...almeno proviamoci


Il problema del supermercato ex-felix, quello del Cimitero delle Fontanelle, del traffico e della camorra… questo non toglie niente al fatto che per l’ennesima volta la gente dei quartieri “ghetti” parlano, protestano, si lamentano ma nessuno in realtà li ascolta seriamente. Questo del Superò, come del resto per tutte le altre questioni, è ancora più grave perché qualcuno (gli Assessori Comunali) ha fatto finta di sentire e di prendere in considerazione la questione. Attualmente non ascoltare è sinonimo di inettitudine puerile che trasforma ogni incompetenza in genialità. C’è una certa sottomissione nel pensare l’altro come singolo che compone una comunità e la rende visibile. Oggi è visibile solo chi sta in televisione o chi è riconosciuto pubblicamente: in effetti, chi parla pubblicamente o in tv è ascoltato comunque da centinaia, migliaia, milioni di persone; questo può significare che la quantità di persone che guardano il teleschermo giustificano impropriamente (in tutto o in parte) i concetti espressi; questi concetti quasi automaticamente poi vengono legittimati. Naturalmente, e per fortuna non è sempre così, sappiamo quanta influenza hanno i midia sulla nostra esistenza. Ritornando al discorso di prima, è questa forma di legittimità che va rivista e combattuta. Non va abbattuta la legittimità di chi protesta ad alta voce, fa rumore, si altera per ribadire un malessere che minaccia la società, va abbattuto invece l’inettitudine, il qualunquismo, l’individualismo becero che alimenta la malavita e minaccia la società civile. Proviamo a fare un esempio: il calcio la domenica. Proviamo a fare una legge che proibisce di giocare a pallone… bene, credo che molti italiani soffrirebbero di un malessere invisibile. Ma la legittimità di guardare i proprio beniamini in tv o allo stadio nasce dal consenso generale che nell’”invisibilità” non riesce a comprendere che bisogna sentirsi allo stesso modo (una schifezza) anche per la legge che prevede il contratto a progetto, oppure per il fatto che l’affitto di una appartamento, nelle grandi città, è salito vertiginosamente. Questa forma di consenso al contrario è tipico di quest’epoca, finita quella materialistica, siamo passati al’epoca "mediatistica" fatta di consensi virtuali e irriflessivi. Internet è ancora per pochi eletti e i grandi network predispongono per il meglio/peggio le vendite pubblicitarie. Quindi, noi del rione Sanità, (ma non siamo i soli) siamo stati venduti, al pari di come si vende una pubblicità, al migliore offerente. Oggi il supermercato, domani i Cimitero delle Fontanelle, la Scuola Caracciolo, i palazzi del Sanfelice, il parco San Gennaro. Noi del quartiere Sanità dobbiamo essere la parte attiva, quelli che gli altri non si aspettano, e portare avanti l’idea di sradicare questa forma di legittimità, forma che per altro si manifesta attraverso una sottile costruzione sociale alimentando l’inettitudine e la passività visiva. Mi rendo conto che è arduo e difficile da attuare… almeno proviamoci! [+Blogger]

auguri

Auguri all’amministrazione comunale di Napoli che dopo continue prese in giro ha finalmente inaugurato il primo supermercato Felix della storia. Auguri agli assessori che si sono impegnati nella trattativa. Auguri a tutti i piccoli commercianti di via Arena e Sanità che tra poco vedranno diminuire del 50% il loro guadagno mensile. Auguri a chi si è impegnato nella “lotta” pur ricevendo un mucchio di bugie. Auguri al proprietario dell’ex-cinema Felix che impegnandosi nella trattativa ha continuato a parlare con le spalle voltate. Auguri a chi ha detto mezze frasi, mezze parole, auguri a chi non ha mai protestato, auguri a tutti quei commercianti che pur sapendo dell’ennesimo ipermercato non ha avuto la forza di scendere in piazza e protestare. Auguri a chi non ha saputo parlare e a chi, invece, le parole le ha buttate al vento. Auguri a tutti quelli che hanno pensato che al posto del supermercato sarebbe potuto nascere un centro sociale, oppure un teatro, un asilo nido, un centro per assistenza polifunzionale o una ludoteca.
Capisco che in tempi dove l’economico ha saturato e distrutto tutti i campi del sociale le scelte, in relazione a queste ultime strutture, non potevano essere diverse visto che l’ennesimo impianto supermoderno ha proiettato ancora una volta il quartiere in un futuro ricco di ancestrali superstizioni. (Aura Sacra Fames) +Blogger

