lolita

[…] Ma nella nostra èra borghese e impicciona non l’avrei fatta franca come tra i broccati dei palazzi di una volta. Oggi, se vuoi fare l’assassino, devi essere uno scienziato. No, no, io non ero né l’uno né l’altro. Signori e signori della giuria, la maggioranza dei criminali sessuali che bramano un rapporto palpitante, dolce-gemente, fisico ma non necessariamente coitale con una fanciulla, sono sconosciuti innocui, inadeguati, timidi e passivi, che chiedono alla comunità solo il permesso di preservare nel loro comportamento cosiddetto aberrante e concretamente inoffensivo - i loro piccoli, umidi ardenti, privati atti di deviazione sessuale - senza che la polizia e la società tutta infieriscono troppo crudelmente su di loro.

Noi non siamo dei depravati! Non violentiamo come fanno i bravi soldati. Siamo miti signori infelici, con occhi da cane, sufficientemente ben intergrati da saper controllare i nostri impulsi in presenza degli adulti, ma pronti a dare anni e anni di vita per un’unica occasione di toccare una ninfetta. Non siamo, nel modo più categorico, degli assassini. I poeti non uccidono mai. Oh, mia povera Charlotte, non odiarmi dal tuo paradiso eterno, in quell’eterna alchimia di asfalto e gomma, metallo e sassi, ma non acqua, grazie a Dio, non acqua! [Vladimir Nabokov]

ieri alla via caracciolo

Ieri giravo in compagnia di mia madre e della sua sedia a rotelle cercando un po’ di refrigerio sul lungo mare di Napoli. Una volta se volevi attraversare il precorso e fermarti sulla punta del faro, a Mergellina, era una cosa piuttosto semplice, oggi è riservata solo ai proprietari dei Yachts: inglesi, arabi, napoletani che non vogliono essere scambiati per napoletani e uomini d’affari. Passando dall’altro lato, la distanza tra i signori innocui di panfili mozzafiato e gli altri, che hanno solo gli occhi per ammirare, crea quella differenza smorzata che stupisce l’anima dando origine ad una sorta di gioia e contemporaneamente invidia collettiva.

Chi giocava a bridge, chi sorseggiava champagne, tutti dall’altra parte sembravano felici, innocui, civili. Ho notato che non guardavano mai [noi] o se lo facevano non ne facevano accorgere. Chi passeggiava invece, come me e mia mamma, ah, scusate, c’erano anche mia moglie e una delle mie nipotine, erano affatturati da quel lusso che in realtà non dispiaceva.

Pensavo alla crisi economica e finanziaria che attraversa in questi giorni il nostro paese poi… mentre fantasticavo stu pensiero, s’era già fatt’quasi mezzanotte. Ritornando notavo una persona sola su uno dei tanti yachts fermati: uno stile straordinario, illuminazione soffusa ed elegante, lampade e luci azzurre cobalto, stile mogano e legno puro, tavolo in marmo, moquette…

Mentre si rumoreggiava soffusamente (una sorta di vergogna faceva parlare tutti quelli che transumavano con voce bassa alla faccia dei napoletani trombettoni), il signore dall’altra parte con tanto di stemma e bandiera inglese, fissava noi paripatetici che camminavamo tranquilli ed invidiosi. “Strano queste persone non ti guardano, come mai”? Ho incominciato a darmi delle aree e così passavo e spassavo con la mia bella sedia a rotelle nuova di zecche e, senza guardarlo mai (ma facevo finta), ho detto a voce atona: “mamma dobbiamo acquistare una sedia nuova”! [+blogger]

buongiorno caf

Il caf è un ufficio gestito che serve per aiutare la gente a compilare documenti vari gratuitamente, tra cui dichiarazione dei redditi, pagamento ici, isee, imposte ecc, ecc. Qui nel rione ce ne sono diversi, nascono e pullulano soprattutto in campagna elettorale. Senza togliere niente alla “buona” azione che questi uffici offrono in cambio di un semplice, anzi direi, semplicissimo voto, il risparmio però di fare file e file chilometriche è sicuro.

