “colonizzatrice” A2A l’inceneritore di Acerra al quale non farà mancare combustibile.
In pratica quello che noi, come cittadini, andiamo da tempo dicendo è stato confermato da uno esperto, la differenziata non la si vuol fare, soprattutto nei quartieri popolari di Napoli.
Non è vero che mancano i soldi e/o i mezzi, infatti il CONAI mette a disposizione sia gli uni che gli altri, solo a patto che i progetti siano condivisi, ma soprattutto seri.
Bisogna che questa denuncia sia conosciuta da tutti, ma soprattutto vediamo di organizzare noi un piano autonomo con l’aiuto del CONAI, contro l’ASIA e contro Bertolaso (ed il suo compagno di merende Giannini). Se prendiamo, come cittadini, noi in mano la faccenda certamente potremo risolvere forse i nostri problemi. - Sergio de Stasio
P.S. La raccolta differenziata si dice che è stata estesa alla Sanità, con ciò noi intendiamo un intero quartiere storico, l’ASIA intende solo la strada principale, appunto via Sanità, ma fa credere a tutti che ha investito un intiero quartiere. [mail arriavta in redazione il giorno 15/10/'08]

l'altro spazio

Qualcuno sul blog ci ha invitati a scrivere di camorra. Naturalmente ci chiediamo, e chiediamo a chi ci ha fatto questa osservazione: forse dobbiamo scrivere di camorra perché siamo del/nel rione Sanità? Ma, a parte le polemiche che lasciano il tempo che trovano, saremo pressoché banali se incominciassimo quest’articolo dicendo che la camorra è un sistema che coinvolge politici, imprenditori, operai e nullafacenti. In questo caso avremmo fatto la scoperta dell’acqua calda. Una differenza che terremmo a sottolineare è quella spaziale. Spiegando meglio questa differenza, essa è nella sostanza quel piano intermedio che intercorre tra l’alta camorra (come parte delle Istituzioni o gli intellettualoidi) e la bassa manovalanza, cioè parti del popolo. Quello che vorremmo mettere in risalto sono proprio tutti quelli che appartengono allo stato intermedio, uno stadio che non si conosce ancora bene e che, secondo il nostro parere, è quello che riesce a distruggersi e rinascere contemporaneamente. È una specie di economia impazzita che inventa qualcosa che nell’immediato già è obsoleto. Quelli che hanno la peggio sono i “poveri di turno, quello che noi definiamo operai della camorra: per essere più precisi, e non vorremmo sbagliare, in passato 13 morti in 26 mesi solo nel nostro quartiere. Precisiamo ulteriormente che quando ci riferiamo alle Istituzioni o al popolo, naturalmente, è sottointeso che non intendiamo dire che tutti gli Italiani sono camorristi o mafiosi, anzi è esattamente il contrario. Se in parte riconosciamo un legame debole, ossia nel definire lo stato alto e basso della camorra, abbiamo già scoperto che una parte molto ristretta di persone “giocano” o con i camorristi o a fare i camorristi. Quello che maggiormente ci preoccupa è, lo ribadiamo, quel vuoto che permette a molti uomini di depositare denaro sporco su banche inaccessibili, quelli che truffano lecitamente, oppure i professionisti del raggiro, in una definizione, tutti quelli che riescono in un modo o nell’altro a farla franca.
A nostro parere nelle Istituzioni locali crediamo ci siano abbastanza persone oneste che, ad un certo punto, vengono irretiti in questa traccia indelebile di favoritismi e clientelismi, a volte demotivati e mortificati nella loro professionalità. Basti pensare allo scandalo delle emittenti private per avere un esempio calzante. Le nostre osservazioni sono contro quelli che imbrogliano regolarmente, quelli che, pur essendo condannati sporgono denuncia per diffamazione, quelli che minacciano azioni legali per offesa alla buona fede, quelli che si sentono, o dicono di sentirsi, perseguitati senza mai essere andati in galera. In realtà ci assillano tutti quei camorristi indefiniti, quelli che non si espongono, gente che guadagna milioni di euro facendosi prestare un nome e/o corrompendo con la forza del denaro e della persuasione. Non difendiamo l’alta camorra o la bassa manovalanza: essa è condannabile comunque perché oltre a far del male a gli altri fa male a se stessa e a tutti quelli che intorno la seguono. Quando si arrestano i capi mafiosi il problema non è farli pentire per poi arrestare esponenti e malavitosi (essa deve essere la norma), la questione invece è riuscire a controllare quello spazio, di cu sopra, che giace nell’ombra tra un eletto di turno e un venditore fallito, tra un professionista oratore e un nullafacente, tra un manager corrotto e un lavoratore stanco.
Questi esempi sono estremi e sintetici, per questione di spazio non possiamo farne altri, ma ci aiutano a comprendere che la sottrazione degli spazi, la sperequazione economica, l’indifferenza istituzionale, la mancanza di sensibilità pubblica ecc, ecc, sono i punti che nell’immediato andrebbero analizzati e studiati più a fondo. Nel rione Sanità, circa 70mila anime su cinque chilometri quadrati, manca una scuola media inferiore, un ufficio postale, un asilo nido, (e per creare un po’ di lusso), una biblioteca, un cinema, un teatro… in un quartiere dove si contano numerose bellezze storiche e artistiche la sottrazione degli spazi pubblici (che riteniamo di centrale importanza) è l’elemento fondante che evidenza la debolezza culturale riducendo l’immagine fattiva a mera sostanza oziosa. [+Blogger, Mauro ‘o Romano]