bambini sulle Moto

Problema antico quello dei motorini e del parcheggio indiscriminato. Il rione Sanità soffre di un disagio paradossale, in quanto la volontà di far meno bene sopraggiunge sulla responsabilità e la consapevolezza. Per fortuna che non è da tutti commettere sciocchezze come questa: guidare una moto con la mano e tenere fermo con l’altra mano un bambino piccolo di circa un anno. Sono pochi nel rione quelli che lo fanno, ma quando vedo una cosa del genere il sangue raggiunge il cervello ad una velocità impressionante e vorrei avere la forza di gridare a quell’incapace che sta commettendo una grave assurdità. Le strade del rione non sono poi così sicure: buchi, avvallamenti, marciapiedi rotti ecc, ecc; in più centinai e centinaia di motorini, vespe, scooter, moto sfrecciano ad una velocità impressionante. E’ il pedone che dà la precedenza e non viceversa. In questo caos dove molti automobilisti parcheggiano in modo indiscriminato, qualcuno si permette il lusso di camminare sulla moto senza casco e per di più con un bambino davanti appoggiato sulla gamba; un bambino o una bambina di poco più di un anno, senza protezione né sostegno né appoggio. Ma è così difficile capire che su di una moto l’equilibri è precario?, soprattutto in queste particolari situazioni?
La domanda che poniamo a questi ottusi irresponsabili è questa: ma quando TU decidi di portare un/a bambino/a in giro per il quartiere sulla TUA bella moto o scooter che sia, se pur non vuoi tener presente che le strade sono scassate, il rione è molto trafficato, la velocità non è limitata, le auto non rispettano segnali o altro (perché non ci sono, oppure sono scompari con il tempo), non hai per niente capito che quest’atto è di una crudeltà inaudita? A quel/la bambino/a gli/le, oltre a metterlo/la seriamente in pericolo di morte, gli/le stai facendo respirare, infettandogli/le i polmoni, gas di scarico, benzina bruciata, idrocarburi volatili; gli/le stai alterando la sua pressione sanguigna, gli/le stai potenzialmente otturando le vie respiratorie, gli/le stai bruciando lo stomaco, gli occhi; gli/le stai distruggendo i timpani, infettando le ossa, infiammando il cervello. Non Ti hanno spigato che il pericolo sulla moto è costante?! La crudeltà non sarebbe così bonaria se TU avessi la capacità di capire che il bambino o la bambina è costantemente, ribadisco ancora, in pericolo di MORTE. STUPIDO, non portarlo/la più con te! [+Blogger]