È bizzarro sapere a elezioni finite che, nel mese d’agosto, una donna che ha figli diversamente abili è stata letteralmente scaraventata fuori per una semplice e quanto mai innocua pratica risolutiva. Il perché ci è stato nascosto, a ragione o a torto, un ufficio di competenza non ha nessun diritto di non compire il proprio dovere.

Sarebbe da denunciare. Chi vende il pane non può farlo solo a chi gli è simpatico. Naturalmente si può dire che non siamo in zona elezioni. Avrei voluto vedere il contrario. Ma per dovere di cronaca dobbiamo anche riferire che quest’articolo è stato scritto grazie ad una fonte che non vuole apparire ed è proprio per questo che chi scrive non ha intenzione di discriminare tutta la categoria. Se quello di cui sopra è vero va circoscritto ad uno ed un solo caso, previa responsabilità di chi ha fatto o subìto il danno.


salviamo la pachamama

“Come abbiamo salvato Sorella acqua, così ora dobbiamo salvare Madre Terra”, potrebbe essere lo slogan delle Giornate appena trascorse a Genova e di quel colorato corteo di oltre 50.000 persone, che ha sfilato per le vie di quella città. Da Genova gridiamo a tutti che la cittadinanza attiva, che i poteri forti avevano tentato di massacrare nelle giornate del G8 del 2001, è più forte e vegeta di allora. Ne è riprova la straordinaria vittoria referendaria sull’acqua e sul nucleare. Queste giornate genovesi ci hanno aiutato a ritrovarci , a ricompattarci per la grande sfida: salvare la Madre Terra. La comunità scientifica mondiale è concorde nel ritenere che se non ci saranno delle sterzate radicali, la temperatura sul nostro pianeta salirà di i 3-4 gradi. Sarebbe una catastrofe. E i tempi per evitarla sono strettissimi: una decina di anni? Gli esperti ci dicono che per salvarci, dobbiamo tagliare l’80% dell’emissioni di gas serra entro il 2050. E i governi del mondo non ne vogliono sentir parlare, tanto è che hanno fatto fallire tutti i tentativi per trovare una soluzione, dal Protocollo di Kyoto(1997) alle 16 Conferenze delle Parti (COP), tenutesi tra il 1995 e il 2010. Clamoroso il fallimento della COP 15 a Copenaghen nel 2009 con oltre 15.000 delegati! E lo scorso anno altro fallimento a Cancun, in Messico. Ed ora ci prepariamo alla COP17 che si terrà a Durban, in Sudafrica. Ma le prospettive non sono buone perché i governi sono prigionieri dei potentati economico-finanziari-agroindustriali che traggono enormi profitti da questo Sistema.

Ancora più grave è che ora vogliono fare business anche con la crisi ecologica tramite la cosiddetta “green economy”, la geo-ingegneria e le nano-tecnologie.
La Rete per la Giustizia Ambientale e Sociale (RIGAS) riunita qui a Genova, invita tutti a organizzarsi, come abbiamo fatto per l’acqua, a livello locale,regionale e nazionale. Abbiamo quasi tutti contro, i media, i partiti, i poteri economico-finanziari. Dobbiamo, partendo dal basso, ritornare a parlare alla gente, aiutarla a capire che ora è in ballo il futuro stesso dell’umanità e della nostra Casa Comune: la Terra. Dobbiamo aiutare tutti a comprendere che sono il modello di sviluppo ed il nostro stile di vita due delle ragioni fondamentali del surriscaldamento e del disastro ecologico (il 20% della popolazione mondiale consuma l’80% delle risorse a velocità incredibile!). Se tutti nel mondo seguissero i precetti e le proposte della governance globale, avremmo bisogno di quattro pianeti Terra in più per far fronte alle risorse necessarie a questo modello di sviluppo ed ai rifiuti che questo stile di vite produce. Solo se cambieremo il modello e lo renderemo sostenibile, permetteremo a tutti di vivere. La salvezza ed il futuro di molti non dipenderanno certo dalle false soluzioni offerte da BM, multinazionali e governi che maggiormente inquinano. False soluzioni come green economy, “mercato del carbonio”, “Reed+”, introducono l’assurdo principio del ‘diritto ad inquinare’ e finanziarizzano la crisi ecologica per poterci speculare, aumentando il problema invece che risolverlo. Questo mix letale rischia di dare il colpo mortale al nostro ecosistema ed ai diritti di miliardi di persone ed altri viventi sul pianeta Terra.