viaggiare: massima espressione

Viaggiare è liberta!, l’hanno scritto poeti, romanzieri, uomini di cultura e grandi pensatori. E’ bellissimo poter visitare un luogo, capirne le caratteristiche, “toccarne” con mano le abitudini e scoprire nuove culture e tradizioni. In realtà la felicità di viaggiare si manifesta soprattutto nel momento in cui, per la prima volta, un luogo ci appare così com’è; per molti italiani, e non solo, vedere le meraviglie dell’India e della Tailandia oppure quelle del Messico, della Colombia, del Brasile ecc, è qualcosa di straordinario che va fatto e consigliato come massima esperienza formativa; non solo viaggiare forma l’essere umano nella sua maturità ma gli dà anche la possibilità di allargare i propri orizzonti culturali. Tutto questo è vero!?, come è vero che migliaia di ettari di terreni, di spiagge, di case e vegetazione vengono puntualmente abbattute per lasciare posto a villaggi di cemento armato con acqua artificiale e megasuper centri di benessere. Qualche esempio ci potrà schiarire la memoria.
Cartagena, una delle città più turistiche del mondo, in Colombia, vive una situazione di povertà estrema e dietro le abitazioni di 3000 euro al mq. si nasconde un turismo sessuale che coinvolge bambine e bambini senza distinzione d’età (anche se quest’ultima affermazione, naturalmente, non giustifica l’atto). Sono soprattutto spagnoli e italiani che chiedono di avere rapporti sessuali con bambine vergini di appena 12 e 13 anni… quando non sono più piccole.
Una parte della Cambogia è stata, e continua ad essere, svenduta. L’arcipelago è nelle mani di grossi magnati della finanza. E così interi villaggi di pescatori autoctoni, come koh Tonsay, koh Puos, koh Tao, vengono forzatamente distrutti e rasi al suolo per lasciar posto ai centri turistici. Si butta volontariamente fuori gente che vive nei luoghi per costruire residence per turisti russi, tedeschi, francesi…
Nella Repubblica Domenicana, dove si va per fare una buona vacanza e per rilassarsi dopo un anno di lavoro, migliaia di haitiani sono costretti a lavorare in condizioni disumane. Fanno i muratori, gli imbianchini e manovali sottopagati: una camera, costruita da questi nuovi schiavi, può costare anche 10.000 euro a notte. Intere spiagge, barriere coralline, vegetazione naturale espropriate per costruirci “scenari sottomari”, lussuosi bungalow con vasche idromassaggi con tanto di letto a baldacchino e “steward” di turno.
Oggi il sud America è ambito da tutti i tour operator del mondo, nei volti di chi visita questi luoghi, l’immagine rimane impressa per le bellezze naturali che si possono notare: in Messico, in Guatemala, in Cile, nel Nicaragua, in Argentina, in Colombia. Ognuno di questi paesi ha sofferto e visto morire milioni di donne, uomini e bambini. Espropri di massa con impiccagioni, stermini, violenze gratuite e torture collettive.
Ancora in Brasile i bambini per strada vengono assassinati dalla polizia solo perchè vivono inalando colla e chiedendo la carità. Anche quest’ultima Nazione sta per svendere le proprie coste: nasceranno alberghi a 5 stelle. Tutto questo non è ancora finito visto che i continui soprusi da parte di multinazionali e padroni di turno continua indisturbato in nome di una economia che sta impazzendo nella sua assurdità.
Un ultimo esempio particolare e allo stesso tempo tragico. I Mapuce, nel sud dell’Argentina, vengono continuamente espropriate delle loro case e dei loro terreni. Un’antica popolazione di circa 100 abitanti: per di più donne e uomini anziani, gente pacifica che intende l’economia come equilibrio verso la natura e non come sfruttamento indiscriminato. I Mapuce, per di più anziani e bambini, stanno combattendo contro la United Colors of Benetton che da anni cerca di trasformare le loro case in un centro di accoglienza per i sceicchi turno.
Nel rione Sanità stano cercando di fare la stessa cosa, in situazioni differenti naturalmente, con l’appropriazione indiscriminata del Cimitero delle Fontanelle. [+Blogger]