appello sos acqua

Nel cuore di questa estate torrida e di questa terra calabra, lavorando con i giovani nelle cooperative del vescovo Brigantini (Locride) e dell’Arca di Noè (Cosenza ), mi giunge, come un fulmine a ciel sereno, la notizia che il governo Berlusconi sancisce la privatizzazione dell’acqua. Infatti il 5 agosto il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112 del ministro G. Tremonti che nel comma 1 afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica. Tutto questo con l’appoggio dell’opposizione, in particolare del Pd, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta. (Una decisione che mi indigna ma non mi sorprende, vista la risposta dell’on. Veltroni alla lettera sull’acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!). Così il governo Berlusconi, con l’assenso dell’opposizione, ha decretato che l’Italia è oggi tra i paesi per i quali l’acqua è una merce.
Dopo questi anni di lotta contro la privatizzazione dell’acqua con tanti amici, con comitati locali e regionali, con il Forum e il Contratto Mondiale dell’ acqua… queste notizie sono per me un pugno allo stomaco, che mi fa male. Questo è un tradimento da parte di tutti i partiti! Ancora più grave è il fatto, sottolineato dagli amici R. Lembo e R. Petrella, che il “Decreto modifica la natura stessa dello Stato e delle collettività territoriali. I Comuni, in particolare, non sono più dei soggetti pubblici territoriali responsabili dei beni comuni, ma diventano dei soggetti proprietari di beni competitivi in una logica di interessi privati, per cui il loro primo dovere è di garantire che i dividendi dell’impresa siano i più elevati nell’interesse delle finanze comunali”.
Ci stiamo facendo a pezzi anche la nostra costituzione! Concretamente cosa significa tutto questo? Ce lo rivelano le drammatiche notizie che ci pervengono da Aprilia (Latina) dimostrandoci quello che avviene quando l’acqua finisce in mano ai privati. Acqualatina (Veolia, la più grande multinazionale dell’acqua ha il 46,5 % di azioni), che gestisce l’acqua di Aprilia, ha deciso nel 2005 di aumentare le bollette del 300%! Oltre quattromila famiglie da quell’anno, si rifiutano di pagare le bollette ad Acqualatina, pagandole invece al Comune. Una lotta lunga e dura di resistenza quella degli amici di Aprilia contro Acqualatina! Ora nel cuore dell’estate, Acqualatina manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori o ridurre il flusso dell’acqua. Tutto questo con l’avallo del Comune e della provincia di Latina! L’obiettivo? Costringere chi contesta ad andare allo sportello di Acqualatina per pagare. È una resistenza eroica e impari questa di Aprilia: la gente si sente abbandonata a se stessa. Non possiamo lasciarli soli! L’estate porta brutte notizie anche dalla mia Napoli e dalla regione Campania.
L’assessore al Bilancio del Comune di Napoli, Cardillo, lancia una proposta che diventerà operativa nel gennaio 2009. L’Arin, la municipalizzata dell’acqua del Comune di Napoli, diventerà una multi-servizi che includerà Napoligas e una compagnia per le energie rinnovabili. Per far digerire la pillola, Cardillo promette una “Robintax” per i poveri (tariffe più basse per le classi deboli). Con la privatizzazione dell’acqua si creano necessariamente cittadini di seria A (i ricchi) e di serie B (i poveri), come sostiene l’economista M. Florio dell’università degli studi di Milano.
Sono brutte notizie queste per tutto il movimento napoletano che nel 2006 aveva costretto 136 comuni di ATO 2 a ritornare sui propri passi e a proclamare l’acqua come bene comune. Invece dell’acqua pubblica, l’assessore Cardillo sta forse preparando un bel bocconcino per A2A (la multiservizi di Brescia e Milano ) o per Veolia, qualora prendessero in mano la gestione dei rifiuti campani? Sarebbe il grande trionfo a Napoli dei potentati economico-finanziari. A questo bisogna aggiungere la grave notizia che a Castellamare di Stabia (un Comune di centomila abitanti della provincia di Napoli ) 67 mila persone hanno ricevuto, per la prima volta, le bollette dalla Gori, (una SPA di cui il 46% delle azioni è di proprietà dell’Acea di Roma). Questo in barba alle decisioni del Consiglio Comunale e dei cittadini che da anni si battono contro la Gori, che ormai ha messo le mani sui 76 Comuni Vesuviani (da Nola a Sorrento). “Non pagate le bollette dell’acqua!”, è l’invito del Comitato locale alle famiglie di Castellamare. Sarà anche qui una lotta lunga e difficile, come quella di Aprilia. Mi sento profondamente ferito e tradito da queste notizie che mi giungono un po’ dappertutto. Mi chiedo amareggiato:” Ma dov’è finita quella grossa spinta contro la privatizzazione dell’acqua che ha portato alla raccolta di 400 mila firme di appoggio alla Legge di iniziativa popolare sull’acqua? Ma cosa succede in questo nostro Paese? Perché siamo così immobili? Perchè ci è così difficile fare causa comune con tutte le lotte locali, rinchiudendoci nei nostri territori?
Perché il Forum dell’acqua non lancia una campagna su internet, per inviare migliaia di sollecitazioni alla Commissione Ambiente della Camera dove dorme la Legge di iniziativa popolare sull’acqua? Non è giunto il momento di appellarsi ai parlamentari di tutti i partiti per far passare in Parlamento una legge-quadro sull’acqua? Dobbiamo darci tutti una mossa per realizzare il sogno che ci accompagna e cioè che l’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con totale capitale pubblico, al minor costo possibile per l’utente, senza essere S.P.A . “L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne “illecito” profitto - ha scritto l’arcivescovo emerito di Messina G. Marra. Pertanto si chiede che venga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società pubblica, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile.”
Quando ascolteremo parole del genere dalla Conferenza Episcopale Italiana? Quand’è che prenderà posizione su un problema che vuole dire vita o morte per le nostre classi deboli ma soprattutto per gli impoveriti del mondo? (Avremo milioni di morti per sete!) È quanto ha affermato nel mezzo di questa estate, il 16 luglio, il Papa Benedetto XVI: “Riguardo al diritto all’acqua, si deve sottolineare anche che si tratta di un diritto che ha un proprio fondamento nella dignità umana. Da questa prospettiva bisogna esaminare attentamente gli atteggiamenti di coloro che considerano e trattano l’acqua unicamente come bene economico.” Quand’è che i nostri vescovi ne trarranno le dovute conseguenze per il nostro paese e coinvolgeranno tutte le parrocchie in un grande movimento in difesa dell’acqua? L’acqua è vita. “L’acqua è sacra, non solo perché è prezioso dono del Creatore - ha scritto recentemente il vescovo di Caserta, Nogaro - ma perché è sacra ogni persona, ogni uomo, ogni donna della terra fatta a immagine di Dio che dall’acqua trae esistenza, energia e vita”.
Sull’acqua ci giochiamo tutto! Partendo dal basso, dalle lotte in difesa dell’acqua a livello locale, dobbiamo ripartire in un grande movimento che obblighi il nostro Parlamento a proclamare che l’acqua non è una merce, ma un diritto di tutti. Diamoci da fare perché vinca la vita! [Alex Zanotelli]