Per questo come Rete chiediamo a tutti di unirsi, di connettersi, di informarsi e di informare su vari livelli. Livello personale: un cambiamento di stile di vita, più consapevole e sobrio nei consumi, nel lavoro e nel risparmio. Livello locale: spingere affinché le amministrazioni optino per il riciclaggio totale dei rifiuti, dicendo no agli inceneritori, insieme ad un piano energetico basato sul risparmio e l’efficienza. Livello nazionale: lavorare per un Bilancio Energetico Nazionale all’altezza del Piano Europeo che prevede di ridurre di oltre il 30% le emissioni di gas serra entro il 2020. Livello europeo: sostegno al Piano presentato dalla Commissione Europea, che prevede una riduzione per tappe dell’80% delle emissioni di gas serra entro il 2050. Livello globale: un Fondo per le politiche di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici per i popoli del sud del mondo (tra i più colpiti), attraverso il 6% del PIL dei paesi che hanno maggiormente inquinato; il riconoscimento del debito ecologico contratto dai governi del nord del mondo nei confronti del sud del mondo; la tassazione del 20% delle transazioni finanziare; l'attuazione degli impegni assunti dai paesi sviluppati nella Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici in materia di sviluppo e trasferimento di tecnologie; un meccanismo multilaterale e multidisciplinare per un controllo partecipativo delle scelte; il riconoscimento da parte dei paesi sviluppati dei diritti dei migranti climatici, attraverso la firma di accordi internazionali che contemplino la definizione di migrante climatico. Tutto ciò è fattibile se si pensa che i principali inquinatori della Terrai spendono una cifra maggiore per la difesa nazionale ed hanno destinato una cifra 5 volte superiore per salvare banche e speculatori dalla banca rotta.

Solo un ampio movimento popolare che andrà oltre i divari ideologici, politici, sociali e religiosi, sarà capace di superare questa sfida planetaria. E’ un momento epocale questo: si tratta di vita o di morte per il Pianeta Terra che non sopporta più le follie di un sistema degenerato e distruttivo. I tempi sono stretti. A dicembre ci attende la COP17 a Durban, in Sudafrica. E a giugno 2012 l’ONU ha convocato tutte le nazioni del mondo a Rio, venti anni dopo la nota Conferenza tenutasi in quella città brasiliana nel 1992. Ce l’abbiamo fatta per l’acqua, ce la dobbiamo fare per salvare la Madre Terra, la Pacha Mama. Rete italiana per la giustizia ambientale e sociale [alex zanotelli, giuseppe de marzo]

abbandonato

Abbandonato alla via Sanità stanotte, si cerca un padrone per questo neonato.
E' maschio, pesa circa 300 grammi, alto 7 centimetri e lungo 10



frocio

Ho incontrato per le strade del rione un vecchio signore che non vedevo più da anni, è sbucato all'improvviso da vico Sanfelice mentre parcheggiavo per una breve sosta la mia vespa. Ci siamo salutati come due buoni amici e siamo rimarti lì per circa un quarto d’ora. Mentre parlavamo si è avvicinato un signore sulla cinquantina e mi ha fatto un segno, uno strano gesto che all’istante non sono riuscito a decifrare.

Ero contento di aver rivisito questo vecchio cittadino del quartiere sanità, sapevo dei suoi trascorsi militanti, di vecchie “ritorsioni” con un commerciante della zona, ma tutto sommato era ed è una brava persona schietta, sincera, onesta che non disdegna di parlare un italiano dell’”ove” e dell’”illustrissimo”.

L’altro signore ci guardava come un ebete stizzito, sorrisetto ironico che disdegnava gli antipatici e i maleodoranti. Dopo un po’ mi sono accorto che continuava a fissarmi: con l’indice destro si toccava il lobo dell’orecchio sventolandolo come si sventola una vecchia bandiera rattoppata.