...almeno proviamoci


Il problema del supermercato ex-felix, quello del Cimitero delle Fontanelle, del traffico e della camorra… questo non toglie niente al fatto che per l’ennesima volta la gente dei quartieri “ghetti” parlano, protestano, si lamentano ma nessuno in realtà li ascolta seriamente. Questo del Superò, come del resto per tutte le altre questioni, è ancora più grave perché qualcuno (gli Assessori Comunali) ha fatto finta di sentire e di prendere in considerazione la questione. Attualmente non ascoltare è sinonimo di inettitudine puerile che trasforma ogni incompetenza in genialità. C’è una certa sottomissione nel pensare l’altro come singolo che compone una comunità e la rende visibile. Oggi è visibile solo chi sta in televisione o chi è riconosciuto pubblicamente: in effetti, chi parla pubblicamente o in tv è ascoltato comunque da centinaia, migliaia, milioni di persone; questo può significare che la quantità di persone che guardano il teleschermo giustificano impropriamente (in tutto o in parte) i concetti espressi; questi concetti quasi automaticamente poi vengono legittimati. Naturalmente, e per fortuna non è sempre così, sappiamo quanta influenza hanno i midia sulla nostra esistenza. Ritornando al discorso di prima, è questa forma di legittimità che va rivista e combattuta. Non va abbattuta la legittimità di chi protesta ad alta voce, fa rumore, si altera per ribadire un malessere che minaccia la società, va abbattuto invece l’inettitudine, il qualunquismo, l’individualismo becero che alimenta la malavita e minaccia la società civile. Proviamo a fare un esempio: il calcio la domenica. Proviamo a fare una legge che proibisce di giocare a pallone… bene, credo che molti italiani soffrirebbero di un malessere invisibile. Ma la legittimità di guardare i proprio beniamini in tv o allo stadio nasce dal consenso generale che nell’”invisibilità” non riesce a comprendere che bisogna sentirsi allo stesso modo (una schifezza) anche per la legge che prevede il contratto a progetto, oppure per il fatto che l’affitto di una appartamento, nelle grandi città, è salito vertiginosamente. Questa forma di consenso al contrario è tipico di quest’epoca, finita quella materialistica, siamo passati al’epoca "mediatistica" fatta di consensi virtuali e irriflessivi. Internet è ancora per pochi eletti e i grandi network predispongono per il meglio/peggio le vendite pubblicitarie. Quindi, noi del rione Sanità, (ma non siamo i soli) siamo stati venduti, al pari di come si vende una pubblicità, al migliore offerente. Oggi il supermercato, domani i Cimitero delle Fontanelle, la Scuola Caracciolo, i palazzi del Sanfelice, il parco San Gennaro. Noi del quartiere Sanità dobbiamo essere la parte attiva, quelli che gli altri non si aspettano, e portare avanti l’idea di sradicare questa forma di legittimità, forma che per altro si manifesta attraverso una sottile costruzione sociale alimentando l’inettitudine e la passività visiva. Mi rendo conto che è arduo e difficile da attuare… almeno proviamoci! [+Blogger]