ufficio postale

“Neanche il 12 agosto alle ore nove del mattino l’ufficio postale di via Arena Sanità è libero, ossia senza gente che aspetta la fila”. Così stamattina commentava uno dei primi pensionati che ogni mese aspetta dalle 2 alle 3 ore prima di intascare la pensione. Un po’ inusuale in quanto questo determinato servizio è spostato alle ore pomeridiane… ma visto che siamo nel mese di Agosto, allora si può fare un’eccezione. Ecco, sì, la parola giusta, eccezione! “Di barriere architettoniche a Napoli ce ne sono tante, ma questa della posta è una delle più gravi”, dice un’altra donna che vanta di essere la numero uno della fila. “I pomeriggi sono un inferno per la gente comune, figuriamoci per i diversabili”, che non solo non possono entrare, ma quando c’è folla (cioè sempre) è praticamente impossibile poter riscuotere la pensione. La scena che si può notare in via Arena Sanità per entrare nella posta è così grottesca e inusuale che solo chi è amante delle numerose sfaccettature pirandelliane può reggere una condizione simile. La posta è grande (si fa per dire) circa 100mq, riservato al pubblico solo 20mq, il resto è sufficiente ad ospitare 4/5 dipendenti e un direttore. Uno spazio piccolissimo per un quartiere che vanta circa 70mila abitanti. Rosa, 65 anni, ogni mese deve scendere per ritirare un assegno postale, “La pensione della buonanima di mio marito con l’accompagnamento, perché sono invalida al 100%. Su una sedia a rotelle è una tragedia entrare nella posta, anzi praticamente impossibile. Uno perché non c’è proprio la possibilità di entrare: ci sono le automobili parcheggiate all’ingresso, un marciapiede e paletti che ostruiscono il passaggio. Io so che la legge prevede che sia il direttore ad uscire, ma come faccio se non riesco a presentare il libretto allo sportello? Pure quando qualche volta il direttore esce per soccorrermi è un inferno perché centinaia di persone che aspettano per ore il loro turno sono arrabbiate a tal punto che non hanno intenzioni di farmi passare avanti…io per certi aspetti li capisco".Ci sono vecchiette, uomini anziani, donne con bambini tutti accalcati in 20mq… tutti quelli che ce la fanno naturalmente, il resto sta fuori ad aspettare. Dice Pasquale, commerciante: “in questo periodo con il caldo asfissiante fare la fila alla posta è stato un impresa; in effetti è sempre così, in inverno quando piove la maggior parte delle persone si bagnano perché non sanno proprio dove ripararsi”.Gli impiegati fanno quello che possono e si esauriscono puntualmente non solo per far rispettare la fila ma anche per spiegare eventuali guasti alla rete internet o altro. Bèh, pensate un po’ dopo 2 ore di fila l’addetto deve spigare che un guasto ha fatto saltare il server con tutti i dati, oppure che non si può proseguire perché la rete è intasata, oppure perché i soldi sono finiti… apriti cielo!, l’inferno con il vociare continuo di persone stremate al limite della sopportazione… mi viene da commentare: ma chi ha torto? Poi alle volte penso, bèh siamo alla Sanità. La massima l’ha confezionato Riccardo il pescivendolo che sta proprio di fronte alla posta di via Arena Sanità: "Nujo da Sanità stammo n'guaiate pecchè c'a nun ce sta nusciuno ca ce considera verament uommene". Diversi mesi fa sono state raccolte più di 1000 firme per chiedere, a chi di competenza, una risoluzione più adeguata con un servizio più efficiente. La responsabile, dr. Nardacci, dopo aver fatto un sopraluogo ha deciso, nell’impossibilità di trovare nuova ubicazione, che per adesso l’ufficio postale resta alla via Arena Sanità. NB. Siamo nell'attesa di una foto migliore... speriamo bene. [+Blogger]

film "maniarte"

Mostra del guanto napoletano ospitata nel Museo Mondragone ai quartieri Spagnoli, (Piazzetta Mondragone, 18). Nel film si possono notare alcune fasi della produzione

Il Film/Convegno è stato presentato nel mese di Novembre 2007


un rione ricco di guantai

Negli anni '60 del secolo scorso nel rione Sanità c'erano centinaia di famiglie e migliaia di uomini e donne che lavoravano la pelle per la costruzione di guanti. Il quartiere era un piccolo distretto industriale: a partire da borgo Vergini e su per le vie e i vicoli dei Cristallini, di via Sanità e Santa Maria Antesaecula, Salita Cinesi e Capodimonte, con la via Fontanelle, e su fino al rione Materdei. Intere famiglie dedite al lavoro manuale ricco, minuzioso e difficilissimo. Un'intera fetta di economia campana (nazionale, visto che il 90% delle esportazioni mondiali di guanti venivano costruiti a Napoli), prodotta tramite una pregiata manifattura e, soprattutto, di una eccellente qualità del prodotto. Come una ex-guantaia dichiarava: "N'a vot 'a Sanità 'a mantenevane e guantari", oggi questo complesso ed affascinate lavoro è quasi sparito, anche se rimangono ancora le ultime residue famiglie (guantai da più di 3 generazioni) che nel rione lavorano ancora.
La particolarità di tale lavoro stava nel fatto che famiglie intere tagliavano, cucivano, ricamavano la pelle che poi veniva trasformato in guanti ed esportato in Inghilterra, Germania, Stati Uniti. Il concetto di parentela lavorativa era attraversato da nuclei di solidarietà domestica scissa tra l'economia di sussistenza e un vero e proprio percorso manageriale. Una sola famiglia, come esempio nel rione, la famiglia Fiorillo, facevano lavorare oltre 100 persone alle loro dipendenze, perlopiù familiari e conoscenti che nella cerchia operativa ricoprivano ruoli come tagliatore, ricamatore, cucitrice. Le storie di queste famiglie si alternano attraverso un linguaggio che esprime passione, un linguaggio dialettico come "'e furchett, 'o scollett," un linguaggio nostalgico di momenti passati e di ricordi "sbiaditi" da un mito che ha svuotato l'arte del guantaio attraverso un fantomatico posto statale. La crisi delle esportazioni dovuta soprattutto al sud est asiatico e il già citato posto fisso, hanno contribuito a distruggere questo mestiere, sfaldando maggiormente quello che più di ogni altro caratterizzava la qualità del prodotto: la manifattura. I più bravi guatai del mondo erano (e sono) i napoletani, contesi solo dai francesi. La congiuntura economica sfavorevole aveva costretto moltissime famiglie a ritirarsi dalla produzione di guanti, la concorrenza era troppo alta e costi di produzione esorbitanti per una azienda a conduzione familiare. Erano i rapporti umani, di solidarietà e di passione che univa centinaia di persone strette nei presupposti di lavorare in collaborazione. I guanti, prima di essere consegnati avevano (e hanno) bisogno di almeno 25 passaggi di mano. Le famiglie della Sanità avevano imparato a interagire nell’interesse comune e di un lavoro esclusivamente manuale. Nel momento in cui l’industria attraversava e superava i piccoli mestieri, distruggendo anche l’arte dei guantai, quest’ultimi cessarono di essere inventivi, originali, preziosi e raffinati per incominciare a diventare "qualcosa di altro" nelle loro rappresentazioni. Questo diventare era portato alle estreme conseguenze da chi riteneva possibile che una fantomatica industrializzazione potesse sostituire, in tutto o in parte, la capacità di trasferire la conoscenza attraverso il sapere relazionale e di solidarietà.
Maestri sempre, i guantai sono stati contretti a esautorare un lavoro "che parlava con loro e per loro", delle aspettative così come delle attese, distruggendo quelle residue speranze che ha visto un'intera città vivere per amore di un mestiere che si esprimeva solo a gesti.[+Blogger]