Ho capito cosa mi voleva dire! Avevo voglia di urlargli in faccia che la sua stupidità raggiungeva anche i meandri sotterranei delle vette più infime del sottosuolo. Mentre si divertiva, ho toccato la mano del mio amico gay, onore che mi ha tramutato in un frutto proibito agl’occhi del signore che, nel frattempo, si era messo di fronte a noi. Ben mi sta! Siamo dei fottutissimi froci che nel ricordare il loro passato si stavano salutando. Sì, era pur vero, stavamo dando fastidio. Per fortuna solo il signore di rimpetto pareva riconoscersi nel tumulto giornaliero che questa mattina ha sconvolto il rione sanità. [+blogger]

ascoltando


luci sulla città

La penultima settimana di luglio da lunedì 18 a sabato 23 ho partecipato a un campo itinerante rivolto a giovani di napoli dai 18 ai trent'anni. Il programma del campo, salvo qualche piccola modifica, si è svolto secondo un itinerario che prevedeva appunto un giro delle varie realtà associative che si occupano del disagio, non dei poveri ma degli impoveriti, come dice padre Alex. Non siamo mai stati in molti tutta la settimana, tanto che il primo giorno eravamo io e un ragazzo di Casoria, il resto della settimana siamo stati stabili tra le quattro-cinque presenze, ma sapevamo che non ci sarebbe stata grande affluenza, del resto era la prima volta che si tentava qualcosa del genere in città, ma è stato bello comunque.

In genere noi abbbiamo l'idea della povertà come quella del barbone che dorme sui marciapiedi, o della nomade che chiede l'elemosina sui gradini di una chiesa, magari con bambini dietro per attirare compassione, ma non è così. Oggi i cosiddetti nuovi poveri sono spesso persone giovani soprattutto con un titolo di studio o famiglie che non possono permettersi un affitto, perchè i nuovi tassi sono sempre più alti, e altro ancora. Ci sono sempre meno centri diurni (recentemente ha chiuso anche il don calabria). Mi è piaciuto molto il Binario della solidarietà a Gianturco che è stata la prima tappa, si tratta di una realtà che fa parte assieme ad altre associazioni della Fondazione Massimo Leone di via del Grande Archivio. Scopo del Binario, come suggerisce il nome è quello non tanto di dare assistenza, quanto di rimettere in piedi le persone, favorendo un'integrazione nella società attraverso formazione e laboratori vari. Al Centro la Tenda, che già conoscevo, hanno gli stessi problemi che più o meno hanno tutte le realtà territoriali, spesso si ritrovano a dover ospitare un numero eccessivo di persone, senza nemmeno essere avvisati per tempo, malgrado abbiano fatto più volte sapere alle istituzioni di non essere più centro diurno.

Mi ha impressionato non molto positivamente il servizio alla mensa del Carmine: un ambiente piuttosto chiuso, clericale, dove ci si stupiva di vedere un prete, padre Domenico che lavava i piatti, e dove uno dei volontari gli aveva domandato se fosse anticlericale (figuriamoci, a un prete!): ma si sa, chi non risponde ad una certa immagine, soprattutto a Napoli, non è compreso o si presta a equivoci, e i comboniani non vestono ne talare nera, ne un abito religioso specifico, tipo il saio! Il servizio dei pasti agli ospiti era quanto mai freddo e formale (in compenso cucinano bene), come per far vedere che ti fanno un favore, anche l'accoglienza non era delle migliori, spesso il custode, Antonio, urlava contro chi voleva entrare senza rispettare il turno, si è poi giustificato, ma non è certo questo il modo migliore di trattare persone che hanno dei problemi!