auguri

Auguri all’amministrazione comunale di Napoli che dopo continue prese in giro ha finalmente inaugurato il primo supermercato Felix della storia. Auguri agli assessori che si sono impegnati nella trattativa. Auguri a tutti i piccoli commercianti di via Arena e Sanità che tra poco vedranno diminuire del 50% il loro guadagno mensile. Auguri a chi si è impegnato nella “lotta” pur ricevendo un mucchio di bugie. Auguri al proprietario dell’ex-cinema Felix che impegnandosi nella trattativa ha continuato a parlare con le spalle voltate. Auguri a chi ha detto mezze frasi, mezze parole, auguri a chi non ha mai protestato, auguri a tutti quei commercianti che pur sapendo dell’ennesimo ipermercato non ha avuto la forza di scendere in piazza e protestare. Auguri a chi non ha saputo parlare e a chi, invece, le parole le ha buttate al vento. Auguri a tutti quelli che hanno pensato che al posto del supermercato sarebbe potuto nascere un centro sociale, oppure un teatro, un asilo nido, un centro per assistenza polifunzionale o una ludoteca.
Capisco che in tempi dove l’economico ha saturato e distrutto tutti i campi del sociale le scelte, in relazione a queste ultime strutture, non potevano essere diverse visto che l’ennesimo impianto supermoderno ha proiettato ancora una volta il quartiere in un futuro ricco di ancestrali superstizioni. (Aura Sacra Fames) +Blogger

bambini sulle Moto

Problema antico quello dei motorini e del parcheggio indiscriminato. Il rione Sanità soffre di un disagio paradossale, in quanto la volontà di far meno bene sopraggiunge sulla responsabilità e la consapevolezza. Per fortuna che non è da tutti commettere sciocchezze come questa: guidare una moto con la mano e tenere fermo con l’altra mano un bambino piccolo di circa un anno. Sono pochi nel rione quelli che lo fanno, ma quando vedo una cosa del genere il sangue raggiunge il cervello ad una velocità impressionante e vorrei avere la forza di gridare a quell’incapace che sta commettendo una grave assurdità. Le strade del rione non sono poi così sicure: buchi, avvallamenti, marciapiedi rotti ecc, ecc; in più centinai e centinaia di motorini, vespe, scooter, moto sfrecciano ad una velocità impressionante. E’ il pedone che dà la precedenza e non viceversa. In questo caos dove molti automobilisti parcheggiano in modo indiscriminato, qualcuno si permette il lusso di camminare sulla moto senza casco e per di più con un bambino davanti appoggiato sulla gamba; un bambino o una bambina di poco più di un anno, senza protezione né sostegno né appoggio. Ma è così difficile capire che su di una moto l’equilibri è precario?, soprattutto in queste particolari situazioni?
La domanda che poniamo a questi ottusi irresponsabili è questa: ma quando TU decidi di portare un/a bambino/a in giro per il quartiere sulla TUA bella moto o scooter che sia, se pur non vuoi tener presente che le strade sono scassate, il rione è molto trafficato, la velocità non è limitata, le auto non rispettano segnali o altro (perché non ci sono, oppure sono scompari con il tempo), non hai per niente capito che quest’atto è di una crudeltà inaudita? A quel/la bambino/a gli/le, oltre a metterlo/la seriamente in pericolo di morte, gli/le stai facendo respirare, infettandogli/le i polmoni, gas di scarico, benzina bruciata, idrocarburi volatili; gli/le stai alterando la sua pressione sanguigna, gli/le stai potenzialmente otturando le vie respiratorie, gli/le stai bruciando lo stomaco, gli occhi; gli/le stai distruggendo i timpani, infettando le ossa, infiammando il cervello. Non Ti hanno spigato che il pericolo sulla moto è costante?! La crudeltà non sarebbe così bonaria se TU avessi la capacità di capire che il bambino o la bambina è costantemente, ribadisco ancora, in pericolo di MORTE. STUPIDO, non portarlo/la più con te! [+Blogger]