è al colmo la feccia

Carissimi, è con la rabbia in corpo che vi scrivo questa lettera dai bassi di Napoli, dal Rione Sanità nel cuore di quest'estate infuocata. La mia è una rabbia lacerante perché oggi la Menzogna è diventata la Verità. Il mio lamento è così ben espresso da un credente ebreo nel Salmo 12.
Solo falsità l'uno all'altro si dicono:
bocche piene di menzogna,
tutti a nascondere ciò che tramano in cuore.
Come rettili strisciano,
e i più vili emergono,
è al colmo la feccia
.

Quando, dopo Korogocho, ho scelto di vivere a Napoli, non avrei mai pensato che mi sarei trovato a vivere le stesse lotte. Sono passato dalla discarica di Nairobi, a fianco della baraccopoli di Korogocho alle lotte di Napoli contro le discariche e gli inceneritori. Sono convinto che Napoli è solo la punta dell'iceberg di un problema che ci sommerge tutti. Infatti, se a questo mondo, gli oltre sei miliardi di esseri umani vivessero come viviamo noi ricchi (l'11% del mondo consuma l'88% delle risorse del pianeta!) avremmo bisogno di altri quattro pianeti come risorse e di altro quattro come discariche ove buttare i nostri rifiuti. I poveri di Korogocho, che vivono sulla discarica, mi hanno insegnato a riciclare tutto, a riusare tutto, a riparare tutto, a rivendere tutto, ma soprattutto a vivere con sobrietà.
E' stata una grande lezione che mi aiuta oggi a leggere la situazione dei rifiuti a Napoli e in Campania, regione ridotta da vent'anni a “sversatoio” nazionale dei rifiuti tossici. Infatti esponenti della camorra in combutta con logge massoniche coperte e politici locali, avevano deciso nel 1989, nel ristorante "La Taverna" di Villaricca", di sversare i rifiuti tossici in Campania. Questo perché diventava sempre più difficile seppellire i nostri rifiuti in Somalia. Migliaia di Tir sono arrivati da ogni parte di Italia carichi di rifiuti tossici e sono stati sepolti dalla camorra nel Triangolo della morte (Acerra-Nola-Marigliano), nelle Terre dei fuochi (Nord di Napoli) e nelle campagne del Casertano. Questi rifiuti tossici "bombardano" oggi, in particolare i neonati, con diossine, nanoparticelle che producono tumori, malformazioni , leucemie… Il documentario Biutiful Cauntri esprime bene quanto vi racconto. A cui bisogna aggiungere il disastro della politica ormai subordinata ai potentati economici-finanziari. Infatti questa regione è stata gestita dal 1994 da 10 commissari straordinari per i rifiuti, scelti dai vari governi nazionali che si sono succeduti. (E' sempre più chiaro, per me, l'intreccio fra politica, potentati economici-finanziari, camorra, logge massoniche coperte e servizi segreti!). In 15 anni i commissari straordinari hanno speso oltre due miliardi di euro, per produrre oltre sette milioni di tonnellate di "ecoballe", che di eco non hanno proprio nulla: sono rifiuti tal quale, avvolti in plastica che non si possono né incenerire (la Campania è già un disastro ecologico!) né seppellire perché inquinerebbero le falde acquifere. Buona parte di queste ecoballe, accatastate fuori la città di Giugliano, infestano con il loro percolato quelle splendide campagne denominate "Taverna del re".
E così siamo giunti al disastro! Oggi la Campania ha raggiunto gli stessi livelli di tumore del Nord-Est, che però ha fabbriche e lavoro. Noi, senza fabbriche e senza lavoro, per i rifiuti siamo condannati alla stessa sorte. Il nostro non è un disastro ecologico - lo dico con rabbia - ma un crimine ecologico, frutto di decisioni politiche che coprono enormi interessi finanziari. Ne è prova il fatto che Prodi, a governo scaduto, abbia firmato due ordinanze: una che permetteva di bruciare le ecoballe di Giugliano nell'inceneritore di Acerra, l'altra che permetteva di dare il Cip 6 (la bolletta che paghiamo all'Enel per le energie rinnovabili) ai 3 inceneritori della Campania che "trasformano la merda in oro - come dice Guido Viale - quanto più merda , tanto più oro!"
Ulteriore rabbia quando il governo Berlusconi ha firmato il nuovo decreto N. 90 sui rifiuti in Campania. Berlusconi ci impone, con la forza militare, di costruire 10 discariche e quattro inceneritori. Se i 4 inceneritori funzionassero, la Campania dovrebbe importare rifiuti da altrove per farli funzionare. Da solo l'inceneritore di Acerra potrebbe bruciare 800.000 tonnellate all'anno! E' chiaro allora che non si vuole fare la raccolta differenziata, perché se venisse fatta seriamente (al 70 %), non ci sarebbe bisogno di quegli inceneritori. E' da 14 anni che non c'è volontà politica di fare la raccolta differenziata. Non sono i napoletani che non la vogliono, ma i politici che la ostacolano perché devono ubbidire ai potentati economici-finanziari promotori degli inceneritori. E tutto questo ci viene imposto con la forza militare vietando ogni resistenza o dissenso, pena la prigione. Le conseguenze di questo decreto per la Campania sono devastanti. Se tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge (articolo 3 della Costituzione), i Campani saranno meno uguali, avranno meno dignità sociale - così afferma un recente Appello ai Parlamentari Campani. Ciò che è definito "tossico" altrove, anche sulla base normativa comunitaria, in Campania non lo è; ciò che altrove è considerato "pericoloso" qui non lo sarà. Le regole di tutela ambientale e salvaguardia e controllo sanitario, qui non saranno in vigore. La polizia giudiziaria e la magistratura in tema di repressione di violazioni della normativa sui rifiuti, hanno meno poteri che nel resto d'Italia e i nuovi tribunali speciali per la loro smisurata competenza e novità, non saranno in grado di tutelare, come altrove accade, i diritti dei Campani".