Va dato comunque merito al lavoro di tutte queste realtà che svolgono un lavoro enorme, spesso in solitudine e senza sapere quasi nulla l'una dell'altra. Ecco perché bisogna lavorare molto, soprattutto su due settori: la conoscenza reciproca tra le varie realtà associative presenti sul territorio, e la formazione del personale, perché se è vero che il volontariato è un gesto gratuito, è vero anche che ci sono degli operatori professionisti che necessitano di adeguata preparazione. La settimana si è concluso con una celebrazione eucaristica al Centro missionario alla fine della quale abbiamo pranzato condividendo le impressioni della settimana. [vincenzo minei]

una storia d'amore


...con la speranza

Si è svolto il 20 luglio, dalle ore 16 alle ore 20, nel campo del Seminario arcivescovile il torneo di calcio 1° memorial Stefano Sacco. Hanno giocato 36 giovanissimi amici di Stefano, dai 13 ai 18 anni del Rione Sanità. Appena arrivati si sono ritrovati dentro una storia già incominciata con Lorenzo, Stefano, Sergio…e sono entrati in campo fidandosi del fatto di essere attesi e in presenza di chi ha attestato prima un amore e una verità che fanno vivere. Nei 36 giovanissimi con colorate ed eleganti divise sportive che popolavano il campo è apparsa la fierezza spontanea dei nostri giovani, che si mescolano (napoletani, srilankesi, ucraini, capoverdiani), prendono parte, agiscono, inter-vengono sfidando la rappresentazione “devastata” che spesso si dà della Sanità e di Napoli.

Anche i linguaggi espressivi e creativi dei ragazzi e ragazze che hanno animato le partite, rimandano alla necessità di riconoscimento e di feedback capaci di vincere le dimensioni dello scontato, l’assuefazione al non impegno, alla routine. A colpo d’occhio vedi nei volti freschi dei giovanissimi una ricchezza insostituibile per il nostro popolo, il rione, la città; sogni una nuova cittadinanza dove la contaminazione culturale è reale e dove tutti con un ruolo attivo di pensiero e di azione ci prendiamo cura del contesto in cui viviamo. E’ preziosa la presenza di adulti che dentro la “Sanità” con questi ragazzi hanno quotidianamente a che fare e di nuovi amici dei Colli Aminei, che a partire dalla morte di Stefano hanno aperto momenti di attenzione, riflessione, condivisione per creare uno “spazio comune” che affermi la bellezza del noi. Danno fiato la voglia di essere dentro la storia, le storie dei ragazzi della Sanità, la promessa di partecipazione al percorso di crescita personale e comune, che permetta ai ragazzi stessi di dotarsi degli strumenti necessari a ridisegnare gli spazi all’interno dei quali vivere, prevenire, preoccuparsi; di sostenere la loro giovane partecipazione sociale e la responsabilità civile. Ci scambiamo alcune parole con attenzione e pudore tra adulti sorpresi dei passi in libertà di questi giovanissimi alla ricerca di nuove relazioni, ci comunichiamo la nostra urgenza interiore di prossimità ai ragazzi e il desiderio di messa in gioco di sensibilità umane e capacità professionali su un terreno di fatica generativa e di reciprocità sostenuti dalla consegna di Stefano e dalla forza del pensiero di L. Milani “Quando siamo nella palta uscirne da soli è avarizia, uscirne tutti insieme è politica”.

Siamo certi che la “Sanità” ha nella sua pancia la capacità di creare, di godere questo slancio di ponti attraverso l’iniziativa di tanti giovani e adulti che tessono una “storia sociale” più consapevolmente partecipata e sperimentano un po’ più potere, sapere, fiducia in una realtà complessa, gremita di genti, di umanità, di problemi: sono anche queste realtà aperture di prospettive, arricchimenti di sguardi, luoghi di incontro e confronti fra mondi vicini e lontani, attraversamenti di storie e culture diverse. Siamo riconoscenti perché anche quest’oggi si fa luogo di interpretazione e significazione. Ci impegniamo tutti a creare una rete di alleanze buone fra luoghi formali e informali della crescita: famiglia, scuola, associazioni, chiese…per continuare a crescere, a ri-progettare i tempi e gli spazi di vita, ad affermare la propria identità personale e comunitaria. Si susseguono i volti dei ragazzi e delle ragazze, s’incrociano gli sguardi, s’intrecciano le loro voci mentre cercano la città in ascolto. E il bello della Speranza è proprio quello che non si dà per vinta. [sr. lucia sacchetti]