appello sos acqua

Nel cuore di questa estate torrida e di questa terra calabra, lavorando con i giovani nelle cooperative del vescovo Brigantini (Locride) e dell’Arca di Noè (Cosenza ), mi giunge, come un fulmine a ciel sereno, la notizia che il governo Berlusconi sancisce la privatizzazione dell’acqua. Infatti il 5 agosto il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112 del ministro G. Tremonti che nel comma 1 afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica. Tutto questo con l’appoggio dell’opposizione, in particolare del Pd, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta. (Una decisione che mi indigna ma non mi sorprende, vista la risposta dell’on. Veltroni alla lettera sull’acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!). Così il governo Berlusconi, con l’assenso dell’opposizione, ha decretato che l’Italia è oggi tra i paesi per i quali l’acqua è una merce.
Dopo questi anni di lotta contro la privatizzazione dell’acqua con tanti amici, con comitati locali e regionali, con il Forum e il Contratto Mondiale dell’ acqua… queste notizie sono per me un pugno allo stomaco, che mi fa male. Questo è un tradimento da parte di tutti i partiti! Ancora più grave è il fatto, sottolineato dagli amici R. Lembo e R. Petrella, che il “Decreto modifica la natura stessa dello Stato e delle collettività territoriali. I Comuni, in particolare, non sono più dei soggetti pubblici territoriali responsabili dei beni comuni, ma diventano dei soggetti proprietari di beni competitivi in una logica di interessi privati, per cui il loro primo dovere è di garantire che i dividendi dell’impresa siano i più elevati nell’interesse delle finanze comunali”.
Ci stiamo facendo a pezzi anche la nostra costituzione! Concretamente cosa significa tutto questo? Ce lo rivelano le drammatiche notizie che ci pervengono da Aprilia (Latina) dimostrandoci quello che avviene quando l’acqua finisce in mano ai privati. Acqualatina (Veolia, la più grande multinazionale dell’acqua ha il 46,5 % di azioni), che gestisce l’acqua di Aprilia, ha deciso nel 2005 di aumentare le bollette del 300%! Oltre quattromila famiglie da quell’anno, si rifiutano di pagare le bollette ad Acqualatina, pagandole invece al Comune. Una lotta lunga e dura di resistenza quella degli amici di Aprilia contro Acqualatina! Ora nel cuore dell’estate, Acqualatina manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori o ridurre il flusso dell’acqua. Tutto questo con l’avallo del Comune e della provincia di Latina! L’obiettivo? Costringere chi contesta ad andare allo sportello di Acqualatina per pagare. È una resistenza eroica e impari questa di Aprilia: la gente si sente abbandonata a se stessa. Non possiamo lasciarli soli! L’estate porta brutte notizie anche dalla mia Napoli e dalla regione Campania.
L’assessore al Bilancio del Comune di Napoli, Cardillo, lancia una proposta che diventerà operativa nel gennaio 2009. L’Arin, la municipalizzata dell’acqua del Comune di Napoli, diventerà una multi-servizi che includerà Napoligas e una compagnia per le energie rinnovabili. Per far digerire la pillola, Cardillo promette una “Robintax” per i poveri (tariffe più basse per le classi deboli). Con la privatizzazione dell’acqua si creano necessariamente cittadini di seria A (i ricchi) e di serie B (i poveri), come sostiene l’economista M. Florio dell’università degli studi di Milano.