Davanti a tutto questo, ho diritto ad indignarmi. Per me è una questione etica e morale. Ci devo essere come prete, come missionario. Se lotto contro l'aborto e l'eutanasia, devo esserci nella lotta su tutto questo che costituisce una grande minaccia alla salute dei cittadini campani. Il decreto Berlusconi straccia il diritto alla salute dei cittadini Campani.
Per questo sono andato con tanta indignazione in corpo all'inceneritore di Acerra, a contestare la conferenza stampa di Berlusconi, organizzata nel cuore del Mostro, come lo chiama la gente. Eravamo pochi, forse un centinaio di persone.(La gente di Acerra, dopo le botte del 29 agosto 2004 da parte delle forze dell'ordine, è terrorizzata e ha paura di scendere in campo). Abbiamo tentato di dire il nostro NO a quanto tava accadendo. Abbiamo distribuito alla stampa i volantini : Lutto cittadino. La democrazia è morta ad Acerra. Ne danno il triste annuncio il presidente Berlusconi e il sottosegretario Bertolaso. Nella conferenza stampa (non ci è stato permesso parteciparvi!) Berlusconi ha chiesto scusa alla Fibe per tutto quello che ha "subito" per costruire l'inceneritore ad Acerra! (Ricordo che la Fibe è sotto processo oggi!). Uno schiaffo ai giudici! Bertolaso ha annunciato che aveva firmato il giorno prima l'ordinanza con la Fibe perché finisse i lavori! Poi ha annunciato che avrebbe scelto con trattativa privata, una delle tre o quattro ditte italiane e una straniera, a gestire i rifiuti. Quella italiana sarà quasi certamente la A2A (la multiservizi di Brescia e Milan) e quella straniera è la Veolia, la più grande multinazionale dell'acqua e la seconda al mondo per i rifiuti. Sarà quasi certamente Veolia a papparsi il bocconcino e così, dopo i rifiuti, si papperà anche l'acqua di Napoli. Che vergogna! E' la stravittoria dei potentati economici-finanziari, il cui unico scopo è fare soldi in barba a tutti noi che diventiamo le nuove cavie. Sono infatti convinto che la Campania è diventata oggi un ottimo esempio di quello che la Naomi Klein nel suo libro Shock Economy, chiama appunto l'economia di shock! Lì dove c'è emergenza grave viene permesso ai potentati economico-finanziari di fare cose che non potrebbero fare in circostanze normali. Se funziona in Campania, lo si ripeterà altrove. (New Orleans dopo Katrina insegna!).
E per farci digerire questa pillola amara, O' Sistema ci invierà un migliaio di volontari per aiutare gli imbecilli dei napoletani a fare la raccolta differenziata, un migliaio di alpini per sostenere l'operazione e trecento psicologi per oleare questa operazione! Ma a che punto siamo arrivati in questo paese!? Mi indigno profondamente! E proclamo la mia solidarietà a questo popolo massacrato! "Padre Alex e i suoi fratelli" era scritto in una fotografia apparsa su Tempi (inserto di La Repubblica). Sì, sono fiero di essere a Napoli in questo momento così tragico con i miei fratelli (e sorelle) di Savignano Irpino, espropriati del loro terreno seminato a novembre, con i miei fratelli di Chiaiano, costretti ad accedere nelle proprie abitazioni con un pass perchè sotto sorveglianza militare.
Per questo, con i comitati come Allarme Rifiuti Tossici, con le reti come Lilliput e con tanti gruppi,continueremo a resistere in Campania. Non ci arrenderemo. Vi chiedo di condividere questa rabbia, questa collera contro un Sistema economico-finanziario che ammazza ed uccide non solo i poveri del Sud del mondo, ma anche i poveri nel cuore dell'Impero. Trovo conforto nelle parole del grande resistente contro Hitler, il pastore luterano danese, Kaj Munk ucciso dai nazisti nel 1944. Qual è dunque il compito del predicatore oggi? Dovrei rispondere: fede, speranza e carità. Sembra una bella risposta. Ma vorrei dire piuttosto: coraggio. Ma no, neppure questo è abbastanza provocatorio per costituire l'intera verità... Il nostro compito oggi è la temerarietà. Perchè ciò di cui come Chiesa manchiamo non è certamente né di psicologia né di letteratura. Quello che a noi manca è una santa collera. Davanti alla Menzogna che furoreggia in questa regione campana, non ci resta che una santa collera. Una collera che vorrei vedere nei miei concittadini, ma anche nella mia Chiesa. I simboli della Chiesa Cristiana sono sempre stati il leone, l'agnello, la colomba e il pesce - diceva sempre Kaj Munk - ma mai il camaleonte. Vi scrivo questo al ritorno della manifestazione tenutasi nelle strade di Chiaiano, contro l'occupazione militare della cava. Invece di aspettare il giudizio dei tecnici sull'idoneità della cava, Bertolaso ha inviato l'esercito per occuparla. La gente di Chiaiano si sente raggirata, abbandonata e tradita. Non abbandonateci. E' questione di vita o di morte per tutti. E' con tanta rabbia che ve lo scrivo. Resistiamo! [alex zanotelli]