Sono brutte notizie queste per tutto il movimento napoletano che nel 2006 aveva costretto 136 comuni di ATO 2 a ritornare sui propri passi e a proclamare l’acqua come bene comune. Invece dell’acqua pubblica, l’assessore Cardillo sta forse preparando un bel bocconcino per A2A (la multiservizi di Brescia e Milano ) o per Veolia, qualora prendessero in mano la gestione dei rifiuti campani? Sarebbe il grande trionfo a Napoli dei potentati economico-finanziari. A questo bisogna aggiungere la grave notizia che a Castellamare di Stabia (un Comune di centomila abitanti della provincia di Napoli ) 67 mila persone hanno ricevuto, per la prima volta, le bollette dalla Gori, (una SPA di cui il 46% delle azioni è di proprietà dell’Acea di Roma). Questo in barba alle decisioni del Consiglio Comunale e dei cittadini che da anni si battono contro la Gori, che ormai ha messo le mani sui 76 Comuni Vesuviani (da Nola a Sorrento). “Non pagate le bollette dell’acqua!”, è l’invito del Comitato locale alle famiglie di Castellamare. Sarà anche qui una lotta lunga e difficile, come quella di Aprilia. Mi sento profondamente ferito e tradito da queste notizie che mi giungono un po’ dappertutto. Mi chiedo amareggiato:” Ma dov’è finita quella grossa spinta contro la privatizzazione dell’acqua che ha portato alla raccolta di 400 mila firme di appoggio alla Legge di iniziativa popolare sull’acqua? Ma cosa succede in questo nostro Paese? Perché siamo così immobili? Perchè ci è così difficile fare causa comune con tutte le lotte locali, rinchiudendoci nei nostri territori?
Perché il Forum dell’acqua non lancia una campagna su internet, per inviare migliaia di sollecitazioni alla Commissione Ambiente della Camera dove dorme la Legge di iniziativa popolare sull’acqua? Non è giunto il momento di appellarsi ai parlamentari di tutti i partiti per far passare in Parlamento una legge-quadro sull’acqua? Dobbiamo darci tutti una mossa per realizzare il sogno che ci accompagna e cioè che l’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con totale capitale pubblico, al minor costo possibile per l’utente, senza essere S.P.A . “L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne “illecito” profitto - ha scritto l’arcivescovo emerito di Messina G. Marra. Pertanto si chiede che venga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società pubblica, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile.”
Quando ascolteremo parole del genere dalla Conferenza Episcopale Italiana? Quand’è che prenderà posizione su un problema che vuole dire vita o morte per le nostre classi deboli ma soprattutto per gli impoveriti del mondo? (Avremo milioni di morti per sete!) È quanto ha affermato nel mezzo di questa estate, il 16 luglio, il Papa Benedetto XVI: “Riguardo al diritto all’acqua, si deve sottolineare anche che si tratta di un diritto che ha un proprio fondamento nella dignità umana. Da questa prospettiva bisogna esaminare attentamente gli atteggiamenti di coloro che considerano e trattano l’acqua unicamente come bene economico.” Quand’è che i nostri vescovi ne trarranno le dovute conseguenze per il nostro paese e coinvolgeranno tutte le parrocchie in un grande movimento in difesa dell’acqua? L’acqua è vita. “L’acqua è sacra, non solo perché è prezioso dono del Creatore - ha scritto recentemente il vescovo di Caserta, Nogaro - ma perché è sacra ogni persona, ogni uomo, ogni donna della terra fatta a immagine di Dio che dall’acqua trae esistenza, energia e vita”.
Sull’acqua ci giochiamo tutto! Partendo dal basso, dalle lotte in difesa dell’acqua a livello locale, dobbiamo ripartire in un grande movimento che obblighi il nostro Parlamento a proclamare che l’acqua non è una merce, ma un diritto di tutti. Diamoci da fare perché vinca la vita! [Alex Zanotelli]

ufficio postale

“Neanche il 12 agosto alle ore nove del mattino l’ufficio postale di via Arena Sanità è libero, ossia senza gente che aspetta la fila”. Così stamattina commentava uno dei primi pensionati che ogni mese aspetta dalle 2 alle 3 ore prima di intascare la pensione. Un po’ inusuale in quanto questo determinato servizio è spostato alle ore pomeridiane… ma visto che siamo nel mese di Agosto, allora si può fare un’eccezione. Ecco, sì, la parola giusta, eccezione! “Di barriere architettoniche a Napoli ce ne sono tante, ma questa della posta è una delle più gravi”, dice un’altra donna che vanta di essere la numero uno della fila. “I pomeriggi sono un inferno per la gente comune, figuriamoci per i diversabili”, che non solo non possono entrare, ma quando c’è folla (cioè sempre) è praticamente impossibile poter riscuotere la pensione. La scena che si può notare in via Arena Sanità per entrare nella posta è così grottesca e inusuale che solo chi è amante delle numerose sfaccettature pirandelliane può reggere una condizione simile. La posta è grande (si fa per dire) circa 100mq, riservato al pubblico solo 20mq, il resto è sufficiente ad ospitare 4/5 dipendenti e un direttore. Uno spazio piccolissimo per un quartiere che vanta circa 70mila abitanti. Rosa, 65 anni, ogni mese deve scendere per ritirare un assegno postale, “La pensione della buonanima di mio marito con l’accompagnamento, perché sono invalida al 100%. Su una sedia a rotelle è una tragedia entrare nella posta, anzi praticamente impossibile. Uno perché non c’è proprio la possibilità di entrare: ci sono le automobili parcheggiate all’ingresso, un marciapiede e paletti che ostruiscono il passaggio. Io so che la legge prevede che sia il direttore ad uscire, ma come faccio se non riesco a presentare il libretto allo sportello? Pure quando qualche volta il direttore esce per soccorrermi è un inferno perché centinaia di persone che aspettano per ore il loro turno sono arrabbiate a tal punto che non hanno intenzioni di farmi passare avanti…io per certi aspetti li capisco".Ci sono vecchiette, uomini anziani, donne con bambini tutti accalcati in 20mq… tutti quelli che ce la fanno naturalmente, il resto sta fuori ad aspettare. Dice Pasquale, commerciante: “in questo periodo con il caldo asfissiante fare la fila alla posta è stato un impresa; in effetti è sempre così, in inverno quando piove la maggior parte delle persone si bagnano perché non sanno proprio dove ripararsi”.Gli impiegati fanno quello che possono e si esauriscono puntualmente non solo per far rispettare la fila ma anche per spiegare eventuali guasti alla rete internet o altro. Bèh, pensate un po’ dopo 2 ore di fila l’addetto deve spigare che un guasto ha fatto saltare il server con tutti i dati, oppure che non si può proseguire perché la rete è intasata, oppure perché i soldi sono finiti… apriti cielo!, l’inferno con il vociare continuo di persone stremate al limite della sopportazione… mi viene da commentare: ma chi ha torto? Poi alle volte penso, bèh siamo alla Sanità. La massima l’ha confezionato Riccardo il pescivendolo che sta proprio di fronte alla posta di via Arena Sanità: "Nujo da Sanità stammo n'guaiate pecchè c'a nun ce sta nusciuno ca ce considera verament uommene". Diversi mesi fa sono state raccolte più di 1000 firme per chiedere, a chi di competenza, una risoluzione più adeguata con un servizio più efficiente. La responsabile, dr. Nardacci, dopo aver fatto un sopraluogo ha deciso, nell’impossibilità di trovare nuova ubicazione, che per adesso l’ufficio postale resta alla via Arena Sanità. NB. Siamo nell'attesa di una foto migliore... speriamo bene. [+Blogger]

film "maniarte"

Mostra del guanto napoletano ospitata nel Museo Mondragone ai quartieri Spagnoli, (Piazzetta Mondragone, 18). Nel film si possono notare alcune fasi della produzione

Il Film/Convegno è stato presentato nel mese di Novembre 2007