il supermercato si farà

Sembra che qualcuno ci stia prendendo per i fondelli. Ma del resto la gente del rione ci è abituata. In questi ultimi giorni (settimane, mesi) abbiamo sentito di riunioni e accordi che avrebbero fatto il proprietario dell'ex-cinema Felix e il Comune di Napoli per fare in modo che al posto del supermercato nasca un teatro oppure un asilo nido, un centro sociale o uno sportello per disabili, un centro d'accoglienza polifunzionale oppure qualche altra struttura che abbia respiro sociale. L'ennesima menzogna detta alla gente che "non conta nulla". La foto di cui sopra del resto parla chiaro: la struttura è pronta per ospitare gli scaffali e i frigoriferi dell'ultimo centro alla moda per poveri derelitti che, in un supermercato di ultima generazione, sanno sempre cosa e dove andare a rubare. Questa volta non crediamo sia tutta colpa del proprietario, che del resto fa gli interessi degli imprenditori, ma di una amministrazione (sembra retorico dirlo) incapace di guardare al di là del proprio naso e della propria inciviltà. Quello che vorremmo gridare ai mass media è quella inaccettabile forma (atteggiamento e comportamento), mostrata da alcuni personaggi del mondo politico, nei confronti dei propri elettori. Cosa ci dicono gli assessori Giulio Ricco e Corrado Gabriele? Cosa hanno concluso? Le proposte del comune sono state fatte al proprietario dell'ex-cinema Felix? Noi, la gente del rione, i piccoli commercianti, abbiamo il diritto di sapere. Il problema che vorremmo esporre ai media, pronti a condannare il quartiere di retrograda inciviltà, è la mancanza di rispetto, di contegno, di morale che le istituzioni hanno nei confronti del rione Sanità e della sua gente. La differenza è sottile ma non passa inosservata. La gente del rione va a protestare sotto palazzo San Giacomo o della Regione Campania ottenendo, se qualche piccola televisione locale si insidia tra i protestanti, un incontro per strada con il primo responsabile di turno che sentenzia risposte risolutive, vaghe, alternative o mezze verità. Il processo continua fino a quando le acque non si calmano e una banale scusa, spesso quest'ultima non viene neanche menzionata, fa inceppare il meccanismo della [non]promessa. Gli assessori, i politicanti, quelli che in campagna elettorale voglio per forza il voto pagando puntualmente la bolletta della luce o del gas o del telefono, credono che gli affari del quartiere si possono barattare alla stregua di un semplice scambio d’onore… bèh, a noi tutto questo ci fa schifo! Giocare sull’ingenuità della gente è ripugnante e innesta tutta una serie di meccanismi “virtuosi” che portano all’autodifesa e all’espropriazione. Quello che non possiamo né vogliamo sopportare è quell’atteggiamento del “mo vec’io” (me lo vedo io), tipico atteggiamento da mezze cartucce in un sistema che accondiscende regolarmente per poi lasciare tutto così com’è (e com’era). Mo vec’io può provocare, da parte di chi ascolta, quella fiducia che è la base della solidarietà umana e di rapporti col prossimo costruiti sulla efficienza e sulla correttezza. Quando la parola data viene meno (e la Campania, Napoli, il rione Sanità ne sanno qualcosa), e la fiducia riposta nella speranza è disattesa le prerogative sfociano in delusioni e la delusione in rassegnazione. Qualche giornalista l’ha definito l’inciucio, usando un termine guarda caso napoletano. Vogliamo solo comunicare a chi di competenza che questi brutti e sporchi giochetti da prestigiatori di circo non possono più essere tollerati; anche noi abbiamo abbastanza intelletto per essere cittadini di un rione, persone di un quartiere etichetta di un luogo “anomico” è insensato. La politica del mo vec’io è obsoleta come del resto molte mentalità che parlano un italiano stentato e facile: sarebbe meglio se si esprimessero un po’ di più in napoletano. E’ inaccettabile che migliaia di lavoratori e casalinghe siano presi così barbaramente in giro, è un offesa al giudizio dell’intelligente e della sensibilità. Ma è soprattutto un’offesa all’umanità che del resto non ha mezzi termini per definire questo un oltraggio perpetrato dai civili nei confronti degli incivili.[+Blogger]

azione non violenta

Sono circa 3 anni che il parco san Gennaro dei Poveri, oggi parco Rita Parisi, è chiuso alla gente del quartiere Sanità. Più di 1milione e 500mila euro è costato al Comune senza poterlo sfruttare adeguatamente. Un parco con un potenziale campo di calcetto, giochi per bambini, area anziani, spazi larghi con verde e alberi. E’ solo grazie ad una azione non violenta (intervento popolare) di tutta la Sanità che un pomeriggio, del 2 Maggio 2008, il luogo è stato aperto al pubblico. Per prima cosa la gente lo ha ripulito: persone munite di scope, palette, panni umidi per la polvere ecc, hanno risistemato tutta l’area. In secondo luogo è stato stabilito che, a turno, ognuno avrà il compito di aprire e chiudere il cancello d’ingresso. Il giorno dopo una delegazione è stata ricevute dall’assessore all’ambiente Nasti per formalizzare l’avvenuta apertura del parco. Dopo qualche settimana è stato consegnato all’assessore un libro bianco, esposto nel parco nei i giorni precedenti alla consegna, con le intenzioni e i suggerimenti della gente del rione, che conteneva molte proposte per migliorare la qualità dei servizi e la sua gestione. Nonostante alcuni tiri franchi che politici di turno volevano infliggere alla persone del quartiere, attribuendosi la paternità di tale azione, l’assemblea popolare ha deciso di organizzare all’interno della struttura lezioni di compostaggio, di differenziata, animazione per bambini e adulti, e la proiezione di alcuni film all’aperto ecc, ecc.
Primo grande intervento della gente che, in nome di una qualcosa di utile che potesse servire al quartiere, costato d’altronde molti soldi, ha sentito la cosa pubblica un bene comune da condividere e sfruttare con la dovuta efficienza. Ma questo è solo uno dei tanti moti che le persone del rione stanno avviando per il recupero del quartiere, delle sua aree, della sua storia e tradizione. Alcune persone (associazione I CARE del rione esperte in materia sottosottosuolo), stanno cercando di parlare con l’assessore Nugnes per la questione Cimitero delle Fontanelle.
Molti si battono per fare in modo che l’ennesimo supermercato non apra in via Sanità. Come da comunicato: “Viva attesa nel rione Sanità per il vertice di domani sera, 1° luglio, alle ore 20,00 presso l’assessorato comunale alle politiche sociali: nel corso dell’incontro l’assessore al ramo, Giulio Riccio, presenterà alla “Rete della Sanità” e al “Centro Commerciale Vergini-Sanità” il progetto, scaturito da una consultazione popolare nel quartiere, dei servizi socio-formativi (probabilmente l’asilo-nido, la ludoteca, un centro di formazione professionale e/o uno sportello-lavoro, un centro di socializzazione per anziani) che andrebbero a sostituire il progettato supermercato a tre piani contestato da una lunga, ininterrotta mobilitazione della cittadinanza del popoloso quartiere di Napoli: siamo alla vigilia di un risultato utile in assenza del quale la mobilitazione andrà a una intensificazione ulteriore”.
E ancora ci battiamo per l’Educandato di via Miracoli (uno stabile di 16mila metri quadri con 250 stanze), chiedendo con forza che vengano riammesse di nuovo sia la scuola elementare che quella media. Nel rione non c'è scuola media inferiore né un asilo nido; ci battiamo per la restituzione della biblioteca (scuola Andrea Anguilli), per l’apertura di un centro polisportivo di accoglienza per gli immigrati e di aggregazione per i giovani. Un territorio largo 5 km quadrati, circa 70mila abitanti, un unico ufficio postale largo poco più di 15mq ci sembra veramente poco. Abbiamo discusso con carabinieri e polizia per un azione pacifica e di controllo nel quartiere, cercando di parlare con tutti e accettando qualsiasi iniziativa e proposta. Tutti possono partecipare ogni martedì alle ore 18,30 nel parco Rita Parisi di via San Gennaro dei Poveri, scrivendo in questo blog e leggendo il sito http://www.rionesanita.org/: ogni consiglio, idea, suggerimento sono donati a tutti attraverso quello che abbiamo definito i moti spontanei del rione Sanità. [+Blogger, Mauro ‘O Romano]